Scuola il PD osimano aderisce alla manifestazione per la Scuola

Scuola, il Partito Democratico osimano aderisce alla manifestazione dei sindacati, degli insegnanti e dei giovani contro i tagli operati dalla “riforma” Gelmini.

“Non c’è  peggiore sordo di chi non vuol intendere – è quanto affermato dal capogruppo PD Paola Andreoni dopo l’approvazione del decreto al Senato –  il governo è andato avanti per la sua strada senza prendere in considerazione una gigantesca mobilitazione democratica. È sempre più necessario  trovare un’alternativa a tagli pesantissimi che metteranno in ginocchio la scuola e l’università, dequalificando l’offerta formativa pubblica e aumentando la precarietà nel mondo della ricerca”.

Seguono le immagini della odierna pacifica manifestazione degli studenti osimani, quelli che sono stati definiti da Berlusconi: ” i giovani facinorosi d’Italia “

 

 

L’Italia migliore di chi la governa: il discorso di Veltroni al Circo Massimo

” Quella di oggi, diciamocelo con orgoglio, è la prima grande manifestazione di massa del riformismo italiano, finalmente unito. E lo è perché il Partito Democratico è il più grande partito riformista che la storia d’Italia abbia mai conosciuto.Un italiano su tre si riconosce, crede nel disegno di un riformismo moderno. E’ un fatto inedito nella lunga vicenda nazionale. E oggi, in questo luogo splendido e immenso, siamo qui, in tanti, perché vogliamo bene all’Italia, perché amiamo il nostro Paese.
Con lo stesso amore, il 14 ottobre di un anno fa, il Partito Democratico nasceva da un grande evento di popolo.L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa in questo momento. Migliore della destra che nel tempo recente lo ha già governato, anche se qualcuno troppo spesso finge di dimenticarlo, per sette lunghi e improduttivi anni. L’Italia è un grande Paese democratico, è un Paese che ama la democrazia.

Perché l’Italia non dimentica, non potrà mai dimenticare quanti hanno sofferto, quanti hanno dato la vita per la sua libertà.

Lunedì scorso ci ha lasciati un grande amico, un padre della Repubblica, un maestro di vita per tutti noi. Aveva venticinque anni, Vittorio Foa, quando fu condannato e messo in galera: perché era antifascista, perché pensava diversamente da chi era al potere.E per chi crede che fino ad un certo punto ci sia stato un fascismo in fondo non troppo cattivo, va ricordato che era il 1935. Non era ancora arrivata la vergogna delle leggi razziali. Ma il regime aveva già fatto in tempo a sopprimere la libertà di stampa e quella di associazione, a chiudere partiti e sindacati, a calpestare il Parlamento e a incarcerare, mandare in esilio o uccidere chi non si piegava alla dittatura: Don Minzoni, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti. E due anni dopo la stessa sorte sarebbe stara di Carlo e Nello Rosselli e di Antonio Gramsci.

L’Italia, signor Presidente del Consiglio, è un Paese antifascista.

( Questi sarebbero i “Facinorosi”: grazie, Fratelli d’Italia. )

A chi le chiedeva se anche lei potesse definirsi così, “antifascista”, lei ha risposto con fastidio che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi, rispetto all’antifascismo e alla Resistenza.

Il presidente Sarkozy non avrebbe risposto così, non avrebbe detto questo della Resistenza animata dal generale De Gaulle, non avrebbe messo in dubbio che ogni francese è figlio orgoglioso della Parigi liberata dai nazisti.

E né Barack Obama, né John McCain risponderebbero con un’alzata di spalle ad una domanda sulla decisione del presidente Roosevelt di mandare a combattere e a morire migliaia di ragazzi americani. Quei ragazzi americani che sono morti per noi, per restituirci la libertà e la democrazia.

Nessuno avrebbe risposto come il nostro Presidente del Consiglio, perché non c’è nulla di più importante, per un grande Paese, della sua memoria storica. Un Paese senza memoria è un Paese senza identità. E chi non ha identità non ha futuro. E l’Italia ha bisogno di futuro.Coltivare la memoria dell’antifascismo non è solo un atto di riconoscenza. Come ci ha ricordato un altro grande italiano, un uomo mite e rigoroso come Leopoldo Elia, se la democrazia viene coltivata e vissuta ogni giorno, si espande e cresce. Se viene mortificata e offesa, deperisce e può anche morire.
In tutti i Paesi del mondo ci sono i governi. Ma solo in quelli democratici c’è l’opposizione.

Coltivare la democrazia, farla vivere e crescere ogni giorno, significa rispettare l’opposizione, riconoscere la sua funzione democratica: nelle aule del Parlamento, come nelle piazze del Paese.

Se noi non svolgessimo fino in fondo il nostro ruolo all’opposizione, se non facessimo coesistere la durezza della denuncia e il coraggio della proposta, se non lo facessimo, tradiremmo il nostro mandato. E per colpa nostra, una colpa che sarebbe imperdonabile, la democrazia italiana diventerebbe più debole.
E’ indice di una mentalità sottilmente e pericolosamente illiberale, pensare che in una democrazia non bisogna disturbare il manovratore e che tutto ciò che limita, regola, condiziona il suo potere è solo un fattore di disturbo.

E’ un disturbo il Parlamento, perché vorrebbe e dovrebbe discutere le proposte di legge o i decreti del governo, prima di approvarli.

E’ un disturbo la magistratura, perché esercita un controllo di legalità che non può e non deve risparmiare chi governa la cosa pubblica in nome e per conto della collettività.       E’ un disturbo la Corte costituzionale, perché deve verificare la costituzionalità dei provvedimenti voluti dal governo e approvati dalla maggioranza in parlamento.

E’ un disturbo l’opposizione. Perché spezza l’incantesimo del plebiscitario consenso al governo. Perché dimostra che c’è un altro modo di pensare, che potrebbe domani diventare maggioritario. Perché vuole, come noi vogliamo, una grande innovazione istituzionale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, una sola Camera con funzioni legislative, una legge elettorale che restituisca lo scettro ai cittadini. A cominciare dalla battaglia parlamentare che faremo nei prossimi giorni per mantenere il voto di preferenza alle prossime europee.

Una democrazia che decide, decide velocemente, decide dentro i principi della Costituzione, non con pericolose concentrazioni del potere. Una democrazia più moderna, alla quale abbiamo contribuito con le coraggiose decisioni dei mesi scorsi.
Noi oggi interpretiamo la nostra funzione in un modo che è perfettamente coerente con quanto dicemmo già al Lingotto, affermando che il PD, svincolato finalmente dai vecchi ideologismi, sarebbe stato “libero dall’obbligo di essere, di volta in volta, moderato o estremista per legittimare o cancellare la propria storia”.
Questo siamo: un partito libero, che non teme né di apparire moderato agli occhi di alcuni, né di sembrare estremista agli occhi di altri. Perché null’altro è che un grande partito riformista.
Un grande partito riformista, che fa dell’opposizione, un’opposizione di popolo, il modo per incidere oggi sulla realtà del Paese e per essere domani, strette le alleanze che le idee e i programmi vorranno, nuova maggioranza e nuovo governo per l’Italia.

Il PD avrà sempre, anche all’opposizione, una sola stella polare: gli interessi generali del Paese. Quel Paese che amiamo e il cui destino è la nostra ragione d’essere. Quel Paese che vogliamo unire, rifiutando l’odio e la contrapposizione ideologica.

Questa manifestazione è un grande momento di democrazia, sereno e pacifico.
E guai, davvero guai, a chi pensa di ridurre solo minimamente la libertà di avanzare critiche, la libertà di dissentire, la libertà di protestare civilmente contro decisioni e scelte che non condivide.

La democrazia non è un consiglio d’amministrazione. La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire “attraverso le forze dell’ordine” dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le Università, è stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima. Puntuale, ancora una volta, è poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio. “Sono i giornali che come al solito travisano la realtà”, ha detto da Pechino.
Ora: cambiando il fuso orario si può anche cambiare idea, e in questo caso è un bene che ciò sia avvenuto. C’è però qualcosa su cui vale la pena riflettere. Perché un’alta carica istituzionale si può permettere sistematicamente di negare ciò che è evidente, ciò che per giorni le televisioni hanno ritrasmesso sbugiardando l’ennesima smentita? Perché il Presidente del Consiglio si sente autorizzato, nel pieno della tempesta finanziaria che stiamo vivendo, ad invitare i cittadini a comprare le azioni di questa o quella azienda? Perché può arrivare ad annunciare una decisione non presa come quella della chiusura dei mercati, facendosi smentire persino dalla Casa Bianca? Se l’avessero fatto Gordon Brown o Angela Merkel sarebbe successa una catastrofe. Siccome nel mondo sanno chi è, non è successo niente.
Ma perché coltiva questa impunità delle parole? Questa strategia dell’inganno permanente nei confronti dei cittadini? La presunzione che si possa promettere di tagliare le tasse che poi non si tagliano, di fare delle mirabolanti opere infrastrutturali che poi non vengono nemmeno progettate?

E’ l’idea del potere che non è tenuto a rispondere dei suoi comportamenti. E’ un’idea del potere inaccettabile. E’ la confusione tra governare e prendere il potere.

Contro questi rischi l’opinione pubblica, la cultura, la coscienza critica del Paese, l’antico amore degli italiani per una democrazia viva e piena, devono farsi sentire.
Voglio essere chiaro: noi non pensiamo che questo governo sia la causa di tutti i mali. Non saremo noi, a differenza di chi ci ha preceduto nel ruolo di opposizione, a gridare al regime.
Il problema è che il governo Berlusconi è totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi che stiamo vivendo. E lo è per una ragione semplice: perché non ha nel cuore l’Italia che produce e che lavora, l’Italia che soffre. E’ un governo che si occupa di rassicurare i potenti di questo Paese, piuttosto che di combattere la drammatica situazione di imprese e lavoratori.

L’Italia può essere altro. L’Italia “è” altro. “

25 ottobre:l’Italia è un paese migliore della destra che la governa

il capogruppo PD di Osimo, prof.ssa Paola Andreoni, a Roma per la "Migliore Italia”

il capogruppo PD di Osimo, prof.ssa Paola Andreoni, a Roma per la

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Fantastica la Grande manifestazione romana indetta dal Partito Democratico.
Viva le piazze democratiche che fanno tanta paura al Cavaliere di Arcore che sta perdendo i colpi e invoca le forze dell’ordine contro questi manifestanti “FACINOROSI“ 

 

  

 

 

 

 

  

La Carica dei 50: dal PD Osimano un pulman per la manifestazione a Roma del 25 ottobre

Ci saranno anche i “Democratici Osimani” in piazza a Roma per fare un appello al realismo contro l’immobilismo del Governo Berlusconi ad affrontare i problemi veri del Paese. In piazza rifiutando l’emotività e il radicalismo  per rilanciare il Paese.

Il 25 ottobre il Pd sarà in piazza per ”raccontare un’Italia nuova e possibile”.  Noi vogliamo fare una manifestazione che parli all’Italia che si vuole occupare della scuola, dell’occupazione, del precariato, della sicurezza, dell’integrazione, che vuole riaffermare il valore dell’antifascismo e della democrazia”.
Per il futuro dell’Italia dobbiamo abbandonare la paura e l’insicurezza e che ritrovi fiducia nel futuro. Ed è proprio di una nuova via che il Paese ha bisogno in questo momento. Una trasformazione necessaria per affrontare la crisi e riprendere in mano il futuro.
C’è un Paese fermo, in recessione economica, ripiegato, con tanta gente e tante famiglie che letteralmente non ce la fanno, e con un governo che non ha assunto alcun provvedimento per salari e stipendi né per rilanciare lo sviluppo. Ecco, la nostra manifestazione servirà soprattutto a dare il segnale di un Paese che può riprendersi e rilanciarsi, che può farcela. Offriremo una piattaforma riformatrice, non esibiremo soltanto dei no.
Ora ci si deve occupare dei lavoratori che perdono il posto di lavoro delle piccole e medie imprese che chiudono o che fanno fatica ad avere credito in banca.
Infatti, dai mercati finanziari, la crisi ha investito l’economia reale. Gli andamenti delle Borse di tutto il mondo, dopo l’attuazione dei piani straordinari di salvataggio decisi dai Governi dell’Unione europea e degli stati Uniti, indicano la crescente preoccupazione degli operatori di mercato per la contrazione dell’attività economica. La priorità della politica economica ora è l’economia reale.
Per l’Italia, le previsioni per il 2009 sono drammatiche, peggiori di quelle fatte per gli altri Paesi europei.
Dovrebbe essere evidente a tutti, ora, quanto il Pd sostiene da mesi, ossia che la politica economica del Governo è completamente fuori contesto: cosa valgono oggi le Robin tax, in un mondo bancario ed assicurativo in pesante difficoltà e la caduta dei prezzi del petrolio? A cosa serve la parziale detassazione degli straordinari, quando aumenta in modo esponenziale la cassa integrazione? Non era meglio utilizzare per chi non arriva alla quarta settimana i 2,5 miliardi di euro spesi per eliminare l’Ici sulle famiglie più ricche?
Si va in piazza a Roma per le proposte del PD a sostegno delle famiglie:
a partire da Dicembre 2008, in corrispondenza del pagamento della 13-esima mensilità, riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione per un importo medio di 400 euro all’anno attraverso l’aumento delle detrazioni. L’intervento, da prevedere nel Disegno di Legge Finanziaria, implica una rimodulazione del
percorso di raggiungimento del pareggio del bilancio delle pubbliche amministrazioni;
in considerazione della decisione della BCE di offrire rifinanziamento illimitato al 3,75% alle banche dell’area Euro, sostituzione dell’Euribor (oltre il 5% la media al 15/10/08) con il tasso applicato dalla BCE al
rifinanziamento delle banche quale tasso di riferimento per il calcolo delle rate dei mutui a tasso variabile contratti per l’acquisto dell’abitazione di residenza.
Per le micro, piccole e medie imprese:
concessione ai Confidi dell’artigianato, del commercio e dell’industria della garanzia dello Stato per i crediti in essere e per i crediti concessi, fino al 30/06/09, alle micro, piccole e medie imprese. Istituzione ed avvio, entro il 30/06/09 di un fondo interbancario di garanzia dei crediti concessi alle micro, piccole e medie imprese. In tale quadro, sollecitare le banche a sospendere le richieste di rientro alle micro, piccole e medie imprese. In assenza di escussione delle garanzie, l’intervento non determina riflessi sui saldi di finanza pubblica;
accelerazione dei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese, fissando un limite inderogabile di 60 giorni;
previsione di una soglia di credito alle micro, piccole e medie imprese (ad esempio, per il 2008, almeno la
media dell’ammontare concesso nel biennio 2006-07) per l’accesso delle banche agli interventi previsti nei
DL 155/08 e 157/08.
Per i lavoratori a rischio di disoccupazione:
estensione in via straordinaria e temporanea, previa valutazione del Ministero del Welfare, dell’accesso agli ammortizzatori sociali ai lavoratori colpiti dalla crisi e sprovvisti di copertura assicurativa.

     Il capogruppo consiliare  PD del comune di Osimo
                             PAOLA ANDREONI

Lezione di Margherita Hack in piazza della Signoria a Firenze

Margherita Hack a Firenze 22-10-’08

Ottantasei anni e una vita dedicata alla scienza, alla ricerca e a indagare quell’enorme mistero che ci sovrasta che è l’Universo. La conoscenza e la passione gliele leggi in volto, mentre con passo deciso tra due ali di folla Margherita Hack raggiunge il palco in piazza Signoria a Firenze per la sua lezione di protesta contro gli scellerati provvedimenti del Governo.

Eccezionale astrofisica e sopraffina divulgatrice scientifica, Margherita Hack ha difeso con passione la ricerca e i ricercatori con un discorso vibrante e pieno di amore per i giovani che tra mille difficoltà portano avanti la scienza in questo Bel Paese che diede i natali a Leonardo, Galileo, Marconi, Fermi, solo per citarne alcuni.

«Pensate, una riforma così importante, come quella che riguarda l’Università, è stata fatta con un decreto legge, approvato un mese dopo senza averlo né discusso in parlamento né aver parlato e discusso con chi nell’università ci lavora. Quindi questa è una falsa democrazia» ha dichiarato Margherita Hack per poi continuare: «Io spero che questa presa di posizione di tanti giovani, di tanti studenti, apra gli occhi a quella parte della popolazione che ancora ammira questo governo, che è un governo che distrugge l’Italia». Un appello accorato, di una persona che ha dedicato tutta la sua esistenza alla ricerca di nuove risposte, di dati, di numeri, per comprendere ciò che ci circonda, proprio come tante altre migliaia di ricercatori in tutta Italia.

La lezione è poi proseguita con una cristallina analisi delle possibili conseguenze dei provvedimenti del governo, e dei tagli da miliardi di Euro proposti in questi giorni:

«Ci si riempie sempre la bocca di parole come innovazione, tecnologia e che se non le facciamo diverremo un paese del terzo mondo. Ebbene, questi signori non sanno che l’innovazione e la tecnologia sono il frutto della ricerca applicata e la ricerca applicata è il frutto della ricerca pura, ovvero di quella ricerca che ha il solo scopo della conoscenza e che non si pone immediati risultati pratici, che magari arriveranno dopo decenni. Un esempio è quello di Einstein, che prese il premio Nobel per l’effetto fotoelettrico: una ricerca che sembrava del tutto pure e astratta, eppure dopo qualche decennio da questa ricerca pura son venuti fuori tutti i marchingegni elettronici che utilizziamo oggi.

La ricerca con chi si fa? Con i ricercatori, soprattutto con quelli giovani. Le statistiche ci dicono che sono i giovani a fare le maggiori scoperte, quelli che hanno meno di 40 anni. Con questa legge si fa inaridire l’Università, è come un albero cui si toglie la vita. La linfa sono i giovani!»

Già, la linfa sono i giovani, peccato che qualcuno travestito da boscaiolo con le scarpe antinfortunistiche col rialzo non la pensi allo stesso modo… Non c’è futuro senza scienza e sappiamo benissimo chi ci sta rubando il nostro.

Il PD Osimano con gli studenti, con le famiglie, con i docenti a difesa della SCUOLA PUBBLICA. Berlusconi: polizia nelle scuole? non l’ho mai detto.

Di fronte ai cambiamenti che attraversano la società e l’economia, devono essere prioritari per tutti i paesi europei, per l’Italia e per la nostra città gli investimenti sul sapere.
Alzare il livello culturale di una comunità è indispensabile per costruire la società della conoscenza e saper leggere i cambiamenti, non per alimentare timori e paure, ma per far leva su questi per costruire il futuro.
In questo quadro servono più opportunità formative e un sistema scolastico qualificato, contraddistinto da solide relazioni con le famiglie e con il territorio.
Sulla base di questi presupposti, ritengo inadeguato ed errato l’intervento proposto dal ministro Gelmini, che pare ispirato prima di tutto dalla scelta di tagliare risorse per la scuola pubblica, senza bilanciarla con una strategia riformatrice della stessa. Le radici di quel provvedimento sono dunque esigenze di contenimento di spesa, senza una visione condivisa sul futuro del sistema scolastico del paese.
Sono mancate del tutto le occasioni di confronto, con un errore di metodo che si aggiunge alle forti perplessità sul merito delle norme introdotte. Non si è insomma tenuto in alcun conto, da parte del Governo, il fatto che nel sistema scolastico italiano c’è un enorme patrimonio di esperienze, ci sono anni di lavoro  e di dedizione del personale docente, da valorizzare e da sostenere.
Si è costruita una proposta culturalmente povera, nella quale si è cercato di mascherare gli errori con misure superficiali – il voto in condotta, l’introduzione dell’insegnamento della nuova materia “Cittadinanza e Costituzione”, il ritorno al grembiulino -, non sbagliate in sé, ma che avrebbero dovuto essere inserite all’interno di una ristrutturazione del sistema scolastico.
Una scuola di qualità, non c’è alcun dubbio, deve poggiare su regole chiare, indispensabili. Su di esse, però, si deve innestare un più solido progetto educativo. In questo quadro la scuola pubblica, che non discrimina i ragazzi a seconda delle condizioni economiche dei nuclei familiari di provenienza, ma al contrario offre a tutti l’opportunità di un’istruzione di qualità e di percorsi formativi selettivi, mirati a far emergere le specificità e le doti di ogni studente, è per noi un valore irrinunciabile.
Questo grande obiettivo non si realizza con i tagli, riducendo il tempo scuola o alzando i parametri numerici di composizione delle singole classi, per poi risparmiare sugli insegnanti; così si ottiene solo una dequalificazione dell’istruzione pubblica e si spingono molte famiglie a cercare altrove, a volte anche fuori dai confini nazionali, migliori opportunità per i loro figli. La conseguenza è inevitabile: meno ricerca, meno competitività, meno possibilità per l’Italia di recitare un ruolo di primo piano nell’economia globale.
All’interno di un sistema scolastico pubblico, che garantisca universalità di accesso, a mio avviso si collocano anche le esperienze scolastiche paritarie. Le convenzioni in atto sono la prova, infatti, che si può costruire un modello d’istruzione di qualità, all’interno del quale sia assicurata alle famiglie la possibilità di scegliere il percorso di studi ottimale.
Ecco perché ritengo sbagliato il disegno del ministro Gelmini, inadeguato e di scarso profilo culturale, lontano dal cuore dell’Europa, dove l’Italia dovrebbe stare.
E particolarmente dannoso è l’indebolimento della scuola dell’obbligo, proprio quel segmento del sistema che ha prodotto, in questi anni, i risultati migliori, anche attraverso strumenti come i laboratori e il tempo pieno, ricchi di opportunità formative e creative nuove per i ragazzi e non solo servizi per le famiglie. Nell’autonomia scolastica la qualità raggiunta dimostra che più insegnanti arricchiscono l’offerta formativa, mentre il maestro unico risponde solo ad una esigenza di costi.
Pur di fronte a scenari che inevitabilmente creeranno tensioni alla scuola pubblica, un’Amministrazione comunale non deve rinunciare  al suo ruolo.
 E’ un’esigenza prioritaria  di una buona amministrazione comunale che ha cuore la propria comunità far leva sull’autonomia degli istituti scolastici per non arretrare, pur in una fase di contrazione delle risorse pubbliche, dalle posizioni di qualità raggiunte. E’ a nostro avviso prioritario l’investimento sul sapere.
Il Partito Democratico per la nostra città si propone di costruire un’altra visione di futuro, diversa da quella della destra, che punta sui tagli alla scuola pubblica per indebolirla. Non ci arrendiamo a questa logica. Lavoreremo insieme alle famiglie, al personale docente e non docente, ai dirigenti scolastici, alle articolazioni economiche e sociali (poiché la scuola è di tutti) per farci carico di questa sfida.
E’ importante che in questi giorni, in queste ore, tutte le componenti della scuola, gli insegnanti, gli studenti e le loro famiglie, il personale non docente, si battano contro ogni tentativo di indebolire la scuola pubblica. Sosteniamo questa lotta per salvare il futuro dei nostri figli.
Paola Andreoni capogruppo PD Osimo

Berlusconi e le occupazioni nelle scuole

Solidarietà’ a SAVIANO

Scrive Giorgio Napolitano,

“le minacce a Roberto Saviano, da parte del più feroce clan camorristico, sono una sfida non solo alla cultura ma alla coscienza civile del paese. La Stato deve fare la sua parte come garante della sicurezza e della legalità. Ma tutti devono comprendere che sono in giuoco valori basilari di libertà e di dignità nazionale, che è in giuoco il prestigio dell’Italia democratica in Europa. Roberto Saviano è stato costretto a una vita dura, a una vita assurda: bisogna fargli sentire che non è solo. “

lo scrittore Roberto Saviano

lo scrittore Roberto Saviano

                          Firma per Roberto Saviano
Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro – “Gomorra” – tradotto e letto in tutto il mondo. E’ minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, “Repubblica”, e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E’ un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.”Sei premi nobel hanno promosso una petizione – appello per lo scrittore Saviano, allo scopo di richiamare lo stato alla difesa non solo della sua libertà, ma della libertà di tutti noi.

Potete firmare la petizione sul sito di Repubblica.it (cliccate sul link).”
http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/saviano/index.html

Firma e diffondi presso i tuoi amici, per non sentirsi del tutto impotenti.

  

 

 

Italia e ambiente: le posizioni di Berlusconi isolano l’Italia a Bruxelles

Mentre in questi giorni a Bruxelles si decide il destino del clima,  l’Italia “è sola contro tutti in una posizione imbarazzante”.   Lo afferma l’organizzazione ambientalista Greenpeace in una nota,  aggiungendo che “più che di ministero dell’Ambiente bisogna parlare di mistero dell’ambiente. La posizione antiambientalista del ministro Prestigiacomo – prosegue – è uno scandalo”. 

“L’Italia è maglia nera in Europa per le politiche ambientali”, afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace. “Se questa deve essere la funzione del ministero dell’ambiente – aggiunge – tanto vale chiuderlo, visto che l`impegno ambientale del ministro non è migliore di quello di Confindustria”.  Il governo Berlusconi “sta sabotando apertamente il negoziato sul clima”, rincara poi l’ambientalista.   “Attaccare il pacchetto clima-energia significa anche indebolire il processo per la seconda fase del Protocollo di Kyoto che vede l’Unione europea nella posizione più avanzata e coraggiosa.
Criticando la posizione italiana, Josè Manuel Durrao Barroso,  presidente della Commissione europea, ha ribadito che gli impegni dell’Europa su clima ed energia non possono essere elusi”.
  “Le critiche sui costi del pacchetto clima-energia europeo – prosegue – sono basate su stime gonfiate, come già denunciato da Greenpeace,  Legambiente, Wwf e Kyoto Club. Tutto questo per far spazio al piano nucleare spinto da alcuni interessi industriali.
Sono già migliaia – conclude Greenpeace – gli italiani che stanno chiedendo al Governo una rivoluzione energetica pulita rispondendo alla petizione”. 

La petizione è disponibile su: http://www.greenpeace.org/italy/campagne/clima/nocarbone_petizione

Lettera di una collega: il Ministro Gelmini e il maestro unico…..

Ho ricevuto da una collega questa lettera, se avete  qualche minuto e un po’ di pazienza vi consiglio di leggerla.

Sono figlia di insegnanti, ( come sono io stessa un’insegnante),  come lo è mia sorella e come lo sono state molte mie zie. Insomma, potrei paragonare la mia famiglia a quelle stirpi di notai che si perpetuano lo studio e i clienti, con la differenza (notevole) dei soldi e del prestigio. Ma non è questo il punto. Sto assistendo alla parabola ascensionale delle gesta del nostro Ministro dell’Istruzione e da indignata, arrabbiata, sconfortata, disgustata sono passata al sentimento dell’incredulità. Il ritorno al maestro unico non è una trovata originale di questo governo.
Già nella scorsa legislatura, sempre con Berlusconi, l’allora ministro della Pubblica Istruzione, la cavallina Letizia Moratti, aveva tentato questa stessa strada, mascherandola sotto il nome di “maestro prevalente”. Nella pratica, cercò di introdurre comunque il maestro unico, ma in maniera più sottile, senza quasi farsene accorgere: bizantinismi da ministro con una certa età sulle spalle. Con la caduta del suo governo, la sperimentazione finì dove meritava di stare fin dal primo momento: nel cestino della carta straccia. La Gelmini invece, con l’irruenza tipica della sua brillante gioventù, ripesca dalla spazzatura la geniale intuizione della sua mentore e getta sul tavolo non la proposta – badate bene – ma il decreto bello e fatto, con al suo interno la figura del maestro unico che comincerà ad essere presente già dal prossimo anno scolastico, sulle future prime classi.
Naturalmente, nell’arco di cinque anni, spariranno i team costituiti da due maestre o tre e spariranno anche le insegnanti specialiste di lingua inglese, altra importante risorsa che va a farsi benedire, così come diminuiranno vistosamente gli insegnanti di sostegno. E, per chi non avesse ancora capito come stanno le cose, sparirà anche il tempo pieno che, attenzione, non è solo l’ancora di salvezza per quelle famiglie che non hanno dove lasciare i figli dopo la scuola, ma è nato soprattutto per quella nuova concezione di educazione all’apprendere che garantisce al bambino la possibilità di imparare con tempi più lunghi e più distesi.
Di queste cose il ministro, evidentemente, se ne infischia. Il refrain che sento da più parti è sempre lo stesso: “il bambino ha bisogno di punti di riferimento”. Santi Numi, come se i bambini di oggi vivessero fino alla scuola dell’obbligo chiusi in una cella dorata, con scarsissimi contatti con il mondo esterno e con le sole facce di mamma e di papà a rappresentare la realtà! Sapete bene quanto me che i nostri bimbi, fin dalla più tenera età, sono abituati a socializzare con diverse figure: dalle maestre della scuola d’infanzia che sono sempre state due (come mai bimbi di due o tre anni non hanno bisogno di punti di riferimento?), alla baby sitter, all’allenatore di calcio e a quella di danza o alla maestra di lingue e così via.
Ma continuiamo: se siete sui trenta anni in su, avrete senz’altro avuto il tanto angelicato maestro unico. Vi ricorderete che insegnava tutto, proprio tutto, ed era padrone assoluto della sua classe e di voi alunni, nel senso dell’insegnamento – apprendimento e della conseguente valutazione. Forse siete stati fortunati e vi è capitato uno di quei maestri da manuale che, più che la fredda nozionistica, vi ha insegnato a saper vivere, oppure siete stati sfortunati e ne avete ancora brutti ricordi che vi popolano le notti di incubi. Ma ditemi, quali materie, oltre all’italiano e all’aritmetica, insegnava allora il maestro unico? Inglese forse? Informatica magari? Vi portava giù in palestra a fare quattro salti con le corde o ad apprendere le regole della palla avvelenata? Vi insegnava a riconoscere le diverse melodie e gli stili musicali? A suonare uno strumento? E l’educazione all’immagine forse non si riduceva alla cornicetta della prima pagina del quaderno oppure a ricordare che esistono i colori primari e secondari? Insomma, un maestro che possa essere in grado di padroneggiare tutte queste discipline, temo proprio che non possa esistere. Anche perché, con un orario di 24/25 ore a settimana, non potrebbe neanche se volesse. E se fosse un cattivo insegnante, cari estimatori del maestro unico, chi mai potrebbe correggere i suoi tiri, giacché non avrebbe il dovere di confrontarsi con nessun altro? E i bambini cosiddetti svantaggiati? Chi penserà a loro? Nessuno, ve lo dico io e ve lo dicono i tagli che questo ministro sta attuando sulla figura dell’insegnante di sostegno. Già da quest’anno, bambini anche gravi, non possono più contare su di una maestra che possa occuparsi proprio di loro. Magari sono guariti, meraviglia di santa Gelmini!
Nei miei ricordi di alunna popolati dal maestro unico, anzi maestra, spicca un solo anno che brilla con particolare lucentezza: la terza elementare, svolta in un paesino dell’agronocerino-sarnese (ndr. provincia di Salerno), in cui la mia classe venne accorpata ad un’altra terza per opera di due maestre molto affiatate tra loro. Una sperimentazione ante-litteram dei moduli di oggi. Eravamo tanti alunni, naturalmente, ma quell’anno non lo dimenticherò mai più per quello che mi ha insegnato di così diverso dalla norma. Discipline trattate in maniera inusuale, teatro (e chi immaginava che si potesse fare teatro a scuola?!), mercatini con prodotti costruiti da noi alunni, cartelloni su ogni argomento, esperimenti scientifici, persino educazione sessuale. Ecco, tutto questo che a me sembrò così eccezionale e bello quando capitò a me, è la norma oggi nella scuola dei moduli e del tempo pieno. Oggi i vostri figli, grazie alla scuola dei moduli e del tempo prolungato, hanno garantite tutte queste attività. E, guardandoli da vicino come mi capita per il mio lavoro, non mi sembrano disorientati e spaventati dalla mancanza di figure di riferimento. Anzi, ogni nuova maestra suscita la loro curiosità e interesse, ogni cambio di docente con conseguente cambio di disciplina accende in loro nuova voglia di imparare! Certo, a volte mancano la carta igienica e il sapone e ci devono pensare i genitori, ma la colpa è dei fondi che mancano sempre per la scuola pubblica; a volte nascono incomprensioni tra un genitore e un insegnante; a volte qualche alunno è più riottoso del solito oppure fa più fatica a raggiungere gli obiettivi predisposti dalle maestre ma, grazie al cielo, nessuno rimane indietro, nessuno viene dimenticato perché non ce la fa da solo o perché, come disse qualche tempo fa Berlusconi, i figli degli operai non possono laurearsi!
Parliamo adesso di quello che succederà ai maestri e diciamo tutta la verità: questa riforma scellerata, che mira a distruggere la scuola del modulo e del tempo prolungato per favorire la scuola privata, non ha a cuore il bene dei bambini ma ha fortissimamente a cuore far quadrare i conti di Tremonti attraverso i tagli stabiliti dal decreto appena firmato. Gli insegnanti, tutti, anche quelli già di ruolo, non dovranno sentirsi al riparo. Il motivo è chiaro: contraendosi il numero di insegnanti (ce ne vorrà solo uno per classe), tutti gli altri andranno in esubero. E dove andranno? Ad insegnare al Nord se vivono al Sud? E perché, lì non ci sarà il maestro unico? La riforma investirà tutta la scuola pubblica e si allargherà a macchia d’olio in ogni realtà geografica. Andranno in altri ministeri? Perché, lì non ci sono tagli? E il personale precario, senza il quale la scuola italiana non potrebbe continuare ad andare avanti? Tutti fuori, senza possibilità di remissione. Uomini e donne che hanno insegnato anche per decine d’anni, che hanno studiato e continuano a studiare perché hanno a cuore il proprio lavoro e gli alunni a cui insegneranno, che hanno raggiunto posti sperduti pur di guadagnarsi la pagnotta, che hanno affrontato “indigeni” poco ospitali e vissuto in camere d’affitto pur di fare punteggio e salire in graduatoria, beh, cari amici, “la festa” è finita, andate a casa! Anche se avete già cinquant’anni e più, dovrete riciclarvi sperando di trovare un posto di altra natura! Sarà mai possibile questo?
Una persona a me molto cara e con un gran senso di giustizia, concetto quest’ultimo assai rivoluzionario di questi tempi, mi ha suggerito all’orecchio:” ma dimmi, secondo te, con l’entrata in vigore del maestro unico, non dovrebbero sparire anche gli insegnanti di religione, che solo grazie a Berlusconi sono riusciti ad entrare di ruolo e a percepire lo stipendio, non dal Vaticano ma dallo Stato Italiano?”
E già, stando alle dichiarazioni della Gelmini, se il maestro è unico, è unico! Sia chiaro, io non ho proprio nulla contro gli insegnanti di religione, hanno famiglia pure loro, ma credete davvero che questo Governo potrebbe mai fare un provvedimento che li tagli fuori? Però, se la coerenza è coerenza come sostiene la Gelmini, il maestro unico deve insegnare pure religione. O forse questo genere di insegnanti avranno un trattamento preferenziale e sono dei privilegiati, sol perché favoriti lungo il loro percorso scolastico dall’unto del Signore?
Dio non voglia!

Facciamo Stand Up contro la povertà

 Al via la seconda giornata di mobilitazione globale ” STAND UP! TAKE ACTION! “contro la povertà e per il raggiungimento degli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Protagoniste le 11 piazze italiane dove avverranno in contemporanea degli eventi Stand Up con il coinvolgimento dei cittadini italiani.

Lo Stand Up In Italia è promosso dalla Campagna del Millennio e in Italia dalle più importanti e rappresentative organizzazioni della società civile italiana: Acli, ActionAid, Agesci, Amref, Arci, Associazione Ong Italiane, Caritas Italiana, Cgil, Cini, Cisl, Coalizione Italiana contro la Povertà, Oxfam/Ucodep, Save the Children, Tavola della pace, Terre des hommes, Unicef, La Sapienza Università di Roma, Volontari nel mondo Focsiv, WWF Italia.

Oggi tutti in piedi in 11 piazze italiane

Passaparola, mi raccomando !

 “Ripartire dai poveri”: è il titolo del nuovo Rapporto 2008 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia, presentato dalla Caritas Italiana  a ridosso della Giornata mondiale di lotta alla povertà (17- 18- 19  ottobre). Partendo da un’analisi dell’attuale capacità di risposta del nostro sistema di welfare, in termini sia di spesa sia di tipologie di intervento, il volume individua gli strumenti utili per costruire un nuovo e concreto approccio al problema della povertà.
Cosa denuncia la Caritas ?
Il fenomeno “povertà” in Italia è in stallo: povero è, ancora oggi, il 13% della popolazione italiana, costretto a sopravvivere con meno di metà del reddito medio italiano, ossia con meno di 500-600 euro al mese. Accanto ai poveri, poi, ci sono i “quasi poveri”, ossia persone che sono al di sopra della soglia di povertà per una somma esigua, che va dai 10 ai 50 euro al mese: con riferimento all’Europa dei 15, l’Italia presenta una delle più alte percentuali di popolazione a rischio povertà.
Il nuovo Rapporto Caritas individua due fasce di popolazione maggiormente in difficoltà: le persone non autosufficienti e le famiglie con figli.
Nel nostro Paese risulta povero il 30,2% delle famiglie con 3 o più figli, e il 48,9% di queste famiglie vive nel Mezzogiorno (al 2006, ultimi dati disponibili). Si tratta di percentuali molto elevate: avere più figli in Italia comporta un maggiore rischio di povertà, con una penalizzazione non solo per i genitori che si assumono questa responsabilità ma soprattutto per i figli, costretti a una crescita con meno opportunità. Eppure in altri Stati non accade così. Ad esempio, effettuando un confronto con la Norvegia, si evidenzia che in quel Paese non solo vi è un tasso di povertà notevolmente inferiore, ma anche una relazione esattamente opposta, ovvero più bambini si hanno (a meno di non averne più di tre), più basso è il tasso di povertà.
Per quanto riguarda poi la povertà degli anziani soli e/o non autosufficienti, si registra un aumento nelle regioni del Nord, in controtendenza con il resto del Paese: dal 2005 al 2006 l’incidenza di povertà relativa (percentuale di poveri sul totale dei residenti) in persone sole con 65 anni e più è passata da un valore di 5,8 a un valore di 8,2 (ultimi dati disponibili).

LA SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE: L’ITALIA A CONFRONTO CON L’EUROPA
Passano gli anni ma niente cambia, e i poveri non riescono a uscire dalla povertà. Perché? Se non riusciamo a incidere sui fenomeni – evidenzia il Rapporto – significa che le risorse sono limitate e soprattutto male utilizzate.
Perché in Italia i trasferimenti sociali non riescono a incidere efficacemente sul fenomeno della povertà? Secondo il Rapporto Caritas-Zancan, una è la questione da affrontare con urgenza: il passaggio da trasferimenti monetari a servizi .
Negli altri Paesi, l’aiuto in termini di servizi è significativamente maggiore: se l’incidenza in Italia non raggiunge il 5%, in Paesi come la Danimarca o la Svezia supera il 20% (per «servizi» si possono intendere le forme di aiuto che vanno dagli interventi domiciliari a interventi intermedi o territoriali, come i centri diurni o i servizi educativi, a interventi residenziali, come le case famiglia, le residenze per persone non autosufficienti ecc.). I Paesi che investono di più in servizi piuttosto che in trasferimenti monetari sono gli stessi Paesi che riescono a incidere sul fenomeno della povertà del 50%…. Una strada chiara, da percorrere anche nel nostro Paese.
Il rapporto della Cartita lancia in ultimo una scommessa ed una via da seguire,  “ripartire dai poveri, perchè ? “:  Perché la loro inclusione è segno che si crede al sistema democratico e che si continua a volerlo tenacemente.
Quando si organizza un corteo o una processione, se si vuole realmente che tutti partecipino, si registra il ritmo di marcia sulla capacità delle persone più deboli. Diversamente, esse dopo i primi passi si fermano ai margini della strada (emarginati), osservano ma non partecipano.
Ripartire dai poveri significa rivedere l’impostazione globale della società, le logiche che la guidano, la sua organizzazione. Questo può apparire difficile e problematico.
Si deve  però trarre lezione dall’attuale crisi economica-finanziaria. Per risolverla non si è tardato a sconvolgere alcuni fondamenti ideologici del sistema capitalistico, che sembravano inamovibili e dogmatici. Se si vuole veramente il ‘bene comune’, un analogo ripensamento va fatto anche in rapporto alla società.
Se essa darà spazio ai poveri, se li considererà non semplici destinatari di assistenza ma soggetti portatori di valori e cittadini alla pari, si farà un passo importante verso l’attuazione della democrazia e la realizzazione della giustizia sociale. “

Sedute del Consiglio Comunale in diretta televisiva

“Consiglio comunale in diretta” per seguire in tempo reale dal proprio pc o dalla propria tv la presentazione delle linee programmatiche di governo dell’amministrazione comunale e le successiva discussione. Questo il contenuto della mozione presentata dal gruppo consiliare del PD osimano.
Nei comuni dove questo servizio è stato realizzato, si è rilevato via via un servizio sempre più importante per far conoscere la vita amministrativa di un comune: la possibilità di seguire le “sedute” del consiglio comodamente “seduti” sul divano di casa ha avvicinato alla vita amministrativa anche quei cittadini che, vuoi per impegni familiari o di lavoro, vuoi per pigrizia, non conoscevano affatto il lavoro dietro alle pratiche amministrative. Le trasmissioni in tv possono mostrare anche gli aspetti curiosi, le discussioni più dure e i diversi punti di vista nell’affrontare i problemi della città, e in alcuni casi emerge anche il lato meno nobile della politica, il tutto amplificato proprio per la consapevolezza da parte degli amministratori di poter entrare direttamente nelle case della gente e  senza filtri.
La mozione vuole spingere l’amministrazione comunale  osimana ad utilizzare la rete  o avvalersi di emittenti locali private per offrire ai cittadini la possibilità si seguire in diretta le sedute del Consiglio comunale.
Soprattutto di fronte a discussioni come quella sull’approvazione del Bilancio, del Piano Regolatore o su altri importanti questioni cittadine, è compito della politica e delle istituzioni offrire uno spazio pubblico e aperto di confronto, dove le decisioni siano frutto di percorsi democratici limpidi e partecipati. Aprire le porte delle istituzioni col sostegno delle nuove tecnologie è il modo per farne una moderna “casa di vetro”, che avvicini i cittadini alla politica, offrendo loro strumenti di conoscenza e di controllo sull’operato del governo locale. Un modo moderno e concreto di proporre una politica di prossimità, attenta ai bisogni dei cittadini e della comunità locale.
La mozione in definitiva, si prefigge di dare piena attuazione al  principio di pubblicità delle sedute del consiglio che è sancito dall’ordinamento legislativo e dallo statuto comunale.
Con questa innovazione,  i cittadini saranno ancora più in grado di valutare la qualità e l’efficacia delle decisioni del sindaco e della giunta, di considerare l’operato di controllo e di proposta svolto dalle opposizioni, di giudicare l’attività di indirizzo politico-amministrativo esplicata dal consiglio, di approfondire i problemi e di esaminare la congruità delle soluzioni adottate.
Nella mozione si evidenzia inoltre la questione  della  spesa necessaria – che non deve comportare  assolutamente eccessivo aggravio di costi ( stante la particolare situazione economica che sta vivendo il Paese) –  proponendo alla  Giunta  di contattare alcune emittenti televisive private locali eventualmente interessate alla trasmissione gratuita della diretta del Consiglio Comunale o in alternativa utilizzare la tecnologia che consente di trasmettere la seduta consiliare attraverso il sito internet del comune.

Segue il testo della Mozione.

 

Alla  c.a.  Sig. Presidente del Consiglio Comunale Comune di Osimo

 MOZIONE

oggetto: Sedute del Consiglio Comunale in diretta televisiva e/o on line.

I sottoscritti Consiglieri Comunali del Partito Democratico propongono la seguente mozione da inserire, all’Ordine del Giorno della prossima riunione del Consiglio Comunale.

Considerato

– Che tra i compiti del Comune, prioritario è la comunicazione dell’attività degli organi istituzionali e tra questi quella del Consiglio Comunale;
– Che è diffusa nei cittadini la lamentela e la critica in merito al fatto che le Pubbliche Amministrazioni non fanno abbastanza per consentire alla popolazione di seguire più da vicino e di partecipare in modo più attivo all’azione politico-amministrativa comunale;
– Che il principio di pubblicità delle sedute del Consiglio è sancito dall’ordinamento legislativo e dallo statuto comunale;
– Che l’obiettivo di trasparenza e partecipazione impone alla pubblica amministrazione il dovere di rendere accessibile al cittadino la conoscenza dell’attività comunale in tutti i suoi aspetti;

Il Consiglio Comunale
Impegna

–  L’Amministrazione Comunale a prevedere, durante i lavori del Consiglio Comunale, modalità di comunicazione di tipo video ormai in uso in moltissime città che favoriscano la comunicazione dell’organo più rappresentativo dei cittadini e quindi la partecipazione degli stessi;

propone

– Di consentire alle televisioni locali, che volessero farlo gratuitamente, senza cioè determinare alcun aggravio di spesa per il Comune di riprendere e trasmettere in diretta le sedute del Consiglio Comunale;
–  Di utilizzare da subito la tecnologia che consenta di trasmettere le immagini del Consiglio Comunale attraverso il sito internet comunale .
Osimo lì, 2 ottobre 2008
 Il Capogruppo consigliere del PD  Paola Andreoni
 Il consigliere comunale del PD Mauro Pellegrini

25 ottobre 2008 – Manifestazione nazionale PD

25 ottobre 2008 – Manifestazione nazionale PD
 
il Partito Democratico della Provincia di Ancona
organizza:
TRENO  SPECIALE
per Roma
 
il treno partirà dalla
Stazione di Ancona alle ore 07:55
 
Successivamente farà tappa a:
Falconara M.ma – ore 08:05
Chiaravalle – ore 08:12
Jesi – ore 08:20
Castelplanio – Cupramontana – ore 08:31
Genga – San Vittore Terme – 08:42
Fabriano – 08:56
 
Il costo del biglietto è di euro 15,00
 

La quota di 15 euro dovrà essere versata, sul treno, da ogni partecipante la mattina stessa del 25 ottobre. Sarà soltanto in questa occasione consegnato il ticket del PD della provincia di Ancona che consentirà il viaggio. Il ticket stesso dovrà essere conservato dai partecipanti stessi per il viaggio di ritorno, previsto con il treno delle ore 20.33 dalla Stazione Roma Termini.
Per avere un quadro delle adesioni e far fronte ad eventuali necessità dei territori chiediamo di fornirci entro mercoledì 22 ottobre il numero provvisorio delle adesioni a te pervenute ed entro il pomeriggio del 24 ottobre il dato definitivo.
 
Prenotazioni:
 
Telefono:
3334435357 – 071203242

Non cancelliamo Pio La Torre

Non cancelliamo Pio La Torre

Sabato 11 ottobre, oltre le due manifestazioni di Roma, c’era un’altra piazza gremita che protestava, era Piazza Diana a Comiso. Come ventisette anni fa, ricordando Pio La Torre, contro le mafie, per la pace, per lo sviluppo e la democrazia, grande successo della manifestazione promossa dal Centro studi Pio La Torre, d’intesa con i familiari di Pio, con gli intellettuali siciliani che hanno proposto l’intitolazione dell’aeroporto a La Torre e con i promotori dell’appello di Articolo 21, rivolta a tutti affinchè sia impedita la cancellazione dell’intitolazione attuale “Pio La Torre” dell’aeroporto civile, decisa dal neosindaco di Comiso. (Articolo 21)

Salviamo l’Italia !

Siamo alle solite, mentre il mondo va a rotoli per la grave crisi finanziaria, Berlusconi prima esterna e farnetica e poi smentisce: “… si parla di una nuova Breton Woods per scrivere le regole e sospendere i mercati proprio per poter fare ciò” (Venerdì 10 ottobre ore 15,39) … “Avete capito male … questa ipotesi non è stata ventilata da nessun leader e tantomeno da me” (Venerdì 10 ottobre ore 16,49).
Ancora una volta il nostro premier si caratterizza più come venditore di pentole che leader politico. La situazione richiederebbe competenza e responsabilità e anche un po’ di autocritica per le politiche liberiste (a chiacchiere) attuate dai precedenti governi Berlusconi. Che dire poi della famosa legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio? Non è stata, forse, questa una delle cause maggiori che hanno portato la finanza italiana sull’orlo del collasso? (vedi Parmalat …)
Per non parlare, poi, del decreto che la maggioranza si sta affrettando ad emanare per salvare quei tre-quattro manager che dovrebbero andare in galera o “a raccogliere i pomodori”, visto che non sanno far altro che incassare lauti guadagni a fronte di una completa inettitudine.
Berlusconi dovrebbe sapere che ogni parola sbagliata potrebbe condizionare negativamente il mercato, eppure continua ad esternare come se stesse “raccontando barzellette” o, peggio, a pavoneggiarsi fra discoteche e dichiarazioni da grande amatore …
Inoltre, invece di stare ad ascoltare e raccogliere tutte le istanze che potrebbero portare ad una soluzione del problema, ha solo il tempo per dire che l’apertura del segretario del PD è inutile e non “gli frega niente” della disponibilità di Veltroni Lui ha già la soluzione in tasca e la tirerà fuori al momento opportuno,  intanto se gli Italiani vogliono, Lui può indicare quali azioni comperare per guadagnare (Mediaset?) …
Michele Ventura, ministro dell’Attuazione del Programma del governo ombra, dice: “Oggi scopriamo un’altra ragione per cui per Berlusconi era necessaria l’approvazione del lodo Alfano. Il presidente del consiglio deve essere al riparo anche da un’accusa, a quanto emerge oggi, dopo l’intervento sul mercato azionario, assolutamente plausibile, di turbativa di mercato”.     

Per questo ed altri motivi il 25 ottobre a Roma a dire basta alla politica farsa del centrodestra.
Salviamo l’Italia !

TRE PIAZZE ed ora il 25 ottobre.

Sabato 11ottobre ha segnato una giornata di impegno positivo su tre piazze. Piazza Navona per Italia dei Valori, un corteo romano per la sinistra, una manifestazione popolare a Comiso: ecco tre iniziative costruttive per il centrosinistra.
Se queste forze sapessero  lavorare tenendo insieme le tre piazze, davvero avremmo un’ opposizione seria ed efficace. Penso che con questa settimana possiamo entrare in un autunno bollente.

Ce  n’è un estremo bisogno mentre il governo sta smantellando la scuola pubblica e tentando di deformare  la giustizia.

E il prossimo 25 ottobre ci aspetta , un’altra piazza, quella del Partito Democratico.  Una grande, civile manifestazione di popolo in cui, diversamente da quelle organizzate  dalla destra appena due anni fa, non si parlerà né di regime né di libertà in pericolo né si insulteranno gli avversari politici. La nostra sarà una  straordinaria iniziativa di democrazia propositiva per spiegare al Paese che un’altra Italia, più giusta e più coesa, è possibile. Noi crediamo che le  politiche del governo siano sbagliate e vogliamo presentare al Paese le nostre proposte economiche e sociali, soprattutto in tema di pensioni, salari, stipendi. Tutto questo avverrà nella piena consapevolezza delle gravi  difficoltà che la crisi finanziaria comporta per il futuro, problemi che il  Pd sarà pronto ad affrontare con la consueta responsabilità.

I cittadini che sperano in un cambiamento chiedono a gran voce che le  PIAZZE costruiscano una alleanza solida e duratura.

Odg:Osimo vuole garantire ai propri figli un’istruzione di qualità.

Parlando del decreto legge Gelmini, sul quale il governo ha oggi “imposto” la fiducia, che principalmente prevede tagli per 8 miliardi alla scuola, è sempre stato detto che quegli 87.400 insegnanti in meno non sono licenziamenti ma blocco del turn over. Nella scuola c’è necessità di razionalizzare ma questo eccessivo taglio mira ad abbassare la qualità dell’insegnamento.
Oltre alle altre novità già annunciate, sono state confermate  nel testo la parte riguardante il maestro unico per le primarie, con classi da 24 ore.
Questo significa abolire di fatto il tempo pieno, opportunità della quale usufruiscono già oggi la gran parte delle famiglie.
Un paese che cerca di reperire le risorse da spendere in politiche a mio parere errate (vedi vicenda Alitalia) tagliando dalla scuola è un paese che non crede nel proprio futuro, che ha deciso di smettere di investire sui propri ragazzi.
Oppure è un paese dove l’istruzione di qualità è un diritto solo per quelli che se la possono permettere.
I consiglieri comunali del Partito Democratico osimano   nell’esprimere forte preoccupazione per il modo con cui il Governo sta intervenendo nell’organizzazione della scuola e sulla qualità della didattica, attraverso un provvedimento d’urgenza come il decreto legge , motivato da esigenze di cassa, formulano il più netto dissenso verso la scelta di tornare al docente unico nei primi anni della scuola primaria, e nell’interesse dei bambini, delle famiglie e del futuro del nostro Paese, chiedono al Governo di riconsiderare la questione.
A tal fine ho  presentato oggi un Ordine del Giorno da sottoporre al civico consesso, perché si possa esprimere una vasta e consapevole opinione istituzionale e sociale a favore della scuola e contro tagli e scelte così preoccupanti, per determinare un diverso indirizzo a garanzia della scuola di tutti.

Di seguito l’Ordine del Giorno proposto al Civico Consesso di Osimo.

OdG proposto dal capogruppo PD, prof.ssa Paola Andreoni

Alla  c.a.    Sig. Presidente del Consiglio Comunale Comune di Osimo
                                                               ORDINE DEL GIORNO
                                                                               urgente
oggetto: “ in difesa della scuola pubblica “

I sottoscritti Consiglieri Comunali del Partito Democratico propongono la trattazione urgente del seguente  ordine del giorno da discutere, nella prossima riunione del Consiglio Comunale.
                                                   IL CONSIGLIO COMUNALE DI OSIMO
Considerato che
– il livello di democrazia e sviluppo di un Paese si misura innanzitutto dalla sua capacità di investimento per un sistema d’istruzione di qualità, e dalla capacità di affrontare le sfide che lo scenario globale offre alle generazioni future;
– in particolare un sistema educativo – formativo si considera efficace quando riesce a rispondere ed integrare i diversi bisogni dei soggetti coinvolti:
 garantire, fin dalla scuola primaria, il diritto di apprendimento e all’educazione non solo come conoscenze preesistenti ma anche come sperimentazione, esplorazione e confronto grazie alla compresenza di più insegnanti:
  contribuire, investendo anche sulla scuola primaria a tempo pieno e a modulo, la cui richiesta è in costante aumento, a supportare le famiglie  nell’azione educativa dei figli  consentendo ad entrambi i genitori l’accesso al mondo del lavoro;
Rilevato che
– in data 1° settembre 2008 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge 137/2008 “Disposizioni urgenti in materia di istruzione ed università”;
– detto decreto, all’art. 4, prevede “che le istituzioni scolastiche costituiscano classi affidate ad unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore settimanali”;
– tale articolo di fatto abolisce l’organizzazione della scuola primaria a tempo pieno e a modulo, con un forte taglio di copertura oraria, scaricando sugli Enti Locali i costi per realizzare un sistema formativo adeguato alle necessità delle giovani generazioni e mettendo in difficoltà le famiglie che fino ad ora ne hanno usufruito valutando positivamente tale modello educativo e organizzativo;
– tale articolo determinerà la riduzione di circa 45.000 unità del corpo docente con un taglio di 8,5 miliardi di euro alle risorse per la Pubblica Istruzione e comporterà la revisione dei criteri di formazione delle classi, con l’inevitabile chiusura di molte sedi scolastiche, soprattutto nei centri montani e collinari, per l’accorpamento di molte scuole elementari, con gravi disagi per i bambini che già a 6 anni si troveranno nella condizione di pendolare, con orario giornaliero di lezione ridotto e un insegnamento complessivo di minore qualità;
– questa situazione comporterà disagi per le famiglie e un aggravio sulle economie degli Enti locali per gli oneri derivanti dall’istituzione di una pluralità di servizi aggiuntivi alle famiglie a partire dagli scuola bus;
Sottolineato che
– la cancellazione di un numero tanto elevato di posti di lavoro, che si accompagna alla conseguente riduzione degli orari scolastici nei vari ordini di scuole, è destinato, in particolare nelle elementari, a un drastico ridimensionamento dell’attuale tempo pieno trasformandolo dove potrà sopravvivere, nel vecchio doposcuola, con pesanti conseguenze sulla qualità e completezza dei percorsi formativi dei bambini,
– una seria riforma dell’ordinamento scolastico necessita di un serio e profondo studio ed un ampio  confronto che veda coinvolti in primo luogo il mondo della Scuola e della Ricerca,  e l’utilizzo di un decreto legge, provvedimento d’urgenza, non è assolutamente lo strumento adatto per affrontare un tema che richiede approfondite riflessioni ed anzi appare utilizzato all’intenzionale fine di aggirare le stesse;
Ritenuto
– grave che il Governo pensi di risparmiare 8 miliardi di €uro per i prossimo triennio, tagliando  80 mila posti di lavoro tra docenti e personale A.T.A., dopo  le affermazioni del ministro Gelmini che aveva dichiarato:” … la coperta  è troppo corta, ma la scuola è un priorità, non è un capitolo di bilancio qualsiasi, da esso dipende il futuro del Paese, e bisognerà tenerne conto”;
– che a fronte di una società sempre più complessa dal punto di vista sociale e formativo avvertiamo il rischio di scelte non adeguate, quali la reintroduzione del maestro unico, previsto dal D.lgs. 137/2008 (con l’eliminazione del team di docenti nella scuola elementare), che oltre ad  incidere negativamente sulla qualità della scuola elementare italiana, è destinata a rendere più difficili le politiche per l’integrazione scolastica, quelle cioè rivolte ai bambini con disabilità, e quelle rivolte al crescente numero di bambini non italiani che rappresentano ormai quasi il 10% della popolazione scolastica della scuola primaria;
Ribadisce
– come le norme costituzionali, affermino chiaramente la centralità della scuola pubblica come istituzione essenziale per la costruzione del futuro del Paese e delle nuove generazioni, spazio imprescindibile di cittadinanza e di pari opportunità;
Dichiara
– la propria contrarietà nel metodo e nel merito, alle modifiche inerenti il sistema scolastico portate avanti dall’attuale Governo, che impoveriscono culturalmente e pedagogicamente l’impianto della Scuola Italiana, che peraltro risulta, per quanto riguarda la scuola primaria, ai primi posti, per risultati, nel confronto con le altre scuole primarie d’Europa;
Invita il Governo a
­ – modificare radicalmente gli indirizzi del decreto 137/2008, sospendendone momentaneamente l’applicazione, in un’ottica di ulteriore qualificazione del sistema dell’Istruzione Pubblica e di pieno sostegno e copertura oraria del tempo pieno e del modulo nella scuola primaria;
­- attivare un serio ed aperto confronto sulle azioni da intraprendere per qualificare il sistema scolastico di base, e di individuare i provvedimenti organizzativi conseguenti. Tale confronto dovrà vedere il coinvolgimento di tutti i soggetti attori/ fruitori del mondo della scuola: studenti, docenti, famiglie, personale A.T.A. e organizzazioni sindacali, nonché il mondo della Regione e dell’Università e gli Enti Locali stessi, a partire da quei Comuni che, come Osimo vogliono garantire ai propri figli un’istruzione di qualità.
Impegna il Presidente del Consiglio Comunale
­ ad inviare il presente odg al Presidente della Regione Marche, al Presidente del Consiglio regionale delle Marche, al Presidente della Provincia,  ai Parlamentari eletti nella circoscrizione Marche, al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Osimo il 7 ottobre 2008
Il capogruppo consigliare del PD Paola Andreoni
Il  consigliere comunale del PD Mauro Pellegrini

Il sindaco di Osimo confonde il voler apparire con la reatà dei fatti.

Rispondo a quanto dichiarato dal Sindaco di Osimo nel blog comunale

(6-10) Osimo abbisogna di una Scuola di Formazione Politica.

    Scuola di formazione politica: Ringrazio Monsignor Capitani per il suo intervento relativamente alla parte relativa al Comune di Osimo.
Sono (e siamo) perfettamente d’accordo con lui, quando afferma la necessità di una maggior presenza del cattolico in politica, senza infingimenti e senza paura. Avevo già espresso ciò all’indomani del monito-invito lanciato pochi giorni fa da Papa Benedetto XVI.
Per quanto riguarda la formazione politica, da anni, a fasi alterne, cerco personalmente di cucire una tela che possa far realizzare in Osimo una seria scuola di formazione politico-amministrativa sulla specie di quella dei Padri Gesuiti di Palermo dei primi anni novanta. Non è facile, ma ci dobbiamo provare. Nel 2005 proprio sotto la spinta della maggioranza abbiamo approvato in Consiglio Comunale una mozione specifica sull’argomento. Bisogna ora attuarla.

 

C’è da rimanere sempre stupiti dalle affermazioni del nostro primo cittadino. Le sue dichiarazioni, ancora una volta, sono in pieno contrasto con la realtà dei fatti e con le effettive scelte operate dall’Amministrazione Comunale delle liste civiche dallo stesso presieduta. 
Colgo favorevolmente la sollecitazione posta da Monsignor Capitani circa la necessità di una formazione politica delle nuove generazioni. Nel 2005 tutta la parte politica che rappresento votò a favore della delibera per la costituzione di una scuola civica. Noi ne condividemmo lo spirito e il dispositivo di delibera, in sede di consiglio comunale, venne notevolmente migliorato dai contributi venuti dai gruppi consiliari e da tutto il Consiglio. La delibera rimase solo un buon atto d’indirizzo e nulla più. Nel 2007, in fase di approvazione del bilancio di previsione, io ed altri consiglieri comunali presentammo un emendamento affinché fossero disposte risorse per la realizzazione della scuola civica. Purtroppo tale iniziativa venne respinta ed affossata definitivamente con gli 11 voti della maggioranza (Sindaco in testa) che governa la città.
 
Con l’emendamento il gruppo consiliare da me rappresentato chiedeva che si destinassero risorse per un valore stimato di circa € 50.000,00 di spesa  per dare attuazione alla delibera di Consiglio Comunale n° 51 del 18/4/2005 ( ad oggi rimasta un buon proposito) per la realizzazione di una Scuola di Formazione Civica  – come nelle motivazioni dell’emendamento – “al fine di offrire alle giovani generazioni un luogo di formazione politica intesa nel senso della politica “scienza” dove sia possibile il confronto, la discussione, la formazione civica alla vita democratica ed alla partecipazione attiva della città”.
 
La somma di 50.000,00 necessaria per la realizzazione del progetto veniva inoltre individuata  nel contributo elargito dalla “Banca delle Marche” per fini istituzionali, contributo che l’Amministrazione Latini ha preferito destinare interamente ad altre attività,  sicuramente meno “istituzionali” di questa iniziativa.
In allegato l’emendamento.

emendamentoalbilancio2007

Il Cavaliere salva Catania, con un regalo da 140 milioni: un esempio di federalismo ?

In queste settimane, mentre i Comuni di tutta Italia stanno, ancora senza risultato, chiedendo con forza al Governo la restituzione delle risorse via via tagliate dai governi nazionali (mancano all’appello oltre 700 milioni di euro per compensare integralmente il minor gettito ICI per i Comuni), il Consiglio dei Ministri ha deciso di erogare al Comune di Catania 140 milioni di euro per salvare l’amministrazione dal collasso finanziario, con un intervento tampone, del tutto discrezionale, privo di qualunque carattere strutturale e in assenza sia di un vero piano di rientro che di specifiche norme di legge. Un aiuto agli amici.E’ stato proprio un bel regalo.

L'elefante di piazza del Duomo simbolo di Catania

L'elefante di piazza del Duomo simbolo di Catania

Ecco l’idea di federalismo che, nella concretezza dei fatti, ha il governo Berlusconi: un regalo di 140 milioni di euro al Comune di Catania per ripianare una piccola parte del suo spaventoso e vergognoso deficit di bilancio (oltre 700 milioni di euro). Un Comune che ha il “merito”, agli occhi del presidente del Consiglio, di essere stato governato per otto anni dal sindaco Scapagnini, noto, oltre che per il dissesto finanziario della città, per essere il suo farmacologo personale. Qualità che con il federalismo e l’autonomia non hanno evidentemente nulla a che fare.
Cosa ancor più grave è che il governo, mentre regala a Catania, non rispetta l’impegno di compensare le minori entrate dovute all’abolizione dell’Ici sulla prima casa negando ai Comuni oltre 700 milioni di euro che gli spetterebbero. Un attacco proprio a quei Comuni virtuosi che non hanno utilizzato risorse pubbliche per farsi campagna elettorale e che si sono impegnati per offrire servizi buoni ed efficienti ai cittadini rispettando i vincoli di bilancio.
 E cosa dice Calderoli e la Lega Nord che sono i sostenitori dell’autonomia e della responsabilità del prelievo fiscale e del superamento della spesa storica? Legittimano il pagamento a piè di lista dei debiti? E dove è finito il rigore finanziario di Tremonti che ha usato la scure contro la scuola e la sanità?