Eugenio Scalfari:Matteo il seduttore e i conti con la realtà

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari •16 febbraio 2014 Massacri di partito
Enrico Letta si è dimesso irrevocabilmente dopo il voto della direzione del Pd che l’ha bocciato quasi all’unanimità dopo la relazione di Matteo Renzi che ne ha ipocritamente lodato l’azione di governo e poi l’ha distrutta come inefficace, sbagliata, inesistente. Un anno perduto — ha detto — con gravi conseguenze sull’economia, sui sacrifici vessatori su tutti gli italiani e sulla rabbia sociale che hanno provocato.
Fino a pochi giorni prima il segretario del Pd non se n’era accorto e così risulta dalle sue pubbliche dichiarazioni molte volte ripetute, nelle quali si impegnava a sostenere il governo fino al semestre di presidenza europea assegnato all’Italia che avrà inizio nel prossimo giugno. Ma poi, improvvisamente, ha cambiato idea e la direzione del Pd con lui.
È stata una sorta di mannaia crudele e senza sconti, senza precedenti nella nostra storia repubblicana. I governi della Dc cambiarono frequentemente ma senza strepiti e condanne “ad personam”. Il premier fiutava l’aria e si dimetteva, il Parlamento votava il suo successore e il presidente della Repubblica ratificava. Il premier decaduto rientrava nella schiera dei notabili, pronti per altri incarichi e persino per un ritorno a palazzo Chigi. Così si alternarono Fanfani, Scelba, Andreotti, Moro, Segni, Piccioni, Forlani, Cossiga, De Mita. Staffetta e gioco dei quattro cantoni, ai quali partecipavano i cavalli di razza. La partitocrazia, bellezza, che nell’ultima fase si estese a Craxi e si estinse con Mani Pulite.
Non fu un bel periodo, ma quello venuto dopo, costato al Paese il ventennio berlusconiano, è stato certamente peggiore. Tuttavia la mannaia d’un partito che fa a pezzi un governo guidato da uno dei suoi maggiori dirigenti non si era ancora mai visto. Evidentemente i tempi sono bui, “Stormy Weather”.
Ho riascoltato quella canzone subito dopo avere seguito la cronaca televisiva della direzione del Pd. La voce di Ella Fitzgerald si alternava alla tromba di Louis Armstrong: «I tempi sono bui, il mio uomo mi ha abbandonata e fuori continua a piovere».
Qui non è l’uomo che ha abbandonato il partito, al quale con estrema lealtà voterà la fiducia tra pochi giorni quando toccherà al Parlamento di esprimersi, ma è il partito ad averlo massacrato. Stormy Weather.
***
Grillo e la Lega, che stanno scoprendo tra loro sorprendenti analogie (i populismi hanno diversi colori ma identica natura) attaccano Napolitano perché ha accettato una crisi extraparlamentare. Ma è un procedimento che ha numerosissimi precedenti nella storia dell’Italia repubblicana e anche di quella monarchica. Se un governo viene sfiduciato da un partito che ha la maggioranza assoluta in almeno una delle Camere e se il suo premier dà le dimissioni irrevocabili nelle mani del Capo dello Stato, spetta a quest’ultimo la scelta di accettarle o rimandarlo in Parlamento che comunque avrà l’ultima parola sull’esistenza del nuovo governo nominato dal Quirinale.
Rinviare Letta in Parlamento l’avrebbe esposto ad un’altra umiliazione perché avrebbe avuto contro di lui non solo i voti del Pd ma anche quelli della Lega, dei grillini e di Forza Italia. Cioè la quasi totalità, forse con l’astensione di Alfano e dello sparuto gruppo centrista. In più si sarebbe perso tempo mentre è interesse del paese che la discontinuità nel personale di governo venga superata al più presto per impedire che i mercati e l’Europa entrino in allarme sulla stabilità italiana. Questo spiega perché Napolitano ha accettato la procedura extra-parlamentare che non spossessa affatto il Parlamento dal suo giudizio finale.
Su quel giudizio però si fanno alcune ipotesi in queste ore. Due soprattutto, che riguardano Berlusconi e Alfano. In un certo senso la seconda è condizionata dalla prima.
****
La maggioranza che appoggerà il costituendo governo Renzi dovrebbe essere la stessa di quella che appoggiò Letta anche se il personale di governo sarà quasi interamente modificato. La vera piattaforma su cui l’esperimento di Renzi si basa sta nell’impegno a durare per l’intera legislatura, cioè per altri quattro anni fino al 2018.
Per i deputati questa è una manna e in parte lo è anche per i senatori poiché l’attuale forma del Senato, che dovrà comunque essere cambiata, invece di realizzare il cambiamento entro i prossimi sei mesi, potrà tranquillamente attendere un anno o addirittura due. Non c’è più molta fretta perché ora l’obiettivo si sposta sulla politica economica e sociale. La legge elettorale sarà approvata subito per quanto riguarda la Camera, ma per il Senato non c’è fretta.
Veniamo alle ipotesi: come voterà Forza Italia sul governo Renzi? Non fa parte di quel governo e quindi voterà contro. Ma fa parte del programma di Renzi per quanto riguarda la legge elettorale e le riforme costituzionali. Renzi si è impegnato a non fare governi con Forza Italia e — si spera — manterrà l’impegno, ma gli accordi con Berlusconi si estendono ad una buona parte del suo programma di riforme. Non comprendono la politica economica e i provvedimenti che la riguardano. Ma, nelle ancora vaghe dichiarazioni di Renzi in proposito, non si ravvisano sostanziali diversità da Forza Italia: sgravi ai lavoratori e alle imprese e quindi cuneo fiscale ridotto per quanto possibile; prevalenza del contratto di lavoro aziendale su quello nazionale; nuove forme di ammortizzatori sociali; semplificazione delle procedure, più elasticità finanziaria rispetto ai vincoli di Bruxelles; diminuzione delle tasse e tagli delle spese.
Queste finora sono le dichiarazioni di Renzi. Ricordano sia quelle di Letta sia quelle di Squinzi e della Confindustria, sia quelle della Cgil, sia quelle di Forza Italia quando ancora si chiamava Pdl.
Il pregio di Renzi è sempre stato quello d’essere d’accordo con tutti affinché tutti siano d’accordo con lui. In più — e non è poco — ci mette la sua «smisurata ambizione» e la sua smisurata vitalità.
A mio avviso somiglia moltissimo a Berlusconi per quanto riguarda le sue capacità di seduzione. È un leader a 24 carati come il Berlusconi giovane. E perché il Berlusconi vecchio dovrebbe lesinargli la sua comprensione e il suo appoggio?
Questo gli consiglia Giuliano Ferrara sul Foglio e questo gli consiglia anche Verdini e anche Bondi e anche Confalonieri. È un padre della patria? Ma è Renzi che l’ha fatto risorgere dalle ceneri. Berlusconi votò per Monti e anche per Letta fino a quando ci fu la scissione di Alfano che Letta agevolò in tutti i modi. Ma ora Letta non c’è più e c’è Renzi al suo posto, Renzi il simpatico, Renzi che è un Berlusconi giovane. Allora perché non votargli la fiducia? O almeno astenersi? La Santanché è contraria a questo progetto, ma chi se ne frega della Santanché.
Berlusconi forse ha pensato a questa soluzione ma alla fine ha scelto l’opzione negativa e l’ha comunicata a Napolitano e alla pubblica opinione durante le consultazioni di ieri: non voterà la fiducia a Renzi né si asterrà ma voterà contro. Naturalmente sarà un’opposizione costruttiva e comunque manterrà il patto sulle riforme. È un padre della patria, che diamine! E quindi i provvedimenti che giudicherà buoni li voterà.
Per ora dunque Alfano è salvo ma il tremore sotto i piedi lo sente, perciò ha messo i suoi paletti prima di sottoscrivere la continuazione dell’alleanza col Pd: niente accordi a sinistra e tanto meno a destra. Posti chiave nel ministero, programma economico messo in carta e firmato prima del voto di fiducia. Se questi paletti non verranno condivisi Alfano esce dal governo. Ci vorrà comunque il doppio di tempo per soddisfarne le condizioni.
*****
Qualcuno rimprovera Napolitano perché non si è opposto all’arrivo in scena al Quirinale per le consultazioni di ieri. Aveva invitato anche Grillo e la Lega e si è irritato per la loro risposta negativa. Quindi non poteva mettere un veto a Berlusconi, ancorché condannato con sentenza definitiva per frode fiscale e decaduto da senatore.
Questo impedisce a Napolitano di concedergli quella grazia “motu proprio” che Berlusconi da tempo chiede anzi pretende. Quella grazia non ci sarà mai perché Napolitano mai la darà in assenza d’una ammissione di colpevolezza da parte del richiedente che significa assunzione delle sue responsabilità e rinuncia a proclamarsi innocente. Ma quest’aspetto della questione è completamente diverso dal Berlusconi uomo politico e leader di un partito con rilevante seguito parlamentare. Se ci sono consultazioni al Quirinale, al capo d’un partito presente in Parlamento non può essere opposto un veto.
Su questo punto debbo dire che, per quel che vale il mio parere, la Costituzione non prevede consultazioni e descrive l’andamento della crisi in un modo estremamente semplice e chiarissimo: «Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e su sua proposta i ministri». Questo dice e basta, sicché, secondo la lettera della Carta, Napolitano non ha alcun obbligo di consultarsi con chicchessia. Naturalmente può consultarsi con chi vuole ma è lui a stabilire come e con chi; perciò avrebbe potuto anche limitarsi ai presidenti delle Camere o estenderlo ai presidenti dei gruppi parlamentari o addirittura a nessuno. I precedenti non mancano. Luigi Einaudi non consultò nessuno quando nominò il governo Pella; Scalfaro agì nello stesso modo quando nominò Ciampi dopo aver consultato soltanto Giuliano Amato all’epoca presidente del Consiglio. Anzi fu Amato a fargli il nome di Ciampi.
****** 
Resta il tema della politica economica che è il solo che stabilirà il successo del governo Renzi o la sconfitta sua e del suo partito.
Quello che vuole fare e i problemi che dovrà affrontare sono gli stessi del governo Letta, indicati e aggiornati nelle proposte da lui inviate alla direzione del Pd e giudicate da Renzi come contributi (marginali) ma non erano solo contributi, era l’elenco del fattibile, in parte già in corso di attuazione e positivamente considerato dalle autorità europee e dalla Bce di Mario Draghi.
Ora è il programma di Renzi ma con una differenza non da poco: Renzi vuole andare oltre le coperture previste dagli impegni europei, come vuole Squinzi, come vuole la Camusso, come vuole Vendola, cioè le parti sociali e la destra come la sinistra. Ma possono fare queste operazioni in barba all’Europa e agli impegni assunti dal governo precedente?
Questa è la domanda e la risposta è questa: se rispetta gli impegni con l’Europa il suo governo sarà eguale a quello di Letta e non molto più veloce nelle realizzazioni; se non li rispetta innescherà il commissariamento europeo e i sacrifici ancora maggiori sugli italiani.
Chi fa il mestiere di informatore e di osservatore non ha che da aspettare seguendo gli eventi con costante e obiettiva vigilanza, dandone conto alla pubblica opinione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: