La tenacia e la forza delle donne non hanno età

Chi dice che a vent’anni siamo tutti ribelli, poi si cresce, si capisce come va il mondo e ci si mette tranquilli in poltrona non conosce, evidentemente,  Inocencia Zofio Cajal, 103 anni, abitante a Madrid. Il ministero dell’economia ha acquisito la proprietà della casa dove vive da 75 anni e le ha dato 30 giorni per togliersi di mezzo, insieme alla figlia e ad altri anziani pensionati. Inocencia ha scritto una fantastica lettera al ministro. Dice che non se ne andrà, aspetterà le guardie per guardarle negli occhi perché non sa dire se lo sfratto sia tecnicamente corretto ma è certo umanamente infame.
Inocencialettera di  Inocencia Zofio Cajal

Eccellentissimo Signor Ministro della Giustizia,

il mio nome è Inocencia Zofio Cajal, ho 103 anni e vivo al numero 9 della via Bailén, quarto piano, di Madrid in compagnia di una figlia pensionata che si prende cura di me, Il motivo della mia impertinenza nell’inviarle queste righe è la condizione di paura e impotenza nella quale mi trovo dopo la risoluzione, a mio parere inconcepibile, di un giudice che ha deciso di mettere sulla strada mia figlia, me e altri vicini ottuagenari e detentori di misere pensioni.

Il nostro unico delitto perché fosse emessa questa risoluzione è stato quello di aver preso in affitto un appartamento, più di settanta anni fa, da una persona che, al momento di morire, otto anni fa, non ha nominato eredi, pertanto la casa dove abitiamo è passata nelle mani del Ministero dell’Economia il quale si è accorto, a quanto sembra, che della gente pensionata non è sufficientemente interessante per fare affari dato che non possiamo comprare l’edificio per la milionaria offerta che ci hanno fatto e che, per mezzo dei meccanismi di una giustizia alla quale noi cittadini non abbiamo la possibilità né economica né tecnica di opporci, ha deciso di sfrattarci.

Signor Ministro, invece di restare in attesa di un incontro all’Audiencia Nacional, il giudice D. Jesus Antonio Broto Cartagena ha deciso di anticipare la sentenza e ci ha condannato a uscire dalle nostre case nel giro di trenta giorni, oltre a comminarci una esosa multa il cui valore è irraggiungibile con le nostre modeste entrate derivanti dalle pensioni.

Prima di tutto, io le comunico che non me ne andrò. Non ho più la forza per farlo e se Lei non potrà far nulla per evitarlo, aspetterò di guardare negli occhi delle guardie che mi manderà per eseguire una sentenza che non so dire se tecnicamente sia corretta ma credo sia umanamente infame.
Attentamente sua.

Inocencia Zofio Cajal

{ una bella storia di chi non si arrende che ho letto da: “comune.net” }

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