Guerra alla bandiera della Pace

Contiene tutti i colori dell’arcobaleno e proprio per questo è stata scelta come bandiera della pace, ma secondo il Comune di Verona “in questi anni è diventata il simbolo dell’estrema sinistra” e pertanto non può essere esposta a una manifestazione organizzata ed autorizzata in  uno spazio pubblico. Il comune di Verona non autorizza il movimento “Beati i costruttori di pace” ( movimento fondato ed ispirato da mons. Antonino Bello )  a manifestare perchè c’è il rischio che espongano la bandiera della pace, simbolo dell’estrema sinistra.
Colto da una repentina smania di igiene totale e di pensiero unico, l’esecutivo scaligero ha deciso di fare la guerra, oltre che ai poveri e agli ultimi, anche alla bandiera della pace. Per questa giunta, infatti, una manifestazione pacifista si può fare a Verona solo se non si sventolano i colori dell’arcobaleno.
Vittime del nuovo fronte aperto dal sindaco Tosi&c sono gli organizzatori locali della Carovana missionaria della pace, l’iniziativa del mondo missionario italiano, la quinta dal 2000 ad oggi, che dal 25 settembre toccherà una ventina di città italiane, dal Nord al Sud, per chiudersi a Roma il 5 ottobre.
Appuntamento centrale per il Nord Italia è, appunto, la tappa scaligera: per la tradizione di Verona, per gli areniani happening dei “Beati costruttori della pace”, per la presenza di molte realtà sensibili ai temi…
Oltre tre mesi fa, i missionari comboniani e i responsabili del Centro missionario diocesano (Cmd) inviarono agli uffici comunali la richiesta di poter utilizzare per la data del 28 settembre, piazza Bra, e per quella del 1° ottobre l’auditorium del palazzo della Gran Guardia. Per 96 giorni, il silenzio ufficiale. La pace, l’arcobaleno, i carovanieri sono temi sopportati come orpelli inutili da una giunta più attratta da prostitute, rom, mendicanti (tutti da punire) e da imprenditori immobiliari (da sostenere).
Certo, qualche telefonata dagli amministratori è giunta agli organizzatori. Ma sempre dai toni negativi: non si può fare. Nessuno spazio pubblico alla Carovana.
Il 17 settembre la giunta formalizza questo no. Poi – forse sollecitata da mondi esterni, forse per non fare brutta figura essendo l’unica città a non concedere spazi pubblici alla manifestazione – l’amministrazione cambia registro. Ma colta dalla fregola riparatoria, sconfina nel ridicolo. Il 19 settembre l’assessore all’Edilizia pubblica e al Turismo sociale, Vittorio di Dio, risponde con una lettera protocollata alle richieste degli organizzatori. «A rettifica della nota P.G. n. 210013 del 17 c.m. concernente la manifestazione denominata “Carovana Missionaria della Pace 2008”, sono lieto di comunicare che a seguito di un riesame di questo assessorato sulle possibilità di concedere quanto richiesto, la Giunta comunale, su mia proposta, ha espresso parere favorevole alla concessione gratuita degli spazi di Piazza Bra, zona Stella, per domenica 28 settembre dalle ore 9alle ore 19». «Inoltre – prosegue la lettera – è stato concesso l’uso gratuito della hall e dell’auditorium del Palazzo della Gran Guardia per il 1° ottobre per la realizzazione delle relative attività artistiche ed espositive».
Tutto bene, dunque. Tranne per un “insignificante” particolare: «Quanto sopra, con il vincolo di omettere qualsivoglia riferimento partitico e di esporre unicamente bandiere istituzionali». E per Di Dio – come ha comunicato telefonicamente al direttore del Centro missionario diocesano, don Giuseppe Pizzoli – tra i riferimenti partitici c’è anche la bandiera della pace, perché «trasformata in questi anni nel simbolo dell’estrema sinistra».
Don Pizzoli, nella lettera di risposta, oltre a ricordare all’assessore che la Carovana «è un’iniziativa di natura ecclesiale e quindi libera da qualsiasi partecipazione partitica», ha precisato che la bandiera arcobaleno «è stata usata già negli anni ‘80 dal movimento “Beati i costruttori di pace”, considerandola come un richiamo all’arcobaleno biblico, ponte di pace fra Dio e l’umanità, ed è poi venuta ad avere un significato particolarmente forte all’inizio di questa decade con la campagna “Pace da tutti i balconi”, richiamando ancora una volta un ponte tra il Dio della Pace e tutti “gli uomini di buona volontà” (ricordando il canto degli angeli a Betlemme). Il fatto che questo simbolo sia anche stato abusivamente assunto da una parte politica con quella che potrebbe essere considerata una appropriazione indebita, ci rammarica, ma non ci toglie il diritto di continuare a considerare e ad usare la bandiera “della pace” come il simbolo e l’espressione propria del nostro movimento ecclesiale in favore della pace, dono di Dio per gli uomini e per tutti i popoli». E dopo aver ribadito di trovare inaccettabile il vincolo posto, il direttore del Cmd ha chiuso la lettera annunciando al sindaco di Verona, il leghista Tosi, di rinunciare alle richieste fatte: «Preferiamo mantenere la nostra libertà e autonomia a svolgere le nostre manifestazioni in ambienti ecclesiali».
Come dire: la dignità non è merce di scambio.

Solo vorrei chiedere… l’Italia, Verona culla della  CIVILTA’  o parliamo di qualcosa che sta tragicamente cambiando ?

LA SCUOLA CHE…….VERRA’ e l’attualità del pensiero di Piero Calamandrei.

E’ stata presentata ai sindacati la bozza della riforma messa in campo dal governo: ecco il decalogo della Gelmini.
Classi più numerose: fino a 29 alunni all’asilo, fino a 30 nelle prime di medie e superiori. Lo prevede la bozza di regolamento per la riorganizzazione della rete scolastica presentata ieri dal Ministero dell’Istruzione ai sindacati di categoria. Non ancora il piano programmatico promesso dal ministro Maria Stella Gelmini. E in più i sindacati, che hanno visionato il documento, fanno sapere che non c’è nessun accenno alla questione del tempo pieno.
Il documento contiene i nuovi criteri per la formazione delle classi, l’accorpamento degli istituti, l’impiego del personale in esubero. “Il piano deve essere definito nei dettagli con il ministro dell’Economia”, è stato spiegato ai sindacati.
E infatti la riforma parte proporio dalla attuazione della manovra economica estiva. Comunque tra mille illazioni, polemiche e incertezze (“assurde”, dicono i sindacati) proviamo a fare il punto su quali dovrebbero essere – il condizionale è d’obbligo – le norme che in pochi anni dovrebbero cambiare volto alla scuola italiana.
Due parole d’ordine, “essenzialità” e “continuità”: la seconda con le riforme precedenti, compresa quella del Centro-sinistra, e la prima per semplificare e rendere più efficiente l’intero sistema-scuola. Il Piano si muove su tre direttici: Revisione degli ordinamenti scolastici, Dimensionamento della rete scolastica italiana e Razionalizzazione delle risorse umane, cioè tagli.
Scuola dell’infanzia. L’organizzazione oraria della scuola materna rimarrà sostanzialmente invariata. Saranno reintrodotti gli anticipi morattiani (possibilità di iscrivere i piccoli già a due anni e mezzo) e nelle piccole isole o nei piccoli comuni montani l’ingresso alla scuola dell’infanzia potrà avvenire, per piccoli gruppi di bambini, anche a due anni. L’esperienza delle “sezioni primavera” per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi sarà confermata.
Scuola primaria. E’ il ritorno al maestro unico la novità che ha messo in subbuglio la scuola elementare. Già dal 2009 partiranno prime classi con scansione settimanale di 24 ore affidate ad un unico insegnante che sostituisce il “modulo”: tre insegnanti su due classi. Le altre opzioni possibili, limitatamente all’organico disponibile, saranno 27 e 30 ore a settimana. La Gelmini “promette” anche di non toccare il Tempo pieno di 40 ore settimanali, su questo punto, pare che il ministero dell’Economia non sia d’accordo. E l’insegnamento dell’Inglese sarà affidato esclusivamente ad insegnanti specializzati, non più specialisti, attraverso corsi di 400/500 ore.
Scuola secondaria di primo grado. La scuola media è al centro di un autentico tsunami. L’orario scenderà dalle attuali 32 ore a 29 ore settimanali. Per questo verranno rivisti programmi e curricoli. Il Tempo prolungato (di 40 ore a settimana) sarà mantenuto solo a determinate condizioni, in parecchi casi verrà tagliato. Si prevede il potenziamento dello studio dell’Italiano e della Matematica. Stesso discorso per l’Inglese, il cui studio potrà essere potenziato solo a scapito della seconda lingua comunitaria introdotta dalla Moratti.
Secondaria di secondo grado. La scuola superiore, rimasta fuori da riforme strutturali per decenni, vedrà parecchi cambiamenti. Gli 868 indirizzi saranno ricondotti ad un numero “normale”. I ragazzi che opteranno per i licei (Classico, Scientifico e delle Scienze umane) studieranno 30 ore a settimana. Saranno rivisti, anche al superiore, curricoli e quadri orario. Al classico saranno privilegiati Inglese, Matematica e Storia dell’Arte. Allo scientifico, in uno o più corsi, le scuole autonome potranno si potrà sostituire il Latino con lingua straniera. Gli alunni degli istituti tecnici e professionali saranno impegnati per 32 ore a settimana. Stesso destino per i ragazzi dei licei artistici e musicali.
Riorganizzazione rete scolastica. Attualmente, la scuola italiana funziona attraverso 10.760 istituzioni scolastiche che lavorano su 41.862 “punti di erogazione” del servizio: plessi, succursali, sedi staccate, ecc. Secondo i calcoli di viale Trastevere, 2.600 istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore alle 500 unità (il minimo stabilito dalla norma per ottenere l’Autonomia) o in deroga (con una popolazione scolastica compresa fra le 300 e le 500 unità) dovrebbero essere e smembrate e accorpate ad altri istituti.  Dovrebbero, chiudere i plessi e le succursali con meno di 50 alunni: circa 4.200 in tutto. In forse anche i 5.880 plessi con meno di 100 alunni. Ma l’intera operazione, che il ministro vuole avviare già a dicembre, dovrà trovare il benestare di Regioni ed enti locali.
Razionalizzazione risorse umane: i tagli. Il capitolo dei tagli è lunghissimo. Alla fine del triennio 2009/2010-2011/2012 il governo Berlusconi farà sparire 87.400 cattedre di insegnante e 44.500 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata): 132 mila posti in tutto. Il personale Ata verrà ridotto del 17 per cento. Il rapporto alunni/docente dovrà crescere di una unità. Maestro unico, soppressione di 11.200 specialisti di Inglese alle elementari, contrazione delle ore in tutti gli ordini di scuola, compressione del Tempo prolungato alla scuola media, rivisitazione delle classi di concorso degli insegnanti e ulteriore taglio all’organico di sostegno contribuiranno alla cura da cavallo che attende la scuola italiana. L’intera operazione dovrebbe consentire risparmi superiori a 8 miliardi di euro.

Qual’è il disegno del Governo Berlusconi ?  Innanzitutto tagliare fondi alla Scuola, ma sotto c’è dell’altro …….., notate l’attualità del discorso  pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale a Roma l’ 11 febbraio 1950:


     Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzano e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia di meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato.
-Lasciare che vadano in malora.
-Impoverire i loro bilanci.
-Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Ah,l’Italia dei “patrioti”.

Preludio
– Alitalia versa in condizioni disastrose da più di un decennio. Una perdita  di un milione di euro al giorno, ha un quarto del personale in più del necessario.
Scena 1. L’emergenza
– Tutti conoscono la situazione ma nessuno fa niente, fino a che un brutto giorno finiscono i soldi.
– Il governo Prodi prova ad affrontare l’emergenza e finisce in piena campagna elettorale.
– Air France dice “Prendiamo i debiti, ma vogliamo la compagnia e ci facciamo quello che ci pare”.
– Prodi dice “Economicamente mi piace…”
– Berlusconi (premier quasi in pectore) dice “Cribbio! Perdiamo l’Italianità!”
– I Sindacati dicono “Ci sono troppi esuberi (allora, circa 3000). E i franzosi sono arroganti!”
– Air France dice “Se non siete tutti d’accordo non si fa nulla. Adieu, e chiamate l’exorcist!”
Scena 2. Cambio di governo.
– Entra Berlusconi dice “Salvo io la compagnia! Datemi un paio di settimane per organizzarmi.”
– Esce il progetto: una cordata di 18 imprenditori amici, capeggiati da Colaninno (quello dell’Opa su Telecom Italia che l’ha poi ceduta all’Opa Tronchetti Provera, anche lui nella cordata) con una società ad hoc (Cai), un po’ di banche (Intesa San Paolo su tutte), insieme ad una piccola società aerea in perdita (AirOne) rileverebbero la compagnia di bandiera con una fusione controllata, creando contemporaneamente una Bad Company che assorbe i debiti (che pagherà lo Stato), ed insieme presenta un piano industriale di rilancio  con la previsione di circa 5-6000 esuberi.
– L’Italianità è salva.
– Alcuni Sindacati dicono “Voi siete matti”
– I Sindacati perdono l’unità (sostantivo), i piloti bloccano l’accordo.
– Colaninno manda a dire “O mangiate questa minestra….”
– Si arriva allo stallo (mai termine fu più adatto…).
Scena 3. Il pacco
– Letta intesse la sua tela.
Scena 4. E tutti vissero felici e contenti (?)
– I Sindacati, finalmente ritrovano l’unità e scelgono di mangiare la minestra, anche se di fronte al fallimento c’è poco da scegliere.
– Air France o Lufthansa  entreranno nella nuova compagnia con una quota di minoranza.
– L’Italianità è salva!
– Noi pagheremo i debiti.
– Alcuni contratti cambieranno in peggio, anche se gli esuberi sono diminuiti.
– Berlusconi risulterà come quello che ha salvato l’Alitalia e l’ha fatta rimanere italiana.
( di L.Gistini )

Bruno Vespa: “il velino” al servizio del potere?

La classica colonna sonora di “Via col vento” in versione romantica è la cornice della trasmissione “Porta a Porta ” che da anni il dottor Bruno Vespa gestisce su Rai 1, fino a quattro seconde serate alla settimana piu’ gli extra.
Come cittadina italiana e come abbonata Rai, ritengo eccessiva tale presenza, anche in considerazione del fatto che in Italia abbiamo numerosi e validi professionisti dell’informazione.
Personalmente sono anni che evito di vedere questa trasmissione che ritengo un misto di superficialità, arroganza e supponenza, un minestrone di luoghi comuni, una rassegna del peggio della Tv e del vecchio giornalismo che mi auguro arrivi in fretta al capolinea.
Ho letto quanto ha scritto Travaglio in ordine all’ultima puntata della trasmissione nel corso del faccia a faccia con Walter Veltroni. Quando ” …..il leader del Pd ha ricordato come, alla domanda «lei è antifascista ? », il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi avesse risposto: «Io penso solo a lavorare per risolvere i problemi degli italiani», Vespa si è lanciato in un’appassionata difesa del Cavaliere. E per smentire il segretario del PD ha tirato fuori la trascrizione di una dichiarazione di Berlusconi, in cui il premier proseguiva la frase dicendo di riconoscersi nei «valori della costituzione». Un assist persino per Veltroni che ci ha messo un secondo per far notare come quella non fosse la prima ed originale risposta del leader della Pdl, ma solo il ragionamento utilizzato da Berlusconi, proprio a Porta a Porta, per spegnere le polemiche suscitate dalla sua sconcertante uscita.
Ora il problema non è che Vespa sia filo-governativo o che abbia delle legittime opinioni politiche. La questione è deontologica: l’anziano conduttore ha tentato di sostenere il premier utilizzando una bugia. E la cosa è ancor più spiacevole se si tiene conto che Berlusconi versa regolarmente del denaro a Vespa. Il giornalista Rai infatti è titolare di una rubrica fissa sulle colonne di Panorama (gruppo Berlusconi).
All’estero questo si chiama conflitto d’interessi (non di Berlusconi, ma di Vespa). Chi si occupa di politica e lavora nel servizio pubblico non può ricevere emolumenti dal leader di uno degli schieramenti e pretendere di passare per imparziale. E se lo fa, non si limita a coprirsi di ridicolo. Diventa, invece, francamente rivoltante.”

Di fronte a questo modo di fare informazione con così poco rispetto e responsabilità per una professione così splendida per il suo fascino, ma così tragicamente, tradita, nella sua missione, non resta che lo sconforto per la perdita di voci libere che non ci sono più. Mi riferisco in particolare a Enzo Biagi.

Una VOCE LIBERA che non ha mai tradito il ruolo di chi sta al servizio della verità, di chi sta al servizio della parola e della scrittura, anche di fronte ai vari potenti di questo mondo.

Nel mio piccolo sto invitando  amici e conoscenti, ogni volta che appare in Tv il dott. Vespa, a cambiare canale o a spegnere la Tv… Se funzionano a dovere i dati dell’Auditel rileveranno qualche indice di gradimento in meno! Almeno lo spero.

Vietata manifestazione contro l’Islam ai nazifascisti, Colonia esempio di civiltà

Sono “facinorosi camuffati da benpensanti, razzisti in abiti civili, sottili promotori di paure” i partecipanti al raduno anti-islamico di Colonia nelle parole del sindaco democristiano di Colonia, Fritz Schramma. Quanto è ormai lontano l’Italia del Pensiero Unico dall’Europa democratica? Molto, molto lontano. Prima ancora che la polizia tedesca sciogliesse la manifestazione Schramma invitava caldamente Borghezio e i suoi compari “euro-fascisti” a “tornarsene a casa”, a Colonia non sarebbero benvenuti.

Un’intera città si è ribellata agli ospiti indesiderati, poche decine di neonazisti tedeschi, austriaci e neofascisti italiani. È in mezzo a loro un eurodeputato di nome Maurizio Borghezio della maggioranza di governo.

La risposta del leghista al divieto della manifestazione? Forse un moto di autocritica, visto che il bravo leghista si vedeva attorniato da neonazisti? Manco a pensare. Tuona contro la “islamizzazione dell’Europa”, contro la viltà delle istituzioni, che si sarebbero arrese.

A Colonia i tassisti (sic!) non hanno fatto salire sulle loro vetture gli “euro-fascisti”. Vadano a piedi! Gli autisti dell’autobus si sono rifiutati di portarli nei quartieri “musulmani” come volevano loro, per vedere i quartieri “degradati dall’islamizzazione”.

In piazza non c’erano gli islamici a protestare, c’era l’intera città.
La nave sulla quale si doveva svolgere la conferenza stampa sul Reno, si è trasformata in una specie di prigione per i partecipanti perché il capitano li ha tenuti per cinque ore ferme in mezzo al fiume. Tutte le birrerie di Colonia esponevano un cartello con la scritta: “Qui non si serve birra ai nazisti”.
A quando le birrerie di Torino si rifiuteranno di servire una birra a Borghezio?

Processo Mediaset: art.3 della Costituzione, i pm “.. lodo Alfano incostituzionale”!

      La Costituzione della Repubblica Italiana art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Il pm milanese Fabio De Pasquale ha sollevato oggi un’eccezione di incostituzionalità del lodo Alfano nel processo che vede imputato tra gli altri il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset.Il pm ha chiesto ai giudici di mandare gli atti alla Corte costituzionale per dichiarare la nullità della norma entrata in vigore il 26 luglio scorso per tutelare la alte cariche dello Stato. Lo stesso pm ha chiesto ai giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l’imputato Berlusconi e di procedere oltre per gli altri 11 imputati.

Secondo il pm il lodo Alfano contrasta con la Costituzione in relazione all’articolo 3, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il riferimento è alla irragionevolezza, perché il lodo sospende i processi per tutti i reati e automaticamente, senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Il pm ha poi ricordato la violazione dell’articolo 136, cioè del giudicato costituzionale in relazione alla sentenza del 2004 con cui era stato bocciato il lodo Schifani. Infine il rappresentante dell’accusa ha ricordato che al lodo Alfano si è arrivati con una legge ordinaria e non con una legge di revisione costituzionale.

La replica dei legali di Berlusconi
Secondo l’avvocato Nicolò Ghedini la costituzionalità del lodo Alfano sarebbe dimostrata, tra le altre cose, dalle dichiarazioni che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, fece all’indomani della sua approvazione, il 28 luglio scorso. Ghedini ha ricordato che in quella occasione il Capo dello Stato spiegò che nel promulgare la norma aveva tenuto in considerazione come “unico punto di riferimento” la sentenza della consulta del gennaio 2004, lasciando “ogni altra valutazione alla politica”. Proprio la conformita’ del lodo Alfano rispetto ai rilievi mossi dalla Corte Costituzionale, che nel gennaio 2004 bocciò il lodo Schifani-Maccanico, è stata al centro degli interventi di Ghedini e Piero Longo, difensori del premier Silvio Berlusconi. Longo ha concluso chiedendo ai giudici della prima sezione penale di ritenere “infondata e non rilevante” l’obiezione di costituzionalità del pubblico ministero.

Aspettiamo fiduciosi una decisione.

 

IMPARIAMO DAL RUANDA

Il paese con la maggioranza di donne in parlamento da questa settimana si trova in Africa: è il Ruanda. Qui, la costituzione scritta dopo il genocidio del 1994 assicura alle deputate di sesso femminile una quota minima del 30%, oltre ad un seggio per un deputato disabile e uno per un rappresentante dei giovani. E dopo le elezioni di lunedì scorso, vinte dal Fronte Patriottico già al potere, 44 degli 80 seggi del parlamento di Kigali sono occupate da deputate: più del 55%, rispetto al 48,8 del parlamento precedente.