Abbiamo tanto SOLE…..

Sembra che nel 2020 saremo di nuovo nuclearizzati. Così ….. tanto per prepararci un futuro non di storie belle e umane, ma di scorie pericolose e cancerogene.

nuclear-powerOra tutti i dati a nostra disposizione confermano che le centrali nucleari di terza generazione non sono affatto sicure. Gli incidenti “francesi” sono una realtà frequente, nonostante l’idillio dei due presidenti, venditori di fumo e di illusioni.

Con il sole che abbiamo in questa Italia andiamo a pensare al nucleare. Mi sembra delirante. Qui è necessaria la svolta che, peraltro, è possibile con minore spesa e con un enorme vantaggio ecologico.

Osimo “città denuclearizzata”.

http://www.youtube.com/watch?v=R2fwJ8BcMao

Annunci

FRANCESCHINI segretario di tutto il Partito

Il Partito Democratico riparte da Dario Franceschini. L’assemblea nazionale di sabato, ha eletto Dario Franceschini come segretario. Un segretario a tutti gli effetti, e non un reggente, come qualcuno lo ha voluto definire. In questo sta la novità più importante di questo week-end, dal quale il Pd deve uscire con rinnovato vigore.

roma-25-ottobre-013Dario Franceschini si è impegnato a continuare il progetto di costruzione e radicamento del Partito democratico nei territori; una costruzione da realizzare con il contributo di tutti, con la massima unità.

“Serve franchezza, serve guardarci negli occhi per capire i nostri limiti e ribadire l’orgoglio delle cose fatte. Ma dobbiamo rimboccarci le maniche tutti insieme”

Ha detto Franceschini. Di questo c’è bisogno anche da noi. Facendo nostre le parole del nostro nuovo segretario:

“Metterò in piedi nuove forme di collegialità con aperture al territorio, ai sindaci, ai segretari regionali. Non farò trattative con nessuno, sceglierò io. Sceglierò io e chi batte le mani adesso non venga domani a chiedere di nominare qualcuno. Sentirò gli uomini del partito ma senza coinvolgerle nella gestione del partito”.

Tra le cose che più mi hanno colpito a Roma è stata la mancanza di protagonismo degli ‘storici’ gruppi dirigenti, rimasti in dispare per lasciare spazio ad una nuova classe dirigente. Dario Franceschini si è presentato, e lo sarà, come il segretario di tutti, di tutto il partito, senza nostalgie e senza ‘ex’. Questo deve essere il modello da seguire anche nella campagna elettorale che ci accingiamo a condurre nei nostri comuni, dove i candidati sindaco non sono espressione di una parte ma di tutto il partito, unito con l’obiettivo di vincere le elezioni e aiutare le nostre realtà ad uscire dalla profonda crisi che investe imprese, famiglie ed ogni settore della società.

Con grande tempestività e come promesso il 24 febbario 2009 – in meno di 3 giorni dalla sua elezione – Dario Franceschini ha nominato la nuova  Segreteria del PD. Ne fanno parte Vasco Errani, presidente della regione Emilia Romagna, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente della Provincia di Rieti Fabio Melilli, il segretario regionale del Pd lombardo, Maurizio Martina, il segretario provinciale del Pd di Siena, Elisa Meloni, la parlamentare Federica Mogherini e il consigliere regionale siciliano, Giuseppe Lupo.
Maurizio Migliavacca assumerà la funzione di dirigente dell’area Organizzazione.

“Come mi ero impegnato a fare con l’assemblea che mi ha eletto segretario – lo ha spiegato ai cronisti il segretario dei Pd, Dario Franceschini – ho fatto la mia segreteria coinvolgendo il territorio nella dirigenza del partito senza aver trattato con nessuno, in solitudine e mi assumo la responsabilità delle mie scelte”.

“La costruzione di organismi dirigenti di solito richiede tempi di riflessione più lunghi pero’ in questo caso c’era l’urgenza di avere in campo da subito organismi non provvisori – ha chiarito Franceschini – oggi mancano cento giorni alle europee quindi non c’è tempo da perdere”, ha aggiunto il segretario del Pd.

La segreteria si riunirà settimanalmente e sono previste riunioni frequenti anche dell’assemblea dei segretari regionali.

Per quanto riguarda invece il team di coloro che si occuperanno dei dipartimenti tematici, Franceschini ha detto che verrà seguito un altro criterio di selezione perché “qui servono esperienze e scegliero’ tra i componenti dei gruppi parlamentari. Coinvolgero’ ovviamente anche i presidenti dei gruppi e i vicepresidenti delle Camere. Insomma, persone di esperienza e di peso politico”.

In bocca lupo Dario e buon lavoro a tutto il Partito.

roma-25-ottobre-064

Sicurezza: meno slogans, più risorse alle forze dell’ordine

Negli ultimi giorni si sono verificati numerosi casi di violenza sessuale. Si tratta di episodi gravissimi che dimostrano in modo evidente che la sicurezza non aumenta con la propaganda. Berlusconi e la sua coalizione, infatti, hanno vinto le elezioni politiche cavalcando le paure dei cittadini, denunciando un’insicurezza dilagante e promettendo il pugno di ferro contro la criminalità. E questi sono i risultati.
I problemi legati alla sicurezza, agli immigrati clandestini che delinquono, allo spaccio di droga nelle città si possono risolvere solo con un approccio concreto, non certo con gli spot e la propaganda a cui il PdL e la Lega Nord ci hanno purtroppo abituati.
Tra il 2001 e il 2009, il centrodestra e la Lega hanno governato per ben sette anni, salvo la breve esperienza del centrosinistra di Romano Prodi tra il 2006 e il 2008, e certamente, in tutto questo tempo, non è affatto migliorato il livello di sicurezza dei cittadini. Ad esempio le principali leggi che dovrebbero garantire un’efficace lotta all’immigrazione clandestina e allo spaccio di droga sono la “Bossi-Fini” e la “Fini-Giovanardi”, che prendono il nome dai loro autori, noti esponenti del centrodestra oggi al governo. Queste leggi sono totalmente inutili per contrastare i fenomeni criminali e sono state redatte con intenti propagandistici che, col passare del tempo, dimostrano tutta la loro inefficacia.
A questo proposito è bene ricordare come, nel 2008, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative, Alemanno e la destra a Roma abbiano imbastito una feroce campagna propagandistica sulla sicurezza in città contro Veltroni e il centrosinistra, a seguito del barbaro omicidio della signora Reggiani. Con questa logica cosa si dovrebbe dire ora sul livello di sicurezza della Capitale sotto la guida di Alemanno?
Secondo la Destra nelle amministrazioni locali in cui la destra governa, come Roma e Milano la responsabilità degli efferati episodi di violenza è dei cittadini rumeni, mentre nelle amministrazioni guidate dal centrosinistra, per esempio a Bologna, la colpa sarebbe del Sindaco.

Eppure la Destra e la Lega, fin dai primi mesi del loro nuovo governo, hanno approvato il Decreto Sicurezza e hanno inviato i militari nelle città metropolitane. Non è cambiato nulla perché, nello stesso tempo, il governo ha tagliato pesantemente le risorse per le forze dell’ordine, colpendo gravemente la loro capacità di operare e di controllare il territorio.
E’ curioso, inoltre, sottolineare l’atteggiamento totalmente strumentale della destra e della Lega sul tema della sicurezza. I problemi della sicurezza e della lotta al degrado vanno affrontati non con la propaganda ma con i fatti.
E’ necessario garantire maggiori risorse per le Forze dell’Ordine per permettere loro di avere strumenti efficaci per il presidio del territorio. Quella dei militari nelle città è solo una soluzione tampone al problema della sicurezza nei centri urbani. Non si può certo pensare di rendere le città più sicure mandando in giro qualche militare in divisa, senza assicurare un organico adeguato e i mezzi indispensabili a Polizia e Carabinieri per svolgere stabilmente la loro funzione.
E’ necessario, poi, investire maggiori risorse nell’intero settore della giustizia, per aumentare l’organico dei magistrati  in modo da snellire e velocizzare le procedure burocratiche, contribuendo così a ridurre i tempi dei processi.
Non si governa un Paese con la propaganda. Non si può affrontare seriamente il problema della sicurezza a colpi di decreti che risultano inutili nella pratica, favorendo le ronde di privati cittadini, fomentando forme di “giustizia fai-da-te” e inviando qualche centinaio di militari nelle città invece di mettere le Forze dell’ordine e la giustizia in condizioni di poter operare con efficacia per la sicurezza di tutti i cittadini.

DICHIARAZIONE A DIR POCO CRIMINALI

A Cagliari il premier Berlusconi ha detto:

” non farò come quel dittatore argentino che faceva  fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi apriva lo sportello e diceva: -C’è una  bella giornata fuori……andate un po’ a giocare-  “.

Questa frase ha provocato un incidente diplomatico tra Italia e Argentina. Un vero disprezzo  per la sorte dei desaparecidos. E’ stata pronunciata  da Berlusconi a Cagliari chiudendo la campagna per le elezioni regionali in Sardegna.
In Giappone il ministro delle finanze è apparso in pubblico visibilmente ubriaco ed è stato “dimissionato”.

Noi in Italia abbiamo al governo un ubriaco, forse non di vino, ma di sé.     Ma non ci preoccupiamo di questo pericolo?

IL GOVERNO COLPISCE LA SCUOLA

Con queste scelte, la destra peggiora la qualità della scuola italiana, muovendosi nella direzione opposta a quella intrapresa dagli altri Paesi europei che,invece, stanno investendo maggiori risorse proprio nell’istruzione, nell’innovazione e nella ricerca per uscire più velocemente dalla crisi economica. Così facendo, il Governo scarica il problema scolastico sugli Enti Locali e sulle famiglie, oggi molto preoccupati per l’impossibilità di assicurare l’organizzazione del tempo pieno  nelle scuole per la mancanza di un adeguato numero di docenti, proprio a causa dei tagli di bilancio.

scuola_11

scuola_31

Il progetto del PD deve andare avanti.

Sono molto dispiaciuta per le dimissioni del segretario nazionale. Ho visto in tv la conferenza stampa di Walter Veltroni, è stato un discorso emozionante che ha fatto capire a tutti che nel progetto del Partito Democratico Veltroni ci ha messo il cuore.

Il PD è l’unico vero partito riformista e popolare perché non obbedisce a un padrone ma solo ai suoi elettori. Spero che il partito non venga logorato da queste vicende, io continuerò – nel mio piccolocamp4-9-08festa-part-democ-5061 – a lavorare per il bene del partito, dei sui elettori e dei cittadini.
Mai come in questo momento dobbiamo essere uniti. I cittadini hanno bisogno di una opposizione a cui guardare, poiché il governo non riesce a dare risposte concrete ai problemi del paese: la scuola è massacrata dei tagli, sulla giustizia continua con le leggi ad personam, la crisi economica viene affrontata con palliativi ridicoli e umilianti come le social card “vuote”.

Sento, alla luce di quanto accaduto, ancor più forte la responsabilità di guidare il PD alla vittoria ad Osimo i prossimi 6 e 7 giugno.   Il progetto del PD deve andare avanti, è l’unica speranza di cambiamento per il Paese e per la nostra città.
A Veltroni il mio affetto e la mia stima

Veltroni si dimette

“Ho sempre avuto un’idea della politica come missione civile, e che sia un mezzo e non un fine. Lascio con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Spero che la mia scelta possa tutelare il partito dalla sindrome del logoramente che c’è stata nelle settimane passate”. Sono le utlime parole di Walter Veltroni in una conferenza stampa da segretario del PD.

veltroniSono le utlime parole di Walter Veltroni in una conferenza stampa da segretario del PD. Un incontro convocato per spiegare le ragioni delle sue dimissioni, per confessare di lasciare perché “Non ce l’ho fatta a fare il partito che sognavo io e che sognavano tre milioni di elettori. Ma non chiedete al mio successore risultati subito”.
Veltroni esordisce parlando di “rimpianto, per un’idea buona ma partita troppo tardi, perché il Pd doveva nascere già nel 1996», dopo la vittoria elettorale di Prodi. “L’idea dell’Ulivo – spiega Veltoni – era la possibilità di cambiare il Paese, cosa che il governo Prodi, che al suo interno aveva due ministri che sarebbero poi diventati presidenti della Repubblica, aveva iniziato a fare. E se l’esperienza di quel governo fosse andato avanti tutto il corso della storia italiana sarebbe stato diverso”. E oggi che il Partito democratico è nato, aggiunge il leader dimissionario, è la “realizzazione di un sogno perché dal dopoguerra “non c’è mai stato un ciclo veramente riformista”.
Anche perché i primi risultati si sono visti in questi 16 mesi, ricordati dallo stesso Veltroni: “La semplificazione della vita politica e sociale del Paese. Un concetto, questo, che non è figlio della volontà di ridurre le differenze, ma è l’idea di una democrazia che decida, per non contrapporre decisione e democrazia”.
Poi c’è stata l’ innovazione programmatica, per affrontare le nuove sfide della società, dal Lingotto al programma elettorale, alle proposte dle governo ombra. E l’innovazione della forma partito: “Speravo se ne potesse realizzare uno nuovo, aperto, con una partecipazione forte dal basso, non come nella destra dove c’è uno solo che decide. Io a tratti il Partito democratico l’ho visto: alle primarie, in campagna elettorale, tra le migliaia di volontari che ci hanno aiutato, nella grande manifestazione del Circo Massimo, dove c’erano solo le bandiere del PD, nessun simbolo del passato”. Fino alle iniziative a difesa della Costituzione e di confronto con le parti sociali sulla crisi economica.

Un partito per cambiare l’Italia.
Il Pd non è nato come un “partito-Vinavil, un contenitore per tenere insieme tutto e il contrario di tutto. È un progetto ambizioso e a lungo termine, finalizzato a far diventare il riformismo maggioranza nel paese, un partito inserito nella società, capace di raccoglierne le istanze e gli umori. Capace di voltare pagina e superare questa Italia da Gattopardo”. E di sconfiggere una destra e un Berlusconi che hanno vinto “una battaglia di egemonia nella società, perché hanno avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio”. Tuttavia “io non ci sono riuscito ed è per questo che lascio e chiedo scusa”. Nel Tempio di Adriano, a Piazza Di Pietra scatta l’applauso.
“La destra ha vinto – riprende – il successo del Pdl per noi è difficile da capire. Berlusconi ha vinto una battaglia di egemonia nella società, perché ha avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio, anche quando il vento è più basso, ma sapendo che se la vela è posizionata nella giusta direzione, prima o poi arriverà il vento alle spalle che spingerà in avanti. Io non ce l’ho fatta e chiedo scusa. Sento di non aver corrisposto alla spinta di innovazione che c’era e di non averlo fatto forse per un riflesso interiore che mi ha portato al tentativo di tenerci uniti” Del resto, “in questo partito c’è bisogno di più solidarietà, che ci si senta tutti maggiormente squadra, che vi sia una partecipazione comune ad un disegno che è compito di chi è chiamato a dirigere assicurare. Per questo, se non ci sono riuscito, la responsabilità è solo mia. Penso che il passaggio che si farà nei prossimi giorni si dovrà accompagnare a energie nuove, dovremmo fare un partito capace di raccogliere sempre di più la sua esperienza, capace di non chiedere più a nessuno da dove vieni, ma solo “dove vai”. Per il futuro indica l’alta alla sinistra “salottiera, giustizialista e conservatrice. Serve un centrosinistra che creda nella legalità, che abbia coraggio di cambiare, che riscopra il contatto con la società: fuori dalle stanze e dentro la vita reale delle persone”.».
“Ma io non sono riuscito a fare tutto ciò ed è per questo che mi faccio da parte. E’ una scelta dolorosa ma giusta, anche per mettere al riparo il Pd da ulteriori tensioni e logoramenti. Era chiaro già nei giorni scorsi che si dovesse aprire una pagina nuova. Certo, non chiedete con l’orologio in mano a chi verrà dopo di me di ottenere subito dei risultati perché «un grande progetto richiede anni, come è capitato con Mitterand o Lula”. E anche in Germania o Gran Bretagna il centrosinistra ha perso e nessuno si è dimesso. “Noi invece abbiamo cambiato sei o sette leadership, mentre Berlusconi è sempre lì che vinca o che perda. Quindi – dice il leader del Pd – a chi verrà dopo di me si conceda il tempo di lavorare, quello che io non mi sono conquistato sul campo”.
Verrà il tempo di un’altra Italia. “Il Pd dovrà unire il Paese, mentre la destra lo vuole dividere. Unirlo tra forze sociali, tra nord e sud, tra giovani e anziani. Verrà un tempo in cui questo possa accadere. Io spero di avere dato un contributo. Ora lascio ma con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Ma al contrario cercherò di dare una mano a questo progetto. Quando camminerò per la mia città – dice infine Veltroni, che ha rivelato di aver già chiesto che gli venga revocata la scorta – avrò la sensazione di aver passato la mia vita a fare cose per gli altri. Sono più portato ad essere uomo delle istituzioni che uomo di partito, del fare pià che dei discorsi e delle inteviste” E lascia con un’esortazione finale: “Non bisogna tornare indietro, non venga mai la tentazione di pensare che c’è uno ieri migliore dell’oggi. Oggi ci sono le condizioni perché questo partito possa finalmente realizzare il sogno di una maggioranza riformista in questo Paese, il sogno di una stagione in cui il riformismo si fa maggioranza”.

www.partitodemocratico.it