Non sono loro lo Stato: parlo dei poliziotti, che hanno battuto le mani per solidarizzare con i colleghi rei di aver adoperato violenza inutile sul giovane Federico Aldrovandi.

Tutta la mia solidarietà e vicinanza alla mamma di Federico Aldrovandi, Non ho parole per biasimare l’episodio – riportato dai giornali – circa gli  applausi e standing ovation durante un congresso sindacale, da parte di  poliziotti nei confronti  dei loro colleghi condannati in via definitiva per essersi macchiati dell’efferatezza contro Federico Aldrovandi,  ucciso per le percosse ricevute.

La violenza fisica e psicologica e i pestaggi fino alla morte di detenuti o come in questo caso, di persone fermate per controlli, non può costituire la normale routine di lavoro, o il  normale esercizio delle funzioni dei tutori dell’ordine pubblico. E’ ora che le Istituzioni si facciano carico di cambiare questo stato di cose, di perseguire chi perpetra abusi di potere e si nasconde dietro una divisa, di condannare chi per definizione rappresenta lo Stato ma, attuando violenze disumane, non ne attende le disposizioni democratiche e non rispetta i più basilari diritti dei cittadini che sono pagati per proteggere; contravvenendo alla Carta Costituzionale che invece dovrebbero difendere.

E’ di poche settimane fa un’altro caso quello di Riccardo Magherini, morto soffocato durante un fermo in cui era tenuto da due agenti, che lo sovrastavano, a faccia in giù sull’asfalto. Naturalmente nessuna responsabilità accertata nonostante filmati e testimonianze, messi a disposizione delle autorità, a provare il contrario. Condivido la proposta della Presidente Laura Boldrini che sollecita la promulgazione di una legge che istituisca il reato di tortura e che non consenta a tali episodi, ormai troppo numerosi, di ripetersi. Un Paese che vuole dirsi civile lo deve ai suoi cittadini che non devono vivere in uno Stato oppressivo avendo paura di incontrare uomini in divisa. Questo Paese lo deve a Federico Aldrovandi, a Stefano Cucchi, a Riccardo Magherini, ai ragazzi vittime a Genova nella Diaz e a Bolzaneto, ai No Tav perseguitati e alle famiglie di tutti costoro.
Lo deve a tutte quelle persone che, solo per aver esercitato una libertà sacrosanta: quella di manifestare il proprio dissenso, hanno preso calci, botte e manganellate, da uomini mascherati con caschi a copertura totale e protetti da scudi e da uno status di uomini di legge.
Lo deve a tutti coloro che hanno subito abusi a tutti livelli da chi avrebbe dovuto rappresentare la loro garanzia di sicurezza e giustizia.
carabinieri salvano pensionatoLo deve anche a tutti gli uomini “puliti” delle forze dell’ordine che fanno il loro lavoro in modo esemplare – sono la maggioranza – che con sacrificio e dedizione, in silenzio fanno il loro dovere, e anche di più,  come i due carabinieri che ieri nello jesino – senza alcuna esitazione – si sono immersi in un sottopasso  invaso dall’acqua e hanno salvato la vita ad un  pensionato  bloccato nella propria auto.
Lo deve a Roberto Mancini, servitore dello Statocommissario,  che ha indagato nel ciclo illegale dei rifiuti sversati nell’ormai famosa “terra dei fuochi”. Incurante dei rischi, si deve in buona parte a questo poliziotto testardo e deciso ( deceduto per un tumore ai linfonodi a causa delle ispezioni, dei sopralluoghi e viaggi tra discariche e siti inquinati) se i magistrati della Dda di Napoli hanno potuto istruire processi e fatto condannare criminali per disastro ambientale portando allo scoperto centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici.
Lo deve a Michele Liguori, il vigile urbano di Acerra diventato uno dei simboli locali della lotta allo sversamento dei rifiuti che hanno avvelenato soprattutto la provincia di Caserta, anche lui morto recentemente  a causa di due   tumori contratti per svolgere il servizio di controllo e verifica.

Storie limpide di bravi servitori dello Stato, queste ultime, alle quali va tutta la mia standing ovation: in  loro, si che  riconosciamo lo Stato.
Paola

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