Osimo invasa dai Maestri Pasticceri

Oggi ad Osimo si sono incontrati i più famosi Maestri Pasticceri d’Italia….. m’è stato dolce esserci
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La meritata ovazione al m° Pasticcere Armando Lombardi già campione pasticcere d’Italia.
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Giancarla è dalle sue ricette tradizionali che è iniziata questa storia
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Grazie Armando e tutta la famiglia Lombardi,  per questa bella, simpatica e gustosa  iniziativa.
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Articoli correlati:
– 23 ottobre 2015 E’ un nostro concittadino, Armando Lombardi, il Maestro Pasticcere dell’Anno 2015

 

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La deportazione degli ebrei di Roma: 16 ottobre 1943

La “soluzione finale” per gli ebrei romani arriva il 24 settembre 1943 con l’ordine da Berlino di “trasferire in Germania” e “liquidare” tutti gli ebrei “mediante un’azione di sorpresa”. Il telegramma riservatissimo è indirizzato al tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma. Nonostante il colpo delle leggi razziali, gli ebrei a Roma non si aspettano quello che sta per accadere: Roma è “città aperta”, e poi c’è il Papa, sotto l’ombra della cupola di San Pietro i tedeschi non oserebbero ricorrere alla violenza. Le notizie sul destino degli ebrei in Germania e nell’Europa dell’Est sono ancora scarse e imprecise. Inoltre, la richiesta fatta il 26 settembre da Kappler alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d’oro, pena la deportazione di 200 persone, illude gli ebrei romani che tutto quello che i tedeschi vogliono sia un riscatto in oro. Oro che con enormi difficoltà la comunità riesce a mettere insieme e consegnare due giorni dopo in Via Tasso, nella certezza che i tedeschi saranno di parola e che nessun atto di violenza verrà compiuto. Nelle stesse ore le SS, con l’ausilio degli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall’Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell’Interno, stanno già organizzando il blitz del 16 ottobre.
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C’è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte a Via del Portico d’Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che “qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei”. Qui, in un’alba di 56 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla “Judenoperation” nell’area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani. Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. «Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo. I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeriao», così Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha ricordato  quella mattina del 16 ottobre 1943.
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Alle 5,30 del mattino di sabato 16 ottobre, provvisti degli elenchi con i nomi e gli indirizzi delle famiglie ebree, 300 soldati tedeschi iniziano in  contemporanea la caccia per i quartieri di Roma. L’azione è capillare: nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione. Uomini, donne, bambini, anziani ammalati, perfino neonati: tutti vengono caricati a forza sui camion, verso una destinazione sconosciuta. Alla fine di quel sabato le SS registrano la cattura di 1024 ebrei romani.
“Quel 16 ottobre -racconta uno degli scampati alla deportazione- era un sabato, giorno di riposo per gli ebrei osservanti. E nel Ghetto i più lo erano. Inoltre era il terzo giorno della festa delle Capanne. Un sabato speciale, quasi una festa doppia… La grande razzia cominciò attorno alle 5.30. Vi presero parte un centinaio di quei 365 uomini che erano il totale delle forze impiegate per la “Judenoperation”. Oltre duecento SS contemporaneamente si irradiavano nelle 26 zone in cui la città era stata divisa per catturare casa per casa gli ebrei che abitavano fuori del vecchio Ghetto. L’antico quartiere ebraico fu l’epicentro di tutta l’operazione… Le SS entrarono di casa in casa arrestando intere famiglie in gran parte sorprese ancora nel sonno… Tutte le persone prelevate vennero raccolte provvisoriamente in uno spiazzo che si trova poco più in là del Portico d’Ottavia attorno ai resti del Teatro di Marcello. La maggior parte degli arrestati erano adulti, spesso anziani e assai più spesso vecchi. Molte le donne, i ragazzi, i fanciulli. Non venne fatta nessuna eccezione, né per persone malate o impedite, né per le donne in stato interessante, né per quelle che avevano ancora i bambini al seno…”.
“I tedeschi bussarono, poi non avendo ricevuto risposta sfondarono le porte. Dietro le quali, impietriti come se posassero per il più spaventosamente surreale dei gruppi di famiglia, stavano in esterrefatta attesa gli abitatori, con gli occhi da ipnotizzati e il cuore fermo in gola”, ricorda Giacomo Debenedetti.
“Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria: I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini … e anche vecchi e malati, e ripartivano. Quando toccò a noi mi accorsi che il camion imboccava il Lungotevere in direzione di Regina Coeli… Ma il camion andò avanti fino al Collegio Militare. Ci portarono in una grande aula: restammo lì per molte ore. Che cosa mi passava per la testa in quei momenti non riesco a ricordarlo con precisione; che cosa pensassero i miei compagni di sventura emergeva dalle loro confuse domande, spiegazioni, preghiere. Ci avrebbero portato a lavorare? E dove? Ci avrebbero internato in un campo di concentramento? “Campo di concentramento” allora non aveva il significato terribile che ha oggi. Era un posto dove ti portavano ad aspettare la fine della guerra; dove probabilmente avremmo sofferto freddo e fame, ma niente ci preparava a quello che sarebbe stato il Lager”, ha scritto Settimia Spizzichino nel suolibro “Gli anni rubati”.
Per la prima volta Roma era testimone di un’operazione di massa così violenta. Tra coloro che assistettero sgomenti ci fu una donna che piangendo si mise a pregare e ripeteva sommessamente: “povera carne innocente”. Nessun quartiere della città fu risparmiato: il maggior numero di arresti si ebbe a Trastevere, Testaccio e Monteverde. Alcuni si salvarono per caso, molti scamparono alla razzia nascondendosi nelle case di vicini, di amici o trovando rifugio in case religiose, come gli ambienti attigui a S. Bartolomeo all’Isola Tiberina. Alle 14 la grande razzia era terminata. Tutti erano stati rinchiusi nel collegio Militare di via della Lungara, a pochi passi da qui. Le oltre 30 ore trascorse al Collegio Militare prima del trasferimento alla Stazione Tiburtina furono di grande sofferenza, anche perché gli arrestati non avevano ricevuto cibo. Tra di loro c’erano 207 bambini.
Due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, i prigionieri vengono caricati su un convoglio composto da 18 carri bestiame in partenza dalla Stazione Tiburtina. Il 22 ottobre il treno arriva ad Auschwitz.
Dei 1024 ebrei catturati il 16 ottobre ne sono tornati solo 16, di cui una sola donna (Settimia Spizzichino). Nessuno degli oltre 200 bambini è sopravvissuto.
Dopo il 16 ottobre 1943, la polizia tedesca catturò altri ebrei: alla fine  scomparvero da Roma 2091 ebrei. Uno dei momenti più tragici fu il massacro delle Fosse Ardeatine; in queste cave di tufo abbandonate, fuori dalle porte della città e contigue alle vecchie catacombe, il 24 marzo 1944 furono trucidati 335 uomini di cui 75 ebrei.
Roma fu liberata il 4 giugno 1944 e la capitolazione finale di tedeschi e fascisti si ebbe il 2 maggio 1945. Nel 1946, le vittime accertate per deportazioni da tutta Italia furono settemilacinquecento e quelle per massacri mille; gli abbandoni per emigrazione, cinquemila. Dalla comunità di Roma, oltre ai 2091 deportati e morti, mancavano alla fine della guerra anche molti emigrati. Nel biennio 1943-1945 le perdite della popolazione ebraica in tutta Italia furono all’incirca 7.750, pari al 22% del totale della popolazione ebraica nel nostro Paese.

(tratto dal sito     www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenza2c6.html )

Torneranno …. fino all’imbrunire 💕

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

                                                                                        –

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Buona Domenica a tutti Voi, con i Negramaro…..
che sanno come sempre arrivare dritti al cuore

 

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TORNERANNO ANCHE GLI UCCELLI
CI DIRANNO COME VOLARE
PER RAGGIUNGERE ORIZZONTI
PIÙ LONTANI AL DI LÀ DEL MARE ...
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….❤Felice domenica

 

Una pessima notizia. Loris ha scelto il suicidio assistito a causa della mancanza e della ‌inefficienza dell’ assistenza pubblica

Che giudizio dare di un Paese dove persone come Loris, paralizzato a causa di un incidente stradale, si è trovato nella condizione di dover scegliere il suicidio assistito, a causa della  mancanza di un’assistenza adeguata ?
Per Loris già oppresso dalle fatiche fisiche derivanti dalla sua disabilità, scontrarsi con le difficoltà quotidiane per avere riconosciuto il diritto ad una assistenza adeguata  era diventata la causa dell’incapacità di tollerare una vita che avrebbe potuto  invece essere ancora molto ricca.
La storia di Loris Bertocco (puoi leggerla qui) è raccontata dal quotidiano La Repubblica.
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Leggendo questa storia rimane l’amara constatazione che nel nostro Paese,  si fanno tante bellissime e importanti leggi sui temi assistenziali e sociali (vedi la legge sul “Dopo di Noi”), purtroppo, però  se viene a mancare il sostegno concreto della rete familiare e parentale, le persone si ritrovano sole e l’assistenza sociale pubblica  dimostra tutta la sua inadeguatezza.
In questi ultimi anni tutto il sistema dell’assistenza e del sociale hanno avuto una battuta di arresto, non sono solo le statistiche a dirlo, ma l’esperienza personale  concreta  che se ne ricava quando si entra in un Pronto Soccorso o si ha necessità di assistenza per una persona malata o anziana. Ancora più desolante è la situazione delle persone con disabilità grave. Le famiglie già angosciate sul futuro del loro figlio, vengono lasciate sole e spesso si tratta di anziani che fanno sempre più fatica ( per l’età, per la mancanza di mezzi)  ad aiutare un figlio mentre i servizi sono spesso inadeguati a dare risposte e aiuti concreti.

A quanti si trovano in condizioni di disabilità grave – come è stata la vita di Loris Bertocco – alle loro famiglie che ogni giorno vivono una vita  ad ostacoli, tutta la mia vicinanza. La “Politica” dovrebbe essere sempre, incessantemente, impegnata a dare risposte a queste situazioni di difficoltà invece di essere occupata  a studiare le tecniche elettorali, spesso finalizzate a preservare i propri privilegi.
Paola

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Anche l’ artista osimano, Mario Mosca, alla Biennale di Milano

Il m°Mario Mosca, un’esistenza tradotta in un continuo progetto artistico dalla pittura all’incisione, con le sue opere d’arte è stato selezionato alla Biennale Milano International Art Meeting, presentata Da Vittorio Sgarbi dall’11 al 15 ottobre 2017 presso il Brera Site via delle Erbe, 2 Milano.
Complimenti al nostro artista per l’interessante nuovo traguardo raggiunto.
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#NOMONEYFORBOMBS: anche l’Italia si dota di una legge.

Ci sono voluti sette anni e due legislature, ma alla fine è stata approvata dalla Camera dei deputati in via definitiva la legge per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antiuomo, di munizioni e submunizioni a grappolo. Consenso praticamente unanime (389 favorevoli su 393 presenti 0 contrari 3 astenuti).
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Con vivo piacere constato che La legge porta la prima firma della Senatrice marchigiana, Silvana Amati.

La legge prevede di fatto il divieto degli investimenti finanziari a favore di industrie che producono in Paesi terzi vietando, totalmente, a intermediari finanziari e creditizi, a fondazioni e a fondi pensione, di finanziare società che – direttamente o avvalendosi di società controllate o collegate – svolgono attività di costruzione, sviluppo, assemblaggio, riparazione, conservazione, ricerca tecnologica, utilizzo, stoccaggio, detenzione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione e trasporto di mine anti-persona e di munizioni a grappolo o anche solo di parti di esse. Definendo, inoltre, le modalità di verifica e controllo da parte degli organismi di vigilanza. In particolare, all’art 2, si prescrive che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento, gli organismi di vigilanza emanino, di concerto tra loro, apposite istruzioni per l’esercizio di controlli rafforzati sull’operato degli intermediari abilitati. Nel medesimo termine, essi provvedono a istituire l’elenco delle società operanti nei settori individuati dall’articolo 1, indicando l’ufficio responsabile della pubblicazione annuale del medesimo elenco.

Voglio esprimere un apprezzamento alla “Politica” a tutti i gruppi parlamentari che hanno reso possibile uno straordinario unanime risultato. Dovrebbe essere sempre così.
Paola

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L’ orizzonte e la migliore risposta per il nostro futuro ?

Quanto successo a Barcellona e nella Catalogna, non può lasciarci indifferenti. Non credo che il futuro sia la scissione e il trionfo del particolarismo.
Sono dell’avviso che la ricchezza possa arrivare solo dall’essere capaci di rimanere uniti, pur considerando le diversità identitarie  e quelle dei diversi territori.
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L'”orizzonte”, la risposta per il  nostro futuro e quello dei nostri figli, credo stia ancora in ciò che  Schuman, Adenauer e Alcide De Gasperi – sognatori del XX secolo – seppero realizzare, ovvero l’Unione Europea e via via  una maggiore integrazione che sappia renderci più forti e che ci accomuni in una comunità più grande e ricca di tutte le specificità.
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Qual’è il vostro parere ?
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