Grazie sig.Presidente Giorgio Napolitano

Grazie sig. Presidente,
tutto il mondo da Obama alla Merkel guarda a Lei – giustamente – come il garante della tenuta dell’Italia. Grazie a Lei ci siamo liberati della “vergogna Berlusconi”, grazie a Lei l’Italia potrà andare democraticamente alle elezioni del 2013. Dunque solo chi ha intenzione di indebolire l’Italia, chi punta a guadagnare sull’instabilità, all’interno e all’esterno, può avere interesse a indebolire Lei, a gettare su Lei discredito, e con Lei a questo nostro Paese.
Le esprimo tutta la mia solidarietà e stima come semplice cittadina, riconoscente perchè solo Lei con la sua autorevolezza ha saputo arginare dallo Sfascio la nostra amata Italia.

Paola

Sono vicina ai minatori sardi che lottano per il loro lavoro e per la loro dignità.

Esprimo  tutta la mia solidarietà ai minatori sardi, imprigionati sotto terra da uno Stato sempre più sordo al grido di disperazione che proviene dagli strati più poveri della popolazione.

Una tragedia evitata.

Nella notte forte scossa di magnitudo 4.6 nella zona dello Stretto di Messina, dove il fallito governo Berlusconi-Lega voleva costruire il “Ponte”. Un’opera “epocale” per il futuro.


Ricordiamocene.

Non dimentichiamoli: l’imprenditore Libero Grassi ucciso dalla mafia

 L’imprenditore catanese  aveva intrapreso un’azione solitaria contro il ‘pizzo’,  fece ciò che prima nessun altro aveva mai avuto il coraggio di fare (e pochi dopo hanno fatto altrettanto): si rifiutò di pagare i mafiosi e denunciò gli estortori, aiutato dai suoi stessi dipendenti.
Libero Grassi oggi è l’emblema del coraggio e il simbolo della lotta contro Cosa Nostra, insieme a coloro che sono stati uccisi l’anno dopo: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Pur da solo, ha affrontato a viso aperto la mafia che ha risposto con il suo barbaro assassinio: era il 29 agosto 1991.

A personalità come l’imprenditore Libero Grassi, ( a cui aggiungerei Livatino Rosario giovane magistrato e Peppino Impastato giovane attivista  politico entrambi uccisi dalla mafia, Piersante Mattarella un politico appartenente alla Democrazia Cristiana “onesta”, allievo di Aldo Moro) uomini che con la loro vita e sacrificio hanno svolto una funzione storica  e sociale rilevante nella vita di questo nostro Paese,  bisognerebbe dedicare piazze ed intitolare pubbliche vie e dedicare  premi.  Non come fanno i nostri amministratori locali che non sanno fare di meglio che intitolare le vie cittadine a sconosciuti e discutibili personaggi, come è avvenuto di recente intitolando una via cittadina a tale Edgardo Sogno.

Paola

Il Piano Parcheggi delle Liste “Simoncini&Latini”: 11 posti blu davanti il Comune.

  11 nuovi  parcheggi a pagamento posti davanti il Palazzo Comunale. Questo ad oggi è il risultato dell’impegno e dello sforzo amministrativo del Sindaco Simoncini e della sua giunta,  per dotare la città di un adeguato piano dei parcheggi e cercare di risolvere la questione sosta al centro.

  Di fronte alle richieste da più parti avanzate di dare nuovo impulso al cento storico della città, alle  legittime istanze dei negozianti, dei residenti, degli artigiani e degli osimani che vorrebbero che il centro della città ritornasse ad essere “luogo appetibile” di vita e di incontro, le liste alla guida della città, senza più idee e incapaci di trovare soluzioni, hanno saputo rispondere,  solo con la realizzazione di 11,  discutibili per la loro collocazione, nuovi parcheggi a pagamento.

Ancora una volta, anche su questo importante tema, della fruibilità e della sosta nel centro storico della nostra città, agli osimani non resta che prendere atto della miopia politica e della “pochezza” amministrativa di gestire il territorio da parte di questo Sindaco e delle sue liste.

Come gruppo consiliare del Partito Democratico, preso atto dell’immobilismo di chi ci  govern, e avendo a cuore le sorti della città, avevamo presentato una mozione per far ritornare gli osimani a “vivere e venire  in centro”.

La nostra idea, molto ragionevole e pratica, proponeva di cambiare il vigente metodo di parcheggio a pagamento, prevedendo:

–       la sosta veloce (una sosta gratis a tempo limitato davanti i poliambulatori, le farmacie);

–       parcheggi di cortesia  per le mamme in dolce attesa;

–       prima mezz’ora gratis in tutte le aree con strisce blu del centro.

Si potevano anche pensare altre soluzioni (senza ricorrere agli spazi davanti al municipio, ma utilizzando gli stalli già esistenti) che prevedevano comunque una modulazione tariffaria più bassa, durante la prima ora, nei parcheggi della prima parte di via cinque torri e nelle zone particolarmente sensibili dal punto di visto logistico in relazione ai servizi di cui sopra.

Queste modalità di regolamentazione del parcheggio ad alta rotazione, sperimentata in altre città, hanno prodotto buoni risultati in ordine alla rivitalizzazione dei centri storici.

E’ un dato di fatto che il pagamento di una tassa ( anche di modesto importo ) frena il cittadino a recarsi in centro.

L’amministrazione Simoncini&Latini con il solito atteggiamento di chiusura verso tutto ciò che è innovazione e verso tutto ciò che  propone il PD  ha bocciato la nostra proposta adducendo che dal punto di vista tecnico il costo della sistemazione dei parchimetri sarebbe stato eccessivo. Motivazione oggi da loro stessi smentita visto “l’investimento”, oggi fatto, per l’acquisto di un parchimetro per soli 11 posti.

Quello che ora ci ritroviamo è sotto gli occhi di tutti gli osimani: un centro abbandonato e 11 spazi blu sotto il Palazzo del Comune.

Paola

Con l’Italia e con l’Emilia

E’ iniziata a Reggio Emilia la Festa Democratica Nazionale. Una scelta non casuale, visto che queste zone sono state colpite di recente dal terremoto: è quindi una sorta di auspicio per la ripresa della regione e dell’Italia tutta.
L’evento sarà ricco e interessante: 15 giorni di musica, spettacoli, dibattiti e cucina, con 7.000 volontari a lavorare su una superficie di 180.000 mq. E il 9 settembre, data di chiusura, intervento del Segretario Pier Luigi Bersani, che detterà senz’altro l’agenda dell’autunno, che contiene gran parte del programma elettorale 2013 del PD.
Qui il programma della Festa.

Una Poesia per sempre. Giuseppe Ungaretti “San Martino del Carso”

“San Martino del Carso”

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro

Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto

Ma nel cuore
Nessuna croce manca

E’ il mio cuore
Il paese più straziato

27 agosto 1916 Giuseppe Ungaretti

è domenica 26 agosto 2012

L’obbedienza non è più una virtù

ecco gli elmi dei vinti,

e quando un colpo ce li sbalzò dalla testa

non fu allora la disfatta,

fu quando obbedimmo

e li mettemmo in testa.

( Bertold Brecht )

Sicurezza sul lavoro e salvaguardia del territorio e di chi lo abita.

La questione Ilva mette, a Taranto come in tutte le altre nostre città, tutti di fronte ai temi che non dovrebbero mai essere sottovalutati: la sicurezza sul lavoro, la salvaguardia della salute di un territorio e la salvaguardia di chi lo abita.
E’ importante non compromettere la produzione industriale che va difesa, per il valore che rappresenta sia per il territorio sia dei lavoratori. Ma se ciò che esce dai camini, dai cumuli di materiali presenti nell’area industriale o dall’acqua, supera i limiti consentiti, è doveroso intervenire immediatamente per riportare e mantenere i valori nella norma. Ovunque, là dove un parametro sfori i numeri fissati dalla legge, è obbligatorio un immediato intervento di bonifica o di miglioramento tecnologico.

Credo che l’attacco fatto alla magistratura sia, assolutamente fuorviante. La Magistratura è intervenuta  solo perché è venuto a  mancare il rispetto delle regole, che devono essere uguali per tutti, ma soprattutto la Magistratura con il proprio disposto ha affermato il principio che non è possibile rimandare gli interventi per non causare ulteriori danni alla salute e all’ ambiente.
La Giustizia ha fatto il proprio mestiere, portando alla ribalta un problema da sempre sotto gli occhi di tutti ma passato sempre sotto silenzio. Tutto sulla pelle dei cittadini e su quella di un ecosistema meraviglioso oramai perduto, il mare, il territorio di quell’area, le coltivazioni. Tutto inquinato.

Ora, serve non perdere altro tempo e occorre risolvere il  problema. E l’obiettivo è salvaguardare lavoro e dignità delle persone in ogni aspetto. La politica deve fare la propria parte e la deve far fare anche agli altri soggetti istituzionali: Arpa, Ausl, Provincia, Regione, Ministero, ecc.

Far scegliere a chi guadagna 1.000 euro al mese se sia migliore una malattia o il posto di lavoro è barbarie. Non è degno di un Paese moderno e civile.

 Paola

La poesia in un sorriso

Ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni.
Alda Merini, La vita facile

Io sto con “La Repubblica”, con il suo direttore Ezio Mauro, con Eugenio Scalfari e Gustavo Zagrebelsky

Condivido l’ editoriale  di Ezio Mauro, su Repubblica. Vent’anni di berlusconismo si sono fatti sentire, sulla politica e anche sul giornalismo italiano. In questi anni abbiamo assistito  ad un significativo slittamento a destra di tutto l’elettorato e anche a sinistra qualcuno ha usato e sta usando stili e metodologie care alla destra:  la violenza verbale, la mancanza del rispetto istituzionale, la denigrazione e le bugie sugli avversari politici. La sinistra ha altri valori e stili di comportamento. Paola

Un giornale, le procure e il Quirinale di Ezio Mauro. Gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità sulla trattativa Stato-mafia dopo vent’anni di depistaggi. L’inchiesta di Palermo è meritoria ma è un falso palese dire che si vuole fermare il lavoro dei magistrati. Anzi, è un inganno ai cittadini in buona fede
MA IO, che cosa penso? Me lo chiedono gli avversari di sempre, stupiti di trovare su questo giornale (che hanno presentato per anni come un partito) ciò che sono incapaci di avere sui loro, e cioè un dibattito aperto tra idee diverse, nate da uno stesso filone culturale: una prova di libertà e di ricchezza, soprattutto quando ad argomentare sono persone come Eugenio Scalfari e Gustavo Zagrebelsky, con la loro autorità e la loro passione democratica.
Sconcertati per la libertà di “Repubblica”, sperano almeno di trovare me in difficoltà: Gustavo è per una fortuna della vita un mio grande amico, discutere con lui mi appassiona, lo faccio ogni volta che posso – anche da lontano – e imparo sempre qualcosa. Con Eugenio c’è qualcosa (molto) di più dell’amicizia. C’è un’avventura comune per noi importantissima, che si chiama “Repubblica” e va al di là di noi, c’è il fatto che ci siamo scelti tanti anni fa e continuiamo a farlo ogni giorno.
Tutto questo complica? No, semplifica, perché obbliga alla verità. Noi tre conosciamo non solo le idee l’uno dell’altro ma anche i punti di dissenso di cui parliamo spesso, conosciamo soprattutto la nostra natura, che è alla base delle amicizie vere.
Infine e prima di tutto, c’è poi per me il giornalismo. E poiché molti lettori mi chiedono un’opinione è soprattutto a loro che rispondo. Con le parole di due mesi fa. Perché il giornalismo ha questo di bello: che le parole dette o scritte in pubblico restano, e non si cancellano.
Appena è nato il caso della trattativa Stato-mafia e del contrasto tra la Procura di Palermo e il Quirinale ne ho parlato più volte a “Repubblica domani”, davanti a due milioni e mezzo di utenti unici del nostro sito che trasmette ogni giorno (salvo il mese delle ferie) la riunione di redazione di “Repubblica”, con gli archivi a disposizione di tutti. Che cosa dicevo allora, ed era la fine di giugno? Quel che penso oggi e che riassumo qui.
Prima di tutto gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità sulla trattativa Stato-mafia dopo vent’anni di nascondimenti, di menzogne e depistaggi.
Compito delle Procure non è scrivere la storia ma accertare gli illeciti. Bene, l’indagine della Procura di Palermo, indagando tutto ciò che si è mosso sotto la linea d’ombra delle legalità, può aiutarci a capire cos’è successo tra Stato e crimine organizzato in anni terribili per la Repubblica, all’insaputa dei cittadini, senza alcuna discussione pubblica sulla trattativa, nessuna trasparenza, quindi senza nessuna assunzione politica di responsabilità.
Dunque l’indagine è meritoria, come dicevo due mesi fa. Ma oggi – aggiungo – chi la ostacola? La Procura l’ha conclusa con le richieste di rinvio a giudizio, in piena libertà, com’è giusto, ora tocca al Gip decidere sugli indagati eccellenti. E allora? È un falso palese dire che si vuole bloccare il lavoro di Palermo, anzi è un inganno ai cittadini in buona fede. La Procura continuerà su altre strade – immagino – il suo difficile lavoro di frontiera, una frontiera impegnativa, per cui il compito dei magistrati di Palermo va seguito con attenzione e rispetto. Ma senza evocare fantasmi che non esistono, alla prova dei fatti.
E veniamo al secondo punto. Un testimone di rango, poi indagato, l’ex ministro degli Interni Mancino, si agita molto per l’inchiesta. Essendo stato presidente del Senato e vicepresidente del Csm ha accesso al Quirinale, ai collaboratori più stretti del Presidente, ai quali telefona continuamente senza sapere di essere intercettato. Così come parla col Capo dello Stato. Ho già detto, e ripetuto, che il comportamento dei consiglieri di Napolitano secondo quelle telefonate è imprudente e improprio, perché sembrano consigliare più il testimone Mancino che il Presidente della Repubblica: e innescano iniziative del Colle tutte legittime, ma sollecitate da una parte in causa – Mancino – che ha una possibilità di accesso al Quirinale che altri cittadini non hanno.
Napolitano, per dichiarazione degli stessi procuratori e di chi li guida, non compie alcun atto illegittimo e soprattutto non dice nella conversazione registrata con Mancino nulla che abbia qualche rilevanza con l’indagine. Ma il Presidente non ritiene che i testi delle sue conversazioni private debbano essere divulgati, a tutela delle sue prerogative più che del caso specifico. Solleva un conflitto di attribuzione su un “buco” normativo: può il Capo dello Stato essere intercettato, sia pure indirettamente? Questo conflitto è perfettamente legittimo. Può non essere opportuno, ed è una valutazione politica: io non lo avrei aperto. Ma è legittimo e a mio parere non vale dal punto di vista logico (lo dico al mio amico Gustavo che conosce quel che penso) l’argomentazione secondo cui il peso delle parti è squilibrato essendo il Quirinale troppo più forte di una Procura: perché allora tanto varrebbe non prevedere la possibilità di ricorrere all’arbitrato della Consulta, per manifesta superiorità del Quirinale.
Ma sollevo una questione di semplice buon senso repubblicano, di cui non si è ancora parlato. Il lavoro del Presidente della Repubblica, fuori dagli impegni istituzionali solenni e pubblici, è in gran parte fatto di colloqui, incontri, conversazioni (anche telefoniche) attraverso i quali il Capo dello Stato raccoglie elementi di conoscenza e di valutazione e esercita la sua moral suasion al servizio della Costituzione. Ora, rispondiamo a una domanda: è interesse di Napolitano (posto che non si parla in alcun modo di reati) o è interesse della Repubblica che queste conversazioni non vengano divulgate? Secondo me è interesse di tutti, con buona pace di chi allude senza alcuna sostanza a misteriosi segreti da proteggere, già esclusi da tutti gli inquirenti. Facciamo un’ipotesi astratta, di scuola.
Quante telefonate avrà dovuto fare il Capo dello Stato nelle due settimane che hanno preceduto le dimissioni di Berlusconi da palazzo Chigi? Quante conversazioni avrà avuto, quando le cancellerie europee non parlavano più con il governo, i mercati impazzivano, il Paese era allo sbando senza una guida esecutiva e molti di noi temevano il colpo di coda del Caimano? Se quelle conversazioni – che hanno necessariamente preceduto e preparato l’epilogo istituzionale di vent’anni di berlusconismo – fossero diventate pubbliche, quell’esito sarebbe stato più facile o sarebbe al contrario precipitato nelle polemiche di parte più infuocate, fino a rivelarsi impossibile?
Questa realtà semplice ed evidente viene incupita da sospetti e distorta da allusioni ed evocazioni complottistiche come se fossimo davanti a chissà quale mistero di Stato, o come se il Quirinale fosse addirittura il principale problema del Paese, il centro dei suoi mali. Tutto questo, prima ancora che falso sarebbe ridicolo, se non fosse un nuovo inganno ai danni dei cittadini.
Ecco perché due mesi fa parlavo di manovra contro il Quirinale, vedendola nascere. Con quel che l’Italia ha passato in questi vent’anni, e con l’emergenza economico-finanziaria che ci getta ai margini dell’Europa, togliendo lavoro e futuro ai giovani, com’è possibile rappresentare la crisi italiana come una manovra di palazzo, orchestrata da un uomo che gli altri Paesi considerano come uno dei pochi punti fermi della nostra democrazia?
Io ho una mia risposta, che non piacerà ai miei critici sui due spalti contrapposti. Il fatto è che l’onda anomala del berlusconismo ha spinto nella nostra metà del campo (che noi chiamiamo sinistra) forze, linguaggi, comportamenti e pulsioni che sono oggettivamente di destra. Una destra diversa dal berlusconismo, evidentemente, ma sempre destra: zero spirito repubblicano, senso istituzionale sottozero (come se lo Stato fosse nemico), totale insensibilità sociale ai temi del lavoro, della disuguaglianza e dell’emancipazione, delega alle Procure non per la giustizia ma per la redenzione della politica, considerata tutta da buttare, come una cosa sporca.
Si capisce perfettamente che per chi ha questa posizione la cosiddetta “casta” non contempla differenze al suo interno, chi ha umiliato il parlamento sostenendo col voto che la ragazza Ruby era nipote di Mubarak è e deve essere uguale a chi ha resistito votando contro: facendo di ogni erba un fascio in modo da legittimare il lanciafiamme che redima il sistema.
Io penso al contrario che il compito di ogni organizzazione culturale, politica, giornalistica, intellettuale, sia quello di fornire ai cittadini non la famigerata “narrazione”, bensì gli strumenti utili per poter distinguere, che è l’unico modo per potere davvero giudicare, dunque prendere parte.
Ma per chi ha queste posizioni, cultura è già una brutta parola. Meglio alzare ogni giorno di più i toni chiamando i politici “larve”, “moribondi”, “morti”. Meglio alimentare la confusione, fingere che la destra sia uguale alla sinistra, che è il vero nemico, come il riformismo è stato sempre il nemico del massimalismo.
Ecco perché per coloro che sostengono queste posizioni Berlusconi non è mai stato il vero avversario, ma semplicemente lo strumento con cui suonare la loro musica. Per questa nuova destra, Napolitano e Berlusconi devono essere uguali, ingannando i cittadini. E infatti, mentre D’Avanzo rivolgeva le nostre dieci domande a Berlusconi ogni giorno, la nuova destra canzonava il Cavaliere in un linguaggio da Bagaglino, con un “calandrinismo” che rompeva la cornice drammatica in cui stava avvenendo quella prova di forza: deridendo i nomi (incolpevoli, almeno loro) delle persone, scherzando coi loro difetti fisici, stilemi tipici da sempre della destra peggiore. Non Montanelli, per favore, ma il Borghese degli anni più torvi.
Altro che guerra civile a sinistra. Siamo davanti a parole e opere tipiche di una nuova destra che lavora trasversalmente e insidia il campo “democratico” per la debolezza culturale e lo scarso spirito di battaglia della sinistra italiana, e per l’eccessiva indulgenza che tutti abbiamo avuto con l’antipolitica, davanti all’inconcludenza della politica italiana. Finché questo equivoco finirà, e dopo la definitiva uscita di scena di Berlusconi la destra starà finalmente con la destra e la sinistra con la sinistra.
Ecco quel che io penso. Ce n’è abbastanza perché “Repubblica” faccia ricorso a tutte le sue intelligenze e le sue passioni per portare avanti le battaglie di sempre, anche se in minoranza e anche se controvento, a partire dalla tutela della libertà di cronaca se verrà manomessa la normativa sulle intercettazioni telefoniche. Semplicemente in difesa della democrazia e della Costituzione, parlando anche a chi è attratto dall’antipolitica ma non è né antipolitico, né di destra. Nell’interesse di un Paese con il diritto di sapere che non vive in un eterno complotto: ma in una democrazia che dobbiamo rinnovare e migliorare, ma nella quale possiamo persino credere.

Liberi

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

                                                                                        –

               –

Buona Domenica a tutti Voi

Quando la musica non cessa mai di essere terribilmente bella e struggente di emozioni…

…E sarà più semplice,
sorridere alla gente senza chiederle
se sia per sempre o duri un solo istante…

Nuove regole in materia di prescrizione dei farmaci: risparmio per i cittadini

 Da metà agosto il legislatore ha fissato come principio generale che un medico che prescriva una nuova terapia ad un suo paziente deve indicare il principio attivo, e non più il nome commerciale del prodotto. Tuttavia questo principio non si applica alle persone che già seguono una terapia farmacologica per la cura di malattie croniche, che possono tranquillamente continuare ad usare i farmaci che ben conoscono (lo ha precisato il Ministero della Salute).

 Oltre a quanto detto rispetto alle malattie croniche, il cittadino, qualora lo desideri (non ci sono imposizioni) , senza difficoltà può scegliere tra farmaco equivalente o di marca, l’unico obbligo che resta a suo carico è il pagamento della differenza di prezzo.

Per i cittadini questa norma sul farmaco equivalente, rappresenta un’ opportunità di risparmio.  Non possiamo però nasconderci che, soprattutto in materia di salute, il cambiamento suscita diffidenza in particolare negli anziani. Per questo è fondamentale il lavoro puntuale d’informazione e di educazione sanitaria che i medici di medicina generale e i farmacisti del territorio sono chiamati a svolgere  quotidianamente.

Paola

Osimo CheTempoFarà2012 bollettino 23 agosto – 26 agosto

Da venerdì 24 agosto il termometro dovrebbe iniziare a scendere
Prosegue l’ondata di caldo che da giorni sta interessando la nostra città e tutta l’Italia. A causa di “Lucifero” oggi il termometro arriverà a 40 gradi poi, secondo il bollettino del Laboratorio di meteorologia della Regione, la temperatura dovrebbe iniziare lentamente a scendere: 38 gradi domani, 36 domenica.
In attesa  del calo delle temperature, oggi è un altro giorno  di criticità da caldo. La morsa dell’afa non dà tregua neppure di notte, con minime anche di 23-22 gradi e disagio notturno da caldo .
Valgono per tutto il fine settimana le raccomandazioni in merito al comportamento da tenere: prima di tutto evitare di uscire o di fare attività fisica all’aria aperta nelle ore più calde della giornata e non rimanere sotto il sole a lungo; si consiglia poi di fare una colazione abbondante e pasti leggeri, bere più acqua e mangiare molta frutta e verdura, e indossare vestiti chiari e leggeri.

Bollettino Meteo da Giovedì 23 agosto a Domenica 26 lagosto. ….. CALDO e temperatura in leggera diminuzione. In Osimo media 38  gradi.

Bollettino Biometeo  in Osimo, gli esperti dicono  caldo, caldo e … caldo .

Ondate di calore per Ancona

Raccomando a tutti gli osimani di seguire i consigli utili, previsti anche dal Ministero della Salute: uscire di casa nelle ore meno calde della giornata, indossare un abbigliamento leggero e comodo, rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro, bere molti liquidi, mangiare molta frutta e verdura, non bere alcolici, fare pasti leggeri e porre attenzione alla conservazione domestica degli alimenti, non uscire all’aria aperta tra le 11 e le 18, non fare attività fisica intensa, proteggere la pelle, il capo e gli occhi dai raggi del sole, non lasciare mai persone o animali nelle auto in sosta, anche se per poco tempo.

Paola

Era De Gasperi

 di Pierluigi Castagnetti, deputato PD (da Europa, 18 agosto 2012). Mi chiedevo, accingendomi a scrivere questo nuovo ricordo di Alcide De Gasperi nel 58° anniversario della sua morte che ricorre proprio domani, se avesse ancora senso, in questo tempo di spread, di crisi finanziaria planetaria, interessarsi di una figura che si staglia oramai nel passato della storia della nostra repubblica. Poi, ricordando March Bloch nella sua Apologia della storia, mi sono convinto che ragionare sul passato non è vano perché attraverso ciò si riesce ad “afferrare il vivente”: «L’incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall’ignoranza del passato. Non è dunque vano affaticarsi nel comprendere il passato, quando non si sa niente del presente».
E quindi, anche per me che non sono uno storico, ma che sono immerso nel fiume della quotidianità e del “vivente”, non è senza ragione ricordare il nostro passato più significativo e cercare di traslarlo, pur senza forzature, nel presente. Spendere parole sulle qualità morali e di statista di Alcide De Gasperi sarebbe quanto mai vano, essendo ormai patrimonio comune della nostra civiltà democratica. Eppure la sua vicenda politica, in special modo quella vissuta come presidente del consiglio di un’Italia in piena ricostruzione, ci riconsegna sempre suggestioni utili e utilizzabili in questo difficilissimo presente. Basterebbe ricordare il suo impegno negli anni ’50 per approntare una politica di ricostruzione economica e sociale del paese, stretto com’era all’interno del suo partito e nel paese fra opposte pressioni di chi gli chiedeva una ancora maggiore propensione alla spesa e agli investimenti, e chi invece teneva il piede sul freno avendo a cuore la stabilità monetaria: da un lato Fanfani e La Pira e dall’altro Pella e Merzagora. In sede di esposizione del programma del sesto governo da lui presieduto usò parole inequivoche su quelli che erano gli intenti del governo e le compatibilità che esso intendeva rispettare. Intervenendo ad esempio sulla composizione del Cir (Comitato interministeriale per la ricostruzione) a Montecitorio nella seduta del 31 gennaio 1950 disse: «Confido molto nell’esperienza (e) valentia di questi colleghi, che, coadiuvando i ministeri competenti per i dicasteri finanziari ed economici contribuiranno a quella direttiva concorde di governo che, partendo dalla necessaria stabilità della lira, farà ogni sforzo possibile per diminuire la disoccupazione ed aumentare la produttività». E rivolgendosi in particolare ai parlamentari che avevano partecipato ai precedenti governi, palesò anche lo sforzo personale, vissuto con particolare intensità, in quei giorni così difficili: «Per le stesse ragioni obiettive e disinteressate per le quali nonostante il naturale bisogno di riposo, io ho accettato di servire ancora da questo posto il nostro paese, essi hanno trasferito il loro servizio dall’esecutivo all’organo deliberativo, sempre animati dallo stesso senso di responsabilità e di patriottismo».
I lunghi anni di servizio ad un paese distrutto dalla guerra avevano infatti sfibrato l’uomo che aveva vissuto la sua esperienza senza mai risparmiarsi. Ma il suo impegno, come detto, non si attenuò mai, anzi, proprio in quegli anni il centrismo visse una stagione riformistica ancora più intensa: la riforma agraria, la riforma della Sila e la legge stralcio; la riforma fiscale voluta da Vanoni; la Cassa per il Mezzogiorno, le partecipazioni statali, il piano casa di Fanfani, la ricostruzione del tessuto industriale. Il tutto portato avanti con non poche difficoltà a causa della stretta vigilanza e del condizionamento oggettivo degli alleati occidentali. Ma su tutte queste realizzazioni, fu soprattutto l’“invenzione” dell’Europa, la unificazione in sede comunitaria della politica agricola e di quella energetica (la Ceca), e persino il tentativo – purtroppo non andato in porto – di unificare gli eserciti (la Ced), a connotare la sua cifra riformista.
De Gasperi intuiva che nel mondo nuovo che andava strutturandosi non si poteva più ragionare solo in termini nazionali. Occorreva dilatare l’orizzonte, abbandonare miopi provincialismi, osare l’avventura di una nuova sovranità politica comunitaria. Non erano quelli tempi di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, eppure De Gasperi intuì la grandezza di un processo che, mentre avrebbe ancorato il futuro dell’Italia a quello dell’Occidente, avrebbe potuto strutturare economicamente e politicamente il continente europeo, chiamato dalle vicende della storia a trasformare la sua “potenza spirituale” in forza politica ed economica. Antevedere il cammino della storia e, insieme, orientarlo era per De Gasperi la vera missione della politica. Questa era la responsabilità della politica. Recentemente il presidente Monti ha ricordato un suo pensiero, noto non solo in Italia: «I politici guardano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni». Di più e di meglio non si può dire.
Sapremo oggi trasmettere alle nuove generazioni un messaggio altrettanto efficace, come classe dirigente nel suo complesso, politica e non solo, come élites, come intelligenza del paese? Carlo Galli nel suo ultimo studio sulle élites (I riluttanti, Laterza, Roma- Bari 2012) scrive: «Per far credere gli altri, le élites devono credere esse stesse in qualcosa, nella propria missione e nei propri valori; o almeno devono mentire con convinzione – che è esercizio quasi più difficile – a se stesse e all’intera società. Nell’accettazione della responsabilità e del rischio, nel compito di guidare – e quindi di elaborare cultura e discorso pubblico, e di affrontare critiche e proposte alternative – e di creare quindi uno spazio politico per sé e per la società intera, c’è la moralità della politica, dal punto di vista delle élites.
Immorale è, per contro, l’élite incolta, inconsapevole, attenta solo ai propri privilegi e politicamente apatica. Riluttante, appunto».

Osimo CheTempoFarà2012 bollettino 23 agosto – 25 agosto

Domenica ci sarà un calo delle temperature.. ( parola degli esperti)

Bollettino Meteo da oggi Giovedì 23agosto a Sabato  25 lagosto. ….. tempo stabile.

Bollettino Biometeo  in Osimo, sempre molto caldo .

Ondate di calore per Ancona livello 3 attenzione

Raccomando a tutti gli osimani di seguire i consigli utili, previsti anche dal Ministero della Salute: uscire di casa nelle ore meno calde della giornata, indossare un abbigliamento leggero e comodo, rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro, bere molti liquidi, mangiare molta frutta e verdura, non bere alcolici, fare pasti leggeri e porre attenzione alla conservazione domestica degli alimenti, non uscire all’aria aperta tra le 11 e le 18, non fare attività fisica intensa, proteggere la pelle, il capo e gli occhi dai raggi del sole, non lasciare mai persone o animali nelle auto in sosta, anche se per poco tempo.

Paola

Non è stata pazzia, ma disperazione e rabbia.

 Quando una persona si da fuoco davanti a Montecitorio e muore in maniera atroce lasciando due semplici lettere, dove spiega il perchè del suo gesto… non si può rimanere indifferenti, non si può liquidare tutto con la pazzia.

Negli scritti di Angelo Di Carlo  l’accusa è rivolta alla politica, si è fatto troppo poco e si è sbagliato molto a tutti i livelli istituzionali.

 Perché la   nostra classe dirigente, i politici ma anche i cosiddetti “manager”, delle varie caste …non si prendono la responsabilità  di questa tragedia e fanno finta di non capire che quell’uomo sofferente si è bruciato davanti il Parlamento per gridare una disperata rabbia ?  La rabbia contro la “mala politica”, la politica dei privilegiati,  la politica dell’ immobilismo, la politica che non si cura di tutti anche di chi non ha “peso politico”, la politica  malata di “ricerca del consenso” che pensa solo ai propri affiliati e non al bene comune.

Tutti coloro che dall’alto di una  posizione di autorità si rendono responsabili di ingiustizia, di  favoritismi, di disinteresse delle sorti degli altri, anche questi sono i colpevoli:  a Roma così come nella nostra piccola Osimo.

Si ricorderanno gli italiani e i nostri concittadini quando si dovrà andare a votare per il Parlamento e/o per il Comune anche di chi, oggi come ieri, non ha fatto nulla di positivo ?

In ordine al lavoro, la politica deve dare  risposte  immediate, anche locali alla disperazione sociale. Anche un comune come il nostro  che comunque muove un bilancio di decine  di milioni di euro l’ anno,  deve attivarsi per dare risposte CONCRETE, altrimenti anche noi come gli “altri” saremo inutili se non colpevoli !

Paola

Il populist

 Cristoforo Boni (l’Unità, 17 agosto 2012)Scrive Beppe Grillo sul suo blog: «Da mesi, con un ritmo sfiancante, i quotidiani, e le testate on line che vivono di notizie copia e incolla e rimbalzano le falsità, insultano, diffamano, spargono menzogne, inventano fatti, creano dissidi inesistenti, diffondono odio su di me e sul MoVimento 5 Stelle».
È la versione vittimista del comico, ormai vestito coi panni del leader politico. Qual è stata la causa scatenante di tale reazione? Il fatto che i giornalisti hanno trovato un suo rappresentante a Bologna con le mani nella marmellata, avendo pagato (con i soldi pubblici) cospicue tariffe per alcune comparsate in tv. E Grillo si paragona nientemeno che a Giovanni Falcone, o ai perseguitati del Ruanda: «Mi trovo in un’arena – scrive ancora – con gli altoparlanti che incitano gli avversari, ma anche il pubblico, a colpire il MoVimento 5 Stelle…».

Il suo è sempre uno scenario estremo. Di guerra e di morte. Anche quando sostiene la più ordinaria delle banalità politiche: che i 5 Stelle sono, secondo la sua propaganda, diversi da tutti gli altri partiti e non, come gli avversari pretendono di dimostrare, che sono uguali (o peggiori) degli altri.
Ma il vittimismo è solo l’altra faccia del populismo. Come Berlusconi, ahinoi!, ci ha insegnato per vent’anni. La violenza estrema, invece, resta la cifra unificante dei messaggi di Grillo. Di quelli in cui aggredisce, insulta, diffama, sparge menzogne, etc, come di quelli in cui denuncia di essere aggredito, insultato, diffamato, etc. Per documentarsi basta leggere gli ultimi post scritti sul blog.
Per condannare il rappresentante del M5S preso con le mani nella marmellata Grillo usa queste parole: «Pagare per andare in televisione per il MoVimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale». Sì, funerale. Dunque morte. E per denigrare i parlamentari, scaricando su di loro tutto l’odio e il disprezzo di cui è capace, Grillo applaude addirittura a Benito Mussolini: «Chiudete il Parlamento, sgombrate i loro uffici. Camera e Senato sono ormai ridotti peggio dell’“aula sorda e grigia” evocata da Mussolini. I parlamentari a larve di democrazia ben pagate».
Non è la prima volta che accade, non sarà l’ultima. Il populismo si nutre di parole estreme. Per imporsi nella babele delle lingue. Grillo ha costruito così il suo successo. Ma in questi anni, in cui siamo stati governati dall’antipolitica, abbiamo capito che le parole non passano invano. Come l’acqua scavano e lasciano il segno. Chi sottovalutava le parole estreme della Lega si è dovuto ricredere, osservando poi i danni prodotti.
Ora queste sentenze di morte e di condanna irrevocabile, che Grillo rilancia ad ogni fiato, sono per lui una modalità normale di propaganda politica. Del resto, deve dimostrare di essere solo lui il Bene e tutti gli altri il Male assoluto. Se qualcuno dei suoi dubitasse appena un po’, crollerebbe l’intero castello. Ma la violenza, anche quella verbale, genera mostri. Dio non voglia che i mostri prevalgano sulla ragione.