100 anni dalla Grande Guerra: L’albero tra le trincee

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In occasione delle commemorazioni  indette per la ricorrenza del centenario della Grande Guerra, la Presidenza del Consiglio Comunale di Osimo ha  organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Istruzione, la proiezione del film-documentario  “L’albero tra le trincee”, opera cinematografica scritta e interpretata da Paolo Rumiz, per la regia di Alessandro Scillitani.
Parteciperanno alla iniziativa  i ragazzi delle classi 3^ della scuola secondaria di primo grado e gli studenti del 4° e 5° degli Istituti osimani di secondo grado. Alla visione del documentario sarà presente il regista Alessandro Scillitani   per discutere con i ragazzi ed i professori,  della genesi e della realizzazione del documentario.

L‘albero tra le trincee racconta il viaggio di Paolo Rumiz lungo i sentieri della prima guerra mondiale.  Lungo “il” fronte  in cui si scontrarono italiani e austriaci.
Nel 2013, con l’aiuto di un bastone munito di una punta sottratta a un’arma nemica, il giornalista della «Repubblica», accompagnato dal regista Alessandro Scillitani, ripercorre i camminamenti a strapiombo sul vuoto tracciati dai nostri soldati ed entra nelle «fortezze incavernate» scavate nelle montagne.
Rumiz incontra testimoni, storici e “recuperanti” di resti e cimeli di un conflitto che l’Impero pensava di risolvere con qualche colpo di artiglieria. Beffa nella tragedia, lo scontro sul fronte orientale avrebbe potuto davvero concludersi in poche settimane. Gli austriaci erano pochi. Sembravano molti perché si spostavano in continuazione. Ma gli italiani non lo sapevano. Così ebbe inizio la guerra di logoramento, ma anche di massacri pianificati.
Con la guida del giornalista che ha seguito in prima linea il conflitto in Croazia e Bosnia-Erzegovina e l’attacco americano in Afghanistan, L’albero nelle trincee ci accompagna dunque nei luoghi in cui si svolsero le battaglie dell’Isonzo e tra le cime presidiate dai cecchini austriaci. Per questa via, ci racconta come si evolse la Grande Guerra con cui, per Hobsbawn come per La grande illusione di Jean Renoir (1937), ebbe fine un mondo e, soprattutto, cerca di farcela “sentire” per ciò che fu e per ciò che può dirci oggi.

Il film-documentario segue dunque Rumiz lungo i sentieri e nei cunicoli delle città costruite nelle montagne sventrate,  ascoltando le tante storie della Grande Guerra, anche le testimonianze della disumana severità imposta dal Cadorna nel cui “libretto rosso” si leggeva: «Le seconde linee si faranno scudo delle linee cadute». I soldati in prima linea conoscevano il loro destino: essere sacrificati e trasformarsi in barricate umane.

Quello che non possono dire le testimonianze o i rapidi raccordi storici, efficaci grazie a un abile uso del montaggio, lo comunicano le camminate, gli ingressi nelle caverne buie e le uscite alla luce che sembra di vivere in prima persona. E ce lo racconta il paesaggio. Guardando L’albero tra le trinceelo spettatore non si trova di fronte a una lezione di storia, ma a un viaggio in cui impara a sentire e a comprendere.
Dalle Dolomiti abitate al Carso, Rumiz e Scillitani avanzano, in silenzio. Il giornalista prende appunti che trasformerà negli articoli pubblicati come lettere al figlio, nell’agosto del 2013, su «la Repubblica»Scillitani lo segue, lasciando parlare il paesaggio, possente e monumentale, paziente e immortale; certo meno mortale degli uomini la cui fragilità è evocata per antifrasi dalle immense alture verdi o avvolte dalla nebbia. Senza che la natura, anche se violentata, ne sia stata scalfita, le urla, le risate e i colpi di fucile sembrano echeggiare ancora. Soprattutto d’inverno. Perché quello di Rumiz «è un viaggio da fare d’inverno», per cercare di capire cosa vissero uomini le cui ossa «ancora chiedono pace»..

C’era però un albero, che i soldati austriaci tagliarono e portarono con sé quando abbandonarono il fronte. Rumiz ne pianta un altro sul Carso che ha attraversato, a emblema della vita.
L’albero tra le trincee dovrebbe essere visto per la ricchezza delle testimonianze, la vividezza degli aneddoti raccontati, l’interesse dei puntuali richiami storici, la bellezza dei paesaggi ammirati con reverenza da lontano e dei cunicoli che lo spettatore attraversa con un Rumiz ricco della sua esperienza di uomo e di giornalista di guerra.
E anche per quel riuscito equilibrio tra silenzioso rispetto e capacità di dare voce, con mezzi tecnici elementari, a un’esperienza che è un percorso intellettuale ed emotivo non solo lungo il nostro fronte orientale, ma lungo ogni fronte.

 Avremo come ospite il regista Alessandro Scillitani che ha curato del film documentario la regia, la sceneggiatura , le musiche, la fotografia e il montaggio.

Paola Andreoni Presidente del Consiglio Comunale di Osimo.

***

SAN MARTINO SUL CARSO  – di Giuseppe Ungaretti
Valloncello dell’albero isolato il 27 agosto 1916

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro

Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto

Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato

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Una Risposta

  1. Io ho perso il nonno materno nella pianura di Asiago gennaio 1917

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