Eugenio Scalfari: Il bivacco di manipoli accampato in Parlamento

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari • 02 febbraio 2014
Il circuito mediatico ama le cattive notizie gonfiandole a dismisura e questo è un malanno grave: la dismisura che giova ai demagoghi e corrompe la pubblica opinione
Premessa: nell’articolo di domenica scorsa scrissi che Matteo Renzi non mi era simpatico riconoscendo però che forte della legittimazione ottenuta massicciamente alle primarie, era il leader del Pd e che la riforma della legge elettorale da lui proposta con Berlusconi aveva dato una salutare scossa all’intera situazione politica ed anche al governo, come lo stesso Letta ha riconosciuto.
Nel frattempo è però avvenuto un fatto nuovo, apparentemente di modesta importanza ma per me molto significativo: il Fatto quotidiano dell’altro giorno ha spedito un suo inviato a Firenze ed ha titolato il servizio dicendo che Renzi dal 2009 ha incassato 4 milioni di finanziamento da donatori privati attraverso eventi di vario tipo: banchetti elettorali, donazioni per primarie di partito e per elezioni alla presidenza della Provincia e a sindaco di Firenze. Si tratta di dazioni pienamente legittime ma si ignora il nome dei donatori. Il sospetto del giornalista è che i donatori siano stati ricompensati da appalti di favore e da altri benefici illeciti dei quali tuttavia il giornale che ha organizzato il servizio non dà alcuna prova. Insomma un attacco bello e buono con l’evidente intenzione di screditare il leader del Pd e lo stesso partito del quale è ormai il capo riconosciuto. Fino a poco fa quel giornale gli era favorevole ma ora ha cambiato fronte in odio al partito da lui guidato.
Per me questo voltafaccia di chi finora l’incoraggiava a dividere il partito, è sufficiente a rendermelo simpatico, fermo restando alcuni errori della riforma elettorale da lui proposta, che spero saranno cancellati durante la discussione in corso alla Camera. Quanto al giornale in questione, i suoi nemici sono da sempre tre: Napolitano, Letta, il Pd. Chi li appoggia entra nel suo mirino. Perciò viva Grillo e abbasso chi gli si oppone. Ecco un punto che mi sembrava meritevole d’esser chiarito. Fine della premessa.
* * *
Di Grillo ha scritto ieri il direttore del nostro giornale con una diagnosi con la quale concordo interamente. Un’opposizione dura e anche durissima è legittima in una democrazia parlamentare, purché non travalichi nella violenza dei suoi parlamentari che calpestano ogni regola e impediscono il funzionamento delle Camere e delle loro commissioni. L’aula “sorda e grigia, bivacco di manipoli” è un retaggio fascista e teorizzato dal fascismo. Nella sua visita-lampo di venerdì scorso a Roma, il guru del Movimento 5 Stelle ha invitato i suoi parlamentari a moderare le recenti intemperanze. Probabilmente si è reso conto di rischiare l’isolamento rispetto agli elettori che l’hanno gratificato di 8 milioni di voti nello scorso febbraio. I grillini finora hanno soltanto tentato d’inceppare il funzionamento del Parlamento. Null’altro. Odiano l’Europa, odiano l’euro, odiano la politica; fanno leva sul disagio economico per trasformarlo in rabbia sociale, aggrediscono in modo inqualificabile la presidente della Camera Laura Boldrini colpendola anche in quanto donna, danno del boia a Napolitano e lo accusano di tradimento della Costituzione. È diventato un vezzo quello di invocare la Costituzione per travolgerla da cima a fondo. Sono numerosi i giornali e le emittenti televisive divenuti amplificatori del verbo grillino. Il circuito mediatico ama le cattive notizie gonfiandole a dismisura e questo è un malanno grave: la dismisura che giova ai demagoghi e corrompe la pubblica opinione. Gli allocchi ci cascano e purtroppo sono numerosi nel nostro paese. La libertà è il valore più grande della vita associata e la demagogia è il suo nemico. Gran parte dei mali d’Italia proviene storicamente dalla vocazione demagogica, dal carisma che i demagoghi conquistano più facilmente nel nostro paese che altrove. Compito delle persone responsabili è di opporsi a quella vocazione che da molti anni e addirittura da secoli affligge questa nostra terra.

Bisogna conoscer bene le proprie debolezze prima di gettare il sasso sugli altri. Lo predicò proprio Gesù e chi si professa cattolico dovrebbe ricordarselo. Quanto ai laici questa dovrebbe essere la loro insegna naturale.
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Dicevamo che la nuova legge elettorale con le firme di Renzi e Berlusconi è accettabile nell’impianto ma contiene numerosi errori e perfino qualche aspetto di dubbia conformità alla recente sentenza della Corte Costituzionale. Quali sono tali errori è evidente: gli elementi costitutivi debbono essere due, governabilità e rappresentanza. Il giusto equilibrio tra di essi non è facile e Renzi ha provato a raggiungerlo ma c’è riuscito solo in parte per le resistenze che il suo interlocutore gli ha opposto.
L’errore capitale è proprio questo: la governabilità ha gravemente mortificato la rappresentanza. Il gioco delle soglie ha creato questa situazione ed ha anche impedito la libertà di scelta degli elettori rispetto ai candidati da eleggere. Sono due errori molto gravi, solo in parte recuperati dal ballottaggio finale connesso con l’innalzamento del tetto da raggiungere per ottenere il premio di maggioranza dal 35 al 37 per cento dei voti espressi (meglio sarebbe portarlo al 40 o almeno al 38).
Con il ballottaggio gli elettori voteranno per la seconda volta scegliendo tra le due contrapposte coalizioni, ma questa recuperata sovranità del popolo è molto viziata dalla soglia del 4,5 che esclude i partiti della coalizione da ogni presenza parlamentare. Ecco il punto che mortifica il criterio della rappresentanza: i voti degli alleati sono essenziali per la vittoria d’una coalizione sull’altra, ma il premio di maggioranza va unicamente al partito egemone. Questa situazione non è tollerabile, si dovrebbe abolire interamente la soglia che esclude il seggio a chi ha fornito voti preziosi per la conquista del premio; si può vincere perfino con un solo voto in più, perciò la soglia non va soltanto diminuita ma abolita.
L’altro errore è la mancata scelta dei candidati eleggibili. Le liste piccole sono un vantaggio assai modesto per gli elettori. Forse conoscono i candidati scelti dai partiti, ma conoscerli non basta se non possono scegliere, se il capolista è meno gradito di chi lo segue nella lista, se tutto è scolpito dalle segreterie di partito.
Il solo vero risultato è quello di votare senza alternative una lista prefabbricata. Il solo vero rimedio è quello di votare in collegi uninominali, dove ogni cittadino possa presentarsi candidato purché ottenga un numero ragionevole di firme di presentatori. Così si realizza nel modo migliore la libertà di scelta mentre le preferenze contengono tutti i guai che ben conosciamo e limitano comunque la scelta ai candidati presenti nelle liste, senza alternative di sorta. I collegi uninominali sono dunque la sola soluzione valida, ma Berlusconi si opporrà e il suo veto è il limite che Renzi non può superare.
La legge comunque, possibilmente emendata, non entrerà in vigore fino a quando il Senato non sarà stato profondamente modificato con legge costituzionale. Ci vorrà poco meno di un anno perché questo avvenga e quindi l’urgenza è figurativa, ma non sostanziale. Rappresenta tuttavia un elemento di stabilità del governo in carica e questo è un indubbio vantaggio per l’economia nostra e dell’Europa.
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L’economia dell’Europa è in sofferenza per la crisi dei paesi emergenti che si aggiunge ed aggrava la debolezza della domanda e dell’occupazione in tutto il nostro continente.
I paesi emergenti registrano un’improvvisa fuga di capitali che indebolisce le loro monete e si indirizza verso il mercato americano in cerca di investimenti più vantaggiosi. Così dicono i commentatori ma c’è una contraddizione in questi flussi di capitale: il dollaro ha un cambio molto elevato nei confronti dell’euro ed anche di alcune monete di paesi come il Brasile, la Russia, la Turchia ed anche la Cina la cui moneta è solo artificialmente agganciata al cambio del dollaro.
L’afflusso di capitali vaganti verso Wall Street punta evidentemente su titoli di fondi ad alto rischio e non verso i titoli del Tesoro americano. Le aspettative della speculazione non sono in un ulteriore aumento del cambio del dollaro, ma i fondi ad alto rischio dove investono le loro risorse? Non certo sul dollaro. Allora dove? In realtà la speculazione, secondo il parere di molti operatori, pensa di deprimere con la loro fuga il cambio dei paesi emergenti per poi rientrarvi per lucrare la differenza di una speculazione al ribasso, si tratta d’un gioco antico e sempre ricorrente anche perché i fondamentali dei paesi emergenti non sono cambiati, crescono più lentamente, aumenta un po’ la loro domanda interna, ma questo non modifica la forza della loro emersione economica bensì i flussi delle importazioni ed esportazioni.
Per quanto ci riguarda, l’Europa e l’Italia dovrebbero accrescere le esportazioni ma hanno l’handicap del dollaro debole. Rispetto all’euro vale 1,35 e anche più. L’interesse europeo e italiano sarebbe che il dollaro scendesse verso l’1 o almeno verso l’1,10. Allora sì, la spinta della nostra domanda diventerebbe potente.
Comunque non siamo in deflazione e ce ne preserva un miglioramento ormai visibile e a quanto pare duraturo della produzione di industrie e di servizi. Purtroppo non si traduce ancora in un miglioramento dell’occupazione perché c’è larga disponibilità di impianti inutilizzati e quindi langue l’investimento privato. Quello pubblico potrà riprendere, così si spera, entro la metà di quest’anno quando il governo riuscirà ad ottenere dall’Europa un “plus” di risorse da investire e da utilizzare per un abbassamento sostanziale del cuneo fiscale. Questo è l’aspetto di maggiore interesse della nostra economia insieme alla indispensabilità dei contratti di lavoro aziendali, in mancanza della quale la crescita dell’occupazione sarà più lenta e la dislocazione produttiva più tentatrice. Tito Boeri ha descritto giovedì scorso con grande chiarezza quest’aspetto essenziale del problema.
Draghi farà – e sta facendo da tempo – il resto, sulla liquidità, sull’Unione bancaria, sulla Vigilanza, sul panorama del futuro e necessario sviluppo dell’Europa federata nei settori decisivi della vita associata.
Da questo punto di vista la stabilità del governo Letta è un punto per noi essenziale. L’ha capito anche Renzi e speriamo che non cambi idea. Ma Berlusconi può cambiarla, lui è abituato alla capriola. Meno male che Napolitano c’è.

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Una Risposta

  1. Secondo me,un enorme e grossolano errore è la mancata scelta dei candidati eleggibili.
    Questo è, e sarà un campo favorevolissimo a chi possiamo immaginare.
    Sono maliziosamente certo inoltre che il signor b. sta seguendo le briciole di “pane” per arrivare al target a lui tanto , troppo caro.
    Target ai quali,inaffidabile com’è,non mancherà in “”tutti i modi e maniere”” di conquistare.
    Poco gli importa l’impressione che stiamo dando e daremo ancora all’Europa. Le consegueze non saranno più rimediabili.
    Il tempo temo mi darà ragione.
    Pessimista ? ? Magari fosse!

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