Stanziati i fondi per le “SCUOLE BELLE”: per Osimo 15.400 €

disabili scuolaSono 2 le scuole di Osimo  inserite nel progettonazionale per l’edilizia scolastica –  #scuolebelle – che prevede finanziamenti  per l’edilizia scolastica. Al centro del piano gli inteventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale delle scuole.
Per le scuole della nostra città, il progetto #scuolebelle ha stanziato  15 mila e 400 euro. Le somme sono così ripartite:
Scuola Materna Girotondo di via Martiri della Libertà  7.000 euro;
Scuola Materna OsimoAbbadia 8.400 euro.

Sul sito www.istruzione.it è disponibile l’elenco completo delle istituzioni scolastiche interessate quest’anno, per un totale di 7.751 plessi (dato aggiornato al 18 luglio)

Solidarietà al sindaco Pugnaloni e condanna per l’atto intimidatorio

logo Presidenza Consiglio OsimoEsprimo solidarietà al nostro sindaco Simone Pugnaloni e condanna per l’atto intimidatorio.  E’ noto a tutti ed è un comune sentire l’urgenza di dare risposte alle crescenti ansie della società e anche alla nostra comunità osimana profondamente scossa dalla crisi e dall’impoverimento di tante persone, che stanno pagando una crisi certo non scatenata da loro, ma questo non può e non deve  farci dimenticare che la violenza e/o gli atti di intimidazione non sono mai una risposta alle istanze di giustizia sociale che sono comunque presenti nella società.
Per questo voglio esprimere solidarietà al nostro sindaco, Simone Pugnaloni, e nella mia veste di Presidente del Consiglio Comunale sono certa di interpretare un sentimento diffuso tra tutte le consigliere, i consiglieri comunali e condiviso da tutte le forze politiche, nell’esprimere una severa condanna verso il gesto intimidatorio che è avvenuto nei confronti del nostro primo cittadino.
Paola Andreoni Presidente del Consiglio Comunale di Osimo

To the family of Mohammad Abu Khdeir and the Palestinian people: anche i cittadini israeliani contro le stragi di Gaza

Ricevo, condivido,  pubblico e mi riempe di speranza quanto inviatomi da Andre Pinto Bruge.

Una   lettera scritta da 142 cittadini israeliani capaci di vedere e capire l’orrore che provocano l’occupazione e la volontà di chi esercita il potere politico e militare nel loro paese. “Viviamo qui da troppo tempo perché si possa dire che non sapevamo, che non abbiamo capito prima o che non siamo stati in grado di prevederlo”. Sono cittadini israeliani che scrivono alla famiglia di Mohammed Abu Khadr, il giovane palestinese arso vivo da un gruppo di coloni, ma scrivono anche al mondo intero. Sono parole che sfidano il pensiero dominante di una società che hanno visto diventare povera e perdersi nella cultura della violenza. Quelle parole coraggiose tengono aperta, anche quando tutto sembra perduto, la sola speranza di un cambiamento in profondità che potrebbe aver ragione dell’orrore.  

An open condolences letter to the family of Mohammad Abu Khdeir and the Palestinian people

Le nostre mani grondano sangue. Le nostre mani hanno dato fuoco a Mohammed. Le nostre mani hanno soffiato sulle fiamme. Viviamo qui da troppo tempo perché si possa dire “non lo sapevamo, non lo abbiamo capito prima, non eravamo in grado di prevederlo. Siamo stati testimoni dell’enorme macchina di incitamento al razzismo e alla vendetta messa in moto dal governo, dai politici, dal sistema educativo e dai mezzi di informazione.

Abbiamo visto la società israeliana diventare povera e in stato di abbandono, fino a quando la chiamata alla violenza è diventata uno sfogo per molti, adulti e giovani senza distinzioni, in tutte le sue forme.

Abbiamo visto come l’essere “ebreo” sia stato totalmente svuotato di significato, e radicalmente ridotto a nazionalismo, militarismo, una lotta per la terra, odio per i non-ebrei, vergognoso sfruttamento dell’Olocausto e dell’“Insegnamento del Re (Davide, ndt)”.

Più di ogni altra cosa, siamo stati testimoni di come lo Stato di Israele, attraverso i suoi vari governi, ha approvato leggi razziste, messo in atto politiche discriminatorie, si è adoperato per custodire con forza il regime di occupazione, preferendo la violenza e le vittime da ambo le parti ad un accordo di pace.

Le nostre mani sono impregnate di questo sangue, e vogliamo esprimere le nostre condoglianze e il nostro dolore alla famiglia Abu Khadr, che sta vivendo una perdita inimmaginabile, e a tutta la popolazione palestinese.

Ci opponiamo alle politiche di occupazione del nostro governo, e siamo contro la violenza, il razzismo e l’istigazione che esiste nella società israeliana.

Rifiutiamo di lasciare che il nostro ebraismo venga identificato con questo odio, un ebraismo che include le parole del rabbino di Tripoli e di Aleppo, il saggio Hezekiah Shabtai che ha detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Levitico, XVIII).

Questo amore reciproco non si riferisce soltanto a quello di un ebreo verso un altro, ma anche verso i nostri vicini che non sono ebrei. E’ un amore che ci insegna a vivere con loro e insieme a loro perseguire il benessere e la sicurezza. Non è soltanto il buonsenso che ce lo richiede, ma è la Torah stessa, che ci ha ordina di condurre la vita in modo armonioso, nonostante e contro le azioni dello Stato e le parole dei nostri rappresentanti di governo.

Le nostre mani grondano di sangue.

Per questo ci impegniamo a continuare la nostra battaglia all’interno della società israeliana – ebrei e palestinesi – per cambiare la società dal suo interno, per lottare contro la sua militarizzazione e per diffondere una consapevolezza che oggi risiede soltanto in una esigua minoranza.

Lotteremo contro la scelta di muovere ancora guerre, contro l’indifferenza nei confronti dei diritti e delle vite dei palestinesi, e il continuo favorire gli ebrei in tutto questo ciclo di violenza.

Dobbiamo combattere per offrire un legame umano – un legame che sia anche politico, culturale, storico, israelo-palestinese ed arabo- ebraico; un legame che può essere raggiunto attraverso la storia di molti di noi che hanno origini ebraiche ed arabe, e per questo, fanno parte del mondo arabo.

La nostra scelta è quella della lotta per l’uguaglianza civile e il cambiamento economico, in nome dei gruppi emarginati e oppressi nella nostra società: arabi, etiopi, mizrahim (di discendenza araba), donne, religiosi, lavoratori migranti, rifugiati, richiedenti asilo e molti altri.

Di fronte a questa situazione il lato più forte è quello che ha la capacità di usare la nonviolenza per abbattere il regime razzista e il vortice di violenza. Di fronte alla compiacenza di molti israeliani, cerchiamo e scegliamo la nonviolenza, mentre gli altri preferiscono permettere al regime di ingiustizia di rimanere saldo al proprio posto, e aspettano soluzioni che in qualche modo fermino la spirale infinita di violenza – che mostra la sua faccia ora in questa nuova guerra contro Gaza – soltanto per avere nuove morti e appelli alla vendetta da ambo le parti e allontanando un possibile accordo sempre più lontano.

Le nostre mani grondano di sangue, e il nostro desiderio è quello di creare una lotta congiunta con qualsiasi palestinese che voglia unirsi a noi contro l’Occupazione, contro la violenza del nostro regime, contro il disprezzo dei diritti umani.

Questa sarà una lotta per mettere fine all’Occupazione, o con l’istituzione di uno Stato palestinese indipendente o attraverso la creazione di uno Stato unico in cui tutti saremo cittadini di pari diritti e dignità.

Le nostre mani sono piene di questo sangue. Affermandolo così forte nella nostra società saremo sempre accusati dalla propaganda nazionalista di essere unilaterali, e di condannare soltanto i crimini israeliani e non quelli commessi dai palestinesi.

A queste persone noi rispondiamo così: colui che sostiene o giustifica l’uccisione dei palestinesi, supporta e incoraggia di conseguenza anche l’uccisione degli israeliani ebrei. E viceversa. La giostra della violenza è grande e si muove velocemente, ma noi ci opponiamo ad essa, e crediamo che l’unica soluzione sia la nonviolenza.

L'artista israeliano Amir Schiby ha creato questa  immagine per un tributo a Mohammed, Ahed, Zakaria, e Mohammed Bakr, i quattro bambini dilaniati dal fuoco della marina israeliana il 16 luglio scorso sulla spiaggia di gaza City

L’artista israeliano Amir Schiby ha creato questa immagine per un tributo a Mohammed, Ahed, Zakaria, e Mohammed Bakr, i quattro bambini dilaniati dal fuoco della marina israeliana il 16 luglio scorso sulla spiaggia di gaza City

Andare contro i metodi di Netanyahu non significa necessariamente sostenere Hamas: la realtà non è dicotomica. Altre opzioni esistono nell’asso tra questi due. Allora sottolineiamo ancora di più che siamo cittadini israeliani e il centro della nostra vita è Israele. Per questo la nostra più grande critica è rivolta alla società israeliana, che cerchiamo di cambiare.

Questi assassini si nascondono tra di noi, fanno parte di noi. Ci sono, ovviamente, spazi in cui si possono criticare anche le altre società. Ma crediamo, ciononostante, che il dovere di ogni persona sia di esaminare prima da vicino e in modo critico la propria società, e solo dopo si possa permettere di approcciarsi alle altre (…).

Le nostre mani grondano di questo sangue, e sappiamo che la maggior parte dei palestinesi innocenti uccisi negli ultimi 66 anni da noi israeliani ebrei non hanno mai ricevuto giustizia.

I loro assassini non sono stati arrestati, neanche processati, a differenza dei ragazzi sospettati per l’omicidio di Mohammed. La maggior parte di questi innocenti è morta per mano di uomini in uniforme mandati dal governo, dai militari, dalla polizia o dallo Shin Bet.

Questi omicidi, avvenuti per mezzo di aerei, artiglieria o di persona vengono definiti come “errori umani” o “problemi tecnici”. E quando ci si riferisce ad essi a volte si include soltanto una fiacca scusa. La maggior parte dei casi viene raramente posta sotto inchiesta e quasi tutti finiscono senza rinvii a giudizio, dissolvendosi nell’aria. Tanti, troppi sono ignorati dai media, dalle agenzie giudiziarie, dall’esercito.

La ragione per cui i sospettati della morte di Mohammed sono stati arrestati è semplice: non portavano un’uniforme.

Ad eccezione dei soldati condannati per il massacro di Kafr Qasam nel 1956 e rimasti in prigione per non più di un anno, raramente ci sono stati altri processi nelle Corti israeliane contro uomini dello Stato, anche per la maggior parte degli odiosi massacri a cui questa terra ha assistito.

IsraeliPalestinianLe nostre mani sono impregnate di quel sangue. Quando Benjamin Netanyahu esprime le sue condoglianze e condanna l’omicidio di Mohammed, lo fa con lo stesso respiro di sempre, comunicando una rivendicazione pericolosa e razzista sulla superiorità morale di Israele nei confronti dei suoi vicini.

“Non c’è posto per simili assassini nella nostra società. In questo noi ci distinguiamo dai nostri vicini. Nelle loro società questi assassini sono visti come eroi e hanno delle piazze dedicate ai loro nomi. Ma questa non è l’unica differenza. Noi perseguiamo coloro che incitano all’odio, mentre l’Autorità Palestinese, i loro media ufficiali e sistema educativo fanno appello alla distruzione di Israele”.

Netanyahu ha dimenticato che diverse persone sospettate di essere criminali di guerra hanno servito in vari governi israeliani, alcuni sotto la sua stessa leadership, e che il numero di persone innocenti assassinate negli ultimi 66 anni di conflitto dipinge un quadro molto diverso.

Quando guardiamo il numero di ebrei israeliani e di palestinesi uccisi, vediamo che il numero dei palestinesi è molto più elevato.

Netanyahu dimentica anche, o cerca di farci dimenticare, l’incitamento diffuso propagato dal suo governo nelle ultime settimane, e le sue parole di vendetta dopo la scoperta dei corpi dei tre ragazzi ebrei rapiti – Gilad Shaar, Naftali Fraenkel ed Eyal Yifrah – quando tutti noi eravamo in stato di profondo shock: “Satana non ha ancora inventato una vendetta per il sangue di un bambino, né per il sangue di questi ragazzi giovani e puri” (…).

Le nostre mani hanno sparso questo sangue, e invece di dichiarare giorni di digiuno, lutto e pentimento, il governo ha ora deciso di lanciare un’operazione militare a Gaza, che ha chiamato “Operazione Bordo Protettivo”.

Chiediamo al governo di fermare questa operazione subito e di lottare per una tregua e per un accordo di pace, a cui il governo israeliano si è sempre opposto negli ultimi anni.

Gaza è la storia di tutti noi; è anche l’oblio della nostra storia. E’ il posto più segnato dal dolore in Palestina e in Israele (…). Gaza è la nostra disperazione.

10501903_10153006492194992_4886099936091896921_nLe nostre origini comuni sembrano essere state spazzate via sempre più lontano: dopo 40 anni di possibilità di un compromesso storico doloroso tra i due movimenti nazionali, quello palestinese e quello sionista, questa opzione è gradualmente evaporata. Il conflitto viene reinterpretato in termini mitologici e teologici, in termini di vendetta, e tutto ciò che ora possiamo promettere ai nostri figli sono molte altre guerre per le generazioni a venire, nuove uccisioni tra entrambi i popoli, e la costruzione di un regime di apartheid che richiederà ancora più decenni per essere smantellato.

Le nostre mani hanno sparso questo sangue (…), cerchiamo di lavorare contro questa tendenza. Lo facciamo attraverso le varie comunità della nostra società: ebrei e palestinesi, arabi e israeliani, Mizrahi e Ashkenazi, tradizionalisti, religiosi, laici e ortodossi.

Abbiamo scelto di opporci ai muri, alle separazioni, alle espropriazioni e deportazioni, al razzismo e alla colonizzazione, per offrire un futuro comune come alternativa all’attuale stato depressivo, oppressivo e violento della nostra società.

Vogliamo costruire un avvenire che non si arrenda al ciclo di violenza e di vendetta, ma che al suo posto offra la giustizia, la riparazione, la pace e l’uguaglianza; un futuro che attinge agli elementi comuni della nostra cultura, umanità e tradizioni religiose in modo che le nostre mani non serviranno più a spargere sangue, ma a ricongiungerci l’uno con l’altro in pace, con l’aiuto di dio, Insha’Allah.

Orly Noy, Yossi Dahan, Inbal Jamshed, Yossi Granovsky, Eliana Almog, Eyal Sagi Bizawi, Varda Horesh, Herzl Cohen, Sivan Shtang, Yossi Vazana, Dori Manor, Yardena Hamo, Itay Kander, Avri Herling, Michal Chacham, Mirit Arbel, Yoav Moshe, Avi – Ram Zoref, Sa’ar Gershon, Yotam Kadosh, Tziki Eisenberg, Noam Gal, Amit Lavi, Sarit Ofek, Mati Shmuelof, Andre Levy, Chico Bahar, Naama Kti’i, Ronnie Karni, Tal Gilboa, Rebecca Mondlak, Arnon Levy, Noam Ben-Horin, Avtasham Barakat, Udi Aloni, Diana Danielle – Schramm, Yoram Meltzer, Rami Adot, Chamutal Guri, David China Woolf, Izzy Wolf, Yael Aharonov, Yonathan Mizrachi, Naama Sason, Idan Cohen, Zvi Ben – Dor Banit, Inbal Eshel – Chahansky, Matan Kaminer, Yotam Schwimmer, Hagit Mermelstein, Asaf Philip, Aliza Weston, Eli Bar, Dafna Hirsch, Yael Ben Yefet, Shira Ohayon, Erez Yosef, Yael Golan, Noa Eshel, Efrat Shani – Shitrit, Sigal Primor, Aviad Markowitz, Ilona Pinto, Tamar Novick, Dganit ElKayam – Cassuto, Alimi Sarah, Itai Snir, Diana Achdut, Liron Mor, Yoni Silver, Or Shemesh, Gal Levy, Dana Kaplan, Daniel Shoshan, Ziv Yamin, Michal Nitzan Re’ut Bendriam, Yuval Ayalon, Yuli Cohen, Oren Agmon, collected Ja’akobowicz, Jonathan Vadai, Michal Goren, Eli Oshorov, Yuval Dreyer – Shilo, Tal Shefi, Yehuda Ben-el, Moran Tal, Nurit Ben-Zvi, Eli Shmueli, Dalit Metzger, Menashe Anzi, Meir Amor, Shoshi Shamir, Eran Kalimil Misheiker, Noa Heine, Sahar Shalev, Eli Edelman, Ran Segev, Albert Swissa, Sergio Yachni, Roy Hassan, Zilla Zalt, Mazal Moyal Cohen, Abigail Eren Hozen,, Efrat Issachar, Shlomit Carmeli, Uri Ben – Dov, Tamar Mokady, Yahav Zohar, Yif’al Bistri, Yair Meyuchas, Rony Mazal, Odelia Goldratt, Idit Arad, Eldad Zion, Yotam Cohen, Noa Mazur, MIchali Bror, Or Barkat, Oz Rothbart, Esther Attar, Ronit Bachar Shachar, Adi Keysar, Ela Gringoz, Noga Eitan, Tamar Saraf, Hila Chipman, Yegev Bochshatav, Tomer lavi, Roni Henig, Vered Kupiz, Shai Shabtai, Yael Gviraz, Tamar Achiron, Gai Ayal, Hagit Bachar Morris, Amira Hass, Avraham Oz, Yael Barda,  Moti Fogel, Pnina Mozpi- Haaller, Yuval Ivri, Almog Behar.

Israele, ora BASTA, che tutte le Nazioni e per prima l’Italia intervengano a condannare ed isolare il governo israeliano.

Bombe e morte, inferno a Gaza.
Oltre 550 vittime dall’inizio dell’offensiva. Colpito anche un ospedale.Ancora bambini uccisi.  E’ ora che tutte le nazioni, con fermezza, fermino la mano armata di Israele. Non è più possibile assistere inermi a questo genocidio. BASTA, non fate altro che alimentare altro odio.
PACE, PACE, PACE.

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#ConPaolaAndreoniBlog: sono 39^ su BlogBabel

39Oggi questo blog è 39° – clicca QUI – nella classifica nazionale di BlogBabel che tiene conto dei meriti, degli accessi e dei links di oltre 39.000 blog italiani. Non so quanto durerà questo piccolo-grande successo, ma devo dire che mi fa piacere, mi lusinga e mi gratifica per l’impegno che quotidianamente riservo a queste pagine a cui mi dedico con passione dopo gli impegni di famiglia, professionali ed istituzionali.
Grazie a tutti voi che lo avete reso possibile, Grazie a tutti voi che avete la pazienza e la bontà di leggermi!.Grazie per l’affetto e la considerazione che continuate a manifestarmi.
Vi abbraccio tutti.

Paola

n.b.: a Mastella, 38° lo voglio però superare.

Appello di Padre Alex Zanotelli: Operazione affari Ddl Cooperazione per lo Sviluppo

C’è  delusione tra le organizzazioni non governative italiane  impegnate nella solidarietà con i Paesi poveri, per il Disegno di Legge (Ddl) di riforma della Cooperazione italiana allo sviluppo.
Il Ddl, dal titolo ”Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”, da un lato ha l’obiettivo di aggiornare in modo sistematico la fotografia del sistema dopo 27 anni dall’approvazione della Legge 49/1987 sulla Cooperazione allo sviluppo, rimettendo in ordine soggetti, strumenti, modalità di intervento e principi di riferimento maturati nel frattempo nella comunità internazionale; dall’altro, quello di adeguare il sistema italiano di cooperazione allo sviluppo ai modelli prevalenti nei paesi partner dell’Ue.
Il disegno di legge, tuttavia,  per chi opera concretamente sul campo della cooperazione internazionale è inadeguato.  Il missionario comboniano Alex Zanotelli, da anni impegnato per i poveri dell’Africa, rivolge un appello all’Italia e a tutti noi proponendo  una nuova legislazione che permetta alla società civile di impegnarsi direttamente con chi soffre  e non con i  i governi del Sud del mondo, spesso corrotti, che hanno interessi ( “affari” ) lontani dalla solidarietà.
Non a caso l’appello di Padre Alex Zanotelli , che vi invito a sottoscrivere, è titolato: ” Operazione affari 
Alex-Zanotelli1

Questo l’Appello,  ” Operazione affari ” :Ddl Cooperazione per lo Sviluppo
di Padre Alex Zanotelli

In questi giorni è in discussione alla Camera, in seconda lettura, il disegno di legge “Disciplina generale sulla cooperazione per lo sviluppo”, approvata dal Senato il 25 giugno con 201 voti favorevoli(PD ,Scelta Civica,Nuovo Centro Destra,5 Stelle e Fi-Pdl), 15 astenuti(Lega e Misto-Sel) e nessun voto contrario.
E’ chiaro che il governo Renzi vuole affrettare l’approvazione di questo disegno di legge (sono quasi 30 anni che attendiamo una legge quadro sulla cooperazione!). Tutto questo, nella quasi totale assenza di dibattito pubblico, soprattutto da parte degli organismi di volontariato e del mondo missionario.
Eppure il mondo del volontariato italiano e missionario è stato testimone e ha toccato con mano le malefatte della cooperazione italiana, dagli anni ottanta ad oggi. Dal disastro della cooperazione socialista di Craxi in Somalia(fornivamo cibo ed armi per seppellire i nostri rifiuti tossici in quel paese), a quella democristiana di Andreotti in Etiopia (la politica delle dighe con le conseguenti deportazioni di intere popolazioni!). Dalla legge 73 del 1985 che stanziava 1900 miliardi di lire per la lotta alla fame nel mondo (servita a sfamare i partiti italiani!), alla malacooperazione del Ministero degli Esteri, con quell’incredibile intreccio tra affari e politica, che porterà poi a Tangentopoli( Nigrizia è stata la prima a denunciarlo con forza !). E poi con l’arrivo del berlusconismo, la Cooperazione è stata trasformata in un cinico business , che perdura tuttora,gestita dal Ministero degli affari esteri (la nostra politica estera è funzionale agli affari delle nostre imprese!).
Penso di poter riassumere le quaranta pagine della nuova legge quadro del governo Renzi con la stessa parola :business/affari. Nell’ultima legge-quadro sulla cooperazione, la 49 del 1987, il soggetto principale era il volontariato, nell’odierno disegno di legge il soggetto è diventato l’impresa. Questa legge fotografa bene l’ideologia portante del governo Renzi.
Eppure in questo paese pullulano migliaia di gruppi, di associazioni, di botteghe del commercio equo e solidale, di reti di finanza etica, di centri missionari che fanno cooperazione con tanti soggetti nel sud del mondo. Quando il governo italiano prenderà seriamente questa straordinaria ricchezza, dandole voce e permettendole di incidere sulle politiche della cooperazione? E’ incredibile che questa legge-quadro non prenda in considerazione tutto questo.
Quand’è che i nostri governi comprenderanno che la cooperazione, da governo a governo, non fa altro che arricchire le élites del sud del mondo? Arriverà il giorno in cui il nostro mondo politico incomincerà a capire i profondi cambiamenti avvenuti in questi ultimi trent’anni? Cambiamenti che domandano un altro tipo di cooperazione e di politica estera?
E’ possibile che in una legge del 2014, si usi ancora il linguaggio eufemistico e razzista di ‘paesi in via di sviluppo’? Com’è possibile ancora parlare di “sviluppo sostenibile” davanti a una crisi ecologica spaventosa che ci attanaglia? La problematica ambientale è totalmente assente da questo disegno di legge.
E’ possibile che i nostri legislatori non vedano le difficoltà del continente a noi più vicino, l’Africa, da dove arrivano sulle nostre coste, i naufraghi dello ‘sviluppo’? In una legge-quadro per la cooperazione, l’Africa non dovrebbe oggi essere una priorità?
Ma è grave che il governo italiano si limiti a parlare di cooperazione , senza stanziare i fondi per tali politiche. L’Italia infatti è maglia nera rispetto agli impegni presi in sede ONU, con un budget dell’0,1% del PIL a fronte di un promesso 0,7% , il che rende il nostro paese non affidabile in chiave internazionale. Siamo, per esempio, in forte debito con il Fondo di lotta all’Aids, Tubercolosi e Malaria.
Dove trovare tali risorse in questo momento di crisi? Semplice. Meno armi (l’assurdità degli F-35 che ci costeranno 15 miliardi di euro) e più impegno nella lotta contro l’impoverimento.
Per questo chiediamo al governo Renzi di ritirare e di riscrivere questo disegno di legge che è uno schiaffo sia alla dignità del popolo italiano che alla dignità dei tre miliardi di impoveriti nel mondo.
Ve lo chiede un povero missionario che ha vissuto sulla sua pelle, il dramma di chi vive nei bassifondi della vita e della storia, un credente in Dio che vuole vita piena per tutti i suoi figli/e .
Padre Alex Zanotelli
Napoli, 18 luglio 2014

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