Impianti fotovoltaici su terreni agricoli in Osimo. Ecco la risposta del Sindaco.

Dopo quattro mesi  è arrivata finalmente la risposta ( prot. 26718 del 25/8/2010) alla interrogazione scritta sugli impianti fotovoltaici  sui terreni agricoli. A tal riguarda vanno ricordate le diverse posizioni.
Da una parte la sottoscritta che si dichiara a favore dell’utilizzo di questa fonte di energia ma allarmata e contraria all’eccessivo consumo del terreno agricolo ( fotovoltaico si ma sui tetti,  su  terreni già compromessi,  sui tetti di capannoni , sui tetti dei parcheggi, ecc.); inoltre  ritiene  opportuno che l’Amministrazione Comunale si doti di un regolamento al fine di scongiurare fenomeni di “fotovoltaico selvaggio”.
Dall’altra, la posizione degli inquilini di palazzo del Comune –  Simoncini&Latini – per i quali il problema non sussiste,  (anzi, coinvolte attivamente  dal  fenomeno del ” fotovoltaico a terra “: Latini come produttore,  mentre un assessore risulta progettista di tali opere),  si sono dichiarati contrari a ogni freno , a qualsiasi vincolo circa la possibilità d’installare impianti di produzione di energia rinnovabile nel nostro territorio, quindi favorevoli al consumo  senza freni dei terreni agricoli.
A supporto delle loro posizioni, e  in modo demagogico come nel loro stile,  hanno giustificato che il ricorso al fotovoltaico aiuta l’economia degli agricoltori osimani gravemente colpiti dalla crisi economica e mi hanno incolpato “ di essere acerrima avversaria dei poveri agricoltori costretti  a produrre  fotovoltaico, perché la campagna non rende più “.
Con la risposta fornita dall’amministrazione alla mia interrogazione con la quale chiedevo di conoscere quante erano le istanze presentate  per l’installazione degli impianti fotovoltaici nei terreni agricoli, diventa immediatamente  chiaro a tutti che la maggior parte dei richiedenti non sono agricoltori.
Ecco l’elenco delle istanze di domanda ( triplicate nel 2010 rispetto al 2009) per l’ installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli osimani, con specifica dell’indicazione della collocazione degli impianti e dei KW di potenza energetica di ciascun impianto.  ( Ho omesso dall’elenco  gli impianti inferiori a 200 Kwp):

richiedente

Ubicaz.impianto Kwp
Sun Solution srl Via Chiaravallese 1.620
Fotosolar Enery spa Via di Jesi 1.040
M.R.G. srl Via Linguetta 1.999
Lanari A. e M. Via Molino Basso 1.958
Latini A. – Latini Dino Via Molino San Polo 1.903
Pesaresi M. – Pesaresi P. Via San Valentino 1.903
Apollo Europe srl Via Cagiata, 84 1.754
Tenuta Casenuove srl Via Coppa 1.717
Del Monte A. Via Fosso 1.716
OMAC Via Osteriola 1.702
C.P.E. snc Via Bellafiora 1.700
Az.Agricola Fava G. Via Colle San Biagio 1.691
Vignoni M. Via Abbadia 1.650
Novapover R1 srl Via Cola, 27 1.576
Hercolani Fava Simonetti Via Fontemurata 1.500
Ist.Campana Via delle Querce 1.497
Mezzelani A. M. Via Soderini 1.459
Cons.Bonifica del Musone Via Coppa 1.304
Fortecno snc Via Fratte, 24 1.300
Az.Agr. Bietti F. Via San Biagio 1.200

Nella maggioranza dei casi sono società di capitali e ciò dimostra che dietro  questi campi voltaici non ci sono i “poveri agricoltori” ma ditte, a volte  società appositamente costituite.
Con l’ interrogazione si chiedeva di  dare regole al fenomeno  del fotovoltaioco a terra,  cercare di conciliare i diversi interessi: quelli degli imprenditori da una parte tesi a cogliere delle legittime opportunità e quelli che si richiamano al benessere collettivo, alla tutela ambientale e paesaggistica dall’altro il cui primo difensore deve essere proprio l’Ente Locale.

Bene ha fatto quindi la Regione Marche che è intervenuta sulla problematica – cogliendo  il pericolo ambientale e paesaggistico che deriva dalle distese di pannelli solari che  consumano  il suolo – ponendo il   limite di 200 kilowatt per la assoggettabilità degli impianti fotovoltaici alla procedura di valutazione di impatto ambientale. Questo malgrado il consigliere Latini ( che qualcuno ingenuamente pensa che  in Regione rappresenti gli interessi della nostra città) abbia proposto un emendamento con il quale voleva che tale limite fosse 500 Kw. Emendamento che è stato sonoramente bocciato e rispedito al mittente dalla maggioranza.

Emendamento n. 2/7 del Consigliere Latini: (pag.38 Allegato Resoconto verbale)
Al comma 1, lettera n decies, il punto 2) è sostituito dal seguente:
“la cui potenza complessiva sia inferiore o uguale a 500 kW a condizione che non ricadano in ambiti sottoposti a vincolo di tutela integrale del PPAR o vincolo d’inedificabilità assoluta imposta dai PRG ad esso adeguati;”.
Lo pongo in votazione.   ( – L’Assemblea legislativa non approva – )

—-Paola Andreoni
capogruppo PD Osimo

Un unico progetto

“ Basta con la lotta di classe ”
Invoca la Confindustria per bocca della Marcegaglia  **

“ Basta con la 626 ”
Proclama Tremonti, ** ministro del tesoro di tutti, amministratore per pochi

Il problema è che non c’è nessuna lotta di classe. C’è solo una guerra unilaterale.
UNA GUERRA IN CUI I MORTI STANNO SOLO DA UNA PARTE: più di un migliaio l’anno. ——— E a Tremonti non bastano. Ne vuole di più.

 

Savonarola

Il vuoto della politica

di Don Andrea Gallo rubrica “La Nuova Novella” de la Repubblica.  Il Popolo della Libertà, della Lega si infuria per la provocata degenerazione della politica italiana. Il distacco dalle Istituzioni è ormai diventato un abisso da parte di moltissimi italiani. Il massacro mediatico continua ad abbattersi su Fini, I Finiani rispondono con molti tatticismi.
I parlamentari della maggioranza ci vogliono spiegare in quale modo hanno sprecato la fiducia ottenuta in tre occasioni, per le politiche, per le europee e le regionali?
Nessuno può negare il vuoto politico paralizzante. Nonostante tutto, senza assunzioni di responsabilità diretta, si pretende uno scontro elettorale anticipato, al buio, con una legge elettorale definita “Porcellum”
Il Presidente Napolitano è sotto accusa, dal Premier e da Bossi agli scalpitanti colonnelli azzurri e leghisti. Un Capo dello Stato che richiama le responsabilità democratiche e chiede rispetto per le procedure costituzionali. Niente di più niente di meno. Incuranti di tutto ciò, ministri, deputati e senatori sbraitano in coro: Il Presidente si adegui.
Tempesta nel Centro-Destra. Temporali nel Centro-Sinistra. I Partiti deludono… In una navigazione burrascosa sarebbe saggio consultare la bussola, la Costituzione e non minacciare invasioni di piazza con milioni di fedelissimi.
Vivo molti degli atteggiamenti leghisti come una offesa al cittadino italiano. Quel dito medio alzato, il linguaggio “delicato” leghista non mi appartiene. Fino a quando resisterà questo fenomeno culturale padano, travestito da spirito popolare e religioso? Non è chiara la posizione della nostra Chiesa nei confronti di questo moderno tribalismo guerriero, tra confuso e affrettato federalismo, xenofobia, razzismo e secessione. Del resto il grande movimento cattolico di Comunione e liberazione da che parte sta? Gli “eletti” della Lega, un partito di rappresentanti dello Stato, che non riconoscono, di quello Stato, nemmeno i confini territoriali.
Il nonno Berlusconi con i nipotini si riposa a Porto Rotondo e mentre l’Italia sprofonda nella corruzione e povertà, ostenta ottimismo in piena bufera. Le circostanziate osservazioni di Bankitalia a Verdini, coordinatore del Suo Partito, non lo sfiorano minimamente. Con il consueto look sportivo passeggiando, tra gli osanna, esclama: “Vado avanti, sono sereno, tengo duro”. Sarebbe interessante una sua visita all’isola dei Cassintegrati, all’Asinara.
Dall’America le parole di Obama sulla libertà religiosa, premessa a tutti i diritti umani, dovrebbero essere ascoltate dall’intera classe politica europea.
Sarkozy, dal suo conto, come uno sbirro sbaracca i Rom e ripulisce le banlieu e sveglia la sinistra. Europa-Fortezza, dove sono le tue radici cristiane? Quasi due italiani su tre, ritengono che negli ultimi cinque anni la loro posizione sociale sia peggiorata. Anche nel Nord-Est. È un segnale allarmante. Difficile, dunque, non porsi qualche dubbio sul nostro futuro. Emergeranno ancora protagonisti e responsabili della politica, con il coraggio e la forza della propria coscienza morale?
Tragedia a Genova alla Fincantieri. Le atroci morti sul lavoro non si fermano. Arriveranno avvisi di garanzia e poi…? Esprimo il mio cordoglio ai familiari e ai compagni di lavoro.
Situazioni sempre più drammatiche nelle carceri genovesi. Vogliamo aspettare che la “polveriera” esploda?
Speriamo passino veloci queste giornate vacanziere. Per chi non ha potuto “partire” la fatica quotidiana è pesantissima. Quanti servizi chiusi per ferie o a mezzo sevizio! È un tormento pensare ai numerosi anziani soli. Guardare in alto è ancora possibile? È bello, e un dovere di solidarietà. È urgente il coraggio e tanto coraggio. Liberiamoci tutti dall’indifferenza che ci attanaglia. Usciamo dalla “Società delle spettanze”. Scatti in ciascuno di noi l’indignazione contro ogni potere economico selvaggio, mafioso, moralistico. Si dichiara, in tante Sedi, Partiti, Associazioni, Sindacati, di essere a servizio degli altri, in realtà si considerano gli “altri” funzionali ai propri interessi di bottega.
Meno esternazioni e più condivisione delle speranze, delle gioie, dei drammi e delle sofferenze delle Donne e degli Uomini del nostro tempo.
La Comunità Ecclesiale deve porsi, a mio avviso, una domanda cruciale: “Perché il Cristianesimo ha cessato di essere interessante agli occhi di tanti?”. Nel dialogo scopriremo che si attende un Vangelo come “proposta”, una buona notizia e non si accetta un’imposizione dogmatica. Più che mai si chiede ai cristiani di saper creare spazi comunitari, case e scuole di comunione, porte aperte a tutti dove si ascolta, prima di parlare, dove non si giudica prima di accogliere.
Sono numerose le persone in cerca di luoghi di libertà, giustizia, gratuità, condivisione, laicità, impegno per il bene comune. Nei miei numerosi incontri percepisco una profonda inquietudine negli abitanti della “Polis” animati e intenzionati a lottare pacificamente per ottenere “aria pulita” nell’ambiente, nelle famiglie, nei quartieri, nei partiti, nella scuola, nei movimenti, nelle istituzioni, nelle chiese. “Come si può chiamare “identità Cristiana”, quella che esalta l’immagine del Crocifisso, ma poi crocifigge tanti fratelli, contravvenendo la caratteristica che Gesù ha voluto dare ai Suoi discepoli?”. (Luigi Bettazzi Vescovo del Concilio Vaticano II°).

Osimo, Bollettino Meteo e Biometeo 31 agosto – 2 settembre 2010: tempo stabile e in miglioramento.

Bollettino Meteo:   previsioni Martedì 31 – Giovedì 2 settembre 2010

Bollettino Biometeo: la temperatura si è abbassata.

E’ finita la stagione del Mare?

Gheddafi a Roma: comiche ed affari

Il nostro  miglior alleato internazionale il colonnello Gheddafi è arrivato a Roma.  Ad attendere il suo arrivo centinaia di ragazze, reclutate da una agenzia pubblicitaria. Alla fine saranno quasi 500. Eleganti, bellissime, multietniche, riceveranno un “gettone” da 70 euro per sentire le “lezioni di Corano”.
Il programma della visita prevede anche che si affronteranno  gli affari dei due “leader”: banche, comunicazioni, petrolio…ovviamente affari personali!

A breve in Italia anche l’altro nostro alleato strategico: Putin.

Savonarola

Elezioni? Un dovere farsi trovare pronti, e lo sia in modo unitario tutta la sinistra.

Le elezioni anticipate sono ormai un ipotesi più che reale e per questo tutto il centro Sinistra e i movimenti che a questo si richiama hanno il dovere di farsi trovare pronti.
E’ ora di mettere da parte, di superare le divisioni e le scissioni che non hanno fatto altro che indebolire  la sinistra italiana  e trovare nuovo slancio per creare valori di sinistra capaci di rispondere in maniera efficace alle sfide dei giorni nostri.
Credo che questi valori che vanno riportati al centro della vita politica del Paese siano i  temi del lavoro, la questione sociale, la difesa della democrazia e delle istituzioni, mettere in primo piano la questione morale che oggi è più che mai attuale.
Questi temi devono essere al centro dell’ azione politica per ridare speranze a questo Paese, ai suoi giovani: perchè una alternativa credibile c’è ed è pronta. E come diceva qualcuno più importante di me: UNITI si vince  (e si deve governare).

Savonarola

9 dipendenti in meno: lacrime da coccodrillo delle Liste Simoncini&Latini.

Alla fine del 2010 il Comune di Osimo avrà 9 dipendenti in meno, senza la possibilità di sostituerne uno. Senza le esternalizzazione dei servizi, come si potrebbe andare avanti? ( Liste Simoncini&Latini )

Queste sono proprio “ lacrime da coccodrillo “. Dopo aver per anni penalizzato i dipendenti comunali, con spostamenti in settori diversi dalla loro professionalità, dopo averne per anni mortificato la  professionalità e la  competenza tanto che molti di loro hanno preferito andarsene dal nostro Comune anche a scapito di sacrifici  e disagi, dopo aver per anni preferito l’apporto di incarichi esterni, l’amministrazione delle liste Latini&Simoncini e la sua “continuità”, oggi “piangono” di essere a corto di dipendenti comunali. Eppure dovrebbero conoscerlo bene l’ ammonimento contenuto nel prezioso proverbio della nostra tradizione popolare:

 “ognuno raccoglie ciò che semina“.

Paola

 

 

Le regole di Marchionne e l’etica di Berlinguer

di Eugenio Scalfari 30 agosto 2010 Il Marchionne intervenuto a Rimini al meeting di Comunione e liberazione non ha detto grandi novità rispetto al Marchionne di Pomigliano. Del resto da allora non è accaduto nulla di rilevante che non fosse già stato previsto: il mercato automobilistico mondiale continua a perder colpi in Occidente (e a guadagnarne nei grandi mercati dei paesi emergenti); la Fiat è una delle imprese più penalizzate sia sul mercato italiano sia su quello europeo; la stessa Fiat tuttavia vende in Italia circa il 40 per cento del suo prodotto e quindi in Italia ci deve restare, che lo voglia oppure no, ed anche le più massicce de-localizzazioni non possono cancellare con un tratto di penna tutti gli stabilimenti italiani e la manodopera che ci lavora.
Questa situazione è nota da un pezzo, fin da quando due anni fa Marchionne lanciò l´operazione Chrysler con l´accordo dei suoi azionisti, del presidente americano Barack Obama e dei sindacati di Detroit. Non tutti i commentatori capirono che non era la Fiat a conquistare la Chrysler ma viceversa: la Fiat si aggrappava alla Chrysler, anch´essa in stato pre-agonico, per fare di due debolezze una forza. Questo era il programma di Marchionne che d´altra parte fu onesto nell´ammettere questa verità.
Previde anche – e lo disse – che la Fiat avrebbe scorporato la produzione automobilistica dal resto del gruppo costituendo una nuova società, cosa che è avvenuta secondo le previsioni.
Da allora non ci sono state svolte nuove: Marchionne aveva già dichiarato che lui operava in una nuova era di economia globalizzata; usò anche l´immagine «dopo Cristo» orami diventata famosa.
Di nuovo c´è stata la traduzione nei fatti di questo programma, a Pomigliano, a Termini Imerese, a Melfi e in parte a Mirafiori. Il referendum a Pomigliano, la nuova società diventata proprietaria di quello stabilimento, la resistenza della Fiom-Cgil, lo sciopero di Melfi, i tre licenziati, il ricorso al Tar e il loro reintegro, la decisione della Fiat di non riammetterli al lavoro in attesa del secondo grado di giudizio, l´intervento del presidente Napolitano e il suo auspicio di superare l´incidente con spirito di equità in attesa della sentenza definitiva. Infine il Marchionne di Rimini.
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A Rimini l´amministratore delegato della Fiat ha esposto con la massima chiarezza alcuni suoi «mantra».
1. L´economia globalizzata impone che l´aumento di produttività nei paesi opulenti sia molto più elevato di quanto negli ultimi trent´anni non sia avvenuto, per tenere il passo con quanto avviene nei paesi emergenti e non perdere altro terreno nei loro confronti.
2. La lotta di classe è finita perché non ci sono più classi.
3. La domanda di automobili in Occidente è molto diminuita ed è tuttora in calo, perciò bisogna concentrare la produzione in un numero limitato di imprese, riducendo il numero delle unità prodotte e aumentando la competitività.
4. I lavoratori debbono accettare nuove regole sulla flessibilità negli orari, sul ricorso allo sciopero, sulla struttura del salario e dei contratti.
5. La giurisdizione del lavoro dovrà, di conseguenza, essere aggiornata.
6. Forme di partecipazione dei lavoratori ai profitti derivanti dall´aumento della produttività sono auspicabili e vanno incentivate.
7. Le parti sociali debbono premere sui governi per ottenere nuovi tipi di «welfare» appropriati alle nuove regole.
Alcuni di questi principi sono ragionevoli e meritano di essere discussi. Altri hanno un´ispirazione profondamente reazionaria. Inoltre in questo ragionamento colpiscono alcune omissioni, la più vistosa delle quali riguarda le diseguaglianze retributive che hanno raggiunto livelli inaccettabili. Marchionne può dire che questi problemi non riguardano il suo «campo di gioco» ma negherebbe con ciò l´evidenza: ogni persona e quindi ogni lavoratore vive in un contesto sociale che non può essere parcellizzato, è un contesto globale ed implica in prima fila il tema dei diritti e dei doveri.
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Bisogna riconoscere – e per quanto mi riguarda l´ho scritto più volte – che l´economia globale comporta un trasferimento di benessere dall´area opulenta all´area emergente e povera. Si potrà gradualizzare entro certi limiti questo processo, ma è del tutto inutile cercare di arrestarlo.
Il trasferimento può avvenire in vari modi. Uno di essi è l´immigrazione dall´area povera all´area opulenta, un altro è la de-localizzazione della produzione e del capitale in senso contrario, un altro ancora consiste nella ricerca di analoghi trasferimenti di benessere sociale all´interno dell´area opulenta tra ceti ricchi e ceti poveri, accompagnati da ritmi di produttività più intensi nelle aree povere affinché la loro dinamica sociale accorci le distanze con le aree ricche.
Siamo cioè – e non certo per libera scelta – di fronte ad un gigantesco riassetto sociale di dimensioni planetarie, nel corso del quale bisognerà tenere ben ferma la barra sui due diritti fondamentali: la libertà e l´eguaglianza.
Il riassetto sociale è infatti di tali proporzioni da mettere a rischio quei due diritti. Può cioè dar luogo a forme di governo autoritarie nell´illusione che solo in quel modo sia possibile governare i processi sociali; e può anche dar luogo a discriminazioni inaccettabili sul piano dell´eguaglianza.
Purtroppo in Italia si rischia di caricare gli oneri del riassetto sociale sulle categorie più deboli e di ferire in tal modo sia l´eguaglianza sia la libertà.
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Nel corso del meeting di Rimini, il giorno prima di Marchionne aveva parlato Giulio Tremonti. Un discorso ampio, di economia, di finanza e di politica.
L´intervento di Tremonti è stato ampiamente riferito dai giornali e non ci tornerò sopra, ma c´è un punto che qui m´interessa cogliere: quando il ministro dell´Economia ha parlato di austerità ricordando che in anni ormai lontani quel concetto fu patrocinato da Enrico Berlinguer che propose di farne il cardine d´una nuova politica economica.
È vero, Berlinguer vide con trent´anni di anticipo il grande riassetto sociale che stava arrivando, ne colse alcune implicazioni che riguardavano la politica e le istituzioni, decise di orientare in modo nuovo la politica del suo partito affinché si ponesse alla guida di quel riassetto.
Non fu soltanto Berlinguer a imboccare quella strada. Nel Pci a favore d´una politica di austerità si schierò Giorgio Amendola, nel sindacato Luciano Lama, negli altri partiti Ugo La Malfa, Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Gino Giugni e Giorgio Ruffolo, Bruno Visentini. Nella Dc, Ezio Vanoni e Pasquale Saraceno. Insomma la sinistra di governo e la sinistra di opposizione.
Il richiamo di Tremonti è stato dunque molto opportuno: la sinistra, quella sinistra, aveva capito in anticipo i tempi e le crisi che si addensavano e ne vide le conseguenze sulla società italiana.
Tremonti però non ha reso esplicito il significato di quella posizione. Berlinguer voleva che fosse la sinistra a guidare il riassetto sociale incombente, per garantire che non fossero solo i ceti più deboli a pagarne il costo.
Questo aspetto del problema è stato oscurato dal nostro ministro dell´Economia ed è invece l´aspetto fondamentale.
Se si deve attuare una vasta modernizzazione istituzionale e un trasferimento di benessere sociale dalle economie opulente verso quelle emergenti; se un così gigantesco riassetto non può essere disgiunto da un riassetto analogo all´interno delle aree opulente; è evidente che i più deboli debbono partecipare in primissima fila a questa operazione. I ceti medi e medio-bassi non possono essere oggetto del riassetto sociale senza esserne al tempo stesso il principale soggetto.
Questo è il punto che manca all´analisi di Tremonti e che Marchionne ha vistosamente omesso come l´ha omesso la Marcegaglia. L´intero meeting di Rimini su questo punto ha taciuto: omissione tanto più vistosa in quanto avvenuta in una occasione promossa da una delle principali Comunità cattoliche, con tanto di benedizione papale e presenze cardinalizie.
Né è accettabile che una così plateale omissione sia giustificata con l´argomento che l´aspetto politico non riguarda gli operatori economici e gli imprenditori.
Grave errore: l´economia politica ha come tema centrale proprio quello dell´etica, cioè dei diritti e dei doveri, della felicità e dell´infelicità, della giustizia e del privilegio.
Una Comunità cattolica dovrebbe mettere al centro delle sue riflessioni questo tema e porlo ai suoi ospiti. Se non lo fa, diventa una lobby come in effetti Cl è da tempo diventata.

Gran TORINO

E’ partita  a Torino la TERZA FESTA DEMOCRATICA NAZIONALE. Dal 28 agosto al 12 settembre Torino sarà quindi la capitale della politica, dopo essere stata la prima capitale d’Italia. La scelta di Torino come sede della Festa infatti non è casuale: l’appuntamento sarà dedicato al 150° anniversario dell’Unità d’Italia e, per questa ragione, è stato scelto come slogan della Festa: “L’Italia si riunisce a Torino”.
Saranno giorni di dibattiti e show con spazio anche a  ristorazione, giochi e ballo.
E sempre in questa occasione Pierluigi Bersani lancerà l’operazione “porta a porta” annunciata nei giorni scorsi.
Qui trovate il programma completo.

La scusa del processo breve.

Il processo breve anzi brevissimo (quasi non ci fosse) è una priorità solo per Berlusconi e per i delinquenti, visto che manderebbe al macero migliaia di processi. Questo governo travolto dagli scandali, vicino a cricche ed affaristi, protegge solo interessi particolari, che confliggono con quelli del Paese. Pensare a Obama o alla Merkel che inchiodano i rispettivi parlamenti a discutere di processo breve sarebbe surreale, in Italia è la sconcertante realtà “.

Savonarola

Un angelo nell’apocalittico mondo di Calcutta

 

 

100 anni fa nasceva un   ANGELO

 

Campeggio

dalle newsletter di Debora Serracchiani ricevo e pubblico

Ogni anno migliaia di turisti scelgono il campeggio per trascorrere le loro vacanze in Italia. Da un po’ di tempo a questa moltitudine si è aggiunto un personaggio un po‘ particolare: Muammar Gheddafi.
Le sue visite di Stato con l’immancabile tenda beduina sono ormai un classico dei tiggì e domenica prossima si replica a Roma, in occasione dei festeggiamenti del secondo anniversario del Trattato di Amicizia italo-libico.
A giugno del 2009 la tenda fu piantata nel bel mezzo di Villa Pamphili, attuale sede di rappresentanza del Governo Italiano e teatro nell’ 800 della sanguinosa battaglia dei garibaldini a difesa della “Repubblica Romana”.
Questa volta, fortunatamente, è stata scelta una location diversa, e la struttura sarà allestita all’interno della residenza dell’ambasciatore Gaddur, in un elegante quartiere sulla Cassia. E’ da lì i due amiconi, Gheddafi e Berlusconi, si sposteranno in una caserma dei Carabinieri che fungerà da teatro dei festeggiamenti, cui parteciperanno anche i 30 cavalli che il raìs si è portato appresso in charter da Tripoli.
Vi sembrano particolari pittoreschi? Non è tutto: sui nuovi passaporti libici comparirà la foto del premier Silvio Berlusconi e del colonnello Muammar Gheddafi mentre si stringono la mano.
Se questa è la politica estera di un Paese che spera di essere rispettato di fronte all’opinione pubblica mondiale, credo che abbiamo un’ ulteriore buona ragione per mandare a casa Berlusconi il più velocemente possibile. Se vorrà, poi, potrà invitare Gheddafi a piantare le tende nel giardino di Arcore.

di Debora Serracchiani

Solidarietà e vicinanza ai precari della Scuola

 

La protesta dei precari della scuola, ai quali esprimo la mia solidarietà e vicinanza, rappresenta non solo una richiesta di riconoscimento della dignità del proprio lavoro, ma una dimostrazione della scelleratezza della scelta della destra di puntare sulla riduzione  della qualità del servizio scolastico e di voler umiliare i lavoratori che vi operano. Ricordo che sulla scuola il governo ha operato il più grande taglio occupazionale della storia del paese.
La scuola non può essere  considerata un ramo secco da tagliare. Gli altri Paesi Europei – per prima la Germania – puntano, al fine della ripresa economica, sulla qualità della formazione e dell’istruzione e sulla valorizzazione del capitale umano, primaria ricchezza di un Paese.

Paola

E’ successo a CivitanovaMarche: “Sono solo bambini…”

Come dice il vecchio detto popolare in questi casi ?: Tali padri….

Paola

I posti più belli che abbiamo scoperto in questi giorni di ferie

Prelà in provincia di Imperia, ci sono capitata questa estate per caso, mi ci ha portato il cuore, l’incontro da sempre programmato ma mai realizzato con una mia ex compagna di università. E’ un posto magico dove il tempo  si è fermato per conservarlo quasi intatto fino a noi nella bellezza del suo ambiente naturale, della sua storia e delle sue tradizioni si trova in fondo ad una piccola valle dell’entroterra imperiese, l’Alta Val Prino.In particolare ci si arriva percorrendo l’autostrada A-10 Genova-Ventimiglia e si esce ad Imperia ovest per poi seguire le indicazioni per Dolcedo e Prelà. Ma quello che di cui vi voglio parlare è una piccola frazione che si chiama Valloria. È terra di ulivi e angolo di serenità,  le case sono abitate dai pochi residenti per i quali l’ospitalità è sacra e il visitatore viene accolto con la semplicità derivante da una sensibilità culturale profonda. La vita si svolge ancora col ritmo dettato dalla natura, tra le pareti domestiche, la cura degli ulivi e la produzione dell’olio, che tuttora rappresenta la ricchezza del borgo.
C’è un caratteristico ristorantino, con una cucina semplice caretteristica del posto,  ma la sorpresa doveva ancora arrivare e fu quando la mia cara amica  ci introdusse per le stradine circondate da case di pietra, nel vedere  i colorati dipinti sulle vecchie porte di cantine e di ripari per gli animali, negli anfratti delle strade e sotto gli archivolti di pietra.
Lo stupore e la meraviglia non mi hanno più lasciato per tutto il giro del paese nel vedere la magia di un mondo che solo gli artisti sanno creare e che in questo caso si sommava a quello di un villaggio arrivato fino a noi da tanto lontano praticamente intatto nella sua armonia capace di far rivivere il passato.
Ho sentito subito il bisogno di saperne di più e di capire come mai questa frazioncina – Valloria – fosse così caratteristica con le sue porte dipinte e le sue feste dell’inizio di luglio e di agosto, durante le quali alcuni pittori vengono invitati a lasciare  lì il loro segno.
Ho così scoperto che questa meritata fama che si concentra nel detto “A Valloria fai baldoria” è dovuta ad un gruppo di amici che hanno inizialmente creato un’Associazione dal nome “Le tre fontane”,.legato alla tradizione locale, che si è poi trasformato in “Amici di Valloria”, che hanno avuto a cuore la rinascita di questi luoghi abbandonati dall’esodo verso le città.
Grazie alla fantasia di questo gruppo di amici che hanno lavorato per dare una nuova vita a questo luogo dove la natura, il clima e la qualità della vita è oggi così apprezzata soprattutto dagli stranieri che numerosi sono venuti a cercare il luogo privilegiato del loro sogno mediterraneo.
Questo gruppo di persone dagli anni 80 ha cominciato a riunirsi regolarmente, intorno ad una tavolata imbandita con le prelibatezze locali tipiche di una invidiabile dieta mediterranea, con lo scopo di trovare il modo di rivitalizzare e far rivivere il paesino lasciato dai più per andare a vivere in città.
Ed è così che dal 1991 è nata una festa la cui fama ha quasi oscurato quella di sagre ben più antiche, ma non altrettanto sostenute dalla fantasia, dalla volontà e dall’amore per il proprio territorio degli Amici di Valloria, che hanno saputo creare e far diventare ormai una tradizione consolidata l’occasione di un ritorno alle radici, motivo di grande aggregazione che ha saputo unire tante persone amanti dell’autenticità.
Ma la sagra con il suo slogan e i bellissimi manifesti pubblicitari di cui si sono occupati gli amici milanesi, è stata solo un inizio. Il bisogno di mantenere un ricordo del passato e delle sue attività, usi e costumi si è materializzato con il restauro dell’Oratorio di Santa Croce nel 1994, che ha permesso di ospitare al suo interno il “Museo delle Cose Dimenticate”.
Ancora oggi è un tempio che riesce a commuovere le persone anziane che ritrovano il loro “piccolo mondo antico”, ma anche i giovani, che possono intuire quanta fatica è costata a tante generazioni del passato la trasformazione di un territorio selvaggio e scosceso in un luogo ameno fatto di coltivazioni con terrazzamenti estesi a tutta la vallata e case di pietra a cui si sono aggiunte nei secoli tante testimonianze di una fede condivisa, che oggi vede la valle costellata in ogni dove di magnifiche chiese.
Da quell’anno è stata vincente anche l’idea, di accogliere l’opera di artisti di varia ispirazione che potessero lasciare sulle porte più vecchie e non ancora rinnovate, come quelle dei magazzini spesso abbandonati, un segno tangibile della loro arte, adattandolo in assoluta libertà alla porta che veniva loro affidata in occasione delle giornate di inizio luglio e agosto, che terminavano con la famosa festa.
La fama di queste belle manifestazioni culturali ed artistiche si è diffusa ben presto e riesce ad attirare persone di ogni età, condizione sociale e nazionalità, ma soprattutto la realizzazione di un turismo sostenibile, che sempre più si sta diffondendo nel nostro meraviglioso paese, senza alterarne la bellezza.
Ormai le porte dipinte hanno superato ampiamente il centinaio e la prossima occasione per arricchire il borgo  di altre performance artistiche avrà luogo il  3 e 4 luglio con relativa festa, che si rinnoverà il 7 e l’8 agosto per la gioia di grandi e piccini e di tutti i turisti e gli amanti delle cose belle e buone che potranno anche quest’anno darsi appuntamento dove  si fa baldoria”, naturalmente “a Valloria”.

La Comare del Borgo

 – aspetto le vostre foto e i luoghi, gli eventi che avete scoperto questa estate

“la legge sulla sicurezza sul lavoro è un lusso che non possiamo permetterci” (Tremonti)

Il ministro dell’Economia, intervenendo ieri al “Berghem fest” ad Alzano Lombardo, si è spinto ad affermare (mentre dei lavoratori perdevano la vita)

“Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili: siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato […] robe come la 626 (ndr la legge sulla sicurezza sul lavoro, trasfusa nel D.Lgs. 81/2008) sono un lusso che non possiamo permetterci”.

Salvaguardare  la propria vita è un lusso ?   Evidentemente Tremonti dimentica la triste piaga delle morti bianche. Anche ieri due operai sono morti sul lavoro, uno caduto intrappolato in una cisterna a San Ferdinando di Puglia e l’altro folgorato da una scarica elettrica in un cantiere edile a Tramonti. A Ferragosto, a Genova, è morto un operaio della Fincantieri.
Da Gennaio le vittime sono più di 300, incalcolabile il numero dei feriti, degli invalidi e degli ammalati. Siamo praticamente di fronte ad un bollettino di guerra che descrive una strage senza fine.
———————Sviluppo e salute non possono essere separati. !
Paola

Osimo deve aver garantita una scuola primaria al centro storico.

Se il periodo prima della pausa estiva è stato caratterizzato da inerzia dell’amministrazione Simoncini&Latini (situazione strade, manutenzione del verde, parcheggi e viabilità) e da scelte che hanno comportato aggravi per le tasche degli osimani (si pensi al caro tariffe prima fra tutte quella dei rifiuti), il dopo estate non si apre certo con scenari diversi.
L’assenza di attenzione al centro storico che caratterizza ormai da anni l’amministrazione delle liste, ha portato come conseguenza la sua desertificazione. La promessa elettorale e i programmi faraonici relativi ai parcheggi del centro storico e alle scuole si dissolvono nel nulla e nella confusione più totale.
Si legge infatti dalla stampa che,  su idea dell’assessore, al posto del parcheggio al campetto dei frati potrà sorgere una nuova scuola primaria (questo per mettere a tacere eventuali polemiche che potrebbero sorgere in seguito alla chiusura della Bruno da Osimo). Poi addirittura altri esponenti delle civiche propongono come sede per la scuola primaria l’attuale sede Astea.                                                                     

Osimo 25 agosto 2010    Il campus dalla Vescovara al campetto dei frati  
Se come ha detto la Giacchetti la Bruno da Osimo prima o poi sarà chiusa, indipendentemente dal fatto che venga inserita come permutata nell’affare del campus alla Vescovara, le elementari ora in via Santa Lucia che fine faranno? Il Comune si sta chiedendo intanto se valga la pena insistere sulla Vescovara, perché il bando così com’è non attrae finanziatori. Modificare il progetto o cambiare radicalmente strategia?
“E’ solo un’idea di cui abbiamo parlato col sindaco e non c’è nulla di concreto –ha premesso l’assessore Giacchetti-, ma visto che la Bruno da Osimo di via Santa Lucia andrà chiusa e alla Vescovara il progetto è in fase di stallo, c’è un’ipotesi affascinante e alternativa, quella di non fare più il campus alla Vescovara ma all’ex campetto dei frati dove era previsto un parcheggio”. La Soprintendenza pose molti vincoli al progetto del parking sotto via Fontemagna, tant’è che da anni se ne parla ma del bando non si è mai vista presenza. Ecco allora che
Simoncini potrebbe dare una svolta e fare al posto del parcheggio una scuola all’ex campetto dei frati, che risponderebbe anche all’esigenza di mantenere un plesso in centro storico. “In quel modo rivaluteremmo anche tutta l’area archeologica oggi un po’ abbandonata” ha detto la Giacchetti. Idea meno avveniristica ma forse più immediata è invece quella lanciata dal presidente dell’Astea Giancarlo Mengoni, che nell’ottica di una sede unica per la multiutility baricentrica fra Osimo e Recanati, ha proposto al Comune di spostare la vecchia Bruno da Osimo in via Guazzatore dove ora c’è la sede organizzativa di Astea. “Bisogna vedere se costa troppo acquistarla o se conviene fare direttamente una nuova scuola, ma valuteremo l’idea” ha detto la Giacchetti.

La sostanza è che l’assenza di una adeguata programmazione dell’edilizia scolastica e la mancata attenzione verso alcune scuole del centro hanno portato ad un degrado tale gli edifici scolastici comunali che ora l’amministrazione è costretta a chiudere alcune sedi scolastiche e a spostare gli alunni in altre sedi territorialmente scomode per le famiglie.
La verità della situazione dell’edilizia scolastica del centro storico è emersa solo grazie ai controlli che la legge antisismica ha reso obbligatori.
E pensare che appena un mese fa  in sede di Consiglio Comunale,  nella risposta all’interrogazione da me presentata – con la quale si chiedeva lo stato dell’edilizia scolastica osimana alla luce della nuova normativa –  il  Sindaco Simoncini con toni trionfalistici aveva assicurato che tutto andava bene, che non c’erano criticità in alcun edificio scolastico osimano. Si scopre ora,  in questi giorni di fine estate, che l’amministrazione è costretta a chiudere alcune sedi scolastiche e a spostare gli alunni in altre sedi territorialmente scomode per le famiglie. La verità della situazione dell’edilizia scolastica del centro storico è emersa solo grazie ai controlli che la legge ha reso obbligatori. Le bugie come al solito hanno le gambe corte.
Alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico  il caos è totale.
– Come poter credere alla costruzione di una nuova scuola se l’amministrazione continua a dire in ogni luogo che mancano i soldi?
– Come poter credere alla realizzazione di opere pubbliche indispensabili se il bilancio è fondato su fonti di finanziamento non certe come l’alienazione di alcuni immobili,  i cui bandi di vendita vanno ripetutamente deserti,  in quanto non si trovano finanziatori?
– Come non vedere altro che la volontà di gettare fumo negli occhi degli osimani, nelle due nuove estemporanee idee  di collocare una scuola nuova nell’ ex campetto dei frati  e  nell’attuale sede dell’Astea ?
– E dell’ambizioso progetto del Campus  di via Vescovara, quante risorse sono state ad oggi spese ( progettazione, gare indette, bandi di vendita pubblicati, ecc.) per essere poi definitivamente accantonato ?
– Perchè non si è attivata da subito l’Amministrazione per programmare gli interventi di manutenzione ordinaria/straordinaria e/o i lavori di consolidamento strutturale degli edificio  scolastici esistenti, approvandone  i progetti a marzo, per iniziare i lavori il giorno dopo la chiusura delle scuole ?  Questo avrebbe evitato gran parte dei disagi che saranno costretti a vivere molte famiglie osimane fino alla fine del 2010.
– Perché quest’amministrazione ha sottovalutato cosi tanto le opere di ristrutturazione scolastica di sua competenza? Cosa ha impedito di approvare i progetti nei tempi che la prudenza e il buon senso chiedono?
– Quando avranno un limite le fantasie dell’amministrazione Simocini&Latini ?

Questi sono alcuni degli interrogativi a cui ci auguriamo nei prossimi giorni di poter ottenere risposta.

Nel frattempo  siamo costretti a costatare e confermare che le promesse elettorali delle Liste Simoncini&Latini sono destinate a rimanere solo tali.
Infatti in seguito alla disastrosa situazione lasciata dalla politica di Latini&Simoncini di tanti anni di sperpero, ora l’amministrazione  Simoncini&Latini ha praticamente le mani ingessate per la mancanza di risorse da destinare agli investimenti.
A questo va aggiunto anche il fatto che per alleggerire le spese l’Amministrazione delle Liste  è costretta a retrocedere da contratti di affitto di alcuni locali che sono sede di associazioni ( palazzo ex-Macelli e centro De Andrè a San Biagio).
Tanti anni di spreco di soldi per pagare affitti a terzi mentre gli edifici di proprietà comunale stavano andando in degrado per la totale mancanza di manutenzione e cura.  E ora per porre rimedio Simoncini mette tutto in vendita ( si pensi al palazzo ex-Eca, alla Scuola Bruno da Osimo, l’edificio della ex-scuola di via Michelangelo).  Un bel risultato.

Siamo convinti che Osimo deve aver garantita una scuola primaria al centro storico. Le liste Simoncini&Latini  in più di 10 anni di gestione amministrativa della città  non sono state capaci di rispondere a questo bisogno. Purtroppo a pagare la sbagliata politica scolastica e i conseguenti disagi  saranno le famiglie osimane.
Le famiglie osimane   che stanno prendendo coscienza della reale politica dell’Amministrazione delle Liste Simoncini&Latini, che si può sintetizzare:

Tanti PROBLEMI,  POCHE IDEE chiare, 
NESSUNA SOLUZIONE.

Napolitano sulla vicenda dei tre lavoratori della Fiat.

I tre operai dello stabilimento di Melfi, licenziati dalla Fiat e reintegrati dal Tribunale del Lavoro, avevano scritto una lettera a Napolitano. Questo in sintesi il testo del messaggio:

 “ Signor Presidente, per sentirci uomini e non parassiti di questa società vogliamo guadagnarci il pane come ogni padre di famiglia e non percepire la retribuzione senza lavorare. Questo non è mai stato un nostro costume, né come semplici operai, né come delegati sindacali aziendali, avendo sempre svolto con diligenza e professionalità il nostro lavoro .

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto ai tre lavoratori della Fiat Sata di Melfi:

 “ Cari Barozzino, Lamorte e Pignatelli, ho letto con attenzione la lettera che avete voluto indirizzarmi e non posso che esprimere il mio profondo rammarico per la tensione creatasi alla FIAT SATA di Melfi in relazione ai licenziamenti che vi hanno colpito e, successivamente, alla mancata vostra reintegrazione nel posto di lavoro sulla base della decisione del Tribunale di Melfi. Anche per quest’ultimo sviluppo della vicenda è chiamata a intervenire, su esplicita richiesta vostra e dei vostri legali, l’Autorità Giudiziaria: e ad essa non posso che rimettermi anch’io, proprio per rispetto di quelle regole dello Stato di diritto a cui voi vi richiamate. Comprendo molto bene come consideriate lesivo della vostra dignità ‘percepire la retribuzione senza lavorare’. Il mio vivissimo auspicio – che spero sia ascoltato anche dalla dirigenza della FIAT – è che questo grave episodio possa essere superato, nell’attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria, e in modo da creare le condizioni per un confronto pacato e serio su questioni di grande rilievo come quelle del futuro dell’attività della maggiore azienda manufatturiera italiana e dell’evoluzione delle relazioni industriali nel contesto di una aspra competizione sul mercato globale ”.

 

Grazie Presidente per  il suo alto servizio alla nazione, per la sua  serenità,  lucidità e fermezza – dimostrata anche in questa triste vicenda –  tali da saper conquistare ogni giorno di più la stima di noi cittadini . Grazie.
Paola