Una finanziaria 2010 del tutto inadeguata

Approvata, con il ricorso alla questione di fiducia per la ventisettesima volta in 18 mesi di Governo, una legge finanziaria per il 2010 assolutamente inadeguata ad affrontare la crisi economica.
La manovra di Tremonti, in estrema sintesi, si basa su due fonti di entrata provvisorie:
lo scudo fiscale;
2°  il trasferimento di circa 3 miliardi di euro del trattamento di fine rapporto dei lavoratori;
per coprire  centinaia di micro interventi di spesa dettati dall’emergenza di tappare le falle aperte con i tagli dello scorso anno sulla sicurezza, la scuola e l’università e da spinte clientelari.
Mentre ai Comuni vengono tagliati, oltre ai trasferimenti ordinari, 350 milioni per la mancata restituzione dell’ICI del 2008, causando difficoltà enormi al sistema di servizi offerto dagli enti locali, il Comune di Roma riceve 1,2 miliardi di euro in due anni.
Mentre non vengono finanziate alcune infrastrutture strategiche, come il completamento dell’alta velocità ferroviaria o i sistemi di trasporto urbano su rotaie, si stanziano 470 milioni per il ponte sullo stretto di Messina, che appare sempre più un’opera inutile visto che mancano gli adeguati collegamenti stradali sulla terraferma.
Mentre le piccole e medie imprese non riescono più ad ottenere dalle banche prestiti a tassi agevolati per sostenere la produzione, viene istituita la «Banca del Sud» che ripropone una logica vecchia e improduttiva di finanziamenti a pioggia per l’Italia meridionale, ripercorrendo la fallimentare attività della vecchia Banca del Mezzogiorno.
Inoltre mancano interventi per difendere l’occupazione e sostenere il potere d’acquisto dei redditi bassi e delle pensioni. Per ora la crisi è stata contrastata con il ricorso agli ammortizzatori sociali, la fantomatica cassa integrazione che, fino a qualche anno fa, veniva presentata dagli esponenti della destra come un ferro vecchio da abolire. Ma la cassa integrazione non ha una durata illimitata e serve a prendere tempo per mettere in campo iniziative di rilancio dello sviluppo industriale. Di questo tipo di interventi per combattere concretamente la crisi economica non c’è alcuna traccia nella legge Finanziaria.
Ci sono solo misure una tantum come lo scudo fiscale.
Il Governo in pratica basa gran parte del bilancio del 2010 su chi decide di riportare capitali illeciti in Italia pagando una tassa ridicola del 5% garantendogli anche l’anonimato. E i proventi dello scudo fiscale dove vanno a finire? Non a far uscire l’Italia dalla crisi economica.
Il Pd aveva proposto di destinare i proventi dello scudo fiscale a investimenti urgenti in tre settori: istruzione e ricerca, infrastrutture pubbliche e ristrutturazioni edilizie basate sul risparmio energetico.
E’ l’ennesimo esempio di come la destra, nonostante le roboanti promesse di investimenti infrastrutturali per combattere la crisi e di un fantomatico taglio delle tasse, in realtà viva alla giornata, senza alcuna strategia credibile, cercando disperatamente di tamponare i buchi creati con scelte irresponsabili come il soldi buttati per la non trasparente operazione Alitalia.

Per conoscere il testo della Legge Finanziaria 2010 approvato dalla Camera dei Deputati collegatevi al link
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0030570.pdf

Una bella notizia: Bersani richiama all’ordine D’Alema, e ribadisce la posizione chiara e trasparente del PD sulla questione GIUSTIZIA.

Massimo D’Alema, il re degli inciucioni, si era  spinto oltre, si era allargato troppo nelle aperture al presidente del Consiglio ( ritrovandosi in sintonia con il Partito dell’Amore ) e alla maggioranza, sul tema delicatissimo della Giustizia. “Baffino” aveva lasciato intendere in sostanza che la principale forza di opposizione potrebbe non ostacolare il legittimo impedimento – in Aula alla Camera dal 25 gennaio – in cambio di un ritiro o di una profonda modifica da parte del Centrodestra del ddl sul processo breve.
Pierluigi Bersani è prontamente intervenuto, smentendo “il Baffino” e precisando che la linea del Pd è sempre la stessa:

“nessun confronto sulle cosiddette leggi ad personam. Punto. Anche perché il rischio sarebbe quello di una nuova bocciatura della Corte Costituzionale, in base al principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il Partito Democratico è disponibile a discutere una riforma organica e complessiva del sistema giudiziario senza però dare alcun tipo di appoggio – anche solo con l’astensione – a provvedimenti che puntino a salvaguardare il premier dai procedimenti in corso”.

 Bravo Bersani. L’imput che arriva dal PD, tramite il suo intervento, è chiaro e trasprente:

“non possiamo risolvere noi i problemi al Cavaliere. Se la maggioranza vuole, approvi le norme che ritiene e noi faremo la nostra battaglia in Parlamento e anche nelle piazze. Punto.”

E D’Alema? La sua uscita non è in linea con la segreteria. Non è ora che si faccia da parte ?

Savonarola