Agli INVISIBILI: solo per loro i miei AUGURI.

Sono un appassionato di sport – come la maggior parte degli italiani -, ma da un po’ di tempo il mio interesse sta diminuendo inesorabilmente. Non mi riconosco più in un mondo dove i valori decoubertiani vengono regolarmente sostituiti da logiche di profitto. Parlando del calcio penso a giocatori come Zlatan Ibrahimovic, già “traditore” dei tifosi bianconeri e poi di quelli nerazzurri, oppure a Ricardo Kakà, l’atleta di Dio, sedotto da un “Real” contratto. La giustificazione è sempre la stessa: noi siamo dei professionisti. Non solo calcio però. Il ritorno in pista di Michael Schumacher, storica bandiera della Ferrari, con la concorrente McLaren, non mi sembra un bell’esempio per i giovani. Che delusione e sopratutto che cattivi esempi. Ancora peggio se passiamo alle due ruote.
La delusione più grande me l’ha data Valentino Rossi. Neppure un cenno di solidarietà da parte del cosiddetto “Dottore” nei confronti dei 67 lavoratori licenziati dalla casa motociclistica giapponese Yahaha che gli avevano scritto, tramite l’Unità, una lettera per chiedere il suo aiuto. Per chi non fosse a conoscenza dei fatti, ricordo che la Yamaha dall’8 gennaio chiuderà lo stabilimento di Lesmo (Monza) per trasferire la produzione in Spagna. Ecco il testo dell’appello degli operai all’illustre campione di Tavullia (o Londra?):

“Caro Vale, noi siamo disperati. La Yamaha ha deciso di chiudere la fabbrica e di licenziare i 67 dipendenti. Il prossimo 8 gennaio, se non ci saranno cambiamenti sostanziali, noi saremo tutti fuori, senza lavoro, senza futuro. Ti abbiamo aiutato tante volte a sistemare le moto, siamo stati contenti dei tuoi successi perché ci sembrava che fossero il successo dell’azienda e anche del nostro lavoro. Adesso ti chiediamo una mano, aiutaci a salvare il nostro posto di lavoro”.

Ormai è passato un mese, ma nessuna risposta. Forse era meglio se scrivevano a Babbo Natale. Purtroppo a troppi sportivi, eterni Peter Pan, piace la bella vita, prendere lauree ad honorem senza studiare, e in alcuni casi evadere le tasse, tanto poi, se vengono pizzicati, basta chiedere perdono con la faccia da “cane bastonato” in un video messaggio a reti unificate. Per loro c’è sempre una telecamera pronta.
Al contrario: i lavoratori, i precari e i disoccupati continuano a restare invisibili per tutti.

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