Abbiamo tanto SOLE…..

Sembra che nel 2020 saremo di nuovo nuclearizzati. Così ….. tanto per prepararci un futuro non di storie belle e umane, ma di scorie pericolose e cancerogene.

nuclear-powerOra tutti i dati a nostra disposizione confermano che le centrali nucleari di terza generazione non sono affatto sicure. Gli incidenti “francesi” sono una realtà frequente, nonostante l’idillio dei due presidenti, venditori di fumo e di illusioni.

Con il sole che abbiamo in questa Italia andiamo a pensare al nucleare. Mi sembra delirante. Qui è necessaria la svolta che, peraltro, è possibile con minore spesa e con un enorme vantaggio ecologico.

Osimo “città denuclearizzata”.

http://www.youtube.com/watch?v=R2fwJ8BcMao

FRANCESCHINI segretario di tutto il Partito

Il Partito Democratico riparte da Dario Franceschini. L’assemblea nazionale di sabato, ha eletto Dario Franceschini come segretario. Un segretario a tutti gli effetti, e non un reggente, come qualcuno lo ha voluto definire. In questo sta la novità più importante di questo week-end, dal quale il Pd deve uscire con rinnovato vigore.

roma-25-ottobre-013Dario Franceschini si è impegnato a continuare il progetto di costruzione e radicamento del Partito democratico nei territori; una costruzione da realizzare con il contributo di tutti, con la massima unità.

“Serve franchezza, serve guardarci negli occhi per capire i nostri limiti e ribadire l’orgoglio delle cose fatte. Ma dobbiamo rimboccarci le maniche tutti insieme”

Ha detto Franceschini. Di questo c’è bisogno anche da noi. Facendo nostre le parole del nostro nuovo segretario:

“Metterò in piedi nuove forme di collegialità con aperture al territorio, ai sindaci, ai segretari regionali. Non farò trattative con nessuno, sceglierò io. Sceglierò io e chi batte le mani adesso non venga domani a chiedere di nominare qualcuno. Sentirò gli uomini del partito ma senza coinvolgerle nella gestione del partito”.

Tra le cose che più mi hanno colpito a Roma è stata la mancanza di protagonismo degli ‘storici’ gruppi dirigenti, rimasti in dispare per lasciare spazio ad una nuova classe dirigente. Dario Franceschini si è presentato, e lo sarà, come il segretario di tutti, di tutto il partito, senza nostalgie e senza ‘ex’. Questo deve essere il modello da seguire anche nella campagna elettorale che ci accingiamo a condurre nei nostri comuni, dove i candidati sindaco non sono espressione di una parte ma di tutto il partito, unito con l’obiettivo di vincere le elezioni e aiutare le nostre realtà ad uscire dalla profonda crisi che investe imprese, famiglie ed ogni settore della società.

Con grande tempestività e come promesso il 24 febbario 2009 – in meno di 3 giorni dalla sua elezione – Dario Franceschini ha nominato la nuova  Segreteria del PD. Ne fanno parte Vasco Errani, presidente della regione Emilia Romagna, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente della Provincia di Rieti Fabio Melilli, il segretario regionale del Pd lombardo, Maurizio Martina, il segretario provinciale del Pd di Siena, Elisa Meloni, la parlamentare Federica Mogherini e il consigliere regionale siciliano, Giuseppe Lupo.
Maurizio Migliavacca assumerà la funzione di dirigente dell’area Organizzazione.

“Come mi ero impegnato a fare con l’assemblea che mi ha eletto segretario – lo ha spiegato ai cronisti il segretario dei Pd, Dario Franceschini – ho fatto la mia segreteria coinvolgendo il territorio nella dirigenza del partito senza aver trattato con nessuno, in solitudine e mi assumo la responsabilità delle mie scelte”.

“La costruzione di organismi dirigenti di solito richiede tempi di riflessione più lunghi pero’ in questo caso c’era l’urgenza di avere in campo da subito organismi non provvisori – ha chiarito Franceschini – oggi mancano cento giorni alle europee quindi non c’è tempo da perdere”, ha aggiunto il segretario del Pd.

La segreteria si riunirà settimanalmente e sono previste riunioni frequenti anche dell’assemblea dei segretari regionali.

Per quanto riguarda invece il team di coloro che si occuperanno dei dipartimenti tematici, Franceschini ha detto che verrà seguito un altro criterio di selezione perché “qui servono esperienze e scegliero’ tra i componenti dei gruppi parlamentari. Coinvolgero’ ovviamente anche i presidenti dei gruppi e i vicepresidenti delle Camere. Insomma, persone di esperienza e di peso politico”.

In bocca lupo Dario e buon lavoro a tutto il Partito.

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Sicurezza: meno slogans, più risorse alle forze dell’ordine

Negli ultimi giorni si sono verificati numerosi casi di violenza sessuale. Si tratta di episodi gravissimi che dimostrano in modo evidente che la sicurezza non aumenta con la propaganda. Berlusconi e la sua coalizione, infatti, hanno vinto le elezioni politiche cavalcando le paure dei cittadini, denunciando un’insicurezza dilagante e promettendo il pugno di ferro contro la criminalità. E questi sono i risultati.
I problemi legati alla sicurezza, agli immigrati clandestini che delinquono, allo spaccio di droga nelle città si possono risolvere solo con un approccio concreto, non certo con gli spot e la propaganda a cui il PdL e la Lega Nord ci hanno purtroppo abituati.
Tra il 2001 e il 2009, il centrodestra e la Lega hanno governato per ben sette anni, salvo la breve esperienza del centrosinistra di Romano Prodi tra il 2006 e il 2008, e certamente, in tutto questo tempo, non è affatto migliorato il livello di sicurezza dei cittadini. Ad esempio le principali leggi che dovrebbero garantire un’efficace lotta all’immigrazione clandestina e allo spaccio di droga sono la “Bossi-Fini” e la “Fini-Giovanardi”, che prendono il nome dai loro autori, noti esponenti del centrodestra oggi al governo. Queste leggi sono totalmente inutili per contrastare i fenomeni criminali e sono state redatte con intenti propagandistici che, col passare del tempo, dimostrano tutta la loro inefficacia.
A questo proposito è bene ricordare come, nel 2008, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative, Alemanno e la destra a Roma abbiano imbastito una feroce campagna propagandistica sulla sicurezza in città contro Veltroni e il centrosinistra, a seguito del barbaro omicidio della signora Reggiani. Con questa logica cosa si dovrebbe dire ora sul livello di sicurezza della Capitale sotto la guida di Alemanno?
Secondo la Destra nelle amministrazioni locali in cui la destra governa, come Roma e Milano la responsabilità degli efferati episodi di violenza è dei cittadini rumeni, mentre nelle amministrazioni guidate dal centrosinistra, per esempio a Bologna, la colpa sarebbe del Sindaco.

Eppure la Destra e la Lega, fin dai primi mesi del loro nuovo governo, hanno approvato il Decreto Sicurezza e hanno inviato i militari nelle città metropolitane. Non è cambiato nulla perché, nello stesso tempo, il governo ha tagliato pesantemente le risorse per le forze dell’ordine, colpendo gravemente la loro capacità di operare e di controllare il territorio.
E’ curioso, inoltre, sottolineare l’atteggiamento totalmente strumentale della destra e della Lega sul tema della sicurezza. I problemi della sicurezza e della lotta al degrado vanno affrontati non con la propaganda ma con i fatti.
E’ necessario garantire maggiori risorse per le Forze dell’Ordine per permettere loro di avere strumenti efficaci per il presidio del territorio. Quella dei militari nelle città è solo una soluzione tampone al problema della sicurezza nei centri urbani. Non si può certo pensare di rendere le città più sicure mandando in giro qualche militare in divisa, senza assicurare un organico adeguato e i mezzi indispensabili a Polizia e Carabinieri per svolgere stabilmente la loro funzione.
E’ necessario, poi, investire maggiori risorse nell’intero settore della giustizia, per aumentare l’organico dei magistrati  in modo da snellire e velocizzare le procedure burocratiche, contribuendo così a ridurre i tempi dei processi.
Non si governa un Paese con la propaganda. Non si può affrontare seriamente il problema della sicurezza a colpi di decreti che risultano inutili nella pratica, favorendo le ronde di privati cittadini, fomentando forme di “giustizia fai-da-te” e inviando qualche centinaio di militari nelle città invece di mettere le Forze dell’ordine e la giustizia in condizioni di poter operare con efficacia per la sicurezza di tutti i cittadini.

DICHIARAZIONE A DIR POCO CRIMINALI

A Cagliari il premier Berlusconi ha detto:

” non farò come quel dittatore argentino che faceva  fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi apriva lo sportello e diceva: -C’è una  bella giornata fuori……andate un po’ a giocare-  “.

Questa frase ha provocato un incidente diplomatico tra Italia e Argentina. Un vero disprezzo  per la sorte dei desaparecidos. E’ stata pronunciata  da Berlusconi a Cagliari chiudendo la campagna per le elezioni regionali in Sardegna.
In Giappone il ministro delle finanze è apparso in pubblico visibilmente ubriaco ed è stato “dimissionato”.

Noi in Italia abbiamo al governo un ubriaco, forse non di vino, ma di sé.     Ma non ci preoccupiamo di questo pericolo?

IL GOVERNO COLPISCE LA SCUOLA

Con queste scelte, la destra peggiora la qualità della scuola italiana, muovendosi nella direzione opposta a quella intrapresa dagli altri Paesi europei che,invece, stanno investendo maggiori risorse proprio nell’istruzione, nell’innovazione e nella ricerca per uscire più velocemente dalla crisi economica. Così facendo, il Governo scarica il problema scolastico sugli Enti Locali e sulle famiglie, oggi molto preoccupati per l’impossibilità di assicurare l’organizzazione del tempo pieno  nelle scuole per la mancanza di un adeguato numero di docenti, proprio a causa dei tagli di bilancio.

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Il progetto del PD deve andare avanti.

Sono molto dispiaciuta per le dimissioni del segretario nazionale. Ho visto in tv la conferenza stampa di Walter Veltroni, è stato un discorso emozionante che ha fatto capire a tutti che nel progetto del Partito Democratico Veltroni ci ha messo il cuore.

Il PD è l’unico vero partito riformista e popolare perché non obbedisce a un padrone ma solo ai suoi elettori. Spero che il partito non venga logorato da queste vicende, io continuerò – nel mio piccolocamp4-9-08festa-part-democ-5061 – a lavorare per il bene del partito, dei sui elettori e dei cittadini.
Mai come in questo momento dobbiamo essere uniti. I cittadini hanno bisogno di una opposizione a cui guardare, poiché il governo non riesce a dare risposte concrete ai problemi del paese: la scuola è massacrata dei tagli, sulla giustizia continua con le leggi ad personam, la crisi economica viene affrontata con palliativi ridicoli e umilianti come le social card “vuote”.

Sento, alla luce di quanto accaduto, ancor più forte la responsabilità di guidare il PD alla vittoria ad Osimo i prossimi 6 e 7 giugno.   Il progetto del PD deve andare avanti, è l’unica speranza di cambiamento per il Paese e per la nostra città.
A Veltroni il mio affetto e la mia stima

Veltroni si dimette

“Ho sempre avuto un’idea della politica come missione civile, e che sia un mezzo e non un fine. Lascio con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Spero che la mia scelta possa tutelare il partito dalla sindrome del logoramente che c’è stata nelle settimane passate”. Sono le utlime parole di Walter Veltroni in una conferenza stampa da segretario del PD.

veltroniSono le utlime parole di Walter Veltroni in una conferenza stampa da segretario del PD. Un incontro convocato per spiegare le ragioni delle sue dimissioni, per confessare di lasciare perché “Non ce l’ho fatta a fare il partito che sognavo io e che sognavano tre milioni di elettori. Ma non chiedete al mio successore risultati subito”.
Veltroni esordisce parlando di “rimpianto, per un’idea buona ma partita troppo tardi, perché il Pd doveva nascere già nel 1996», dopo la vittoria elettorale di Prodi. “L’idea dell’Ulivo – spiega Veltoni – era la possibilità di cambiare il Paese, cosa che il governo Prodi, che al suo interno aveva due ministri che sarebbero poi diventati presidenti della Repubblica, aveva iniziato a fare. E se l’esperienza di quel governo fosse andato avanti tutto il corso della storia italiana sarebbe stato diverso”. E oggi che il Partito democratico è nato, aggiunge il leader dimissionario, è la “realizzazione di un sogno perché dal dopoguerra “non c’è mai stato un ciclo veramente riformista”.
Anche perché i primi risultati si sono visti in questi 16 mesi, ricordati dallo stesso Veltroni: “La semplificazione della vita politica e sociale del Paese. Un concetto, questo, che non è figlio della volontà di ridurre le differenze, ma è l’idea di una democrazia che decida, per non contrapporre decisione e democrazia”.
Poi c’è stata l’ innovazione programmatica, per affrontare le nuove sfide della società, dal Lingotto al programma elettorale, alle proposte dle governo ombra. E l’innovazione della forma partito: “Speravo se ne potesse realizzare uno nuovo, aperto, con una partecipazione forte dal basso, non come nella destra dove c’è uno solo che decide. Io a tratti il Partito democratico l’ho visto: alle primarie, in campagna elettorale, tra le migliaia di volontari che ci hanno aiutato, nella grande manifestazione del Circo Massimo, dove c’erano solo le bandiere del PD, nessun simbolo del passato”. Fino alle iniziative a difesa della Costituzione e di confronto con le parti sociali sulla crisi economica.

Un partito per cambiare l’Italia.
Il Pd non è nato come un “partito-Vinavil, un contenitore per tenere insieme tutto e il contrario di tutto. È un progetto ambizioso e a lungo termine, finalizzato a far diventare il riformismo maggioranza nel paese, un partito inserito nella società, capace di raccoglierne le istanze e gli umori. Capace di voltare pagina e superare questa Italia da Gattopardo”. E di sconfiggere una destra e un Berlusconi che hanno vinto “una battaglia di egemonia nella società, perché hanno avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio”. Tuttavia “io non ci sono riuscito ed è per questo che lascio e chiedo scusa”. Nel Tempio di Adriano, a Piazza Di Pietra scatta l’applauso.
“La destra ha vinto – riprende – il successo del Pdl per noi è difficile da capire. Berlusconi ha vinto una battaglia di egemonia nella società, perché ha avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio, anche quando il vento è più basso, ma sapendo che se la vela è posizionata nella giusta direzione, prima o poi arriverà il vento alle spalle che spingerà in avanti. Io non ce l’ho fatta e chiedo scusa. Sento di non aver corrisposto alla spinta di innovazione che c’era e di non averlo fatto forse per un riflesso interiore che mi ha portato al tentativo di tenerci uniti” Del resto, “in questo partito c’è bisogno di più solidarietà, che ci si senta tutti maggiormente squadra, che vi sia una partecipazione comune ad un disegno che è compito di chi è chiamato a dirigere assicurare. Per questo, se non ci sono riuscito, la responsabilità è solo mia. Penso che il passaggio che si farà nei prossimi giorni si dovrà accompagnare a energie nuove, dovremmo fare un partito capace di raccogliere sempre di più la sua esperienza, capace di non chiedere più a nessuno da dove vieni, ma solo “dove vai”. Per il futuro indica l’alta alla sinistra “salottiera, giustizialista e conservatrice. Serve un centrosinistra che creda nella legalità, che abbia coraggio di cambiare, che riscopra il contatto con la società: fuori dalle stanze e dentro la vita reale delle persone”.».
“Ma io non sono riuscito a fare tutto ciò ed è per questo che mi faccio da parte. E’ una scelta dolorosa ma giusta, anche per mettere al riparo il Pd da ulteriori tensioni e logoramenti. Era chiaro già nei giorni scorsi che si dovesse aprire una pagina nuova. Certo, non chiedete con l’orologio in mano a chi verrà dopo di me di ottenere subito dei risultati perché «un grande progetto richiede anni, come è capitato con Mitterand o Lula”. E anche in Germania o Gran Bretagna il centrosinistra ha perso e nessuno si è dimesso. “Noi invece abbiamo cambiato sei o sette leadership, mentre Berlusconi è sempre lì che vinca o che perda. Quindi – dice il leader del Pd – a chi verrà dopo di me si conceda il tempo di lavorare, quello che io non mi sono conquistato sul campo”.
Verrà il tempo di un’altra Italia. “Il Pd dovrà unire il Paese, mentre la destra lo vuole dividere. Unirlo tra forze sociali, tra nord e sud, tra giovani e anziani. Verrà un tempo in cui questo possa accadere. Io spero di avere dato un contributo. Ora lascio ma con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Ma al contrario cercherò di dare una mano a questo progetto. Quando camminerò per la mia città – dice infine Veltroni, che ha rivelato di aver già chiesto che gli venga revocata la scorta – avrò la sensazione di aver passato la mia vita a fare cose per gli altri. Sono più portato ad essere uomo delle istituzioni che uomo di partito, del fare pià che dei discorsi e delle inteviste” E lascia con un’esortazione finale: “Non bisogna tornare indietro, non venga mai la tentazione di pensare che c’è uno ieri migliore dell’oggi. Oggi ci sono le condizioni perché questo partito possa finalmente realizzare il sogno di una maggioranza riformista in questo Paese, il sogno di una stagione in cui il riformismo si fa maggioranza”.

www.partitodemocratico.it

Il Berlusconismo vince in Sardegna

Un risultato difficile da digerire. La destra stravince anche in Sardegna dove il mercato dei voti haimpedito a Soru di far valere una proposta di cambiamento reale, scomodo per chi ama i privilegi.

La sinistra, ancora una volta, paga il conto delle sue divisioni e delle sue mollezze.

Però, se anche un uomo onesto e lungimirante come Soru viene sconfitto, bisogna dirsi che il tarlo della corruzione è entrato nel cuore di moltissimi italiani.

Non serve leccarsi le ferite, ma occorre curare la malattia con una politica nazionale chiara e innovativa.

Intanto mi preme esprimere tutta la mia stima e la mia affettuosa solidarietà a Soru in questo momento difficile.

DDL 733 “decreto sicurezza”: ovvero la “politica miope e xenofoba” del Governo

Il Ministro dell’Interno leghista Roberto Maroni annuncia querele nei confronti del settimanale cattolico Famiglia Cristiana (al quale va tutta la mia solidarietà ). 

Famiglia Cristiana ha di nuovo fatto andare su tutte le furie il nostro Maroni dei “bisogna essere cattivi” per il durissimo attacco al pacchetto sicurezza, voluto dal Viminale.
Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane… e chr fa presa anche da noi, basta vedere gli ultimi interventi delle Liste civiche osimane con il grave invito alle ditte locali a licenziare gli immigrati in favore della popolazione indigena.

famiglia-cristianaScrive Famiglia Cristiana: “L’Italia precipita verso il baratro di leggi razziali…con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini…cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari…(e quando ci scapperà il morto, dico io?!)…il circo politico che dà spettacolo di manifesta incoerenza morale (salvare una vita e mandarne a mare migliaia…) con approvazione di agghiaccianti leggi discriminatorie…la tutela della vita e della dignità vale per Eluana ma anche per gli immigrati e i clochard?….e senza nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del vangelo (quello della vita, aggiungo).”

Ancora su Famiglia Cristiana: “Peccano di omissione e continuano a ingoiare rospi padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa ….si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio…  Fantasia del cattivissimo padano, colpevole di far strame dei diritti umani, donne e bambini venuti nel nostro paese in fuga da fame, guerre, carestie…
Esulta, la Lega, perché finalmente il bastone padano, evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal Parlamento”.

Bravi, amici di Famiglia Cristiana. Continuate a difenderci dalla…barbarie!

Immigrati: i missionari bocciano il governo

In un duro comunicato le riviste e gli istituti missionari criticano il provvedimento che consente ai medici di denunciare gli irregolari che chiedono cure (di seguito il comunicato).

Prima malati che clandestini

 

Una ferita ai diritti delle persone immigrate e un pericolo per la salute degli stessi immigrati e dei cittadini tutti. Così giudichiamo la revoca della legge che impediva ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie. E perciò esprimiamo la nostra indignazione.

 

La decisione adottata dal governo (che va ad aggiungersi a quella di rendere la clandestinità un “crimine”) costituisce un fatto grave, per di più in un momento delicato come l’attuale in cui al legislatore sono chiesti saggezza, equilibrio e lungimiranza. L’esigenza legittima di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza non può mai far sì che siano calpestati i diritti delle persone. Una scelta di questo tipo non fa che aggravare un clima già pesante, che vede gli immigrati più vulnerabili che mai e tende a esasperare le contrapposizioni, invece di favorire l’integrazione.

 

Il provvedimento in questione, inoltre, si rivela miope in quanto a tutela della salute pubblica, dal momento che scoraggia di fatto gli immigrati che necessitano di cure e non hanno i documenti in regola, allontanandoli da ospedali e ambulatori. Il rischio che si diffondano malattie e che, contemporaneamente, si alimenti un mercato della salute parallelo è tutt’altro che teorico.

 

Per queste ragioni, condanniamo con forza l’operato del governo su questo punto e auspichiamo che la norma in questione sia ritirata al più presto.

Chiediamo soprattutto che cambi l’approccio culturale a una questione come l’immigrazione. Noi, che in Africa, Asia e America Latina siamo stati immigrati, abbiamo ricevuto calore e accoglienza e abbiamo sperimentato la possibilità concreta di reciproco rispetto e condivisione di valori, tradizioni e ricchezze spirituali al di là di differenze etniche, culturali e religiose. Un popolo e uno Stato che si riconoscono nei valori della Costituzione non possono rinunciare ad avvicinare l’immigrato – regolare e clandestino – innanzitutto come una persona, con diritti e doveri. In caso contrario, stiamo scivolando a grandi passi verso la barbarie.

Federazione Stampa Missionaria Italiana

Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari Italiani

 

 

 

 

Meglio Soru e la incredibile gaffe di Berlusca

Berlusconi sbaglia e chiama “Corsica” la sua amata Sardegna

….Io amo la splendida isola nel mare Mediterraneo da cui… la Corsica è emersa .

Sì, la Corsica.

 

“Berlusconi fa campagna elettorale tutti i giorni – ha dichiarato Walter Veltroni – anziché occuparsi della crisi del Paese, visti i dati, come fanno i suoi colleghi in tutta Europa”.

“Renato Soru – ha continuato il leader del Pd – si candida a governare e sui suoi simboli c’è scritto per Renato Soru presidente. Nei simboli della destra c’è scritto ‘Silvio Berlusconi presidente’. Da lunedì, quando il premier avrà smesso di fare comizi e tutti avranno smesso di occuparsi dell’isola, qui rimarranno le persone che la Sardegna la amano e la rappresentano. E i sardi vedranno la qualità e la differenza che c’è tra i due candidati e chi potrà rappresentare nel modo migliore questa terra”.

Scrivi a 5 amici per far conoscere le idee di Soru, le gaffe di Berlusconi.

Domenica la Sardegna al voto, invita a far votare Soru

Se voi avete il diritto…..

Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro.


Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.

don Lorenzo Milani

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IMMIGRATI: NO AI MEDICI SCERIFFI

E’ opportuno che anche la nostra Regione trovi dei percorsi, anche legislativi, per opporsi alle norme razziste approvate al Senato che introducono la possibilita’ per i medici di denunciare all’autorita’ giudiziaria gli immigrati clandestini. Puglia e Toscana hanno gia’ predisposto delle norme che vanno nella direzione opposta e che riguardo alle cure mediche impongono il segreto nelle strutture pubbliche.

Che anche la regione Marche sappia trovare  una risposta alla barbarie di chi pensa di trasformare i medici in sceriffi, costringendoli ad andare contro il giuramento di Ippocrate e contro i piu’ elementari principi di umanita’ e di civiltà

Nel decreto vi sono norme che contrastano platealmente con i fondamenti di uno Stato di diritto. Lascia sconcertati la scelta di avere ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della societa’ civile. ippocrate

Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione. Tra l’altro quel provvedimento e’ pericolosissimo perche’ consente e anzi stimola la creazione di una rete sanitaria occulta, illegale e alternativa.

Il Giuramento di Ippocrate è il giuramento che medici ed odontoiatri prestano prima di iniziare la professione.

                     IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE
“Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
• di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
• di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
• di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
• di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
• di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
• di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali;
• di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;
• di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
• di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica;
• di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente;
• di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
• di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
• di astenermi dall'”accanimento” diagnostico e terapeutico.”

Il comune paga € 390.305,78 all’Unicredit per perdite sui Swap

Il Comune di Osimo paga per il regolamento Interest rate swap, la somma di 390.305,78 €.

Questi sono i soldi di tutti i cittadini osimani che pagano le tasse e le alte tariffe per i servizi al Comune.

Ho sempre ritenuto che un Comune non avrebbe mai dovuto azzardare simili operazioni con i soldi dei cittadini e in questi anni ho sempre manifestato forte preoccupazione per l’operazione swap.

Preoccupazione che oggi viene confermata dal fatto che il Comune ha pagato in questi giorni una somma di ben 390.305,78 € per flussi negativi subiti nel periodo compreso da giugno 2007 a dicembre 2008.

Gli Osimani devono sapere che questi soldi potevano essere utilizzati per ben altri scopi e non per operazioni di scommessa sui tassi d’interesse.

Il 30 dicembre 2008 durante il dibattito consiliare per l’approvazione del bilancio di previsione 2009, in seguito a mie richieste di chiarimento sull’andamento dei flussi relativi agli swap, è stata data lettura soltanto della comunicazione giunta al Comune il 30/12/2008 (e riportata di seguito al punto 3) perché favorevole al Comune tralasciando di informare sulle altre comunicazioni di certo più gravi (e riportate di seguito al punto 1 e 2) e decisamente sfavorevoli ( i soliti sotterfugi di questa amministrazione).

Oltre a questo va ricordato che per il 2009 le previsioni di spesa per swap non sono certo migliori infatti dal bilancio risultano accantonate somme a residuo per 210.000 € e a competenza 400.000 €. Proprio un bel risultato. Si riporta parte del documento della determina dirigenziale.

Con Atto determina di impegno del Dipartimento delle Finanze Settore Ragioneria avente ad oggetto “Liquidazione Unicredit regolamento Interest rate swap” il Dirigente determina di liquidare e pagare a U.B.M. Unicredit Banca Mobiliare S.p.a la somma complessiva di 390.305,78 €. Si legge infatti: 1. “ …Vista la comunicazione di regolamento di Interest Rate Swap pervenuta dalla Unicredit Markets & Investment Banking in data 28/12/2007 per il periodo di calcolo 29/6/2007 – 31/12/2007 dalla quale risulta un Euribor 6 mesi pari al 4,76800% per cui a fronte di tale operazione ed in forza dei termini contrattuali vigenti il Comune di Osimo, ricevendo flussi positivi per € 718,912,27 e flussi negativi per € 898.837,76, deve versare alla Unicredito Italiano S.p.a in favore di Hvb Milan Branch la somma di € 180.925,49; 2. Vista la comunicazione in data 27/6/2008 della predetta Unicredit Markets & Investment Banking per il periodo 31/12/2007 – 30/6/2008 dalla quale risulta un Euribor 6 mesi pari al 5,121% per cui a fronte della stessa operazione il Comune di Osimo ha ricevuto flussi positivi per € 688,650,30 e flussi negativi per € 898.030,50 per cui deve versare alla Unicredito Italiano S.p.a il differenziale di € 209.380,29; 3. Vista infine la comunicazione della medesima Unicredit in data 30/12/2008 per il periodo 30/6/2008 – 31/12/2008 dalla quale risulta un Euribor 6 mesi pari al 2,6057% per cui il Comune di Osimo ha ricevuto flussi positivi per € 659,281,54 e flussi negativi per € 637.851,73 per cui deve incassare da Unicredit Banca la somma di Euro 21.429,81;……………..”

Questi sono i risultati della gestione del bene comune da parte di questa amministrazione.

Cittadini Osimani è questa l’amministrazione che ci ha governato per 10 anni.

Paola Andreoni capogruppo PD e candidata a Sindaco

Tremonti, l’immagine dell’Italia nel mondo ( pessima).

Un giornalista della statunitense CNBC intervista il nostro ministro killer della “r” nel corso del forum economico tenutosi a Davos. Tutto va alla perfezione, fino a quando al corrispondente americano non viene la balzana idea di fare fino in fondo il suo mestiere ponendo una domanda che interessa direttamente l’Italia. Tremonti non resiste all’onta subita e interrompe bruscamente l’intervista andandosene stizzito.

Il giornalista commenta sconsolato: «Mi occupo da anni del forum economico di Davos. Mai vista una cosa del genere». Fortunatamente qualcuno riesce ancora a stupirsi…

Chiedo scusa come italiana a tutti gli indiani Sikh.

A Forlì c’è un cimitero di indiani che commemora la caduta di centinaia di Sikh morti nella seconda guerra mondiale, durante la liberazione dell’Italia inquadrati nell’Ottava Armata Britannica. Mi hanno detto che furono 769 i caduti dell’esercito indiano,  prevalentemente di religione musulmana, morti per liberare un territorio che ora guarda i loro nipoti con disprezzo.
immagine1Invece di essere riconoscenti a quei ragazzi che persero la vita ed al loro popolo, a distanza di  anni alcuni ragazzi che fanno vergognare d’essere italiani danno fuoco ad un indiano Sikh, e cosa ancora più grave gli amici davanti alle telecamere ( dal servizio  di “Chi la Visto” andato in onda ieri sera) ci ridono e scherzano sopra.

Che dire:  VERGOGNA e perdonateci se potete.

Cercare altrove i responsabili ? E’ nostra la cultura della violenza.

Quello che è successo ieri a Nettuno è gravissimo mi indigna fortemente e credo condiviso nella stragrande maggioranza degli italiani e della nostra comunità osimana, esprimo solidarietà al giovane indiano selvaggiamente picchiato e bruciato. Episodi di intolleranza criminale come questo e altviolenza_donneri, sono il frutto di predicazioni xenofobe non abbastanza combattute anche da noi, si dobbiamo dircelo, giustificazioni e tolleranza troppe, troppi silenzi, troppi distinguo di fronte a questo clima di odio e di paura ci deve interrogare tutti e cercare di  porvi  rimedio prima che sia troppo tardi!

Per questo Condivido pienamente quanto scritto oggi  su “LaRepubblica” da Miriam Mafai

La cultura della violenza
di MIRIAM MAFAI

Ancora una violenza razzista, ma non soltanto. Si cerca di uccidere per divertimento, un tragico réfrain. “Nel 2009 ce sarà da divertisse…”, dice Davide Franceschini, un normale ragazzo romano, in un’intervista alla televisione la sera di Capodanno.

Qualche ora dopo passa dalle parole ai fatti, e “per divertisse” violenta ripetutamente una ragazza conosciuta nel corso di una festa alla Fiera di Roma. “Avevamo bevuto, avevamo deciso che ci saremmo divertiti: uno di noi l’ha violentata due volte quella ragazza. Ci avevamo già provato quella sera, con un’altra coppietta ma ci era andata male”: così Mirel, un rumeno di 21 anni, il più giovane del branco degli stupratori di Guidonia, ha confessato di aver partecipato alla violenza.

Ieri notte un immigrato indiano, mentre dormiva
nell’atrio della stazione ferroviaria di Nettuno, è stato cosparso di benzina e bruciato da un gruppo di ragazzi italiani tra cui un minorenne. Un episodio di razzismo? Pare proprio di no. I tre ragazzi, tutti incensurati, tra cui un minorenne, hanno confessato. Avevano bevuto, forse avevano fatto uso di qualche droga e, alla fine della nottata, volevano “fare un gesto eclatante, provare una forte emozione”. E così, tanto per divertirsi, hanno dato fuoco al barbone.

È un divertimento dunque stuprare una ragazza appena conosciuta ad una festa, è un divertimento aggredire una coppia, chiudere nel bagagliaio l’uomo e violentare la giovane, è per provare una emozione che si può dare fuoco a un poveretto che, quale che sia il colore della sua pelle, dorme nell’atrio di una stazione.

Questo non è razzismo. Forse, se possibile, è ancora peggio. È puro e semplice culto della violenza. E non si corrono rischi quando la violenza non si esercita tra bande rivali ma nei confronti di chi è del tutto indifeso. La vittima allora può essere una donna che torna a casa, da sola, una sera, o una coppia appartata nella sua macchina, o un barbone italiano o straniero che dorme per terra appena protetto da una coperta o da un paio di cartoni. Un divertimento? Pare proprio di sì, un divertimento o una emozione, esaltata dai pianti della donna violentata o dalle grida di un barbone cui viene dato fuoco, dalla sofferenza di un debole che non può reagire.

Avevamo bevuto, eravamo un po’ fatti, volevamo divertirci…
Non c’è la disperazione, la miseria, il degrado (banale e consueta spiegazione sociologica) dietro gli autori di questi reati. Non c’è, dietro l’aggressione di Nettuno, nemmeno la spiegazione, se tale si possa chiamare, del razzismo. No. Nella violenza di questi ragazzi, italiani o stranieri, c’è soltanto un cieco desiderio di sopraffazione, il piacere di infliggere sofferenza e così sentirsi più forti, padroni del corpo dell’altro. Questa è l’emozione. Questo il divertimento, che l’uso della droga, quando c’è, rende finalmente possibile.

Se le cose stanno così, allora siamo tutti chiamati ad un serio esame di coscienza. Dobbiamo intanto riconoscere che il nostro è un mondo intriso di violenza. Non solo per i conflitti e le guerre che lo sconvolgono, e da cui giungono immagini di orrende sopraffazioni, di umiliazioni che i più forti infliggono ai più deboli e indifesi. Non solo per le violenze che si consumano negli stadi. Non solo per i sempre più frequenti episodi di bullismo che si consumano, impuniti, nelle nostre scuole. Ma anche per la cultura di cui la nostra società si nutre. Una cultura che promuove a vincente colui, o colei che, anche violando le regole, conquista la ricchezza o il successo. E che, comunque, di fronte a chi conquista la ricchezza o il successo non ritiene opportuno chiedere come lo ha raggiunto. Ed anzi dà per scontato che per raggiungerlo abbia fatto uso, abbia dovuto far uso, anche di metodi illegali e violenti. Nel nostro mondo, insomma, l’aggressività, la violenza, la forza, o per lo meno una certa dose di aggressività, di violenza, di forza vengono generalmente considerate necessarie, indispensabili per avere successo.

I ragazzi di Nettuno che hanno dato fuoco a un barbone, i giovani rumeni che hanno aggredito una coppietta, chiuso l’uomo nel bagagliaio della macchina e violentato la sua ragazza, il giovane romano figlio di una famiglia di lavoratori che “per divertisse” ha violentato una ragazza conosciuta a Capodanno, ci fanno paura, ma sono figli di questa cultura. È la nostra cultura, quella che caratterizza la nostra società, che in qualche modo abbiamo costruita, che disprezza e irride alla mitezza, alla pazienza, alla solidarietà, alla debolezza, alla sobrietà.

(“LaRepubblica”2 febbraio 2009)

I nostri primati.

Un primato europeo è sicuro: si tratta delle morti sul lavoro. Tanto se ne parla, ma nulla si fa. Anche in questo caso la sicurezza è pura propaganda. La catena dei morti prosegue senza sosta.

Anche la violenza contro le donne registra una crescita impressionante. Il che sta a dimostrare lo scadimento del livello delle relazioni, ma anche il diffondersi di una disagio sociale e personale legato alla miseria, alla disoccupazione, alla emarginazione, alla disperazione.

C’è un profondo bisogno di cultura come dialogo, ma il governo guarda altrove. Si preoccupa di limitare le intercettazioni.