Con il “decreto liberalizzazioni” arriva la Tesoreria unica.

Il 24 gennaio è entrato in vigore il decreto legge n. 1/2012, detto “decreto liberalizzazioni”.
Tra le pieghe di questo decreto ci sono novità importanti anche per gli Enti Locali.  Il comma 8 dell’articolo 35 comincia così: “Ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica…”.  Si parla delle tesorerie degli enti pubblici e si stabilisce di ritornare alla normativa del 1984; una normativa della quale ci si era liberati per dare autonomia agli enti e permettere a ciascun amministratore di gestire ciò che gli veniva affidato.

Con l’entrata in vigore del decreto legge,  le somme depositate presso le tesorerie di tutti gli enti pubblici vengono trasferite alla Banca d’Italia.    Per essere precisi metà dal 29 febbraio e l’altra metà dal 16 aprile.

In pratica il  29 febbraio e il 16 aprile, Regioni, Province e Comuni dovranno infatti versare alla Banca d’Italia prima il cinquanta, poi il cento per cento della liquidità depositata sui loro conti correnti.
Traduzione? Gli enti non potranno più disporre della propria liquidità da investire in operazioni finanziarie di pronti conto termine, o analoghi strumenti, che garantivano qualche risorsa in più agli enti. Tanto per scendere più nel concreto, come Comune di Osimo,  il servizio di Tesoreria   – scaduto il 31/12/2011 –  con la Banca delle Marche aveva permesso di incamerare, come contropartita, al nostro Comune circa 70.000 € l’anno  di contributi ( a riguardo, un’amministrazione “trasparente” dovrebbe rendicontare l’ utilizzo  fatto di tali risorse) .

In pratica con il ritorno  al regime di tesoreria unica – Banca d’Italia – viene tolta agli Enti territoriali l’autonomia  nella gestione  delle risorse locali.  I conti di comuni, province, regioni, università, eccetera, saranno tenuti unicamente dalla Banca d’Italia.

In conclusione ? L’entrata in vigore dell’art. 35 farà perdere ai Comuni, oltre gli interessi attivi garantiti dal deposito nella tesoreria comunale (dal momento che la Banca d’Italia non offrirà gli stessi tassi favorevoli proposti dalle Banche private),  anche  tutti i benefici che riuscivano ad ottenere mettendo in gara  il servizio di tesoreria fra i diversi istituti di credito.  Le ragioni che hanno spinto il Governo ad adottare tale provvedimento sono ricollegate alla esigenza di maggiore trasparenza, e garantire tutela economica ai conti dello Stato e salvaguardare i conti di alcuni enti territoriali per le  conseguenze di comportamenti poco virtuosi di alcuni amministratori locali che hanno utilizzato i fondi a loro disposizione per effettuare   investimenti dubbi e rischiosi.  Si ricorderà a proposito che anche il nostro Comune, si era avventurato in una operazione economica basata sugli strumenti  ”derivati”, un prodotto finanziario ad elevato rischio in quanto direttamente legato all’andamento dei mercati borsistici. La scelta delle liste “Latin&Simoncini” di  sottoscrivere  contratti derivati era stata presa per avere un’immediata disponibilità di liquidi, senza però contare  i rischi futuri che ne sarebbero  derivati  per tutte le famiglie osimane. Determinante è stata la pressione esercitata dalle opposizioni per indurre l’Amministrazione Latini all’estinzione anticipata del prodotto. La chiusura di tale strumento ha rappresentato una vittoria non solo per le opposizioni ma per tutta la città di Osimo.

Paola

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