Berlusconi sempre peggio: con una persona così, non si possono stringere accordi politici.

Berlusconi continua a spararle grosse. Il personaggio è oramai fuori di se, dalla storia, e magari anche fuori dall’Europa e dal PPE (insieme al suo partito), dopo le farneticanti dichiarazioni sulla Germania e i campi di sterminio. Ormai l’uomo è sempre più incorreggibile e inaffidabile.
Con una persona così, non si possono fare accordi politici.

Elezioni Comunali 2014: perchè mi candido al Consiglio Comunale

Invio questa comunicazione per informare che sono candidata nella lista del Partito Democratico,  per  il Consiglio Comunale,  alle prossime elezioni amministrative, a sostegno del candidato Sindaco Simone Pugnaloni.

volantino51Ritengo che oggi, con un quadro politico che sembra sempre più spostarsi a destra, sia importantissimo che nel prossimo consiglio comunale vi sia una presenza forte e di sinistra, capace di incidere veramente sulle scelte e sugli obiettivi e che sappia mettere in primo piano i temi dei diritti, della solidarietà, dell’integrazione, dell’equità sociale, dell’ecologia, della trasparenza amministrativa e della partecipazione. Una presenza seria, capace di proporre contenuti, coraggiosa nella critica costruttiva, leale ma mai scontata.
Mi candido partendo da una posizione critica nei confronti dell’amministrazione comunale uscente. Credo infatti che la Giunta Simoncini abbia governato l’ordinaria amministrazione, senza apportare novità e miglioramenti alla qualità della vita degli osimani. L’azione di governo cittadino ha avuto in questi anni respiro corto. Non ho visto una visione della città del futuro, soprattutto ho sentito e visto poca attenzione per i problemi della città.
Sull’ambiente si è visto davvero poco………………
Sull’urbanistica l’amministrazione non si è accorta della crisi. In una città dove si è costruito troppo e male, dove ci sono troppi alloggi sfitti, le liste civiche non hanno cambiato rotta. Era l’occasione per fermarsi, fare il punto e dare una sterzata netta: riqualificazione urbana e miglioramento della qualità edilizia dell’ esistente. Sarebbe stato uno stimolo alla conversione del settore dell’edilizia verso la qualità e la sostenibilità. Dove il cemento non è arrivato sono arrivate le distese dei pannelli solari sui terreni sottratti all’agricoltura.
Sui diritti si deve fare grandi passi in avanti. I giovani, gli studenti, i lavoratori o disoccupati devono vivere in una città accogliente e solidale. Su questo ho sentito parole incoraggianti da parte del candidato Sindaco Pugnaloni.
Dobbiamo (ri)costruire una città che permetta ai più giovani di esprimere la loro identità, le loro passioni ed anche, nel rispetto di tutti, la loro voglia di divertimento. Una città in cui sia piacevole costruirsi un futuro sereno.
Sulla partecipazione ……………. Ma questo sarà argomento tutto del nuovo Consiglio Comunale, dove mi auguro di poter dire la mia.

Domenica 25 maggio ricordo che si voterà (nella sola giornata di Domenica) sia per le Europee che per le Comunali. Nella scheda per l’elezione del Sindaco sarà possibile indicare, per il Consiglio Comunale, una sola o, in alternativa, due preferenze, purché siano di entrambi i generi, quindi un uomo e una donna.

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Paola e Mauro amm_2014
Newsletter Paola Andreoni

29 Aprile 2014

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Cliccando nel sottostante link “Le mie interrogazioni …” è possibile, per chi fosse interessato, conoscere  l’azione di proposta e controllo svolta da me in questi anni in Consiglio Comunale.

Interrogazioni

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Un’altra sconfitta per la città: chiuso l’Ufficio del Giudice di Pace.

giudice-di-pace-534x330Non è di certo un mistero o una novità che la nostra  città attraversa ormai da tempo una fase di agonia ed  è svilente e preoccupante che questa amministrazione comunale non perda occasione per infliggerle ulteriori colpi fatali, questa volta è il turno della chiusura di un importante presidio di legalità: l’ufficio del  giudice di pace .
Dopo ave perso  il Tribunale, il ridimensionamento dei servizi offerti dall’Inps, mentre  è sempre allarme per la possibilità che venga chiuso anche  il commissariato di polizia,  ora Osimo, deve fare i conti con un’altra brutta realtà: da domani, 29 aprile,   chi vuole avere giustizia deve andare in Ancona.
Una retrocessione in serie “dilettanti” per la nostra città che annienta il profilo di Osimo come città dei servizi e capitale della Val Musone ed un segnale evidente  che la città non riesce a esprimere una politica capace di preservare gli interessi della comunità.
E’ assurdo come tutte le amministrazioni dei comuni italiani hanno lottato contro le chiusure dei giudici di pace e invece il nostro sindaco, senza battere ciglio ne ha avvalorato la chiusura. Osimo perde il giudice di pace perché l’amministrazione delle liste “Latini&Simoncini”non ha comunicato al Ministero il suo interesse a mantenere questo importante servizio sul territorio.
Un danno  per la città e per gli osimani (  anche in termini economici ) che da ora in poi  per i ricorsi sulle sanzioni amministrative, per questioni legate a liti condominiali o a incidenti stradali, o per avere una semplice informazione o per richiedere l’intervento del giudice per conciliare piccole liti, dovranno andare in Ancona.
In definitiva Osimo con la perdita dell’ufficio del GdP perde non solo un importante istituzione ma anche la “faccia” .
Ringrazio di cuore, infine, i due giudici di pace Benedetto Loiodice e  Paola Belli che in tutti questi anni  hanno onorato con serietà e competenza questo importante ufficio giudiziario. Grazie a loro, l’Ufficio del Giudice di Pace di Osimo è assurto a livelli di considerazione altissimi, per la estrema professionalità e competenza, nonchè per il loro profondo senso di umanità e di disponibilità che li ha portati ad ascoltare i bisogni dei cittadini e a mettere sempre una parola buona per prevenire e comporre liti annose e devastanti nei rapporti interpersonali.

Paola

Eugenio Scalfari: Guardiamo la fregata sul mare che sfavilla

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 27 aprile 2014.  Se i consumi restassero al palo la manovra di rilancio sarebbe fallita. Quand’anche riprendessero la nuova occupazione tarderà a venire. I versi del titolo che avete appena letto fanno parte della poesia “L’incontro de li Sovrani” che è tra i più divertenti componimenti di Trilussa e bene si attaglia ai temi che l’attualità politica ci presenta.
Il decreto che taglia di dieci miliardi il cuneo fiscale e li destina a dieci milioni di italiani lavoratori dipendenti sotto forma di bonus in busta paga nella misura di 80 euro al mese è già stato approvato dal Parlamento e pubblicato dalla “Gazzetta Ufficiale”. Dunque è ormai legge dello Stato. Avrà esecuzione a partire dal primo maggio e gli 80 euro saranno pagati nelle buste paga del 27 di quel mese e così fino al 31 dicembre di quest’anno. Otto mesi, 640 euro in totale, destinati a chi è al lavoro almeno dal primo gennaio del presente anno.
Il beneficio è riservato ai percettori di un reddito superiore a 8mila euro annui fino ad un tetto di 24mila. Poi, da 24 a 26mila gli 80 euro diminuiscono nettamente e dopo quel tetto cessano del tutto.
Se tuttavia l’occupazione del lavoratore ha avuto inizio dopo il primo gennaio del 2014 gli 80 euro per ogni mese di mancato lavoro diminuiscono. La media reale della somma percepita dai lavoratori interessati a quel beneficio non è dunque di 80 ma soltanto di 53, come ha calcolato Gianluigi Pellegrino sulla scorta dei dati esistenti. Il beneficio cioè viene corrisposto per otto mesi purché ne siano stati lavorati dodici. Non si tratta di una truffa ma di una esplicita condizione nascosta da un numero inesatto: non 80 ma 53. La differenza non è poca. Poi ci sono altre provvidenze che riguardano una diminuzione dell’Irap e alcuni interventi per l’occupazione dei giovani.
Seguono: il restauro di scuole malandate e il pagamento di cinque miliardi di debiti pregressi della pubblica amministrazione, grazie al quale, quando sarà il momento, il Tesoro incasserà l’Iva.
Le coperture sono alquanto raffazzonate e alcune di incerta realizzazione nel corso dell’anno. Ne abbiamo già dato conto nei giorni scorsi concludendo che l’intervento è piuttosto uno “spot” che un vero e strutturato programma. Quest’ultimo è allo studio del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dovrebbe esser pronto e varato entro il gennaio del 2015, valido fino a tutto il 2016. Questa è la manovra, questa è la speranza di crescita del Pil derivata da un tangibile aumento dei consumi. Andrà così?
Noi tutti lo speriamo e ne avremo un primo segnale nel prossimo autunno. Ma se quel segnale non ci fosse e i consumi restassero al palo dove già sono da anni, la manovra di rilancio sarebbe fallita, senza dire che quand’anche i consumi recuperassero quella dinamica che da tempo hanno perduto, nessun nuovo posto di lavoro ne deriverebbe poiché le imprese hanno ampi margini di produzione inutilizzati e disponibili a soddisfare nuova domanda senza bisogno di accrescere l’attuale base occupazionale. La nuova occupazione tarderà dunque a venire, salvo che siano messi in moto nuovi investimenti di carattere pubblico, soprattutto nell’edilizia e soprattutto in cantieri locali e nazionalmente diffusi; ma qui subentra un benestare europeo che è quasi certo ci sia riconosciuto a condizione che siano state avviate nuove riforme destinate ad accrescere la competitività, a semplificare l’amministrazione e a modificare l’architettura costituzionale in senso conforme alla nuova politica economica.
Riforme che riguardano i contratti di lavoro, l’innovazione imprenditoriale, il superamento del bicameralismo perfetto. E quindi la riforma del Senato, che è un punto chiave di tutto il sistema.
Questo è il quadro della nostra politica nei prossimi due anni, già previsto e avviato dal governo di Enrico Letta e dal suo cronoprogramma che aveva come termine la fine del semestre europeo a presidenza italiana alla fine dell’anno in corso. Poi, secondo Letta, elezioni politiche nella primavera 2015.
Il cronoprogramma di Renzi punta invece alla fine naturale della legislatura, nella primavera del 2018, sempre che le imminenti elezioni europee del prossimo 25 maggio non diano risultati tali da modificare gli attuali equilibri politici.
In che modo e con quali prospettive?
* * *
Berlusconi non starà fermo e l’ha già cominciato a dimostrare nella recente uscita alla trasmissione di “Porta a Porta” di tre giorni fa. Poi comincerà (è già in corso) una sua vera e propria occupazione televisiva da campagna elettorale, ad Agorà, a Mediaset, da Santoro, da Mentana, forse anche dalla Gruber e forse a Ballarò, più comizi nei teatri e messaggi ai vari club a lui intestati. Ma qui, prima di esaminare le sue posizioni politiche, una premessa è necessaria.
Non voglio manifestare odio persecutorio nei confronti d’un personaggio che sfiora ormai gli 80 anni e che da vent’anni è il leader d’un partito che ha governato per dodici anni ma ha dominato il panorama italiano anche quando era all’opposizione. Voglio però manifestare un sentimento che spero non sia soltanto mio ed è una grande vergogna che provo per il mio Paese e per me stesso che ne faccio parte. Berlusconi ha alimentato i comportamenti e i sentimenti peggiori di quella parte del popolo italiano disponibile a farsi sedurre dalla demagogia o raccolto in clientele lobbistiche o addirittura para-mafiose. Il suo conflitto d’interessi sarebbe stato condannato in qualsiasi Paese democratico e invece perdura tuttora. I suoi comportamenti privati hanno leso l’obbligo costituzionale di onorare con la propria presenza adeguata le cariche pubbliche di cui si è titolari.
Infine sono stati accertati o sono in corso di accertamento reati gravi, alcuni dei quali sono stati da lui resi leciti con apposite leggi “ad personam”, altri prescritti per la lunghezza imposta ai relativi processi. Alcuni però sono in corso e hanno già dato i primi risultati con pesanti condanne in primo grado ed anche in appello. Altri hanno da poco registrato il rinvio a giudizio. Uno infine ha condotto ad una sentenza definitiva per frode fiscale ai danni dello Stato, con quattro anni di condanna, dei quali tre coperti da indulto, e interdizione di due anni dai pubblici uffici.
Tale sentenza è stata promulgata un anno fa, è stata materializzata in affidamento a servizi sociali ed è stata qualificata da una lunga e dettagliata ordinanza del giudice di sorveglianza della Corte d’Appello di Milano. Nel seguente modo: andrà per quattro ore alla settimana in un ospizio di vecchi e disabili, sarà libero di muoversi in tutti i giorni seguenti entro un tassativo orario dalle 23 della sera alle 6 del mattino nel quale orario dovrà risiedere nella casa dove ha scelto di domiciliare. Potrà andare in televisione, alla radio o in qualunque altro luogo per occuparsi di politica con piena libertà di parola e di contatti con i suoi collaboratori. Gli è stato sequestrato il passaporto affinché non sia tentato di abbandonare il Paese. Questo è il modo con il quale sarà eseguita una sentenza che prevede quattro anni di prigione domiciliare.
Ebbene, io provo vergogna per il mio Paese, per me che ne faccio parte ed anche per una magistratura che consente quanto sopra esposto. Mi piace dire che ne ho parlato qualche sera fa con la signora Severino, avvocato, docente universitaria ed ex ministro della Giustizia nel governo Monti, autrice della legge sulla corruzione. La Severino manifestava i miei stessi sentimenti, cosa che mi ha dato molto conforto pur avendo, la Severino, idee politiche alquanto diverse dalle mie. Le persone perbene la pensano egualmente sui problemi dell’etica pubblica. Purtroppo non sono molte numerose.
* * * * 
Ed ora veniamo all’attuale posizione di Berlusconi già in piena campagna elettorale. I sondaggi danno il suo partito in sostanziale declino, ma ancora attorno al 20 per cento di chi è disponibile a votare (non più del 60 per cento degli elettori).
Il leader, indiscusso perché privo di successori, di Forza Italia ha una tattica ed una strategia elettorali. La tattica è quella che abbiamo già visto da Vespa: rinnega la riforma del Senato preparata da Renzi, critica le modalità del taglio del cuneo fiscale, si dice perplesso sulle altre riforme e ostenta una posizione euroscettica di fronte all’Europa. Ma subito dopo conferma la sua alleanza con Renzi, critica le toghe rosse e la sinistra e fa i complimenti al leader del Pd che non ha niente a che vedere con la sinistra e insulta Napolitano (tanto per cambiare). Non mancano gli apprezzamenti verso Travaglio e Santoro e qualche strizzata d’occhio agli alfaniani e ai centristi.
Una tattica di galleggiamento che ha l’obiettivo di recuperare gli astenuti che vengono dal suo Pdl, attrarre gli incerti, prendere qualche distacco non tanto da Renzi quanto dal Pd. E riguadagnare voti senza parlare di prossime elezioni politiche.
Ma la strategia è alquanto diversa. Lui sa che se passa la cosiddetta legge elettorale Italicum con tutta probabilità sarà Grillo ad affrontare Renzi al ballottaggio. In realtà la legge elettorale che più gli conviene non è quella che punta esclusivamente sulla governabilità riducendo a carta straccia la rappresentanza e eliminando di fatto il Senato. Questo assetto sembrerebbe preparato apposta per lui se fosse ancora il primo come per vent’anni è stato nella classifica elettorale; ma se sarà come è probabile il terzo la legge che preferisce è la proporzionale e il criterio della rappresentanza come elemento principale. In questo modo il Parlamento sarebbe parcellizzato e non ci sarebbe altra soluzione che di perpetuare le “larghe intese”.
Questa è la strategia, alla quale la legge residuale lasciata dall’abolizione del “Porcellum” offre piena soddisfazione. Perciò si voti presto, non oltre il 2015. E intanto tiene Grillo sotto osservazione. Con Grillo non sarà mai alleato ma oggettivamente i loro populismi convergono, è un caso tipico del marciare separati per colpire uniti. Anche nei confronti dell’Europa. Dell’Europa sia Grillo che Berlusconi se ne fregano.
* * * * * 
Di fronte a questo scenario il centrosinistra, il riformismo radicale del Pd forgiato dall’Ulivo di Prodi e messo a punto da Veltroni col programma del Lingotto, sarebbe la sola risposta seria. Purtroppo non è quella di Renzi. L’attuale presidente del Consiglio è, come più volte ho detto, il figlio buono di Berlusconi, il principe di seduttori; i programmi vincolati alla coerenza non sono il suo forte. Il seduttore vive di annunci e aspira alle conquiste. È un dongiovanni come Berlusconi: non si innamora ma vuole sedurre. Se la seduzione non funziona, cambia obiettivo e sposta il tiro. La sua donna Elvira è la Boschi, come la Gelmini lo è per il Berlusca. Il suo Leporello è Delrio come per l’altro è stato Dell’Utri.
Bastano forse questi nomi per comprendere che la qualità di Renzi è cento volte maggiore di quella dell’ex cavaliere. Ma si tratta pur sempre di due dongiovanni, con una differenza di fondo: Berlusconi finirà nell’abbraccio d’un Convitato di pietra che metterà la parola fine alle sue imprese. Renzi troverà invece un Figaro che venda per lui una “pomata fina” di ottima qualità. Ormai Renzi fa parte dei quadri della politica ed ha le qualità e la grinta per rimanerci. Potrà essere un eccellente primo violino; un direttore d’orchestra no. Sebbene nello strano Paese che è il nostro tutto possa accadere.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

Che fantastica storia è la vita

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

                                                                                        –

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Buona Domenica a tutti Voi,  con una canzone da brividi
di Antonello Venditti
” A che serve  guardare, il denaro, il potere…
Guarda chi..c’e’ al tuo fianco…
Solo quello conta…il resto non conta… “

” Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore,
e mio padre e mia madre mi volevano dottore,
ho sfidato il destino per la prima canzone,
ho lasciato gli amici, ho perduto l’amore.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.
Mi chiamo Laura e sono laureata,
dopo mille concorsi faccio l’impiegata,
e mio padre e mia madre, una sola pensione,
fanno crescere Luca, il mio unico amore.
A volte penso che sia finita,
ma è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita.
E quando pensi che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.
Mi chiamano Gesù e faccio il pescatore,
e del mare e del pesce sento ancora l’odore,
di mio Padre e mia Madre, su questa Croce,
nelle notti d’estate, sento ancora la voce.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita.
Mi chiamo Aicha°, come una canzone,
sono la quarta di tremila persone,
su questo scoglio di buona speranza,
scelgo la vita, l’unica salva.
E quando penso che sia finita,
è proprio adesso che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.

Un abbraccio Paola

Io la penso così: le regole vanno rispettate da tutti.

Matteo Renzi non parteciperà alla “partita del cuore” per spegnere le polemiche sollevate dal M5S in relazione al regolamento sulla par condicio in imminenza delle elezioni del 25 maggio. Per quanto la vicenda possa risultare stucchevole e che non sarebbe certo stata la partecipazione a quell’evento a determinare l’esito del voto, c’è da rimarcare però che se le regole ci sono vanno rispettate.

Uno Stato senza segreti

Ottima l’iniziativa di Matteo Renzi verso la trasparenza e mi auguro anche utile  per fare piena verità sulle tante stragi di Stato ancora oggi senza colpevoli. Il premier ha firmato la direttiva che dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904. 99063YH42I0OUUn grande passo avanti per fare luce su alcuni degli episodi più oscuri e tragici della nostra Repubblica, con la possibilità di rendere giustizia ai familiari delle vittime.
Paola

LIBERAZIONE, viva il 25 aprile

LIBERAZIONE Viva il 25 aprile!

25 aprile

25 aprile –   è  il giorno in cui come italiani siamo chiamati a festeggiare e rievocare sopratutto in questo periodo di crisi economica: la difesa dei valori della Costituzione, il sentimento di condivisione e solidarietà nazionale,  il   ricordo di quei giorni che fecero sì che gli italiani, da sudditi, diventassero finalmente cittadini.

Il 25 aprile è la festa della Liberazione. La Resistenza  antifascista, con il suo tributo di giovani vite spezzate, rese possibile costruire la Repubblica e approvare un patto costituzionale che ancora oggi unisce tutti gli italiani, con i suoi valori:

 L’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla leggel’autonomia e l’indipendenza della magistratural’equilibrio tra i poteriil valore dell’unità nazionalela coesione socialela solidarietà verso i più deboliil diritto al lavoro e i diritti nel lavoro,  il ruolo della scuola pubblicaun sistema fiscale equo e progressivo che consenta di riprendere la crescita.

25 APRILE 1945   –   25 APRILE 2014

Un condiviso sentimento comune: italiani e liberi

     Paola Andreoni
capogruppo PD Osimo

25 Aprile è anche questo: gli Scout italiani che si unirono alla Resistenza contro il fascismo

 25 Aprile è anche questo: gli Scout italiani che si unirono alla Resistenza contro il fascismo di Tommaso Giuntella da l’Unità, 23 aprile 2012.

 “Quando pensate agli scout a cosa pensate? Beh, provate a pensarci ancora!” Questo è lo slogan recentemente diffuso dall’organizzazione degli Scout britannici in uno spot che contrappone ai tradizionali luoghi comuni le immagini delle accattivanti avventure dei loro giovani associati.

Se provassimo a fare lo stesso esercizio dalle parti nostre, dovremmo concedere uno spazio importante ad una storia che pochi oltre ai circa 300.000 appartenenti alle diverse associazioni scout italiane conoscono. E’ la storia delle Aquile Randagie, dell’OSCAR, e più in generale degli scout italiani che sfidarono il regime fascista per diciassette anni e presero parte attiva alla Resistenza e alla lotta contro l’occupazione nazista.

Il fondatore dello scoutismo, Robert Baden-Powell, era un militare pluridecorato che ne aveva abbastanza della guerra, sognava un mondo in pace e delle armi voleva salvare solamente l’enorme potenziale educativo della vita e dell’esplorazione nella natura, dell’ingegnarsi per vivere con mezzi essenziali. Lo scoutismo fu pensato da Baden-Powell con l’obiettivo di formare il buon cittadino, competente, capace di grandi ispirazioni e capace di progettare una vita autonoma e dedicata al servizio inteso non solo come servizio verso il prossimo, ma come scelta di vita.
Attivo con queste premesse dal 1910, lo scoutismo in Italia aveva ben poche possibilità di convivere con il fascismo, tanto che fin dai primissimi anni si susseguono gli assalti alle sedi e gli episodi di gravi violenze commesse nei confronti degli scout. Il 23 agosto del 1923 ad Argenta, dove a fronte di un frequentatissimo gruppo scout, i neo fondati Balilla non registravano che un iscritto, viene assassinato don Giovanni Minzoni, “colpevole” di aver zittito il segretario locale del fascio che gli impediva tra le ingiurie di esporre le finalità dello scoutismo in un pubblico evento.
Con più provvedimenti tra il 1927 e il 1928 il regime fascista giunge a sopprimere definitivamente lo scoutismo. Gli scout di tutta Italia organizzano cerimonie commoventi per la cessazione delle attività, ma diverse realtà della penisola decidono di non cedere di fronte al sopruso e prendono la via della clandestinità. Il caso che, per documentazione e testimonianze, è divenuto il più celebre è quello delle Aquile Randagie, gruppo di scout clandestini attivo tra Milano, Como, Parma e Monza che pur esponendosi a gravi rischi e personali sacrifici continuò a svolgere le attività e i campi (indossando con orgoglio l’uniforme) e riuscì a mantenere segretamente i rapporti con l’organizzazione mondiale dello scoutismo. Il gruppo era ispirato dal giovane educatore Giulio Cesare Uccellini (Kelly) e dall’esploratore Andrea Ghetti (Baden), che in seguito raccontò: “Il movimento Scoutistico clandestino nella mentalità di Kelly aveva un duplice scopo: mantenere l’idea di personalità, di libertà, di autonomia, di fraternità e preparare i quadri per il momento della ricostruzione; avere una forza propria di resistenza ideologica per impedire ai giovani di accettare una sola visuale della vita, della storia, della politica. Il valore di questo sta nel fatto che furono dei ragazzi a dire no al fascismo, quando tutti si piegavano nonostante le denunce con interrogatori alle sedi fasciste e alla Questura, ma il nostro no rimaneva intatto”.
Il gruppo, che riuscì sistematicamente a sventare i tentativi di infiltrazione dei fascisti, si passava le informazioni sugli appuntamenti attraverso dei foglietti che erano nascosti sapientemente nel foro della colonna di un palazzo nei pressi di piazza del Duomo. Ancora oggi, quando due scout si incontrano, si porgono la stretta di mano segreta (con i mignoli incrociati) che si usava negli anni della clandestinità.
Con la caduta del fascismo e l’8 settembre, le Aquile Randagie decisero di costituire l’OSCAR, Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati, con l’obiettivo di trarre in salvo chiunque fosse ricercato dai nazifascisti. Nessuno come le Aquile Randagie conosceva l’ancora incontaminata Val Codera, sede di tanti campi clandestini, i cui sentieri di montagna garantivano il passaggio del confine svizzero. Così Oscar divenne presto un nome di persona, un tam-tam che celava rischiose operazioni di salvataggio, la stampa di documenti falsi, la diffusione della rivista clandestina “il Ribelle”. Celebre rimase il “rapimento” dall’ospedale di un bambino ebreo destinato al campo di sterminio. L’attività dell’O.S.C.A.R. si riassume in 2.166 espatri clandestini, tra i quali quello di Indro Montanelli, 500 preallarmi, 3.000 documenti falsi e una spesa di 10 milioni di lire di quel tempo. L’attività dell’O.S.C.A.R. fece presto infuriare le SS e i Fascisti che iniziarono la caccia all’uomo. Cominciarono i primi arresti, le torture e le esecuzioni. Come si legge dalla documentazione della Fondazione mons. Andrea Ghetti: “Tenuto conto del modesto numero dei componenti dell’O.S.C.A.R. il tributo è alto; arresto di Don Enrico Bigatti e Don Giovanni Barbareschi, fucilazione di Carlo Bianchi a Fossoli, uccisione di Peppino Candiani di 19 anni al confine italo-svizzero durante un espatrio, morte di Teresio Olivelli nel campo di concentramento di Hersbruck, morte di Rolando Petrini a Gusen, morte di Franco Rovida a Mauthausen, fucilazione di Nino Verri, ordine di cattura per Baden con l’ordine di sparare a vista che, per errore, è ricercato col nome di Don Betti, ordine di cattura per Don Aurelio Giussani”.
Scrive Guido Bertone “Le Aquile Randagie considerarono tutto come dovere, come coerenza ad una Promessa che nessuna dittatura avrebbe potuto cancellare dal loro spirito. Agirono così, perché così dettò la loro coscienza; erano ragazzi di modeste famiglie del nostro popolo (…) Non pensavano ad un avvenire di conquista di potere, erano rimasti quello che un giorno si erano impegnati di essere: Scout. Solo questo, per un atto di lealtà verso se stessi e verso altri ragazzi cui un giorno avrebbero consegnato, intatto, un Ideale”.
Forse è per questo che ogni anno migliaia di ragazzi tornano in val Codera per ripercorrere le tracce delle Aquile Randagie sulla via della libertà.

I genitori protestano perchè ai loro figli a scuola viene insegnato a suonare “Bella Ciao”

Così oggi hanno titolato oggi i giornali, su quanto accaduto nella nostra città.

oggi 1

oggi 2

 

oggi 3

 

Immagino quale  dolore abbiano provato, nel leggere la notizia, quanti  hanno vissuto o hanno subito le conseguenze dolorose degli anni della resistenza!!
La   nebbia del tempo, e forse anche la dilagante ignoranza,  ancora una volta stanno facendo dimenticare la nostra storia, l’impegno   doloroso e generoso  –  fino al sacrificio della vita –   di tanti, per l’affermazione di valori come la libertà, la democrazia, la legalità, il rispetto verso ogni uomo.
Con profonda amarezza esprimo tutta la mia vicinanza alla collega insegnante ed ai suoi giovani allievi.
Paola
partigiano

Parco della rimembranza: l’indifferenza uccide la memoria e il futuro.

Quest’anno si ricorda in tutta Italia e non solo, il centenario della  Prima guerra mondiale,   un evento di dimensioni inaudite che sterminò un intera generazione e segnò la fine della vecchia Europa, ma fu anche la prima grande esperienza collettiva degli italiani. Per la prima volta si trovarono fianco a fianco giovani provenienti da più regioni che parlavano dialetti diversi e la vita di coloro che non andarono al fronte fu segnata da uno sforzo che assorbì tutte le energie della nazione: le donne dovettero assumersi la responsabilità delle famiglie, svolsero lavori tradizionalmente maschili ed ebbero un’inedita presenza pubblica; i bambini, che vedevano il padre e i fratelli maggiori partire per il fronte, vissero per anni in un mondo che, attraverso i giornalini e i libri di scuola, parlava loro unicamente di guerra. Non a caso gli storici la definirono la Grande Guerra 1914 – 1918, e certamente fu  la più grande catastrofe bellica che l’Europa abbia conosciuto: oltre 700 mila vittime – giovani morti per l’ideale della Patria  e per la difesa dei valori risorgimentali -,  oltre un milione tra mutilati e feriti, per una mobilitazione generale che vide correre alle armi oltre 5,5 milioni di uomini. Anche fra i residenti osimani chiamati alle armi furono numerose le perdite  e tanti i dispersi sul Carso e sulle trincee del fronte. 360 giovani osimani non fecero mai più ritorno alle loro case, molti ritornarono dal fronte con mutilazioni varie. Questo il sacrificio reso, dalla nostra città, alla  guerra 1914-1918. Lungo la penisola, al termine del doloroso conflitto, si cominciò a parlare della necessità di costruire monumenti e “giardini della memoria” – cosi detti Parchi della Rimembranza – nei quali ogni albero doveva ricordare un caduto. Anche nella nostra città, a seguito della richiesta avanzata da alcuni cittadini costituitisi in un  “Comitato per il Parco della Rimembranza” espressione di una ampia volontà popolare,  il Consiglio Comunale il 16 giugno   1923 decideva di dedicare uno spazio della città ( un’area di proprietà comunale) a memoria di tutti i giovani osimani dispersi e morti nella Grande Guerra.

Parco Rimembranza 1924

 

Verbale consigliare del 16/6/1923 del Comune di Osimo. Punto ordine del giorno n° 12. Destinazione delle lame di ponente a parco della Rimembranza. Il sig.Sindaco ( prof. Giovanni Ippoliti) fa presente che il comitato per il Parco della Rimembranza, in un primo momento, non accettò l’idea sostenuta da alcuni cittadini di destinare allo scopo le “lame di ponente”, quel tratto cioè di area di proprietà comunale, compreso tra la via Giulia e la Provinciale Montefanese. Furono quindi incaricati alcuni membri del comitato per la ricerca di un’area meglio corrispondente allo scopo. Le ricerche però furono vane,  sia perchè non esistono aree suburbane pianeggianti, sia perchè quelle che adatte per qualche lato al Parco non sarebbero state cedute dai proprietari che ad elevatissimo prezzo, essendo considerate come aree fabbricabili. Il Comitato quindi è dovuto venire nella determinazione di destinare a Parco della Rimembranza  le “lame di ponente”. Il signor Sindaco rammenta a questo punto che il Consiglio, con deliberazione 26 settembre 1922, approvata dalla G.P.A. il 14 novembre dello stesso anno,  stabilì di vendere una parte della detta area che è di proprietà del Comune, al sig. Erminio Fagioli, a condizione che l’autorità governativa per la protezione delle bellezze panoramiche, ai sensi della legge 11/5/1922 n. 1778, desse il suo benestare alla costruzione di un edificio sull’area formante oggetto della vendita. Però affacciatasi l’idea di destinare le “lame di ponente” al Parco della Rimembranza”, l’Amministrazione Comunale giudicò opportuno astenersi a sottoporre al Sovrintendente dei monumenti la deliberazione di vendita  dell’area. Per conseguenza il Consiglio è in grado oggi di revocare detta deliberazione, perchè non ha costituito diritti di terzi….. Il Sindaco dopo aver esposto quanto sopra, dichiara aperta la discussione. Trovandosi però i Consiglieri d’accordo sulla nuova destinazione delle “lame di ponente”, concreta il seguente ordine del Giorno: “Piace al Consiglio destinare al Parco della Rimembranza, l’area compresa tra la via Giulia e la via Provinciale Montefanese, abrogando la deliberazione 26/9/1922, con cui parte dell’area stessa veniva venduta al sig. Erminio Fagioli“. Il consulto è approvato a voti unanimi. I consiglieri comunali: Recanatesi avv.cav.Pietro,  Recanatesi Gaetano, Graziosi rag.cav.Alfredo Carlo, Giulietti Emilio, Zannini Giulio, Mezzelani Vittorio, Lisei Luigi, Schiavoni Nazzareno, Bandoni Nazzareno, Pirani Vincenzo, Nicolini Vincenzo, Giuliodori Clemente, Feliciani Giovanni, Curina Giuseppe, Carloni Clemente, Pistola Giacomo, Gambini avv.cav.VìCesare, Blasi dott. Adolfo, Cardellini Innocenzo, Passeri Isacco, Baffetti Leopardo,  il sindaco Ippoliti prof. Giovanni.

Il 25 ottobre 1925 in occasione dello scoprimento del Monumento ai Caduti, nella scarpata esistente  tra via Giulia e l’attuale sottostante via Cialdini, sistemato su quattro ampie terrazze s’inaugurava, alla presenza delle Autorità cittadine, delle vedove e degli orfani e di tutta la popolazione, anche il parco denominato Parco della Rimembranza. Nel parco furono piantati 360 alberi, uno per ogni soldato osimano morto nella guerra 1915-1918,  affinchè nessuno dimentichi gli orrori della guerra ed il sacrificio di quanti lottarono generosamente per la libertà del nostro Paese. In occasione dell’inaugurazione del Parco della Rimembranza uscì in città un giornalino, una edizione   unica, dal nome “Consacrazione” che così racconta e presenta l’evento.

da “Consacrazione“, Il PARCO della RIMEMBRANZA ad OSIMO 25 ottobre 1925. le piantagioni in numero di 360, per tanti quanti sono i caduti nell’ultima guerra, sono state eseguite con alberi di bellissima figura,i quali, saranno cresciuti, formeranno magnifiche arcate sempreverdi. Vi sono alberi di due qualità ( abies nigra e abies pettinata) pini magnifici ( pinus alipensis)  tuflie, tassi e ligustri. Nel mezzo delle piantagioni vi è la scalea  che immette nelle stradine di accesso al parco. L’entrata è da strada Giulia. I paletti ricordativi, recanti alla sommità il nome del caduto, in ferro smaltato, sotto il ferro attorcigliato, tricolore. Essi sono stati disposti per ordine alfabetico, dall’alto verso il basso, longitudinalmente in ciascuna terrazza e vanno per chi entra, per le filea monteda destra a sinistra e da sinistra a destra per le file a valle. L’opera di sistemazione è stata curata  con speciale attenzione, sia  per il significato ideale, che essa racchiude, sia anche per l’opera in se stessa, che è di ornamento alla città. Il Sacrificio dei nostri eroi, idealizzato su in alto, dal monumento che s’erge in fronte alla campagna nostra e sotto la purissima ed ampia arcata del nostro cielo, viene raccolto qui, per ciascun albero, alla rimembranza di ciascun caduto. E lo spirito eroico di essi alieterà, profumando, presso l’albero suo, ogni qualvolta la ricordanza della loro offerta porterà i cittadini di Osimo a visitare il parco della rimembranza. Non tutti sono sepolti nel cimitero del loro paese, non tutti sono sepolti lassù, in un luogo certo,  non tutti ebbero sepoltura. PER TUTTI SIA QUESTO IL LUOGO IDEALE DEL LORO ULTIMO RIPOSO.

Che ne è oggi del Parco della Rimembranza? E’ scandaloso raccontarlo,  ho scoperto solo in questi giorni,  che il Parco di cui ho finora con enfasi parlato, il luogo  riservato da  istituzioni e dalle precedenti generazioni a memoria del sacrificio di giovani osimani,  è stato adibito,  con tanto di  cancelletto e recinzione,   a  sgambatura per cani. 222Ma chi ha potuto autorizzare questo scempio ? è arrivata a tanto l’incuria    degli attuali amministratori verso la  città ? Un luogo delle Rimembranza trasformato in un luogo dell’oblio,  le piante tanto preziose e piantumate con tanta cura a ricordo dei caduti ridotte ad una lurida boscaglia per i bisogni degli amici a quattro zampe. Un luogo abbandonato, indecoroso, senza neanche una scritta che ne ricordi la storia, né una targa che segnali il Parco e la sua memoria, nessuna traccia dei cimeli originariamente collocati vicino gli alberi per onorare i caduti. Queste sono   oggi le condizioni di pietoso abbandono e degrado, in cui giace a dispetto del nome il Parco che sarebbe più corretto chiamare  “parco della scordanza“. Oltre all’incredibile degrado,  il parco, ora, è stato anche violato e oserei dire “offeso” da questa amministrazione che lo ha destinato a luogo dove portare i cani per fare i loro bisogni. Non mi risulta fra l’altro che siano passati atti in Consiglio Comunale, ne delibere di Giunta che ne abbiano trasformato ed autorizzato il cambio di  destinazione d’uso. 214Tra le altre cose credo che i parchi delle rimembranze come luoghi commemorativi siano soggetti a forme di tutele in quanto riconosciuti dalla legge 559/1926 come “pubbllici monumenti”.  Inoltre c’è da verificare, e lo chiederò alle autorità competente, se   l’Amm.comunale ha rispettato la normativa prevista dal D.Lgs 42/2004 che disciplina la tutela dei beni culturali laddove si  prevede una specifica  tutela di tutti i monumenti della Grande Guerra ( e i Parchi della Rimembranza rientrano in tale casistica)  per cui è testualmente fatto divieto – senza autorizzazione dei sopraintendenti – di disporre la rimozione di cippi, insegne e monumenti costituenti vestigia della prima guerra mondiale.

Al di là delle questioni legali  e delle responsabilità anche contabili per aver autorizzato e realizzato con denaro pubblico  un’area destinata a  sgambatura per cani senza una preventiva autorizzazione e in un luogo così carico di simboli per la storia della nostra città,  tradendo la volontà di un sentimento comune e di specifici atti consiliari,    invito il sindaco Simoncini, in scadenza di mandato,  a ripristinare con urgenza   i luoghi “violati”   disponendo la restituzione del Parco della Rimembranza alla città ed agli osimani (agli amici a 4 zampe del centro possono essere riservati altri spazi come ad esempio uno spazio nella scarpata sottostante via 5 Torri).
Lancio, invece, ai candidati sindaci ( ad eccezione del candidato delle liste civiche che ha già dato ampia  dimostrazione in 15 anni di guida della città, che la questione non l’ha mai avuta a cuore)   l’idea e una proposta condivisa: la salvaguardia e del  recupero del Parco della Rimembranza per l’ occasione della ricorrenza del centenario della Grande Guerra.
Sarebbe una importante  iniziativa anche sotto il profilo storico-educativo  e un messaggio per le nuove generazioni, per ridare agli osimani  uno dei luoghi simbolo della città. Un intervento atteso da anni  e che dovrebbe concretizzarsi nella riqualificazione degli ingressi, nella predisposizione di percorsi, dotando il parco di sedute, di una illuminazione adeguata, curando la qualità arborea delle piante presso cui ricollocare delle semplici pietre con apposto il nome dei caduti  osimani. 215La  parola “rimembranza” si lega alla memoria dei caduti osimani della prima guerra mondiale cui ogni albero era dedicato, ridare dignità a questo piccolo parco significa valorizzare il sacrificio di tutte quelle vittime e salvare dall’oblio una memoria dolorosa della nostra storia cittadina e nazionale. Quella memoria che rende viva la storia, quella memoria che nessuna crisi, o recessione, possono permettersi di oscurare. Perchè,  senza di essa, non ci potrà essere alcun futuro.
Paola

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Non occorrono grandi investimenti per tenere, con un minimo di decoro, un “Parco della Rimembranza”. Quelle che seguono sono immagini che ho scattato nel piccolo  parco dedicato ai caduti della Grande Guerra di Urbino, non particolarmente  curato, ma  comunque  dignitoso-212

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Adios señor presidente gabriel garcia marquez

Ciao Gabriel Garcia Marquez.  Quante emozioni e quante fantastiche invenzioni letterarie  hai regalato,   ai tuoi lettori.Fra i libri di cui non riesco a distaccarmi, anche se letto tanti anni fa, c’è il tuo appassionante ” Cent’anni di solitudine”. Un capolavoro che ha regalato emozioni e  ha fatto sognare, sicuramente, tutti coloro come me  che lo hanno letto. I personaggi  come Melquìades e luoghi immaginari come Macondo sono ancora vivi nella  memoria.
addio-a-gabriel-garcia-marquez-ayCiao grande maestro, ci hai lasciati, ma con  un grande dono per tutti.
Paola

200.000

Oggi questo Blog, “Con Paola Andreoni” ha raggiunto e superato il traguardo delle 200.000 visualizzazioni.

Mi mancano le parole … posso dire solo

grazie-a-tutti

 

Al  timore di poter continuare a soddisfare le Vostre aspettative, se ne aggiunge un altro….
Cele

 

Paola

Altro che larghe intese, c’è chi vorrebbe vincere facile

Succede a Pompei,
Gallo--620x420dove il candidato sindaco esagera con le larghe intese,  presentandosi con una coalizione che comprende decine di partiti e liste civiche oltre che con Pd e Forza Italia.
Non conosco la realtà di Pompei ma il rischio ridicolo, mi sembra riuscito!!!

Eugenio Scalfari: Questa volta il premier mi piace ma…

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 20 aprile 2014 Mai come oggi abbiamo bisogno di risorgere e di conquistarci un futuro. Questo è il metro per capire e obiettivamente giudicare quanto avviene nel nostro Paese che è al tempo stesso l’Italia e l’Europa.
Oggi è Pasqua. Per i cristiani è il giorno dedicato alla Resurrezione, ma il Resurrexit riguarda tutti perché ciascun individuo, ciascun popolo, ciascuna generazione attraversano nel corso della loro vita momenti di pena, di abbattimento, di disperazione e di smarrimento della speranza per il futuro.
Gran parte del mondo, l’Europa e l’Italia in particolare, stanno vivendo un momento di crisi profonda e per questo il Resurrexit, incitando a risorgere, rappresenta uno stimolo che va accolto e seguito.
Papa Francesco l’ha ricordato ed in molte occasioni ne ha anche indicato gli aspetti morali che riassumo con le sue parole da me direttamente ascoltate: “Ama il prossimo tuo più di te stesso”. Questa è l’indicazione, valida per i credenti e per i non credenti. Valida, anzi obbligatoria soprattutto per i Governi, per le istituzioni e per tutti quelli che operano per realizzare una visione del bene comune. Ama il prossimo tuo più di te stesso significa, in politica, aiutare i deboli, i poveri, gli esclusi, i vecchi che trascinano la vita che gli resta e i giovani che debbono costruirla apprendendo e facendo crescere i loro talenti.
Mai come oggi abbiamo bisogno di risorgere e di conquistarci un futuro. Questo è il metro per capire e obiettivamente giudicare quanto avviene nel nostro Paese che è al tempo stesso l’Italia e l’Europa.
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Il Resurrexit dell’altro ieri nella politica italiana ed anche europea ha il nome di Matteo Renzi. A me di solito non piace e l’ho scritto e detto molte volte.
Riconosco le sue doti di comunicatore e di seduttore; da questo punto di vista è il figlio buono di Berlusconi come anche il capo di Forza Italia ha riconosciuto più volte. Buono perché è molto più giovane di lui e soprattutto perché non ha gli scheletri nell’armadio che abbondano invece in quello dell’ex Cavaliere di Arcore.
Ha coraggio ed ama il rischio, ma politicamente improvvisa e spesso le sue improvvisazioni sono fragili, pericolose e preoccupanti.
La sua operazione di taglio del cuneo fiscale è preoccupante: appartiene a quel tipo d’intervento, specie per quanto riguarda le coperture, gran parte delle quali scricchiolano, cartoni appiccicati l’uno all’altro con le spille che spesso saltano via; sicché non è affatto sicuro che convinceranno le autorità europee a dare via libera e concedergli di rinviare a due anni il rientro nel limite del 3 per cento del rapporto tra il Pil e il deficit del debito pubblico.
E poi: la tassa sulle banche è retroattiva e comunque è una una tantum non ripetibile, i tagli della Difesa sono rinviati ma non aboliti; il maggior incasso dell’Iva è un anticipo d’un anno e ce lo troveremo sul gobbo nel 2015; il pagamento dei debiti alle aziende creditrici, che doveva essere almeno di 17 miliardi, è stato ridotto a 7. Infine gli incapienti con redditi inferiori agli 8 mila euro annui e quindi esentati dal pagamento dell’Irpef avrebbero dovuto precedere per evidenti ragioni di equità il bonus in busta paga che premia i redditi superiori. Senza dire dei contributi da parte dei Comuni il cui pagamento però può essere accompagnato dall’aumento delle imposte comunali che potrebbero vanificare o ridurre fortemente il bonus di 80 euro in chi in quei Comuni risiede.
Questi aspetti negativi sono stati ampiamente segnalati nei loro articoli di ieri dai colleghi Boeri, Fubini, Bei, De Marchis, Conte, sul nostro giornale e da Dario Di Vico sul Corriere della Sera, dando un bilancio nettamente negativo dell’operazione.
Eppure a me questi vari e sconnessi cartoni appiccicati con le spille piacciono. Insolitamente lo trovo soddisfacente nonostante le numerose insufficienze che ho appena segnalato.
La ragione è semplice da segnalare: è una sveglia, uno squillo di tromba in un disperato silenzio di sfiducia e di indifferenza. Probabilmente sposterà voti nelle prossime consultazioni europee pescando nell’elettorato dei non votanti, degli indecisi, dei grilli scontenti, dei berlusconiani delusi e tratterrà in favore del Pd tutti gli elettori incerti e critici di una leadership accentratrice e assai poco sensibile ad un lavoro di squadra che non sia ristretta al cerchio magico degli yes man che restano intorno al giovane fiorentino.
Si è detto da molte parti che l’operazione del bonus in busta paga non è un programma organico ma uno spot elettoralistico. È esattamente così e venerdì sera nella trasmissione Otto e mezzo l’ha ammesso lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che del cerchio magico è indiscutibilmente il capo. Concordo con lui: è uno spot elettorale che forse, speriamolo, diventerà un programma pensato e strutturato nel 2015.
Ma se, come i sondaggi indicano, il risultato elettorale del 25 maggio vedrà il Pd al primo posto, largamente davanti a Forza Italia e a Grillo, quel risultato non sarà soltanto un effimero successo di Renzi che certamente soddisferà il suo amor proprio; ma cambierà anche i rapporti di forza nella politica italiana e la posizione del nostro paese nella politica europea; aumenterà il nostro prestigio all’interno del Partito socialista europeo; rafforzerà la posizione di Schulz che corre proprio in quei giorni per conquistare la poltrona di presidente della Commissione di Bruxelles; rafforzerà il baluardo contro i populismi anti-europei o euroscettici opponendo ad essi un altro tipo di populismo che in questo caso è costruttivo; relegherà i berluscones ad un ruolo marginale incoraggiando uno schieramento liberal-moderato attorno al centrodestra di Alfano, Lupi, Cicchitto, Quagliariello.
Se vogliamo dire tutto dobbiamo anche aggiungere che il percorso di cui Renzi si è servito per costruire il suo spot era già stato avviato e in molti settori anche portato a termine e contabilizzato in appositi atti legislativi dal governo di Enrico Letta. Di questo ci si scorda spesso ed è un grave errore perché Letta è stato e rimane una delle figure importanti della politica italiana ed europea. Gli si può rimproverare di non aver fatto squillare la tromba per risvegliare i dormienti, ma la ragione c’è: Letta non è un uomo da spot. Preparava un programma che, se fosse rimasto in sella, avrebbe trovato piena applicazione durante il semestre di presidenza europea assegnato all’Italia, anche se alcuni segnali di ripresa si erano già verificati con l’aumento della produzione industriale e la diminuzione del fabbisogno di bilancio di 5 miliardi rispetto all’anno precedente. Del resto è stato proprio Delrio a dirci che lo spot renziano diventerà un programma strutturato nel 2015. Le date oltreché i contenuti coincidono con quelli di Letta, ma la sveglia non ha squillato. La differenza è questa, determinata dalle diversità caratteriali di quelle due personalità.
C’è un terzo uomo che in qualche modo le riassume tutte e due nei loro aspetti positivi ed è Walter Veltroni. E ce n’è un quarto che non va dimenticato e si chiama Romano Prodi. Un quartetto niente male per risvegliare gli animi del Bel Paese, specie se troveranno tra loro un modus vivendi che eviti esiziali lotte intestine.
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Penso d’aver spiegato finora le prime quattro righe del titolo di quest’articolo; resta però il “ma” dell’ultima riga ed è quello che ora debbo chiarire ai miei lettori. Quel “ma” riguarda le riforme istituzionali e in particolare quella del Senato. Ne ho già parlato domenica scorsa ma ritengo opportuno tornarci di nuovo poiché tra pochi giorni dovrà essere votata in prima lettura al Senato e la sua importanza è essenziale.
Quella del Senato non è un riforma importante ma limitata ad un settore specifico della vita sociale. Quella del Senato riguarda l’architettura costituzionale che sorregge lo Stato di diritto e cioè il rapporto e la separata autonomia dei poteri costituzionali: il Legislativo, l’Esecutivo, il Giudiziario. La Corte costituzionale tutela il principio sul quale si fonda lo Stato di diritto e la Costituzione che lo accoglie nei suoi principi e ne articola gli effetti. Il Legislativo approva le leggi proposte dal Governo o dai propri membri o direttamente dall’iniziativa dei cittadini ed è l’espressione del popolo sovrano; controlla l’efficienza e il corretto esercizio del potere Esecutivo. Il potere Giudiziario dirime sulle basi della legislazione esistente i conflitti tra i cittadini ed anche tra essi e la pubblica amministrazione. Il Capo dello Stato non fa parte di alcun potere ma valuta nel momento della promulgazione da lui firmata la conformità delle leggi alla Costituzione e coordina la leale collaborazione tra governo e Parlamento, fermo restando il potere definitivo della Corte.
Queste sono le premesse che fanno del Senato uno degli organi del potere Legislativo previsto dalla Costituzione del 1947 ma esistente anche nello Statuto Albertino, composto da senatori a vita di nomina regia.
La Costituzione repubblicana che prevede un Senato eletto dal popolo, con in più i presidenti della Repubblica che hanno terminato il loro mandato e cinque senatori a vita nominati dal Capo dello Stato sulla base di meriti culturali da lui valutati, può certamente esser modificato nelle sue attuali competenze, ma non credo possa essere abolito o privato di competenze che di fatto equivalgano all’abolizione. Una decisione del genere sulla base dell’articolo 38 metterebbe infatti in crisi l’intera architettura costituzionale e dovrebbe essere quindi accompagnata da una serie di contrappesi tali da modificare l’intera struttura su cui poggia la Repubblica.
Il progetto Renzi-Berlusconi prevede in realtà proprio questo: la riduzione del Senato ad organo competente soltanto ad intervenire sui poteri, gli interessi e la legislazione degli Enti locali. Il rapporto tra tali Enti e lo Stato sono invece rimessi alle Conferenze Stato-Regioni e Stato-Comuni per cui un’eventuale competenza del Senato nella sua nuova configurazione sarebbe soltanto un inutile duplicato.
Come se non bastasse a questa diminutio, un’altra se ne aggiunge: i membri del Senato, ridotti di numero come opportunamente dovrebbe avvenire anche per la Camera dei deputati, sarebbero composti dai governatori di alcune Regioni e dai sindaci di alcuni Comuni nonché dai presidenti dei Consigli regionali e comunali, conservando le loro cariche originarie e assumendo anche la nuova senza alcun compenso aggiuntivo. Ma con un effetto politico rilevante: poiché attualmente Regioni e Comuni sono in larghissima prevalenza guidati dal Pd, il nuovo Senato sarebbe di fatto dominato dal Pd e una formazione politica che allo stato attuale non ha nessun governatore e quasi nessun sindaco, e cioè il Movimento 5 Stelle che raccolse nelle ultime elezioni politiche dello scorso febbraio il 29 per cento dei voti e che i sondaggi attuali per le Europee collocano al secondo posto dopo il Pd, risulterebbe escluso dal futuro Senato. Non sarebbe una gran perdita, visto che si tratta di una scatoletta vuota, ma comunque non sopportabile e probabilmente incostituzionale perché modificherebbe totalmente il criterio della rappresentanza che è un requisito di pari importanza (se non addirittura superiore) a quello della governabilità.
Siamo tutti d’accordo di modificare il Bicameralismo perfetto, riservando alla sola Camera dei deputati il potere di accordare o togliere la fiducia parlamentare ai Governi. Ma non siamo per niente d’accordo di ridurre il Senato a una scatola semivuota, tanto più in una fase in cui si parla di instaurare un “premierato” che accresca fortemente i poteri dell’Esecutivo. Ipotesi a mio avviso valida ma che ha bisogno di veder rafforzati i poteri di controllo del Legislativo e in particolare del Senato proprio perché questa Camera alta debitamente eletta dal popolo sovrano non dà la fiducia al Governo e quindi è la più idonea a controllare la pubblica amministrazione.
La senatrice a vita Elena Cattaneo ha già presentato uno studio molto accurato e ricco di proposte in merito. Andrebbe esaminato, eventualmente integrato con altri suggerimenti e messo in discussione nell’imminente esame dello stesso Senato sul disegno di legge Renzi-Berlusconi che personalmente mi permetto di definire una “porcata” così come la Corte costituzionale definì la legge elettorale di Calderoli finalmente abolita.
Il Presidente della Repubblica di solito non interviene in questioni di leggi elettorali, salvo quando si tratta di riformarle per non lasciare il Parlamento in una situazione anomala. Personalmente credo che sia competente ad esprimere le sue idee su una vera e propria decapitazione del Senato, organo sostanziale nell’architettura costituzionale e credo anche che possa e debba intervenire sul modo di reclutamento dei senatori. Già si espresse evidenziando la necessità di modificare il Bicameralismo perfetto ma nulla ha ancora detto sulla scatola vuota e sull’elezione di secondo grado inflitte alla Camera alta che diventerà non bassa ma bassissima e duplicata dalla Conferenza tra Stato ed Enti locali. Una sua opinione sarebbe di essenziale importanza.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

La Chiesa povera … di Tonino Bello

Ventuno anni fa, come oggi, Tonino Bello, il Vescovo col grembiule,  tornava alla casa del Padre.
Una vita, la Sua, dedicata agli ultimi e a diffondere, con la testimonianza della Sua vita una cultura di solidarietà e di Pace.
Attuale, forte e profetica la Sua continua sollecitazione :

Non si può annunciare il Vangelo senza la testimonianza concreta della propria vita

RicordarLo é un dovere
soprattutto di quanti,
avendoLo conosciuto e, come me, apprezzato leggendo i suoi libri
continuano ad amarLo.

tonino-bello

Extra

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

                                                                                        –

               –

Buona Domenica a tutti Voi,  con una una extra canzone
di Eugenio Finardi

c’era un tipo che viveva in un abbaino..
per avere il cielo sempre vicino…
 

Un abbraccio Paola

Una felice Pasqua 2014, di RESURREZIONE

 Vi auguro una felice Pasqua  2014

di Resurrezione

con le parole del  cardinale C. M. Martini

Cercate di

fare in modo

che ogni giorno

il cielo e la terra

si tocchino.

 

Auguri da Paola

Tanti Auguri 
per una Pasqua serena 
e piena di armonia