Quando i candidati locali contano più dei partiti

Quando i candidati locali contano più dei partiti di Carlo Galli • 31-Mar-12
Per le prossime elezioni amministrative si annuncia un moltiplicarsi di formazioni e simboli nuovi dovuto alla crisi degli schieramenti tradizionali
È implicito, nel concetto di lista civica, che il rapporto fra politica e città sia problematico. Quel rapporto dovrebbe essere di piena adeguazione – dopo tutto, le due parole sono l´una figlia dell´altra, poiché politica è l´insieme delle cose pubbliche che riguardano la città –; e invece la lista civica si contrappone a liste elettorali non civiche, o almeno non percepite come tali. A liste che esprimono la disgiunzione fra politica e città. Com´è stato possibile ciò? E com´è possibile che una lista civica vi possa porre rimedio?
La politica moderna ha come dimensione più appropriata non la città ma lo Stato; non il libero Comune ma l´intera società civile nella sua vastità e nelle sue interconnessioni. In ogni caso, lo spazio cittadino è uno spazio diverso da quello statale, nazionale; la differenza di scala comporta una differente qualità della politica, che nella città deve confrontarsi con problemi locali, e deve promuovere uno sviluppo e una qualità della vita non necessariamente omogenei a quelli della nazione intera. Anche quando il livello locale è il laboratorio di proposte rivoluzionarie – come nei municipi “rossi” di inizio Novecento –, il “nuovo” vi si presenta con una capacità amministrativa, con un´attitudine all´ascolto ravvicinato, con uno sguardo attento e concreto che ne muta le caratteristiche. Non a caso il socialismo che a livello nazionale era diviso tra massimalisti e riformisti, era poi operosamente riformatore nei municipi e nei territori.
Perfino il tempo delle ideologie ha dovuto prendere atto della differenza municipale, della particolarità della dimensione civica. Nella rossa Bologna dal secondo dopoguerra, e fino al 2000 – oltre quindi la fine del Pci –, il “partitone” alle elezioni amministrative non si presentava nella forma politico-ideologica che assumeva alle elezioni politiche (appunto, come Pci, con tanto di falce e martello), ma col simbolo cittadino delle Due Torri: liste comuniste, ma aperte anche a personalità indipendenti, aperte alla città, che raccoglievano più voti di quelli che la sinistra sommava alle politiche. Segno che la dimensione civica riusciva a superare anche le più aspre contrapposizioni ideologiche.
Ma quella ri-cucitura fra politica e città non era alternativa ai partiti; anzi, questi si rivelavano capaci di saturare l´intera domanda di politica della società, in tutti i suoi ambiti e in tutti i suoi piani, offrendo “prodotti” diversi per pubblici diversi.
Quando, con la crisi della Prima repubblica, alla politica dei partiti si sostituì la politica spettacolo, tutta spostata sulla comunicazione e sul carisma del leader, questa politica, omogenea a livello nazionale, ha perduto la presa sui territori, che sono rimasti consegnati a gruppi locali, a clientele e a cricche ormai autoreferenziali, semplici anelli di cordate politico-affaristiche rispetto alle quali il brand politico nazionale era, ed è spesso tuttora, una copertura ideologica pubblicitaria, di pratiche sostanzialmente private, prive di respiro pubblico e civico. Non dalla forza della politica, ma dalla sua debolezza nascono le nuove liste civiche; la proposta dell´Italia delle “cento città” – poi finita nel nulla – era la manifestazione di un bisogno di civismo, di una nuova stagione della politica che assumeva la dimensione municipale non come chiusura localistica ma come ricerca di concretezza al di là della rissa mediatica, in nome di una partecipazione consapevole alla vita associata.
Oggi, in un tempo ancora diverso, nel tempo cioè della politica inefficace e delegittimata – che proprio sui territori mostra la sua collusione con l´affarismo e la faccenderia, e la sua inettitudine a risolvere i problemi che la crisi mondiale scarica sulle città –, le liste civiche, che potrebbero essere le protagoniste delle prossime elezioni amministrative, sono certamente il segnale della disaffezione fra gli italiani e la politica dei partiti; ma, accanto a una componente qualunquistica e antipolitica – che fa parte molto più del problema che non della soluzione –, accanto a velleitarie chiusure localistiche, quasi che la città potesse immunizzare dal mondo, accanto al rischio di frammentazione del tessuto nazionale, acquistano spesso anche il significato politico di una rivendicazione di autogoverno; come se, insomma, i cittadini presi dall´entusiasmo, o dalla disperazione, fossero spinti al volontariato civico, a rimboccarsi le maniche dall´urgenza di far fronte al degrado delle città e al crollo della qualità della vita.
Certo, c´è la possibilità che le liste civiche siano il palcoscenico per capetti carismatici locali, solo il veicolo di spregiudicati arrivismi, oppure non siano altro che operazioni più o meno credibili di camuffamento di ceti dirigenti locali logori e impresentabili; che improbabili candidature siano destinate a scontrarsi con la complessità della politica e a venire manipolate da vecchi marpioni del mestiere. Eppure, oltre che il segno di una crisi dei partiti – che resta il problema principale della politica (di quella crisi è infatti parte integrante anche la corruzione) – le liste civiche sono il segnale che – dopo la politica astratta delle ideologie, dopo la politica virtuale della comunicazione, dopo la politica inerte della grande crisi che stiamo attraversando – c´è ancora chi vuole invertire il circolo vizioso grazie al quale il globale scarica tutte le contraddizioni sul locale, per fare della dimensione concreta dei territori il punto d´appoggio per riqualificare il rapporto col mondo vasto e terribile. Per far rinascere la politica da dove è nata: dalla città.

1 aprile 1965

Padre da molto tempo non scrivevo più…
sai che un vagabondo
oggi è qui e domani là.
Già dieci anni fa io vi scrivevo addio…
per una volta ancora riprendo il mio cammino.
Padre da molto tempo non scrivevo più…
gli anni sono passati
ma io non sono cambiato.
Forse qualcuno potrà chiamarmi avventuriero,
fino alla fine andrò dietro le mie verità.
Padre da molto tempo non scrivevo più…
la morte non l’ho mai cercata,
ma questa volta forse verrà.
Vorrei farvi capire che io vi ho molto amato
per voi non sarà facile, ma oggi credetemi.
Padre da molto tempo non scrivevo più…
mi sento un poco stanco
mi sosterrà la mia volontà
Abbraccio tutti voi, un bacio a tutti voi
e ricordatevi di me ed io ci riuscirò.

Dalla lettera di Ernesto Che Guevara ai genitori

Al cuor non si comanda, ma all’opportunismo politico sì.

A Verona è sbocciato un amore (altro che Montecchi e Capuleti! ) assolutamente impensabile: Francesco Rutelli ha annunciato in una conferenza stampa che il suo partito (l’Api che nelle Marche è rappresentata in Cons.Regionale da Latini) sosterrà la candidatura del sindaco uscente Flavio Tosi (Lega) alle prossime elezioni amministrative.

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 Dalla stampa locale abbiamo letto che i due consiglieri comunali del PDL: Damiano Pirani e Luciano Secchiaroli  hanno deciso di  cambiare casacca, passando con le liste  “Simoncini&Latini-API”.

E pensare che le liste “Simoncini&Latini-API” , grandi professionisti di “patti della crostata”, erano quelle che accusavano gli altri di inciucio.

Paola

Interrogazione: rispetto delle prescrizioni e delle condizioni poste per l’installazione degli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli nel territorio comunale.

Sono state rispettate tutte le prescrizioni e le condizioni fissate negli atti autorizzativi relativi all’installazione degli impianti fotovoltaici insediati nelle campagne osimane: a Campocavallo, a San Biagio, a San Paterniano, a Passatempo, a Casenuove ecc ?

Con l’allegata interrogazione chiedo chiarimenti circa il rispetto dei vincoli di impatto ambientale ( alberi e siepi di mitigazione dell’impatto visivo) e idrogeologico che erano subordinati alla realizzazione degli impianti fotovoltaici.

I progetti finalizzati alla produzione di energia pulita e quindi al miglioramento della qualità della vita devono andare di pari passo con la tutela e la valorizzazione del territorio.

Il PD di Osimo si è espresso sempre a favore dell’utilizzo del fotovoltaico sui capannoni, sui tetti, sui parcheggi e sui piccoli impianti per auto sufficienza, criticando fortemente l’Amministrazione osimana delle “Liste Simoncini&Latini” per aver favorito l’espansione del fotovoltaico sui suoli agricoli delle nostre campagne.
Il PAESAGGIO è un patrimonio naturale, culturale e una risorsa economica di TUTTI

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Alla c.a. Sig. Presidente del Consiglio Comunale
Comune di Osimo

INTERROGAZIONE

Oggetto: rispetto delle prescrizioni e delle condizioni poste per l’installazione degli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli nel territorio comunale.

La sottoscritta Consigliere Comunale del Partito Democratico, PAOLA ANDREONI;
Premesso che sarebbe stato utile, per il carattere di sostenibilità e di armonioso connubio con la tutela dell’ambiente e del paesaggio, incentivare lo sviluppo delle energie rinnovabili nelle zone industriali, sui tetti delle abitazioni, e degli uffici pubblici, preservando così le aree di pregio, centri storici, terreni con produzioni agricole, parchi, zone di interesse archeologico e naturalistico;
Considerato che i progetti finalizzati alla produzione di energia pulita e quindi al miglioramento della qualità della vita devono andare di pari passo con la tutela e la valorizzazione del territorio;
Tenuto conto che la pianificazione e la gestione del territorio spettano agli organismi che hanno il dovere di vigilare e, se necessario intervenire, affinché non si compiano azioni che vanno a vantaggio di pochi e a discapito di molti anche quando questo sia fatto in nome di sani principi come quello delle fonti energetiche rinnovabili;
con la presente

INTERROGA IL SINDACO
per conoscere

1) Se sono state previste opere – alberature, siepi di mitigazione dell’impatto visivo e quant’altro – come prescrizione alla concessione di realizzazione degli impianti fotovoltaici, atte a ridurre l’impatto visivo, e/o a compensare e mitigare gli effetti ambientali conseguenti alla realizzazione di detti impianti sui terreni agricoli;

2) Se sono state rispettate tutte le prescrizioni e le condizioni indicate negli atti autorizzatori relativi all’istallazione di tutti gli impianti fotovoltaici presenti nel territorio comunale;

3) Se sono stati rispettati tutti i vincoli di impatto ambientale e idrogeologici (regimazione e coinvolgimento delle acque meteoriche ecc.) che subordinavano la realizzazione degli impianti fotovoltaici nel territorio comunale.

Osimo lì, 29 marzo 2012

           Il consigliere comunale
capogruppo del Partito Democratico
———-Paola Andreoni

SALVIAMO INSIEME L’ECONOMIA E IL PAESAGGIO” che equivale a dire “FACCIAMO UN PATTO TRA ECONOMIA ed ECOLOGIA PER SALVARE LE MARCHE E L’ITALIA

Ricevo, Pubblico e Condivido il comunicato del Forum  Paesaggio Marche

Il Forum regionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori”, meglio noto come “Forum Paesaggio Marche”, movimento autonomo a cui aderiscono più di 70 tra associazioni e comitati locali delle Marche (blog http://www.paesaggiomarche.net) e aderente al “Forum Italiano dei Movimenti per la Terra ed il Paesaggio” (www.salviamoilpaesaggio.it) con la presente, venuto a conoscenza del comunicato del Collegio dei Costruttori Edili della Provincia di Ancona apparso sul Corriere Adriatico di oggi, vuole esprimere il proprio plauso e la piena condivisione dei contenuti dello stesso comunicato che riprende alcune recenti posizioni espresse dal CODAT di Osimo e dalla VAS Marche.
Il Forum Paesaggio Marche in particolare condivide la necessità di uscire rapidamente e definitivamente da una lunga fase, ora peraltro messa in discussione dall’attuale profonda crisi economica, nella quale i Comuni hanno impostato i loro piani urbanistici sull’espansione delle città, occupando e quindi compromettendo per sempre ampie porzioni di suolo agricolo fertile, piuttosto che puntare sul recupero e riuso di edifici esistenti vuoti o obsoleti e sulla riqualificazione e riabilitazione di aree urbane dismesse.
Tale scelta, più o meno generalizzata in tutta la regione Marche, come dimostrano i chiarissimi e gravissimi dati emersi dagli studi effettuati dal Servizio Ambiente della Regione Marche sul consumo di suolo dal 1954 al 2007 – (dal 1954 al 2007 abbiamo avuto un incremento del consumo di suolo maggiore del 300% a fronte di una crescita demografica di poco superiore al 35% e ci sono ancora moltissimi Piani regolatori che consentono di realizzare su aree agricole enormi quantità di nuove costruzioni) – è stata indubbiamente favorita dalla possibilità data da legge statale di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per coprire la spesa corrente dei Comuni.
Ora la scelta del governo Monti di precludere questa possibilità apre scenari completamente nuovi e favorevoli ad una ripresa del settore edilizio basata appunto sulla riqualificazione e ristrutturazione degli immobili costruiti nei primi decenni del dopoguerra (1950-1970); ciò però sarà possibile solo a condizione che vengano adottate misure legislative per avviare e sostenere anche finanziariamente questo auspicabile processo. Per questo crediamo che l’attuale Governo debba reperire ingenti risorse finanziarie da assegnare alle regioni per attuare un “vero piano casa” (sul modello di quello avviato dopo la legge 457/78, noto come “piano decennale per la casa”), non per costruire altre case, destinate per lo più come sappiamo a restare vuote ed invendute, ma per sostenere interventi di riqualificazione urbanistica, con realizzazione di alloggi per le fasce sociali più deboli e di ristrutturazione edilizia, con priorità per la messa in sicurezza sismica e la riabilitazione energetica e impiantistica di edifici già costruiti.
Sulla base di quanto sopra il Forum Paesaggio Marche chiede alla Regione di proseguire con coraggio e determinazione sulla strada timidamente intrapresa con la recente approvazione della legge n. 22/2011, nota per aver istituito i cosiddetti PORU (Programmi Operativi di Riqualificazione Urbana) con la quale è anche stata sospesa l’adozione di varianti ai PRG per quei Comuni che non abbiano attuato almeno il 75% delle previsioni edificatorie. Occorre infatti operare per legge una vera e propria “moratoria” delle previsioni urbanistiche espansive (le zone C e D dei Piani regolatori comunali) non giustificate da esigenze di crescita adeguatamente certificate , e ciò in attesa che si adotti, speriamo rapidamente, il nuovo Piano Paesaggistico Regionale: un piano per troppo tempo annunciato e ancora lontano dal vedere la luce.
Per fortuna, a fronte di una prevalenza di situazioni negative, possiamo registrare anche alcune buone pratiche quale è il caso del Comune di Senigallia che ha recentemente adottato una variante al PRG che prevede la eliminazione di 40 ettari di aree edificabili per più di 500.000 mc di nuove costruzioni; questo dimostra che le stesse amministrazioni comunali stanno riconoscendo che la cementificazione di nuovi suoli, indipendente dai bisogni reali delle persone e dalla qualità della loro vita, è insostenibile per le comunità ed i sistemi locali, e che si possano effettuare scelte coraggiose anche in presenza delle attuali norme e difficili condizioni finanziarie degli enti locali.
In definitiva il Forum Paesaggio Marche auspica, e si impegnerà per questo, l’avvio di un confronto aperto, franco e costruttivo con le associazioni dei costruttori edili e con i sindacati per avanzare alla Regione e allo stesso governo proposte concrete e condivise di un rilancio del settore dell’edilizia, basato su interventi di piccola scala derivanti da reali bisogni emersi da studi approfonditi e dalla partecipazione attiva delle comunità locali.
Il comunicato stampa del Collegio dei Costruttori Edili della provincia di Ancona dimostra, infatti, che siamo ormai in molti -cittadini, associazioni, imprese, professionisti, agricoltori- a pensare che non si esce dalla crisi guardando al passato, ma che invece occorra elaborare progetti di sviluppo locale veramente innovativi e coraggiosi, ancorati al patrimonio umano, culturale, paesaggistico, imprenditoriale dei luoghi per la ricostituzione di saldi e sani sistemi economici territoriali .
Potremmo concludere con uno slogan che suona come un appello e un auspicio:
“SALVIAMO INSIEME L’ECONOMIA E IL PAESAGGIO” che equivale a dire “FACCIAMO UN PATTO TRA ECONOMIA ed ECOLOGIA PER SALVARE LE MARCHE E L’ITALIA”.

Salviamo il paesaggio, difendiamo il territorio

E’ partita in tutta Italia l’iniziativa “Salviamo il paesaggio, difendiamo il territorio“. La campagna è partita con un censimento del patrimonio edilizio esistente. Lo ha voluto il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio, e verrà realizzato in ognuno degli oltre 8mila Comuni del Paese.

Si tratta della prima inchiesta capillare mai realizzata in Italia per quantificare il numero delle abitazioni e degli immobili ad uso commerciale e terziario non utilizzati, vuoti e sfitti.
Tutti i Sindaci italiani hanno ricevuto una scheda di censimento elaborata da amministratori, architetti, urbanisti e professionisti del settore. Gli enti locali sono chiamati a compilarla entro 6 mesi, restituendo così al Forum la mappa degli edifici sfitti su tutto il territorio nazionale.
Il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio è nato a Cassinetta di Lugagnano il 29 ottobre 2011, vi aderiscono attualmente oltre 10.000 persone a titolo individuale e 589 Organizzazioni (64 associazioni nazionali e 525 tra associazioni e comitati locali). È nato con l’obiettivo di fermare il consumo di suolo nel nostro Paese, e il “censimento” dell’esistente è il primo passo per proporre un metodo di pianificazione -da adottare in tempi brevi- per scongiurare piani urbanistici lontani dai bisogni effettivi delle comunità locali, che prevedano sviluppi edilizi inutili ed eccessivi, data l’ampia disponibilità di edifici già esistenti. L’obiettivo: ripensare l’urbanistica, approvando piani a “crescita zero”.
Nelle ultime settimane sono nati oltre 70 comitati locali di “Salviamo il Paesaggio”, e molti altri seguiranno. Saranno le sentinelle attive in tutta Italia, e faranno pressione sulle amministrazioni locali per rendere possibile la compilazione dei censimenti comunali e per sensibilizzare i cittadini italiani sul consumo del territorio.
Ora spetta ai Sindaci, ai tecnici contribuire all’esatta “misurazione” di questa mappa del territorio.
Il Forum nazionale si prepara, nel frattempo, ad elaborare una proposta di legge d’iniziativa popolare per assicurarsi che il metodo di pianificazione individuato diventi il criterio da adottare in ogni Comune, in tutta Italia.

Anche per Te…

Bellissima canzone di Lucio Battisti… interpretata dal grande De Gregori