Brunetta solo “spot”. Nel programma del PD per Osimo, idee concrete per facilitare la vita ai cittadini.

Ancora una volta trovo le parole e l’atteggiamento del Ministro Brunetta davvero scostanti. Penso che questo ennesimo tentativo di attribuire la colpa delle riconosciute inefficienze della P.A. ai lavoratori stessi (professori, impiegati, ecc.), oltre che una caduta di stile, sia una scorrettezza e che promettere risoluzioni al problema partendo dai livelli più bassi sia comodo ed al contempo demagogico.

brunetta-216x3002La Giustizia, la Scuola, la Pubblica Amministrazione in genere non hanno bisogno, a mio parere, né di carote o bastoni, né di spot privi di sostanza, servono, invece, riforme e provvedimenti puntuali indirizzati direttamente al cuore delle inefficienze.

Nella nostra città, ad esempio, molti lamentano ritardi per lentezze burocratiche (di certo non imputabili agli impiegati). Oggi, grazie ad internet e a un po’ di senso pratico, alcune di queste problematiche possono essere rapidamente risolte o limitate: penso alla possibilità di monitorare il percorso di una pratica (tracciabilità) nei vari uffici comodamente da casa sfruttando la rete, di pagare eventuali bollettini tramite “home banking”, di ricevere documenti direttamente sulla propria casella di posta elettronica. Stiamo lavorando a queste ed altre concrete idee da inserire nel nostro programma.

Abbiamo a disposizione utili strumenti che possono rendere più semplice la vita di tutti, li useremo per aiutare e facilitare la vita degli osimani.

Soru, siamo con Te.

Berlusconi arraffone e bugiardo fa campagna elettorale in Sardegna in sostituzione di Cappellacci che potrebbe correre, da perfetto sconosciuto, anche all’Antartide o in Australia.

soru1Questa volta il cavaliere si è inventato la storiella di un Soru corrotto. E Soru, tranquillo, ha deposto presso la procura di Cagliari una querela per diffamazione.

Tali generi di politici come il nostro “presidente del consiglio” non riescono a sopportare che ci siano ancora persone pulite.

Bravissimo Soru, siamo tutti con Te.

La Stupidità

“Ci vorrebbe un militare per ogni bella donna”.
E’ esattamente questa la politica di Berlusconi, la politica delle battute, la politica che non sa vedere i problemi, tantomeno affrontarli. Se si pensa che si sottraggono i finanziamenti all’educazione, alla prevenzione, alla sanità e alla giustizia, ci si domanda verso quale futuro ci stiamo avviando. Questo è il “governo della sicurezza”: così si era presentato.

Trovo inoltre SCANDALOSO che ormai si consideri quasi normale, e al più oggetto di considerazioni “pittoresche”, che il nostro Presidente del Consiglio mescoli i suoi affari e quelli del Paese senza alcuna prudenza, alla luce del sole.
Sono INDIGNATA, che il premier si faccia intervistare dai TG mescolando Gaza,  Kakà e l’ingaggio di Fiorello.

Non mi voglio abituare  a tutto questo, non mi sembra un sano segnale per la democrazia di un Paese.

Se questo è un Uomo.

Oggi, 27 gennaio, è la “Giornata della Memoria” istituita nel 2000 per commemorare tutte le vittime della persecuzione fascista e nazista (ebrei, rom, omosessuali, disabili, malati di mente e testimoni di Geova),
E’ importante apprendere la Storia, come spinti da un dovere culturale, per poter così registrare e salvare gli eventi arginando, con una diga, la fiumana dell’oblìo.

Tutti ( scuola, enti locali, famiglie) dovremmo lavorare sulla conservazione della memoria riflettendo su questo passato che non deve passare e cercando di volgere il proprio pensiero agli anziani, ai loro ricordi, ai loro occhi che raccontando l’incredibile si fanno lucidi.

Proviamo a fare in modo che il dovere del ricordo diventi parte della nostra pratica quotidiana non solo in questo giorno ma anche in tutti gli altri giorni dell’anno.

 

Mi pare giusta l’ipotesi di sottoporre l’accordo (e le sue linee di fondo) al giudizio dei lavoratori.

Sono di questi giorni le cronache sull’accordo  in materia di contratti. Un atto di indirizzo che il governo ha sottoscritto con le parti sociali (Confindustria e sindacati, ad esclusione della Cgil). Ho letto i commenti. Le interviste di Epifani, Letta (Enrico), il fondo di Scalfari. Le dichiarazioni di parecchi leader politici e sindacali. Ho letto anche la bellissima intervista del presidente Ciampi (laddove spiega che lui un accordo sul rinnovo dei contratti senza la firma della Cgil non lo avrebbe mai sottoscritto). Il governo segue la sua logica. Obiettivo della sua azione è avere anche un sindacato in ginocchio. La Cgil. Per cui se da un lato spendono parole di biasimo sulla mancata firma, dall’altro non escludono affatto di aver portato a casa un risultato doppio. La firma di Marcegaglia, Bonanni e Angeletti,  e l’isolamento di Epifani. Sul merito, si dice che la restrizione dello spazio della contrattazione nazionale e l’incentivo di quella decentrata (per azienda) va nella direzione giusta.
Maggiore flessibilità contrattuale e un accento spostato  sul nodo della produttività. Lo dice il governo. Lo dice Confindustria. Lo dice anche il PD con Morando e Letta.
Penso anch’io (pure non essendo un economista) che la produttività (la scarsa produttività) sia uno dei problemi fondamentali della nostra crescita bassa (problema che ci trasciniamo appresso da sempre). E non escludo che una contrattazione di secondo livello possa per molte ragioni favorire un recupero di questo gap (grazie per l’appunto alla maggiore flessibilità della contrattazione).
Mi permetto solo di dire tuttavia, che siamo alle prese (purtroppo) con una crisi drammatica che colpisce per un verso la quantità dei posti di lavoro disponibili (vedasi i dati sull’incremento vertiginoso della domanda di cassa integrazione), per l’altro la qualità dei redditi dei lavoratori (il loro potere d’acquisto in una fase di stagnazione prolungata dei consumi). Ragioni che rendono ragionevole pensare che in un Paese dove il tessuto produttivo è in buona misura costituito da piccole e piccolissime imprese, si debba tutelare – soprattutto oggi – il potere d’acquisto di salari e pensioni. Il che avviene (per i salari) più facilmente attraverso un controllo della contrattazione nazionale. In questo senso i segnali dell’accordo non appaiono incoraggianti. Inoltre agganciare il metro dell’inflazione non sul tasso programmato interno (come avveniva prima) ma a un indice europeo, determina il rischio di una perdita di parte del potere d’acquisto dei redditi da lavoro.
 Insomma, mi pare del tutto sensata una posizione di riserva e di critica, verso il metodo e il merito seguiti dal governo. La  democrazia è un valore anche nel mondo del lavoro. Per cui mi pare non giusta ma giustissima l’ipotesi di sottoporre questo accordo (e le sue linee di fondo) a un giudizio sereno di noi lavoratori. Lo facciano i sindacati (tutti, non solo la Cgil).

Welfare caritatevole: Social card, escluso l’84% delle famiglie povere

Dai dati forniti dall’Inps il 15 gennaio scorso sulla diffusione della cosiddetta Social Card, colpiscono tre aspetti:

welfare-socialcard1a) la ristrettezza della platea finora coinvolta, rispetto alle famiglie in condizioni di povertà presenti nel nostro paese;
b) la distribuzione sul territorio nazionale, con quasi il 70% delle carte distribuite nel Mezzogiorno;
c) una limitata, ma non irrilevante, divergenza tra diffusione delle carte e diffusione degli indici di povertà sul territorio nazionale.
Il numero di carte “caricate”, cioè quelle dei titolari che rispettano i requisiti e su cui quindi l’Inps ha accreditato i “buoni spesa” (40 euro mensili): sono state 423.868, coprendo non più di un terzo della platea originariamente stimata dal Governo con riferimento al possesso dei requisiti richiesti. Tenendo poi conto che le famiglie in condizioni di povertà sono, secondo l’Istat, 2 milioni 653 mila (anno 2007), le carte coprono meno del 16% delle famiglie povere mentre ne resta escluso oltre l’84%.
Va rilevato qui che, oltre a combinare l’età anagrafica o la presenza di figli sotto i tre anni con limiti reddituali decisamente assai bassi, la normativa detta ulteriori requisiti – su casa e sue pertinenze, utenze e risparmi – che possono aver limitato al di là del previsto la platea dei richiedenti.
Si noti infine che le domande sono state circa 580 mila, ma di queste oltre 147 mila non rispettavano i requisiti richiesti e 9 mila mancavano di dati anagrafici completi: di conseguenza, le loro carte – oltre un quarto del totale – non sono state “caricate”.

 Un fatto emerge con evidenza: uno strumento pensato per le situazioni di povertà più estreme non può che investire soprattutto le aree in cui quelle situazioni sono maggiormente presenti. Ciò che risulta allarmante, oltre alla pochezza quantitativa del sostegno offerto a fronte di un problema di dimensioni ben più ampie come appunto la povertà, è il fatto che quel sostegno non rientra nel quadro di una più complessiva strategia di welfare rivolta a tutti i cittadini in condizioni di bisogno e a quelli a rischio di impoverimento, un fenomeno che si sta ampliando in modo preoccupante nel nostro paese e che la crisi economica non potrà che aggravare.

Ministro in versione annunciatrice televisiva

Di tutto. Dopo l’attacco alla scuola (in particolare, quest’anno, alla primaria) da parte del governo e i tentativi di smantellare una scuola di qualità che con fatica – anno dopo anno – tanti colleghi  cercano di costruire, mi aspettavo di tutto.

Ma non di vedere un ministro in versione annunciatrice televisiva.