Mauro Pellegrini scelto per correre alla carica di consigliere regionale

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Esprimo soddisfazione e accolgo con orgoglio, entusiasmo e grande determinazione l’ufficializzazione della candidatura di Mauro Pellegrini a consigliere regionale nelle fila del PD
Un risultato prestigioso per tutto il nostro partito e non solo. Mauro Pellegrini ha fatto un pezzo di storia del nostro territorio come Segretario comunale dei DS, consigliere comunale, Segretario comunale del PD, Vice Sindaco nel primo mandato di Simone Pugnaloni e per due mandati alla guida dell’Assessorato alla Cultura della nostra città.

Mauro ha tutte le carte in regola per ben rappresentare Osimo, i comuni della valle del Musone e tutti i territori della provincia di Ancona, conosciuto ed apprezzato come organizzatore di eventi culturali e come stimato professionista.
Una grande opportunità che, mi auguro, trovi tutta la nostra comunità unita in questa difficile sfida che ci vedrà impegnati in questi 50 giorni di campagna elettorale.

Sarà una campagna elettorale faticosa, che personalmente mi vedrà impegnata come ho  sempre fatto, nei precedenti appuntamenti elettorali , focalizzando l’attenzione sui contenuti e sull’ascolto attivo delle esigenze delle persone.

La candidatura di Mauro Pellegrini e la sua futura attività in consiglio regionale potranno e dovranno costituire per il nostro territorio, esteso a tutta la provincia, un valore aggiunto, auspicando nel contesto regionale l’attuazione di quella sana e corretta politica amministrativa che da sempre è stata l’arma vincente di Mauro Pellegrini con il quale sempre abbiamo condiviso spirito, impegno e valori.

Paola Andreoni

Genova, il ponte della “speranza” di cui tutto il Paese ha bisogno

A Genova, alla città e a tutti i famigliari delle vittime della tragedia del crollo del ponte Morandi.
L’inaugurazione del nuovo ponte, progettato dall’architetto Renzo Piano,  rappresenta un segno di speranza per tutti i genovesi  così come per tutto il Paese.
Nello stesso tempo che non si dimentichi mai le vite umane perse in questa tragedia  affinché questi disastri  non si ripetano mai più.


Paola

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Il mio pensiero è a Genova di Paola Andreoni  14 agosto 2019 by paolaandreoni61 

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2 agosto 1980 – 2 agosto 2020: 40 anni dalla strage di Bologna

Strage alla stazione di Bologna. Quarant’anni senza verità e giustizia

85 morti e 200 feriti, provenienti da 50 città italiane e straniere

Donne, bambini, giovani, intere famiglie che come oggi preparavano le valigie, in un clima di festa, per l’imminente partenza  sulle strade delle vacanze. Viaggio che è terminato alle 10,25 alla stazione centrale di Bologna.
Nessuno dei colpevoli di questa ed altre  stragi è in galera. Tutti, assassini e mandanti, sono a piede libero, vivono impuniti fra di noi. Questi sono i fascisti.  Non dimentichiamo mai chi sono, da dove vengono e cosa sono capaci di fare.

2 AGOSTO 2020

A 40 ANNI DALLA STRAGE FASCISTA

ALLA STAZIONE di BOLOGNA

NON DIMENTICHIAMO!

con dolore in ricordo di tutte le vittime delle stragi fasciste

Dall’ Archivio Storico Comunale – Bologna pubblico questo straordinario racconto di chi visse in prima persona l’orrore, il dolore, lo strazio, la reazione di quel terribile #2agosto1980. Di Hans Jurt, amministratore comunale

” Il vino Albana bevuto la sera prima contribuì a farci assopire. Quando il treno si fermò, alle ore 10.15, ci affacciamo al finestrino per informarci della località raggiunta. Ci trovavamo alla stazione centrale di Bologna.

Per una volta rinunciammo a scendere sul marciapiede – cosa che di solito facevamo sempre – per acquistare qualche bibita per i nostri familiari. Il venditore di bevande lo vedemmo poco dopo, morto, sotto la nostra carrozza, la Nr. 612.

Poco prima della prevista ripresa del viaggio, all’incirca davanti al nostro scompartimento, ad una distanza di circa 5 metri, apparve una vampata subito seguita da uno scoppio assordante e nello spazio di un secondo l’intera carrozza fu avvolta da una nuvola di polvere. Non c’era più alcuna visuale. Contemporaneamente sopra e accanto al nostro vagone si udì come un bombardamento sotto forma di colpi che facevano pensare che il mondo stesse per essere scardinato. Nessuno sapeva cos’era successo. Fitta polvere lasciava trasparire una scena spettrale. Credevamo tutti che saremmo dovuti soffocare. C’era puzza di polvere. Qualcuno gridò: “Fuoco”. Con le ultime forze mi fu possibile aprire la malridotta porta dello scompartimento e spingere gli occupanti fuori dal vagone colpito. Tutti gli occupanti erano totalmente sotto shock e riuscivano appena a pronunciare parola. Tranquilli e senza panico si diressero verso l’uscita e a tastoni, in mezzo alla nebbia polverosa, si diressero verso il marciapiede, passando sopra a una collinetta di detriti che si era riversata sul binario. La nuvola di polvere stava lentamente svanendo. La disgrazia successa stava diventando visibile. Più o meno davanti ai nostri due vagoni era crollata una parte della stazione di una larghezza di circa 40-50 metri e una parte della parete esterna era caduta sul treno. Anche se sanguinanti e con leggere ferite dovute a tagli, eravamo contenti che i nostri compagni apparivano attraverso la nebbia uno dopo l’altro come figure spettrali. Quando davanti ai nostri occhi vedemmo giacere persone lacerate imploranti aiuto, ci rendemmo effettivamente conto di quale fortuna ci era stata riservata. Per loro e per noi i secondi trascorsero come un’eternità. Ci sarebbe bastato poter fornire a quella povera gente anche un solo sorso d’acqua. Non avevano nemmeno la forza per urlare, lamentarsi. Non c’era posto per le lacrime. Il sangue copriva i volti. Regnava un silenzio di morte. […]
Pensai a scattare delle fotografie. Mi sarei vergognato nel fare ciò. Anche così non dimenticherò mai quel pover’uomo con un buco della grandezza di un pugno nel viso, con una gamba schiacciata che giaceva in una pozza di sangue, che mi fissava chiedendomi aiuto e al quale non potei far altro che porre un asciugamano sotto la testa. Non gli si poteva dare età. I suoi occhi avevano uno sguardo come da un altro mondo. Vicino a lui c’era un bambino, del quale era difficile stabilire se era una ragazza o un maschietto. Era totalmente coperto di sangue. L’azione di soccorso iniziata dalla città di Bologna ci impressionò quasi quanto la disgrazia.

Già alle 10.40 le prime ambulanze arrivarono arrivarono e, attraverso le strade già chiuse al traffico dalla polizia, trasportarono i feriti nei diversi ospedali senza sosta.
Dopo che mi fui assicurato che la nostra compagnia era tutta radunata, iniziai il mio soccorso sulla parte interna del marciapiede. Offriva un quadro raccapricciante che assomigliava a un campo di battaglia. In quel momento arrivavano anche centinaia di soldati che effettuarono ricerche tra le macerie con l’aiuto di pale meccaniche e camion, nel tentativo di portare alla luce superstiti. Dovunque erano in azione speciali apparecchiature attrezzate per la ricerca di bombe.

Durante il viaggio verso l’Ospedale Maggiore, accanto a me giacevano due persone completamente schiacciate. Il primario era al corrente che nei successivi minuti sarebbe giunto un gran numero di feriti gravi. Io potei spiegargli la dinamica della disgrazia. In breve tempo l’ospedale fu trasformato in un grande lazzaretto. Il primario impartiva istruzioni ai 30 medici circa arrivati senza essere stati tutti contattati e allo stesso tempo venivano procurati letti e montagne di lenzuola. Allo stesso modo, in brevissimo tempo, furono compilate liste dei diversi feriti degenti nei vari ospedali e le stesse furono portate a conoscenza degli ospedali stessi. Io diedi un’occhiata ai cittadini svizzeri e stabilii che tutti erano curati ottimamente. L’organizzazione in questo senso funzionava perfettamente, tanto che il mio adoperarmi ulteriore apparve a me stesso di disturbo e per questo lo abbandonai. […]
Cercai in tutto l’ospedale Stephan Vogel, il figlio del mio amico Edgar, che mancava all’appello. […] Non lo trovai e decisi quindi di ritornare sul luogo dell’incidente. Non avevo denaro. Un uomo all’uscita mi diede spontaneamente 1000 lire. […] Con il bus mi recai alla stazione, attraversando la città. Il panorama che mi appariva lateralmente mostrava che mi trovavo in una magnifica città. Ebbi perfino il tempo di ammirare il meraviglioso complesso del parco con le fontane. […] Noi iniziammo la ricerca di Stephan […] un signore molto gentile iniziò a telefonare per noi nei vari ospedali. Le linee erano occupate. L’uomo mi scrisse i diversi numeri telefonici su un guanto di un soldato. Fummo poi accompagnati all’Ufficio postale della stazione. Il gentile signore che stava alla scrivania deve essere stato il responsabile. Egli telefonò senza sosta e con nostro sollievo scoprì che Stephan si trovava nell’ospedale S.Orsola. […]

Volli quindi sapere se l’Amministrazione cittadina aveva organizzato un servizio di assistenza e come funzionasse. Alla stazione ci diedero l’indirizzo. Ci recammo in Piazza Maggiore all’Amministrazione della città di Bologna, Dipartimento Sicurezza Sociale. Un grande stato maggiore era mobilitato. Senza complicazioni ci furono date 30.000 lire a persona e ognuno ebbe un “buono per un pasto gratuito da consumarsi presso la Self-service”. Ci fu anche data dell’acqua che, in un simile momento, aveva il valore dell’oro. Nel locale “Self-service” ci fu spiegato che potevamo avere quello che desideravamo. Non credo di aver mai mangiato degli spaghetti migliori in vita mia. Al nostro ritorno presso l’Amministrazione cittadina ci informammo di nuovo circa cittadini svizzeri bisognosi d’aiuto. Ci fu assicurato che per tutti ci si occupava con cura, della qual cosa nel frattempo ci eravamo potuti convincere abbondantemente. Un vigile ci condusse di nuovo alla stazione con l’automobile. La zona della stazione assomigliava a un teatro anfibio. Una moltitudine di persone si era radunata e osservava muta il luogo della disgrazia, chiedendosi il motivo, il senso.

Soltanto ora vedemmo che, dalla parte opposta della stazione, in un raggio di circa 300 metri, tutti i vetri dei negozi erano andati in frantumi ed avemmo nuovamente un’immagine della potenza che doveva aver avuto la bomba. […]

Esemplare è da considerare anche il servizio di donazione del sangue della popolazione italiana. Migliaia risposero alla chiamata della radio ed il sangue fu donato perfino sulle spiagge adriatiche e inviato a Bologna con l’aereo.

Un caro saluto alla telefonista dell’Amministrazione cittadina di Bologna che, sopraffatta da mediatori, non riusciva più a parlare e piangeva molto, molto amaramente. Dopo questa esposizione dei fatti, non ci riesce certo difficile esternare i nostri ringraziamenti a tutti quelli che al momento del bisogno e durante le ore più difficili della nostra vita ci aiutarono in qualsiasi modo e ci sono stati vicini. Questo ringraziamento non va alle singole persone, bensì a tutta la popolazione di Bologna, poiché abbiamo sentito veramente che ognuno era pronto a porgere la sua mano per prestare aiuto.

Ottantacinque storie, nomi e vite da restituire, il muratore e la studentessa, il bambino che non ha mai cominciato la prima elementare e l’insegnante di lettere….. queste le vittime innocenti di una impresa criminale consumata la mattina di un sabato di agosto, che per molti doveva essere un sereno giorno di vacanza, di inizio ferie.
Paola


Angela Marino – 23 anni
Angela lavorava nello studio di un dentista ad Altofonte in provincia di Palermo ed aveva sette fratelli. Il due agosto era arrivata a Bologna con la sorella Domenica: in stazione ad aspettarle c’erano il fratello Leo Luca e la sua fidanzata Antonella Ceci. I quattro sarebbero partiti per un breve periodo di vacanza a Ravenna, città di provenienza di Antonella dove Leo Luca risiedeva. Il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Angela, Antonella, Domenica e Leo Luca furono ritrovati morti sotto le macerie.

Domenica Marino – 26 anni
Domenica lavorava come collaboratrice famigliare ad Altofonte in provincia di Palermo ed aveva sette fratelli. Il due agosto era arrivata a Bologna con la sorella Angela: in stazione ad aspettarle c’erano il fratello Leo Luca e la sua fidanzata Antonella Ceci. I quattro sarebbero partiti per un breve periodo di vacanza a Ravenna, città di provenienza di Antonella dove Leo Luca risiedeva. Il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Domenica, Angela, Antonella e Leo Luca furono ritrovati morti sotto le macerie.

Leo Luca Marino – 24 anni
Leo Luca, originario di Altofonte in provincia di Palermo, proveniva da una famiglia formata dai genitori e da otto figli. Dal 1975 viveva a Ravenna dove lavorava come muratore e dove aveva conosciuto Antonella Ceci che divenne la sua fidanzata. Il due agosto i due ragazzi erano in stazione per attendere Angela e Domenica, le sorelle di Leo Luca con le quali sarebbero tornati a Ravenna per un breve periodo di vacanza. Il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Leo Luca, Angela, Antonella e Domenica furono ritrovati morti sotto le macerie.

Antonella Ceci – 19 anni
Antonella era di Ravenna, aveva conseguito il diploma di maturità chimico- tecnica con il massimo dei voti e avrebbe dovuto cominciare a lavorare presso uno zuccherificio. Il due agosto era in stazione con il fidanzato Leo Luca Marino ad accogliere le sorelle di lui giunte dalla Sicilia per conoscerla. Sarebbero tornati tutti assieme a Ravenna per un breve periodo di vacanza, ma il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Antonella, Angela, Domenica e Leo Luca furono ritrovati morti sotto le macerie.

Anna Maria Bosio in Mauri – 28 anni
Anna Maria era una maestra e viveva con il marito Carlo e il figlio Luca a Tavernola, una frazione di Como. Venerdì primo agosto erano partiti verso Marina di Mandria, in provincia di Taranto per trascorrervi le vacanze. Giunti nei pressi di Bologna ebbero un incidente automobilistico: illesi ma l’auto si guastò. Per questo venne lasciata da un meccanico a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, e la famiglia Mauri decise di prendere il treno per raggiungere Brindisi e poi la località di villeggiatura. Il due agosto arrivarono in stazione poco prima dell’esplosione che li uccise.

Carlo Mauri – 32 anni
Carlo era un perito meccanico e viveva con la moglie Anna Maria e il figlio Luca a Tavernola, una frazione di Como. Venerdì primo agosto erano partiti verso Marina di Mandria, in provincia di Taranto per trascorrervi le vacanze. Giunti nei pressi di Bologna ebbero un incidente automobilistico: illesi ma l’auto si guastò. Per questo venne lasciata da un meccanico a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, e la famiglia Mauri decise di prendere il treno per raggiungere Brindisi e poi la località di villeggiatura. Il due agosto arrivarono in stazione poco prima dell’esplosione che li uccise.

Luca Mauri – 6 anni
Luca avrebbe frequentato la prima elementare all’inizio dell’anno scolastico e viveva con la mamma Anna Maria e il papà Carlo a Tavernola una frazione di Como. Venerdì primo agosto erano partiti verso Marina di Mandria, in provincia di Taranto per trascorrervi le vacanze. Giunti nei pressi di Bologna ebbero un incidente automobilistico: illesi ma l’auto si guastò. Per questo venne lasciata da un meccanico a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, e la famiglia Mauri decise di prendere il treno per raggiungere Brindisi e poi la località di villeggiatura. Il due agosto arrivarono in stazione poco prima dell’esplosione che li uccise.

Cesare Francesco Diomede Fresa – 14 anni
Cesare era un ragazzo di Bari, assieme al papà Vito e alla mamma Errica era partito dalla loro città il venerdì primo agosto con il treno per evitare il traffico sull’autostrada. Il due agosto erano in stazione e lo scoppio della bomba li ha uccisi. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Errica Frigerio in Diomede Fresa – 57 anni
Errica era di Bari, era sposata con Vito ed insegnava lettere presso l’Istituto per Geometri “Pitagora”. Aveva due figli: una ragazza e un ragazzo di 14 anni. Venerdì primo agosto assieme al marito e al figlio Cesare erano partiti con il treno per evitare il traffico sull’autostrada. Il due agosto erano in stazione e lo scoppio li uccise. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Vito Diomede Fresa – 62 anni
Vito era di Bari, era sposato con Errica Frigerio e aveva due figli: una ragazza e un ragazzo di 14 anni. Era un medico impegnato nella ricerca sul cancro ed era direttore dell’Istituto di patologia generale alla facoltà di medicina. Era partito dalla sua città il venerdì primo agosto con il treno per evitare il traffico sull’autostrada, assieme a lui viaggiavano la moglie e il figlio. Il due agosto erano in stazione e lo scoppio della bomba li ha uccisi. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Verdiana Bivona – 22 anni
Verdiana era un’operaia, viveva con i genitori e con uno dei suoi due fratelli a Castelfiorentino (Firenze) dove era nata e la sua famiglia aveva origini siciliane. Il due agosto era in stazione perchè stava andando in vacanza sul lago di Garda con due amiche e la figlia di una di loro. Lo scoppio della bomba ha ucciso Verdiana, la sua amica Maria Fresu e la figlioletta Angela. L’altra amica che era con loro è rimasta ferita e si è salvata.

Maria Fresu – 24 anni
Maria abitava a Gricciano di Montespertoli, in provincia di Firenze e la sua famiglia di origine sarda era composta dalla figlia Angela di tre anni, dai genitori e da sei sorelle ed un fratello. Era in stazione con Angela e due amiche perché stavano andando in vacanza sul lago di Garda. L’esplosione le colpì in sala d’aspetto. Maria, Angela e Verdiana Bivona, una delle amiche, morirono mentre l’altra amica rimase ferita. Del corpo di Maria non si ebbe traccia fino al 29 dicembre, quando gli ultimi esami sui resti rinvenuti fra le macerie confermarono il suo ritrovamento.

Angela Fresu – 3 anni
famiglia di origine sarda era composta dalla mamma Maria, dai nonni e dai sette fratelli della mamma. Era in stazione con la mamma e due sue amiche perché stavano andando in vacanza sul lago di Garda. L’esplosione le colpì in sala d’aspetto. Maria, Angela e Verdiana Bivona, una delle amiche della mamma, morirono mentre l’altra amica rimase ferita. Con i suoi tre anni Angela è la vittima più piccola della strage.

Eckhardt Mader – 14 anni
Eckhardt viveva ad Haselhorf in Westfalia ed era venuto in Italia con i suoi genitori e i due fratelli per trascorrere una vacanza al Lido di Pomposa, in provincia di Ferrara. Il due agosto era in stazione con tutta la famiglia perché, arrivati da Ferrara, aspettavano il treno per tornare a casa, in Germania. Alle dieci e venticinque Eckhardt e i due fratelli erano in sala d’aspetto con la mamma, mentre il padre, avendo l’intenzione di occupare le due ore di attesa per vedere Bologna, stava per uscire dalla stazione. Lo scoppio uccise Eckhardt, il fratello Kai e la mamma Margret. Rimasero feriti l’altro fratello e il padre che scavando fra le macerie riuscì a ritrovare i suoi cari.

Kai Mader – 8 anni
Kai viveva ad Haselhorf in Westfalia ed era venuto in Italia con i suoi genitori e i due fratelli per trascorrere una vacanza al Lido di Pomposa, in provincia di Ferrara. Il due agosto era in stazione con tutta la famiglia perché, arrivati da Ferrara, aspettavano il treno per tornare a casa, in Germania. Alle dieci e venticinque Kai e i due fratelli erano in sala d’aspetto con la mamma, mentre il padre avendo l’intenzione di occupare le due ore di attesa per vedere Bologna, stava per uscire dalla stazione. Lo scoppio uccise Kai, il fratello Eckhardt e la mamma Margret. Rimasero feriti l’altro fratello e il padre che scavando fra le macerie riuscì a ritrovare i suoi cari.

Margret Rohrs in Mader – 39 anni
Margret viveva ad Haselhorf in Westfalia con il marito e i tre figli ed era venuta in Italia con tutta la famiglia per trascorrere una vacanza al Lido di Pomposa, in provincia di Ferrara. Il due agosto era in stazione perché, arrivati da Ferrara, aspettavano il treno per tornare a casa, in Germania. Alle dieci e venticinque Margret con i figli era in sala d’aspetto, mentre il marito, avendo l’intenzione di occupare le due ore di attesa per vedere Bologna, stava per uscire dalla stazione. Lo scoppio la uccise assieme ai due figli Kai di 8 anni e Eckhardt di 14 anni. Rimasero feriti l’altro figlio di 16 anni e il marito che scavando fra le macerie riuscì a ritrovare i suoi cari

Sonia Burri – 7 anni
Sonia era partita da Bari con i genitori e il due agosto era in stazione con loro e con i nonni materni, la sorella Patrizia Messineo, zia Silvana – la sorella della mamma – e le cugine. Lo scoppio la sorprese in sala d’aspetto: i soccorritori la trovarono viva ma in gravissime condizioni vicino alla sua bambola rossa. Morì in ospedale due giorni dopo. La bomba la uccise assieme alla sorella e alla zia.

Patrizia Messineo – 18 anni
Patrizia Messineo era di Bari e si era appena diplomata in ragioneria. Era in stazione con la madre, la sorella Sonia Burri, i nonni materni e zia Silvana- la sorella della mamma – e le cugine. Lo scoppio la sorprese in sala d’aspetto. La bomba la uccise assieme alla sorella e alla zia.

Silvana Serravalli in Barbera – 34 anni
Silvana era di Bari, insegnava presso una scuola elementare di quella città ed aveva compiuto gli anni il primo agosto. Alle 10,25 era al bar ubicato di fianco alla sala d’aspetto con le figlie. In stazione con lei c’erano i genitori, il cognato e la sorella accompagnata dalle due figlie. Lo scoppio la ferì molto gravemente e morì cinque giorni dopo all’ospedale. La bomba la uccise assieme a Patrizia Messineo e Sonia Burri, le figlie della sorella.

Manuela Gallon – 11 anni
Manuela era di Bologna, aveva superato gli esami di quinta elementare e si preparava ad affrontare le scuole medie. I genitori l’avevano accompagnata in stazione e stavano attendendo il treno che l’avrebbe portata alla colonia estiva di Dobbiaco, in provincia di Bolzano dove avrebbe dovuto trascorrere due settimane di vacanza. I tre si trovavano vicino alla sala d’attesa e il padre si allontanò per comprare le sigarette. Proprio in quell’istante scoppiò la bomba: Manuela rimase gravemente ferita, fu ritrovata e portata in coma all’ospedale dove morì 5 giorni dopo. La mamma morì e il padre rimase ferito.

Natalia Agostini in Gallon – 40 anni
Natalia era di Bologna e lavorava come operaia alla Ducati Elettronica ed aveva due figli. Il due agosto era in stazione con il marito e con la figlia Manuela di 11 anni. Aspettavano il treno che avrebbe portato Manuela alla colonia estiva di Dobbiaco, in provincia di Bolzano. I tre si trovavano vicino alla sala d’attesa e il marito si allontanò per comprare le sigarette. Proprio in quell’istante scoppiò la bomba, il marito rimase ferito non gravemente mentre Natalia e la figlia Manuela furono travolte dalle macerie e ferite molto seriamente. Furono entrambe portate in ospedale in pericolo di vita: Natalia mori qualche giorno dopo mentre si stavano svolgendo le esequie di Manuela.

Marina Antonella Trolese – 16 anni
Marina era di Sant’Angelo di Piove in provincia di Padova, studiava al liceo Tito Livio della città patavina e doveva partire con la sorella di 15 anni per un viaggio studio. Con loro in stazione a Bologna c’erano la madre Anna Maria e il fratello dodicenne. Lo scoppio li colpì in pieno: la mamma Anna Maria morì immediatamente, i fratelli rimasero feriti, mentre Marina riportò gravissime ustioni e mori il 22 agosto all’ospedale di Padova.

Anna Maria Salvagnini in Trolese – 51 anni
Anna Maria risiedeva a Sant’Angelo di Piove in provincia di Padova e insegnava nella città patavina presso la scuola media Palladio. Il due agosto era in stazione a Bologna con il figlio dodicenne per accompagnare le due figlie in partenza per un viaggio studio. Lo scoppio li colpì in pieno: Anna Maria morì immediatamente, il figlio e una figlia rimasero feriti, mentre Marina, la figlia quindicenne, riportò gravissime ustioni e morì giorni dopo all’ospedale di Padova.

Elisabetta Manea Ved. De Marchi – 60 anni
Elisabetta era di Marano Vicentino dove, alla morte del marito avvenuta nel 1970, era rimasta con i suoi quattro figli. Il due agosto aveva da poco terminato la convalescenza dopo un intervento chirurgico ed era in stazione con Roberto, il più giovane dei suoi figli che aveva 21 anni ed era un promettente pallavolista. Madre e figlio erano partiti di buon mattino con meta la Puglia: un lungo viaggio per andare a trovare alcuni parenti. La prima tappa era Bologna dove avrebbero dovuto prendere una coincidenza. Arrivati in stazione decisero di non uscire, ma attendere il treno in sala d’aspetto e fu proprio qui che l’esplosione colse Elisabetta, mentre il figlio era sul marciapiede del primo binario. Morirono entrambi.

Roberto De Marchi – 21 anni
Roberto era rimasto orfano di padre nel 1970, la sua famiglia, composta da altri tre fratelli e dalla mamma Elisabetta viveva a Marano Vicentino. Roberto era il fratello più piccolo, era un valente e promettente pallavolista che militava nella Volley Sottoriva. Madre e figlio erano partiti da casa il due agosto di buon mattino con meta la Puglia: un lungo viaggio per andare a trovare alcuni parenti. La prima tappa era Bologna dove avrebbero dovuto prendere una coincidenza. Arrivati in stazione decisero di non uscire, ma di attendere il treno in sala d’aspetto. Roberto passeggiava sul marciapiede del primo binario quando l’esplosione causò il crollo della pensilina che lo travolse e lo uccise. La mamma fu uccisa nella sala d’aspetto.

Eleonora Geraci in Vaccaro – 46 anni
Eleonora era di origini palermitane e il due agosto era partita in auto con il figlio Vittorio di 24 anni che viveva a Casalgrande, Reggio Emilia. Dovevano recarsi alla stazione di Bologna per accogliere sua sorella proveniente dalla Sicilia. Lo scoppio della bomba li ha uccisi entrambi.

Vittorio Vaccaro – 24 anni
Vittorio operaio ceramista era nato a Palermo e viveva a Casalgrande, Reggio Emilia, con la moglie che aveva conosciuto a Rimini e una figlia di 4 anni. Il due agosto era partito in auto con la madre Eleonora verso la stazione di Bologna dove dovevano andare ad accogliere una zia proveniente dalla Sicilia. Lo scoppio della bomba li ha uccisi entrambi.

Velia Carli in Lauro – 50 anni
Velia era nata a Tivoli, era titolare di una piccola impresa artigiana di maglieria e risiedeva a Brusciano, in provincia di Napoli. Di qui era partita con il marito Salvatore il venerdì primo agosto. La loro meta era Scorzè, in provincia di Venezia in cui si celebrava il funerale del consuocero. A Bologna dovevano cambiare treno, ma il convoglio su cui viaggiavano era arrivato in ritardo e quindi persero la coincidenza. La bomba scoppiò mentre aspettavano il treno successivo e li uccise entrambi lasciando orfani i loro sette figli di cui due molto giovani.

Salvatore Lauro – 57 anni
Salvatore era di Acerra, era un maresciallo dell’aereonautica e risiedeva a Brusciano, in provincia di Napoli. Di qui era partito con la moglie Velia il venerdì primo agosto. La loro meta era Scorzè, in provincia di Venezia in cui si celebrava il funerale del consuocero. A Bologna dovevano cambiare treno, ma il convoglio su cui viaggiavano era arrivato in ritardo e quindi persero la coincidenza. La bomba scoppiò mentre aspettavano il treno successivo e li uccise entrambi lasciando orfani i loro sette figli di cui due molto giovani.

Paolo Zecchi – 23 anni
Paolo era figlio unico, era nato a Bologna, si era diplomato in ragioneria e lavorava in una banca ad Ozzano dell’Emilia in provincia di Bologna. Si era sposato da pochi mesi con Viviana che aveva la sua stessa età e che aveva appena annunciato di aspettare un bambino. Vivevano a San Lazzaro di Savena con i genitori di Viviana. Il due agosto erano entrambi in stazione per acquistare i biglietti per il treno e per il traghetto che li avrebbe portati in Sardegna all’inizio di settembre. Lo scoppio li uccise entrambi.

Viviana Bugamelli in Zecchi – 23 anni
Viviana era di Bologna, diplomata in ragioneria aveva trovato un impiego in un’azienda agricola. Da pochi mesi si era sposata con Paolo che era un suo coetaneo e aveva appena annunciato di aspettare un bambino. Vivevano a San Lazzaro di Savena con i suoi genitori. Il due agosto erano entrambi in stazione per acquistare i biglietti per il treno e per il traghetto che li avrebbe portati in Sardegna all’inizio di settembre. Lo scoppio li uccise entrambi.

Catherine Helen Mitchell – 22 anni
Catherine Helen si era laureata all’Arts Court, di Birmingham in Inghilterra. Assieme al suo fidanzato John aveva intrapreso un viaggio per l’Europa, senza fissarsi particolari mete. Erano partiti zaino in spalla, blu il suo, arancione quello di John, con il sacco a pelo, arnesi da campeggio, abiti e una macchina fotografica. Erano in stazione a Bologna per aspettare un treno. L’esplosione li uccise entrambi.

John Andrew Koplinski – 22 anni
John Andrew si era laureato all’Arts Court, di Birmingham in Inghilterra. Assieme alla sua fidanzata Catherine aveva intrapreso un viaggio per l’Europa, senza fissarsi particolari mete. Erano partiti zaino in spalla, arancione il suo, blu quello di Catherine, con il sacco a pelo, arnesi da campeggio, abiti e una macchina fotografica. Erano in stazione a Bologna per aspettare un treno. L’esplosione li uccise entrambi.

Loreadana Molina in Sacrati – 44 anni
Loredana era di Bologna e il due agosto assieme al marito avevano accompagnato in stazione il figlio minore e Angelica Tarsi, sua suocera, che dovevano partire per le vacanze. Il marito, non avendo trovato parcheggio, aspettava in macchina che Loredana comprasse i biglietti ed accompagnasse nonna e nipote al treno. L’esplosione li colse sul marciapiede del primo binario dove Loredana stava guadando i tabelloni con gli orari delle partenze. Lei e la suocera morirono sul colpo, suo figlio rimase gravemente ferito.

Angelica Tarsi in Sacrati – 72 anni
Angelica era marchigiana ma viveva da molti anni a Bologna con il figlio, la nuora e i tre nipoti. Era in stazione perché doveva partire con il nipotino più piccolo alla volta di Ostra (Ancona), dove avrebbero trascorso un periodo di vacanza a casa di sua sorella. Suo figlio e la nuora Loredana li avevano accompagnati: non avendo trovato parcheggio il figlio restò ad aspettare in auto e la nuora li accompagnò all’interno della stazione. L’esplosione li sorprese sul marciapiede del primo binario. Angelica e la nuora morirono sul colpo, il nipote rimase gravemente ferito.

Katia Bertasi – 34 anni
Katia era nata a Stienta, Rovigo e viveva a Bologna con suo marito e i due figli: una femmina di 11 anni ed un maschietto di 15 mesi, era ragioniera ed era in stazione perché lavorava presso la Cigar, una società bolognese che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Alle 10,25 era nel suo ufficio quando la bomba scoppiava nei locali sottostanti: l’esplosione la uccise mentre stava lavorando. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Mirella, Nilla e Rita.

Mirella Fornasari in Lambertini – 36 anni
Mirella viveva a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, era sposata e madre di un ragazzo di 14 anni. Lavorava per la ditta Cigar una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Da qualche tempo il suo luogo di lavoro non erano più gli uffici in stazione ma quelli in via Marconi. Quel sabato che precedeva di poco le ferie estive era stato chiesto a Mirella di tornare nel suo vecchio ufficio e lei lo aveva fatto volentieri perché avrebbe rivisto le sue colleghe. L’esplosione la colse mentre lavorava e il suo corpo senza vita fu ritrovato solo a notte inoltrata. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Katia, Nilla e Rita.

Euridia Bergianti – 49 anni
Euridia era nata a Campogalliano in provincia di Modena, abitava a Bologna assieme ad uno dei suoi due figli ed era rimasta vedova nel 1975. Lavorava da tre anni alla Cigar una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione di Bologna e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Il 2 agosto lo scoppio della bomba la uccise mentre era in servizio al bancone del Self Service collocato nell’ala ovest della stazione di fianco alla sala d’aspetto di seconda classe. Assieme a lei morirono le colleghe Franca, Katia, Mirella, Nilla e Rita.

Nilla Natali – 25 anni
Nilla era figlia unica, viveva coi genitori e stava per sposarsi, aveva già scelto i mobili per la sua nuova casa, anche quelli su misura per la cucina. Il due agosto era in stazione perchè era dipendente della Cigar, una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. La bomba scoppiò mentre era nel suo ufficio e la uccise. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Katia, Mirella e Rita.

Franca Dall’Olio – 20 anni
Franca era nata a Budrio, abitava a Bologna, era figlia unica e da quattro mesi soltanto lavorava per la ditta Cigar, una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Qualche attimo prima dell’esplosione era al telefono con un fornitore che era andato a consegnare della merce. Normalmente era lei a scendere e a controllare il materiale mentre quella mattina chiese invece al fornitore di salire. Questi le rispose che sarebbe arrivato entro poco tempo, ma l’esplosione la colse al suo tavolo di lavoro mentre controllava il libro della contabilità e la uccise. Assieme a lei morirono le colleghe Mirella, Euridia, Nilla, Katia e Rita.

Rita Verde – 23 anni
Rita aveva una sorella ed un fratello, viveva a Bologna con i genitori e stava per sposarsi. Era impiegata alla ditta Cigar, una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Il due agosto era in ufficio e l’esplosione la colse durante il suo lavoro e la uccise. Assieme a lei morirono le colleghe Mirella, Euridia, Nilla, Franca e Katia.

Flavia Casadei – 18 anni
Flavia aveva frequentato la quarta liceo scientifico Serpieri a Rimini e si preparava ad affrontare l’ultimo anno di scuola superiore. Era partita da casa per raggiungere Brescia dove l’attendeva uno zio. Doveva prendere un treno a Bologna ma il ritardo del convoglio su cui era salita a Rimini le fece perdere la coincidenza. Decise così, assieme ad una ragazza di Cento (Ferrara), conosciuta durante il viaggio di entrare in sala d’aspetto. Lo scoppio della bomba le colse lì: Flavia mori, mentre la ragazza di Cento si salvò seppur sepolta sotto le macerie.

Giuseppe Patruno – 18 anni
Giuseppe Patruno era di Bari ed aveva dieci fratelli. Faceva l’elettricista. Stava trascorrendo un periodo di vacanza con il fratello a casa di amici a Rimini dove avevano conosciuto alcune ragazze straniere. La mattina del 2 agosto in auto assieme al fratello e ad un amico avevano accompagnato alla stazione di Bologna le ragazze che dovevano tornare in patria. Parcheggiata l’auto i ragazzi entrarono in stazione e si diressero verso il primo binario dove era in sosta il treno per Basilea. Giuseppe accelerò il passo e si ritrovò molto vicino all’esplosione che lo uccise. Il fratello, che si era attardato ad aspettare un amico, si salvò.

Rossella Marceddu – 19 anni
Rossella viveva con i genitori e la sorella a Prarolo, in provincia di Vercelli, e studiava per diventare assistente sociale. Aveva appena trascorso alcuni giorni di vacanza con il padre e la sorella al Lido degli Estensi. Aveva deciso di rientrare a casa per raggiungere il fidanzato. Inizialmente, con l’amica che l’accompagnava, avevano pensato di fare il viaggio in moto, poi scelsero il treno ritenendolo più sicuro. La mattina del due agosto erano sul marciapiede del quarto binario ad aspettare il treno diretto a Milano, siccome faceva molto caldo Rossella decise di andare a prender qualcosa da bere. La bomba scoppiò mentre la ragazza stava andando al bar e la uccise. L’amica rimasta sul quarto binario si salvò.

Davide Caprioli – 20 anni
Davide era di Verona dove viveva con i genitori, frequentava il primo anno di economia e commercio, voleva diventare commercialista e la sua passione era la musica: suonava la chitarra e cantava. Aveva trascorso un periodo di vacanze ad Ancona, presso la sorella. Sabato due agosto era ripartito perché la sera stessa doveva suonare con il suo complesso, il Dna group, e poi voleva riprendere a studiare. Era in stazione a Bologna in attesa di una coincidenza e stava guardando il tabellone con gli orari dei treni. Lo scoppio della bomba lo ferì molto gravemente, fu trasportato all’ospedale Maggiore in rianimazione dove morì 2 ore dopo il ricovero.

Vito Ales – 20 anni
Vito viveva a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, aveva un diploma come operaio specializzato ed era in attesa di trovare un posto di lavoro stabile. Quel due agosto stava andando a Cervia, sulla riviera romagnola, dove come nelle estati precedenti avrebbe lavorato in una pensione. Aveva perso la coincidenza per la città romagnola perchè il convoglio sul quale viaggiava dalla Sicilia era giunto a Bologna in ritardo e quindi alle 10,25 stava aspettando il treno successivo camminando sul marciapiede del primo binario dove fu ucciso dall’esplosione.

Iwao Sekiguchi – 20 anni
Iwao viveva nei pressi di Tokio con i genitori, una sorella e un fratello. Era stato ammesso alla Waseda di Tokio, una delle università più esclusive del Paese dove studiava letteratura giapponese. Un suo grande desiderio era conoscere l’arte, la lingua, le tradizioni italiane. Aveva ottenuto una borsa di studio dal Centro Culturale Italiano a Tokio e il 23 luglio era arrivato a Roma dove era rimasto una settimana trascorsa la quale era partito per Firenze. Il due agosto decise di lasciare il capoluogo toscano per raggiungere Bologna. Iwao teneva un diario del suo viaggio in Italia su cui si legge: «2 agosto: sono alla stazione di Bologna. Telefono a Teresa ma non c’è. Decido quindi di andare a Venezia. Prendo il treno che parte alle 11:11. Ho preso un cestino da viaggio che ho pagato cinquemila lire. Dentro c’è carne, uova, patate, pane e vino. Mentre scrivo sto mangiando». Fu l’ultima pagina perché lo scoppio della bomba lo uccise.

Brigitte Drouhard – 21 anni
Brigitte era nata a Saules, in Francia, risiedeva a Parigi, faceva l’impiegata e aveva una passione per la poesia e per la letteratura italiana. Il due agosto era in stazione a Bologna perché stava aspettando un treno che avrebbe dovuto portarla a Ravenna. La bomba la uccise durante l’attesa.

Roberto Procelli – 21 anni
Roberto era figlio unico e viveva a San Leo di Anghiari, una frazione di Arezzo. Si era diplomato ragioniere, aveva seguito un corso per programmatore elettronico ed aveva trovato lavoro. Aiutava anche il padre nella loro coltivazione di tabacco. Il 13 maggio era partito per svolgere il servizio di leva nel 121° Battaglione di artiglieria leggera a Bologna. Sabato due agosto era in stazione perchè stava tornando a casa. E’ stato colpito dallo scoppio della bomba: lo hanno ritrovato nella piazza antistante la stazione vicino ad una cabina telefonica. E’ stato identificato dalla piastrina che portava al collo.

Maria Angela Marangon – 22 anni
Maria Angela era nata a Rosolina, in provincia di Rovigo, aveva due fratelli e una sorella. Aveva trovato lavoro come babysitter presso una famiglia bolognese e appena poteva tornava a casa. Sabato 2 agosto era in stazione per ritornare a Rosolina e lo scoppio della bomba la uccise.

Mauro Alganon – 22 anni
Mauro era di Asti, viveva in casa con i genitori pensionati, lavorava come commesso in una libreria, era l’ultimo di tre figli ed era appassionato di fotografia. Era partito di prima mattina dal Piemonte con un amico per andare a Venezia. Occorreva cambiare a Bologna, ma un ritardo del treno fece sì che i ragazzi perdessero la coincidenza. Per questo motivo entrarono in sala d’aspetto. Era molto caldo e a turno i due amici uscivano a prendere un po’ d’aria. Alle 10, 25 Mauro era rimasto seduto a custodire i bagagli leggendo un giornale quando lo scoppio della bomba lo uccise. L’amico che era uscito si salvò.

Francisco Gomez Martinez – 23 anni
Francisco (Paco) era catalano, aveva due sorelle e lavorava come impiegato in una azienda tessile di Sentmenat, in provincia di Barcellona dove era nato e dove viveva con la madre e una delle sorelle. Aveva cominciato a lavorare a 16 anni, era appassionato di arte e di pallacanestro, sport che praticava. Era anche attivo nel tessuto associativo culturale del suo paese. Tutto l’anno risparmiava i soldi per poter fare qualche viaggio d’estate. Era partito da casa il 29 luglio con l’intenzione di visitare diverse città europee. Nel suo viaggio in treno conobbe un ragazzo catalano e con lui decise di fermarsi qualche giorno a Bologna. Il 2 Agosto i due ragazzi si trovavano seduti nella sala di aspetto in attesa di un treno che li avrebbe portati a Rimini. Per ingannare l’attesa Paco scriveva alla fidanzata: nella lettera immaginava assieme a lei le ferie dell’anno successivo. Lo scoppio della bomba lo uccise, mentre l’amico che era con lui rimase ferito.

Mauro di Vittorio – 24 anni
Mauro abitava a Torpignattara, nella periferia romana, era orfano di padre e aveva due sorelle ed un fratello. Nell’estate del 1980 si era messo in viaggio verso Londra dove sperava di trovare un lavoro. Arrivato in Francia scrisse sul suo diario di viaggio: «Mi permetto pure una colazione e all’una prendo il traghetto. Londra, eccomi. Dover con le sue bianche scogliere mi sta di fronte». Alla frontiera venne fermato e rimandato indietro perché non aveva denaro sufficiente per mantenersi. Fece quindi il viaggio a ritroso e il 2 agosto si trovava in stazione dove la bomba lo uccise. La famiglia e gli amici lo credevano a Londra ma il 10 agosto ebbero la notizia della sua presenza in stazione.

Sergio Secci – 24 anni
Sergio era nato a Terni e si era laureato al Dams di Bologna. La sua passione era il teatro e il due agosto era in viaggio per lavoro verso Bolzano. Sergio era salito sul treno a Forte dei Marmi pensando di arrivare in stazione a Bologna per pendere il treno per Verona in partenza alle 8,18 così da raggiungere un amico che lo aspettava nella città scaligera. Il treno su cui viaggiava era però in ritardo e quindi a Sergio non restava altro se non attendere il treno delle 10,50. La bomba scoppiò mentre era in sala d’aspetto e gli causò gravissime ferite e ustioni. Venne ricoverato in condizioni estremamente gravi all’ospedale Maggiore e morì alle 10,55 del 7 agosto.

Roberto Gaiola – 25 anni
Roberto era di Vicenza ed aveva una sorella. A undici anni, dopo aver conseguito il diploma di scuola elementare, era andato a lavorare in fabbrica. Dopo un periodo piuttosto turbolento della sua vita era entrato in un programma di disintossicazione che si svolgeva all’ospedale Maggiore di Bologna, intraprendendo un percorso che era anche di aiuto per altri che si trovavano in difficoltà. Così faceva sovente il viaggio da Vicenza a Bologna. All’inizio del 1980 subì anche la dolorosa perdita del padre. Il 2 agosto partì molto presto da casa, si recò al Maggiore e alle 10,25 era nuovamente in stazione ad aspettare il treno che lo avrebbe riportato a casa. Fu durante l’attesa che la bomba lo uccise.

Angelo Priore – 26 anni
Angelo era nato a Malles Venosta in provincia di Bolzano, si era trasferito a Messina dove svolgeva il mestiere di ottico. Il due agosto era in viaggio per raggiungere moglie e figlio di 14 mesi che erano già in vacanza a Pelos nel Cadore, assieme a lui viaggiavano anche i suoceri. Decisero di aspettare il treno in sala d’aspetto, Angelo leggeva una rivista mentre i suoceri uscirono a fare due passi. Lo scoppio della bomba ferì molto gravemente Angelo al volto e alla testa mentre i suoceri si salvarono. Iniziarono mesi di ricovero ospedaliero, di interventi chirurgici e di forti dolori causati dalle ustioni ma le cure mediche furono inutili ed Angelo spirò l’11 novembre 1980 .

Onofrio Zappalà – 27 anni
Onofrio era nato a Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina e aveva due sorelle. Finito il liceo classico, si era iscritto alla facoltà di lettere, ma aveva lasciato al secondo anno per cercarsi un lavoro. Si era innamorato di Ingeborg, una maestra danese di 22 anni, conosciuta un’estate al mare a Sant’Alessio siculo dove Onofrio risiedeva con i genitori. L’aveva raggiunta a Copenaghen dove pensava di stabilirsi, ma venne chiamato in Italia perchè assunto alle Ferrovie dello Stato. Il due agosto era in stazione a Bologna con due colleghi ed aspettavano un treno per lo scalo di San Donato. I colleghi decisero di uscire, mentre Onofrio rimase sul marciapiede del primo binario dove lo scoppio lo uccise. Il tre agosto Onofrio avrebbe dovuto incontrare Ingeborg a Bologna.

Gaetano Roda – 31 anni
Gaetano era nato a San Bartolomeo, era orfano di padre e viveva a Mirabello in provincia di Ferrara con la madre e il fratello. Aveva fatto il rappresentante ed era appena stato assunto dalle Ferrovie. Il 2 agosto stava frequentando un corso alla stazione di Bologna e durante una pausa pensò di andare al bar. Alle 10,25 era sul marciapiede nei pressi della sala d’aspetto: l’onda d’urto causata dallo scoppio della bomba lo gettò contro il treno in sosta sul primo binario e lo uccise.

Pio Carmine Remollino – 31 anni
Pio Carmine era nato a Bella, in provincia di Potenza. Orfano di madre, aveva vissuto con il padre settantacinquenne, la matrigna e otto fratelli a Baragiano. A 18 anni era partito per la Germania con quattro dei suoi fratelli, due anni dopo tornò in Italia per fare il servizio militare, terminato il quale aveva iniziato a spostarsi lungo la penisola cercando lavoro. Nel 1976 si era trasferito a Ravenna e svolgeva lavori saltuari come muratore o cameriere. Un uomo di poche parole, viaggiava da solo, dava raramente notizie di sé. Non sappiamo esattamente come mai era in stazione il due agosto quando la bomba lo uccise.

Antonino Di Paola – 32 anni
Antonino era di Palermo, aveva due sorelle ed un fratello, amava trasmettere alla radio e da 14 anni lavorava per la ditta Stracuzzi, specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria. Aveva lavorato in diverse città: Palermo, Messina Caltanissetta, Monfalcone e Trieste. Nel gennaio 1980 era stato trasferito a Bologna dove aveva preso una stanza in affitto assieme al collega Salvatore Seminara, catanese di 34 anni. Il 9 agosto sarebbe tornato a casa per le ferie. Il 2 agosto era in stazione con Salvatore per aspettare il fratello di quest’ultimo che stava facendo il servizio militare e voleva trascorre due giorni di licenza a Bologna. Il suo treno doveva arrivare alle 10.15, ma era in ritardo e così Antonino e Salvatore entrarono nella sala d’aspetto di seconda classe. La bomba li uccise entrambi.

Salvatore Seminara – 34 anni
Salvatore era originario di Gravina di Catania, aveva un fratello e una sorella. Era perito elettrotecnico e da 9 anni lavorava come operaio specializzato nella sede di Bologna della ditta Stracuzzi, specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria. Divideva l’alloggio con Antonino di Paola, un collega di Palermo. Il 2 agosto i due erano in stazione per aspettare il fratello di Salvatore che stava facendo il servizio militare e voleva trascorre due giorni di licenza a Bologna. Il suo treno che doveva arrivare alle 10.15 era in ritardo e così Antonino e Salvatore entrarono nella sala d’aspetto di seconda classe. La bomba li uccise entrambi.

Mirco Castellari – 33 anni
Mirco era originario di Pinerolo in provincia di Torino, aveva a lungo vissuto a Frossasco dove il padre era stato Sindaco. Era capoufficio presso la ditta Vortex Hidra di Fossalta di Copparo e risiedeva a Ferrara, era sposato ed aveva un figlio di sei anni. In società con un amico aveva appena comprato una barca con la prospettiva di avviare una attività rivolta ai turisti. In quell’estate del 1980 il progetto era quello di sistemare il natante ormeggiato in Sicilia e di fare alcuni piccoli viaggi di rodaggio. Vari imprevisti fecero sì che Mirco ritardasse la partenza: il due agosto era in stazione e lo scoppio della bomba lo uccise.

Nazzareno Basso – 33 anni
Nazzareno era di Numana, nelle Marche, aveva quattro figli e lavorava a Milazzo. Nel 1978, quando era carabiniere ausiliario a Chioggia, incontrò la sua futura moglie. Il due agosto Nazzareno era in stazione a Bologna, perchè, provenendo dalla Sicilia, stava andando a casa dei suoceri, a Caltana, nel veneziano, dove era la sua famiglia. Il treno con il quale doveva fare l’ultima parte del suo viaggio era in ritardo. Dopo aver telefonato per avvertire dell’inconveniente, entrò in sala d’aspetto dove lo scoppio della bomba lo uccise.

Vincenzo Petteni – 34 anni
Vincenzo era nato a Malè, in provincia di Trento, abitava a Ferrara, era sposato e da un paio di anni aveva cambiato lavoro, mettendosi in proprio. Il due agosto con un amico era diretto a Palermo da dove avrebbe iniziato un breve vacanza sul mare verso la Tunisia. Non avendo trovato posto in aereo pensarono di prendere il treno. Lo scoppio li colse in stazione e Vincenzo rimase gravemente ferito. Fu trasportato al policlinico Sant’Orsola dove dopo quattordici giorni morì per una sopraggiunta infezione polmonare.

Carla Gozzi – 36 anni
Carla abitava coi genitori a Concordia in provincia di Modena ed era impiegata in un maglificio. Assieme al fidanzato Umberto Lugli di 38 anni aveva organizzato un viaggio alle isole Tremiti. Erano stati accompagnati in stazione con largo anticipo dal fratello di Umberto che poi tornò indietro. La bomba sorprese i due fidanzati che aspettavano il treno e li uccise.

Umberto Lugli – 38 anni
Umberto era di Carpi dove aveva aperto con il fratello una merceria. Assieme alla fidanzata Carla Gozzi di 36 anni aveva organizzato un viaggio alle isole Tremiti. Erano stati accompagnati in stazione con largo anticipo dal fratello che tornò a Carpi per aprire il negozio. La bomba sorprese i due fidanzati che aspettavano il treno e li uccise.

Fausto Venturi – 38 anni
Fausto viveva con la madre e il fratello a Bologna, era donatore di sangue. Il due agosto era in servizio con il suo taxi alla stazione di Bologna: il suo turno era cominciato alle otto e avrebbe dovuto terminare alle 20. Le macerie causate dallo scoppio della bomba lo hanno travolto ed ucciso mentre stava chiacchierando con un collega.

Argeo Bonora – 42 anni
Argeo era un ferroviere, era nato a Galliera, in provincia di Bologna, aveva due fratelli, era sposato ed aveva 5 figli. Dal 1970 si era trasferito per motivi di lavoro a Salorno, in provincia di Bolzano. Il due agosto era in ferie e ne aveva approfittato per andare a trovare la madre che abitava a Saletto di Bentivoglio, in provincia di Bologna. La bomba l’ha ucciso in stazione a Bologna mentre aspettava il treno per ritornare a casa.

Francesco Betti – 44 anni
Francesco era un taxista originario di Marzabotto. Viveva con la moglie e il figlio di 2 anni a S. Lazzaro di Savena in provincia di Bologna. Il 2 agosto 1980 era in servizio davanti alla stazione di Bologna e si trovava con il suo taxi a circa trenta metri dal luogo dove era posizionata la bomba. Un masso lo ha colpito alla nuca ed è morto immediatamente.

Mario Sica – 44 anni
Mario era nato a Roma ed era un avvocato specializzato in diritto del lavoro. Dopo aver lavorato alla Fiat di Torino, era stato assunto all’Atc, l’azienda di trasporti di Bologna, città in cui si era trasferito con la moglie ed i tre figli. Il due agosto era andato in stazione per accogliere la madre che arrivava da Roma: la bomba scoppiò mentre era sul marciapiede del primo binario e lo uccise.

Pier Francesco Laurenti – 44 anni
Pier Francesco era nato a Berceto, in provincia di Parma, aveva una sorella ed era laureato in giurisprudenza, viveva a Parma e lavorava a Padova nelle assicurazioni. Il due agosto, dopo aver trascorso una vacanza sulla riviera romagnola, stava tornando a casa. Durante una sosta del treno a Bologna decise di scendere per fare una telefonata ad un amico, avvertendolo del suo arrivo. Finita la telefonata, mentre stava ritornando sul treno, lo scoppio della bomba lo ha ucciso.

Paolino Bianchi – 50 anni
Paolino lavorava come muratore in una cooperativa agricola e viveva in provincia di Ferrara a Castello di Vigarano Mainarda, con la madre di salute cagionevole. Tutti gli anni si recava ad Arco di Trento, sul Garda, per trascorrere poco più di una settimana con un’amica molto cara: era l’unica distrazione che si concedeva. Prima di partire aveva organizzato la casa e aveva comprato le provviste per la madre. Sabato due agosto era partito prestissimo ed era andato a Bologna per prendere il treno che lo avrebbe portato verso la sua destinazione. La bomba scoppiò mentre era in stazione.

Vincenzina Sala in Zanetti – 50 anni
Vicenzina era nata a Pavia ma risiedeva da molti anni a Bologna. Il 2 agosto era alla stazione col marito, con i consuoceri e con il nipotino di sei anni ad aspettare l’arrivo di sua figlia e di suo genero che provenivano dalla Svizzera. Il treno era in ritardo e si misero ad aspettare sul marciapiede del primo binario. Lo scoppio della bomba uccise Vicenzina, ferì il marito, la consuocera e molto gravemente il nipotino.

Berta Ebner – 50 anni
Berta era nata a San Leonardo in Passiria in provincia di Bolzano, aveva un fratello, non era sposata e viveva in casa con la madre. Faceva la casalinga. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba la uccise.

Vincenzo Lanconelli – 51 anni
Vincenzo era nato a Cotignola in provincia di Ravenna, viveva a Bagnacavallo, era celibe ed aveva due sorelle e un fratello. Era stato Ispettore del lavoro a Forlì ed aveva ricoperto l’incarico di Segretario dell’Ispettorato del Lavoro di Ravenna. Andato in pensione, si era iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Bologna per conseguire una seconda laurea così da aprire uno studio di consulenza con altri colleghi. Il due agosto voleva assistere ad uno spettacolo lirico all’Arena, lo scoppio della bomba lo sorprese nella sala d’aspetto dove era in attesa di un treno per recarsi a Verona.

Amorveno Marzagalli – 54 anni
Amorveno viveva ad Omegna, in provincia di Novara, con la moglie e il figlio. Lavorava come dirigente in una ditta produttrice di macchine da caffè. In quell’estate del 1980 aveva accompagnato la famiglia al Lido degli Estensi, in provincia di Ravenna e poi avrebbe dovuto raggiungere il fratello a Cremona con il quale aveva programmato una gita sul Po. Erano dieci anni che il fratello lo invitava ma solo quella volta Amorveno acconsentì, anche per non lasciarlo solo dopo la morte della madre avvenuta in giugno. La mattina del 2 agosto si fece accompagnare alla stazione di Ravenna e di lì, dopo vent’anni che non saliva su di un treno, si mise in viaggio alla volta di Bologna dove lo attendeva una coincidenza in partenza alle 11.05. Lo scoppio della bomba lo uccise.

Lina Ferretti in Manocci – 53 anni
Lina era nata a Peccioli in provincia di Pisa. Abitava a Livorno insieme a suo marito Rolando coinvolto anche lui nella strage e rimasto gravemente ferito. Lei casalinga, con una predilezione per la lettura, lui operaio FS, avevano due figli. Era alla stazione di Bologna con suo marito ad aspettare la coincidenza che li avrebbe portati a Brunico per una breve vacanza offerta dalla suocera che aveva fatto una piccola vincita al gioco del lotto. Dovevano partire il 3 agosto, ma si liberò una camera un giorno prima e la padrona della pensione, per tempo, fece sapere loro che sarebbero potuti partire il 2 agosto concedendogli un giorno in più di vacanza. E così fecero. Alle 10,25 era nella sala d’aspetto di 2°classe seduta ad un tavolo, rivolgendo le spalle alla bomba. Fu riconosciuta, con fatica, da suo cognato Loriano il giorno successivo alla strage pur essendo lui passato davanti al suo corpo decine di volte.

Romeo Ruozi – 54 anni
Romeo era originario di Reggio Emilia, aveva vissuto a Trieste fino al 1975 e abitava a Bologna, era sposato ed aveva tre figli: due grandi sposati e residenti in altre città ed una ragazza di 14 anni che viveva con i genitori. Era pensionato. Romeo si trovava in stazione per accogliere la figlia sposata che veniva a prendere la sorella più piccola con la quale avrebbe trascorso parte delle vacanze estive. Il treno doveva arrivare soltanto alle 11,58 ma Romeo era andato in stazione con largo anticipo, come sua abitudine. Lo scoppio della bomba lo uccise. Il genero lo riconobbe dalla fede che portava al dito.

Francesco Antonio Lascala – 56 anni
Francesco Antonio era sposato ed aveva tre figli, era appassionato di pesca e viveva a Reggio Calabria con la moglie e uno dei suoi figli che aveva 15 anni. Era stato centralinista alle Ferrovie dello Stato ed era in pensione. Il due agosto stava andando a Cremona per trascorrere alcuni giorni dalla figlia. Il treno con il quale era partito era arrivato a Bologna con tre ore di ritardo e per questo motivo Francesco Antonio aveva perso la coincidenza e aveva dovuto aspettare il treno delle 11,05. Lo scoppio della bomba lo uccise.

Rosina Barbaro in Montani – 58 anni
Rosina era di Bologna, era sposata ed aveva una figlia e in agosto avrebbe festeggiato il 40° anniversario di matrimonio. Il due agosto stava partendo con il marito per trascorrere una vacanza sulla riviera adriatica: avevano deciso di prendere il treno, declinando l’invito della figlia ad essere accompagnati in auto. Erano sul marciapiede del primo binario e, mano nella mano, stavano andando verso il bar quando furono travolti dalle macerie causate dallo scoppio della bomba. Il marito rimase ferito e Rosina morì.

Pietro Galassi – 66 anni
Pietro era nato nella Repubblica di San Marino, aveva una sorella e si era laureato in matematica e fisica. Prima di andare in pensione aveva insegnato in una scuola di Viareggio di cui in seguito era diventato preside. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba lo uccise.

Irene Breton in Boudouban – 61 anni
Irène era originaria della Svizzera dove era nata a Boncourt. risiedeva a Delémont con il marito. Faceva l’orologiaia. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba la uccise.

Lidia Olla in Cardillo – 67 anni
Lidia aveva una figlia ed abitava a Cagliari con suo marito. I due coniugi erano partiti per raggiungere la sorella di Lidia che risiedeva a Cavalese, in Trentino per trascorrere un periodo di vacanze che era anche un momento di convalescenza per il marito. Il due agosto erano in stazione a Bologna dove, nella sala d’aspetto di prima classe, avrebbero dovuto trascorre due ore in attesa del treno. Il signor Cardillo, dopo essersi tolto la giacca ed averla appoggiata sulla sedia accanto alla moglie, uscì dalla sala d’aspetto per andare a controllare l’orario di arrivo del treno. Fece appena in tempo ad uscire quando lo scoppio della bomba lo ferì gravemente provocandogli vaste ustioni su tutto il corpo. Lidia, rimasta all’interno della sala, morì.

Maria Idria Avati – 80 anni
Maria abitava a Rossano Calabro da dove era partita per recarsi in Trentino. Avrebbe voluto partire di mattina, per poter guardare il panorama dai finestrini, ma accettò la proposta di viaggiare di notte assieme alla figlia. Il treno su cui erano madre e figlia era in ritardo di due ore e arrivò alla stazione di Bologna solo verso le dieci. Maria Idria si sedette in sala d’aspetto e la figlia si incamminò verso la toilette per rinfrescarsi un po’ dopo il lungo viaggio. L’esplosione travolse Maria Idria che fu gravemente ferita. La figlia ritornò sui suoi passi, trovò la madre ancora in vita, l’aiutò a salire sull’ambulanza. Il ricovero all’ospedale Maggiore non riuscì a salvarla.

Antonio Montanari – 86 anni
Antonio era di Santa Maria Codifiume, in provincia di Ferrara, aveva fatto il mezzadro ed era in pensione. Da molti anni viveva a Bologna con la moglie con la quale era sposato dal 1920 ed aveva due figli. Aveva la passione delle carte ed era un vero “asso” a briscola, amava leggere i fumetti. La mattina del 2 agosto era andato all’autostazione per informarsi su alcuni orari delle corriere e stava ritornando a casa: aveva perso un autobus per un soffio e si era messo vicino al portico che sta di fronte alla stazione in attesa del bus successivo. A causa dell’esplosione numerosi oggetti si staccarono dall’edificio, uno di questi lo scaraventò a terra e lo ferì. Un amico che passava di lì per caso lo accompagnò immediatamente all’ospedale, dove Antonio morì per le ferite riportate. Con i suoi 86 anni è la vittima più anziana della strage.

Vito Ales – 20 anni
Vito viveva a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, aveva un diploma come operaio specializzato ed era in attesa di trovare un posto di lavoro stabile. Quel due agosto stava andando a Cervia, sulla riviera romagnola, dove come nelle estati precedenti avrebbe lavorato in una pensione. Aveva perso la coincidenza per la città romagnola perchè il convoglio sul quale viaggiava dalla Sicilia era giunto a Bologna in ritardo e quindi alle 10,25 stava aspettando il treno successivo camminando sul marciapiede del primo binario dove fu ucciso dall’esplosione.

Mauro Alganon – 22 anni
Mauro era di Asti, viveva in casa con i genitori pensionati, lavorava come commesso in una libreria, era l’ultimo di tre figli ed era appassionato di fotografia. Era partito di prima mattina dal Piemonte con un amico per andare a Venezia. Occorreva cambiare a Bologna, ma un ritardo del treno fece sì che i ragazzi perdessero la coincidenza. Per questo motivo entrarono in sala d’aspetto. Era molto caldo e a turno i due amici uscivano a prendere un po’ d’aria. Alle 10, 25 Mauro era rimasto seduto a custodire i bagagli leggendo un giornale quando lo scoppio della bomba lo uccise. L’amico che era uscito si salvò.

Maria Idria Avati – 80 anni
Maria abitava a Rossano Calabro da dove era partita per recarsi in Trentino. Avrebbe voluto partire di mattina, per poter guardare il panorama dai finestrini, ma accettò la proposta di viaggiare di notte assieme alla figlia. Il treno su cui erano madre e figlia era in ritardo di due ore e arrivò alla stazione di Bologna solo verso le dieci. Maria Idria si sedette in sala d’aspetto e la figlia si incamminò verso la toilette per rinfrescarsi un po’ dopo il lungo viaggio. L’esplosione travolse Maria Idria che fu gravemente ferita. La figlia ritornò sui suoi passi, trovò la madre ancora in vita, l’aiutò a salire sull’ambulanza. Il ricovero all’ospedale Maggiore non riuscì a salvarla.

Natalia Agostini in Gallon – 40 anni
Natalia era di Bologna e lavorava come operaia alla Ducati Elettronica ed aveva due figli. Il due agosto era in stazione con il marito e con la figlia Manuela di 11 anni. Aspettavano il treno che avrebbe portato Manuela alla colonia estiva di Dobbiaco, in provincia di Bolzano. I tre si trovavano vicino alla sala d’attesa e il marito si allontanò per comprare le sigarette. Proprio in quell’istante scoppiò la bomba, il marito rimase ferito non gravemente mentre Natalia e la figlia Manuela furono travolte dalle macerie e ferite molto seriamente. Furono entrambe portate in ospedale in pericolo di vita: Natalia mori qualche giorno dopo mentre si stavano svolgendo le esequie di Manuela.

Anna Maria Bosio in Mauri – 28 anni
Anna Maria era una maestra e viveva con il marito Carlo e il figlio Luca a Tavernola, una frazione di Como. Venerdì primo agosto erano partiti verso Marina di Mandria, in provincia di Taranto per trascorrervi le vacanze. Giunti nei pressi di Bologna ebbero un incidente automobilistico: illesi ma l’auto si guastò. Per questo venne lasciata da un meccanico a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, e la famiglia Mauri decise di prendere il treno per raggiungere Brindisi e poi la località di villeggiatura. Il due agosto arrivarono in stazione poco prima dell’esplosione che li uccise.

Verdiana Bivona – 22 anni
Verdiana era un’operaia, viveva con i genitori e con uno dei suoi due fratelli a Castelfiorentino (Firenze) dove era nata e la sua famiglia aveva origini siciliane. Il due agosto era in stazione perchè stava andando in vacanza sul lago di Garda con due amiche e la figlia di una di loro. Lo scoppio della bomba ha ucciso Verdiana, la sua amica Maria Fresu e la figlioletta Angela. L’altra amica che era con loro è rimasta ferita e si è salvata.

Sonia Burri – 7 anni
Sonia era partita da Bari con i genitori e il due agosto era in stazione con loro e con i nonni materni, la sorella Patrizia Messineo, zia Silvana – la sorella della mamma – e le cugine. Lo scoppio la sorprese in sala d’aspetto: i soccorritori la trovarono viva ma in gravissime condizioni vicino alla sua bambola rossa. Morì in ospedale due giorni dopo. La bomba la uccise assieme alla sorella e alla zia.

Viviana Bugamelli in Zecchi – 23 anni
Viviana era di Bologna, diplomata in ragioneria aveva trovato un impiego in un’azienda agricola. Da pochi mesi si era sposata con Paolo che era un suo coetaneo e aveva appena annunciato di aspettare un bambino. Vivevano a San Lazzaro di Savena con i suoi genitori. Il due agosto erano entrambi in stazione per acquistare i biglietti per il treno e per il traghetto che li avrebbe portati in Sardegna all’inizio di settembre. Lo scoppio li uccise entrambi.

Nazzareno Basso – 33 anni
Nazzareno era di Numana, nelle Marche, aveva quattro figli e lavorava a Milazzo. Nel 1978, quando era carabiniere ausiliario a Chioggia, incontrò la sua futura moglie. Il due agosto Nazzareno era in stazione a Bologna, perchè, provenendo dalla Sicilia, stava andando a casa dei suoceri, a Caltana, nel veneziano, dove era la sua famiglia. Il treno con il quale doveva fare l’ultima parte del suo viaggio era in ritardo. Dopo aver telefonato per avvertire dell’inconveniente, entrò in sala d’aspetto dove lo scoppio della bomba lo uccise.

Katia Bertasi – 34 anni
Katia era nata a Stienta, Rovigo e viveva a Bologna con suo marito e i due figli: una femmina di 11 anni ed un maschietto di 15 mesi, era ragioniera ed era in stazione perché lavorava presso la Cigar, una società bolognese che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Alle 10,25 era nel suo ufficio quando la bomba scoppiava nei locali sottostanti: l’esplosione la uccise mentre stava lavorando. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Mirella, Nilla e Rita.

Euridia Bergianti – 49 anni
Euridia era nata a Campogalliano in provincia di Modena, abitava a Bologna assieme ad uno dei suoi due figli ed era rimasta vedova nel 1975. Lavorava da tre anni alla Cigar una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione di Bologna e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Il 2 agosto lo scoppio della bomba la uccise mentre era in servizio al bancone del Self Service collocato nell’ala ovest della stazione di fianco alla sala d’aspetto di seconda classe. Assieme a lei morirono le colleghe Franca, Katia, Mirella, Nilla e Rita.

Argeo Bonora – 42 anni
Argeo era un ferroviere, era nato a Galliera, in provincia di Bologna, aveva due fratelli, era sposato ed aveva 5 figli. Dal 1970 si era trasferito per motivi di lavoro a Salorno, in provincia di Bolzano. Il due agosto era in ferie e ne aveva approfittato per andare a trovare la madre che abitava a Saletto di Bentivoglio, in provincia di Bologna. La bomba l’ha ucciso in stazione a Bologna mentre aspettava il treno per ritornare a casa.

Francesco Betti – 44 anni
Francesco era un taxista originario di Marzabotto. Viveva con la moglie e il figlio di 2 anni a S. Lazzaro di Savena in provincia di Bologna. Il 2 agosto 1980 era in servizio davanti alla stazione di Bologna e si trovava con il suo taxi a circa trenta metri dal luogo dove era posizionata la bomba. Un masso lo ha colpito alla nuca ed è morto immediatamente.

Paolino Bianchi – 50 anni
Paolino lavorava come muratore in una cooperativa agricola e viveva in provincia di Ferrara a Castello di Vigarano Mainarda, con la madre di salute cagionevole. Tutti gli anni si recava ad Arco di Trento, sul Garda, per trascorrere poco più di una settimana con un’amica molto cara: era l’unica distrazione che si concedeva. Prima di partire aveva organizzato la casa e aveva comprato le provviste per la madre. Sabato due agosto era partito prestissimo ed era andato a Bologna per prendere il treno che lo avrebbe portato verso la sua destinazione. La bomba scoppiò mentre era in stazione.

Rosina Barbaro in Montani – 58 anni
Rosina era di Bologna, era sposata ed aveva una figlia e in agosto avrebbe festeggiato il 40° anniversario di matrimonio. Il due agosto stava partendo con il marito per trascorrere una vacanza sulla riviera adriatica: avevano deciso di prendere il treno, declinando l’invito della figlia ad essere accompagnati in auto. Erano sul marciapiede del primo binario e, mano nella mano, stavano andando verso il bar quando furono travolti dalle macerie causate dallo scoppio della bomba. Il marito rimase ferito e Rosina morì.

Irene Breton in Boudouban – 61 anni
Irène era originaria della Svizzera dove era nata a Boncourt. risiedeva a Delémont con il marito. Faceva l’orologiaia. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba la uccise.

Antonella Ceci – 19 anni

Antonella era di Ravenna, aveva conseguito il diploma di maturità chimico- tecnica con il massimo dei voti e avrebbe dovuto cominciare a lavorare presso uno zuccherificio. Il due agosto era in stazione con il fidanzato Leo Luca Marino ad accogliere le sorelle di lui giunte dalla Sicilia per conoscerla. Sarebbero tornati tutti assieme a Ravenna per un breve periodo di vacanza, ma il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Antonella, Angela, Domenica e Leo Luca furono ritrovati morti sotto le macerie.

Flavia Casadei – 18 anni
Flavia aveva frequentato la quarta liceo scientifico Serpieri a Rimini e si preparava ad affrontare l’ultimo anno di scuola superiore. Era partita da casa per raggiungere Brescia dove l’attendeva uno zio. Doveva prendere un treno a Bologna ma il ritardo del convoglio su cui era salita a Rimini le fece perdere la coincidenza. Decise così, assieme ad una ragazza di Cento (Ferrara), conosciuta durante il viaggio di entrare in sala d’aspetto. Lo scoppio della bomba le colse lì: Flavia mori, mentre la ragazza di Cento si salvò seppur sepolta sotto le macerie.

Davide Caprioli – 20 anni
Davide era di Verona dove viveva con i genitori, frequentava il primo anno di economia e commercio, voleva diventare commercialista e la sua passione era la musica: suonava la chitarra e cantava. Aveva trascorso un periodo di vacanze ad Ancona, presso la sorella. Sabato due agosto era ripartito perché la sera stessa doveva suonare con il suo complesso, il Dna group, e poi voleva riprendere a studiare. Era in stazione a Bologna in attesa di una coincidenza e stava guardando il tabellone con gli orari dei treni. Lo scoppio della bomba lo ferì molto gravemente, fu trasportato all’ospedale Maggiore in rianimazione dove morì 2 ore dopo il ricovero.

Mirco Castellari – 33 anni
Mirco era originario di Pinerolo in provincia di Torino, aveva a lungo vissuto a Frossasco dove il padre era stato Sindaco. Era capoufficio presso la ditta Vortex Hidra di Fossalta di Copparo e risiedeva a Ferrara, era sposato ed aveva un figlio di sei anni. In società con un amico aveva appena comprato una barca con la prospettiva di avviare una attività rivolta ai turisti. In quell’estate del 1980 il progetto era quello di sistemare il natante ormeggiato in Sicilia e di fare alcuni piccoli viaggi di rodaggio. Vari imprevisti fecero sì che Mirco ritardasse la partenza: il due agosto era in stazione e lo scoppio della bomba lo uccise.

Velia Carli in Lauro – 50 anni
Velia era nata a Tivoli, era titolare di una piccola impresa artigiana di maglieria e risiedeva a Brusciano, in provincia di Napoli. Di qui era partita con il marito Salvatore il venerdì primo agosto. La loro meta era Scorzè, in provincia di Venezia in cui si celebrava il funerale del consuocero. A Bologna dovevano cambiare treno, ma il convoglio su cui viaggiavano era arrivato in ritardo e quindi persero la coincidenza. La bomba scoppiò mentre aspettavano il treno successivo e li uccise entrambi lasciando orfani i loro sette figli di cui due molto giovani.

Cesare Francesco Diomede Fresa – 14 anni
Cesare era un ragazzo di Bari, assieme al papà Vito e alla mamma Errica era partito dalla loro città il venerdì primo agosto con il treno per evitare il traffico sull’autostrada. Il due agosto erano in stazione e lo scoppio della bomba li ha uccisi. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Errica Frigerio in Diomede Fresa – 57 anni
Errica era di Bari, era sposata con Vito ed insegnava lettere presso l’Istituto per Geometri “Pitagora”. Aveva due figli: una ragazza e un ragazzo di 14 anni. Venerdì primo agosto assieme al marito e al figlio Cesare erano partiti con il treno per evitare il traffico sull’autostrada. Il due agosto erano in stazione e lo scoppio li uccise. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Vito Diomede Fresa – 62 anni
Vito era di Bari, era sposato con Errica Frigerio e aveva due figli: una ragazza e un ragazzo di 14 anni. Era un medico impegnato nella ricerca sul cancro ed era direttore dell’Istituto di patologia generale alla facoltà di medicina. Era partito dalla sua città il venerdì primo agosto con il treno per evitare il traffico sull’autostrada, assieme a lui viaggiavano la moglie e il figlio. Il due agosto erano in stazione e lo scoppio della bomba li ha uccisi. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Roberto De Marchi – 21 anni
Roberto era rimasto orfano di padre nel 1970, la sua famiglia, composta da altri tre fratelli e dalla mamma Elisabetta viveva a Marano Vicentino. Roberto era il fratello più piccolo, era un valente e promettente pallavolista che militava nella Volley Sottoriva. Madre e figlio erano partiti da casa il due agosto di buon mattino con meta la Puglia: un lungo viaggio per andare a trovare alcuni parenti. La prima tappa era Bologna dove avrebbero dovuto prendere una coincidenza. Arrivati in stazione decisero di non uscire, ma di attendere il treno in sala d’aspetto. Roberto passeggiava sul marciapiede del primo binario quando l’esplosione causò il crollo della pensilina che lo travolse e lo uccise. La mamma fu uccisa nella sala d’aspetto.

Franca Dall’Olio – 20 anni
Franca era nata a Budrio, abitava a Bologna, era figlia unica e da quattro mesi soltanto lavorava per la ditta Cigar, una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Qualche attimo prima dell’esplosione era al telefono con un fornitore che era andato a consegnare della merce. Normalmente era lei a scendere e a controllare il materiale mentre quella mattina chiese invece al fornitore di salire. Questi le rispose che sarebbe arrivato entro poco tempo, ma l’esplosione la colse al suo tavolo di lavoro mentre controllava il libro della contabilità e la uccise. Assieme a lei morirono le colleghe Mirella, Euridia, Nilla, Katia e Rita.

Brigitte Drouhard – 21 anni
Brigitte era nata a Saules, in Francia, risiedeva a Parigi, faceva l’impiegata e aveva una passione per la poesia e per la letteratura italiana. Il due agosto era in stazione a Bologna perché stava aspettando un treno che avrebbe dovuto portarla a Ravenna. La bomba la uccise durante l’attesa.

Mauro di Vittorio – 24 anni
Mauro abitava a Torpignattara, nella periferia romana, era orfano di padre e aveva due sorelle ed un fratello. Nell’estate del 1980 si era messo in viaggio verso Londra dove sperava di trovare un lavoro. Arrivato in Francia scrisse sul suo diario di viaggio: «Mi permetto pure una colazione e all’una prendo il traghetto. Londra, eccomi. Dover con le sue bianche scogliere mi sta di fronte». Alla frontiera venne fermato e rimandato indietro perché non aveva denaro sufficiente per mantenersi. Fece quindi il viaggio a ritroso e il 2 agosto si trovava in stazione dove la bomba lo uccise. La famiglia e gli amici lo credevano a Londra ma il 10 agosto ebbero la notizia della sua presenza in stazione.

Antonino Di Paola – 32 anni
Antonino era di Palermo, aveva due sorelle ed un fratello, amava trasmettere alla radio e da 14 anni lavorava per la ditta Stracuzzi, specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria. Aveva lavorato in diverse città: Palermo, Messina Caltanissetta, Monfalcone e Trieste. Nel gennaio 1980 era stato trasferito a Bologna dove aveva preso una stanza in affitto assieme al collega Salvatore Seminara, catanese di 34 anni. Il 9 agosto sarebbe tornato a casa per le ferie. Il 2 agosto era in stazione con Salvatore per aspettare il fratello di quest’ultimo che stava facendo il servizio militare e voleva trascorre due giorni di licenza a Bologna. Il suo treno doveva arrivare alle 10.15, ma era in ritardo e così Antonino e Salvatore entrarono nella sala d’aspetto di seconda classe. La bomba li uccise entrambi.

Berta Ebner – 50 anni
Berta era nata a San Leonardo in Passiria in provincia di Bolzano, aveva un fratello, non era sposata e viveva in casa con la madre. Faceva la casalinga. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba la uccise.

Maria Fresu – 24 anni
Maria abitava a Gricciano di Montespertoli, in provincia di Firenze e la sua famiglia di origine sarda era composta dalla figlia Angela di tre anni, dai genitori e da sei sorelle ed un fratello. Era in stazione con Angela e due amiche perché stavano andando in vacanza sul lago di Garda. L’esplosione le colpì in sala d’aspetto. Maria, Angela e Verdiana Bivona, una delle amiche, morirono mentre l’altra amica rimase ferita. Del corpo di Maria non si ebbe traccia fino al 29 dicembre, quando gli ultimi esami sui resti rinvenuti fra le macerie confermarono il suo ritrovamento.

Angela Fresu – 3 anni
La sua famiglia di origine sarda era composta dalla mamma Maria, dai nonni e dai sette fratelli della mamma. Era in stazione con la mamma e due sue amiche perché stavano andando in vacanza sul lago di Garda. L’esplosione le colpì in sala d’aspetto. Maria, Angela e Verdiana Bivona, una delle amiche della mamma, morirono mentre l’altra amica rimase ferita. Con i suoi tre anni Angela è la vittima più piccola della strage.

Mirella Fornasari in Lambertini – 36 anni
Mirella viveva a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, era sposata e madre di un ragazzo di 14 anni. Lavorava per la ditta Cigar una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Da qualche tempo il suo luogo di lavoro non erano più gli uffici in stazione ma quelli in via Marconi. Quel sabato che precedeva di poco le ferie estive era stato chiesto a Mirella di tornare nel suo vecchio ufficio e lei lo aveva fatto volentieri perché avrebbe rivisto le sue colleghe. L’esplosione la colse mentre lavorava e il suo corpo senza vita fu ritrovato solo a notte inoltrata. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Katia, Nilla e Rita.

Manuela Gallon – 11 anni
Manuela era di Bologna, aveva superato gli esami di quinta elementare e si preparava ad affrontare le scuole medie. I genitori l’avevano accompagnata in stazione e stavano attendendo il treno che l’avrebbe portata alla colonia estiva di Dobbiaco, in provincia di Bolzano dove avrebbe dovuto trascorrere due settimane di vacanza. I tre si trovavano vicino alla sala d’attesa e il padre si allontanò per comprare le sigarette. Proprio in quell’istante scoppiò la bomba: Manuela rimase gravemente ferita, fu ritrovata e portata in coma all’ospedale dove morì 5 giorni dopo. La mamma morì e il padre rimase ferito.

Eleonora Geraci in Vaccaro – 46 anni
Eleonora era di origini palermitane e il due agosto era partita in auto con il figlio Vittorio di 24 anni che viveva a Casalgrande, Reggio Emilia. Dovevano recarsi alla stazione di Bologna per accogliere sua sorella proveniente dalla Sicilia. Lo scoppio della bomba li ha uccisi entrambi.

Francisco Gomez Martinez – 23 anni
Francisco (Paco) era catalano, aveva due sorelle e lavorava come impiegato in una azienda tessile di Sentmenat, in provincia di Barcellona dove era nato e dove viveva con la madre e una delle sorelle. Aveva cominciato a lavorare a 16 anni, era appassionato di arte e di pallacanestro, sport che praticava. Era anche attivo nel tessuto associativo culturale del suo paese. Tutto l’anno risparmiava i soldi per poter fare qualche viaggio d’estate. Era partito da casa il 29 luglio con l’intenzione di visitare diverse città europee. Nel suo viaggio in treno conobbe un ragazzo catalano e con lui decise di fermarsi qualche giorno a Bologna. Il 2 Agosto i due ragazzi si trovavano seduti nella sala di aspetto in attesa di un treno che li avrebbe portati a Rimini. Per ingannare l’attesa Paco scriveva alla fidanzata: nella lettera immaginava assieme a lei le ferie dell’anno successivo. Lo scoppio della bomba lo uccise, mentre l’amico che era con lui rimase ferito.

Carla Gozzi – 36 anni
Carla abitava coi genitori a Concordia in provincia di Modena ed era impiegata in un maglificio. Assieme al fidanzato Umberto Lugli di 38 anni aveva organizzato un viaggio alle isole Tremiti. Erano stati accompagnati in stazione con largo anticipo dal fratello di Umberto che poi tornò indietro. La bomba sorprese i due fidanzati che aspettavano il treno e li uccise.

Pietro Galassi – 66 anni
Pietro era nato nella Repubblica di San Marino, aveva una sorella e si era laureato in matematica e fisica. Prima di andare in pensione aveva insegnato in una scuola di Viareggio di cui in seguito era diventato preside. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba lo uccise.

( tratto da https://www.facebook.com/cantiere2agosto/ )

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Non abbandonarli!

NON ABBANDONARLI!

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Ogni anno in Italia vengono abbandonati 135 mila animali: circa 90 mila gatti e 45 mila cani.

Purtroppo difficilmente un animale abbandonato sopravvive oltre i 15 giorni: più dell’80% rischia di morire in incidenti stradali, di stenti o per maltrattamenti.

ABBANDONARE UN ANIMALE, OLTRE AD ESSERE UN ATTO DI GRANDE CRUDELTÀ, È UN REATO PENALE

Fido e micio ti vogliono bene: ripaga il loro affetto portandoli con te in vacanza o trovando loro una sistemazione confortevole!

Qui di seguito un elenco di portali contenenti utili informazioni in merito.
http://www.dogwelcome.it/
http://www.vacanzebestiali.org/
http://www.vacanzeanimali.it/
http://www.animali-in-vacanza.com/

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Una breve pausa estiva: una piccola sosta per un sano tempo di silenzio

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Lasciare a riposo, almeno per pochi giorni, i consueti strumenti di lavoro non equivale a estraniarsi dalle situazioni che fluiscono e ci annodano. La vita continua a scorrere, ma la si può cogliere da una prospettiva diversa. E allora la pausa estiva diventa un’inattesa opportunità per lasciarsi incantare, anche dalla natura.

Credo che ogni vacanza che porge questo dono, è grazia e benedizione. Un invito alla meraviglia e allo stupore a tutti Voi.
Paola

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Isidoro Vicarelli cento anni. Una bella storia da raccontare.

( foto di Giuseppe Saluzzi )

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Classe 1920 , Isidoro Vicarelli, ha spento cento candeline stretto nel calore della famiglia, nell’affetto dei parenti, degli amici a lui più cari e di  Mariya Haletska la badante ucraina che come un “angelo custode” con premura, garbo ed  amorevole abnegazione da pochi mesi lo assiste nella vita di tutti i giorni.

Osimano doc Isidoro Vicarelli,  indossando un elegante completo bianco con  un impeccabile papillon nero,  ha accolto tutti  – giovedì 16 luglio – presso la propria abitazione  per festeggiare il traguardo del secolo di vita!

Presente anche  il vice-Sindaco Paola Andreoni, in rappresentanza dell’ Amministrazione comunale di Osimo che ha omaggiato il nuovo centenario osimano con una pergamena celebrativa, a nome di tutta l’amministrazione comunale e di tutta la comunità osimana. Questo il testo della pergamena:

A Isidoro Vicarelli, per il traguardo dei suoi 100 anni di vita, con l’augurio che continui ad essere una luce di speranza per la sua famiglia e per le future generazioni del nostro territorio“.

Dietro a ogni centenario c’è una lunga storia di vita –  a raccontarla sono i figli Giampaolo e Maria Cesira – una lunga storia di  avvenimenti, di discese e  di risalite.

E Isidoro non fa eccezione,  in questo caso c’è da aggiungere anche di tanti chilometri, sì perché il signor Isidoro  (seguendo le orme del padre Vincenzo)  ha svolto il mestiere di camionista  e per ben 50 anni, raggiungendo la meritata pensione nel 1992.

Un lavoro iniziato a 16 anni accompagnando il padre  e poi proseguito in proprio come “artigiano- padroncino” facendo consegne e girando l’Italia in lungo e in largo. Un lavoro difficile, complicato (soprattutto quando  ai tempi di Isidoro, i camionisti non avevano  google-maps o i navigatori satellitari, e  le uniche indicazioni erano quelle ricavabili  dalle cartine e dal passaparola dei colleghi), rischioso dove le insidie della strada, ieri come oggi,  sono sempre dietro l’angolo, e  che spesso lo ha  tenuto lontano dalla famiglia.

Un lavoro duro e di sacrifici che il nostro festeggiato  ama rievocare  con soddisfazione e con emozione ricordando  i suoi camion, perchè dopo aver macinato più di 2 milioni di chilometri (l’equivalente di due viaggi, andata e ritorno, sulla luna) ,  e per 50 anni , i “suoi camion”, Isidoro,  non riesce più a considerarli solo macchine, pezzi di viti e ferro, ma come “vecchi amici”, compagni di strada di un lunghissimo viaggio.

Aveva 25 anni quando,  nel dicembre del  ’45, dopo un breve fidanzamento,  ha portato sull’altare la sua sposa: Maria Graciotti, osimana, classe 1922 di professione camiciaia, purtroppo prematuramente scomparsa nell’agosto del 2017.
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A  festeggiare l’entrata di Isidoro nel club dei centenari osimani c’erano tante persone, i figli: Giampaolo e Maria Cesira ( Vincenzo il secondogenito è prematuramente  scomparso)  con i rispettivi  consorti, i quattro nipoti, i tre pronipoti così come i figli dei suoi due fratelli (Egidio  anche lui camionista deceduto il 26 settembre 2011 a 102 anni  e Italo, gemello di Isidoro, di professione impiegato, scomparso il 24 novembre 2011).

Come già detto c’era Mariya e naturalmente i tanti amici del ballo, la grande passione di Isidoro da quando “è sceso dalla cabina del camion”, interesse che ha coltivato fino ad anno scorso prima che un ictus gli impedisse di muoversi in piena autonomia.

Uno spirito irrefrenabile accompagnato da un’energia incredibilmente longeva: Isidoro è davvero una forza.  La sua voglia di vivere è grande nonostante i dolori del cuore per le mancanze e gli inevitabili acciacchi riservati agli over 100.

Che aggiungere, un abbraccio e buon compleanno centenario da parte di tutta la nostra comunità cittadina ad Isidoro. Chapeau !!


Paola Andreoni, vice Sindaco di Osimo

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Articoli correlati:
Ho portato gli omaggi dell’Amministrazione comunale ad Isidoro Vicarelli ed alla sua famiglia di Paola Andreoni 16 luglio 2020

 

Cinema all’aperto ad Osimo

CULTURA – Da domenica 26 luglio al 25 agosto 2020 all’Arena Palazzo Campana

“Arena Palazzo Campana” con 13 serate all’aperto

Saranno 13 le serate in programma all’interno dell’Arena Palazzo Campana  ( entrata da Piazza Dante ) durante le quali verranno proiettati i film che hanno conquistato pubblico e critica nel corso della  stagione cinematografica interrotta dall’emergenza sanitaria. Sono questi i contenuti della rassegna “Cinema Sotto le Stelle 2020”  che si terrà da domenica 26 luglio al 25 agosto 2020 nello spazio all’aperto all’interno del Collegio Campana.
Un’importante manifestazione nel cuore della città  in un momento in cui il settore cinematografico si trova ad uscire da uno stato di crisi causa Covid. Anche per questo come Comune abbiamo voluto sostenere l’organizzazione, che ha un cartellone davvero interessante. Siamo lieti di poter così contribuire a garantire ai cittadini un’alternativa di carattere cinematografico e culturale nelle prossime sere di questa estate.
I posti a sedere disponibili quest’anno saranno per un massimo di 200 sedie rispetto ai 300 posti dell’anno scorso, la distribuzione del pubblico in sala varierà perché i congiunti potranno sedersi vicini, mentre ci sarà un distanziamento tra gli altri, nel pieno rispetto delle disposizione per il contenimento COVID 19.
Un grazie all’Assessore Mauro Pellegrini e a quanti hanno reso possibile la conferma di questo appuntamento culturale cittadino.
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Ingresso: Intero  € 6,50; Ridotto € 5,00 (per bambini sotto i 12 anni e gli over 65). I biglietti potranno essere acquistati sul posto prima della proiezione.

Aprirà la rassegna, domani DOMENICA 26 luglio, il film “18 Regali” di Francesco Amato. Una storia vera che si trasforma in un dramma fantasy. 18 regali è ispirato alla storia vera di Elisa Girotto, la mamma di Spresiano morta nel 2017 a 40 anni che, dopo aver saputo di essere affetta da un male incurabile, ha lasciato alla figlia Anna “18 regali” per i suoi compleanni fino a quando diventerà maggiorenne.
Inizio proiezioni ore 21.30.

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Da oggi, 23 luglio 2020, e fino al 10 gennaio 2021 Osimo ospita la mostra “Made in New York. Keith Haring e Paolo Buggiani. La vera origine della Street art.”

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Dopo il successo dell’esposizione dedicata a Banksy, si è aperta oggi a Osimo, presso le sale del  Palazzo Campana, la mostra Made in New York. Keith Haring e Paolo Buggiani. La vera origine della Street art, visitabile al pubblico fino al 10 gennaio 2021.

Curata da Gianluca Marziani, l’esposizione intende celebrare l’artista statunitense Keith Haring, di cui cui quest’anno ricorrono trent’anni dalla sua scomparsa. La rassegna non vuole concentrarsi solo sulle origini della Street art che da oltre quarant’anni anima edifici e strade delle città, ma anche tracciare una linea di demarcazione tra la cultura del Graffitismo e la dimensione più ampia della Street art.

Keith Haring è uno dei più significativi protagonisti dell’arte contemporanea e in mostra sono visibili venti opere originali, realizzate tra il 1981 e il 1983. La scelta di lasciare le sue opere in luoghi attraversati da tutti derivava dalla convinzione che queste dovessero raggiungere un pubblico ampio e diversificato e non soltanto un’élite. “L’arte vive attraverso l’immaginazione delle persone che la vedono. Senza quel contatto, non c’è arte”, ha dichiarato Haring in un’intervista del 1984.

Di Paolo Buggiani (Castelfiorentino, 1933), il papà italiano della street art, sono esposti oltre venti lavori, accompagnati da fotografie che illustrano le sue performance e le sue installazioni newyorchesi.

Haring e Buggiani si conobbero a New York nei primi anni Ottanta: l’artista toscano si rese conto subito del grande talento di Haring e staccò dai muri circa cinquanta delle sue prime opere in gessetto compiute sulle affissioni nere che ricoprivano le pubblicità, i cosiddetti Subway drawings.

Per info: https://www.haringaosimo.it/


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La mostra rappresenta, dopo l’esposizione dedicata a Banksy, un’altro importante evento culturale messo in campo dall’Assessore alla Cultura, Mauro Pellegrini,  nel segno della rinascita e della ripartenza della nostra città,  che porta prestigio e beneficio a tutta la nostra comunità cittadina.
Paola Andreoni

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Ciao amica cara…

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Buon compleanno Pia ovunque tu sia.

 

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Nella Regione Marche si voterà il 20 e 21 settembre

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Le operazioni di voto si svolgeranno dalle ore 7 alle ore 23 nella giornata di domenica 20 settembre 2020 e dalle ore 7 alle ore 15 nella giornata di lunedì 21 settembre 2020.
Al fine del contenimento della spesa e delle misure precauzionali per la tutela della salute degli elettori e dei componenti del seggio, sarà election day, vale a dire  che nelle stesse giornate si voterà per il rinnovo del Consiglio Regionale Marchigiano e per il Referendum Popolare confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Per quanto riguarda il Consiglio Regionale, 30 saranno i candidati eletti che comporranno il Parlamentino marchigiano. Questa la ripartizione dei seggi nelle quattro circoscrizione elettorali:

  1. Circoscrizione elettorale di Ancona spetterà n° 9 seggi;
  2. Circoscrizione elettorale di Pesaro Urbino spetterà n° 7 seggi;
  3. Circoscrizione elettorale di Macerata spetterà n° 6 seggi;
  4. Circoscrizione elettorale di Ascoli Piceno spetterà n° 4 seggi;
  5. Circoscrizione elettorale di Fermo spetterà n° 4 seggi.

 

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Mauro Pellegrini la scelta giusta per le nostre Marche

#alleregionalivotamauropellegrini
#MauroPellegrini

Un anno fa vi abbiamo chiesto di “dare voce alla Osimo che guarda avanti”.
Oggi, con la candidatura di Mauro Pellegrini abbiamo la possibilità di guardare oltre, verso la Regione .
Lo stesso slancio e la stessa passione che hanno caratterizzato l’attività amministrativa di Mauro Pellegrini a servizio della sua città sono rinnovati per un impegno verso la Regione.
Sosteniamo la candidatura di Mauro Pellegrini nella lista del PD.
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Mauro Pellegrini candidato al Consiglio Regionale, una scelta giusta per le nostre Marche
Paola Andreoni 

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19 luglio 1992 Paolo Borsellino

19 luglio 1992
Oggi il nostro pensiero va a Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta, vittime della strage mafiosa di Via D’Amelio a Palermo. Non vi dimenticheremo.

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Ho portato gli omaggi dell’Amministrazione comunale ad Isidoro Vicarelli ed alla sua famiglia

In occasione del suo centesimo compleanno, in calendario oggi, giovedì 16 luglio 2020, ho fatto visita al concittadino Isidoro Vicarelli al quale ho consegnato  la tradizionale pergamena di benemerenza dell’Amministrazione comunale di Osimo rappresentando gli auguri di tutta la nostra comunità.

Emozionato e commosso per l’affetto dimostrato, Isidoro ha ringraziato più volte tutti i partecipanti. Osimo, dopo mesi di difficoltà legate all’emergenza Covid-19, cerca di ripartire e lo fa dai valori di comunità che l’hanno sempre contraddistinta.

Ancora auguri Isidoro da tutti noi!


Paola Andreoni, vice Sindaco di Osimo

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17 e 18 luglio 1944: la battaglia del Musone

Un uomo muore solo quando più nessuno si ricorda di lui

Osimo 16 giugno 2020: ricordiamo i  giovani caduti del Corpo Italiano di Liberazione nella battaglia del 17-18 luglio 1944, detta battaglia del Musone, decisiva per facilitare l’intervento delle truppe alleate nella liberazione di  Jesi e Ancona dall’occupazione nazi-fascista.

Il 14 luglio 1974, sul cippo commemorativo  a loro dedicato in località Casenuove in occasione del XXX anniversario della Liberazione

Gli osimani hanno scritto:

SPERANZA DI  LIBERTA’ CI AFFRATELLO’
RICORDATECI UNITI

e sul cippo sono stati scolpiti i nominativi dei partigiani caduti  nella battaglia del 17-18 luglio 1944:
cap.le. ANELLI Luigi, soldati BALDONI Ivo, BARBIERI Gennaro, BETTARELLI Cirillo, BISCARDI Giovanni CUNSOLO Nicola, DE LUCA Carmelo, DE SENA Angelo, serg. DI FAZIO Oreste, cap.le FANTI Angelo, soldati FORNARA Rinaldo, GRASSO Antonio, IUDICI Teodosio, LUCONI Aurelio, cap.le MASSARE Giacomo, soldato MORBIO Lorenzo, allievo ufficiale MORETTI Aldo, tenenti NUZZIELLO Giuseppe, PALUMBO Giovanni, serg. PARAGGIO Ennio, SALVI Giorgio, cap.magg. ZAFFARONI Giuseppe, soldati MANGO Alfredo, DONEDI Domenico, cap.li SEGLI Angelo, SARSETTI Carlo, sold. DONELLI Dante, ten.GIORGI DI VISTARINO G., sold. ALGHISI Mario, cap.le AMBROSIANO Vincenzo, sold. BARONI Gaetano, serg.magg. BERNARDI Sisto, cap.le BORTOLIN Giovanni, cap.magg.BRUSCA Andrea, soldati CARLUCCI Salvatore, FINELLI Salvatore, FRANCHINI Guido, FRUSCIANO Giuseppe, cap.le GAGLIARDI Raffaele, soldati IVIGLIA Pietro, MAESTRI Luigi, MUSSONI Guerrino, sott.ten.TOTI Augusto, soldati FONSIDITORSI Oronzo, PIANCONI Nunzio, MOLLAR Mario, REY Silvio

Diversi giovani osimani si unirono al Corpo Italiano di Liberazione e 60 giovani partigiani osimani si arruolarono volontari nelle divisioni italiane “Cremona” e “Friuli” per continuare la lotta contro i fascisti e gli oppressori nazisti.

Il monumento commemorativo è stato realizzato dall’impresa di marmisti osimani Marchegiani Mario e Tommaso su progetto del prof. Elmo Cappannari.

 

Inaugurazione del cippo commemorativo il 14/07/1974 alla presenza del Sindaco Paolo Polenta

 

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Una vita per la Scuola e per la sua comunità: grazie prof.ssa Flora

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A nome personale e per conto dell’Amministrazione Comunale intendo esprimere profondo cordoglio per la scomparsa della prof.ssa Giri Flora.

La prof.ssa Giri, per 34 anni ha insegnato alla Caio Giulio Cesare, dove ha trasmesso amore per la letteratura, per il latino, storia e geografia  ed educato   ai valori dell’umanesimo, a generazioni di studenti osimani. È stata una ‘ragazza del 2 giugno’.
Poche persone hanno attraversato con immutata eleganza quasi un secolo. Una di queste è stata Flora Giri, insegnante di Osimo, scomparsa ieri (8 luglio) all’età di 97 anni, appena da pochi giorni compiuti.

Flora, non ha mai smesso di insegnare,  perché non ha mai perso la curiosità di imparare, la gioia della conoscenza, il piacere della lettura e, soprattutto, della relazione con l’altro. Consapevole sempre che nessun sapere potesse essere donato davvero senza che ci si innamorasse un po’.
Osimo perde oggi una donna di pensiero, impegnata anche sul piano civile. Nelle elezioni amministrative del 1965, non cercando approdi su lidi comodi e facili, come poteva essere la Democrazia Cristiana dell’epoca, scelse di candidarsi con un partito minoritario, che si rifaceva ai valori della Costituzione e che vedeva in Saragat il suo politico più rappresentativo: il PSDI.
Erano quelli tempi non facili per le donne in politica,  basti pensare che dei 163 candidati al Civico Consesso  solo 5 sono state le donne che si sono presentate alla competizione elettorale e solo  due di  loro sono riuscite ad essere elette: Agostinelli Maria in Castellani eletta nella lista della DC e poi nominata Assessore e Flora Giri che ottenne 88 preferenze e risultò l’unica eletta in Consiglio Comunale della sua lista ed anche l’unica rappresentante femminile in “Sala Gialla” per i cinque  anni del mandato amministrativo.
Un mandato amministrativo come consigliere comunale, quello 1965 – 1970, che ha visto sindaco l’avv. Vincenzo Acqua e che la prof.ssa Giri ha interpretato sempre con grande passione, rispetto ed impegno nelle  file della minoranza avendo sempre attenzione in primo luogo al bene della propria comunità.
Rieletta nel mandato 1970 -1975 (sindaco Paolo POLENTA) risultò sempre la più votata della lista ma  per motivi familiari, alla prima seduta del Consiglio comunale rassegnò le dimissioni.
Come persona e donna libera, la prof.ssa Flora GIRI ha vissuto la responsabilità politica come momento “alto” di impegno civile verso la propria città, portando nel civico consesso osimano la sua visione, i suoi principi, il suo stile.

Queste poche righe vogliono rappresentare un  riconoscimento sincero quindi per questa “Donna” e “Insegnante” per Sua presenza e per il Suo contributo offerto in questi anni alla vita istituzionale e sociale della Città, con generosità, dedizione e spirito di servizio autentico.

Sono vicina alla famiglia, alle nipoti Sara ed Alessandra  per la perdita della loro cara zia, una cittadina che con grande generosità non ha esitato a mettere a disposizione di tutti il suo grande talento e il suo senso civico.


Paola Andreoni, vice Sindaco di Osimo

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Nel 1965 entra nel civico consesso osimano la sig,ra Flora GIRI, eletta nelle liste del PSDI di Paola Andreoni  23 maggio 2015

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#IncontriMusicalialChiostro2020🟨 ed è una grande bellezza

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Dopo tanti mesi difficili finalmente si sente la musica per le vie di Osimo. Al Chiostro di San Francesco continuano le serate proposte dall’Assessore Mauro Pellegrini  #IncontriMusicalialChiostro2020🟨, ed è una grande bellezza.

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Riapre il Centro Diurno FonteMagna di Osimo

Il Sindaco Simone Pugnaloni e l’Assessre ai servizi sociali Paola Andreoni sono felici di comunicare che in mattinata é giunta la comunicazione da parte dell’ AV2 circa il parere sulla riapertura del Centro Diurno Fontemagna dell’ ISP AV2 .
Una notizia che da tempo, insieme alle famiglie, si aspettava. Infatti dal momento in cui sono uscite le linee guida , l’azienda Asso in collaborazione con l’amministrazione comunale si é subito attivata per predisporre il progetto di riapertura e la necessaria documentazione. Si era in attesa di ricevere la comunicazione con parere favorevole dell’AV2.
Domani ci arriverà l’ultima comunicazione da parte dell’ AV2 ( Ufficio Amministrativo) con la quale potremo riattivare – finalmente – il CSER Disabili Fontemagna con la nuova organizzazione ai sensi della DGRM 600/2020.
La Azienda Speciale ASSO, in qualità di Ente Gestore dovrà prendere immediati contatti con la Responsabile dell’ ADI Osimo Area Vasta 2 , per la pianificazione dei tamponi che dovranno fare sia gli operatori che gli ospiti 72 ore prima del giorno fissato per la riapertura. Tamponi che saranno ripetuti ogni mese.
Dopo il lungo periodo obbligato di chiusura, le famiglie hanno dovuto affrontare momenti non semplici. Siamo sempre stati vicini alle famiglie comprendendo le loro problematiche. L’Amministrazione comunale ha sempre monitorato la situazione e sollecitato chi di competenza a procedere celermente. Ora finalmente i ragazzi potranno riprendere le loro attività educative, ludiche  e riabilitative in sicurezza.

Paola Andreoni Assessore ai Servizi Sociali di Osimo

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8 Luglio del 1978 , Sandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica, il nostro AMATO PRESIDENTE.

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8 Luglio del 1978 , Sandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica, il nostro AMATO PRESIDENTE.

Un giorno stupendo per il nostro Paese e la nostra democrazia, uno dei più  grandi Presidenti della Repubblica Italiana


Grande immenso Presidente!!!
Paola

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