Limitare il consumo del suolo attraverso interventi di riqualificazione urbana, in modo da contrastare il degrado delle città e rilanciare il settore edilizio.
Questi gli obiettivi a cui punta la nuova legge della Regione Marche sul governo del territorio . La Regione Marche con tale normativa punta a migliorare il sistema abitativo e il territorio, favorendo la trasformazione urbana a scapito del consumo di suolo. Si investe sull’urbanizzato per non cementificare altre aree, prevedendo spazi pubblici di qualità, la modernizzazione delle reti infrastrutturali, il miglioramento dell’efficienza energetica, il recupero dei quartieri degradati. Ne parliamo ad Osimo Giovedì 26 gennaio.
La Regione Marche finalmente ha detto: attenzione, il Territorio va maneggiato con cura. Si può crescere senza consumare il suolo.
Da tempo, e la nostra città ne è un modello in negativo, assistiamo in modo sempre più massiccio al fenomeno dell’erosione del paesaggio e del tessuto sociale delle nostre terre, nella più totale indifferenza. Uno sfruttamento del suolo ed una cementificazione che non trova giustificazione.
Una politica urbanistica quella di molti Comuni come il nostro, dettata unicamente dall’esigenza di “fare cassa” con la fiscalità urbanistica. Il fenomeno si è evidenziato con tutta la sua gravità sopratutto in questi ultimi anni in concomitanza del restringimento delle risorse degli enti locali (riduzione dei trasferimenti statali, blocco delle manovre tributarie) e la scelta di aver cancellato l’art. 12 della legge n. 10/77 (che vincolava l’uso degli oneri di urbanizzazione per opere di urbanizzazione) per consentirne l’uso degli oneri edilizi per spese correnti fino al 75%.
Si è visto che dalla crisi non si esce con la cementificazione speculativa che, come ci dicono gli economisti e dimostra l’esplosione delle bolle immobiliari in America ed in Europa, droga il mercato delle case, riduce la possibilità di acquisto e di vendita di abitazioni (per l’eccesso di offerta che però non intacca il livello dei prezzi), distrugge gli investimenti delle famiglie, riduce l’attrattività del territorio e taglia le prospettive per le economie legate alla qualità, ai turismi, alle nuove agricolture.
E che dire del dissesto idrogeologico, dei costi sociali ed economici che i marchigiani debbono pagare per i disastri ambientali scatenati da frane ed alluvioni, frutto non dell’aggressività della natura ma di una gestione dissennata del territorio, di fiumi sfruttati e degradati, di strutture e fabbricati industriali costruiti in aree vincolate, di interi quartieri edificati in zone a rischio esondazioni?
La nostra Regione ha percentuali negativi per il consumo di suolo di molto superiore, alla media nazionale ed è una delle prime per quantità di pannelli fotovoltaici installati sui suoli agricoli anziché nelle aree industriali e già urbanizzate. Il nuovo “quadro normativo” che la Regione Marche si è dotata rappresenta un cambiamento di rotta.
La minimizzazione del consumo di suolo rappresenta la corretta risposta quantitativa/qualitativa alle esigenze insediative dello sviluppo di un territorio.
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