Scuola il PD osimano aderisce alla manifestazione per la Scuola

Scuola, il Partito Democratico osimano aderisce alla manifestazione dei sindacati, degli insegnanti e dei giovani contro i tagli operati dalla “riforma” Gelmini.

“Non c’è  peggiore sordo di chi non vuol intendere – è quanto affermato dal capogruppo PD Paola Andreoni dopo l’approvazione del decreto al Senato –  il governo è andato avanti per la sua strada senza prendere in considerazione una gigantesca mobilitazione democratica. È sempre più necessario  trovare un’alternativa a tagli pesantissimi che metteranno in ginocchio la scuola e l’università, dequalificando l’offerta formativa pubblica e aumentando la precarietà nel mondo della ricerca”.

Seguono le immagini della odierna pacifica manifestazione degli studenti osimani, quelli che sono stati definiti da Berlusconi: ” i giovani facinorosi d’Italia “

 

 

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L’Italia migliore di chi la governa: il discorso di Veltroni al Circo Massimo

” Quella di oggi, diciamocelo con orgoglio, è la prima grande manifestazione di massa del riformismo italiano, finalmente unito. E lo è perché il Partito Democratico è il più grande partito riformista che la storia d’Italia abbia mai conosciuto.Un italiano su tre si riconosce, crede nel disegno di un riformismo moderno. E’ un fatto inedito nella lunga vicenda nazionale. E oggi, in questo luogo splendido e immenso, siamo qui, in tanti, perché vogliamo bene all’Italia, perché amiamo il nostro Paese.
Con lo stesso amore, il 14 ottobre di un anno fa, il Partito Democratico nasceva da un grande evento di popolo.L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa in questo momento. Migliore della destra che nel tempo recente lo ha già governato, anche se qualcuno troppo spesso finge di dimenticarlo, per sette lunghi e improduttivi anni. L’Italia è un grande Paese democratico, è un Paese che ama la democrazia.

Perché l’Italia non dimentica, non potrà mai dimenticare quanti hanno sofferto, quanti hanno dato la vita per la sua libertà.

Lunedì scorso ci ha lasciati un grande amico, un padre della Repubblica, un maestro di vita per tutti noi. Aveva venticinque anni, Vittorio Foa, quando fu condannato e messo in galera: perché era antifascista, perché pensava diversamente da chi era al potere.E per chi crede che fino ad un certo punto ci sia stato un fascismo in fondo non troppo cattivo, va ricordato che era il 1935. Non era ancora arrivata la vergogna delle leggi razziali. Ma il regime aveva già fatto in tempo a sopprimere la libertà di stampa e quella di associazione, a chiudere partiti e sindacati, a calpestare il Parlamento e a incarcerare, mandare in esilio o uccidere chi non si piegava alla dittatura: Don Minzoni, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti. E due anni dopo la stessa sorte sarebbe stara di Carlo e Nello Rosselli e di Antonio Gramsci.

L’Italia, signor Presidente del Consiglio, è un Paese antifascista.

( Questi sarebbero i “Facinorosi”: grazie, Fratelli d’Italia. )

A chi le chiedeva se anche lei potesse definirsi così, “antifascista”, lei ha risposto con fastidio che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi, rispetto all’antifascismo e alla Resistenza.

Il presidente Sarkozy non avrebbe risposto così, non avrebbe detto questo della Resistenza animata dal generale De Gaulle, non avrebbe messo in dubbio che ogni francese è figlio orgoglioso della Parigi liberata dai nazisti.

E né Barack Obama, né John McCain risponderebbero con un’alzata di spalle ad una domanda sulla decisione del presidente Roosevelt di mandare a combattere e a morire migliaia di ragazzi americani. Quei ragazzi americani che sono morti per noi, per restituirci la libertà e la democrazia.

Nessuno avrebbe risposto come il nostro Presidente del Consiglio, perché non c’è nulla di più importante, per un grande Paese, della sua memoria storica. Un Paese senza memoria è un Paese senza identità. E chi non ha identità non ha futuro. E l’Italia ha bisogno di futuro.Coltivare la memoria dell’antifascismo non è solo un atto di riconoscenza. Come ci ha ricordato un altro grande italiano, un uomo mite e rigoroso come Leopoldo Elia, se la democrazia viene coltivata e vissuta ogni giorno, si espande e cresce. Se viene mortificata e offesa, deperisce e può anche morire.
In tutti i Paesi del mondo ci sono i governi. Ma solo in quelli democratici c’è l’opposizione.

Coltivare la democrazia, farla vivere e crescere ogni giorno, significa rispettare l’opposizione, riconoscere la sua funzione democratica: nelle aule del Parlamento, come nelle piazze del Paese.

Se noi non svolgessimo fino in fondo il nostro ruolo all’opposizione, se non facessimo coesistere la durezza della denuncia e il coraggio della proposta, se non lo facessimo, tradiremmo il nostro mandato. E per colpa nostra, una colpa che sarebbe imperdonabile, la democrazia italiana diventerebbe più debole.
E’ indice di una mentalità sottilmente e pericolosamente illiberale, pensare che in una democrazia non bisogna disturbare il manovratore e che tutto ciò che limita, regola, condiziona il suo potere è solo un fattore di disturbo.

E’ un disturbo il Parlamento, perché vorrebbe e dovrebbe discutere le proposte di legge o i decreti del governo, prima di approvarli.

E’ un disturbo la magistratura, perché esercita un controllo di legalità che non può e non deve risparmiare chi governa la cosa pubblica in nome e per conto della collettività.       E’ un disturbo la Corte costituzionale, perché deve verificare la costituzionalità dei provvedimenti voluti dal governo e approvati dalla maggioranza in parlamento.

E’ un disturbo l’opposizione. Perché spezza l’incantesimo del plebiscitario consenso al governo. Perché dimostra che c’è un altro modo di pensare, che potrebbe domani diventare maggioritario. Perché vuole, come noi vogliamo, una grande innovazione istituzionale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, una sola Camera con funzioni legislative, una legge elettorale che restituisca lo scettro ai cittadini. A cominciare dalla battaglia parlamentare che faremo nei prossimi giorni per mantenere il voto di preferenza alle prossime europee.

Una democrazia che decide, decide velocemente, decide dentro i principi della Costituzione, non con pericolose concentrazioni del potere. Una democrazia più moderna, alla quale abbiamo contribuito con le coraggiose decisioni dei mesi scorsi.
Noi oggi interpretiamo la nostra funzione in un modo che è perfettamente coerente con quanto dicemmo già al Lingotto, affermando che il PD, svincolato finalmente dai vecchi ideologismi, sarebbe stato “libero dall’obbligo di essere, di volta in volta, moderato o estremista per legittimare o cancellare la propria storia”.
Questo siamo: un partito libero, che non teme né di apparire moderato agli occhi di alcuni, né di sembrare estremista agli occhi di altri. Perché null’altro è che un grande partito riformista.
Un grande partito riformista, che fa dell’opposizione, un’opposizione di popolo, il modo per incidere oggi sulla realtà del Paese e per essere domani, strette le alleanze che le idee e i programmi vorranno, nuova maggioranza e nuovo governo per l’Italia.

Il PD avrà sempre, anche all’opposizione, una sola stella polare: gli interessi generali del Paese. Quel Paese che amiamo e il cui destino è la nostra ragione d’essere. Quel Paese che vogliamo unire, rifiutando l’odio e la contrapposizione ideologica.

Questa manifestazione è un grande momento di democrazia, sereno e pacifico.
E guai, davvero guai, a chi pensa di ridurre solo minimamente la libertà di avanzare critiche, la libertà di dissentire, la libertà di protestare civilmente contro decisioni e scelte che non condivide.

La democrazia non è un consiglio d’amministrazione. La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire “attraverso le forze dell’ordine” dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le Università, è stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima. Puntuale, ancora una volta, è poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio. “Sono i giornali che come al solito travisano la realtà”, ha detto da Pechino.
Ora: cambiando il fuso orario si può anche cambiare idea, e in questo caso è un bene che ciò sia avvenuto. C’è però qualcosa su cui vale la pena riflettere. Perché un’alta carica istituzionale si può permettere sistematicamente di negare ciò che è evidente, ciò che per giorni le televisioni hanno ritrasmesso sbugiardando l’ennesima smentita? Perché il Presidente del Consiglio si sente autorizzato, nel pieno della tempesta finanziaria che stiamo vivendo, ad invitare i cittadini a comprare le azioni di questa o quella azienda? Perché può arrivare ad annunciare una decisione non presa come quella della chiusura dei mercati, facendosi smentire persino dalla Casa Bianca? Se l’avessero fatto Gordon Brown o Angela Merkel sarebbe successa una catastrofe. Siccome nel mondo sanno chi è, non è successo niente.
Ma perché coltiva questa impunità delle parole? Questa strategia dell’inganno permanente nei confronti dei cittadini? La presunzione che si possa promettere di tagliare le tasse che poi non si tagliano, di fare delle mirabolanti opere infrastrutturali che poi non vengono nemmeno progettate?

E’ l’idea del potere che non è tenuto a rispondere dei suoi comportamenti. E’ un’idea del potere inaccettabile. E’ la confusione tra governare e prendere il potere.

Contro questi rischi l’opinione pubblica, la cultura, la coscienza critica del Paese, l’antico amore degli italiani per una democrazia viva e piena, devono farsi sentire.
Voglio essere chiaro: noi non pensiamo che questo governo sia la causa di tutti i mali. Non saremo noi, a differenza di chi ci ha preceduto nel ruolo di opposizione, a gridare al regime.
Il problema è che il governo Berlusconi è totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi che stiamo vivendo. E lo è per una ragione semplice: perché non ha nel cuore l’Italia che produce e che lavora, l’Italia che soffre. E’ un governo che si occupa di rassicurare i potenti di questo Paese, piuttosto che di combattere la drammatica situazione di imprese e lavoratori.

L’Italia può essere altro. L’Italia “è” altro. “

25 ottobre:l’Italia è un paese migliore della destra che la governa

il capogruppo PD di Osimo, prof.ssa Paola Andreoni, a Roma per la "Migliore Italia”

il capogruppo PD di Osimo, prof.ssa Paola Andreoni, a Roma per la

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Fantastica la Grande manifestazione romana indetta dal Partito Democratico.
Viva le piazze democratiche che fanno tanta paura al Cavaliere di Arcore che sta perdendo i colpi e invoca le forze dell’ordine contro questi manifestanti “FACINOROSI“ 

 

  

 

 

 

 

  

La Carica dei 50: dal PD Osimano un pulman per la manifestazione a Roma del 25 ottobre

Ci saranno anche i “Democratici Osimani” in piazza a Roma per fare un appello al realismo contro l’immobilismo del Governo Berlusconi ad affrontare i problemi veri del Paese. In piazza rifiutando l’emotività e il radicalismo  per rilanciare il Paese.

Il 25 ottobre il Pd sarà in piazza per ”raccontare un’Italia nuova e possibile”.  Noi vogliamo fare una manifestazione che parli all’Italia che si vuole occupare della scuola, dell’occupazione, del precariato, della sicurezza, dell’integrazione, che vuole riaffermare il valore dell’antifascismo e della democrazia”.
Per il futuro dell’Italia dobbiamo abbandonare la paura e l’insicurezza e che ritrovi fiducia nel futuro. Ed è proprio di una nuova via che il Paese ha bisogno in questo momento. Una trasformazione necessaria per affrontare la crisi e riprendere in mano il futuro.
C’è un Paese fermo, in recessione economica, ripiegato, con tanta gente e tante famiglie che letteralmente non ce la fanno, e con un governo che non ha assunto alcun provvedimento per salari e stipendi né per rilanciare lo sviluppo. Ecco, la nostra manifestazione servirà soprattutto a dare il segnale di un Paese che può riprendersi e rilanciarsi, che può farcela. Offriremo una piattaforma riformatrice, non esibiremo soltanto dei no.
Ora ci si deve occupare dei lavoratori che perdono il posto di lavoro delle piccole e medie imprese che chiudono o che fanno fatica ad avere credito in banca.
Infatti, dai mercati finanziari, la crisi ha investito l’economia reale. Gli andamenti delle Borse di tutto il mondo, dopo l’attuazione dei piani straordinari di salvataggio decisi dai Governi dell’Unione europea e degli stati Uniti, indicano la crescente preoccupazione degli operatori di mercato per la contrazione dell’attività economica. La priorità della politica economica ora è l’economia reale.
Per l’Italia, le previsioni per il 2009 sono drammatiche, peggiori di quelle fatte per gli altri Paesi europei.
Dovrebbe essere evidente a tutti, ora, quanto il Pd sostiene da mesi, ossia che la politica economica del Governo è completamente fuori contesto: cosa valgono oggi le Robin tax, in un mondo bancario ed assicurativo in pesante difficoltà e la caduta dei prezzi del petrolio? A cosa serve la parziale detassazione degli straordinari, quando aumenta in modo esponenziale la cassa integrazione? Non era meglio utilizzare per chi non arriva alla quarta settimana i 2,5 miliardi di euro spesi per eliminare l’Ici sulle famiglie più ricche?
Si va in piazza a Roma per le proposte del PD a sostegno delle famiglie:
a partire da Dicembre 2008, in corrispondenza del pagamento della 13-esima mensilità, riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione per un importo medio di 400 euro all’anno attraverso l’aumento delle detrazioni. L’intervento, da prevedere nel Disegno di Legge Finanziaria, implica una rimodulazione del
percorso di raggiungimento del pareggio del bilancio delle pubbliche amministrazioni;
in considerazione della decisione della BCE di offrire rifinanziamento illimitato al 3,75% alle banche dell’area Euro, sostituzione dell’Euribor (oltre il 5% la media al 15/10/08) con il tasso applicato dalla BCE al
rifinanziamento delle banche quale tasso di riferimento per il calcolo delle rate dei mutui a tasso variabile contratti per l’acquisto dell’abitazione di residenza.
Per le micro, piccole e medie imprese:
concessione ai Confidi dell’artigianato, del commercio e dell’industria della garanzia dello Stato per i crediti in essere e per i crediti concessi, fino al 30/06/09, alle micro, piccole e medie imprese. Istituzione ed avvio, entro il 30/06/09 di un fondo interbancario di garanzia dei crediti concessi alle micro, piccole e medie imprese. In tale quadro, sollecitare le banche a sospendere le richieste di rientro alle micro, piccole e medie imprese. In assenza di escussione delle garanzie, l’intervento non determina riflessi sui saldi di finanza pubblica;
accelerazione dei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese, fissando un limite inderogabile di 60 giorni;
previsione di una soglia di credito alle micro, piccole e medie imprese (ad esempio, per il 2008, almeno la
media dell’ammontare concesso nel biennio 2006-07) per l’accesso delle banche agli interventi previsti nei
DL 155/08 e 157/08.
Per i lavoratori a rischio di disoccupazione:
estensione in via straordinaria e temporanea, previa valutazione del Ministero del Welfare, dell’accesso agli ammortizzatori sociali ai lavoratori colpiti dalla crisi e sprovvisti di copertura assicurativa.

     Il capogruppo consiliare  PD del comune di Osimo
                             PAOLA ANDREONI

Lezione di Margherita Hack in piazza della Signoria a Firenze

Margherita Hack a Firenze 22-10-’08

Ottantasei anni e una vita dedicata alla scienza, alla ricerca e a indagare quell’enorme mistero che ci sovrasta che è l’Universo. La conoscenza e la passione gliele leggi in volto, mentre con passo deciso tra due ali di folla Margherita Hack raggiunge il palco in piazza Signoria a Firenze per la sua lezione di protesta contro gli scellerati provvedimenti del Governo.

Eccezionale astrofisica e sopraffina divulgatrice scientifica, Margherita Hack ha difeso con passione la ricerca e i ricercatori con un discorso vibrante e pieno di amore per i giovani che tra mille difficoltà portano avanti la scienza in questo Bel Paese che diede i natali a Leonardo, Galileo, Marconi, Fermi, solo per citarne alcuni.

«Pensate, una riforma così importante, come quella che riguarda l’Università, è stata fatta con un decreto legge, approvato un mese dopo senza averlo né discusso in parlamento né aver parlato e discusso con chi nell’università ci lavora. Quindi questa è una falsa democrazia» ha dichiarato Margherita Hack per poi continuare: «Io spero che questa presa di posizione di tanti giovani, di tanti studenti, apra gli occhi a quella parte della popolazione che ancora ammira questo governo, che è un governo che distrugge l’Italia». Un appello accorato, di una persona che ha dedicato tutta la sua esistenza alla ricerca di nuove risposte, di dati, di numeri, per comprendere ciò che ci circonda, proprio come tante altre migliaia di ricercatori in tutta Italia.

La lezione è poi proseguita con una cristallina analisi delle possibili conseguenze dei provvedimenti del governo, e dei tagli da miliardi di Euro proposti in questi giorni:

«Ci si riempie sempre la bocca di parole come innovazione, tecnologia e che se non le facciamo diverremo un paese del terzo mondo. Ebbene, questi signori non sanno che l’innovazione e la tecnologia sono il frutto della ricerca applicata e la ricerca applicata è il frutto della ricerca pura, ovvero di quella ricerca che ha il solo scopo della conoscenza e che non si pone immediati risultati pratici, che magari arriveranno dopo decenni. Un esempio è quello di Einstein, che prese il premio Nobel per l’effetto fotoelettrico: una ricerca che sembrava del tutto pure e astratta, eppure dopo qualche decennio da questa ricerca pura son venuti fuori tutti i marchingegni elettronici che utilizziamo oggi.

La ricerca con chi si fa? Con i ricercatori, soprattutto con quelli giovani. Le statistiche ci dicono che sono i giovani a fare le maggiori scoperte, quelli che hanno meno di 40 anni. Con questa legge si fa inaridire l’Università, è come un albero cui si toglie la vita. La linfa sono i giovani!»

Già, la linfa sono i giovani, peccato che qualcuno travestito da boscaiolo con le scarpe antinfortunistiche col rialzo non la pensi allo stesso modo… Non c’è futuro senza scienza e sappiamo benissimo chi ci sta rubando il nostro.

Il PD Osimano con gli studenti, con le famiglie, con i docenti a difesa della SCUOLA PUBBLICA. Berlusconi: polizia nelle scuole? non l’ho mai detto.

Di fronte ai cambiamenti che attraversano la società e l’economia, devono essere prioritari per tutti i paesi europei, per l’Italia e per la nostra città gli investimenti sul sapere.
Alzare il livello culturale di una comunità è indispensabile per costruire la società della conoscenza e saper leggere i cambiamenti, non per alimentare timori e paure, ma per far leva su questi per costruire il futuro.
In questo quadro servono più opportunità formative e un sistema scolastico qualificato, contraddistinto da solide relazioni con le famiglie e con il territorio.
Sulla base di questi presupposti, ritengo inadeguato ed errato l’intervento proposto dal ministro Gelmini, che pare ispirato prima di tutto dalla scelta di tagliare risorse per la scuola pubblica, senza bilanciarla con una strategia riformatrice della stessa. Le radici di quel provvedimento sono dunque esigenze di contenimento di spesa, senza una visione condivisa sul futuro del sistema scolastico del paese.
Sono mancate del tutto le occasioni di confronto, con un errore di metodo che si aggiunge alle forti perplessità sul merito delle norme introdotte. Non si è insomma tenuto in alcun conto, da parte del Governo, il fatto che nel sistema scolastico italiano c’è un enorme patrimonio di esperienze, ci sono anni di lavoro  e di dedizione del personale docente, da valorizzare e da sostenere.
Si è costruita una proposta culturalmente povera, nella quale si è cercato di mascherare gli errori con misure superficiali – il voto in condotta, l’introduzione dell’insegnamento della nuova materia “Cittadinanza e Costituzione”, il ritorno al grembiulino -, non sbagliate in sé, ma che avrebbero dovuto essere inserite all’interno di una ristrutturazione del sistema scolastico.
Una scuola di qualità, non c’è alcun dubbio, deve poggiare su regole chiare, indispensabili. Su di esse, però, si deve innestare un più solido progetto educativo. In questo quadro la scuola pubblica, che non discrimina i ragazzi a seconda delle condizioni economiche dei nuclei familiari di provenienza, ma al contrario offre a tutti l’opportunità di un’istruzione di qualità e di percorsi formativi selettivi, mirati a far emergere le specificità e le doti di ogni studente, è per noi un valore irrinunciabile.
Questo grande obiettivo non si realizza con i tagli, riducendo il tempo scuola o alzando i parametri numerici di composizione delle singole classi, per poi risparmiare sugli insegnanti; così si ottiene solo una dequalificazione dell’istruzione pubblica e si spingono molte famiglie a cercare altrove, a volte anche fuori dai confini nazionali, migliori opportunità per i loro figli. La conseguenza è inevitabile: meno ricerca, meno competitività, meno possibilità per l’Italia di recitare un ruolo di primo piano nell’economia globale.
All’interno di un sistema scolastico pubblico, che garantisca universalità di accesso, a mio avviso si collocano anche le esperienze scolastiche paritarie. Le convenzioni in atto sono la prova, infatti, che si può costruire un modello d’istruzione di qualità, all’interno del quale sia assicurata alle famiglie la possibilità di scegliere il percorso di studi ottimale.
Ecco perché ritengo sbagliato il disegno del ministro Gelmini, inadeguato e di scarso profilo culturale, lontano dal cuore dell’Europa, dove l’Italia dovrebbe stare.
E particolarmente dannoso è l’indebolimento della scuola dell’obbligo, proprio quel segmento del sistema che ha prodotto, in questi anni, i risultati migliori, anche attraverso strumenti come i laboratori e il tempo pieno, ricchi di opportunità formative e creative nuove per i ragazzi e non solo servizi per le famiglie. Nell’autonomia scolastica la qualità raggiunta dimostra che più insegnanti arricchiscono l’offerta formativa, mentre il maestro unico risponde solo ad una esigenza di costi.
Pur di fronte a scenari che inevitabilmente creeranno tensioni alla scuola pubblica, un’Amministrazione comunale non deve rinunciare  al suo ruolo.
 E’ un’esigenza prioritaria  di una buona amministrazione comunale che ha cuore la propria comunità far leva sull’autonomia degli istituti scolastici per non arretrare, pur in una fase di contrazione delle risorse pubbliche, dalle posizioni di qualità raggiunte. E’ a nostro avviso prioritario l’investimento sul sapere.
Il Partito Democratico per la nostra città si propone di costruire un’altra visione di futuro, diversa da quella della destra, che punta sui tagli alla scuola pubblica per indebolirla. Non ci arrendiamo a questa logica. Lavoreremo insieme alle famiglie, al personale docente e non docente, ai dirigenti scolastici, alle articolazioni economiche e sociali (poiché la scuola è di tutti) per farci carico di questa sfida.
E’ importante che in questi giorni, in queste ore, tutte le componenti della scuola, gli insegnanti, gli studenti e le loro famiglie, il personale non docente, si battano contro ogni tentativo di indebolire la scuola pubblica. Sosteniamo questa lotta per salvare il futuro dei nostri figli.
Paola Andreoni capogruppo PD Osimo

Berlusconi e le occupazioni nelle scuole

Solidarietà’ a SAVIANO

Scrive Giorgio Napolitano,

“le minacce a Roberto Saviano, da parte del più feroce clan camorristico, sono una sfida non solo alla cultura ma alla coscienza civile del paese. La Stato deve fare la sua parte come garante della sicurezza e della legalità. Ma tutti devono comprendere che sono in giuoco valori basilari di libertà e di dignità nazionale, che è in giuoco il prestigio dell’Italia democratica in Europa. Roberto Saviano è stato costretto a una vita dura, a una vita assurda: bisogna fargli sentire che non è solo. “

lo scrittore Roberto Saviano

lo scrittore Roberto Saviano

                          Firma per Roberto Saviano
Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro – “Gomorra” – tradotto e letto in tutto il mondo. E’ minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, “Repubblica”, e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E’ un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.”Sei premi nobel hanno promosso una petizione – appello per lo scrittore Saviano, allo scopo di richiamare lo stato alla difesa non solo della sua libertà, ma della libertà di tutti noi.

Potete firmare la petizione sul sito di Repubblica.it (cliccate sul link).”
http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/saviano/index.html

Firma e diffondi presso i tuoi amici, per non sentirsi del tutto impotenti.