La Chiesa vicina a chi combatte per un mondo più giusto, contro le mafie, le ingiustizie e le discriminazioni.

Che bella immagine ci ha regalato, ieri, Papa Francesco: l’abbraccio a don Ciotti, al prete lottatore delle mille battaglie a Torino contro la droga come  nelle terre del sud contro le mafie.
La Chiesa istituzionale che prende per mano il prete di strada in maglione, fondatore di Libera. Che emozione e gioia vedere la chiesa vicina all’ umanità dolorante e vera, fra i poveri a Lampedusa, fra le vittime delle mafie e dei poteri forti. Grazie papa Francesco
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Così, poi, don Luigi Ciotti si è rivolto a Papa Francesco all’inizio della veglia di preghiera per le vittime delle mafie:

“E’ un momento che abbiamo atteso e desiderato tanto. Le persone qui hanno storie e riferimenti diversi, ma sono accomunate dal desiderio di verità e giustizia. Sono solo una rappresentanza dei famigliari di vittime di mafia, che sono tante, tante di più. Vogliamo ricordare il nome di tutti, con un lungo elenco che graffia le nostre coscienze. Ci sono anche 80 bambini, come il piccolo Coco e l’altro giorno Domenico. Ci sono persone che si sono trovate casualmente in mezzo a un conflitto a fuoco. Ci sono tanti giusti, giuste, persone dalla parte di chi aiuta a cercare la libertà. Persone libere e leali che non si sono fatte piegare dalle difficoltà, come testimoniano oggi famigliari di vittime in America latina che sono con noi qui presenti. Le ricordiamo tutte perché lo spirito di giustizia e verità che ha animato la loro esistenza è ancora vivo. Amici! I vostri cari sono ancora vivi. Chi perde la vita per la giustizia e la verità, non dimenticatelo mai, dona la vita, è lui stesso la vita. Vogliamo ricordare anche le vittime del lavoro, perché un lavoro non tutelato è una violazione della dignità umana, e così pure le vittime degli affari sporchi, delle mafie, le vittime di malattie per i rifiuti tossici, quelli che hanno perso la vita per le droghe dei mercanti di morte, le migliaia di persone morte in mare o nei deserti, le vittime della tratta o della prostituzione. Ma – ha proseguito don Ciotti – vittime sono anche i morti vivi, quante persone uccise dentro, quante persone a cui le mafie hanno tolto la libertà e la dignità, persone ricattate, impaurite, svuotate. Le mafie assassinano la speranza, e sono queste speranze spezzate o soffocate che oggi vogliamo condividere. In passato e purtroppo ancora oggi – ha detto il fondatore di Libera – non sempre la Chiesa ha mostrato attenzione a un problema così drammatico: silenzi, resistenze, sottovalutazioni, eccessi di prudenza, parole di circostanza. Ma per fortuna anche tanta, tanta, tanta luce, tanta positività, tante testimonianza”, ha detto don Ciotti, che ha ricordato le parole di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi, quelle di Benedetto XVI a Palermo, e poi, ancora, la testimonianza di sacerdoti anti-mafia come monsignor Raffaele Nogaro, monsignor Giovanni Nervo, don Italo Calabrò, don Pino Puglisi, don Peppe Diana, don Cesare Boschini, “ucciso a borgo Montello, nel comune di Latina, dove domai saremo in migliaia e cammineremo insieme per la giornata della memoria e dell’impegno, senza dimenticare che si fa memoria 365 giorni all’anno”.

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