Tassa Rifiuti: l’Iva non va applicata, ma non può essere sospesa fino al cambiamento delle norme fiscali.

Tassa rifiuti, l’Astea spa fra due fuochi
Secondo la Corte costituzionale non va pagata l’Iva del 10%. Le associazioni dei consumatori, come anche noi da questo blog,  chiedono a Astea spa  di togliere il balzello, ma l’azienda risponde di avere le mani legate.
Infatti l’Iva sulla tassa rifiuti non deve essere più riscossa, è illegittima. Lo dice una sentenza della Corte Costituzionale del 24 luglio scorso, per cui le associazioni dei consumatori chiedono di togliere quel 10% dalle prossime fatture e di predisporre un piano di rimborso degli arretrati a partire dal 1998. Ma la sentenza della Corte costituzionale non si è ancora tradotta in una modifica delle norme fiscali da parte del Governo e del Parlamento, per cui Astea è vincolata al loro rispetto.
Si è creato uno scenario di totale incertezza e di confusione normativa, che vede i consumatori sul piede di guerra. Adiconsum, Federconsumatori e Confconsumatori hanno annunciato iniziative di mobilitazione nazionale degli utenti delle società di servizi pubblici che hanno in carico la TIA.
Da parte loro le società, replicano  che gli utenti hanno ragione, ma che l’Iva pagata indebitamente non è un’entrata per le società, che la riscuote solo per conto dell’Erario. Non può sospenderla fino a quando non saranno cambiate le norme fiscali.
Spetta dunque al Governo la modifica delle norme di riscossione e i rimborsi.

L’obbiettivo è sempre: cercare di prescrivere i reati di Berlusconi.

Dopo il Lodo Alfano, bocciato dalla Consulta, c’è il tentativo di proporre e far passare il Lodo Ghedini per spostare i processi di chi riveste cariche istituzionali a Roma; come per il Lodo Alfano, esteso alle quattro cariche più importanti dello Stato, e nel tentativo di trovare consenso e voti per la sua approvazione, questo nuovo Lodo verrebbe allargato a ministri e parlamentari. Risulta evidente come Berlusconi sia sempre più in affanno nel tentativo di evitare i processi a suo carico e, come sempre, manda all’attacco i suoi scudieri al fine di non esporsi in prima persona agli attacchi e alle accuse di continuare a fare leggi «ad personam». C’è però l’ostacolo della nostra Costituzione che all’articolo 25, primo comma, dichiara che «nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge»; detta pronuncia vuole evitare l’individuazione del giudice adottando criteri di opportunità, non importa se dettati da obiettivi apparentemente neutrali di maggiore efficienza e funzionalità dell’amministrazione della giustizia. L’individuazione del giudice è quindi sorretta dal principio di legalità, mentre sarebbe anticostituzionale qualsiasi forma di determinazione sulla base di criteri di opportunità o discrezionalità.
Mi meraviglia il fatto che, nonostante la recente bocciatura del Lodo Alfano, il Cavaliere trovi
sempre persone pronte ad immolarsi per cause che si risolvono in insuccessi dovendosi scontrare con la Costituzione Italiana; quella stessa Costituzione che Berlusconi vorrebbe cambiare perchè sia la sua matrice storica (opposizione e resistenza al fascismo) sia i suoi valori fondamentali (democrazia, libertà, eguaglianza, autonomia, pluralismo, pacifismo, separazione ed equilibrio fra i poteri…) sono in radicale antitesi con i suoi principi di riferimento.

Stranieri, “decisivi” per il nostro benessere.

migrante 103L’apporto professionale, ma anche contributivo e previdenziale, dei lavoratori stranieri è sempre più rilevante. Lo rivela il rapporto Caritas  presentato in questi giorni alla stampa. Dati che dimostrano l’importanza di investire di più nelle politiche per l’integrazione.
Gli stranieri sono sempre di più, ma soprattutto è sempre maggiore il loro apporto contributivo e previdenziale, come dimostrano i dati dell’Inps. Il rapporto Caritas/Migrantes 2009, presentato in questi giorni dalla Caritas ( anche grazie all’apporto dei dati rilevati dai centri di Ascolto e dagli Osservatori della Povertà, organismo presente nella nostra Diocesi e diretto da  Don Flavio Ricci ), evidenzia come il tema dell’immigrazione meriti un approccio più articolato di quello dominante in Italia negli ultimi anni, legato prevalentemente all’emergenza sicurezza.
Per la prima volta, infatti, la media di stranieri residenti nel nostro Paese è superiore a quella europea, l’Italia multietnica è ormai un dato di fatto.
Buona la presenza nelle Marche, dove i cittadini stranieri residenti rappresentano ormai il 7%della popolazione, quasi il 15% della forza lavoro, oltre al 10% degli iscritti alla scuola pubblica. Numeri che in termini economici si traducono con un apporto al Pil regionale di quasi 9 miliardi, con contributi previdenziali per 150 milioni di euro e un gettito fiscale di 125 milioni tra Irpef, Iva, lavoro autonomo e imposte sui fabbricati. “E il loro contributo è ancora più rilevante – ha commentato Pietro Pinto del comitato scientifico del dossier – se si pensa che il sistema di welfare italiano orienta prestazioni e servizi verso la popolazione anziana, dove la percentuale di stranieri è minima”. Anche per questo i responsabili del Rapporto hanno  espresso preoccupazione per il taglio, avvenuto negli ultimi due anni, del Fondo nazionale politiche sociali: “mentre le Regioni – ha detto – avrebbero bisogno di maggiori risorse per le politiche di integrazione con tre priorità alfabetizzazione, mediazione e antidiscriminazione”.

Altro che “paura degli stranieri”, grazie al loro lavoro ed alla loro attiva presenza,  riusciamo a  sostenere  il nostro welfare e in definitiva il nostro benessere.

I numeri della presenza Straniera residente in OSIMO
( dati ISTAT  riferiti al 31/12/2005  forniti dall’uff.statistica Comune di Osimo)

Cittadini residenti stranieri               TOTALE        n°      1.605
    “                 “             “                  maschi                       n°         824
    “                 “             “                 femmine                     n°         781
    “                 “             “                 minorenni                  n°         354

da  dove vengono i nostri fratelli stranieri residenti in Osimo ?
( dati dei Paesi più rilevanti dal punto di vista numerico o particolari)

descrizione Maschi Femmine totale
Austria         (UE)   3 3
rep.Ceca       (UE) 1 3 4
Germania        (UE) 5 3 8
Francia           (UE) 6 9 15
Polonia             (UE) 3 15 18
Regno Unito   (UE) 1 9 10
Paesi Bassi    (UE) 3 3 6
Slovacchia   (UE)   5 5
Spagna   (UE) 1 6 7
Romania  (UE) 90 102 192
Albania   220 171 391
Macedonia ex Jug 55 35 90
Moldova 3 13 16
Russia 1 18 19
Ucrania 6 33 39
Camerun 5 1 6
Benin 8 5 13
Togo 30 19 49
Tunisia 105 55 160
Marocco 82 67 149
Ghana 31 11 42
Nigeria 11 12 23
Argentina 7 9 16
Brasile 9 13 22
Stati Uniti 1 4 5
Perù 7 13 20
Venezuela 1 2 3
Cuba 1 8 9
Domenicana rep 2 9 11
Afghanistan 2   2
Corea  del Sud 13 4 17
Bangladesh 5 2 7
Cina 23 25 48
Sri Lanka 3 2 5
Nuova Zelandia 1   1
Australia   4 4

 In totale i Paesi  del Mondo presenti in Osimo sono 80:
siamo proprio una BELLA COMUNTA’ Multietnica.

Dalla parte delle famiglie, contro i preannunciati aumenti delle tariffe dei servizi comunali.

tasse e tariffe 12Il Partito Democratico Osimano non accetterà e si schiererà  contro ogni proposta di aumenti delle tariffe  dei servizi comunali. Le tariffe dei servizi che incidono  pesantemente sul bilancio delle famiglie – oggetto dei prossimi confronti politici per la predisposizione del bilancio comunale del 2010  –  vanno bloccate.

In questo momento di crisi drammatica dei salari  e dell’economia anche il Comune è chiamato a fare la sua parte congelando le tariffe  dei servizi  a domanda individuale ( asili nido, anziani, categorie svantaggiate ).
Stesso discorso vale per la tariffa-tassa dei rifiuti che seppur si tratta di una tariffa che viene riscossa dal gestore Astea spa e non transita per il bilancio comunale,  viene alla fine approvata  – dietro presentazione di un piano tariffario – dal civico consesso.
Riteniamo che non ci siano motivazioni che giustifichino l’ennesimo aumento e “ritocco in avanti” delle tariffe Tia, anche perché il costo delle materie prime non ha subito variazioni e il progetto di raccolta differenziata avviata con il così detto  “porta a porta” deve tradursi per i cittadini in un risparmio e in un beneficio (ambientale ed economico) e non può assolutamente essere la scusante per nuovi balzelli a carico delle famiglie osimane.
L’obiettivo dell’incremento dei valori della raccolta differenziata, la così detta “raccolta differenziata spinta” e il riciclo, al fine di ridurre lo smaltimento,  è un obiettivo condiviso e sollecitato da tutti gli schieramenti politici  ed in particolare il PD osimano ha da sempre appoggiato iniziative in tal senso. L’anomalia tutta osimana sta nelle affermazioni espresse dall’Amministrazione comunale delle Liste Simoncini&Latini  – riportate in questi giorni sulla stampa locale – quando il sindaco riferisce  che il ricorso al “porta a porta”  e quindi l’utilizzo di strumenti efficaci per incrementare i valori della raccolta differenziata,  RENDONO NECESSARI ed INEVITABILI ritocchi e maggiorazioni tariffarie.
Il messaggio trasmesso dall’amministrazione comunale  è diseducativo e oltretutto non veritiero. In tutte le città dove lo strumento della raccolta  “porta a porta” viene attuato,  determina e deve determinare (altrimenti lo strumento è inefficace) vantaggi alla collettività in termini di costi / benefici.

Quindi  in merito ai possibili e paventati aumenti della Tariffa rifiuti, di cui si discute in questi giorni, il Partito Democratico, come altre forze politiche della sinistra che già hanno fatto sentire la loro voce, è contrario ad ogni forma anche minima di aumento. Nel merito per due buoni motivi. Il primo  è che in una situazione di crisi  come quella odierna aumentare la tariffa rifiuti è assolutamente inopportuno. Se qualcuno deve fare sacrifici, questi non devono essere sempre ed unicamente i lavoratori, gi artigiani, gi esercenti attività economiche ed i pensionati. Il secondo motivo è quello di chiedersi se sono giustificati gli aumenti menzionati da Simoncini. Ha forse il sindaco a disposizione  delle carte e conteggi di spese giustificativi, di cui i consiglieri comunali di minoranza sono tenuti all’oscuro? Proprio per ottenere una conoscenza il più possibile completa sulle diverse modalità di attuazione  della raccolta differenziata, sul suo sviluppo e una verifica approfondita  sui costi con le diverse metodiche di raccolta e sui risultati del progetto sperimentale del “porta a porta” attuato da pochi mesi, limitatamente ad alcune zone di Osimo, chiediamo di essere messi a conoscenza e con noi tutta la città, dei dati ad oggi acquisiti e riscontrati di questa sperimentazione e i risultati in termini di costi e benefici ( ambientali ed economici ). Questi dati, la loro conoscenza e diffusione sono alla base del “ normale confronto politico” che deve precedere la redazione del preventivo 2010, senza buttare sulla stampa – come fanno Simoncini&Latini -ingiustificati  proclami ed allarmismi di gravosi aumenti.

 In conclusione: il Comune di Osimo deve fare la sua parte  per contrastare la crisi, e non aggravare ancor di più i bilanci delle famiglie osimane. Si ricorda che sempre questa amministrazione ( quella volta la edizione Latini&Simoncini) ha già pesantemente colpito in termini di tributi e tasse tutti gli osimani applicando il massimo della aliquota dell’addizionale Irpef  che continua a colpire indifferentemente tutti i redditi anche quelli di chi vive della sola pensione minima.

Paola Andreoni capogruppo consiliare PD Osimo

Italiani non ascoltate Berlusconi cicala, siate formichine.

savonarola5Il governo di destra in una sorta di “ansia da prestazione” è abituato ad affrontare tutte le situazioni con piglio decisionista bollandole come “emergenze”, eppure continua ad ignorare la più importante delle emergenze, ovvero la grave crisi economica. Nell’anno che sta passando l’indebitamento medio delle famiglie italiane è cresciuto del 41,1%, toccando punte del 53,2% in alcune province. Il livello medio del debito delle famiglie italiane ha raggiunto secondo il sito contribuenti.it la cifra di 19.630 euro. Finora, per combattere la crisi, spiccano solo gli aiuti dell’esecutivo alla grande finanza e gli assurdi appelli all’ottimismo e a non modificare le abitudini di consumo e lo stile di vita. Non vorrei essere  profeta di sventure, ma temo un brusco risveglio per le “cicale” abbindolate dagli spot governativi. Meglio continuare a lavorare sodo ( chi può)  e risparmiare come la saggia “formichina” della favola di Esopo…

Savonarola

Il popolo delle primarie, ha dimostrato che “ci tiene”.

Bersani 11“Non è una serata di delusione, ma di festa per il Partito Democratico”, sono le ultime parole di Dario Franceschini prima di complimentarsi con il vincitore delle primarie Pierluigi Bersani.
Una festa della democrazia alla quale hanno partecipato quasi 3.000.000 di simpatizzanti. Nella prima conferenza stampa il neosegretario Bersani ha manifestato la volontà di costruire un grande partito popolare radicato nel territorio (attento alle esigenze dei lavoratori e del mondo dell’impresa), e di lavorare per l’alternativa al governo delle destre, cercando, da subito, un dialogo con quanti condividono questo obiettivo.
Il nuovo partito, disegnato da Bersani, sarà plurale, distante – parole sue – dal modello padronale caro ad altri soggetti politici. Per questo ha chiesto a Franceschini e Marino di essere protagonisti del progetto di cambiamento.
Il popolo delle primarie, ha dimostrato che “ci tiene”. La speranza è che non venga sciupata anche quest’ultima opportunità dando spazio a scomodi padrini politici o ad un apparato di partito ormai superato.
In bocca al lupo dunque al neo-segretario Bersani  e al nuovo coordinatore regionale Palmiro Ucchielli, al quale rinnoviamo  la richiesta di un urgente incontro per la definizione della posizione del Partito Democratico sulla questione degli accordi ed alleanze in vista delle prossime elezioni regionali.

Paola Andreoni capogruppo consiliare PD Osimo

Fausto e Anna, testimonianza di osimani per bene in Mozambico.

Ricevo e pubblico una lettera di Fausto  Giuliodori.

Sembra impossibile ma e’ già passato un anno da quando Anna ed io siamo giunti in Mozambico e mi sembra giusto farvi avere un breve bilancio di questa esperienza. Tutto nuovo dalla lingua al “lavoro” e quindi tantissime situazioni da affrontare con  curiosità e prudenza ,sempre pronto a riconoscere i tantissimi errori di approccio ad una realtà  così diversa da quella normalità  a cui mi ero abituato in tanti anni di vita . L’Africa e’….tante volte ho provato a dare una definizione a chi mi chiedeva, ma per pudore e per rispetto mi sono sempre trattenuto dal dare risposte. Dove la natura e’ incontaminata questa terra e’ bellissima. Il problema per me e’ stato subito la gente, i miei fratelli africani , i bambini. Il contrasto fra il mondo occidentale e questo mondo mi rendevano intollerabili certe situazioni di degrado della dignità della persona aggravato dal senso di impotenza tanto immani erano e sono i problemi. Forse l’età e le passate esperienze mi hanno aiutato man mano ad aggiustare il tiro ed a perfezionare il modo di intervenire nelle situazioni che mi si proponevano.

All’inizio ho parlato di bilancio ma non voglio fare somme. Devo dire che ho conosciuto tante persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene, con cui ho  condiviso preoccupazioni e gioie ed a cui ho cercato di collaborare mettendo a disposizione le esperienze di una vita e la vita mi ha insegnato a fare il marito, il padre, il figlio, il fratello e questo cerco di fare. Mi ha insegnato anche a essere imprenditore, muratore, elettricista, geometra e tante altre cose e quindi tutte le volte che mi penserete qui in Africa potrete vedermi nelle mie normali attività.

Vi voglio far conoscere qualcuno dei miei nuovi amici per cui allegherò a questi scritti alcune foto.

Vi abbraccio e vi saluto

Fausto e Anna,  sono due nostri amici osimani, persone per bene, che hanno deciso di lasciare la loro confortevole casa  per l’ignota terra  del Mozambico. Testimoni di vita,  che stanno lasciando una traccia indelebile della loro infaticabile operosità in questa remota terra dell’Africa, all’insegna della generosità e dell’altruismo.
Grazie Fausto e Anna del vostro esempio e della  vostra amicizia. 
 

vicente_22_agosto_001

vicente_22_agosto_010

vicente_22_agosto_073

Primarie PD 2009 – Risultati di Osimo.

sfondo-pd-copia1

risultati definitivi Nazionali

candidati

voti %

Luigi Bersani

 1.081.532  53,3

Dario Franceschini

 697.759  34,4

Ignazio Marino

 249.784  12,3
risultati definitivi regione MARCHE

candidati

voti %

Luigi Bersani

 43.029  50,72

Dario Franceschini

 30.057  35,44

Ignazio Marino

 11.735  13,84

risultati primarie PD in OSIMO  votanti n°  1.164

Risultati in voti elezione Segretario Nazionale del PD, espressi in Osimo
candidati seggio n° 1 seggio n° 2 seggio n° 3 seggio n° 4 totali

Luigi Bersani

 216  193  90  80            579

Dario Franceschini

 126  144  82  54            406

Ignazio Marino

 63  66  23  22            174
Risultati in voti elezione Segretario Regionale del PD, espressi  in Osimo
candidati seggio n° 1 seggio n° 2 seggio n° 3 seggio n° 4 totali

Luigi Bersani

 186  211  87  77  561

Dario Franceschini

 134  126  84  60  404

Ignazio Marino

 70  63  22  19  174

bersani255 2_img

BERSANI segretario del PD
” Un PD di opposizione e di alternativa “

Una giornata straordinaria quella di ieri, grazie ad un popolo Democratico che ancora ripone una grande fiducia nel Pd e nella Politica con la P maiuscola. Hanno votato in Osimo 1.164 elettori, a Bersani il 49,9%, Franceschini il 35,1% e Marino  il 15 %.
Anche in Osimo i votanti sono poco meno del 2007 ed è un risultato estremamente positivo, un risultato trasparente che ci chiede di essere un partito tra la gente e per la gente e più determinato.
Un ringraziamento particolare a  tutti coloro che si sono impegnati per questa grande manifestazione di democrazia e partecipazione, credo che si debba davvero essere orgogliosi del nostro partito e spero che, con il contributo di ciascuno di noi, si possa al più presto costruire un’alternativa per il Governo del Paese e della nostra città.

I care. Lettera di don Milani ai giudici.

Trovo sempre originale, attuale e fonte di ispirazione il messaggio che ci ha lasciato Don Lorenzo Milani, godetevi questa bella lettera spedita – come oggi 44 anni fa – da Don Lorenzo ai magistrati  chiamati a giudicarlo su alcune sue esternazioni a proposito della “obiezione di coscienza”  e “il diritto di disobbedienza” di fronte a leggi inique e ingiuste. Buona lettura.

Gli atti del processo a don Lorenzo Milani

Lettera ai giudici

Barbiana, 24 ottobre 1965

di don Lorenzo Milani

“Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. (Gv 3,17)

don MilaniSignori Giudici, vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sarà infatti facile ch’io possa venire a Roma perché sono da tempo malato. Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza. La malattia è l’unico motivo per cui non vengo. Ci tengo a precisarlo perché dai tempi di Porta Pia i preti italiani sono sospettati di avere poco rispetto per lo Stato. E questa è proprio l’accusa che mi si fa in questo processo. Ma esso non è fondata per moltissimi miei confratelli e in nessun modo per me. Vi spiegherò anzi quanto mi stia a cuore imprimere nei miei ragazzi il senso della legge e il rispetto per i tribunali degli uomini. Una precisazione a proposito del difensore. Le cose che ho voluto dire con la lettera incriminata toccano da vicino la mia persona di maestro e di sacerdote. In queste due vesti so parlare da me. Avevo perciò chiesto al mio difensore d’ufficio di non prendere la parola. Ma egli mi ha spiegato che non me lo può promettere nè come avocato nè come uomo. Ho capito le sue ragioni e non ho insistito. Un’altra precisazione a proposito della rivista che è coimputata per avermi gentilmente ospitato. Io avevo diffuso per conto mio la lettera incriminata fin dal 23 febbraio. Solo successivamente (6 marzo) l’ha ripubblicata “Rinascita” e poi altri giornali. È dunque per motivi procedurali cioè del tutto casuali ch’io trovo incriminata con me una rivista comunista. Non ci troverei nulla da ridire se si trattasse d’altri argomenti. Ma essa non merita l’onore d’essersi fatta bandiera di idee che non le si addicono come la libertà di coscienza e la non violenza. Il fatto non giova alla chiarezza cioè alla educazione dei giovani che guardano a questo processo. Verrò ora ai motivi per cui ho sentito il dovere di scrivere la lettera incriminata. Ma vi occorrerà prima sapere come mai oltre che parroco io sia anche maestro. La mia è una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c’era solo una scuola elementare. Cinque classi in un’aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Timidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa. Così da undici anni in qua, la più gran parte del mio ministero consiste in una scuola. Quelli che stanno in città usano meravigliarsi del suo orario. Dodici ore al giorno. 365 giorni l’anno. Prima che arrivassi io i ragazzi facevano lo stesso orario (e in più tanta fatica) per procurare lana e cacio a quelli che stanno in città. Nessuno aveva da ridire. Ora che quell’orario glielo faccio fare a scuola dicono che li sacrifico. La questione appartiene a questo processo solo perché vi sarebbe difficile capire il mio modo di argomentare se non sapete che i ragazzi vivono praticamente con me. Riceviamo le visite insieme Leggiamo insieme: i libri, il giornale, la posta. Scriviamo insieme. Eravamo come sempre insieme quando un amico ci portò il ritaglio di un giornale. Si presentava come un “Comunicato dei cappellani militari in congedo della regione toscana”. Più tardi abbiamo saputo che già questa dizione è scorretta. Solo 20 di essi erano presenti alla riunione su un totale di 120. Non ho potuto appurare quanti fossero stati avvertiti. Personalmente ne conosco uno solo: don Vittorio Vacchiano, pievano di Vicchio. Mi ha dichiarato che non è stato invitato e che è sdegnato della sostanza e della forma del comunicato. Il testo è infatti gratuitamente provocatorio. Basti pensare alla parola “espressione di viltà”. Il Prof. Giorgio Peyrot dell’Università di Roma sta curando la raccolta di tutte le sentenze contro obiettori italiani. Mi dice che dalla liberazione in qua ne sono state pronunciate più di 200. Di 186 ha notizia sicura, di 100 il testo. Mi assicura che in nessuna ha trovato la parola viltà o altra equivalente. In alcune anzi ha trovato espressioni di rispetto per la figura morale dell’imputato. Per esempio: “Da tutto il comportamento dell’imputato si deve ritenere che egli sia incorso nei rigori della legge per amor di fede” (2 sentenze del T.M.T. di Torino, 19 dicembre 1963, imputato Scherillo; 3 giugno 1964, imputato Fiorenza). In tre sentenze del T.M.T. di Verona ha trovato il riconoscimento del motivo di particolare valore morale e sociale (19 ottobre 1953, imputato Valente; 11 gennaio 1957, imputato Perotto; 7 maggio 1957, imputato Perotto). Allego il testo completo dei risultati della ricerca che il Prof. Peyrot ha avuto la bontà di fare. Ora io sedevo davanti ai miei ragazzi nella mia duplice veste di maestro e di sacerdote e loro mi guardavano sdegnati e appassionati. Un sacerdote che ingiuria un carcerato ha sempre torto. Tanto più se ingiuria chi è in carcere per un ideale. Non avevo bisogno di far notare queste cos ai miei ragazzi. Le avevano già intuite. E avevano anche intuito che ero ormai impegnato a dar loro una lezione di vita. Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I care“. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore” il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”. Quando quel comunicato era arrivato a noi era già vecchio di una settimana. Si seppe che nè le autorità civili, nè quelle religiose avevano reagito. Allora abbiamo reagito noi. Una scuola austera come la nostra, che non conosce ricreazione ne vacanze, ha tanto tempo a disposizione per pensare e studiare. Ha perciò il diritto e il dovere di dire le cose che altri non dice. È l’unica ricreazione che concedo ai miei ragazzi. Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (utili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati cento anni di storia italiana in cerca d’una “guerra giusta“. D’una guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata. Da quel giorno a oggi abbiamo avuto molti dispiaceri: ci sono arrivate decine di lettere anonime di ingiurie e di minacce firmate solo con la svastica o col fascio. Siamo stati feriti da alcuni giornalisti con “interviste” piene di falsità. Da altri con incredibili illazioni tratte da quelle “interviste” senza curarsi di controllarne la serietà. Siamo stati poco compresi dal nostro stesso Arcivescovo (Lettera al Clero 14-4 1965). La nostra lettera è stata incriminata. Ci è stato però di conforto tenere sempre dinanzi agli occhi quei 31 ragazzi italiani che sono attualmente in carcere per un ideale. Così diversi dai milioni di giovani che affollano gli stadi, i bar, le piste da ballo, che vivono per comprarsi la macchina, che seguono le mode che leggono i giornali sportivi, che si disinteressano di politica e di religione. Un mio figliolo ha per professore di religione all’Istituto Tecnico il capo di quei militari cappellani che han scritto il comunicato. Mi dice di lui che in classe parla spesso di sport. Che racconta di essere appassionato di caccia e di judò. Che ha l’automobile. Non toccava a lui chiamare “vili e estranei al comandamento cristiano dell’amore” quei 31 giovani. I miei figlioli voglio che somiglino più a loro che a lui. E ciò nonostante non voglio che vengano su anarchici. A questo punto mi occorre spiegare il problema di fondo di ogni scuola. E siamo giunti, io penso, alla chiave di questo processo perché io maestro sono accusato di apologia di reato cioè di scuola cattiva. Bisognerà dunque accordarci su ciò che è scuola buona. La scuola è diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita. La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. È l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè di senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione). La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non sono tutte giuste. Sono vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto perfino sentenziare condanne a morte. Se tutti oggi inorridiamo a questo pensiero dobbiamo ringraziare quei maestri che ci aiutarono a progredire, insegnandoci a criticare la legge che allora vigeva. Ecco perché, in un certo senso, la scuola è fuori del vostro ordinamento giuridico. Il ragazzo non è ancora penalmente imputabile e non esercita ancora diritti sovrani, deve solo prepararsi a esercitarli domani ed è perciò da un lato nostro inferiore perché deve obbedirci e noi rispondiamo di lui, dall’altro nostro superiore perché decreterà domani leggi migliori delle nostre. E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso. Anche il maestro è dunque in qualche modo fuori del vostro ordinamento e pure al suo servizio. Se lo condannate attenterete al processo legislativo. In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge e d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede. È scuola per esempio la nostra lettera sul banco dell’imputato ed è scuola la testimonianza di quei 31 giovani che sono a Gaeta. Chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri. Non capisco come qualcuno possa confonderlo con l’anarchico. Preghiamo Dio che ci mandi molti giovani capaci di tanto. Questa tecnica di amore costruttivo per la legge l’ho imparata insieme ai ragazzi mentre leggevamo il Critone, l’Apologia di Socrate, la vita del Signore nei quattro Vangeli, l’autobiografia di Gandhi, le lettere del pilota di Hiroshima. Vite di uomini che sono venuti tragicamente in contrasto con l’ordinamento vigente al loro tempo non per scardinarlo, ma per renderlo migliore. L’ho applicata, nel mio piccolo, anche a tutta la mia vita di cristiano nei confronti delle leggi e delle autorità della Chiesa. Severamente ortodosso e disciplinato e nello stesso tempo appassionatamente attento al presente e al futuro. Nessuno può accusarmi di eresia o di indisciplina. Nessuno d’aver fatto carriera. Ho 42 anni e sono parroco di 42 anime! Del resto ho già tirato su degli ammirevoli figlioli. Ottimi cittadini e ottimi cristiani. Nessuno di loro è venuto su anarchico. Nessuno è venuto su conformista. Informatevi su di loro. Essi testimoniano a mio favore. Vi ho dunque dichiarato fin qui che se anche la lettera incriminata costituisse reato era mio dovere morale di maestro scriverla egualmente. Vi ho fatto notare che togliendomi questa libertà attentereste alla scuola cioè al progresso legislativo. Ma è poi reato? L’assemblea Costituente ci ha invitati a dar posto nella scuola alla Carta costituzionale “al fine di rendere consapevole la nuova generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali”. (Ordine del giorno approvato all’unanimità nella seduta del 11 dicembre 1947). Una di queste conquiste morali e sociali è l’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli“. Voi giuristi dite che le leggi si riferiscono solo al futuro, ma noi gente della strada diciamo che la parola ripudia è molto più ricca di significato, abbraccia il passato e il futuro. È un invito a buttare tutto all’aria: all’aria buona. La storia come la insegnavano a noi e il concetto di obbedienza militare assoluta come la insegnano ancora. Mi scuserete se su questo punto mi devo dilungare, ma il Pubblico Ministero ha interpretato come apologia della disonnedienza una lettera che è una scorsa su cento anni di storia alla luce del verbo ripudia. È dalla premessa di come si giudicano quelle guerre che segue se si dovrà o no obbedire nelle guerre future. Quando andavamo a scuola noi i nostri maestri, Dio li perdoni, ci avevano cosi bassamente ingannati. Alcuni poverini ci credevano davvero ci ingannavano perché erano a loro volta ingannati. Altri sapevano di ingannarci, ma avevano paura. I più erano forse solo dei superficiali. A sentir loro tutte le guerre erano “per la Patria”. Esaminiamo ora quattro tipi di guerra che “per la Patria” non erano. I nostri maestri si dimenticavano di farci notare una cosa lapalissiana e cioè che gli eserciti marciano agli ordini della classe dominante. In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2 % della popolazione. Fino al 1909 il 7%. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23%, ma solo la metà lo seppe o lo volle usare. Dal ’22 al ’45 il certificato elettorale non arrivo più a nessuno, ma arrivarono a tutti le cartoline di chiamata per tre guerre spaventose. Oggi di diritto il suffragio è universale, ma la Costituzione (articolo 3) ci avvertiva nel ’47 con sconcertante sincerità che i lavoratori erano di fatto esclusi dalle leve del potere. Siccome non è stata chiesta la revisione di quell’articolo è lecito pensare (e io lo penso) che esso descriva una situazione non ancora superata. Allora è ufficialmente riconosciuto che i contadini e gli operai, cioè la gran massa del popolo italiano, non è mai stata al potere. Allora l’esercito ha marciato solo agli ordini di una classe ristretta. Del resto ne porta ancora il marchio: il servizio di leva è compreso con 93.000 lire al mese per i figli dei ricchi e con 4.500 lire al mese per i figli dei poveri, essi non mangiano lo stesso rancio alla stessa mensa, i figli dei ricchi sono serviti da un attendente figlio di poveri. Allora l’esercito non ha mai o quasi mai rappresentato la Patria nella sua totalità e nella sua eguaglianza. Del resto in quante guerre della storia gli eserciti han rappresentato la Patria? Forse quello che difese la Francia durante la Rivoluzione. Ma non certo quello di Napoleone in Russia. Forse l’esercito inglese dopo Dunkerque. Ma non certo l’esercito inglese a Suez. Forse l’esercito russo a Stalingrado. Ma non certo l’esercito russo in Polonia. Forse l’esercito italiano al Piave. Ma non certo l’esercito italiano il 24 maggio. Ho a scuola esclusivamente figlioli di contadini e di operai. La luce elettrica a Barbiana è stata portata quindici giorni fa, ma le cartoline di precetto hanno cominciato a portarle a domicilio fin dal 1861. Non posso non avvertire i miei ragazzi che i loro infelici babbi han sofferto e fatto soffrire in guerra per difendere gli interessi di una classe ristretta (di cui non facevano nemmeno parte!) non gli interessi della Patria. Anche la Patria è una creatura cioè qualcosa di meno di Dio, cioè un idolo se la si adora. Io penso che non si può dar la vita per qualcosa di meno di Dio. Ma se anche si dovesse concedere che si può dar la vita per l’idolo buono (la Patria), certo non si potrà concedere che si possa dar la vita per l’idolo cattivo (la speculazione degli industriali). Dar la vita per nulla è peggio ancora. I nostri maestri non ci dissero che nel ’66 l’Austria ci aveva offerto il Veneto gratis. Cioè che quei morti erano morti senza scopo. Che è mostruoso andare a morire è uccidere senza scopo. Se ci avessero detto meno bugie avremmo intravisto com’è complessa la verità. Come anche quella guerra, come ogni guerra, era composita dell’entusiasmo eroico di alcuni, dello sdegno eroico di altri, della delinquenza di altri ancora. Lo dico perché alcuni mi accusano di aver mancato di rispetto ai caduti. Non è vero. Ho rispetto per quelle infelici vittime. Proprio per questo mi parrebbe di offenderle se lodassi chi le ha mandate a morire e poi si è messo in salvo. Per esempio quel re che scappò a Brindisi con Badoglio e molti generali e nella fretta Si dimenticò perfino di lasciar gli ordini. Del resto il rispetto per i morti non può farmi dimenticare i miei figlioli vivi. Io non voglio che essi facciano quella tragica fine. Se un giorno sapranno offrire la loro vita in sacrificio ne sarò orgoglioso, ma che sia per la causa di Dio e dei poveri, non per il signor Savoia o il signor Krupp. Bisognerà ricordare anche le guerre per allargare i confini oltre il territorio nazionale. Ci sono ancora dei fascisti poveretti che mi scrivono lettere patetiche per dirmi che prima di pronunciare il nome santo di Battisti devo sciacquarmi la bocca. È perché i nostri maestri ce l’avevano presentato come un eroe fascista. Si erano dimenticati di dirci che era un socialista. Che se fosse stato vivo il 4 novembre quando gli italiani entrarono nel Sud Tirolo avrebbe obiettato. Non avrebbe mosso un passo di la da Salorno per lo stessissimo motivo per cui quattro anni prima aveva obiettato alla presenza degli austriaci di qua da Salorno e s’era buttato disertore, come dico appunto nella mia lettera. “Riterremmo stoltezza vantar diritti su Merano e Bolzano” (Scritti politici di Cesare Battisti, vol. II, p. 96-97). “Certi italiani confondono troppo facilmente il Tirolo col Trentino e con poca logica vogliono i confini d’Italia estesi fino al Brennero” (ivi). Sotto il fascismo la mistificazione fu scientificamente organizzata. E non solo sui libri, ma perfino sul paesaggio. L’Alto Adige, dove nessun soldato italiano era mai morto, ebbe tre cimiteri di guerra finti (Colle Isarco, Passo Resia, S. Candido) con caduti veri disseppelliti a Caporetto. Parlo di confini per chi crede ancora, come credeva Battisti, che i confini debbano tagliare preciso tra nazione e nazione. Non certo per dar soddisfazione a quei nazisti da museo che sparano a carabinieri di 20 anni. In quanto a me, io ai miei ragazzi insegno che le frontiere sono concetti superati. Quando scrivevamo la lettera incriminata abbiamo visto che i nostri paletti di confine sono stati sempre in viaggio. E ciò che seguita a cambiar di posto secondo il capriccio delle fortune militari non può esser dogma di fede nè civile nè religiosa. Ci presentavano l’Impero come una gloria della Patria! Avevo 13 anni. Mi par oggi. Saltavo di gioia per l’Impero. I nostri maestri s’erano dimenticati di dirci che gli etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo. Preparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini di Mussolini. Anzi, per esser più precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. Cinquanta milioni di morti. E dopo esser stato così volgarmente mistificato dai miei maestri quando avevo 13 anni, ora che sono maestro io e ho davanti questi figlioli di 13 anni che amo, vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale (come dicevo nella prima parte di questa lettera), ma anche civico di demistificare tutto, compresa l’obbedienza militare come ce la insegnavano allora? Perseguite i maestri che dicono ancora le bugie di allora, quelli che da allora a oggi non hanno più studiato ne pensato, non me. Abbiamo voluto scrivere questa lettera senza l’aiuto d’un giurista. Ma a scuola una copia dei Codici l’abbiamo. Nel testo stesso dell’art. 40 c.p.m.p. e nella giurisprudenza all’art. 51 del c.p. abbiamo trovato che il soldato non deve obbedire quando l’atto comandato è manifestamente delittuoso. Che l’ordine deve avere un minimo d’apparenza di legittimità. Una sentenza del T.S.M. condanna un soldato che ha obbedito a un ordine di strage di civili (13-12-1949, imputato Strauch). Allora anche il Vostro ordinamento riconosce che perfino il soldato ha una coscienza e deve saperla usare quando è l’ora. Come potrebbe avere un minimo di parvenza di legittimità una decimazione, una rappresaglia su ostaggi, la deportazione degli ebrei, la tortura, una guerra coloniale? Oppure, può avere un minimo di parvenza di legittimità un atto condannato dagli accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto? Il nostro Arcivescovo Card. Florit ha scritto che “è praticamente impossibile all’individuo singolo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralità degli ordini che riceve” (Lettera al Clero 14-4-1965). Certo non voleva riferirsi all’ordine che hanno ricevuto le infermiere tedesche di uccidere i loro malati. E neppure a quello che ricevette Badoglio e trasmise ai suoi soldati di mirare anche agli ospedali (telegramma di Mussolini 28-3-1936). E neppure all’uso dei gas. Che gli italiani in Etiopia abbiano usato gas è un fatto su cui è inutile chiudere gli occhi. Il Protocollo di Ginevra del 17 maggio 1925 ratificato dall’Italia il 3-4-1928 fu violato dall’Italia per prima il 23 dicembre 1935 sul Tacazze. L’Enciclopedia Britannica lo da per pacifico. Lo denunciano oramai anche i giornali cattolici (“L’Avvenire d’Italia” articoli di Angelo del Boca del 13-5-1965 al 15-7-1965). Abbiamo letto i telegrammi di Mussolini a Graziani: “autorizzo impiego gas” (telegramma numero 12409 del 27-10-1935), di Mussolini a Badoglio: “rinnovo autorizzazione impiego gas qualunque specie e su qualunque scala” (29-3-1936). Hailè Selassiè l’ha confermato autorevolmente e circostanziatamente (intervista per “L’Espresso” 29 settembre 1965 e sg.). Quegli ufficiali e quei soldati obbedienti che buttavano barili d’iprite sono criminali di guerra e non sono ancora stati processati. Sono processato invece io perché ho scritto una lettera che molti considerano nobile. (Carissime fra le tante le lettere di affettuosa solidarietà delle commissioni interne delle principali fabbriche fiorentine, quelle dei dirigenti e attivisti della C.I.S.L. di Milano e della C.I.S.L. di Firenze e quella dei Valdesi). Che idea si potranno fare i giovani di ciò che è crimine? Oggi poi le convenzioni internazionali sono state accolte nella Costituzione (art. 10). Ai miei montanari insegno a avere più in onore la Costituzione e i patti che la loro Patria ha firmato che gli ordini opposti d’un generale. Io non li credo dei minorati incapaci di distinguere se sia lecito o no bruciar vivo un bambino. Ma dei cittadini sovrani e coscienti. Ricchi del buon senso dei poveri. Immuni da certe perversioni intellettuali di cui soffrono talvolta i figli della borghesia. Quelli per esempio che leggevano D’Annunzio e ci han regalato il fascismo e le sue guerre. A Norimberga e a Gerusalemme sono stati condannati uomini che avevano obbedito. L’umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, perché c’è una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell’umanità la chiama legge di Dio, l’altra parte la chiama legge della Coscienza. Quelli che non credono ne all’una ne all’altra non sono che un’infima minoranza malata. Sono i cultori dell’obbedienza cieca. Condannare la nostra lettera equivale a dire ai giovani soldati italiani che essi non devono avere una coscienza, che devono obbedire come automi, che i loro delitti li pagherà chi li avrà comandati. E invece bisogna dir loro che Claude Tatherly, il pilota di Hiroshima, che vede ogni notte donne e bambini che bruciano e si fondono come candele, rifiuta di prender tranquillanti, non vuol dormire, non vuol dimenticare quello che ha fatto quand’era “un bravo ragazzo”, “un soldato disciplinato” (secondo la definizione dei suoi superiori), “un povero imbecille irresponsabile” (secondo la definizione che dà lui di sé ora). (Carteggio di Claude Tatherly e Gunter Anders, Einaudi, 1962). Ho poi studiato a teologia morale un vecchio principio di diritto romano che anche voi accettate. Il principio della responsabilità in solido. Il popolo lo conosce sotto forma di proverbio: “Tant’è ladro chi ruba che chi para il sacco”. Quando si tratta di due persone che compiono un delitto insieme, per esempio il mandante e il sicario, voi gli date un ergastolo per uno e tutti capiscono che la responsabilità non si divide per due. Un delitto come quello di Hiroshima ha richiesto qualche migliaio di corresponsabili diretti: politici, scienziati, tecnici, operai, aviatori. Ognuno di essi ha tacitato la propria coscienza fingendo a se stesso che quella cifra andasse a denominatore. Un rimorso ridotto a millenni non toglie il sonno all’uomo d’oggi. E così siamo giunti a quest’assurdo che l’uomo delle caverne se dava una randellata sapeva di far male e si pentiva. L’aviere dell’era atomica riempie il serbatoio dell’apparecchio che poco dopo disintegrerà 200.000 giapponesi e non si pente. A dar retta ai teorici dell’obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell’assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore. C’è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole. Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo ne davanti agli uomini ne davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto. A questo patto l’umanità potrà dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale parallelo e proporzionale al suo progresso tecnico. Fin qui ho parlato come un cittadino e un maestro che crede con la sua scuola e con la sua lettera di aver reso un servizio alla società civile, non di aver compiuto un reato. Ma poniamo di nuovo che voi lo consideriate reato. Quest’accusa se fatta a me solo e non anche a tutti i miei confratelli, mette in dubbio la mia ortodossia di cattolico e di sacerdote. Sembrerà infatti che condanniate le idee personali di un prete strano. Ma io sono parte viva della Chiesa anzi suo ministro. Se avessi detto cose estranee al suo insegnamento essa mi avrebbe condannato. Non l’ha fatto perché la mia lettera dice cose elementari di dottrina cristiana che tutti i preti insegnano da 2.000 anni. Se ho commesso reato perseguiteci tutti. Ho evitato apposta di parlare da non violento. Personalmente lo sono. Ho tentato di educare i ragazzi così. Li ho indirizzati per quanto ho potuto verso i sindacati (le uniche organizzazioni che applichino su larga scala le tecniche non violente). Ma la non violenza non è ancora la dottrina ufficiale di tutta la Chiesa. Mentre la dottrina del primato della coscienza sulla legge dello Stato lo è certamente Mi sarà facile dimostrare che nella mia lettera ho parlato da cattolico integrale, anzi spesso da cattolico conservatore. Cominciamo dalla storia. La storia d’Italia fino al 1929 nella mia lettera è identica a come la raccontavano i preti in seminario prima di quella data. Il mio vecchio parroco mi diceva che “La Squilla”, il giornale cattolico di Firenze, aveva in vetta e in fondo uno striscione nero. Portava il lutto del Risorgimento! In quanto alla storia più recente cioè al giudizio sulle guerre fasciste, può anche darsi che qualche mio confratello sia intimamente un nostalgico, ma è notorio che la gran maggioranza dei preti sostiene un partito democratico che fu il principale autore della Costituzione (dunque anche della parola ripudia). Veniamo alla dottrina. La dottrina del primato della legge di Dio sulla legge degli uomini è condivisa, anzi glorificata, da tutta la Chiesa. Non andrò a cercare teologi moderni e difficili per dimostrarlo. Si può domandarlo a un bambino che si prepara alla Prima Comunione: “Se il padre o la madre comanda una cosa cattiva bisogna obbedirlo? I martiri disobbedirono alle leggi dello Stato. Fecero bene o male?”. C’è chi cita a sproposito il detto di S. Pietro: “Obbedite ai vostri superiori anche se sono cattivi”. Infatti. Non ha nessuna importanza se chi comanda è personalmente buono o cattivo. Delle sue azioni risponderà lui davanti a Dio. Ha pero importanza se ci comanda cose buone o cattive perché delle nostre azioni risponderemo noi davanti a Dio. Tant’è vero che Pietro scriveva quelle sagge raccomandazioni all’obbedienza dal carcere dove era chiuso per aver solennemente disobbedito. Il Concilio di Trento è esplicito su questo punto (Catechismo III parte, IV precetto, 16° paragrafo): “Se le autorità politiche comanderanno qualcosa di iniquo non sono assolutamente da ascoltare. Nello spiegare questa cosa al popolo il parroco faccia notare che premio grande e proporzionato è riservato in cielo a coloro che obbediscono a questo precetto divino” cioè di disobbedire allo Stato! Certi cattolici di estrema destra (forse gli stessi che mi hanno denunciato) ammirano la Mostra della Chiesa del Silenzio. Quella mostra è l’esaltazione di cittadini che per motivo di coscienza si ribellano allo Stato. Allora anche i miei superficialissimi accusatori la pensano come me. Hanno il solo difetto di ricordarsi di quella legge eterna quando lo Stato è comunista e le vittime sono cattoliche e di dimenticarla nei casi (come in Spagna) dove lo Stato si dichiara cattolico e le vittime sono comuniste. Sono cose penose, ma le ho ricordate per mostrarvi che su questo punto l’arco dei cattolici che la pensano come me è completo. Tutti sanno che la Chiesa onora i suoi martiri. Poco lontano dal vostro Tribunale essa ha eretto una basilica per onorare l’umile pescatore che ha pagato con la vita il contrasto fra la sua coscienza e l’ordinamento vigente. S. Pietro era un “cattivo cittadino”. I vostri predecessori del Tribunale di Roma non ebbero tutti i torti a condannarlo. Eppure essi non erano intolleranti verso le religioni. Avevano costruito a Roma i templi di tutti gli dei e avevano cura di offrire sacrifici ad ogni altare. In una sola religione il loro profondo senso del diritto ravvisò un pericolo mortale per le loro istituzioni. Quella il cui primo comandamento dice: “Io sono un Dio geloso. Non avere altro Dio fuori che me”. A quei tempi era dunque inevitabile che i buoni ebrei e i buoni cristiani paressero cattivi cittadini. Poi le leggi dello Stato progredirono. Lasciatemi dire, con buona pace dei laicisti, che esse vennero man mano avvicinandosi alla legge di Dio. Così va diventando ogni giorno più facile per noi esser riconosciuti buoni cittadini. Ma è per coincidenza e non per sua natura che questo avviene. Non meravigliatevi dunque se ancora non possiamo obbedire tutte le leggi degli uomini. Miglioriamole ancora e un giorno le obbediremo tutte. Vi ho detto che come maestro civile sto dando una mano anch’io a migliorarle. Perché io ho fiducia nelle leggi degli uomini. Nel breve corso della mia vita mi pare che abbiamo progredito a vista d’occhio. Condannano oggi tante cose cattive che ieri sancivano. Oggi condannano la pena di morte, l’assolutismo, la monarchia, la censura, le colonie, il razzismo, l’inferiorità della donna, la prostituzione, il lavoro dei ragazzi. Onorano lo sciopero, i sindacati, i partiti. Tutto questo è un irreversibile avvicinarsi alla legge di Dio. Già oggi la coincidenza è così grande che normalmente un buon cristiano può passare anche l’intera vita senza mai essere costretto dalla coscienza a violare una legge dello Stato. Io per esempio fino a questo momento sono incensurato. E spero di don lorenzo 1esserlo anche alla fine di questo processo. È un augurio che faccio ai patrioti. Chissà come patirebbero se potessero leggere le tante lettere che ricevo dall’estero. Da paesi che non hanno esercito di leva o riconoscono l’obiezione. Quelli che le scrivono sono convinti di scriverle a un paese di selvaggi. Qualcuno mi domanda quanto dovrà ancora stare in prigione il povero padre Balducci. Dicevamo dunque che oggi le nostre due leggi quasi coincidono. Ci sono pero dei casi eccezionali nei quali vige l’antica divergenza e l’antico comandamento della Chiesa di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Ho elencato nella lettera incriminata alcuni di questi casi. Posso aggiungere altre considerazioni. Cominciamo dall’obiezione di coscienza in senso stretto. Proprio in quei giorni ho avuto conforto dalla Chiesa anche su questo punto specifico. Il Concilio invita i legislatori a avere rispetto (respicere) per coloro i quali “o per testimoniare della mitezza cristiana, o per riverenza alla vita, o per orrore di esercitare qualsiasi violenza, ricusano per motivo di coscienza o il servizio militare o alcuni singoli atti di immane crudeltà cui conduce la guerra”. (Schema 13 paragrafo 101. Questo è il testo proposto dalla apposita Commissione la quale rispecchia tutte le correnti del Concilio. Ha quindi tutte le probabilità d’essere quello definitivo). Quei 20 militari di Firenze han detto che l’obiettore è un vile. Io ho detto soltanto che forse è un profeta. Mi pare che i Vescovi stiano dicendo molto più di me. Ricorderò altri tre fatti sintomatici. Nel ’18 i seminaristi reduci di guerra, se vollero diventare preti, dovettero chiedere alla Santa Sede una sanatoria per le irregolarità canoniche in cui potevano essere incorsi nell’obbedire ai loro ufficiali. Nel ’29 la Chiesa chiedeva allo Stato di dispensare i seminaristi, i preti, i vescovi dal servizio militare. Il canone 141 proibisce ai chierici di andare volontari a meno che lo facciano per sortirne prima (ut citius liberi evadant!) Chi disobbedisce è automaticamente ridotto allo stato laicale. La Chiesa considera dunque a dir poco indecorosa per un sacerdote l’attività militare presa nel suo complesso. Con le sue ombre e le sue luci. Quella che lo Stato onora con medaglie e monumenti. E infine affrontiamo il problema più cocente delle ultime guerre e di quelle future: l’uccisione dei civili. La Chiesa non ha mai ammesso che in guerra fosse lecito uccidere civili, a meno che la cosa avvenisse incidentalmente cioè nel tentare di colpire un obiettivo militare. Ora abbiamo letto a scuola su segnalazione del “Giorno” un articolo del premio Nobel Max Born (Bullettin of the Atomic Scientists, aprile 1964). Dice che nella prima guerra mondiale i morti furono 5% civili 95% militari (si poteva ancora sostenere che i civili erano morti “incidentalmente”). Nella seconda 48% civili 52% militari (non si poteva più sostenere che i civili fossero morti “incidentalmente”). In quella di Corea 48% civili 16% militari (si può ormai sostenere che i militari muoiono “incidentalmente “). Sappiamo tutti che i generali studiano la strategia d’oggi con l’unità di misura del megadeath (un milione di morti) cioè che le armi attuali mirano direttamente ai civili e che si salveranno forse solo i militari. Che io sappia nessun teologo ammette che un soldato possa mirare direttamente (si può ormai dire esclusivamente) ai civili. Dunque in casi del genere il cristiano deve obiettare anche a costo della vita. Io aggiungerei che mi pare coerente dire che a una guerra simile il cristiano non potrà partecipare nemmeno come cuciniere. Gandhi l’aveva già capito quando ancora non si parlava di armi atomiche. “Io non traccio alcuna distinzione tra coloro che portano le armi di distruzione e coloro che prestano servizio di Croce Rossa. Entrambi partecipano alla guerra e ne promuovono la causa. Entrambi sono colpevoli del crimine della guerra” (Non violence in peace and war. Ahmedabad 14 vol. 1). A questo punto mi domando se non sia accademia seguitare a discutere di guerra con termini che servivano già male per la seconda guerra mondiale. Eppure mi tocca parlare anche della guerra futura perché accusandomi di apologia di reato ci si riferisce appunto a quel che dovranno fare o non fare i nostri ragazzi domani. Ma nella guerra futura, l’inadeguatezza dei termini della nostra teologia e della vostra legislazione è ancora più evidente. È noto che l’unica “difesa” possibile in una guerra di missili atomici sarà di sparare circa 20 minuti prima dell’”aggressore”. Ma in lingua italiana lo sparare prima si chiama aggressione e non difesa. Oppure immaginiamo uno Stato onestissimo che per sua “difesa” spari 20 minuti dopo. Cioè che sparino i suoi sommergibili unici superstiti d’un paese ormai cancellato dalla geografia. Ma in lingua italiana questo si chiama vendetta non difesa. Mi dispiace se il discorso prende un tono di fantascienza, ma Kennedy e Krusciov (i due artefici della distensione!) si sono lanciati l’un l’altro pubblicamente minacce del genere. “Siamo pienamente consapevoli del fatto che questa guerra, se viene scatenata, diventerà sin dalla primissima ora una guerra termonucleare è una guerra mondiale. Ciò per noi è perfettamente ovvio” (lettera di Krusciov a B. Russel 23-10-1962). Siamo dunque tragicamente nel reale. Allora la guerra difensiva non esiste più. Allora non esiste più una “guerra giusta” ne per la Chiesa ne per la Costituzione. A più riprese gli scienziati ci hanno avvertiti che è in gioco la sopravvivenza della specie umana. (Per esempio Linus Pauling premio Nobel per la chimica e per la pace). E noi stiamo qui a questionare se al soldato sia lecito o no distruggere la specie umana? Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l’idea di andare a fare l’eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora. Cioè che se un ufficiale darà loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura. Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d’ogni religione e d’ogni scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l’umanità. Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l’umanità ci salveremo almeno l’anima.

Torna l’ora solare, occhio agli appuntamenti.

ora legaleNella notte tra oggi e domani le lancette dovranno tornare indietro: dalle 03.00 alle 02.00. L’ora solare resterà in vigore fino al 28 marzo del 2010. Finisce così il periodo di ora legale che, recuperando un’ora di luce in più a fine giornata, ha portato in sette mesi – ha calcolato Terna, la società che gestisce la rete elettrica – ad un risparmio di 643 milioni di kilowattora, che in termini economici sono pari a 93 milioni di euro e, almeno per una notte l’anno, consente di dormire 60 minuti in più. In Italia l’ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916, dal 3 giugno al 30 settembre. Sospesa nel 1920, tornò in auge nel 1940 e negli anni del periodo bellico, e vi rimase fino al 1948, anno in cui venne nuovamente abolita. L’adozione definitiva risale al 1966, in concomitanza con la crisi energetica. Proprio in virtù dei risparmi possibili, quasi tutti i paesi industrializzati hanno adottato l’ora legale, secondo un criterio di fissazione delle date di inizio e fine il più possibile coincidenti, soprattutto per non complicare gli orari degli aerei. Ma c’é anche qualcuno che, come il Giappone, non aderisce all’ora legale. Le lancette non si spostano neanche in gran parte del resto dell’Asia e in Africa.

Berlusconi altra figuraccia.

“Vengo a chiedere l’impegno del governo italiano nel processo di pace israelo-palestinese. All’Italia ci lega un’antica sintonia. Ci scambieremo opinioni su come accelerare il negoziato di pace”.

Così parlavaPutin Re Abdullah II alla vigilia del suo viaggio in Italia. La storia è andata diversamente. Come è noto il sovrano giordano e consorte sono giunti a Roma, ma non c’era Berlusconi ad accoglierli. In parole povere il Cavaliere “gli ha dato buca”, optando per una visita segretissima all’amico Putin. Una tre giorni di piacere e di lavoro, non inserita nell’agenda politica. Per i critici l’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza del premier: più interessato a festeggiare il compleanno dell’amico ex agente del Kgb nell’Unione Sovietica che alla risoluzione dell’intricata questione mediorientale.
Inoltre, aldilà di un compleanno da festeggiare, per giunta in ritardo, resta fitto il mistero della visita.
Mentre i due grandi amiconi Silvio e Vladimir si stanno divertendo, una famiglia italiana ancoraaspetta risposte  sulle ragioni dell’uccisione – coperta dal massimo riserbo –  di un loro caro, un giornalista , un’altra vittima di Putin: l’italiano Antonio Russo .  Nove anni fa, il giornalista fotoreporter, fu barbaramente ammazzato mentre documentava i crimini della nuova armata rossa in Cecenia. Antonio fu ammazzato a freddo dai reparti speciali vicino a Tblisi in Georgia.
Oltre all’uccisione del nostro connazionale, a Putin ci sarebbe da imputare anche la guerra
sporca portata avanti dalla Russia in Cecenia, ma anche le costanti intimidazioni alla libera stampa, un rapporto ambiguo con l’Iran e la freddezza nelle relazioni con gli Stati Uniti di Obama.
Considerando tutto questo viene spontaneo dire che tra tutte le frequentazioni discutibili del premier, quella con Putin, è altrettanto imbarazzante ed inquietante.

OPINION COLPO: la Speranza o l’ARROGANZA ?

hom78447“Che faccetta nera!”. E’ il commento più diffuso che si sente in città a proposito di una nota pubblicità che ritrae l’uomo con le mani in pasta.
C’è chi critica la veste grafica: “Se la speranza è l’ultima a murì, sa ssu manifesto da morto la famo fori subbido!”. C’è chi invece coglie il carattere sornione del messaggio: “Spetta e spera, che lora se vvicina”.

Colpoditacco 

Il posto fisso? con l’inganno si gioca e si fa leva sulle speranze e sulle aspettative delle persone.

Succede nel Paese: Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, ha dichiarato che crede nel posto fisso,  è un valore! Sì, però, intanto, in questi anni  i lavoratori sono stati fatti fessi! Ma guarda un po’, proprio loro che fino a ieri erano i paladini della precarietà, oggi, dalla sera alla mattina si ravvedono e iniziano a parlare di valori.
Pure il premier B., probabilmente colpito sulla via della Russia, condivide il pensiero di Tremonti e conferma la completa sintonia con il suo ministro economico.
Quale sarà il motivo per questo repentino cambio di direzione che scombussola tutti, Confindustria, Sindacati e Sinistra compresa?

E’ Successo in  Osimo: Mi risulta che durante la campagna elettorale sono stati indetti da parte delle soc.partecipate svariati concorsi. Terminate  le prove, approvate  le graduatorie questi posti con il loro carico di speranze, sono svaniti nel nulla.

 Cosa accomuna questi fatti ? Non è necessario far fumare il cervello: si tratta delle  ELEZIONI, quelle amministrative svoltesi quattro mesi fa e quelle regionali che ci saranno tra circa  cinque mesi. Come da sempre in Italia, come è successo ad Osimo,  si rende necessario promettere, solo a parole, andando a toccare quei tasti molto sensibili per i cittadini-ex lavoratori e anche per quelli che ex lo diventeranno, ma sempre cittadini con diritto di voto.

Volendo riassumere con una battuta la storiella del posto fisso, si può dire che l’idea geniale, meglio dire inganno, sia questa: Al popolo elettore offriamo la sola speranza, a noi che governiamo la certezza del rinnovo del contratto e del posto fisso per almeno cinque anni ancora. E senza faticare molto.

Le primarie in OSIMO

PD primarie A5.indd

OPINION COLPO: consigli regionali

homer 714Simone Nencini, ovvero gli amici, al C.E.S.S.O., il prestigioso Centro Euclideo Studi Sociali Osimo, si vedono nel momento del bisogno:  “Daino, lo vuoi un consiglio regionale? Se vuoi far colpo sull’opinione pubblica di centro-sinistra, la cosiddetta opinion-colpo, da domani comincia a portare un fiore all’Ucchielli”.

Colpoditacco 

Primarie, domenica 25 ottobre

Cara elettrice, caro elettore e  cari amici osimani
 
                scrivo per invitarti a partecipare con il tuo voto – Domenica 25 ottobre 2009 – alla scelta del Segretario Nazionale del Partito Democratico. E’ una scelta che riguarda il futuro del nostro Paese, per questo motivo il Partito Democratico ha deciso di coinvolgere tutti i suoi simpatizzanti, anche non tesserati.
Il 25 ottobre 2009, come è già accaduto per le primarie, siamo tutti invitati a recarci nei quattro seggi presenti  nella  nostra città   per dare il nostro voto.

La scelta del Segretario Nazionale parte dal coinvolgimento di tutti gli iscritti, verrà eletto uno tra i tre candidati:

Pierluigi Bersani: ha pensato a una nuova stagione politica, “Per il Pd e per l’Italia”.

Dario Franceschini: attuale segretario, ha messo in campo un’idea di futuro basata su “Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito, Qualità. Cinque parole chiave per il nostro Pd”.

Ignazio Marino: ha appoggiato l’idea di nuovo partito basato sulla formula: “Vivi il Pd, cambia l‘Italia“.

Queste diverse proposte politiche sono espressione della volontà di rendere più forte e coesa l’esperienza dei democratici, nata appena nel 2007 con la grande partecipazione avvenuta in occasione delle primarie.
Siamo in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese, ma è proprio per questo motivo che chiediamo anche la tua partecipazione, onesta e responsabile, nell’approfondire i programmi di questi tre candidati e scegliere lealmente la prospettiva che ritieni più giusta per te e per la tua comunità.

E’ importante la tua scelta oggi, in un contesto dove l’Europa marcia sempre di più verso posizioni di centrodestra; è fondamentale la tua partecipazione, anche per rendere più solido il nostro Partito Democratico che, prima ancora che candidarsi alla guida del governo, ha bisogno di allargare il proprio orizzonte elettorale e la propria proposta politica. Anche dopo il 25 ottobre servirà sempre rispetto e valorizzazione delle diverse proposte del pluralismo che rendono vivo e con un grande futuro il nostro Partito.
Ancora una volta il Partito Democratico ti chiama a essere protagonista per dotarci di quegli strumenti e di quei valori riformisti, come lo sviluppo economico, la giustizia sociale, che riteniamo alla base per la crescita di questo Partito e di questo Paese.

 Con profondo senso di servizio, abbiamo attraversato elezioni politiche, europee e amministrative, sempre guardando al bene comune. Abbiamo dimostrato con il nostro impegno che possiamo veramente radicarci nel territorio e non avere paura del futuro.
Per dare risorse, valori e sviluppo a questa scelta, scegli di partecipare anche tu.
 
Un cordiale saluto.

Paola Andreoni
capogruppo consiliare PD Osimo

Primarie PD 1

 Si vota dalle 7.00 alle 20.00  – nella nostra città – presso il seggio di :

LOGGIATO PIAZZA DEL COMUNE sezioni elettorali n°  1, 2, 3, 7, 8 ( vale a dire chi solitamente va a votare nelle sezioni della scuola Santa Lucia e della scuola del Borgo);

PIAZZALE SACRA FAMIGLIA sezioni elettorali n°  19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27 ( vale a dire chi solitamente va a votare nelle sezioni della scuola Fornace Fagioli e della scuola Marta Russo);

OSIMO STAZIONE  pizzale della stazione sezioni elettorali n°  9, 10, 11, 12, 13, 29( vale a dire chi solitamente va a votare nelle sezioni della scuola San Biagio e della scuola media di Osimo Stazione);

PADIGLIONE ex pizzeria Snoopy sezioni elettorali n°  4, 5, 6, 14, 15, 16, 17, 18, 28 ( vale a dire chi solitamente va a votare nelle sezioni della scuola Casenuove, della scuola San Paterniano, della scuola di San Sabino, scuola Padiglione, scuola di Campocavallo, scuola di Passatempo);

primarie PD 2

Possono votare tutti coloro che abbiano compiuto 16 anni, cittadini italiano, cittadini europei con residenza in Italia, o cittadini di un altro paese con permesso di soggiorno in Italia. Per votare basta un documento d’identità. Il contributo minimo per il voto è di 2 euro.

Le schede sono due:
– una azzurra per il Segretario Nazionale e l’Assemblea Nazionale (sono tre le liste: per Pierluigi Bersani, per Dario Franceschini, per Ignazio Marino)Pierluigi Bersani, per Dario Franceschini, per Ignazio Marino);
– una rosa per il Segretario Regionale e l’Assemblea Regionale (sono tre le liste: tutte per Palmiro Ucchielli).

1b-verde

La mia scelta:
mi auguro  che le primarie di domenica 25 ottobre siano un grande momento di partecipazione di tanti iscritti, elettori e simpatizzanti che, oltre ad esprimersi per la scelta del segretario nazionale e regionale, dimostreranno che ancora in molti credono nella democrazia e nel valore della partecipazione alle scelte della politica, proprio nel momento in cui questi valori sono messi in discussione.
La mia scelta sarà per Franceschini, in questi mesi, ha dimostrato di saper fare il segretario nazionale, mantenendo unito il gruppo dirigente e delineando un profilo riformista chiaro per il Partito Democratico. Sostengo la sua candidatura perché per me interpreta al meglio lo spirito con cui è nato il PD: un partito nuovo, plurale, che guarda al futuro del nostro Paese, capace di superare le divisioni del passato e che finalmente sia la “casa comune dei riformisti.

Se verrò eletta nel coordinamento regionale chiederò da subito  al neo segretario regionale – in vista delle elezioni regionali – una netta presa di posizione contro ogni possibile alleanza o accordo politico con quelle organizzazioni  i cui valori sono antitetici a quelli del PD, per parlare chiari: che il  PD non ha niente e non avrà niente a che spartire e da condividere con le liste di Latini e Simoncini che tutto sono meno che organizzazioni  “civiche”.  Paola Andreoni

Prove di viabilità : non prendetevela con i vigili urbani.

ProPaola 500ve di viabilità : non prendetevela con i vigili urbani.

 La modifica della viabilità nella zona di via San Giovanni, via San Gennaro, Via Fagioli e via M. Polo sta determinando grandi disagi non solo ai residenti ma anche alle famiglie che accompagnano i figli a scuola.

 L’amministrazione Simoncini-Latini, responsabile di questasperimentazione viaria“, dimostra  anche in questo caso con quanta superficialità ed improvvisazione sta guidando la nostra città.

Molti si lamentano perché il cambiamento attuato   invece di risolvere il problema della viabilità sta creando grandi difficoltà. L’auspicio dunque è quello che l’amministrazione si renda conto quanto prima dell’inefficacia della soluzione adottata che di certo non è risolutiva dei problemi per i quali è stata pensata. Se l’obiettivo era quello di incidere positivamente sullo scorrimento del traffico in via M.Polo, già a soli due giorni di sperimentazione, i fatti stanno dimostrando esattamente il contrario. Infatti le code in via M. Polo persistono e in aggiunta a questo si sono creati disagi nelle vie della zona San Giovanni.

I disagi derivano da tali situazioni:
1) il traffico proveniente da via San Giovanni in uscita per via M. Polo non può essere dirottato sulle vie SS.Benvenuto e Rocco e  San Gennaro perché sono strade troppo strette;
2) obbligare l’immissione in via Marco Polo solo in direzione Ancona significa allungare i tempi per chi dovendo andare in direzione Macerata  deve obbligatoriamente raggiungere quella specie di rotatoria posta in fondo a via Guazzatore. Tra l’altro  l’immissione, una volta che non ci sarà più il vigile, sarà ardua impresa. Ma significa anche allungare di molto i tempi di chi dovendo raggiungere il centro deve  arrivare fino  alla rotatoria denominata Gironda.

 L’invito è quello di non aspettare un mese, come comunicato con nota scritta dall’amministrazione, per capire che così non va. Ne va della salute di coloro  che in quelle vie debbono passare quotidianamente.

Intanto per sondare gli animi dei cittadini  si potrebbe suggerire all’assessore Francioni di recarsi dalle 7,30 alle 8,30 in quelle zone e verificare di persona il caos che si sta determinando in seguito a questa “bella pensata” e rispondere direttamente alle lamentele dei disorientati e arrabbiati cittadini.

 Una domanda mi viene spontanea:
In una società come quella in cui stiamo vivendo – ormai alle soglie del 2010 – dove internet e gli strumenti scientifici sono  sempre più diffusi e precisi, per sperimentare soluzioni viarie alternative non esistono strumenti tecnologicamente più avanzati che permettono di simulare e di valutare  le varie soluzioni individuate invece di trattare i cittadini come “cavie” per un mese?

  Paola Andreoni capogruppo consiliare  PD Osimo

traffico cittadino 

 

In attesa di vedere servizi su Bondi e Fede

savonarola5“Ho visto su Canale 5 le immagini del weekend di riposo del giudice che ha sbancato Mediaset sul Lodo Mondadori. Lo ha ripreso in atteggiamenti definiti ‘stravaganti’… Ho seguito il video con apprensione, in attesa di veder spuntare una velina in topless, un Topolanek nudo sotto la doccia, ma nulla. Si vede solo il tipo che fuma una sigaretta impaziente in attesa di andare dal barbiere, si siede su una panchina e accavalla le gambe mostrando calzini azzurri… che stravaganza. Aspetto con ansia la reazione di Annozero: una ripresa di Ghedini che fa la spesa, un’immagine esclusiva di Bondi che parcheggia in sosta vietata, Fede che si gratta sotto la cintura Gibaud… “

Savonarola