Interrogazione: quali gli aiuti concreti a favore delle famiglie osimane dei disoccupati e cassaintegrati ?

famiglie in crisi Crolla il potere di acquisto delle famiglie, cala la spesa ed i consumi vanno a picco. Lo certifica l’Istat che rileva come da gennaio a settembre del 2012 il potere d’acquisto delle famiglie ha registrato un ribasso del 4,1% rispetto al 2011.
Di fronte a dati così negativi e all’impoverimento degli italiani, il 2013 farà registrare un ulteriore calo dei consumi ed una nuova ondata di povertà che trascinerà migliaia di famiglie nel baratro. Ad Osimo la situazione non si discosta molto dal dato nazionale.
Cosa si può fare ? e sopratutto, si può fare qualcosa ?
Credo che, “la politica deve fare” e può ben fare sia a livello  nazionale ma anche con attente scelte  locali finalizzate a non sperperare il pubblico denaro e con interventi a sostegno del reddito delle famiglie in difficoltà. Concretamente credo occorra diminuire la pressione fiscale e quantomeno questa,  andrebbe ridistribuita in modo più equo. Ma non basta. Abbiamo letto sui giornali, in questi giorni,  di famiglie che non riescono a pagare il conto della luce, o in difficoltà per assolvere agli impegni fiscali.  Famiglie  in difficoltà, praticamente in ginocchio,  vittime di una morosità crescente e a rischio del conseguente slaccio delle utenze di acqua, luce e gas.

Ritengo doveroso da parte del Comune e delle  aziende a totale controllo e proprietà pubblica operare affinché queste situazioni non siano trattate come semplici problemi di solvibilità.

Spesso si tratta di persone, nostri vicini di casa,  rimaste senza occupazione, di persone che ormai non riescono più ad arrivare a fine mese con il loro stipendio o la loro pensione, di famiglie che si trovano da tempo in una situazione di estrema indigenza magari con figli minori, con disabili o con anziani a carico.

Per avere una reale fotografia della situazione di queste emergenze richiederò alle aziende partecipate (in base alle rispettive competenze) e al Comune la seguente documentazione:
– dati reali ed aggiornati concernenti il numero complessivo delle famiglie nei confronti delle quali è stato adottato durante l’anno 2012 il distacco delle utenze domestiche (suddivise tra utenze idriche, utenze elettriche, altre utenze) per morosità o ragioni connesse;
– dati reali ed aggiornati concernenti il numero complessivo delle famiglie nei confronti delle quali risulta alla data di oggi (11 gennaio 2013) vigente un provvedimento di distacco delle utenze domestiche (suddivise tra utenze idriche, utenze elettriche e gas) per morosità o altre ragioni;
– il totale delle persone coinvolte alla data di oggi da un provvedimento di distacco delle utenze domestiche per morosità o altre ragioni connesse;
– il totale di aziende o utenze di tipo non-domestico colpite durante il 2012 da provvedimenti di distacco utenza per morosità o ragioni connesse;
– l’ammontare complessivo delle morosità esistenti alla data del 31 dicembre 2012 o comunque alla data più recente disponibile (suddiviso tra utenze idriche e utenze elettriche) relativo alle utenze domestiche;
– l’ammontare complessivo delle morosità esistenti alla data del 31 dicembre 2012 o comunque alla data più recente disponibile (suddiviso tra utenze idriche, utenze elettriche e metano) relativo alle utenze non-domestiche;
– copia di un contratto-tipo per l’apertura di una utenza domestica completo di ogni clausola o norma aggiuntiva;
– copia della carta dei servizi dell’azienda (per ognuna delle aziende partecipate);
– copia dei provvedimenti interni o regolamenti o atti deliberativi o qualunque altra disposizione interna che detti norme, istruzioni, prassi o linee operative in materia di: – rateizzazione di morosità – prassi di recupero crediti (ivi compreso l’utilizzo di cambiali e forme similari)
– realizzazione e definizione di piani di rientro di utenti da situazioni di debito;
– calcolo e modalità di applicazione degli interessi di mora sui debiti utenza;
– costi e modalità dei riallacci utenze ecc.
La morosità e il distacco delle utenze che stanno colpendo le fasce più deboli dei nostri concittadini anche in questi giorni di freddo intenso è un situazione drammatica che non possiamo accettare passivamente, ma che va affrontata trovando possibili soluzioni, nel rispetto dei diritti di tutti i concittadini. Pochi giorni fa Benigni ci ha ricordato “la grandezza” degli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione Italiana che dicono che il nostro Paese deve garantire i diritti fondamentali delle persone, e le istituzioni hanno il compito di rimuovere le ragioni di disuguaglianza tra i cittadini per poter garantire l’accesso a tali diritti, attraverso i principi di solidarietà politica, economica e sociale.

Questa l’interrogazione consiliare proposta al Civico Consesso.

Paola

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Alla c.a. Sig. Presidente del Consiglio Comunale Comune di Osimo

INTERROGAZIONE

Oggetto: Quali gli aiuti concreti a favore delle  famiglie osimane dei disoccupati e cassaintegrati ?

La sottoscritta PAOLA ANDREONI consigliere Comunale capogruppo del Partito Democratico,
Premesso che a causa della crisi economica che da tempo coinvolge il nostro Paese, innumerevoli ditte artigiane, attività commerciali e industrie sono costrette a ricorrere anche a lunghi periodi di cassa integrazione per i propri dipendenti e cresce il numero dei disoccupati;

Considerato che, tante famiglie osimane che si trovano a vivere il dramma della disoccupazione e della cassa integrazione sono sempre più in difficoltà nell’affrontare in modo soddisfacente le esigenze quotidiane a causa della perdita di lavoro e dei conseguenti problemi economici;

Tenuto conto che, è un dovere delle istituzioni cercare di aiutare le famiglie in difficoltà, con ogni mezzo a propria disposizione, pur salvaguardando il pareggio di bilancio;

con la presente

INTERROGA IL SINDACO
per conoscere

1) quali provvedimenti intende predisporre, atti a dimostrare concretamente la partecipazione del Comune alle necessità della parte debole della popolazione osimana, con la previsione di  esenzione e/o riduzione di tasse e di tariffe comunali ed esenzioni/riduzioni delle tariffe dei servizi erogati dalle società partecipate dal Comune.

Osimo lì, 8 gennaio 2013

           Il consigliere comunale
capogruppo del Partito Democratico
———-Paola Andreoni

Campagna elettorale: il confronto sull’Imu

Imu 8756L’Imu entra nell’urna, e tutti i leader fanno le loro proposte sulla tassa della casa.
Monti vuole mantenerne l’impianto ma apportare alcuni miglioramenti, Berlusconi vuole abolirla sulla prima casa (come già fece nel 2008, salvo poi dover fare marcia indietro nell’autunno 2011, prima delle dimissioni, costringendo Monti a reinserirla).
Bersani vuole invece renderla progressiva ed equa: esentare tutti dal pagamento dell’Imu sulla prima casa fino ai 500 euro, aumentare le aliquote per le prime abitazioni dal valore catastale superiore ai 1,5 milioni, completare la riforma del catasto e poi affidare esclusivamente ai sindaci il compito di decidere chi e quanto far pagare.

Un articolo tratto da Cronache di ordinario Razzismo cronachedior_300x82

Lo sport che esclude

Calcio74 In questi giorni, l’ormai noto abbandono del campo da parte del Milan in seguito ad alcuni cori razzisti ha fatto salire alla ribalta delle cronache la presenza del razzismo negli stadi italiani: una presenza davvero troppo frequente e persistente, e troppo tollerata.

Ma lo sport, sebbene sia generalmente considerato un’opportunità di formazione, crescita personale e di socializzazione, a volte può diventare esclusione e discriminazione. E non solo a causa degli episodi che sono stati – giustamente – ampiamente trattati in questi giorni dai media.

Esiste in Italia una realtà intollerabile e lesiva, forse meno discussa dai mezzi d’informazione, ma molto conosciuta da tanti ragazzi e ragazze. In Italia, infatti, a moltissimi giovani non è consentito svolgere attività agonistica per una questione puramente burocratica, che per molte persone rappresenta una realtà quotidiana dolorosa e incomprensibile.

Ci scrive un lettore, allenatore di una piccola squadra di calcio giovanile, raccontando la storia di D., un bambino di 9 anni che frequenta la quarta elementare, nato in Italia da genitori di origine straniera. Dopo quattro mesi di allenamenti, per D. non è ancora possibile disputare alcuna partita del campionato provinciale pulcini. Perché? Perché il bambino non risulta tesserato alla Federazione Calcio. D., come ci racconta il suo allenatore, non può giocare le partite con i suoi compagni perché il permesso di soggiorno di uno dei genitori – uno dei documenti richiesti dalla Federcalcio – risulta scaduto. Un’esclusione che sicuramente non riesce a comprendere D. a cui, “tutti i venerdì al momento della convocazione gli si arrossano gli occhi, non riesce a capire il perché di tutte queste lungaggini e complicazioni”.

Non lo capiamo nemmeno noi il perché. Come giustamente si chiede l’allenatore, può essere una federazione sportiva più rigida della scuola? Può lo sport divenire luogo di esclusione?

La storia di D. è uguale a quella di moltissimi, troppi, altri ragazzi e ragazze. Se per tesserare un giovane di cittadinanza italiana sono sufficienti la dichiarazione dei genitori ai fini della privacy e il certificato medico, per i figli di cittadini di origine straniera le complicazioni sono tantissime, “talmente tante – ci spiega il lettore – che generalmente questi bambini non possono mai partecipare alle attività se non dopo diversi mesi dal loro avvio”. Considerando la situazione di D., l’allenatore afferma: “Mi sembra assurdo che un bambino che può andare la mattina a scuola elementare non può venire il pomeriggio a giocare a pallone o partecipare la domenica alla partita per colpa di lungaggini burocratiche e\o procedure complicatissime”.

Una situazione che riguarda molti minori, e che si complica nel caso in cui si salga di livello agonistico. Per disputare i campionati, gareggiare con la maglia della Nazionale o entrare a far parte di società sportive militari, è necessaria la cittadinanza italiana. E per ottenerla “lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”, come recita il sito del Ministero dell’Interno. Dopodiché, possono passare anche diversi anni perché questo riconoscimento, finalmente, arrivi. Meccanismi estremamente farraginosi, che escludono molte persone da competizioni di vario livello.

Una situazione denunciata anche dalla campagna “l’Italia sono anch’io”, che evidenzia in una nota: “Considerato il grande rilievo che assume l’attività sportiva per la crescita e la formazione di un giovane, appare un grande limite ai nati in Italia da genitori stranieri quello di non potersi iscrivere a sport agonistici in quanto cittadini non italiani”.

Non possiamo che rilanciare l’appello della campagna e associarci alle parole dell’allenatore di D., sperando venga presto presa in considerazione una modifica delle norme per permettere a tutti i minori di beneficiare di un’attività universalmente riconosciuta come importante per la formazione della persona, come ricordato anche dall’Unicef e dalla Carta ONU dei diritti dei ragazzi allo sport, ratificata nel 1992.