Società Partecipate: l’inerzia del comune è pericolosa e non va a tutelare il futuro dei dipendenti.

 

“Il Comune non può rimanere fermo: presenti al più presto ai lavoratori e al Consiglio comunale un piano strategico di riorganizzazione delle società partecipate”

 

L’obiettivo del convegno sulle società partecipate, sollecitato anche dai dipendenti delle stesse per prefigurare i possibili nuovi scenari alla luce della nuova normativa nazionale che obbliga i Comuni con una popolazione tra i 30 e i 50 mila abitanti a mantenere una sola società, è stato pienamente centrato, sia per la partecipazione di pubblico che per la qualità della relazione del dott. Giovanni Rubini, già direttore generale del Comune di Pesaro ed esperto della materia  dei servizi pubblici locali.

Il Convegno ha preso le mosse proprio dalla relazione della Corte dei Conti del giugno 2010 sul fenomeno delle partecipazioni in società  da parte dei  Comuni in Italia, secondo la quale il proliferare della costituzione di società partecipate  “ è stato uno strumento spesso utilizzato per forzare regole  poste a tutela della concorrenza e sovente finalizzato ad eludere  i vincoli di finanza pubblica  imposti agli enti locali ” e, in vista dell’applicazione della nuova normativa, “ si profila una significativa ricaduta in termini sociali, ad esempio con riferimento al personale, che non potrà sempre essere assorbito dall’ente locale  a seguito di liquidazioni societarie ”.

Proprio per scongiurare questi pericoli espressi dalla Corte dei Conti, l’iniziativa del PD ha voluto spronare l’Amministrazione comunale ad uscire dall’inerzia in cui sembra sprofondare e a presentare quanto prima ai lavoratori e al Consiglio comunale una proposta strategica sulla inevitabile ristrutturazione delle società partecipate: questa operazione è tanto necessaria ad Osimo proprio perché nella nostra città, l’evidente abuso che c’è stato nel ricorso alla costituzione di società e l’elevato numero delle stesse, rende più difficile adeguarsi alle nuove normative  nazionali.

Questa elaborazione di una strategia di riorganizzazione societaria  deve avvenire in tempi rapidi, perché sarebbe un errore imperdonabile lasciare tutto così com’è fino a che non intervengano chiarimenti da parte del Governo sull’applicazione operativa della nuova legge. L’altro elemento  centrale di cui tener conto è che da tempo la gestione dei servizi pubblici deve muoversi in una logica di mercato e di concorrenza, dunque la tutela dei posti di lavoro deve saldarsi con quella della soddisfazione degli utenti dei servizi che esigono un servizio di qualità ad un costo concorrenziale. Inoltre deve prendersi atto che il modello delle gestioni in house, in virtù del quale il Comune affida un sevizio senza gara  ad una società totalmente partecipata dal Comune, è recessivo, pertanto potrà essere soltanto l’eccezione e non la regola.

Nel contesto osimano è difficile ipotizzare ad un assorbimento delle società partecipate da parte dell’Astea, sia perché vi è un socio privato, sia perché gli altri Comuni soci potrebbero chiedere la stessa cosa per le proprie società, sia perché l’esperienza insegna che le grandi aziende che erogano servizi pubblici progressivamente hanno dimesso tutti i servizi  cosiddetti “strumentali” (per intenderci, quelli che svolgono Geos, Imos e Asso ed in parte Park.O.). Non è neppure ipotizzabile che il Comune dismetta la partecipazione in una società e si riprenda il servizio assumendo contemporaneamente il personale della società dimessa.

Pertanto, allo stato, lo scenario più proficuo su cui iniziare a lavorare potrebbe essere quello di dar vita a  una sorta di associazione di Comuni che gestisca in forma associata i servizi. In tal modo, dando vita ad una delle forme di cooperazione tra Comuni previste dal testo unico degli locali (ad esempio l’Unione dei Comuni), potrebbe superarsi il limite dei 50.000 abitanti e pertanto mantenere la possibilità di avere più società partecipate che però abbiano un bacino di utenti più ampio di quello comunale.

In conclusione: la qualità dei relatori presenti sia al convegno del PD che a quello organizzato dal Comune, dimostra ancora una volta come sia stato sciocco da parte dell’Amministrazione comunale impedire di fatto ai lavoratori di poter partecipare ad entrambi gli appuntamenti, negando pertanto un sano confronto sulle idee e sulle proposte. Se l’obiettivo era quello si dare la sveglia alla Giunta Simoncini per costringerla a confrontarsi con i lavoratori, per ora l’obiettivo è stato centrato. Ma il percorso  da fare è ancora lungo e difficile.

                                                                                                                                                     Osimo, 11.12.2010
Il Segretario PD Osimo
  Mauro Pellegrini

Io da sempre credo nel noi e non nell’io ed ecco perché questa “storia” mi è piaciuta

Ricevo da Corrado e pubblico questa bella storia.

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”.
Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno. 
C’era una grandissima tavola rotonda. Al centro Della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.
Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì.
La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio : “Non capisco!”
“E’ semplice,” rispose Dio, “essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi…
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura…
La differenza la portiamo dentro di noi!!!”
Mi permetto di aggiungere… “Sulla terra c’e’ abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”. Mahatma Gandhi.