Marco, Giuseppe e Arrigo, tre operai morti intossicati, gravissimo un altro

Tragedie sul lavoro che non dovrebbero mai accadere e che pongono grandi interrogativi sul rispetto delle misure di sicurezza. Un pensiero agli operai che hanno perso la vita,ai feriti e alle loro famiglie.
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Paola

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Il “moderato” Attilio Fontana, aspirante governatore della Lombardia.

Il candidato per il centrodestra alle regionali in Lombardia, Attilio Fontana, nel corso di una diretta radiofonica  se n’è uscito con questa perla “Dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate, basta immigrati“. Poi resosi conto di quanto l’aveva sparata grossa ha, maldestramente , fatto marcia indietro dando la colpa a un lapsus.

E questo signore viene descritto nei suoi ambienti come un moderato. Chissà gli altri, non moderati, cosa dicono e pensano. Senza lapsus alcuno.

Affermazioni inconcepibili ed inaccettabili nel 2018,  a ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali,  e gravi se si pensa pronunciate dell’aspirante governatore della Lombardia.
Paola

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16 Gennaio 1969: Jan Palach una speranza nel cielo di Praga

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Jan Palach
era un giovane studente di belle speranze che si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della “Rivoluzione di Praga” soffocata dai carri armati dell’allora Unione Sovietica.
Praga viveva il quinto mese d’occupazione sovietica (di “aiuto fraterno” secondo la versione ufficiale del regime comunista), e il numero degli esuli cresceva insieme alla rassegnazione. L’Unione Sovietica era intervenuta con i carri armati per cancellare la Primavera di Praga, estremo e vano tentativo di democratizzare il socialismo reale. Il gesto drammatico dello studente in quel giovedì di circa quarantacinque anni fa commosse il mondo intero.
Non è stato il suo un suicidio per disperazione, è stato il gesto drammatico di un giovane che si era sacrificato per gli altri, esortandoli a combattere.

La lettera che Jan Palach temeva bruciasse con i suoi abiti e la sua carne, fu letta subito dopo la sua morte. Era, insieme ai documenti, nel sacco che Jan aveva lasciato cadere qualche metro più in là, prima di accendere il fiammifero. Era scritta su un quaderno a righe da scolaro: “Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo…

Non dimentichiamoci di questi giovani che hanno contribuito a costruire la nostra pace.
Jan “una speranza nel cielo di Praga
Paola

Che ne sarà delle Maestre senza laurea , che da anni già lavorano nella scuola ?

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A seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, migliaia di maestri che già da anni insegnano in tutta Italia, vedono sfumare i loro sogni di carriera nell’ambito della formazione scolastica.
Tutti quei docenti diplomati prima del 2001 alla scuola magistrale, che sono iscritti nelle liste ad esaurimento dei vari provveditorati provinciali, secondo la sentenza, devono essere cancellati se non laureati.
Non posso che esprimere tutta la mia solidarietà e vicinanza alle colleghe ed ai colleghi che si sono viste dequalificare il loro titolo di studio in corso d’opera.
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Paola
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Grazie giovani “refusnik”: gocce di speranza in questo mare buio

Una bella notizia, di quelle che danno  speranza …..
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Giovani adolescenti israeliani hanno pubblicamente manifestato, con una lettera aperta al Primo Ministro Netanyahu,  di rifiutare d arruolarsi nell’esercito per via della loro opposizione all’occupazione. Il gruppo si chiama “2017 Seniors’ Letter” e continua una tradizione iniziata nel 1970, con molte lettere simili inviate da studenti dell’ultimo anno delle superiori. L’autore di questo testo è uno dei firmatari della lettera inviata nel 2001.

Lettera di Haggai Matar | 29 dicembre 2017
“L’esercito porta avanti la politica razzista del governo, che stabilisce un sistema legale per gli israeliani e un altro per i palestinesi nello stesso territorio” scrivono gli studenti. “Abbiamo pertanto deciso di non partecipare in alcun modo all’occupazione e all’oppressione del popolo palestinese. Non potremo avere la pace fino a quando la gente vivrà sotto un’occupazione che nega i suoi diritti umani e nazionali.”

I membri del gruppo hanno dichiarato di essere pronti ad andare in prigione come obiettori di coscienza. Uno dei loro, Matan Helman, sta già scontando una condanna. I ragazzi hanno anche annunciato l’intenzione di viaggiare per tutto il paese per parlare con i loro coetanei, sfidandoli a ripensare alla propria posizione sul servizio militare e invitandoli a unirsi al movimento.

L’esercito israeliano non riconosce il diritto all’obiezione di coscienza alla leva basato sul rifiuto dell’occupazione, mentre lo consente in nome del pacifismo e del rifiuto di ogni forma di violenza. E’ dunque probabile che i giovani “refusnik” si vedranno negare l’esenzione e dovranno scontare ripetute condanne alla prigione, ognuna da due a quattro settimane, come è successo ad altri obiettori di coscienza negli ultimi anni.

“Le testimonianze degli ex soldati ci insegnano che la realtà dell’occupazione non permette di fare la differenza da dentro. Il potere di cambiare la realtà non risiede in un singolo soldato, ma nel sistema come insieme. Allo stesso modo, la colpa per questa realtà non riguarda il soldato, ma l’esercito e il governo. Questo è il sistema che vogliamo cambiare.”

Nella loro lettera i giovani “refusnik” citano l’occupazione, l’assedio di Gaza, gli insediamenti dei coloni e la violenza nei confronti dei palestinesi come le principali ragioni della loro decisione. Denunciano anche gli effetti del militarismo sulla società israeliana, che portano ad adottare come valore centrale le soluzioni violente invece della pace e il rafforzamento del capitalismo e della dipendenza dagli aiuti militari americani come conseguenza dell’occupazione.

Gasparre, Melchiorre, Baldassare e il quarto Re Magio

Una tradizione ortodossa russa narra della storia di un quarto Re Magio, quello che arriva sempre tardi e che stava per perdere l’incontro col Bambino Gesù.

Botticelli - Adorazione dei Magi

                                              Botticelli – Adorazione dei Magi

…Ma quando i dromedari dei tre Re Magi scomparvero dietro le montagne, quando il tintinnio delle loro bardature si spense sulla strada di Gerusalemme, entrò in scena il quarto Re.
La sua patria era un paese bagnato dal mare e di là aveva portato tre perle preziose per donarle al Re nato in Occidente e di cui aveva visto la stella, la sera, nel roseto. 
Si era alzato e aveva lasciato tutto. Il Re del quarto regno aveva preso il suo tesoro più raro, le tre perle bianche grandi come uova di piccione, le aveva messe nella cintura e aveva deciso di cercare il posto sul quale brillava la stella.
Lo trovò, ma arrivò troppo tardi. I tre Re erano venuti ed erano già ripartiti. Arrivava troppo tardi, e con le mani vuote… Non aveva più le perle.
Aprì piano piano la porta della stalla dove c’erano il figlio di Dio, la madre di Dio e Giuseppe. Il giorno si spegneva e la stalla diventava scura; un leggero profumo d’incenso era lì sospeso, come in una chiesa dopo i vespri.
 San Giuseppe rivoltava la paglia della stalla per la notte. Il Bambino Gesù era sulle ginocchia di sua madre. Ella lo cullava dolcemente e a mezza voce cantava una di quelle ninna-nanne che si odono di sera quando si passeggia per le strade di Betlemme.
Lentamente, esitando, il quarto Re Magio si fece avanti e si gettò ai piedi del bambino e di sua madre.
 Lentamente, esitando, cominciò a parlare.
Signore” disse, “io non vengo insieme agli altri santi Re che ti hanno reso omaggio e di cui tu hai ricevuto i doni. Anch’io avevo un dono per te: tre perle preziose, grandi come un uovo di piccione, tre vere perle del mare. Ora non le ho più.
 Sono rimasto indietro e mi sono fermato in un alberghetto lungo la strada.
 Ho avuto torto. Il cibo e il vino mi tentavano, un usignolo cantava e decisi di passare lì la notte.
Quando entrai nella sala degli ospiti, vidi un vecchio tremante di febbre. Nessuno sapeva chi fosse, la sua borsa era vuota: non aveva più soldi per pagare il dottore e le cure che gli erano necessarie.
 Signore, era un uomo molto vecchio, scuro e secco, con una barba bianca inselvatichita. Allora presi una perla dalla cintura e la diedi all’albergatore, perché procurasse un medico e gli assicurasse le cure, o se moriva, una tomba in terra benedetta.
L’indomani ripresi il viaggio. Spinsi il mio asino il più possibile per raggiungere i tre Re. I loro dromedari avanzavano lentamente e speravo di farcela.
La strada percorreva una vallata deserta dove enormi rocce si ergevano sparse tra siepi di terebinti e ginestre dai fiori d’oro.
 All’improvviso udii delle grida che provenivano da un vallone. Saltai giù dall’asino e trovai dei ladroni che si erano impadroniti delle povere cose che si trovavano nella casa di una giovane e povera donna.
 Erano in parecchi e non potevo pensare di battermi con loro.
 O Signore, perdonami ancora una volta! Misi mano alla cintura, presi la seconda perla e pagai i ladroni perché liberassero la giovane donna. 
Lei mi baciò e fuggì sulle montagne con la rapidità di un capretto.
Adesso non mi restava che una perla sola, la più bella e la più grossa. Almeno quella volevo portartela, o Signore!
Era passato il mezzogiorno: prima di sera potevo essere a Betlemme, ai tuoi piedi.
 Fu allora che vidi un paesino al quale i predoni avevano dato fuoco e che era, ormai, tutto in fiamme.
 In quel povero villaggio, stavano distruggendo ogni cosa.
 Vicino a una casa in fiamme un uomo grane e grosso, quasi un gigante tutto vestito di nero, faceva roteare un gran cesto di pane per gettarlo nel fuoco. Signore, perdonami, presi la mia ultima perla, la più bella e la più grossa, e la diedi al predone in cambio della cesta di pane che era tutto quello che in quel villaggio avevano per sfamarsi. La consegnai alla moglie del capo villaggio, che corse a metterla al sicuro per tutta la sua gente.
Signore, ecco perché ho le mani vuote. Perdonami, io ti chiedo perdono!
Quando il quarto Re ebbe terminata la sua confessione, nella stalla ci fu un grande silenzio. Egli stette per un po’ chino, con la fronte appoggiata per terra.
 San Giuseppe si era avvicinato. Maria guardava suo figlio tenendolo stretto a sé. Stava dormendo? No! Il Bambino Gesù non dormiva.
 Lentamente si girò verso il quarto Re. Il suo volto era raggiante. Maria gli fece un cenno di avvicinarsi. Lui si fece avanti imbarazzato. Maria depose dolcemente il bambino tra le braccia del quarto Re: ora, ora non aveva più le mani vuote.  Tutto quello che aveva fatto agli altri, venne ricompensato dal sorriso del Bambino Gesù

Conferenza stampa della Presidente del Consiglio Comunale Paola Andreoni

Un invito a lavorare nell’interesse della città, questo il messaggio lanciato dalla Presidente del Consiglio Comunale di Osimo, la prof.ssa Paola Andreoni, nella conferenza stampa di fine anno,  per il consueto resoconto annuale sull’attività del Civico consesso osimano.
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