Osimo, in 26mila940 al voto

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Referendun costituzionale ad Osimo, gli elettori chiamati alle urne saranno in totale 26.940 con prevalenza delle femmine, 13.870, sui maschi, 13.070.
La sezione elettorale con il maggior numero di iscritti è la numero 8 ( scuola primaria di Borgo San Giacomo) con 1.101 elettori, mentre la più piccola è la numero 7 con 525 elettori ( sempre alla scuola primaria di Borgo San Giacomo).

Tra questi, e dunque voteranno ad Osimo, 2 italiani residenti all’estero (1 maschio ed 1 femmina) che hanno presentato la domanda di esercizio dell’opzione per il voto in Italia e ancora 3 italiani (3 maschi) che risiedono in Stati con cui l’Italia non intrattiene relazioni diplomatiche o nei quali la situazione politica o sociale non garantisce l’esercizio del  voto per corrispondenza.

Non mi è stato possibile invece conoscere  il numero degli osimani che voteranno esclusivamente all’estero per corrispondenza.

Nessun elettore osimano ha chiesto di votare presso il proprio domicilio in quanto  affetto da gravissima infermità, tale che l’allontanamento dall’abitazione risulta impossibile anche con l’ausilio dei servizi organizzati dal Comune.

Le urne saranno aperte nella sola giornata di domenica, 4 dicembre, dalle ore 7 alle ore 23.

Sul territorio comunale di Osimo sono ubicate 33 sezioni elettorali, nei seguenti seggi:
– Scuola primaria Bruno da Osimo in Piazza Santa Lucia  n.10 (sezioni 1-2-3);
– Scuola primaria di Casenuove  in Via di Jesi n. 252 (sezioni 4-5);
– Scuola primaria San Paterniano  di Via Chiaravallese n. 110 ( sezione 6 );
– Scuola primaria di Borgo San Giacomo in Via Roncisvalle n.19 (sezioni 7- 8);
– Scuola primaria di San Biagio  di Via G.Pascoli n.7  (sezioni 9 – 10);
– Scuola media di Osimo Stazione  di Via D’Azeglio n. 11 ( sezioni 11-12-13-29-31);
– Scuola dell’Infanzia di San Sabino di Via Sana Cecilia n. 1 ( sezioni 14-30);
– Scuola primaria di Padiglione in Via Montefanese n. 106 ( sezione 15);
– Scuola primaria di Campocavallo in Via di Jesi n.42  (sezioni 16-28);
– Scuola primaria di Passatempo in Via Sandro Pertini  (sezioni 17-18);
– Scuola primaria Fornace Fagioli di Via Luigi Fagioli ( sezioni 19-20-21);
– Scuola primaria F.lli Trillini in Via Aldo Moro n. 72 ( sezioni 22-23-24-25-26-27-32-33).
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Tutti gli elettori devono controllare la propria scheda elettorale e di verificare se questa è completa, se riporta i dati esatti dell’elettore e della residenza dello stesso e se si è deteriorata. Chi avesse bisogno di una nuova tessera elettorale si può rivolgere all’ufficio Elettorale del Comune di Osimo, in piazza del Comune, l’ufficio rimarrà aperto oggi, sabato 3 dicembre dalle 9 alle 18, e domani, domenica 4 dicembre, dalle 7 alle 23.
Si ricorda che per assicurare la segretezza dell’espressione del diritto di voto è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini. Il Presidente dell’ufficio elettorale di sezione, all’atto della presentazione del documento di identificazione e della tessera elettorale da parte dell’elettore, inviterà l’elettore stesso a depositare le apparecchiature indicate di cui è al momento in possesso. Le apparecchiature depositate dall’elettore, prese in consegna dal presidente dell’ufficio elettorale di sezione unitamente al documento di identificazione e alla tessera elettorale, saranno restituite dopo l’espressione del voto. Chiunque violi tale divieto è passibile di denuncia alla competente autorità giudiziaria con conseguenti sanzioni detentive e pecuniarie.

Buon esercizio del diritto di voto a tutti.
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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
                   Paola Andreoni

 

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Il rifiuto di Rosa Parks

Il primo dicembre 1955 a Montgomery in Alabama si verificò un momento cardine della lotta contro il razzismo e la discriminazione: Rosa Parks, una cittadina di colore, si rifiutò di alzarsi dal posto in bus riservato esclusivamente alla popolazione bianca e per questo motivo venne denunciata e arrestata. Credo sia importante ricordare, oggi,   la vicenda di Rosa, una donna come tante che è diventata un simbolo di uguaglianza, e di altre persone che hanno creduto e tuttora credono nella lotta per il riconoscimento dei diritti a tutti gli individui. In queste giornate saranno inoltre coinvolte in attività educative finalizzate alla diffusione di una cultura di integrazione, di accoglienza e rispetto delle differenze anche numerose scuole della città.

RosaDa quell’episodio in Alabama dell’1 dicembre 1955 ebbe inizio la protesta pacifica tramite il boicottaggio dei mezzi di trasporto, preferendo qualsiasi altro mezzo, anche l’andare a piedi, pur di non usufruire degli autobus. Questa protesta causò danni finanziari importanti alla ditta, che rischiò il fallimento per mancato introito e portò, nel 1956, la Corte Suprema a dichiarare incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi di trasporto. Il sacerdote che fu sempre al fianco di Rosa Parks, Martin Luther King, benedisse il boicottaggio e si fece promotore della campagna per il riconoscimento dei diritti dei neri.
Paola

Cordoglio alle vittime dell’ennesimo, tragico incidente sul lavoro.

Esprimo profondo cordoglio e mi unisco al dolore dei familiari dei lavoratori vittime del tragico incidente sul lavoro accaduto, ieri a bordo della nave “Sansovino” a Messina.
Questo ennesimo incidente sul lavoro deve far riflettere ed interrogare la Politica, che si deve far carico di nuovi e più puntuali interventi legislativi sulle norme che disciplinano i controlli e la sicurezza dei luoghi di lavoro, con particolare riguardo alle attività che presentano maggiore pericolosità.
Paola

Eugenio Scalfari : L’ideologia dei 5 Stelle e la deriva dell’Uomo qualunque

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 27 Novembre 2016. Lazzari e lazzaroni.
Il mio tema di oggi è soltanto uno: il referendum di domenica prossima, del quale conosceremo l’esito il lunedì 5. Il tema ne contiene e ne implica molti altri, non soltanto italiani e non soltanto costituzionali, ma anche internazionali, politici, economici. Cominciamo ad esaminarli uno per uno.
Mercoledì scorso c’è stato un incontro al Quirinale durato a quanto si sa un’ora e mezza tra il presidente Sergio Mattarella e Renzi. Ufficialmente hanno trattato molti argomenti, il primo dei quali la riunione del giorno dopo del Consiglio supremo della Difesa. Ma nella realtà il tema principale è stato proprio il referendum. Mattarella ha raccomandato maggiore cautela nel linguaggio, ha ricordato che i referendum in genere e questo in particolare non comportano alcun obbligo di dimissioni del presidente del Consiglio quando la tesi da lui sostenuta fosse battuta dagli elettori (tra l’altro i referendum costituzionali non prevedono alcun quorum ed è possibile che il numero degli elettori che andranno al voto domenica sia inferiore al 51 per cento dei cittadini con diritto di voto). Infine Mattarella ha ricordato a Renzi che, subito dopo il referendum, c’è una quantità di problemi da affrontare con notevole urgenza, uno dei quali derivanti proprio dall’esito del referendum stesso che, in caso di vittoria del No, comporterebbe la riforma della legge elettorale poiché quella attualmente vigente riguarda un sistema monocamerale e il bicameralismo perfetto che tuttora c’è e c’è sempre stato. Quando fu fondato lo Stato italiano da Cavour nel 1861 il Senato era di nomina regia e tale durò durante la Monarchia. Il regio Senato aveva gli stessi poteri della Camera ma la nomina dei suoi membri era appunto diversa: non la faceva il popolo ma il Sovrano.
Con l’avvento della Repubblica entrambe le Camere furono elette dai cittadini sia pure con leggi elettorali diverse ma con identici poteri legislativi. Renzi, a quanto ci risulta, ha dato assicurazioni sul linguaggio e ha ricordato che è suo interesse pubblicamente annunciato di riformare profondamente la legge elettorale, sia che vincano i Sì sia che vincano i No, il che significa anche che non si dimetterà dalla carica di presidente del Consiglio almeno fino a quando queste e le altre questioni urgenti ricordate da Mattarella non siano state condotte a buon fine. Fin qui il colloquio assai importante, del quale i giornali hanno dato adeguato rilievo nei titoli ma assai scarsa informazione sui contenuti.
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Debbo dire che, strada facendo da quando fu indetto, il referendum costituzionale ha ampiamente cambiato il significato che gli attribuisce la gran parte dei cittadini che hanno deciso di votare, il che lascia anche supporre che l’afflusso alle urne sarà più elevato di quanto si prevedeva all’inizio. Per quanto risulta a noi, chi voterà Sì lo farà per rafforzare l’autorevolezza politica di Renzi; chi voterà No lo farà per mandarlo in soffitta; quel che avverrà dopo non lo sanno e non gli importa granché.
Ho avuto nei giorni scorsi un esempio assai chiaro di queste due posizioni in un confronto televisivo guidato da Bianca Berlinguer nella sua trasmissione pomeridiana a RaiTre, tra il governatore della Regione Piemonte, Chiamparino e il governatore della Puglia Michele Emiliano. Chiamparino ha esposto numerose motivazioni a favore della riforma costituzionale e altrettante contro, concludendo però che il suo voto sarebbe stato Sì. La motivazione di questo gesto – ha detto – è interamente politica: un No getterebbe il nostro Paese in una sorta di caos non solo politico ma anche economico, sociale e internazionale che coi tempi che corrono è da evitare assolutamente. La posizione di Emiliano è stata l’esatto contrario e ne ha indicato le ragioni, quelle che ha chiamato il merito del problema. La Berlinguer ha contrastato quel “merito” in tutti i suoi aspetti e alla fine Emiliano ha indicato la vera verità del suo No: “Ritengo dannosa la permanenza di Renzi al vertice della politica italiana”. Ecco il punto, cara gente: ormai il Sì è un “viva Renzi” e il No è “abbasso”. Salvo qualche eccezione motivata veramente dal merito, visto da angolazioni diverse. Mario Monti è un tecnico dell’amministrazione, vota No per dissensi sul merito; così pure Zagrebelsky e così anche Alessandro Pace. Ma il grosso dei No è di provenienze grilline e cioè: prima di tutto piazza pulita. Questo non ha niente a che vedere col merito ma coincide con l’ideologia. Sembra impossibile che il Movimento 5 Stelle si fondi su un’ideologia; noi siamo abituati a pensare che l’ideologia abbia una base culturale e spesso è così: il comunismo si basava su Marx ed Engels. Il liberalismo di Adam Smith e Ricardo coniugati con l’Illuminismo di Diderot, D’Alembert e Voltaire; il liberalismo moderato aveva come base il pensiero di Tocqueville. Ma il “piazza pulita” è uno slogan non un’ideologia. Uno slogan anarcoide come un tempo lo fu l’Uomo qualunque. Quelli che Ezio Mauro chiama “forgotten men”.
L’Uomo qualunque disprezza l’establishment, la classe dirigente di cui non fa parte. Ad essa attribuisce tutte le colpe (che in parte certamente ha). Ne vede una diversa, una nuova. Il più delle volte è storicamente accaduto che quella nuova sia la vecchia che ha cambiato abito e si è mascherata: pensate al fascismo che nasce dal socialista Benito Mussolini. Quel socialista fondò i fasci di combattimento, ispirato al sindacalismo rivoluzionario di Georges Sorel; poi diventò reazionario, distruggendo le Case del popolo del partito socialista, pur restando ancora repubblicano. Infine, nel primo congresso del partito nazionale fascista, dette un calcio alla Repubblica e accettò la Monarchia unificandosi con il partito nazionalista guidato da Federzoni. Vedete come vi si può ingannare, voi dell’Uomo qualunque che oggi vi chiamate 5 Stelle e volete la piazza pulita? Voi domani presumibilmente voterete No. E poi che cosa farete? Quale programma, quale politica estera, quale visione dell’Europa e della moneta comune?
L’Uomo qualunque non cambierà mai e c’è sempre stato. Non è il popolo sovrano che vorremmo fosse la base consapevole della democrazia. Sono piuttosto i Ciompi. Ricordate il tumulto dei Ciompi? Ricordate i Lazzari napoletani che appoggiarono la rivoluzione giacobina del 1799 promossa dalle famiglie nobili guidate dal principe Gennaro Serra di Cassano e da un gruppo di intellettuali? I Lazzari appoggiarono quella rivoluzione ma pochi mesi dopo, quando il Re tornò con la flotta di Nelson e le bande contadine di Ruffo di Calabria, i rivoluzionari furono tutti impiccati, molti morirono per strada e decapitati e le loro teste mozze vennero prese a calci dai Lazzari da quel momento chiamati lazzaroni. Che buie storie ha questo Paese!
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Caro Matteo Renzi, qualche errore in questa vicenda l’hai fatto anche tu. Il principale, che per l’ultima volta hai ribadito nel tuo dibattito con Gramellini sulla Stampa di venerdì, riguarda il tuo ritiro dalla vita politica se vinceranno i No. Penso che tu faccia volontariamente questo errore per aumentare il numero dei Sì. Può darsi, ma contemporaneamente e forse anche di più aumenterà il numero dei No. Forse è un voluto errore di tattica, ma qui ti sbagli, è un errore di strategia perché se vincono i No ti sarà difficile tornare a Palazzo Chigi e proseguire come lo stesso Mattarella ritiene perfettamente costituzionale oltreché praticamente opportuno.
La legge sulla riforma del Senato e l’abolizione del bicameralismo: questo è il nodo della questione. Dovresti insistere continuamente su questo punto e porre questa domanda: qual è il Paese europeo che abbia un Senato legislativo? Salvo qualcuno piccolo o piccolissimo nessuno dei ventisette ha un Senato di tal fatta. Tantomeno l’Inghilterra, ora uscita dall’Ue: lì c’è la Camera dei Comuni che ha tutto il potere legislativo e la Camera dei Lord che può solo formulare pareri ed è nominata dalla Corona, cioè dal primo ministro con la firma del Sovrano. Il referendum di domenica prossima è questo che stabilisce: monocamera anche in Italia. Ci sarà poi il tempo per assegnare ai senatori dei compiti meno confusi di quelli attualmente previsti, ma il tema centrale è quello: monocamerale. Attenzione però: No o Sì per mantenere o abolire il Senato, il resto non conta niente o quasi.
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Ultime e marginali osservazioni, che contano tuttavia qualche cosa. Il presidente Mattarella ha pienamente ragione di raccomandare una polemica più forbita di quella attuale. Ma quando c’è stato quel forbitismo in Italia? Nella nostra prima consultazione elettorale la Dc aveva come slogan nei cartelloni di propaganda affissi sui muri di tutta Italia il ritratto di uno Stalin paffuto e torvo con una scritta che diceva: siete i complici di un assassino che paga in rubli la vostra complicità.
Il Pci a sua volta aveva altri cartelloni dove si vedeva un volto degasperiano con dietro alle spalle la testa di un prete e sotto una scritta cubitale stampata con la maggiore evidenza che diceva Forchettoni e una cascata di dollari in banconote come sottofondo. Lei, onorevole Presidente, a quell’epoca era appena nato. Io purtroppo no, ero già cittadino elettore e militavo nel Partito liberale aderendo alla corrente di sinistra guidata da Carandini, Pannunzio, Libonati e parecchi altri. L’Italia non è mai stata perfettamente sobria, ma forse non solo noi. L’Occidente non lo è e si visto tra Trump e Hillary Clinton.
Infine il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Noi tutti, o almeno moltissimi di noi, l’hanno conosciuto quando era ancora sindaco di Salerno e faceva campagna elettorale per diventare governatore. E come l’abbiamo conosciuto? Ascoltando le trasmissioni di Crozza. Era fantastico Crozza nei panni di De Luca e lo faceva parlare esattamente come De Luca parla sempre. Anche allora la Bindi lo attaccò per linguaggio inqualificabile dietro al quale c’era probabilmente il reato di voto di scambio, ma non lo denunciò come anche oggi sta avvenendo.
Oggi parla come allora: gli occorrono dei Sì al referendum e lui promette merende, fritture, mance e tutto quello che lui può fare per favorirli nella pubblica amministrazione. Questo è il suo linguaggio e il suo personaggio. Il Pd deve dissociarsi ufficialmente da questa situazione. Perderà qualche migliaio di Sì ma ne perderebbe di più se non si dissociasse. Adesso ho finito. Debbo dire che nei giorni scorsi ho avuto qualche disturbo di salute che ora è finalmente passato. Lo dico non perché sia una notizia ma perché ho fatto un’esperienza interessante: come si vede la realtà che ci circonda, come si pensa a se stessi e al mondo esterno, come affronti ciò che nel frattempo e con enormi differenze qualitative e di genere hanno detto Donald Trump, Angela Merkel, Barack Obama, papa Francesco, Mario Draghi, Matteo Renzi e perfino (perfino) Vincenzo De Luca. E tu (io) come li vedi con una sorta di cannocchiale e con un cestino da viaggio a tracolla. Vi assicuro che è una bellissima esperienza.
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Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Fidel Castro: un grande rivoluzionario che ha dato senso alla vita di un popolo.

fidelSe ne è andato Fidel Castro, un grande. Un grande rivoluzionario, che ha dato speranza, orgoglio ad una terra martoriata dalle ingiustizie e dai soprusi. Ci ha lasciato una guida che ha dato senso alla vita di un popolo.
Un uomo che sicuramente non è vissuto invano.

Addio Comandante !!!

Elisabetta PASQUALINI consigliera comunale e sindacalista, ma un’unica passione: la difesa degli ultimi dei più indifesi.

Elisabetta PASQUALINI, è nata a Bologna il 12 gennaio 1952. Diplomata al Liceo Classico di Osimo e laureanda in Filosofia all’Università di Macerata è stata una delle più giovani consigliere comunali ad occupare gli scranni della “Sala Gialla”, l’aula consiliare osimana.
Elisabetta, meglio conosciuta come Betta, è una donna che ha fatto “politica” e continua anche oggi a farla senza avere un interesse per il potere, una donna che ha fatto e fa la sindacalista essendo fino al midollo presa dalle questioni sociali.
Basterebbero, forse, queste poche parole per definirla, però, provo a tratteggiarne velocemente la figura anche se altri compagni di partito, del sindacato ed amici potrebbero essere più titolati di me nel farlo.
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Betta nasce e cresce in una famiglia di operai, una famiglia osimana – come tante – fatta di persone perbene. Il padre Luigi natio del borgo , pavimentista presso la ditta Lanari Alessio era un uomo di fatica ma anche un caparbio difensore delle tutele dei lavoratori – iscritto alla CGIL – al tempo in cui quando si chiedeva al padrone di salvaguardare il reddito dei fornaciai o dei muratori nel periodo invernale quando il tempo impervio limitava la loro possibilità di lavoro, si rischiava di essere messi fuori dalla ditta e Luigi Pasqualini per ben tre volte capitò di essere licenziato e poi riassunto dal capostipite della ditta Lanari che tuttavia ne stimava le alte e forse uniche capacità professionali. Quando nel 1970 Alessio Lanari morì la famiglia volle che proprio a Luigi Pasqualini fosse affidato il compito di abbellire la tomba di famiglia ed ancora oggi nel nostro cimitero maggiore si possono vedere gli spenditi mosaici realizzati da questo bravo lavoratore-artigiano osimano.
La madre anche lei osimana doc era una grande  amica di Candida Luna che era stata una staffetta partigiana.
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In questo ambiente familiare che gli ha insegnato il significato delle parole “dovere”, “responsabilità”, “libertà”, “sobrietà” e “attenzione agli altri”, Betta si appassiona alle questioni sociali. L’occupazione “simbolica” del Liceo del 1969 che durò tre giorni, la partecipazione al movimento studentesco osimano ed alla istituzione della Consulta Giovanile Osimana e poi nel periodo dell’Università a Macerata Betta sarà una delle penne che firmava gli articoli del giornalino “Osservatore Osimano” il cui responsabile era Mariano Guzzini.
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Nel 1972, a vent’anni, Betta aderisce al PCI e inizia il suo impegno politico che la vedrà prima segretaria donna della sezione del centro del PCI (dal 1974 al 1978) e poi eletta in Consiglio Comunale, ma anche impegnata nell’UDI ( Unione Donne Italiane) regionale.
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Nel 1981 al termine dell’esperienza come Consigliera Comunale , su invito dell’amico Paolo Angeletti, Betta inizia a lavorare in CGIL dove porta tutta la sua sensibilità, passione e attenzione ai problemi degli ultimi dei più indifesi della nostra comunità e per osteggiare i soprusi, lo sfruttamento, le ingiustizie. Oggi Betta è segretaria di zona del sindacato pensionati CGIL e se la cercate la troverete in via Martorelli sempre presa dagli impegni e da nuovi progetti, ma sempre disponibile, squisita e con una grande semplicità nei modi di porsi.
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Dell’esperienza come Consigliere Comunale svolta nel secondo mandato Polenta mi racconta: ” E’ stata per me quella di Consigliera Comunale, un’esperienza ricca e stimolante a livello politico, come persona e come donna. Ho avuto modo di conoscere e di impegnarmi, quale componente della Commissione consiliare, sui temi dei servizi sociali. E’ di quel periodo: l’apertura dei primi 2 asili nido comunali ( Colfiorito e poi San Biagio) dietro la spinta delle giovani operaie della Lenco, il progetto e l’avvio della assistenza domiciliare agli anziani, la prima indagine conoscitiva sulle condizioni degli anziani in Osimo, l’apertura del Consultorio Familiare.
Ricordo – con emozione – la visita dei consiglieri comunali della Commissione Servizi Sociali con l’Assessore Aumuria Carbonari – alle Case di Riposo della città. Indagine dalla quale scaturì la decisione di chiudere l’II.RR.BB ( pori trasformatasi in casa di riposo “Benvenuto Bambozzi”) che era allora ubicata in alcuni angusti spazi oggi occupati dal reparto Medicina dell’Ospedale cittadino. Trovammo, infatti, una situazione indecente: anziani senza cure adeguate, una struttura inidonea per pulizia e decoro.
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Non si può parlare di Betta Pasqualini tralasciando di menzionare il compagno, il marito che per una vita le è stata vicino, che l’ha accompagnata, rimanendone coinvolto, nell’impegno politico e sindacale per la nostra comunità: parlo naturalmente di Leo Rossi.
Conosciutisi nel circolo giovanile “Giovanni XXIII” di Piazza Nuova, animato da don Paolo Bianconi, Leo e Betta saranno una coppia sempre presente nella vita politica della sinistra osimana. Lei organizzatrice dei confronti politici e culturali, Leo generosa ed infaticabile mano operativa a montare e smontare gli stand delle Feste dell’Unità e poi tra i fornelli e i fumi della cucina.
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Elisabetta PASQUALINI, Bologna 12/01/1952 eletta Consigliera comunale nelle liste elettorali del PCI
– Consigliera comunale in Osimo nel mandato 1975-1980;

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Lavorare nei Tribunali e negli Uffici dei Giudici di Pace: concorso per 800 Assistenti Giudiziari ( scadenza 22 dicembre 2016).

Aperto un bando per Assistenti Giudiziari per assunzioni a tempo indeterminato nel Ministero della Giustizia. Possono partecipare diplomati o laureati.
La selezione pubblica è finalizzata alla copertura di ben 800 posti di lavoro. Per partecipare al concorso Assistenti Giudiziari c’è tempo fino al 22 dicembre 2016.

CONCORSO ASSISTENTI GIUDIZIARI 2016

E’ stato indetto un nuovo concorso Ministero Giustizia per Assistenti Giudiziari. Il bando pubblico mira al reclutamento di 800 unità di personale, nel profilo professionale di Assistente Giudiziario, area funzionale II, fascia economica F2. I candidati selezionati saranno assunti mediante contratti di lavoro a tempo indeterminato.
Il maxi recruiting rientra nel nuovo piano assunzioniMinistero della Giustizia, che punta all’inserimento di 1000 nuove risorse nell’organico ministeriale, per far fronte alla carenza di personale negli Uffici Giudiziari. Di queste 200 saranno reclutate mediante lo scorrimento di graduatorie già redatte in base a precedenti selezioni, e 800 mediante il nuovo bando Ministero Giustizia pubblicato.

REQUISITI

Il concorso per Assistenti Giudiziari è rivolto a candidati in possesso dei seguenti requisiti:
diploma di istruzione secondaria di secondo grado quinquennale o diploma equivalente o equipollente, oppure titolo di studio superiore (es. Laurea);
– età non inferiore a 18 anni;
– cittadinanza italiana;
– godimento dei diritti civili e politici;
– essere fisicamente idonei;
– qualità morali e di condotta di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
– non essere stati destituiti o licenziati a seguito di procedimento disciplinare, o dispensati dall’impiego presso una pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento;
– non essere stati dichiarati decaduti da un impiego pubblico per averlo conseguito mediante la produzione di documenti falsi;
– non essere stati interdetti dai pubblici uffici per effetto di sentenza passata in giudicato.

 Per ulteriori dettagli relativi alle caratteristiche richieste ai concorrenti, alle riserve di posti e ai titoli di preferenza utili ai fini della selezione in caso di parità di merito, si rimanda a quanto esplicitamente indicato nel bando.

PROVE D’ESAME

Il concorso Ministero Giustizia prevede l’espletamento di una selezione per titoli ed esami. Questi ultimi saranno articolati nelle seguenti prove:
– eventuale preselezione, da effettuare se il numero delle domande sarà superiori a cinque volte il numero dei posti banditi, mediante la somministrazione di domande a risposta multipla su elementi di diritto pubblico e amministrativo;
2 prove scritte, mediante la somministrazione di test a risposta multipla, da 60 domande ciascuno, relativi ad elementi di diritto processuale civile e di diritto processuale penale;
colloquio, che verterà sulle materie oggetto degli esami scritti e su elementi di Ordinamento giudiziario e Servizi di cancelleria, e su nozioni sul rapporto di pubblico impiego alle dipendenze della pubblica amministrazione. Comprenderà l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera a scelta dei candidati, tra francese, inglese, spagnolo e tedesco, e della conoscenza dell’uso delle più diffuse apparecchiature e applicazioni informatiche.

DIARIO PROVE CONCORSUALI

Dove si svolgeranno le prove e in che data? Le prove scritte si svolgeranno nei luoghi e nelle date che saranno stabiliti con successivo provvedimento che sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – IV^ Serie Speciale del 14 febbraio 2017.

COME PARTECIPARE

Le domande di partecipazione devono essere presentate, entro il 22 dicembre 2016, attraverso l’apposita procedura online.
Per accedere alla procedura telematica occorre prima registrarsi gratuitamente sul portale web Ministero della Giustizia “Concorsi”, inserendo il codice fiscale e il proprio indirizzo di posta elettronica. Una volta fatto, il sistema genererà in automatico una mail di risposta, contenente il link per accedere alla pagina per il completamento della registrazione.

Una volta completata la registrazione, inserendo i dati richiesti e indicando una password, i candidati riceveranno una seconda mail, contenente il link per compilare e inviare l’istanza online. Completato l’invio, i concorrenti dovranno salvare, stampare, firmare, scansionare in formato pdf ed inviare, tramite upload / caricamento, il file della domanda, insieme ad una copia di un documento di riconoscimento valido. Il sistema rilascerà una ricevuta attestante l’invio, contenente identificativo, ora e data di invio della domanda, e nome e cognome, codice fiscale, luogo e data di nascita del candidato. La stessa dovrà essere salvata e stampata, e dovrà essere esibita per partecipare alle prove concorsuali.

Per tutti i dettagli il Ministero ha messo  a  disposizione una GUIDA (Pdf 961Kb) per la compilazione delle domande online predisposta dal Ministero della Giustizia. Vi segnalo, inoltre, che è disponibile una pagina dedicata alle FAQ, dove è possibile prendere visione delle domande frequenti relative alla procedura telematica e delle relative risposte. Ricordo, infine, che per l’invio telematico occorre utilizzare uno dei seguenti browser web: Internet Explorer 9 o superiore, Mozilla firefox o Chrome.

BANDO

Per maggiori informazioni, si può scaricare e leggere attentamente il BANDO (Pdf 302Kb) relativo al concorso Assistenti Giudiziari indetto dal Ministero della Giustizia.

RICHIESTE INFORMAZIONI E SUPPORTO

Il Ministero della Giustizia ha attivato appositi servizi di assistenza amministrativa e tecnica. Gli stessi sono disponibili per richiedere supporto a carattere informativo e per la compilazione e l’invio delle istanze di partecipazione al bando Assistenti Giudiziari. I candidati possono contattare i seguenti recapiti:
– per richiedere chiarimenti relativi ai requisiti richiesti e alle disposizioni contenute nell’avviso di selezione, è possibile contattare il Call Center Giustizia, telefonando al numero 848 800 110 (il costo della chiamata corrisponde a quello previsto dal proprio gestore telefonico per le telefonate urbane) o scrivendo all’indirizzo di posta elettronica callcenter@giustizia.it. Il servizio è disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 15.30;
– per richiedere aiuto per registrarsi, compilare e inviare il form di candidatura, è possibile inviare una mail a concorsipersonale.dog@giustizia.it, indicando in maniera specifica il problema riscontrato.