Calendario scolastico 2014/15 della Regione Marche

Calendario scolastico 2014/15

CALENDARIO-ANNO-SCOLASTICODate di inizio e periodi di sospensione delle scuole

Calendario scolastico unificato per:

  • scuole dell’infanzia statali,
  • scuole primarie(ex elementari),
  • scuole secondarie di 1° grado(ex medie),
  • scuole secondarie di 2° grado(ex superiori)

L’inizio delle lezioni negli Istituti di Istruzione di ogni ordine e grado funzionanti nella Regione Marche sarà lunedì 15 settembre 2014 e termineranno mercoledì 10 giugno 2015 (martedì 30 giugno 2015 per le scuole dell’infanzia statali).

Chiusure scolastiche

periodi

festa del Santo Patrono giovedì 18 settembre
festività tutti i Santi sabato 1 novembre 
festa dell’Immacolata lunedì 8 dicembre 
festività natalizie da mercoledì 24 dicembre a martedì 6 gennaio 
festività pasquali da giovedì 2 aprile a martedì 7 aprile
anniversario della Liberazione 25 aprile
ponte festa del Lavoro da venerdì 1 maggio a sabato 2 maggio
ponte esta della Repubblica da lunedì 1 giugno a  martedì 2 giugno 
 

Le Istituzioni scolastiche hanno a disposizione per ulteriori sospensioni 1 giorno.
E’ previsto un anticipo delle lezioni, solo per gli istituti scolastici secondari di secondo grado della Regione Marche per rispondere a particolari esigenze didattiche relative ai percorsi di studio che ne documentino la necessità.

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Il “covo” di San Pietro, benedetto da Papa Francesco

Il “covo”, di San Pietro è soltanto l’ultima di una lunga serie di realizzazioni, sempre a tema religioso, fatte interamente di spighe di grano ad opera di abili  maestri di Campocavallo di Osimo.
Lungo sette metri e largo quattro, la realizzazione del Covo di San Pietro ha impegnato circa trenta artigiani per sei mesi di intenso lavoro.

 

 

Il Piano Cottarelli sulle Società partecipate

Pubblicato l’indice di efficienza, calcolato come rapporto percentuale tra risultato netto e mezzi propri sulle Partecipate elaborato dal Commissario Cottarelli.

Il rapporto sulle Società partecipate degli Enti locali reso noto il 7 agosto sul sito della Revisione della Spesa sottolinea che la pubblicazione di indici che misurino l’efficienza delle partecipate può costituire un importante stimolo al miglioramento delle attività di queste società. Come punto di partenza, è stato oggi pubblicato sul sito della revisione della spesa un fondamentale indice di efficienza, il “Return on Equity” (Roe) calcolato come rapporto percentuale tra risultato netto e mezzi propri.
L’indice quindi descrive l’importo dei profitti o delle perdite per unità di capitale investito. I dati si riferiscono al 2012 e sono tratti dalla banca dati del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicata a inizio agosto. Non si tratta quindi di indicazioni numeriche nuove ma di una elaborazione di quanto già disponibile.
Al fine di consentire un confronto omogeneo, sono state pubblicate diverse classifiche, a seconda della classe dimensionale delle partecipate misurata sulla consistenza del patrimonio netto.
I dati sono consultabili all’indirizzo web revisionedellaspesa.gov.it/documenti.html
Sono 1430 su 5.268 (il 27%) le società partecipate dagli enti locali che nei bilanci 2012 hanno presentato un patrimonio negativo o nullo. 1.075 società con sede in tutte le regioni italiane non hanno fornito i dati.
Sono 1.424 (circa 1 su 4) le partecipate da enti locali con un rendimento negativo rispetto al capitale investito.

Il programma di razionalizzazione del Commissario straordinario per la Revisione della spesa Carlo Cottarelli

Eugenio Scalfari: Il califfato ci minaccia ma l’Europa pensa ad altro

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 24-Agosto-14.  Un treno in corsa gremito di gente ma privo del personale che dovrebbe guidarlo.
Quella che non a caso papa Francesco ha definito la terza guerra mondiale sta sconvolgendo tutto il mondo occidentale. Poiché supera i confini tradizionali, conviene individuare i luoghi con nomi più antichi: i punti centrali sono la Mesopotamia, il Mediterraneo, l’Europa fino agli Urali e l’America del Nord. È una guerra di religione e di contrapposte civiltà. Bernardo Valli e i numerosi inviati del nostro giornale ne seguono gli accadimenti giorno per giorno e ne danno un quadro che cambia di continuo. Vittorio Zucconi ne ha fornito un’immagine molto efficace: un treno in corsa gremito di gente ma privo del personale che dovrebbe guidarlo su un terreno accidentato e in ripida discesa, punteggiato da gallerie oscure e da fragili ponti.
Ma l’Europa che ne è il continente più coinvolto è – strano a dirsi – quello i cui governi meno se ne interessano. I governi che fanno parte dell’Unione europea si limitano a qualche generica dichiarazione di solidarietà con le minoranze sotto tiro, ma la loro propensione – così sembra – è di tenersene alla larga. Il primo e forse l’unico baluardo sono gli Usa, ma anche Washington si muove con estrema circospezione e moderazione.
L’attore principale, anzi unico almeno per il momento, è il Califfato, il movimento islamico che discende da Al Qaeda ma si è molto allontanato dalle finalità e dalle strategie di Bin Laden e dei suoi successori. Al Qaeda era una centrale al tempo stesso terroristica e religiosa. Non si proponeva di modificare la geografia degli Stati. Bensì di imporre l’interpretazione radicalizzata del Corano e delle scritture profetiche che l’avevano preceduto e accompagnato. Il fondamento era sunnita ma non prevedeva una guerra santa contro gli sciiti. La guerra santa era contro i cristiani ma, unita ad essa, c’era anche una guerra sociale dei poveri contro i ricchi; in particolare contro il capitalismo.
L’Is, la sigla che designa il Califfato, è un movimento del tutto diverso. Non è una centrale terroristica anche se il terrorismo è ben presente nella sua tattica di guerra; è un esercito vero e proprio, dotato di mezzi di guerra moderni, dispone di ampi mezzi finanziari ottenuti in parte con i rapimenti e i ricatti ma soprattutto con finanziamenti che vengono da potenze arabe (Emirati e monarchia Saudita) desiderose di guadagnarsi l’intangibilità geopolitica poiché l’alleanza ufficiale con gli Usa ha cessato da un pezzo dal rassicurarli.
Il Califfato vuole conquistare un territorio strategicamente decisivo: una parte della Siria, una parte dell’Iraq possibilmente fino a Baghdad, la regione del Kurdistan e da questo nucleo iniziale ripercorrere le strade che in poche decine d’anni portarono gli arabi maomettani alla conquista di tutta la costa del Mediterraneo fino all’Emirato spagnolo di Cordova e di Granada.
Il contenuto – l’abbiamo già detto – di questo movimento è religioso e sociale: contro i cristiani, contro i laici, contro i ricchi. Eccitando e seducendo anche molti giovani occidentali che amano l’avventura, le novità, la rivoluzione. Non importa molto contro chi e contro che cosa, ma la rivoluzione.
Quelle che scoppiarono due tre anni fa e furono definite primavere arabe erano composte da giovani animati da due diverse spinte: una parte voleva applicare nei loro Paesi i principi e i diritti di libertà e di giustizia imparati dall’Occidente liberal-democratico, e un’altra parte voleva invece una rivoluzione che colpisse e mettesse fuori gioco le dittature logore e corrotte.
Questa parte dei giovani che animarono le primavere arabe è pronta ad aderire al Califfato; in parte l’ha già fatto, in parte lo farà e sarà un apporto numericamente e moralmente fondamentale.
L’America di Obama vede la minaccia ma non ha molta voglia di impegnarsi a fondo nel Mediterraneo e in Mesopotamia. Il suo obiettivo in una società multipolare è l’intesa con l’America Latina e il Pacifico. Non le sfugge l’estrema pericolosità del Califfato ed è pronta a sostenere lo sforzo di quanti dovrebbero essere più interessati e più direttamente coinvolti in questa terza guerra mondiale. Ma, come abbiamo già notato, l’Europa non ha le forze. Di fronte al treno in discesa e senza chi lo guidi, l’Europa è un treno in salita con una quantità notevole di guidatori. Molti più guidatori che passeggeri.
I passeggeri non sono in quel treno; stanno a casa loro, mugugnano, protestano, aspettano l’Uomo della Provvidenza vero o supposto che sia. Del Califfato li terrorizzano le gesta ma lo guardano come un “horror”, una favola. Per alcuni giovani perfino affascinante. C’è sempre e dovunque, nelle guerre, una quinta colonna e c’è anche qui.
L’Europa insomma pensa ai suoi guai ed è con questi che ora vuole e deve misurarsi.
***
I governi che contano di più e che fino a qualche anno fa rappresentavano una sorta di Direttorio, e cioè la Germania e la Francia, sono ancora per ovvie ragioni storiche, economiche, geografiche, le due più importanti del continente. Ad esse, nelle elezioni europee del 25 maggio scorso, si è aggiunta l’Italia di Renzi. Ma non sono certamente i soli. C’è la Spagna, l’Olanda, l’Austria e – fuori dall’Eurozona – ci sono la Gran Bretagna e la Polonia. Ma se dovessi dire qual è la persona che conta più di tutte le altre farei il nome di Mario Draghi, per la competenza economica che ha e per la carica che ricopre di presidente della Banca centrale europea, della quale le Banche centrali nazionali sono (o dovrebbero essere) importanti articolazioni contemporaneamente dotate di sovranità in quanto membri del Consiglio direttivo della Bce.

Ho scritto domenica scorsa che Draghi ai primi di settembre avrebbe dato applicazione ad una serie di interventi sulla liquidità, alcuni dei quali non convenzionali. Lo scrissi perché Draghi l’aveva pubblicamente dichiarato e quindi non era una previsione ma una certezza, ripetuta venerdì scorso dal medesimo Draghi dopo l’incontro con i principali banchieri centrali di tutto il mondo a Jackson Hole, sulle Montagne Rocciose.
L’obiettivo è di battere la deflazione che imperversa in Europa e la recessione – cioè una fase ancora tenue ma già assai allarmante di depressione economica. Su quest’ultima Draghi può far poco se non esortare i governi (e quello italiano in particolare) a varare leggi di riforme economiche soprattutto riguardanti il lavoro, la diminuzione della spesa pubblica improduttiva e a rilanciare investimenti e occupazione nell’ambito d’una flessibilità che i governi e la Commissione europea (la Germania in particolare) dovrebbero consentire.
Queste sono esortazioni; preziose ma purtroppo non affidate alle mani di Draghi. Il suo compito specifico riguarda la liquidità. Lo scopo (previsto dallo statuto della Bce) è di aumentare il tasso d’inflazione, attualmente prossimo allo zero, portandolo verso il due per cento. Lo può fare in vari modi: acquistando titoli pubblici sui mercati secondari, finanziando a bassissimi tassi le banche affinché destinino la maggior parte del finanziamento alla clientela che ne faccia richiesta. Infine finanziare obbligazioni di aziende creditrici e quindi immettendo nelle predette aziende una preziosa liquidità.
Ma lo strumento numero uno cui Draghi mira e di cui ha lungamente discusso con la presidente della Federal Reserve americana è il tasso di cambio dollaro-euro. L’euro fino a poche settimane fa quotava 1,40 dollari con punte fino a 1,45. Da qualche giorno è gradualmente disceso a 1,32, quindi un risultato positivo sebbene la Fed americana non sia disposta per ora a collaborare. La Fed dovrebbe aumentare il tasso d’interesse e dovrebbe diminuire l’acquisto di Bond del Tesoro Usa, ma aspetta d’esser sicura di una solida ripresa del lavoro e fino ad allora non si muoverà dalla politica attuale. Ci vorrà circa un anno, fino alla seconda metà del 2015.
E Draghi? Gli basta un cambio di 1,32 col dollaro, quindi una diminuzione di 8-10 punti? No, non può bastare. Non basta a rilanciare l’import-export dell’Europa verso l’area del dollaro. Il tasso di cambio ideale sarebbe 1,10 ma quello accettabile è intorno a 1,20 cioè un’altra diminuzione di 10-12 punti. Con quali strumenti può ottenere questo risultato con quella rapidità che provoca uno shock positivo nelle aspettative per quanto riguarda soprattutto l’esportazione europea?
È molto semplice: vendendo sul mercato dollari in quantità sufficiente a premere efficacemente sulle quotazioni. La vendita avrebbe un triplo risultato: svalutazione dell’euro, aumento dell’inflazione, investimenti causati dalle esportazioni, cioè da una accresciuta domanda estera.
Quanto al governo italiano, dovrebbe destinare almeno dieci miliardi alla diminuzione dell’Irap a favore delle imprese. Con quali risorse? Stornando la medesima cifra dal finanziamento dei famosi 80 euro i cui risultati di rilancio dei consumi non sono avvenuti; oppure tassando i ricchi il cui reddito sia da 130mila euro in su.
La cattiva distribuzione del reddito è una delle cause più importanti delle depressioni economiche. Possibile che, non dico Renzi – impegnato nelle secchiate d’acqua gelata anti-Sla – ma dico Padoan non si renda conto di quali sono le manovre da fare?
Un’osservazione voglio ancora aggiungere che riguarda l’inclusione che si farà in tutta Europa ma che è un vero e proprio shock per l’Italia, del reddito malavitoso nella contabilità nazionale. Contabilizzando il reddito che le varie mafie ricavano dalla droga, dagli appalti, dai bordelli, dalle sale da gioco, il Pil nazionale aumenterà di almeno 60 miliardi di euro. Non combattendo il formarsi di quel reddito ma contabilizzandolo. Ne avranno un vantaggio e ne saranno tutti contenti all’Istat, all’Eurostat, al Tesoro.
A me sembra una pura e semplice vergogna.

P. S. Roberto Calderoli, come al solito, prima fa i Porcellum e poi li definisce porcate come infatti sono.
Questa volta la porcata è la legge approvata in prima lettura sulla riforma del Senato. Il senatore leghista che ne ha redatto il testo insieme alla Finocchiaro, una volta approvata l’8 agosto come Renzi voleva a tutti i costi, l’ha definita una merda (sic) ed ha aggiunto: “È stato consumato uno scempio estetico e lessicale che è difficile far funzionare”.
Il “24 ore “di lunedì scorso gli ha dedicato una pagina intera che documenta “lo scempio estetico e lessicale”. Basta leggere quella pagina per averne conferma. Uno scempio che le Alte autorità preposte al controllo delle leggi costituzionali non hanno contestato al governo e alle competenti commissioni parlamentari auspicando che quella legge deve essere profondamente emendata nelle future letture senza di che – immagino io – difficilmente il Presidente della Repubblica potrebbe promulgarla.
Lo ripeto ancora una volta: meglio di questo sgorbio sarebbe abolire il Senato. De Gasperi si rivolterebbe nella tomba, anzi è presumibile che lo stia già facendo perché per lui il bicameralismo perfetto era indispensabile al buon funzionamento della democrazia.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

Con il cuore che batte altrove… Wish you were here

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

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Buona Domenica a tutti Voi.
La nostalgia di come sono andate le cose e questo nastro che è la vita che non possiamo riavvolgere.
Con i Pink Floyd, Wish you were here

So, so you think you can tell Allora, pensi di saper distinguere
Heaven from hell  il paradiso dall’inferno? 
Blue skies from pain  I cieli azzurri dal dolore? 
Can you tell a green field  Sai distinguere un campo verde
 From a cold steel rail?    da una fredda rotaia d’acciaio? 
A smile from a veil?    Un sorriso da un pretesto? 
Do you think you can tell?  Pensi di saperli distinguere?
And did they get you to trade Your heroes for ghosts?
Ti hanno portato a barattare i tuoi eroi per dei fantasmi?
Hot ashes for trees?  Ceneri calde con gli alberi? 
Hot air for a cool breeze? Aria calda con brezza fresca? 
Cold comfort for change?  Un freddo benessere con un cambiamento? 
And did you exchange a walk on part in the war For a lead role in a cage?
 e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo da protagonista in una gabbia?

How I wish, how I wish you were here  Come vorrei, come vorrei che fossi qui 
We’re just two lost souls   Siamo solo due anime sperdute 
Swimming in a fish bowl  Che nuotano in una boccia di pesci 
Year after year  Anno dopo anno 
Running over the same old ground  Corriamo sullo stesso vecchio terreno 
What have we found?   E cosa abbiamo trovato? 
The same old fear.  Le solite vecchie paure 
Wish you were here Vorrei che fossi qui  …

Un abbraccio Paola

Le doccie gelate di una estate bagnata

Che ne pensate  del  fenomeno “virale” del momento sul web, la doccia gelata a sostegno della raccolta di fondi per la ricerca contro la Sla, la sclerosi laterale amniotrofica. ?

img_50555_81710Gli adolescenti americani lo fanno da tempo e ora la si propone nobilitandola nei fini: destinare delle risorse alla ricerca contro la SLA.

Personalmente non mi convince molto questa campagna Ice Bucket Challenge, ci intravedo molto  “esibizionismo”, l’ombra di una buffonata che nel rispetto dei malati devastati dal dolore di questa malattia, si poteva evitare.
Ritengo  esista il  rischio di far prevalere la forma sulla sostanza. Far prevalere il dito (la foto mentre si è docciati) rispetto alla luna (la lotta alla SLA), con il conseguente esito di dimenticarsi di tutto appena passata la moda.
Credo che abbia un senso partecipare a questa catena di Sant’Antonio solo se si è consapevoli e si condivide una preoccupazione comune che è  la volontà di contribuire al tentativo di raggiungere un obiettivo importante: sconfiggere, o almeno contenere al massimo, una grave malattia.
Inoltre, fatto non del tutto irrilevante,   l’esibizione pubblica  di   selfie di doccie gelate dovrebbe servire a raccogliere fondi,  una raccolta considerevole di risorse da destinare alla ricerca contro la SLA.
Ma di cifre raccolte, di quanto ogni partecipante   vip, che si rovescia addosso una secchiata d’acqua facendosi riprendere, versa a favore degli obiettivi dell’iniziativa  non sento ancora parlarne, ma forse mi sbaglio e questo è solo un irrilevante dettaglio.
Paola

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Cos’è la sclerosi laterale amiotrofica,
la malattia della IceBucketChallenge

Ma che cos’è la Sla? E cosa significa per una persona essere colpita da questo disturbo?
La sla è una malattia neurodegenerativa che colpisce imotoneuroni, cioè le fibre nervose che collegano il sistema nervoso ai tessuti muscolari e che comporta una paralisi progressiva del corpo con effetti devastanti sulla salute, così come sulla qualità e l’aspettativa di vita. Il termine amiotrofica, derivante dal greco “a” (privativo), “mio” (muscolo), “trofico”(sviluppo) significa infatti indebolimento, atrofia della muscolatura, mentre per “laterale” si intende l’area principalmente coinvolta dalla patologia, che oltre alla corteccia motoria e iltronco spinale abbraccia proprio i fasci nervosi laterali del midollo spinale.

Chi colpisce
La sla fa parte delle cosiddette malattie rare e colpisce circa una persona su 20mila, con un nuovo malato su una popolazione di 50mila ogni anno (dati Orphanet). In Italia le diagnosi sono attualmente almeno 3.500, con un’incidenza di circa 1.000 nuovi casi all’anno (dati O.Ma.R.). Insorge generalmente dopo i 50 anni, con una maggior frequenza attorno alla sessantina. È particolarmente rara dopo gli 80 e in età giovanile, mentre non si segnalano casi in età pediatrica. Complessivamente, ha una maggior diffusione negli uomini rispetto che nelle donne, con un rapporto maschi/femmine di 1,5/1.

Le cause della malattia
Le origini della sla sono ancora in fase di studio poiché si tratta di una malattia multifattoriale, la cui insorgenza dipende da una serie di concause tra cui la predisposizione genetica, un eccesso di glutammato (dannoso per le cellule nervose), la carenza di alcuni fattori di crescita neuronali e probabili cause ambientalicome l’esposizione ad agenti tossici.
Non esiste un kit diagnostico: la patologia può essere identificata solo quando insorgono i sintomi ed è quindi impensabile per ora prevenirla o bloccarla sul nascere. Proprio per questo la ricerca è indirizzata non soltanto allo sviluppo di trattamenti e cure, ma molto anche alla diagnostica e alla comprensione delle dinamiche precise con cui i motoneuroni iniziano a perdere la loro funzionalità.

Cosa significa avere la sla
I sintomi della sclerosi laterale amiotrofica sono molto vari e molto spesso vengono confusi con quelli di altre malattie o, perlomeno in un primo stadio, trascurati. Solitamente i primi segni sono debolezza e difficoltà di deambulazione a carico di una o di entrambe le gambe o all’altezza delle braccia, imprecisione nei movimenti, crampi o piccoli spasmi muscolari. Le zone del corpo dove i sintomi si fanno più evidenti coincidono con i muscoli legati ai motoneuroni che vengono danneggiati per primi: una condizione che varia a seconda delle diverse forme della malattia e che, manifestandosi in modo diverso da persona a persona, complica ulteriormente il quadro diagnostico e rallenta le tempistiche d’intervento.
In una fase più avanzata, la sla interferisce con la capacità di articolare suoni e parole, con la deglutizione, la masticazione e progredisce fino a una progressiva atrofia e paralisi di tutti i muscoli del corpo che, negli ultimi stadi, conduce spesso a una morte per soffocamento.
Uno degli aspetti più terribili della malattia è che chi ne viene colpito non perde, nemmeno nella fase finale, la capacità di pensare e relazionarsi e rimane perciò cosciente della sua condizione fino all’ultimo, intrappolato in un corpo sempre più immobile.

Le prospettive terapeutiche
Non esiste ancora una terapia capace di guarire la sla, e la maggior parte dei farmaci disponibili ha semplicemente azione sui sintomio come palliativo: rimane perciò ancora una malattia ad altissimoimpatto sociale. Esiste però un medicinale, il riluzolo, in grado di rallentare la progressione del danno ai neuroni dovuto al glutammato (e quindi l’avanzamento della malattia), ed è dimostrato che il supporto con un apparato per la ventilazione è efficace nel prolungare le aspettative di vita dei pazienti.
Ci sono poi attività e stili di vita che aiutano a resistere meglio al disturbo e prolungare l’indipendenza del paziente, come l’esercizio aerobico (camminare, nuotare, andare in bici) per rafforzare i muscoli e mantenere attiva la circolazione, così come solitamente hanno effetto benefico l’intervento di un logopedista per i problemi di articolazione del linguaggio e il supporto psicologico per contrastare i frequenti stati di ansia e depressione in cui incorrono i malati.

Come si muove la ricerca
Negli ultimi anni le ricerche (e le conoscenze) sulla Sla si sono moltiplicate, rendendo più concreta la speranza di trovare presto una soluzione definitiva. I trial clinici sono numerosi in tutto il mondo e di recente alcuni interventi hanno registrato casi di successo, anche se il parere dei medici è ancora molto cauto in proposito. La complessità e i tanti lati oscuri della Sla rendono necessario per gli scienziati lavorare su molti piani paralleli e attraverso approcci anche molto differenti che vanno dallo studio delle cause dell’insorgenza della malattia e dei meccanismi coinvolti nella sua progressione, che potrebbero suggerire precisibersagli clinici, fino allo sviluppo di nuovi principi attivi e all’ideazione di un’opportuna terapia genica.
Uno dei campi dove la lotta alla Sla sembra più promettente è quello delle cellule staminali, dove la recente sperimentazione clinica di uno studio italiano (ancora in corso) ha dato risultati preliminari davvero molto incoraggianti.

Dalla parte di tutti i “Nazareni” del mondo, perseguitati a ragione della propria fede.

Pace e NLa  “N” come “Nazareno” – cioè cristiano – apposto  come un “marchio della vergogna” sulle case dei cristiani in Iraq, dai fondamentalisti musulmani sunniti dell’Isis. Quella “N” la voglio portare anche io, nell’anima e in questo blog, come piccolo segno di solidarietà e partecipazione alla sorte delle donne e degli uomini cristiani di Mosul e non cristiani  di ogni altro  posto del mondo perseguitati a ragione della propria fede o dal colore della loro pelle: Nazareni nel mondo.
Quella “N”  – oggi incisa in Iraq e in tante altre parti del Mondo per infamare, per umiliare e per prevaricare –  diventi  un simbolo di speranza, un principio di una nuova regola   di fraternità che si fondi su:

nessuno aggredisca il fratello, nessuno su di lui commetta ingiustizia.

Mi è venuto, allora naturale accanto a  quella “N”  accostarci la bandiera della Pace  e tutto quello che questa rappresenta per ribadire  quali sono i valori sui quali va costruita la convivenza fra i popoli.  Scriveva  Leone Tolstoj: “Come non si può spegnere il fuoco con il fuoco, né asciugare l’acqua con l’acqua, così non si può eliminare la violenza con la violenza”.
Sono dalla parte di  tutti i “Nazareni” del mondo.
Paola