Ma gli italiani vogliono l’acquisto di strumenti di guerra o assicurare la piena garanzia del diritto alla salute ?

F35-Nel prossimo triennio il governo italiano spenderà quasi 2 miliardi di euro per l’acquisto dei caccia F35, mentre la Legge di stabilità 2014 ha tagliato gli stanziamenti per il Servizio sanitario nazionale di 1 miliardo e 150 milioni di euro negli anni 2015-2016. È quanto denuncia il dossier “Caccia F35, la verità oltre l’opacità”, presentato  martedì 18 febbraio, presso la sede della Fondazione Basso, a Roma, dai promotori della campagna “Taglia le ali alle armi”.
Secondo il rapporto, infatti, ad oggi sono stati già spesi 3,4 miliardi di euro per l’acquisto dei primi caccia destinati all’Italia e per la realizzazione del programma, ma altri 10 miliardi sono la cifra necessaria per portare a termine il programma d’acquisto fino al 2026. Nei prossimi tre anni, però, se fosse confermato l’acquisto da programma, la spesa ammonterebbe a 1.950 milioni di euro, in media 650 milioni l’anno. Secondo i promotori della campagna, però, c’è ancora tempo e modo per destinare tali risorse ad altri capitoli di spesa, senza incorrere in penali per la fuoriuscita dal programma Joint Strike Fighter.
Secondo il dossier, il costo per ogni F35 si aggira intorno ai 135 milioni di euro, ma il vero prezzo da pagare lo mostra il confrontato con quanto si potrebbe fare con la stessa cifra in altri ambiti. Con le stesse risorse, spiega il dossier, è possibile:
retribuire oltre 5mila ricercatori per un anno;
mettere in sicurezza 135 scuole;
comprare 21 treni per pendolari per un totale di oltre 12mila posti a sedere;
avviare 20mila giovani al Servizio civile nazionale.
Non solo. Secondo il dossier, il costo di un F35, è pari:
alla spesa necessaria per la garanzia di 33.750 borse di studio di 4mila euro per gli studenti universitari;
la costruzione di 405 nuovi asili capaci di accogliere 12.150 bambini creando al contempo 3.645 nuovi posti di lavoro;
l’accoglienza dignitosa di 10.567 richiedenti asilo per un anno.
Un confronto, quello presentato nel rapporto, che in tempi di crisi mostra tutta la sua drammaticità.
In particolare con lo stanziamento medio annuale previsto per i prossimi tre anni di 650 milioni di euro si potrebbero creare 26mila posti di lavoro qualificati o rispondere al disagio abitativo con politiche di recupero dell’edilizia residenziale pubblica. Per Grazia Naletto, portavoce di “Sbilanciamoci!”, si tratta di un confronto stridente. «Ci sembra che queste siano proposte di impiego di risorse pubbliche che vanno in una direzione molto più attinente a quelle che sono le vere esigenze del Paese.

Su questo strumento di morte vedremo come si muoverà il nuovo governo, sperando in un cambiamento di rotta.
Paola

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