Osimo calls World: Nicole Cardinali

Cardinali Nicole nata in Osimo il 21 marzo 1991.

Osimana del quartiere del San Carlo e poi di San Paterniano, grande amante di tutti gli sport, sempre “on the road”  ha fatto del mondo la sua casa e vive dove la porta il suo lavoro.

Nicole Cardinali, sognando di incontrare Beckham,  oggi vive, lavora e fa football nella City

Sono nata ad Osimo il 21 marzo 1991, e cresciuta nelle vicinanze della Chiesa S. Carlo. Nel 2009 circa, mio padre dopo tanti anni di duro lavoro ha terminato la ristrutturazione di una vecchia casa di campagna che apparteneva in precedenza ai miei nonni e così ci siamo trasferiti nelle campagne di S. Paterniano.

Papà, Gino, era imbianchino – purtroppo ci ha lasciati prematuramente nel 2013 -,   mamma Adriana Mezzelani per 17 anni impiegata  alla “Zocchi” come sarta, ha lavorato poi all’”Auchan” come cassiera.

Ho una sorella maggiore, Consuelo, che vive a Prato con Mimmo e i miei due fantastici nipotini Julia a Gabriel.

Quando facevo le elementari la scuola “Marta Russo” era ancora in costruzione. Ho passato i primi anni delle elementari nell’edificio dell’attuale Ipsia e poi gli ultimi anni  al “Corridoni” dove poi sono ritornata per diplomarmi (“Ragioneria Erica”). Le medie, invece, le ho fatte alla “Leopardi” al caro vecchio Borgo.

Mi è sempre piaciuto molto giocare a calcio anche se spesso mi sentivo dire che il calcio non è uno sport per le ragazze. Da bambina, al tempo delle elementari,  i primi calci li ho fatti con le squadre dei miei coetanei, soli maschietti. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha supportato in tutte le mie scelte, avendo sempre il loro costante appoggio anche quando ho manifestato il desiderio di preferire le scarpine chiodate alle ballet shoes della ginnastica artistica. A dodici anni la passione per il calcio mi ha fatto   approdare al “Fiumicello Passatempo Calcio“. La prima e credo unica esperienza di calcio al femminile in Osimo. Nella squadra del Fiumicello, al tempo guidata da mister Marco Carlini,  giocavo come attaccante e il mio forte erano gli assist ma anche  il fiuto per il gol.  Con mia grande soddisfazione sono riuscita, anche , a vestire la maglia della rappresentativa regionale under 15 e poi della under 21 partecipando a diversi tornei nazionali.
Mi sono poi anche cimentata in una varietà di altri sport, dalla break dance, alla ginnastica artistica, al tennis, al basket allo skateboard. Sono stata  sempre in prima linea nelle vari manifestazioni sportive organizzate dalla Scuola.  Insomma io e lo sport siamo stati, e continua  anche oggi ad esserlo, un connubio perfetto, un legame indissolubile che mi ha educato ed insegnato valori e ad essere una persona migliore.

Una volta diplomata  mi sono iscritta all’Università di Macerata, frequentando le lezioni alla sede distaccata di Civitanova, ed ho  ottenuto la Laurea in mediazione linguistica.

Dagli anni universitari ho scoperto una nuova passione: viaggiare, viaggiare il più possibile! Mi sono iscritta all’Università, oltre che per ottenere una migliore istruzione e di conseguenza avere maggiori opportunità, anche perché volevo seguire il percorso che alcuni amici avevano fatto prima di me: andare in Erasmus, e scoprire il Mondo.

Al mio terzo anno di Università, sono riuscita  a vincere una borsa di studio per l’Università di Aveiro, in Portogallo (un’ora a sud di Porto), scelta basata per il fatto che ho sempre voluto imparare a fare surf e perché in Portogallo la vita costa meno rispetto ad altri  Paesi, come ad esempio quelli del Nord Europa, e quindi con la borsa di studio mi sono potuta permettere una migliore qualità della vita. All’epoca (2012-2013) pagavo 150 euro al mese per una stanza gigante con balcone privato e un giardino immenso, spese incluse! In casa ho vissuto con sette coinquilini, un brasiliano, due spagnoli, una ragazza rumena, una russa, una polacca e un colombiano. Un’esperienza davvero incredibile e molto formativa grazie a questo super mix di culture e tradizioni.

Sono stata ad Aveiro da settembre a luglio, poi sono tornata a casa per un paio di mesi per lavorare come cameriera dal mitico ristorante “Marino” di Numana dove ho lavorato per diverse stagioni estive (e per una stagione al Battibecco) e poi via di nuovo per un altro Erasmus a Las Palmas di Gran Canaria per andare a prendere un altro po’ di onde. E qui condividevo casa con due ragazzi polacchi, una ragazza greca, una irlandese e un altro ragazzo italiano.

Dopo essere tornata dalle Canarie mi sono poi laureata l’estate successiva e dopo aver speso un paio di mesi in America (California, Las Vegas, New York, Seattle e Portland) e un paio in Portogallo (questa volta a Peniche, più a sud nelle vicinanze di Lisbona) per farmi l’ultima dose di surf, sono partita per l’Inghilterra e più precisamente per Londra.

Devo confessare, che nonostante la mia passione per il mare e per  il surf ho sempre desiderato e sognato di  vivere a Londra fin da piccolina, fin da quando imparavo l’inglese con il mitico maestro Mauro Barbetti alle scuole elementari “Marta Russo” e ricordo ancora il libro di inglese con una nota che diceva:

“Harrods, where you can find from a pen to an elephant.”
Harrods: dove puoi trovare da una penna a un elefante.

Questa frase mi è rimasta impressa e crescendo ha sempre rappresentato per me le milioni di opportunità che la città di Londra avrebbe potuto offrirmi. Sono giunta qua a Londra nel febbraio del 2015, e sono ormai quasi sei anni che vivo a sud “Square Mile”,  vicino a Wimbledon dove fanno il famoso torneo internazionale  di tennis.

In realtà anche quassù mi sento molto a casa, sono in affitto da una italiana ( quanto è vero dire “il Mondo è piccolo”), anche lei nata e cresciuta ad Osimo.

Questi anni a Londra sono stati super intensi e molto soddisfacenti. Dal primo lavoro da Starbucks a fare i caffè alle 5 della mattina per i viaggiatori mattutini, al Master in Film Studies all’Universita’ di Kingston. Sono poi arrivata, ed è oggi questa la mia professione,  a scoprire il mondo del recruitment e ora faccio l’headhunter (che in Italiano si dice “cacciatrice di teste”) per una compagnia inglese specializzata nel settore del Real Estate e Property. In Italia questo lavoro viene svolto da agenzie come Adecco o Michael Page.  In particolare per la mia azienda ricerco figure professionali specializzate, ricevo delle istruzioni o sono io che vado alla ricerca di compagnie che hanno bisogno di queste figure professionali  e poi vado a cercare questi candidati in altre aziende e li presento ai miei clienti.  Un po’ difficile da spiegare non so se ci sto riuscendo!  In sintesi faccio ricerca di figure professionali e di risorse umane con particolari mansioni e con curricoli specifici per i così detti “property developers”, chiamati in Italia “sviluppatori”.

Mi piace molto quello che faccio, ed è un ambiente molto competitivo e stimolante, (e a volte molto stressante!) però ci sono molti benefit, e  insomma,  il gioco vale la candela.

Non sono sicura se resterò a Londra per sempre, in futuro mi piacerebbe fare un’esperienza lavorativa anche negli Usa, magari tramite la mia azienda in quanto abbiamo appena aperto un ufficio in Texas. E poi magari arrivare in Spagna o in una città vicino alla costa dove potrei tornare a fare surf più di frequente.

Comunque tengo le mie opzioni aperte e sto facendo anche un Master in Risorse Umane che sarebbe un’ alternativa perfetta e per quando riguarda la carriera, un “semplice” passaggio al mondo del recruitment.

I miei genitori non hanno mai contrastato la mia scelta di vivere all’estero, era apparente sin da bambina che non sarei riuscita a rimanere a lungo ad Osimo, che amo e terrò sempre nel cuore, e dove forse chissà magari tornerò quando sarò in pensione, ma certamente non nei prossimi vent’anni. Dai primi scambi culturali alle superiori tra Francia, Inghilterra e Germania, al primo viaggio in Australia e Nuova Zelanda poco dopo i 18 anni, alle avventure in Asia tra Thailandia, Giappone e Vietnam, era chiaro che Osimo non mi sarebbe mai bastato e che avrei avuto bisogno di un ambiente più variato anche nella quotidianità.

L’inglese non è mai stato un problema, mi è sempre piaciuto studiarlo non solo a scuola ma anche da sola, ho iniziato a guardare serie americane in inglese quando avevo quattordici-quindici anni e anche a leggere in inglese invece che in italiano. Fin dal primo viaggio in Australia, la lingua,  non è mai stato un problema, ho sempre parlato l’inglese  in maniera fluente, e questo mi ha  anche sicuramente aiutata ad adattarmi molto velocemente in tutti i posti dove ho viaggiato e vissuto.

Qualcosa di bello di Londra? Non saprei da dove cominciare!  La città mi ha sempre affascinato tantissimo con le sue mille sfaccettature e quartieri, la vivacità di Soho, l’eccentricità di Shoreditch, il lusso di Mayfair, la bellezza di Kensington e Chelsea.
Ci sono così tanti eventi (naturalmente mi riferisco al periodo pre-covid, anche se ora le cose stanno ripartendo) che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, dai ristoranti, ai concerti, alle mostre d’arte,  ai nuovi musical nel West End.

 Le mie più grandi soddisfazioni fino ad adesso sono state quelle di andare a vedere ‘Adele’ allo stadio di Wembley, ‘Eminem’ al Twickenham stadium, i ‘Killers’ al famosissimo Hyde Park festival che si svolge tutti gli anni d’estate, ‘The Weeknd’ all’ O2 arena di Greenwich, solo per nominare gli artisti più conosciuti. Con le ragazze della squadra di calcio andiamo anche a vedere le partite di Premier League ed anche della nazionale inglese femminile che gioca solitamente  a Wembley. Bellissimo da vedere anche il nuovo stadio del Tottenham a nord di Londra che è maestoso, contiene al suo interno anche una fabbrica di birra.

Dopo il lavoro o vado in palestra, o a giocare a calcio, o al pub (ora che stanno riaprendo) con le amiche a fare i famosi “pub quiz”.

Ho ripreso a giocare a calcio. Faccio parte  del club Tooting e Mitcham united, la squadra si chiama “Tooting Bec Women, giochiamo nel campionato Division 1 of Greater London, abbiamo allenatore e assistant coach. Nella squadra sono l’unica italiana, le altre ragazze sono per lo più inglesi e il nuovo coach  mi fa giocare come centrocampista centrale o sulla fascia. Inoltre faccio parte di un  gruppo multietnico, tutte ragazze legate dalla comune passione per il football, che quando il campionato è fermo  ci ritroviamo per giocare amichevolmente (per modo di dire), o al parco o affittiamo un campo, di solito di calcio a 11 in quanto siamo parecchie, poi ogni anno, a Maggio, andiamo a fare un torneo a Parigi.

Mi manca Osimo? Naturalmente mi mancano gli affetti che ho lasciato, oltre a questi, l’unica cosa che mi manca veramente di Osimo e dell’Italia è solo il cibo, quando scendo e risalgo di solito carico la valigia di salami, prosciutti e ciauscoli. In realtà, se uno vuole, si trova di tutto a Londra ma i prezzi si quadruplicano!

Un messaggio che mi sento di lanciare ai miei coetanei concittadini. A livello di opportunità lavorative, una volta superato il primo ‘scoglio’ dell’essere italiano, a Londra con un po’ di esperienza puoi veramente decidere di fare quello che vuoi. Un’ esperienza all’estero, (passata la pandemia), la consiglio vivamente, non abbiate nessuna paura che tanto a casa “se fa’ sempre in tempo a tornà” ( come si dice nel nostro dialetto). Se qualcuno volesse ulteriori suggerimenti sulla vita a Londra può raggiungermi su Instagram – @niqquita.

Un grande ringraziamento a te Paola per questo bellissimo progetto che stai curando, è una  luce che ravviva le nostre radici. Sono sicura che sarà molto di aiuto ai nostri concittadini per aiutarli a decidere se vogliano o no provare un’esperienza (o trasferirsi) all’estero, e soprattutto la differenza di vita tra le varie nazioni per capire quella che possa essere più adatta a ciascuno di loro.

Ragazzi fate i bravi e non lasciate in giro gli “estathè” al monumento. “Clean after yourself and wear a mask, stay safe.”

 Un abbraccio a tutti gli osimani da Nicole, from London with love.


Ciao Nicole Grazie!! e Buona Vita. Anche la tua è una storia bellissima, quella di una ragazza determinata che mette passione nelle cose che fa  nel lavoro, nello sport, superando difficoltà e a volte pregiudizi. E’ un vanto per la nostra città scoprire la determinazione e il coraggio di tanti giovani come te che credono nei propri sogni e fanno valere il proprio talento per le strade del Mondo.
Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo

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Il comune dà il benvenuto ai nuovi volontari di servizio civile

#giovanidelserviziocivile
#settoreservizisociali
#daoggialavoro

Volontari Servizio Civile
👉 Questa mattina i giovani volontari che hanno richiesto di svolgere il servizio civile presso il Dipartimento dei Servizi Sociali del Comune di Osimo sono entrati ufficialmente in servizio e sono stati accolti dall’assessore ai servizi sociali Paola Andreoni che ha dato loro il benvenuto.
“Una Scuola per tutti” è il progetto al quale i/le ragazzi/e lavoreranno per 12 mesi. L’obiettivo è quello di aumentare le ore di assistenza e tutoraggio scolastico a beneficio degli alunni delle scuole di Osimo, potenziare l’attività di assistenza pomeridiana domiciliare e l’attività di animazione presso i Centri estivi.
Alcuni volontari del servizio civile lavoreranno anche presso l’Ambito Sociale XIII.
👇Sarà un’esperienza importante che darà a questi giovani la possibilità di iniziare a relazionarsi con il mondo del lavoro, conoscere le dinamiche e i rapporti relazionali che si sviluppano all’interno di esso. In particolare potranno sviluppare competenze di mediazione comunicativa e relazionale, assistenza all’autonomia e alla comunicazione di persone con disabilità in ambito socio educativo.
Ci sono inoltre altri progetti presentati dal Comune di Osimo che riguardano altri settori e che vedranno coinvolti altrettanti giovani.
🟢 Nella convinzione che al termine del loro anno di servizio civile i giovani volontari avranno acquisito esperienze importanti per la loro formazione, nel ringraziarli inoltre per aver condiviso i progetti proposti nell’ambito dei servizi sociali, auguro loro, insieme al sindaco Simone Pugnaloni e all’amministrazione tutta , un buon lavoro !

Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo, Assessore ai Servizi Sociali

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Noi aderiamo alla campagna di approvazione del ddl Zan


Noi aderiamo alla campagna di approvazione del ddl Zan‼️
Se vuoi c’è spazio anche per la tua condivisione, mettendoci faccia e mano.
👉Il testo del Disegno di Legge ZAN prevede misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità (approvato alla Camera il 4 novembre) e ne chiede l’urgente calendarizzazione e l’approvazione in Senato.
⏰Il tempo è scaduto!
I fatti di cronaca che quotidianamente leggiamo sui giornali, gli attacchi mediatici sui social e le aggressioni fisiche e verbali per strada ci ricordano quanto sia importante e urgente che il Parlamento assuma finalmente i giusti provvedimenti per combattere ogni forma di violenza contro la comunità LGBTQ+, le donne e le persone disabili.
È un atto di civiltà.


Paola Andreoni

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Elio Brusamento, l’alpino in pensione impegnato per la campagna sulla sclerosi tuberosa ha fatto tappa ad Osimo

E’ partito  il 25 aprile del 2019 da Trieste, Elio Brusamento, 69 anni di Padova, infermiere in pensione, alpino ed atleta, gira l’Italia a piedi, come portavoce dell’Associazione Sclerosi Tuberosa.
Sacco in spalla e tanto entusiasmo e motivazione ha deciso di impegnare la sua vita da pensionato per far   conoscere le problematiche che affliggono i malati di sclerosi tuberosa, una patologia oncologica rara che colpisce circa 2 milioni di persone nel mondo, tra cui tanti bambini.
Ieri Elio ha fatto tappa ad Osimo.  E’ stato un onore per me e per il Sindaco, incontrarlo e manifestare, a nome della città, tutta la stima e la solidarietà per questa sua iniziativa di sensibilizzazione.

Elio ci ha raccontato con gentilezza, umanità e una motivazione straordinaria la storia delle tante famiglie in cui, purtroppo questo male si è presentato, il loro coraggio, la sofferenza e la determinazione ma anche le tante difficoltà che gli affetti da sclerosi tuberosa riscontrano nella sanità pubblica.

A nome di tutta la città abbiamo accolto il messaggio di Elio e fatto nostro il suo appello invitando le istituzioni, le case farmaceutiche a farsi carico e di porre la giusta attenzione a questa malattia rara.


Una bella testimonianza ed un messaggio che merita visibilità e che mi sento di  girare  a tutta la nostra comunità.


Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo, Assessore ai Servizi Sociali

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🌹#BuonPrimoMaggio Osimo


#1maggio
. Oggi ricordiamo a tutti noi che il lavoro, per le persone, è prima di tutto #dignità!!.
Il mio pensiero, per questo, va a chi il lavoro l’ha perso o non l’ha ancora trovato, o per trovarlo è andato lontano da Osimo o a quanti vivono con un lavoro precario. Grazie, a quanti, oggi, non festeggiano, perché impegnati negli ospedali o nelle Rsa, nei trasporti o nella ristorazione o garantisce uno dei tanti servizi essenziali.
#BuonPrimoMaggio!!!


Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo

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Furto con scasso in via Einaudi: solidarietà ai titolari delle tre attività commerciali


Un grave e odioso episodio quello successo ad Osimo al centro commerciale di via Einaudi dove  dei  balordi, non hanno altro nome,  hanno rubato e provocato danni, scassinando ben tre negozi.  Come se non bastasse il già difficile momento che tutto  il settore sta vivendo, questi balordi si sono accaniti contro piccole attività  commerciali a conduzione familiare.
Mi auguro che al più presto le Forze dell’Ordine possano scoprire ed arrestare quanti hanno commesso tali atti criminosi.
Ai titolari dei tre negozi vittime del furto esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza.


Paola Andreoni
Vice Sindaco di Osimo

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Osimo calls World: Lorenzo Strappato


Lorenzo Strappato nato in Osimo il 10 aprile 1974 .

Chef di successo,  sono 20 anni che porta un tocco di Osimo sui piatti di Mosca. 

Lorenzo Strappato  cuoco osimano  in Russia

Fare carriera nel mondo della ristorazione non è certo cosa semplice. Diventare uno chef stellato o un restaurant manager vuol dire avere una forte passione e soprattutto essere disposti a fare tanti sacrifici. Lo sa bene chi è riuscito ad arrivare nell’Olimpo della ristorazione e oggi può vantare una posizione a cui molti ambiscono.  Lorenzo Strappato, osimano doc, è uno di questi, ma per avere riconoscimenti e gratificazioni, al tanto impegno, ha dovuto fare molta strada ed emigrare in Russia.
Con le sue prelibatezze marchigiane e della cucina osimana delizia  – da diversi anni  – l’alta società di Mosca, tutta gente che conta ed ovviamente danarosa. Tra i suoi clienti anche quasi tutto l’entourage del nuovo zar di tutte le Russie. 

Sono nato al “Borgo” – mi racconta Lorenzo -, per la precisione alle “fonti del Borgo”, ho frequentato la scuola elementare di via Roncisvalle, per gli osimani “la scuola della Gattara” mentre le medie le ho fatte al “Seminario”  inteso come la scuola che si trova sotto la “croce del Cimitero”. Al termine della scuola dell’obbligo, senza una predilezione ben chiara,  mi sono iscritto  all’alberghiero di Loreto. Scuola scelta, semplicemente perché avevo considerato che era la scuola che mi poteva offrire la migliore e più veloce strada per acquisire autonomia  economica ed indipendenza dalla famiglia. Dopo la prima lezione di cucina ho capito, però,  che quella divisa bianca, l’avrei indossata per molto tempo.

Di quei anni spensierati della giovinezza trascorsa ad Osimo, ricordo il mio primo motorino.
Frequentavo praticamente quasi tutti i gruppi di Osimo, gli amici delle medie si erano dislocati con la famiglia in altri punti della nostra cittadina e per continuare a vederli giravo a “manetta” tra Passatempo, San Biagio e naturalmente il centro della nostra città. Sono stato boy scout, poi ho frequentato tutti i luoghi dove abitualmente si radunavano i giovani osimani: il borgo, piazza, il centro commerciale, il “Bar Baiocco”, il gruppo di amici del ritrovo di Via Tonnini, l’Associazione  “Amici per la musica”.

Ricordo i lavoretti ai  fine settimana, mentre le estati ero sempre  impegnato nelle famose “stagioni”,  a fare pratica nei fornelli degli stabilimenti della nostra riviera. 
Una volta conseguito il Diploma  all’Istituto Alberghiero di Loreto, mi sono fatto le ossa – come vice cuoco – nei più prestigiosi ristoranti della nostra zona. Primo fra tutti nomino il “Santa Cristiana” a Numana dove ho lavorato stabilmente dall’ 89 al ’93. Lì ho lasciato il cuore ma anche  tanto impegno. Ricordo che eravamo una “brigata” formidabile, un concentrato di  tanta passione, sacrificio, sentimento e solidarietà. Poi un paio di stagioni le ho fatte a Portonovo, e d’inverno, facendo gli extra, in ristoranti, pasticcerie, bar, arrivando anche ad essere socio in una ditta che mi ha portato ad essere titolare di alcuni ristoranti. Tra le altre cose ho gestito, per alcuni anni,  il “Samarcanda”,  il ristorante che si trova all’interno dell’Hotel Palace del Conero.  Tutte esperienze importanti e formative che mi ha fatto conoscere  la realtà ( gioie e delusioni ) di questo mestiere, aiutandomi a capire quale sarebbe stato il mio futuro, ma anche a fare attenzione a gestire la propria passione ed impegno in modo funzionale.

Arrivato alla soglia dei trent’anni quando per i cuochi, avere le mani segnate da calli e abrasioni  è un segno di appartenenza molto più che i tatuaggi, è arrivata la svolta: il trasferimento a Mosca.
Si sa, la vita cambia a volte un po’ tutti i giorni a volte invece, come nel mio caso, in un istante. Era il 17 maggio 2003 quando ho lasciato Osimo, amici e familiari per   trovare la mia   fortuna tra i fornelli del prestigioso ristorante “Il Mulino” a Mosca, in Russia. Grazie ai suggerimenti ed all’ invito di un amico collega che qualche anno prima aveva fatto analoga scelta e anche grazie ad una serie di fortunate coincidenze, sono entrato subito nel giro che conta dove ho potuto esprimere tutta la mia potenziale creatività e talento nella cucina dei piatti della nostra tradizione marchigiana e osimana.

Nella terra di Tolstoj, Dostoevskij, Gorbačëv, Krusciov e Putin, pian piano senza mai lasciare il servizio in cucina, ho iniziato a studiare la lingua, a conoscere gli usi e i costumi di una realtà forestiera e a me ignota. Ho iniziato ad inserirmi nella realtà del Paese, a scoprirne le bellezze e le tante potenzialità che questo mi prospettava. A Mosca ho conosciuto la mia “Anna Karenina”; che al secolo si chiama Svetlana con la quale sono sposato dal 2015, e con la quale, oggi, insieme affrontiamo i fatti che la vita ci mette di fronte condividendo la felicità della crescita di una splendida “principessa”, Milena,  che  ha appena compiuto cinque anni.

Vivo nel suolo russo  da oltre 17 anni, principalmente a Mosca ma il mio lavoro mi ha permesso di visitare il vasto Paese per lungo e largo: Iuzno Sakalin (quasi Giappone), San Pietroburgo, Vologda , Volgograd, Tver, Briansk, Varonish, Dmitrov, e diverse altre citta’. Sono stato  oltre un anno e mezzo in Kirghistan , capitale Bishkek, poi in Kazkstan con Almata e la capitale Nur-Sultan, sempre alternando la mia presenza a Mosca che è rimasta come punto di riferimento della mia attività. 
Mosca per quanto riguarda il lavoro e la carriera non ha eguali in Russia. Tuttavia non si può certo dire che rappresenti la Russia, anzi, come dicono i russi, la Russia inizia fuori da MKAD (la circonvallazione che delimita la città). Offre molto anche come divertimenti, scegliere come passare il tempo libero può diventare un problema a causa delle mille attività proposte ogni giorno: dalle mostre,  alla scuole di ballo nel parco, al locale alla moda, ai locali più intriganti per le vie del centro. Diciamo che se sotto tanti aspetti Mosca rimane una metropoli  allettante, per altri è una città molto difficile, caotica, con prezzi spesso sproporzionati al valore reale delle cose (penso in primis agli affitti). Tra le varie città, in terra russa,  dove ho vissuto preferisco San Pietroburgo, più a misura d’uomo e forse, sotto molti aspetti, più vicina alle tante nostre città italiane.

Oggi parlo abbastanza  bene il russo.  Quando sono arrivato da Osimo non conoscevo una parola russa. E’ stata dura, Ho iniziato lo studio del russo frequentando corsi serali, dopo estenuanti orari di lavoro in cucina. Tante ore di studio, tanto sforzo e soprattutto tanta pazienza. La cosa più difficile del russo è sicuramente la grammatica, perché molto diversa da quella italiana e delle altre lingue neolatine. Sinceramente, la grammatica oggi la so poco e male. Parlo come parla la gente, scrivo come vedo che si scrivono le cose, cerco di interiorizzare la lingua senza farmi troppe domande, perché noi madrelingua italiani i “verbi di moto” comunque non li capiremo mai, quindi, tanto vale prendere per buono quello che ci dicono, e si va avanti. Diciamo che anche quel poco di  inglese svogliato che avevo appreso dalla scuola e dall’ ascolto della musica mi hanno aiutato. 
Non conoscevo nulla della Russia, se non quanto dicevano i luoghi comuni: che i comunisti mangino i bambini;  che i russi bevano sempre e solo vodka e che sono ubriachi dalla mattina alla sera; che in strada passeggino lupi e orsi; che sia sempre inverno.
A parte l’ironia, credo che far capire in poche righe la ricchezza e la complessità di un Paese e del suo popolo a chi non ha mai avuto modo di averci a che fare, non è facile.  Io in questi anni ho scoperto  un Paese complesso, sicuramente difficile, ma allo stesso tempo però, un Paese grandissimo, un territorio sterminato che va dall’Europa fino al Giappone, dove vivono popoli di mille nazionalità e dove si parlano tantissime lingue, con una cultura propria e una storia molto
diversa dalla nostra.  Come detto sopra i primi tempi, della permanenza russa, sono stati i più duri, per fortuna tornavo in Italia per un paio di settimane ogni sei mesi, come da contratto e per rinnovare i visti.

Nella professione, sicuramente, la scuola alberghiera mi ha aiutato parecchio in tutto questo , grazie anche alla non standardizzazione della professione , ovvero: la cucina e lo studio delle ricezioni turistiche vanno prese di pieno petto, ognuno di noi può avere una reazione propria, un modo particolare di apprendere e di mettere in pratica quanto appreso. Direi, sinteticamente, che la scuola, così come le vicende della vita, insegnano gli elementi basilari,  “a leggere lo spartito” poi ognuno può interpretare la musica come meglio crede.

Io nel mio lavoro di chef metto sempre in primo piano il rispetto della materia prima di cui sono uno stakanovista e un perfezionista per valorizzarla poi con creatività, in chiave mediterranea, rifacendomi alla tradizione dei sapori ed ai ricordi delle emozioni dei piatti della nostra tradizione marchigiana ed osimana: questo è stato il segreto del mio successo e dell’ apprezzamento dei miei piatti e delle mie ricette.
Di italiani ce ne sono tantissimi qua, molti in cerca di fortuna e prospettive che in Italia non riescono a trovare. Per dire la verità, a causa del mio carattere generoso e spontaneo, sempre disponibile a dare una mano a tutti, ho avuto con parecchi di questi connazionali esperienze negative. Devo dire che gli italiani, per colpa di qualcuno che ha dato il cattivo esempio – furbescamente approfittandosi della buona fede, della lealtà, e della sincerità della maggior parte del
popolo russo e di tanti onesti lavoratori  italiani – non sono visti di buon occhio dalla popolazione del posto .

Ad Osimo risiede la mia famiglia , genitori, fratello e sorella , ovviamente mi mancano. Mi mancano anche gli amici degli anni passati, mi manca anche il mare, e tanti altri aspetti della vita quotidiana della nostra città e non escludo neanche un possibile rientro con la mia famiglia, con il mio nuovo bagaglio professionale …chissà.

Ad Osimo sono stato l’ultima volta un anno fa preciso , scampando al blocco dei voli a causa della pandemia. Prima tornavo ogni sei mesi , a volte ogni tre per via delle complicate procedure burocratiche  riferite ai visti ed ai permessi.
Osimo è cambiata parecchio e purtroppo non vedo più sorrisi come una volta , vedo che la gente si lamenta, “piagne sempre” come si dice, ma questo è anche una caratteristica tipica degli italiani, sempre pronti a cercare gli aspetti negativi e sempre dalla polemica e critica facile.
Quando sono tornato ho trovato la città  pulita, in ordine, ma molto più “povera” dal punto di vista aggregativo. Mi chiedo dove sono finiti i tanti  movimento giovanili di cui Osimo era ricca, dove sono finiti i tanti  luoghi di incontro, dagli oratori ai dopolavoro degli anziani ? Dove sono finite: “Rockeggiando”, le feste, le sagre, la vivacità di piazza, la dinamicità del mercato, il caratteristico ritrovarsi su e giù nelle “vasche”; per il Corso ? Ora sento una Osimo   molto più silenziosa e forse anche i miei concittadini annoiati ed ancor peggio: rassegnati. Come ci si rassegna al fatto che fuori piove o c’è la nebbia.
Un saluto ai miei concittadini osimani. Quando torno in Osimo la gente mi dice sempre che sono stato bravo ad uscire dall’Italia, che sono una persona da invidiare, ma a tutti rispondo che non è tutt’oro quello che luccica , ho avuto momenti molto difficili e con tanti sacrifici ed impegno li ho superati. Io non mi sento diverso o più furbo o bravo di altri , ho solamente trovato il momento e il coraggio di fare una scelta, un po’ per necessità, un po’ curiosità e la voglia di far vedere a me stesso che non ero poi così incapace  di poter fare qualcosa di concreto e di importante.  Per mettermi alla prova ho dovuto cambiare tutto quello che avevo intorno e ricominciare in un Paese lontano.
Ricordo le parole di un mio grande amico che mi ha sempre sostenuto. Mi ripeteva sempre:
Lore’ ….all’attacco”.
E’ questo il messaggio che mi sento anch’io di rivolgere a tutte le osimane e a tutti gli osimani. 


Ciao Lorenzo  grazie per aver condiviso con noi la tua affascinante  esperienza nella terra di Russia. La tua è la storia di un altro nostro  concittadino che grazie  al talento ed all’appassionato lavoro  è riuscito a farsi valere nel Mondo. Chef  apprezzato e premiato ma anche ( e questo Lorenzo non me lo ha scritto ma l’ho scoperto da internet ), divulgatore televisivo della buona cucina marchigiana in alcuni importanti canali televisivi russi. Programmi televisivi dove il nostro concittadino viene presentato come   uno dei più importanti chef italiani nel Mondo.
Grazie Lorenzo e tanti auguri per la tua carriera.  

Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo

 

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Sosteniamo il Partito Democratico con il 2×1000, è semplice e non ti costa nulla. Scrivi M20 nella dichiarazione dei redditi e firma.

Per costruire insieme l’Italia di domani. Per un Paese giusto, solidale, che non lascia nessuno indietro. Che riparte insieme, che si prende cura di tutte e tutti. Per un’Italia che non ha paura.

Sostieni il Partito Democratico con il 2×1000, è semplice e non ti costa nulla. Scrivi M20 nella dichiarazione dei redditi e firma.

CHI PUÒ DEVOLVERE IL 2X1000? Chiunque presenti la dichiarazione dei redditi o abbia ricevuto la CU 2020, la Certificazione Unica relativa ai redditi dell’anno 2019.

COME POSSO DEVOLVERE IL 2X1000 AL PARTITO DEMOCRATICO? Scrivi M20 nello spazio dedicato al 2×1000 della tua dichiarazione dei redditi e firma accanto.

QUALI PARTITI HANNO DIRITTO AL 2X1000? Hanno diritto a ricevere il 2×1000 solo i partiti che rispondono a requisiti di democrazia interna regolati da Statuto e che abbiano garantito trasparenza attraverso la pubblicazione dei bilanci. Il Partito Democratico è uno di questi.

POSSO CONTINUARE A DEVOLVERE ANCHE IL 5 E L’8 X1000? Sì, è possibile. Il 2×1000 non è alternativo al 5×1000 e all’8×1000.

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Osimo calls World: Gemma Ingargiola


Gemma Ingargiola nata in Osimo il 05 settembre 1991.

Osimana, classe ’91, nata e cresciuta ad Osimo in zona “Caio”, residente in Svezia dal 2014.

 

Gemma Ingargiola un’osimana che ha scelto di vivere  in una terra che  non è solo Ikea

Sono Gemma, ricordo con molta chiarezza come da piccola non avessi mai provato il desiderio di partire e andare lontano. Viaggiare mi piaceva, sì, mi piaceva eccome. Aspettavo con ansia le vacanze estive per poter partire alla volta dei paesi europei con mio padre, o di perdermi tra le montagne della Valle Aurina assieme a mio nonno Carlo.
Eppure, non volevo andarmene davvero. Quando partivo, portavo già nella mente e nel cuore l’immagine di una casa a cui volevo tornare. Osimo era il mio piccolo universo, e mi ci trovavo più che bene. Casa, scuola, piazzale Bellini per i pranzi del nonno, piazza Duomo per le riunioni scout, magari una passeggiata verso il cimitero vecchio in zona San Giovanni, e poi di ritorno a casa.
È stata l’università a spingermi a cambiare, ad allargare le mie vedute. Io, che durante il primo semestre credevo che fare da pendolare tra Osimo e Macerata fosse già un enorme salto nel buio… che ingenua, non sapevo ancora cosa la vita avesse in serbo per me!
Ho studiato Lingue e Letterature straniere all’Università degli Studi di Macerata, specializzandomi in inglese e francese. In apparenza un grande baratro tra i miei studi universitari e quelli liceali, presso il Liceo Classico Campana. Ero passata da latino, greco e qualche – a mio parere sempre troppo poche – ora di inglese a una full-immersion in letteratura e traduzione inglese e francese. Che cosa c’entrava? Niente, eppure tutto.
Forse sarà una frase fatta, ma io credo fortemente nell’idea che lo studio delle lingue classiche apra ed alleni la mente allo studio di altre materie. D’altra parte, un verbo è un verbo, in qualsiasi lingua tu lo legga. E le ore passate a sudare sopra le versioni mi hanno ripagata con la capacità di apprendere e parlare fluentemente le lingue straniere in tempi rapidissimi.
Come dicevo, è stata l’Università ad aprirmi gli occhi alle mille possibilità che il mondo poteva offrirmi. E, ironia della sorte, è stata sempre l’università ad introdurmi ai due più grandi amori della mia vita: la Svezia, e mia moglie.
Nel 2012 partii per un Erasmus di sei mesi presso l’Università di Dalarna a Falun, un pittoresco paesino di circa 38 mila abitanti a tre ore di macchina da Stoccolma. Fu lì che mi innamorai perdutamente della Svezia, delle sue foreste e dei suoi laghi. Della neve ad ottobre e della mentalità così aperta delle persone. Dei dolci natalizi speziati e della lingua, musicale quanto la nostra.
Mi ero innamorata, ma ero ancora convinta che il mio futuro risiedesse in Italia, e in particolar modo ad Osimo. Così tornai a casa e mi laureai. E fu in quel periodo che la dura realtà infranse tutte le mie illusioni.
Non avevo voglia di continuare gli studi per una laurea magistrale il cui programma era tale e quale alla triennale, così cominciai a cercare lavoro. Non avevo grandi ambizioni, se non quella di lavorare, un lavoro in un settore dove le mie competenze linguistiche e i miei anni di studio avrebbero portato frutto.
Così mi ritrovai faccia a faccia con la stessa realtà che gran parte di noi giovani espatriati ha vissuto in prima persona: “grazie, ma abbiamo già assunto”, “grazie, ma non ci interessi”, o anche peggio, nessuna risposta.
Per sei mesi, le mie uniche occupazioni furono lo scoutismo e qualche ora settimanale di ripetizioni presso amici di famiglia. Mi facevano sentire utile ed apprezzata, ma nessuna di queste attività portava davvero il pane in tavola. Mi sentivo una bomba piena di potenzialità, pronta ad esplodere da un minuto all’altro se non avessi trovato il modo di impiegare questo potenziale.
Inoltre, ero agli albori di una relazione del tutto nuova e inaspettata, e sentivo che non avrei potuto viverla a pieno e in sicurezza nella realtà in cui mi trovavo.
Mi iscrissi così ad un’agenzia di collocamento per ragazze alla pari. Il piano era di vivere e lavorare presso una famiglia svedese per un anno, e nel frattempo costruirmi le basi per un futuro autonomo.

Con la mia esperienza come Capo Branco, pensavo, sarebbe stato facile badare a tre bambini in età da lupetti. Nulla mi aveva preparato allo shock culturale che avrei ricevuto al mio arrivo.
La famiglia che mi assunse era molto gentile e di mentalità aperta, ma mise subito in chiaro le regole: se non fossi riuscita a comunicare con i bambini e ad adattarmi ai loro ritmi nel giro di un mese, mi avrebbero rimandata a casa. Quella che io credevo sarebbe stata una fase di assestamento, divenne quindi un periodo di lotta per la sopravvivenza. Impiegai ogni ora del mio tempo libero per studiare lo svedese, sottoponendomi alla crudele disciplina dei bambini, che mi prendevano in giro per ogni piccolo errore di pronuncia. Imparai a cucinare piatti svedesi e a fare cena alle 18, impressi nella memoria gli orari dei bus per giostrarmi tra i miei corsi di lingua e le molteplici attività pomeridiane dei tre bambini. Scesi a patti con le lunghe assenze dei genitori, e con le – a mio parere incomprensibili – priorità e usanze della famiglia.
Fu un anno duro, non lo nascondo. Ma mentre stringevo i denti e fungevo da terzo genitore, mettevo da parte ogni corona guadagnata, continuavo i corsi (gratuiti!) di svedese, ottenevo una carta di identità e mi guardavo attorno in cerca di altri lavori. Gli obiettivi che volevo raggiungere erano ancora molto lontani, ma a differenza dell’Italia, la Svezia mi stava dando gli strumenti e le modalità per raggiungerli.
Ad un anno e mezzo dal mio arrivo in Svezia avevo completato i miei studi di lingua e ottenuto un nuovo diploma di istruzione superiore, avevo trovato una stanza in un appartamento di periferia e due lavori part-time: di giorno ero una supplente scolastica ambulante, di sera una cameriera.
La paga era magra e gli orari di lavoro massacranti, ma non era mia intenzione fermarmi lì. Volevo di più.
Nel gennaio 2017 mi iscrissi al corso di laurea in Scienze della Biblioteca e dell’Informazione.
Lavorare come bibliotecaria era un sogno che non sapevo di avere. Sono sempre stata un’amante della letteratura e una divoratrice di libri, ma da piccola frequentavo molto raramente la biblioteca comunale di Osimo. In parte perché sono cresciuta in case piene zeppe di libri, in parte perché la biblioteca comunale era tutto fuorché attrattiva. Vecchia, polverosa, disordinata, senza un vero spazio per i bambini e giovani.
In Svezia, le biblioteche comunali sono tutto un altro mondo. I libri assumono un ruolo quasi marginale, mentre i locali diventano luogo d’incontro, di crescita e scambio culturale. I bibliotecari lavorano affinché ogni cittadino abbia i mezzi necessari per accedere all’informazione e fare uso del patrimonio letterario e culturale, indipendentemente da origine, ceto e disponibilità economica.
Bambini e giovani sono uno dei cardini attorno a cui si sviluppa la biblioteca comunale. Secondo la legge, spetta infatti ai bibliotecari il compito di far riscoprire alle giovani generazioni il piacere della storia e del racconto, e di fornire loro i mezzi per aiutarli nella loro crescita linguistica e culturale.
Mezzi che non sono necessariamente libri stampati.
Fu l’approccio a questo diverso tipo di biblioteca a far scaturire in me una nuova e travolgente passione. Inizialmente ero affascinata da questo nuovo mondo, incantata, come può esserlo uno spettatore che contempla uno spettacolo teatrale. Ma fu solo quando cominciai a lavorare part-time in biblioteca (sempre in concomitanza con gli studi universitari) che capii di aver finalmente trovato la mia vocazione.
Sebbene io percepisca un regolare stipendio, ritrovo nella mia professione quella scelta di servizio che compii ormai quasi dieci anni fa, quando presi la Partenza dal Clan. Io sono a servizio della mia piccola comunità di periferia. Tutto ciò che faccio ogni giorno, dal mettere i libri sugli scaffali, ad aiutare uno straniero con dei moduli, o spiegare ad un anziano come funziona un computer… tutto questo, io lo faccio per il bene della mia comunità, di ogni singolo individuo.
Mi faccio strumento per loro, per aiutarli nella loro crescita, che avviene costantemente, impercettibilmente. E lo stipendio di fine mese è poca cosa rispetto alla gratificazione che mi danno il saluto gentile e soddisfatto del visitatore abituale, o lo sguardo appassionato di un bambino che trova il suo libro preferito.

Siamo quindi arrivati al famigerato anno 2021. Ho trent’anni, due lauree e un lavoro a tempo indeterminato. Vivo in un monolocale un po’ stretto, sì, ma ho una moglie stupenda ed un gatto coccolone che rendono la mia casa una reggia.
Mi mancano l’Italia e Osimo ?  Molto. Mi manca la familiarità dei luoghi della mia infanzia, il buono (e molto meno costoso!) cibo, il mare e la montagna. Mi manca la mia famiglia, la spontaneità con cui io e i miei amici uscivamo per una birra la sera, i ragazzi del gruppo scout Osimo 1. Mi manca la fiera di San Giuseppe, le sagre, le passeggiate per il bellissimo centro storico.
Tornerei in Italia e in particolare ad Osimo? No. O per lo meno, non nel prossimo futuro.
Sono consapevole che a molti italiani non piace sentire la stessa filastrocca, e che queste mie parole sono diventate quasi un luogo comune. Eppure, ci tengo a ribadirle, e le ribadirò ancora e ancora, fino a quando non si troverà una soluzione al problema.
Non c’è futuro per i giovani in Italia. Il Paese e le istituzioni non investono su di noi, e anzi, siamo noi a dover investire soldi che non abbiamo per poterci creare una vita e trovare un posto nel mondo.
Mi rattrista rendermi conto che non avrei raggiunto tutti i miei traguardi, se fossi rimasta in Italia.
Avrei dovuto pagare di tasca mia (o peggio, addossare sulla mia famiglia) gli studi che qui in Svezia sono completamente gratuiti, e che addirittura mi danno diritto ad una borsa di studio mensile. In Italia avrei accettato lavori mal retribuiti o gratuiti nel tentativo di guadagnarmi un posto fisso, per poi venir sorpassata da chi ha un nome ed una reputazione migliori. Qui in Svezia sono stata premiata per le mie competenze e le mie capacità. Nessuno mi ha chiesto da dove venissi, o di chi fossi figlia.

Se fossi rimasta in Italia, non avrei potuto esprimere a pieno la mia identità
, né vivere la mia storia d’amore alla luce del sole. Magari avrei avuto abbastanza coraggio per tenere la mano di mia moglie in pubblico, ma la nostra sarebbe sempre stata considerata una relazione di serie B. Qui, secondo la legge Svedese, io e lei – Jessicasiamo sposate, e non “unite civilmente”. Qui possiamo essere noi stesse senza paura, e possiamo contare su una legislazione che ci tutela e che punisce severamente qualsiasi crimine di odio nei nostri confronti.
Ovviamente non tutto è sempre rose e fiori, nemmeno qui in Svezia. Te ne rendi conto piano piano, quando smetti di essere “turista” e cominci ad integrarti davvero nella società in cui vivi. La proverbiale riservatezza degli svedesi è bella nel momento in cui ognuno si fa gli affari suoi, ma è insopportabile quando cerchi di fare amicizia. La spontaneità è completamente assente, per poter uscire insieme bisogna organizzarsi con un mese di anticipo. E per paura di offendere, qui nessuno alza la voce, nessuno osa iniziare una discussione, nemmeno per le cose importanti. Per non parlare dell’alto costo della vita, e di come sia difficile reperire prodotti di buona qualità che assomiglino vagamente a quelli italiani.
In conclusione, nessun Paese è perfetto, ma forse esiste il Paese perfetto per ciascuno di noi. Io l’ho trovato in parte in Italia, in parte in Svezia. Il mio cuore è osimano e svedese, e batte i colori rosso, giallo e blu. L’appartenere a tutti e a nessuno fa parte di me, ed è forse la parte che preferisco.

p.s. Gemma e la passione per il rugby. Ho cominciato a praticare il rugby già in Italia, avevo circa 16 anni. Mio fratello aveva scoperto il rugby grazie all’ associazione Praetoriani di Recanati.All’epoca facevano prove gratuite nelle scuole. Mio fratello cominciò a giocare nella Under 14, poi piano piano venne coinvolto anche mio padre (che attualmente è ancora presidente dell’associazione).
Seguendo entrambi loro alle partite e agli allenamenti, mi era venuta tantissima voglia di giocare, ma nella zona non esistevano squadre femminili. Così mi concessero di allenarmi assieme ai ragazzi di 13-14 anni (la squadra di mio fratello). Giocai anche una piccola partita amichevole assieme a loro. Quando cominciai l’università (anni 2011-2012) scoprii che ad Ancona si era formata una piccola squadra femminile, così mi unii a loro. Giocai nei campionati regionali e interregionali con loro fino a che non mi trasferii in Svezia (2014).
Presa dal lavoro e dagli studi, misi il rugby da parte per un po’ di anni. L’attuale squadra dove gioco si chiama Berserkers Rugby. è stata fondata nel 2013, ma io l’ho scoperta solo nell’ estate 2019. Con loro ho giocato i campionati nazionali. (Qui in Svezia il rugby è uno sport molto molto ristretto, quindi le poche squadre che ci sono giocano tutte ai livelli più alti. Non ci sono abbastanza squadre per formare più “serie”). Sto riscoprendo l’amore per questo sport grazie a loro, ma ciò che amo di più dei Berserkers è che nascono come associazione LGBT. Tutti sono i benvenuti nella squadra, qualsiasi sia la loro identità di genere o orientamento sessuale. E come associazione, noi Berserkers promuoviamo attivamente l’eguaglianza e la tutela delle persone LGBT e dei loro diritti, tramite ad esempio raccolte fondi o eventi sociali.


Ciao Gemma, grazie per la tua testimonianza, ti sono vicina e condivido pienamente tutte le considerazioni, anche quelle amare, che hai saputo ben rappresentare. L’Italia di oggi sicuramente deve fare ancora molta strada per assicurare ai giovani un futuro e per garantire a ciascuna persona piena cittadinanza. Io credo e spero che anche qui, nel nostro Paese, le cose potranno migliorare, anche grazie all’esempio di coraggio e di determinazione di belle persone come te.
Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo
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La Festa della Liberazione: celebrazioni del 25 aprile

Si svolgeranno prevalentemente on line anche quest’anno, nel pieno rispetto delle normative che puntano alla limitazione del contagio da Covid-19 e che impongono il distanziamento ed il divieto d’assembramenti, le celebrazioni osimane per festeggiare il 25 aprile nel 76° anniversario della Liberazione.

Domenica 25 aprile, alle ore 17, si svolgerà la deposizione della corona di alloro al Cippo della Resistenza di via Lionetta, al termine della quale seguirà  il  discorso celebrativo.
La Cittadinanza potrà seguire l’evento  sulle pagine facebook del Comune di Osimo e di Osimo Web.


********Paola Andreoni
La Vice Sindaco del Comune di Osimo

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Guida Erasmus+ in italiano!

La Guida al Programma Erasmus+ 2021 è ora disponibile anche in italiano!
All’interno della Guida è possibile trovare informazioni sulle priorità del Programma, azioni finanziate, indicazioni dettagliate su come partecipare e candidare un progetto.
Sul sito della Commissione europea sono disponibili anche altre versioni linguistiche.
Per ulteriori informazioni: https://ec.europa.eu/programmes/erasmus-plus/resources/programme-guide_en

Fonte: Eurodesk Italy – Coordinamento Nazionale – Telefono: 070.6848179 – E-mail: coordinamento@eurodesk.it – Web: www.eurodesk.it


Paola Andreoni
Vice Sindaco del Comune di Osimo

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Osimo calls World: Marco Colosi


Marco Colosi nato in Osimo il 04 maggio 1989 .

Osimano doc, fin dall’adolescenza è stato  letteralmente rapito dalla freschezza e dal dinamismo del Paese del Sol Levante nel quale si è  perfettamente  integrato.

Marco Colosi il “samurai” osimano  

Mi chiamo Marco Colosi e vivo in Giappone da circa sei anni.

Ho frequentato il corso linguistico aziendale all`Istituto Corridoni Campana dove mi sono diplomato nel 2008. Il corso mi ha permesso di fare i primi scambi culturali all`estero, all`epoca in Francia e in Germania. Un`importante esperienza sia sul piano umano che culturale. Probabilmente avrei continuato gli studi di francese e tedesco se non ci fosse stata una passione più grande, quella per il Giappone.

Questo Paese è sempre stato presente nella mia vita. Mio padre, Nando Colosi,  è insegnante di Judo e fin da piccolo passavo molto tempo ad allenarmi e ascoltare in palestra racconti sulla storia delle arti marziali e sul Giappone in generale che lui e il Maestro Domenico Alocco del Judo 5 Torri annoveravano. Mia madre poi amava documentarsi su altri aspetti della cultura giapponese come l’alimentazione e la  medicina tradizionale. E anche questo mi ha influenzato in qualche modo suscitando in me una curiosità ed un  interesse sfrenato per il Paese del Sol Levante. 

Con  il M° Alocco ho iniziato  la pratica delle arti marziali tradizionali (all`epoca iaido e jodo).

La passione per il Giappone e le arti marziali mi hanno sempre accompagnato. Finite le scuole superiori nel 2008 mi sono iscritto all`Università Ca` Foscari di Venezia per studiare le lingue orientali e il giapponese in particolare.. L`università è stata impegnativa sia per la difficoltà dello studio delle lingue orientali  sia per la vita da studente fuori sede.  Non  so come avrei fatto senza gli enormi sacrifici della mia famiglia.
Riguardo lo studio delle lingue orientali, il principale scoglio, è stato quello della scrittura. A differenza delle lingue di origine europea, infatti, quelle orientali seguono un alfabeto diverso, in alcuni casi composto da ideogrammi e non da caratteri fonetici come i “nostri”. All’inizio, trovarmi dinanzi ad una serie di “segni” da interpretare è stato  traumatico!!
Con tanta determinazione, tuttavia,  ho  superato il primo impatto ed entrato nella nuova logica, ne sono rimasto affascinato,  appassionarsi al giapponese, è stato impossibile!

Durante il periodo universitario ho iniziato  un altro importante studio, quello dell`aikido. All`epoca lo frequentavo a Venezia ma durante i miei brevi soggiorni ad Osimo mi è capitato  di frequentare il dojo del M° Corallini, un`importante esperienza che mi ha permesso  un assaggio del vero Aikido delle origini.

Nel 2011 sono riuscito,  finalmente,  a partecipare al primo viaggio studio in Giappone e nel 2013 sono riuscito ad accedere allo stage presso la Camera di Commercio Italiana in Giappone a Tokyo. Uno stage andato molto bene, tanto che al termine dello stesso ho ricevuto  una proposta di lavoro dallo stesso ente. Tornato in Italia per la laurea specialistica sono ripartito definitivamente  per Tokyo nel 2014 entrando subito a lavorare  nello staff della Camera di Commercio italiana a Tokyo.

Nel lavoro,  ho cercato di dare il massimo in ogni circostanza e mi ha fatto piacere, vedere che il mio servizio veniva apprezzato e riconosciuto. Già nei primi giorni di attività,  i responsabili della Camera di Commercio, visto come mi interfacciavo con le aziende giapponesi, hanno pensato bene di immergermi  nel lavoro vero e proprio. Inutile negare la fatica e le difficoltà dei primi tempi. Sul piano privato il tutto era poi appesantito dalle innumerevoli pratiche burocratiche e non che ha comportato il trasferimento all`estero. In Giappone,  in particolare, la cosa è particolarmente difficile a causa dei limiti cui gli stranieri con un permesso di soggiorno breve sono sottoposti (in Giappone l`immigrazione è rigidamente controllata). Per farvi un semplice esempio, i primi tempi ho faticato non poco a trovare un gestore telefonico che mi consentisse di sottoscrivere un contratto per telefono e internet perché non avevo un visto di permanenza di lunga durata.

Pian piano, giorno dopo giorno sono  riuscito a stabilizzarmi e a perfezionare la mia integrazione, sia sul piano lavorativo che personale, iniziando a fare le prime amicizie e iniziando, come interesse extra-lavorativo  lo studio dell`arte marziale del Daito-ryu,  cui ambivo da tempo e che pratico tuttora.

Nel 2017  ho ricevuto una importante ed allettante offerta da parte di un`azienda giapponese che produce prodotti per le analisi chimiche. Il settore mi interessava e alla fine ho deciso  per il grande passo. Ho lasciato la Camera di Commercio e sono entrato  nella GL Sciences come responsabile commerciale estero, ruolo che ricopro ancora oggi.

L`inizio è stato drammatico, non tanto per l`azienda in sé nella quale mi sono ambientato subito, quanto per la poco conoscenza  del settore merceologico  nel quale andavo ad operare di cui ero praticamente a digiuno. Mi sono messo a studiare i rudimenti di chimica ( badate bene in giapponese e in inglese!) per avere dimestichezza con la terminologia propria del settore anche se il mio ruolo è specificatamente commerciale, ma tali conoscenze non avrebbero sicuramente guastato, anzi come poi dimostrato, favorito il buon esito di questa sfida.. Ancora una volta la gavetta, i sacrifici e “l’impegno a testa bassa” – una modalità di affrontare i fatti della vita che ho attinto dall’esempio e testimonianza dei miei genitori –  hanno dato  i loro frutti: riuscendo  in breve tempo  ad ottenere le prime importanti commissioni dall`estero, partecipare alle più importanti fiere di settore e a conquistarmi la stima di tutto l’entourage della azienda. 

Com`è la vita di un osimano in Giappone? Diciamo che molto spesso anche una buona preparazione linguistica e culturale spesso non basta.
Senz’altro lo studio delle  lingue orientali e la scelta della formazione universitaria alla “Ca’ Foscari di Venezia” sono state scelte determinanti e vincenti, per quanto di buono sto raccogliendo ora dal punto di vista professionale. Una scelta che suggerisco ai giovani, infatti, con l’avanzare di nuove potenze economiche come la Cina, studiare lingue orientali ( cinese, giapponese, l’hindi o l’arabo) significa avere molte chance di fare carriera.
La voglia di comprendere e cercare di integrarsi ad un modo di vita e di pensiero  estremamente diversi dai nostri sono fondamentali.

Sono diventato ancora più consapevole dell`unicità di questo Paese parlando con le numerose aziende cui sono entrato in contatto finora sia italiane che non. Un’ unicità che penso però rischi spesso di essere percepita solo sul piano esteriore sfociando nei soliti luoghi comuni.

Nonostante il Giappone sia ormai un Paese moderno, democratico e occidentalizzato sotto molti aspetti, sopravvivono tuttora valori e modi di pensare che, sotto certi aspetti, hanno sorretto fino all`epoca contemporanea la società e in parte anche consentito la crescita industriale e economica. Nella  scala di valori giapponese, il lavoro ha una importanza molto superiore che da noi, così come,  prioritaria   è  l’appartenenza ad un gruppo, l’armonia, lo spirito   del lavorare insieme e il rispetto delle gerarchie (prioritari rispetto alla realizzazione degli individui che la compongono), chiara eredità delle dottrine confuciane e neoconfuciane sulle quali si è fondata la società fino al XIX sec. Questa scala di valori molto diversa dalla nostra, a volte,  rende molto difficile l’integrazione di un occidentale e ancora di più di un italiano in un ambiente di lavoro giapponese.
L`occidentalizzazione del XIX sec. è avvenuta in maniera repentina e per certi aspetti relegata solo ad alcuni campi (giuridico, tecnologico, scientifico…) di fatto consentendo a molti aspetti culturali di sopravvivere adattandosi alle nuove esigenze. Alcuni esempi possono essere il comportamento e il linguaggio che i giapponesi adattano a seconda del livello della loro posizione (che può essere data dall`età, dal lavoro, dall`esperienza…)  rispetto a chi hanno di fronte. Se ad esempio sto comunicando con una persona che non conosco più grande di me dovrò usare un certo di tipo di comportamento e linguaggio diverso da quello che userò con una persona più giovane ma anche diverso da quelli che userei con i miei superiori in azienda, per non parlare poi di amici e parenti vari (la mia ragazza che è giapponese si rivolge con il “Lei” ai suoi zii!). Non seguire questo “schema” di comportamento si rischiera di minare e compromettere definitivamente un rapporto fin dalle sue prime fasi.

Un`altra particolarità del Giappone che mi ha sempre affascinato è la capacità di assorbire e spesso riadattare le conoscenze dagli altri Paesi. Fatto molto particolare per un Paese storicamente molto chiuso. Forse è proprio questo il fascino. Le conoscenze vengono importate e mettono radici in maniere spesso uniche e originali.

Dei semplici esempi? Pensate alla scrittura. Il Giappone l`ha importata dalla Cina ma poi rimodellata secondo le proprie esigenze essendo il giapponese completamente diverso dal cinese (volendo fare un paragone con noi pensiamo ai caratteri latini: il fatto che un norvegese utilizza caratteri simili ai miei non significa che io capisca il norvegese). Quindi il risultato è stato che da un lato ha conservato aspetti originali (per certi aspetti persi in Cina), dall`altro ha inventato soluzioni nuove. Alcune di queste soluzioni hanno ispirato poi l`ammodernamento della scrittura nella stessa Cina verso la fine del XIX e successivamente durante l`epoca maoista.

Un altro esempio è il buddismo. Importato dal continente asiatico, ha ispirato da una parte la nascita di nuove dottrine giapponesi, dall`altra la conservazione di insegnamenti e pratiche ormai scomparse negli altri paesi asiatici (come lo zen o lo shingon). Così oggi non sono rari i praticanti da altri Paesi asiatici che vengono in Giappone apposta per riscoprirle. Io stesso ho incontrato più di una volta monaci cinesi venuti in Giappone per studiare scuole di buddismo che appunto non esistono più nel loro Paese. È come se noi tra qualche secolo dovessimo andare in Cina per studiare l`opera italiana!

E questa voglia di “assorbire”, riadattare, reinventare, mantenendo il “buono dell’originale” è tutt’ora ben visibile. Vanti come l`industria automobilistica, l’ingegneristica e i trasporti ferroviari ne sono un esempio.

Nonostante viva qua, oramai, da diversi anni ci sono cose di questo Paese che ancora continuano ogni giorno a stupirmi. La prima è la sicurezza.
Premesso che  ogni Paese ha i suoi problemi, in Giappone ad esempio le truffe telefoniche a danni di anziani sono piuttosto comuni e anche gli scandali finanziari non mancano. Ma la criminalità, almeno quella da strada, è estremamente bassa tanto da sembrare surreale.
In Giappone si può uscire tranquillamente per strada a qualsiasi ora del giorno e della notte senza la paura di venire derubati o di peggio. Questo vale sia per uomini che per le donne.  E sono moltissimi i bambini delle elementari che vanno a scuola e rientrano la sera a casa da soli seguendo tragitti che spesso prevedono l`uso di metropolitane, treni e autobus pubblici.

Capita anche di vedere che andando in ristoranti o bar, anche molto affollati, ci si può allontanare dal proprio posto lasciando portafogli e cellulari in bella vista incustoditi e di ritrovarli immacolati.  I negozi sono privi di antitaccheggio. E i rari furti che avvengono nei negozi da parte dei così detti soliti “ruba galline” fanno a volte notizia addirittura al telegiornale. Nelle zone di campagna (ma a volte anche grandi città) esistono perfino dei piccoli punti vendita chiamati mujinhanbaijo dove non c`è nessun commesso: se ti interessa qualcosa, lo prendi e metti la corrispettiva somma di denaro nella cassa che spesso è una semplice scatola senza lucchetto.

In realtà tutta questa sicurezza ha anche aspetti negativi. Anche a me capita, come tutti i giapponesi, di abbassare spesso la guardia dimenticando il cellulare o il portafoglio nei locali o girando con questi in bella vista nelle tasche o nelle borse. Il problema è poi che questo atteggiamento diventa un’abitudine, tanto  che mi capita di fare la stessa cosa anche fuori dal Giappone: con amare scoperte e conseguenze!!

Nostalgia per l`Italia c`è sempre. In particolare per la mia città Osimo, per il suo stile di vita, le uscite con gli amici. Mi manca insomma il modo di vivere che ruota attorno al centro della città, con tutti quei “riti” quotidiani che vi si svolgono e che ci fanno sentire a casa: le “vasche” in piazza, il caffè al bar, l`edicola dei giornali, l’incontro con i tanti visi noti …

Purtroppo in Giappone tutto questo non esiste. In particolare, quello che mi ha spiazzato la prima volta in Giappone è vedere che le città non hanno un vero centro cittadino. O meglio il centro non è fatto e inteso come da noi.  E non è detto che questo corrisponda alla parte viva della città (anche che se questo è diventato ultimamente un problema anche di molte città italiane). Il concetto di piazza è molto vago. I luoghi di ritrovo variano a seconda della città, dei gusti e degli interessi. Ci si può trovare nel centro di una città come Tokyo e finire in zone del tutto anonime e prive di alcunché, salvo poi spostarsi in un`altra zona apparentemente poco interessante e trovarvi magari una via di locali che attraggono molte persone e dove si svolgono molti eventi.

Il modo di vivere la città è diverso. Salvo alcuni luoghi come:  parchi o giardini; altri spazi e le stesse  strade spesso non sono visti come  luoghi  per passeggiare ma solo come un qualcosa di funzionale per spostarsi. Per questo spessissimo non si pensa neanche all`estetica e all`armonia del tutto. Non si vedono mai persone che durante una passeggiata si siedono magari su scalinate ai margini della strada o fuori dai locali a fumare una sigaretta o a bere una birra in piedi parlando con amici. Gli stessi ristoranti o pub con tavoli fuori all’aperto sono piuttosto pochi considerando il numero totale dei negozi. Tutto questo implica che anche i luoghi di ritrovo dove conoscere gente sono piuttosto ridotti. Per il resto, materialmente parlando, il Giappone è infinitamente più confortevole, puntuale, efficiente dell’Italia.


Come ci divertiamo qua, in Giappone?
Avendo amici giapponesi, faccio quello che quasi tutti i giapponesi della nostra
età fanno: gite agli onsen (le terme), picnic sotto i ciliegi in primavera e camminate sotto gli aceri in autunno, karaoke (ahimè qua è una cosa “seria”; e mio malgrado ho dovuto farmi anche io il mio repertorio di canzoni giapponesi!). Ma su tutti i divertimenti regna sovrana la cultura del mangiare…e del bere! In particolare con i miei amici amiamo molto andare a mangiare nelle caratteristiche taverne tradizionali dove solo i giapponesi mettono piede perché spesso i menu non sono scritti e bisogna conoscere il modo di ordinare e consumare. A me piacciono perché offrono sempre qualcosa di molto caratteristico e buono; ai miei amici piace invece gustarsi lo spettacolo della faccia incredula di avventori e proprietari che non riescono a capacitarsi di come uno straniero riesca ad ordinare e consumare come un giapponese vecchio stile!

Come è vivere in Giappone durante l`era Covid19? Appellandosi alla costituzione, il governo afferma che non si può imporre il lockdown che quindi di fatto non c`è mai stato. Al suo posto abbiamo avuto più volte lo stato di emergenza che ha comportato la chiusura dei ristoranti entro certi orari, la sospensione di eventi (vedi le Olimpiadi) e per un periodo la DAD. Nonostante non esistano  significative restrizioni, moltissime persone hanno accolto gli appelli del governo a limitare la circolazione (anche se poi di fatto persone in giro ci sono sempre ma molte meno). Molte aziende si sono attrezzate per far lavorare i dipendenti in smart working mentre molte altre (sia per ritardi nella digitalizzazione sia per rigidità nei confronti di nuovi metodi di lavoro) continuano a far andare i dipendenti a lavoro pur potendoli far lavorare da casa. Per attutire la crisi derivante dal Covid sull`economia il governo ha promosso diverse importanti misure fiscali per il Paese e anche aiuti  diretti alle famiglie di cui anche io ho giovato.
I vaccini stanno arrivando anche se molto più tardi che in Italia e per ora sono limitati al personale sanitario e agli anziani.
Io al momento lavoro principalmente da casa limitandomi ad andare in ufficio una volta alla settimana.
Purtroppo, ho dovuto ridimensionare anche la mia passione per le arti marziali. Per ora mi limito ad allenarmi da solo e nei grandi centri sportivi (che fortunatamente non sono mai stati chiusi).
Come tutti il fatto di dover limitare le uscite con amici e i viaggi sono senza dubbio un peso che spero finisca presto.

Un messaggio ai miei coetanei e amici osimani?
Vedere le cose da fuori può essere uno svantaggio perché a volte rischia di sfuggirci la parte emotiva, come le persone vivono e percepiscano la realtà. Dall`altro offre però il vantaggio di permetterci di confrontare realtà diverse tra loro, capirne il lato positivo e negativo e forse darci spunti su come migliorare senza dimenticare chi siamo. Spero che l`esperienza di tutti gli osimani all`estero diventi ricchezza condivisa per la tutta la nostra città.
E spero di ritornare presto nella mia amata Osimo e riabbracciare tutti!


Ciao Marco grazie per aver condiviso con noi la tua affascinante  esperienza nella terra dei Samurai e del Sol Levante
Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo

 

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Solidarietà alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen: uno sgarbo all’Europa e un insulto alle donne.

Spregevole il comportamento del Presidente Turco Erdogan ( che come ben ha detto Draghi è un tiranno per cui non merita alcuna stima e considerazione) ma, a mio modo di vedere, da condannare il silenzio e la vile mancata reazione da parte dell’altro esponente delle istituzioni europee tal Charles Michel.
Come minimo, costui, alla vista di quanto stava succedendo doveva alzarsi dalla seggiola e sedersi anche lui sul divano accanto ad Ursula Von der Leyen.
Un comportamento di connivenza se non di complicità con Erdogan inaccettabile, una persona inadatta al ruolo che ricopre e che certo non ha fatto bene all’immagine dell’Europa.
Di Erdogan sappiamo quali considerazioni di disprezzo e di descriminazione ha verso le figure femminili.

Paola Andreoni
La Vice Sindaco del Comune di Osimo

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Vicinanza a Patrik

Un  Capo di Stato tiranno e crudele e un giudice sottomesso, oggi, hanno deciso che il povero #Zaki deve restare in carcere altri 45 giorni. Ad oggi sono quattordici mesi che questo ragazzo iscritto all’Università di Bologna sta vivendo in Egitto una forma di “ergastolo mascherato”. Una crudele tortura nei confronti di chi non è imputato di alcun reato e che, come altre migliaia di persone, è vittima di un regime sanguinario e violento. E’ ora che i nostri autorevoli Presidente – Mattarella e Draghi – si facciano sentire. Le vie diplomatiche non sono servite a nulla occorre valutare di  interrompere da subito i rapporti diplomatici,  economici e turistici verso l’Egitto e anche noi nella nostra piccola Comunità e come PD  possiamo mobilitarci, magari deliberando una mozione per dare la cittadinanza al giovane universitario egiziano. Un piccolo gesto, per mostrare la nostra vicinanza a Patrik.


Paola

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Osimo calls World: Marco Lilliù


Marco Lilliù nato in Ancona il 26 dicembre 1987.

Osimano della frazione della Staziò, emigrato in Inghilterra per realizzare i  propri sogni.

Marco Lilliù con il proprio lavoro a Londra da lustro e prestigio alla nostra città

Sono nato ad Ancona il 26 dicembre del 1987 e ho sempre vissuto ad Osimo Stazione. Ho frequentato le elementari nel vecchio edificio storico che poi è stato abbattuto e le medie nella loro attuale sede, all’epoca erano nuove di zecca.
Ho conseguito il diploma presso l’ITIS Torrette, sezione Informatica.
Non ho frequentato l’università, ho preferito imparare subito il mestiere sul campo. Ho iniziato come magazziniere per una ditta che costruisce carrelli elevatori a Castelfidardo: lì gestivo l’inventario e la produzione tramite sistema gestionale. Ho proseguito poi come Software e Web Developer presso una software house (sempre a Castelfidardo) dove ho lavorato allo sviluppo di un sistema gestionale per aziende (versione software e web).
Ho giocato a calcio nel settore giovanile Osimo stazione per diversi anni (dalla categoria “pulcini” fino alla “juniores”) e per qualche anno ho studiato pianoforte. Per quanto riguarda i luoghi di ritrovo, come tanti nel pomeriggio andavo “ai giardinetti”.
Discendo da una famiglia di ferrovieri da almeno due generazioni. Mio padre, Marcello Lilliù, è un ferroviere in pensione (tra l’altro ha vissuto da giovane proprio nell’appartamento dentro la stazione ferroviaria).  Mia madre si chiama Patrizia Mancinelli, anche lei nata ad Osimo Stazione e lavora all’ufficio di  Presidenza della  Facoltà di Ingegneria di Ancona. Mia sorella, Marta, è anche lei cresciuta ad Osimo Stazione ma dal 2012 vive e lavora in Liguria, dove è docente di ruolo in una scuola secondaria di primo grado.

Mi sono trasferito a Londra nel 2013. Da più di cinque anni lavoro come front-end developer per un’agenzia che si occupa della gestione degli oltre trenta siti europei della nota azienda Samsung. Il front-end developer che in italiano potrebbe tradursi in “sviluppatore informatico” è la persona che ha il compito di rendere un sito utilizzabile ed accessibile. È molto più che un semplice web designer: il front-end developer non si limita a lavorare sull’aspetto visivo di un sito web, ma fa in modo che l’esperienza utente si svolga senza intoppi e la navigazione sia fluida e veloce anche su piattaforme differenti.
Conoscere i fondamenti dello User Eperience Design (UXD), di conseguenza, è fondamentale. Data l’eterogeneità degli internet user, inoltre, qualità come versatilità, creatività e problem solving, formazione continua, sono altrettanto necessarie per questa figura.

Questo lavoro mi ha dato l’opportunità di crescere molto professionalmente. Ho avuto il piacere di lavorare con ingegneri, matematici di talento a livello internazionale. Ho anche viaggiato molto (prima della pandemia). Ho visitato il quartier generale Samsung a Seoul, in Corea, una vera e propria città all’interno di una metropoli. Sono stato diverse volte a Varsavia, in Polonia, dove ho collaborato con un team di più di cento ingegneri e tecnici per il lancio (unpacked) dei telefoni di ultima generazione – come ad esempio l’ultimo Galaxy S21.

Qui a Londra vivo con la mia compagna Marianna, che lavora nel settore  fashion come modellista presso uno studio. Anche lei è marchigiana e ha studiato modellismo (manuale e CAD) e confezione presso gli Istituti Callegari di Rimini. Nostra figlia April Matilda è nata qui a Londra quasi due anni fa e al momento è iscritta alla nursery, il corrispettivo dell’asilo nido italiano.

Abito a Londra da ormai otto anni e sono andato via dall’Italia nel 2013 perché, come molti giovani, non vedevo un futuro nella mia carriera lavorativa. L’Italia è un paese fermo sotto molti aspetti e sicuramente negli anni non ha saputo offrire grandi possibilità a chi cresceva. Quindi a 25 anni, dopo l’ennesimo cambio di governo, ho deciso di rimettermi in gioco e di partire. Né io né Marianna conoscevamo bene la lingua inglese e così abbiamo iniziato a fare esperienze lavorative diverse e corsi di lingua, che ci hanno poi permesso di poter fare carriera ed avere maggiori opportunità lavorative.

Nel campo informatico, per alcuni aspetti l’ITIS mi ha insegnato molto, nozioni che  ho comunque dovuto approfondire in modalità di autoapprendimento, iscrivendomi a corsi o partecipando a seminari  che hanno completato il mio curriculo e sicuramente facilitato l’accesso  nel mondo del lavoro.
La lingua inglese non l’ho studiata come avrei dovuto, questa è sicuramente una pecca del sistema  scuola italiano: insegnanti poco motivanti, spesso con una pronuncia imprecisa, mista al dialetto delle nostre zone, non hanno stimolato, durante il mio percorso scolastico, quella curiosità  e fatto scattare quella spinta ad aprire un libro di grammatica inglese ed approfondire l’apprendimento delle lingue straniere. Eppure queste conoscenze, oggi nel nostro tempo, sono vitali.

Sia io che Marianna arrivati in Inghilterra, come già detto,  ci siamo resi disponibili alle più svariate offerte lavorative. Io ad esempio ho lavorato in aeroporto poi in una catena di fast food. Non mi sono mai mancate possibilità di lavoro serie e qualificate, e questo grazie, anche, ad un sistema di agenzie di lavoro che qui nella terra guidata dalla regina Elisabetta II^,  funzionano davvero bene.
Quello che più mi ha fatto piacere scoprire, in particolare, del vivere all’estero è stato il fatto che un ragazzo come me armato unicamente di tanta passione e determinazione, anche senza laurea ed appoggi, è riuscito – in una terra sconosciuta – a trovare un lavoro ben retribuito ed appagante  per il quale  in Italia, probabilmente, servirebbero lauree e master e magari vedersi offerto un posto a tempo determinato ed essere trattato a lungo come uno stagista. Qui non mi è mai accaduto niente di tutto questo e vi assicuro non si tratta  solo della mia esperienza personale è la normalità.

Oltre al lavoro ed alla famiglia continuo a dedicare il rimanente tempo della mia vita alla mia grande passione che non ho mai abbandonato: il disegno
Una  passione per l’arte e per il disegno in particolare che accomuna da sempre tutta la mia famiglia. Sin da bambini, io e mia sorella passavamo ore a disegnare. Mia madre ha frequentato l’istituto d’arte e ci ha sempre incoraggiati a disegnare. Anche mio padre, a dire il vero, non se la cavava male col disegno e da giovane con mia madre si era messo a produrre borse di cuoio! Mio zio Mimmo, oltre che un grande chitarrista, è sempre stato un ottimo disegnatore e pittore. Personalmente, sono sempre stato un amante dei fumetti. In età’ adolescenziale passavo molto tempo a leggere manga giapponesi e qualche Dylan Dog. Poi pian piano ho scoperto tutti i più grandi fumettisti italiani e no: Pratt, Manara, Hergé, Moebius, Schulz e tanti altri. Verso i 14-15 anni, oltre a leggere ho iniziato a realizzare e pubblicare alcune vignette nel Notiziario Di Quartiere (NDQ) di Osimo Stazione, gestito da Enzo Lucesoli, e qualche altra vignetta nel giornalino scolastico dell’ITIS Volterra di Torrette. A Londra ho creato oggetti come cuscini o quaderni o cover per il cellulare con impressi alcuni miei disegni da rivendere poi attraverso un sito che permetteva di fare questo tipo di vendite. Ho lavorato un po’ come freelancer e fatto alcune storie illustrate su commissione. Ho fatto stampare in self publishing un volume di mie illustrazioni dal titolo “Cortisonika”. Il sogno nel cassetto è quello, un giorno non lontano,  di pubblicare un fumetto o una graphic novel a cui sto da tempo lavorando. Al momento sono concentrato sul mio lavoro, ma continuo a disegnare, tutti i giorni, anche solo per dieci minuti. Questo mi rilassa e questi pochi minuti giornalieri dedicati al disegno mi sono essenziali soprattutto nelle giornate più difficili; ossigeno per ritrovare me stesso.  I miei sketch, per chi ne fosse interessato si possono trovare sul mio sito marcolilliu.com e sulla mia pagina Instagram https://www.instagram.com/leworld1987/

Londra è una città multietnica e la mentalità qui è molto aperta: sono sempre stato aiutato, a prescindere dalla mia provenienza, anche quando non parlavo bene inglese. Sono partito non parlandolo, l’ho studiato e imparato negli anni. Ora lo parlo correntemente e in casa sto cercando di insegnare l’italiano a mia figlia, che è madrelingua inglese.

Sono in contatto con diversi italiani qui a Londra, anche se non conosco altri osimani. Conosciamo però alcuni marchigiani, tra cui i gestori del locale “Rossodisera“, ristorante in centro che propone un menù interamente marchigiano!
Londra mi piace per tanti motivi. Non mi ha conquistato subito ma poi me ne sono innamorato. Innanzitutto perché è multietnica e ci si sente parte di una comunità fatta di tante persone diverse che convivono civilmente. Poi perché ci sono moltissimi parchi dovunque e sono tutti interamente percorribili grazie a sentieri e piste ciclabili.
Metro e bus sono funzionanti e permettono di spostarsi ovunque senza doversi comprare un’auto. Inoltre, c’è molta richiesta di lavoro, cui corrispondono molte opportunità. Tante sono le agevolazioni per i giovani e per l’ingresso nel mondo del lavoro. Molti miei colleghi, ad esempio,   pagano l’università solo dopo averla terminata, grazie allo student loan. I  soldi per le tasse scolastiche vengono direttamente scalati dalla busta paga solo quando si trova lavoro.
Last but not least, ( ultimo, ma non per importanza) mi piace lo stile di vita inglese come il rituale incontro al pub coi colleghi al termine della giornata di lavoro: qui c’è una vera e propria cultura in questo senso.
L’effetto Brexit nella nostra vita quotidiana ? Al momento non abbiamo visto grossi cambiamenti, è stato però necessario fare un documento che prova che lavoriamo e viviamo qui (settlement agreement).
Al momento non è cambiato nulla nel quotidiano. Essendo in UK da più di cinque anni, abbiamo potuto fare l’application per il Settlement Scheme, il sistema che ci dà la possibilità di vivere qui nel Regno Unito a tempo indeterminato e entrare/uscire illimitatamente dal Paese. Abbiamo svolto tutta la procedura di application online, semplicemente tramite un’app sviluppata dal governo. Credo che, per le persone che vogliono venire a vivere nel Regno Unito post-Brexit, la cosa sia un po’ più complicata. Potremmo avere dei problemi quando torneremo in Italia. Non ci è ancora chiaro quale documentazione sia necessaria, se serva qualche lasciapassare specifico o se basti solamente il passaporto italiano. La pandemia non ci ha dato la possibilità di tornare a casa per le vacanze (non viaggiamo da inizio 2020), e quindi non lo sappiamo. Al momento poi, il governo britannico ha fatto passare una legge che impedisce di viaggiare fuori dal Regno Unito senza una buona causa (si rischiano fino a 5000 sterline di multa).

Dell’Italia mi mancano la famiglia, gli amici e il mare. Il cibo italiano buono si trova anche qua, per fortuna. Prima della pandemia da Covid-19 tornavo spesso, si tratta di sole due ore d’aereo da Stansted ad Ancona. Spesso venivano anche i miei genitori o mia sorella a trovarci qua. Ora purtroppo noi tre non torniamo in Italia da Natale 2019 e mi manca molto quella che comunque per me sarà sempre casa. Ogni volta che torno però trovo tutto statico, nessun cambiamento radicale rispetto a quello che ho lasciato, e questo è un aspetto su cui bisognerebbe incidere di più. Non ci sono molte possibilità di maturare professionalmente. Soprattutto, la mentalità chiusa nel lavoro è frustrante ed è uno dei motivi per cui me ne sono andato. Inoltre non ci sono molte attività per giovani, specialmente ad Osimo Stazione non c’è nulla da fare.

Osimo rimane, tuttavia,  la “mia Casa” la città dove sono cresciuto e il luogo  dei miei ricordi e dei miei affetti. Oltre i miei cari il mio pensiero va spesso anche al fratello di mia madre, il chitarrista jazz e compositore Augusto Mancinelli, per noi di famiglia, semplicemente, zio Mimmo. Prematuramente venuto a mancare nell’estate del 2008, zio Mimmo, ha lasciato un vuoto enorme nel mondo della musica ma anche nei nostri affetti familiari.

Ripenso con affetto e riconoscenza anche  le maestre delle elementari: Giuliana Beldomenico, Rita Antonelli e Giovanna Paccazzocco e alla grande prof.ssa Alessandra Canapa!  
Mi ricordo anche degli allenatori del calcio, (ma anche educatori di sport ad Osimo Stazione): Celestino Stronati, Paolo Moresi, Mauro Braciatelli. Malgrado il loro massimo impegno, non sono riusciti nell’intento di migliorare la sensibilità dei miei piedi e della mia visione di gioco. Ma con loro, alla Scuola Calcio Dribbling del Presidente Orlandoni, come giovane calciatore, non ho mai perso il sorriso né lo spirito positivo di divertirmi. Dell’epoca del calcio ricordo anche il “mitico” Getulio Carnevali, il custode del campo sportivo dei “ferrai” di  Osimo Stazione, che mi chiamava con l’appellativo  “baciamadonne”, solo perché mi vedeva sempre tranquillo e buono.

Un messaggio ai giovani osimani ?  Se potete, fate un esperienza all’estero, anche per qualche anno. Scoprirete molte differenze positive e in qualche caso negative,  rispetto all’Italia. Ma sicuramente, non ve ne pentirete.

Per mio conto, proseguirò la fantastica “avventura” – qui – in  Inghilterra con Marianna e la nostra  piccola April Matilda. Continuerò a  fare il “developer” ma  anche  a disegnare  e sognare di riuscire a pubblicare, un giorno, un fumetto tutto mio. Un saluto a tutti gli amici e gli abitanti della frazione della “Staziò” e della città di Osimo.


Ciao Marco Ti auguro che la  creatività appresa  e sviluppata in Osimo possa trovare il giusto riconoscimento nella terra di William Shakespeare.
Paola Andreoni vice Sindaco di Osimo

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Un Mondo migliore…. per tutti.

Siamo tutti in attesa di una normalità, dopo questi giorni strani in mezzo alla pandemia, una normalità che deve diventare anche,  “un Mondo migliore” per tutti. Speranza e memoria. Questo ci attende in questa nuova vita, un inestricabile intreccio: esercitare la memoria senza perdere lo sguardo verso il futuro.
Per realizzare un Mondo migliore,  più giusto, di attenzione a chi ha più “bisogno”, di diritti per tutti, nessuno escluso, che sappia far emergere le competenze, più rispetto per l’ambiente, solidarietà e legalità.


Paola

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Richiedenti asilo nell’UE: 900 ogni milione di abitanti nel 2020. In Italia si scende a 355 (e in Ungheria a nove)

Qual è la vera dimensione numerica dei richiedenti asilo in Europa e in Italia? Il report di Eurostat riporta dati oggettivi che smentiscono inequivocabilmente informazioni divulgate strumentalmente per fini politici/elettorali.
L’Italia, con 21.200 richiedenti asilo (contro i 35 mila del 2019, -39%), si colloca notevolmente sotto la media: 355 richiedenti per milione.
Per numero assoluto di richiedenti protezione il nostro Paese è in quinta posizione come nel 2019, dopo la Germania (102.500 richiedenti), la Spagna (86.400), la Francia (81.800) e la Grecia.


Paola

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Venerdì 2 aprile, in tutto il mondo, ed anche in Osimo, sarà celebrata la Giornata Internazionale dell’Autismo.


Osimo è vicina ai bisogni dei ragazzi e delle loro famiglie, che vivono quotidianamente le difficoltà della patologia dell’autismo.
Osimo partecipa all’iniziativa nazionale di sensibilizzazione sull’Autismo ed ha illuminato di blu la torre dell’acquedotto comunale.
Una luce visibile anche a distanza, per illuminare e sensibilizzare chi ancora non conosce a fondo le problematiche dell’Autismo.

Paola Andreoni
La Vice Sindaco del Comune di Osimo

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