Casa degli Ailanti CEA “La Confluenza”: quando si potrà riutilizzare la casa ?

Ricevo e pubblico da   Ezio Saraceni presidente dell’associazione Osimoambiente

Una breve storia, magari con qualche “circa” e “mi pare”, che non incidono tuttavia sulla sostanza dei fatti, utile e probabilmente necessaria perché le decisioni in merito da parte della pubblica amministrazione siano corrette, pertinenti, utili alla collettività.
Casa “nostra”
Riteniamo di avere pieno diritto a considerare “casa nostra” (come diritto d’uso, non certo come proprietà) la casa (e le sue pertinenze) sita in via Capanne 11 (ex Casa Maraccio), attuale proprietà della Provincia di Ancona e da questa offerta, mi pare nel 1998, in comodato d’uso gratuito al Comune di Osimo, che si è contestualmente impegnato ad adeguare la struttura all’uso di “Centro di Educazione Ambientale”. La nostra Associazione utilizzava già da un anno l’insieme (casa e pertinenze) sia come ricovero attrezzi per la manutenzione e materiale didattico, sia, compatibilmente con l’agibilità, come luogo per iniziative con soggetti pubblici e privati collegate all’attività educativo-didattica che veniva da noi svolta nell’insieme dell’Aulaverde “La Confluenza”, di cui anche quello spazio privato è entrato a far parte integrante appena acquistato (per circa 250 milioni di lire) dalla Provincia.
L’amministrazione Muzio Gallo (allora proprietaria) ce ne aveva concesso l’uso gratuito, in cambio di un lavoro di pulizia degli spazi esterni dalla foltissima vegetazione sia di erbe che di arbusti e alberi (soprattutto Ailanti e Robinie) che aveva colonizzato tutti gli spazi esterni, compresi i muri perimetrali. Muzio Gallo voleva vendere e noi (insieme con l’amm.comunale) ci siamo dati da fare non poco perché l’acquirente fosse la Provincia. Riuscendo nell’intento. Sia la presidente Marisa Saracinelli, sia soprattutto l’ass. all’ambiente Marco Lion, insieme con il sindaco Niccoli e l’ass. Panini, come segno di riconoscimento per il nostro immenso lavoro di bonifica di quasi 7 km di sponda destra del Musone, della nostra attività didattico-educativa verso le scuole già da due anni, dei nostri progetti futuri, della nostra assoluta necessità di una struttura adeguata, dopo vari sopralluoghi e scartate altre due ipotesi (Casa dei Fantasmi e Casa Cupido, entrambe troppo onerose) hanno acquistato, su nostra esplicita richiesta, Casa Maraccio, via Capanne 11, che avevamo già battezzato, nel nostro faticoso lavoro di bonifica, Casa degli Ailanti, alberi pestiferi e incredibilmente invasivi.
Sul nostro diritto a restare in quella casa non sono stati prodotti atti formali. Abbiamo avuto il benestare verbale da parte dell’ass. Lion, del sindaco Niccoli, dell’ass. Panini…Serviva qualche altra formalità, date le premesse?
Da allora al presente abbiamo continuato a mantenere e migliorare quell’insieme sia all’interno delle strutture murate che negli spazi esterni. Almeno 20 volte sono personalmente salito sul tetto a pulire canali o sostituire coppi rotti (ce ne ho messi 60 di miei) ogni volta che vedevo infiltrazioni di acqua all’interno. Abbiamo sgomberato tutte le stanze da mobili e rifiuti lasciati dalle 3 famiglie che ci avevano abitato, come seconda casa, fino al 1996. Abbiamo tinteggiato le pareti, sostituito il vecchio impianto elettrico con uno a norma, acquistata e messa in funzione una pompa ad immersione per l’acqua dal pozzo, arredato semplicemente ma funzionalmente cucina e sale e vi abbiamo accolto più volte il sindaco Latini, gli assessori Simoncini, Ortini, Pirani, Domizio, Alessandrini, e molti consiglieri comunali. Sono stati ospiti il pres. Prov. Giancarli, gli assessori prov. Lion, Casagrande, Montesi, Gatto, Mariani… gli on. Giacco e Pecoraro Scanio.
Abbiamo rimesso (poveramente) in funzione il forno, iniziato il maquillage al pozzo (piantumando sui muri capperi e felci e dotandolo anche di una pompa a mano), risistemato la copertura del capanno attrezzi, ripulito il vecchio porcile. Utilizzando uno dei tirocini terapeutici lavorativi che ci sono stati affidati dai Servizi Sociali, abbiamo realizzato una platea per spettacoli teatrali bonificando il vecchio letamaio, utilizzata 2 volte per feste di fine anno scolastico da classi di Loreto e Osimo, prima che –mi pare nel 2002- quello spazio venisse coperto dai 2 container fatti portare lì per nostro uso dall’ass. Domizio, in sostituzione degli spazi interni alla casa che stavano per essere resi inagibili dagli imminenti (come sembrava) lavori di ristrutturazione.
Fin dal 1997 questo è stato il centro strategico per le annuali edizioni di “Puliamo il Mondo” , organizzato dal Comune di Osimo e gestito da Osimoambiente, che da allora ha qui la sua sede.
Negli spazi esterni abbiamo piantumato una lunghissima siepe a confine con la strada a sud e il terreno Muzio Gallo a ovest, fatta di almeno 30 specie di arbusti e altre essenze vegetali. Abbiamo piantumato un frutteto (Giardino dei frutti dimenticati e non solo), una notevole varietà di erbe aromatiche (scogliera degli Aromi), orchidee selvatiche (Scogliera delle Orchidee), alberi, arbusti, fiori un po’ ovunque. Abbiamo realizzato una piattaforma circolare per l’ orienteering (Isola degli 8 venti e delle 8 stelle), un’area recintata per le lumache (Atollo delle Chiocciole) e una per 2 tartarughe (Fossa dei serpenti), ripulito e attrezzato con un camminamento protetto da staccionata l’area delle tane di istrici e tassi (Le Grotte di Spino e Torquato). Abbiamo costruito, a nord di uno dei container, un grande Veliero delle Farfalle, piantumato all’interno con arbusti ed erbe nutrici, avvolto in una doppia rete (da pesca quella esterna) per la conoscenza delle metamorfosi di questo insetto. L’enorme prato (Piazza dell’erbe) , oggetto di manutenzione continua, è da sempre utilizzato per la scoperta e la conoscenza della biodiversità, delle erbe medicinali e di quelle adatte all’alimentazione umana. Una piccola parte dello stesso (circa 100 mq) è stata più volte usata come campo in cui i bambini di varie scuole materne hanno seminato e poi mietuto il grano “senatore cappelli” e il “kamut”(“operazione Pizza del futuro”) e quelli di elementari e medie il granturco nostrano e ottofile (“operazione Polenta”)
Il tutto a nostre spese. Un contributo straordinario del Comune nel 2007 (4000 euro), a parziale rimborso spese da noi sostenute sia all’interno che negli spazi esterni alla casa, ci ha restituito un po’ di ossigeno. Per un po’.
Abbiamo o no il diritto di considerarla casa nostra ? Certo non solo nostra. Lo sanno bene le migliaia di scolari e studenti, gli scout (ultimi i lupetti di Sigillo), gli ospiti delle Case di Riposo (ultima il “Ceci” di Camerano), i gruppi dei soggiorni estivi (ultimi quelli della Fondazione Ferretti della Selva di Castelfidardo), Fotografi naturalisti (che hanno realizzato un “Bird Garden”), il Gruppo Micologico Osimano (che ogni primavera vive qui la sua giornata di studio sulle erbe spontanee), altre associazioni (come “Confluenze” di Senigallia), mille altri soggetti pubblici e privati che ne hanno usufruito… e che potranno (crescendo di numero e di tipologia) disporre finalmente di una struttura adeguata che permetta altre mille iniziative e altri mille incontri di conoscenza, di socializzazione, di ricreazione, di partecipazione.
Ricordo infine che l’ incredibile ritardo con cui sono iniziati i lavori (primo stralcio, neanche completato)  ha causato a noi (e con noi all’insieme dei cittadini) un serio danno patrimoniale. Mancando la struttura adeguata e non essendo un Parco o altra area naturalistica di particolare valore riconosciuto ufficialmente, tutta questa realtà da noi creata con intelligenza, costanza,  enorme fatica e tanti soldi nostri, pubblicizzata nelle guide (Parco Gola della Rossa e Frasassi:itinerari fuori Parco; Guida alle aree naturalistiche della Provincia di Ancona), non ha potuto finora fruire dei contributi riservati ai CEA e ai LABTER della Regione Marche e di altre risorse che potevamo ottenere da altre fonti in tale veste. Vi preghiamo di attivarvi immediatamente perché il CEA o LABTER “La Confluenza” entri a far parte, ora che la struttura per quanto monca esiste, della rete regionale a pieno titolo.Sappiamo per certo che più volte qualcuno, in Provincia,  ha  fatto pressioni per riappropriarsi della casa, visto che Osimo non si decideva ad onorare l’impegno preso. E’ stata la quantità e qualità del nostro lavoro a giustificare la bontà dell’investimento. Non fosse stato per noi, se la sarebbero ripresa. E’ o non è da considerare “casa nostra”?
I lavori
A giugno 2008 sono finalmente iniziati i dovuti lavori di adeguamento strutturale e funzionale (piano terra casa:primo stralcio). Dovevano essere consegnati il 12 dicembre 2008! A tutt’oggi non ci vengono consegnate le chiavi per entrare e utilizzare quegli spazi ad esclusivo beneficio della collettività, per cui sono stati spesi 250 milioni di lire di allora dalla Provincia e circa 150.000 euro dal Comune di Osimo. L’anno scorso un bando regionale che utilizzava fondi strutturali europei per diversi milioni di euro destinati a progetti presentati da Comuni e Province, tra cui poteva entrare a pieno titolo la ristrutturazione della casa, magari con qualche fronzolo collegato e con un minimo accordo formale con altri 2 Comuni, per es. Recanati e Castelfidardo, con cui già abbiamo contatti e iniziative comuni (CEA Colloredo e CEA Fondazione Ferretti), che copriva l’80% dei costi , avrebbe offerto abbondantemente le risorse necessarie a coprire i costi del 2° stralcio e rimborsato in parte quelli del primo. Perché Osimo non si è presentata? C’erano ottime probabilità di successo, vista la qualità del progetto e del suo contesto e il sicuro appoggio della Provincia, che avrebbe visto finalmente andare in porto il suo investimento. Chi doveva seguire e attivarsi in merito? Su 380.000 euro (costo totale per ora, se ci si sbriga), la Regione avrebbe sborsato 304.000 euro… e il comune di Osimo solo 76.000… per finire tutto il lavoro, recuperando una metà della somma impegnata! Perché? Una balza così con capita tutti i giorni! Speriamo almeno che chiediate conto al funzionario che doveva provvedere e non l’ha fatto, con gravissimo danno. Quantomeno perché sia pronto e puntuale alla prossima occasione (o magari cercatene uno più sveglio).
Quando ho saputo del bando (piuttosto in ritardo) ho avvertito il geom.Lombardi (uno dell’equipe dei lavori) e il sindaco Latini, quando, a tempo scaduto, ho saputo che Osimo non si era fatta viva, cosa che non avrei mai immaginato potesse accadere.
Quanto ai lavori “consegnati”, da quello che ho potuto notare “curiosando” man mano che questi procedevano, ci sono delle carenze di vario genere.
Il pavimento in cotto a spina nella sala grande, oltre che costoso (messa in opera  2 addetti almeno per 2, forse 3 giornate in più che per piastrelloni a linea) sembra la regione dei grandi laghi, con dossi e cunette su tutta l’estensione. La stuccatura manca qua e là e sono rimasti, ben visibili, vari distanziatori nelle fughe. Inoltre è quanto di meno adatto a un piano terra frequentato da scarpe sporche di fango, polvere, magari acqua piovana. Quel pavimento rimarrà perennemente sporco e faticosissimo da pulire. La tinteggiatura delle pareti lascia assai a desiderare, anche perché la finitura dell’intonaco è molto approssimativa.
La porta del bagno per portatori di handicap non si apre se non per metà corsa (sbatte e si blocca sulla cornice della porta della sala grande). Ho chiesto all’architetto perché non ha previsto una porta scorrevole, più comoda e funzionale. Mi ha risposto che la legge non lo consente. Sarà vero? Così com’è è una barriera architettonica in più.
Gli elettricisti hanno installato un citofono di cui non vedo assolutamente la funzione. D’altra parte si sono scordati le luci esterne sia nel muro est che quello ovest e hanno lasciato senza prese le pareti lunghe est e ovest e metà di quella nord. Essendo un’aula polifunzionale sembrerebbe normale avere prese per la corrente ben distribuite… o no?
L’idraulico, al di là del tubo dell’acqua proveniente dal pozzo lasciato scoperto e a rischio gelate, non sembra abbia ben calcolato la pressione esercitata dalla (nostra) pompa (mi pare 4 bar) sul rubinetto automatico dello sciacquone, che non riesce a bloccare l’ingresso dell’acqua, che scorre quindi perennemente nella tazza. Lì è necessario un riduttore di pressione.
L’impresa ha lasciato l’esterno in condizioni pietose. Calcinacci, chiodi, ferri, vetri rotti, telai di finestre, sacchi e plastiche, buche, mucchi di ghiaino, rifiuti di vario genere… Abbiamo dovuto provvedere noi a pulire, spianare e sistemare ciò che ci è stato possibile.  Chiediamo che obblighiate l’impresa ad asportare i cumuli di calcinacci rimasti a nord, riportando l’esterno alle condizioni in cui l’hanno trovato all’inizio dei lavori. Mentre vi preghiamo di fare quanto occorre per il completamento dei lavori al piano terra, primo fra tutti l’immediato collaudo del riscaldamento con allaccio a bombola esterna (che offriamo noi), riteniamo necessario , per quanto riguarda il progetto del secondo stralcio, poterne prendere visione e ragionare insieme sulle soluzioni prospettate dall’architetto, viste le carenze riscontrate finora. Per dirne una fra le tante, abbiamo dovuto insistere non poco perché l’idraulico predisponesse l’allaccio per un futuro (speriamo prossimo) camino caldaia per il riscaldamento della casa (quantomeno del piano terra). Al di là del possibile utilizzo collegato alla cucina, in una casa “di campagna”, in un luogo dove la legna è abbondantissima e a portata di mano (spesso ti cade in testa a ogni soffio di vento), che l’architetto non abbia previsto un camino a legna, ma solo gpl…!
Nonostante i ripetuti tentativi in varie sedi (comune, architetto, geom. Lombardi…) siamo stati sempre tenuti all’oscuro (a parte qualche vago accenno su alcune soluzioni strutturali) di quanto e come si andava a realizzare. Eppure chi meglio di noi poteva sapere e indicare che cosa e come serviva a un Centro di Educazione Ambientale per essere funzionale e adeguato? Magari potremmo suggerire tagli su cose inutili e soluzioni alternative più economiche, lasciando perdere scelte solo apparentemente migliori e soprattutto fisime e megalomanie assolutamente fuori tempo, modo e luogo.
Potreste, al limite, esautorare l’architetto, acquistandone il progetto e modificandolo quanto e come possa essere efficiente, efficace, economico e procedere in proprio, magari con la nostra collaborazione. 
Osimo, 26 novembre 2009                         Ezio Saraceni (presidente Osimoambiente )

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