Una uscita che si potevano evitare

Una sortita che il M5Stelle poteva evitare di fare. Condivido l’appunto di Michele Serra.
Paola
Amaca di Serra Socialisti

Pubblica Amministrazione: sabato 28 novembre manifestazione per contratto subito

Contratto Pubblico Pubblico6Tu, ContrattoSubito ” 

dietro queste parole, domani,  sabato 28 novembre a Roma migliaia di lavoratrici e lavoratori dei servizi e dei settori pubblici sfileranno lungo le vie della Capitale per rivendicare il diritto al rinnovo dei contratti nazionali, dopo sei anni di blocco della contrattazione.

Oltre 25 sigle, in rappresentanza di scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza e soccorso, università, ricerca, afam e privato sociale, manifesteranno da piazza della Repubblica,  a piazza Madonna di Loreto a Roma, nei pressi di piazza Venezia, dove si terranno i comizi finali, tra gli altri, dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Una giornata di mobilitazione, spiegano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, “per lanciare un messaggio al governo: se davvero vuol cambiare il Paese non può lasciare i settori e servizi pubblici a un destino di abbandono. Una tendenza da invertire attraverso il contratto e non con le imposizioni legislative: la sola via per un cambiamento vero che investa su professionalità e competenze e che migliori i servizi ai cittadini“.

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A fianco dei piccoli risparmiatori della Banca delle Marche

Ho seguito in questi giorni le vicissitudini di Banca delle Marche che sono culminate, con il decreto attraverso il quale il governo ha fatto nascere la cosiddetta “Nuova Banca delle Marche”. Un soluzione che purtroppo ha determinato pesanti conseguenze per quegli investitori, famiglie ed imprese, che hanno sempre riposto la loro fiducia in Banca delle Marche e che adesso si vedono azzerare il valore dei loro investimenti. Mi auguro che la “politica” sappia trovare una soluzione a questa drammatica risoluzione che è stata penalizzante per gli azionisti ed i piccoli risparmiatori ai quali va la mia vicinanza e solidarietà.
Paola

Osimo ( tutta Osimo: quella di credo cristiano e quella delle altre fedi religiose presenti in città) a fianco del popolo francese e di tutte le vittime del terrorismo

Questa mattina, la nostra città ha voluto manifestare la vicinanza, il cordoglio e la solidarietà verso il popolo francese e verso tutte le vittime del terrorismo.
Con la presenza del Sindaco, della sottoscritta Presidente del Consiglio Comunale, degli Assessori, di gran parte dei Consiglieri Comunali, delle autorità militari e religiose, di tante e tanti osimani è stata viva e colorita la presenza della comunità islamica osimana. Comunità islamica che ha voluto, partecipare il proprio dolore e la ferma condanna per quanto accaduto a Parigi e urlare la propria rabbia ( al grido “NON NEL MIO NOME”) a quanti tentano, in malafede, di accomunare l’atrocità del terrorismo alla loro fede religiosa.

Grazie a quanti hanno partecipato – malgrado il tempo inclemente – a questo momento di riflessione e condivisione. Non possiamo restare indifferenti a quanto ci accade attorno.
A tutto il popolo francese, ai genitori ed agli affetti della giovane dottoressa italiana, Valeria Solesin, e a tutte le vittime del terrorismo tutta la solidarietà della nostra Città… di tutta la nostra Osimo.
La Presidente del Consiglio comunale di Osimo
               Paola Andreoni

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Il sig.Aziz Farah ( responsabile della comunità islamica osimana) ha proferito questa riflessione: ” Ringrazio tutti coloro che hanno organizzato questa manifestazione e anche per aver scelto il titolo “Non avrete mai il mio odio”, e noi da parte nostra faremo il possibile per non permettere di dividere la nostra pacifica convivenza,
E non ci stancheremo mai di dire che l’islam e i mussulmani si dissociano dalla violenza e dal terrorismo.
L’abbiamo detto in diverse occasioni anche ieri alcuni di noi erano partecipi alla manifestazione di Milano contro il terrorismo,le guerre e l’islamofobia.
Lo diremo il prossimo sabato all’università di Bologna dove ci sarà la presentazione della traduzione del libro “Islam e modernità”.
E oggi siamo qui con voi per dirvi che siamo sempre disponibili per dare una mano per qualsiasi iniziativa utile al nostro Paese.
Oggi siamo qui per rafforzare i legami di fratellanza e affermare la nostra appartenenza a questa città e a questo Paese che ci unisce, e siamo disposti a difenderlo insieme a voi da qualsiasi pericolo.
Oggi siamo qui per chiedervi di darci una mano per far arrivare la nostra voce a tutti aiutandoci in questi momenti di difficoltà a essere sempre piu parteci a fianco a voi; e concludo con un versetto del corano [capitolo -La tavola imbandita(riferito all’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli)-versetto 64]:”Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori”(questo versetto fa capire che Allah è contro la violenza e le guerre e non si può usare il suo nome per uccidere).
Allah spegnerà la guerra voluta da loro con delle iniziative come questa usando me e te mano nella mano. “

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Eugenio Scalfari: La Francia, l’Italia, l’Europa e la grazia di Francesco.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 22 Novembre 2015. E’ l’Europa l’obiettivo prescelto dal Califfato. E con essa la civiltà occidentale, le sue religioni, la sua economia, i comportamenti delle persone comuni e delle loro classi dirigenti. La Francia ha assunto il ruolo di guida del continente. E il governo italiano in tutto questo? Che cosa gli sarà proposto da Hollande? E Renzi a sua volta che cosa gli proporrà?
In questi giorni terremotati tutti ci poniamo molte domande: perché accadono fatti così orribili, eccidi di innocenti, decapitazioni trasmesse in televisione, paura della gente, servizi segreti mobilitati, bombardamenti a tappeto, sorveglianze inutilmente rafforzate, in Europa, in Belgio, in Iraq, in Siria, in Turchia, in Egitto, in Libano, nel Mali, in Bangladesh, in mezzo mondo, con previsioni di altrettanti orrori nell’Italia del Giubileo?
Anche io sono profondamente colpito e preoccupato, ma non sorpreso e la ragione è questa: so da tempo che la storia dell’umanità da quando esiste è dominata dal potere e dalla guerra. L’amore e la pace sono due sentimenti alternativi che di tanto in tanto interrompono i primi due, ma sono interruzioni brevi, pause di riposo presto travolte. Dentro molti di noi l’amore e la pace sono sentimenti permanenti, ma il potere e la guerra hanno sempre la meglio dovunque, in qualsiasi epoca, in qualunque paese e in qualsiasi tempo. E il motivo è semplice: noi, a differenza di altri essere viventi, abbiamo un Io.
E quell’Io non appena ci nasce dentro ha bisogno assoluto di avere un suo territorio, conquistarselo, difenderlo, ampliarlo. Ha bisogno di emergere a tutti i livelli sociali e cerca di farlo come può, che sia povero o ricco, di pelle nera o bianca o mulatta, uomo o donna.
Anche gli animali per soddisfare i loro bisogni primari devono combattere per conquistare la preda, preda anch’essi di altri animali. Potere e guerra sono anche per loro istinti dominanti, ma non ne sono consapevoli. Noi sì, noi siamo Io in ogni istante della nostra esistenza ed è quello il motore che ci anima e determina il nostro destino. Il Fato. Ricordate? Gli dei olimpici della cultura greca avevano la meglio non soltanto sugli uomini ma perfino su altri dei. Zeus sapeva di dover rispettare il Fato che era molto più di un dio: era la legge che domina il Cosmo e quindi potere e guerra, la legge di natura è quella. L’antidoto non è l’amore e la pace che come ho già detto sono intervalli brevi, pause di riposo; ma è la libertà, la libertà consapevole. E la bellezza, non come ideale romantico ma lirico e profondamente evocativo: la musica, la danza, la conoscenza.
Libertà e bellezza, questi sono i valori, dove l’Io non viene affatto spento ma anzi potenziato e allontanato dalla ricerca del potere, riscattato dalla turpitudine della guerra e guidato verso quell’oltreuomo che nello Zarathustra di Nietzsche è l’ultimo e più eccelso livello che la nostra specie può raggiungere e che dovrebbe mettere insieme tutti gli uomini di buona volontà.
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L’Europa è oggi l’obiettivo del terrorismo guidato dall’Is che d’ora in poi chiameremo Califfato. Noi siamo soltanto il suo bersaglio, attaccano dovunque possono, ma è l’Europa il terreno prescelto e con essa gli Stati Uniti d’America. Insomma l’Occidente, la civiltà occidentale in tutte le modalità che quella civiltà esprime, nelle sue religioni, nella sua economia, nei comportamenti delle persone comuni e delle loro classi dirigenti.
Il Califfato è a sua volta una classe dirigente composta da poche persone, non più di un centinaio, in gran parte provenienti dall’esercito iracheno di Saddam Hussein, dai muezzin afghani, dai talebani indottrinati da Bin Laden e da Al Qaeda; arabi soprattutto ma anche pachistani e sauditi.
Bin Laden, a quanto si sa, era profondamente religioso ma i dirigenti che compongono il Califfato non lo sono affatto anche se fanno finta di esserlo. Le cellule che il Califfato dirige hanno forse una vernice di religiosità fondamentalista. Il loro grido di guerra è ” Allah Akbar” e molti di loro arrivano fino al punto di farsi esplodere sognando un Aldilà dove le vergini li aspettano come premio. Ma la gran parte di quei terroristi disseminati in Europa non hanno alcuna vocazione religiosa. Sono i giovani delle periferie, la seconda o terza generazione delle banlieue che non hanno potuto o non hanno voluto integrarsi con la società con cui vivono. Alcuni hanno studiato, altri no, ma tutti si sentono defraudati, molti ricorrono alla droga e/o all’avventura, alla rabbia, alle armi e più sono questi i loro modi di sopravvivenza, più l’esclusione aumenta, più la polizia diventa il loro nemico, più è facile reclutarli per i messaggeri del Califfato.
Le banlieue sono il terreno di coltura dei terroristi e l’Io gioca qui la sua più segreta e perversa partita. L’Io degli esclusi reclama una sua soddisfazione, un suo territorio psicologico, la speranza di non aver paura ma di incuterla negli altri. Che gli altri siano cristiani o atei o islamici, ma integrati e non esclusi: questi sono i loro bersagli. Bersagli anonimi, non li conoscono ma sono comunque altri e diversi da loro e quindi da uccidere. Per diffondere la paura e soddisfare così il loro orribile Io.
Questa è la guerra in corso: terrore e paura sono gli obiettivi delle cellule che obbediscono al Califfato la cui classe dirigente è posizionata nel triangolo che include le zone confinarie tra Siria, Turchia e Iraq, con un distaccamento libico-tunisino che fronteggia direttamente l’Europa mediterranea.
Il Califfato ha i suoi soldati, sono qualche migliaio e bene armati. Il Califfato è ricco, ha petrolio, ha l’appoggio di uomini di affari degli Emirati e finanziamenti mascherati ma evidenti che garantiscono la tranquillità saudita e degli Emirati.
A guardar bene anche l’Io del Califfo e dei suoi compagni è assai sviluppato, vuole potere, ricchezza, piaceri. Deriva da Al Qaeda ma è tutt’altra cosa rispetto a Bin Laden. Crudele quanto lui e più di lui, ma estremamente più sofisticato. Non è escluso che divenga un vero e proprio Stato arabo sunnita. In fondo Ibn Saud cominciò così la sua carriera e trasformò una tribù in un Regno tra i più potenti del Medio Oriente. La sua famiglia conta ormai circa trecento persone, possiede molte banche, imprese, alleanze d’affari in tutto l’Occidente, in Francia, in Inghilterra, in Italia, in America, in Germania, ovunque. Detesta gli sciiti ma si distingue anche dai sunniti. Tra i capi del Califfato è un esempio da imitare e magari da conquistare. Senza sangue, possibilmente. Il sangue scorre altrove.
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Poiché la Francia è il principale terreno di battaglia del Califfato e delle sue migliaia di cellule europee, quella Nazione, oltre a contare il maggior numero di vittime innocenti, ha assunto la guida dell’Europa. Il presidente Hollande ha capito subito che, purtroppo per i francesi, il ruolo di leader dell’Europa era l’aspetto politicamente ed anche economicamente positivo e lui ha dimostrato di saperlo perfettamente assolvere, a partire dai simboli fino alla concreta azione politica.
Tra i simboli ce n’è uno che personalmente mi commuove non da ora ma da sempre, ogni volta che mi accade di ascoltarla: la Marsigliese, inno nazionale finora, ma europeo ai tempi delle guerre contro le monarchie assolute d’Europa, quando la grande Rivoluzione guidata dai girondini e da D’Anton arrestò l’invasione dei monarchi europei e l’esercito repubblicano guidato da Kellerman vinse la battaglia di Valmy.
Ogni volta che in Francia c’è un attentato il popolo si raduna nelle piazze e intona la Marsigliese mentre contemporaneamente la canta l’Assemblea nazionale. Così avvenne dopo l’attentato a Charlie Hebdo ma ora è cantata dai giocatori di calcio prima dell’inizio delle partite in molti paesi europei, è stata intonata a Londra alla Camera dei Comuni nel salone di Westminster, in Italia in una sorta di plenum delle Camere, insomma si è trasformato in un inno europeo in luogo dell’Inno alla Gioia della sinfonia beethoveniana.
Ma accanto al simbolo – del quale tuttavia sarebbe sbagliato trascurare l’importanza – c’è la politica vera e propria. Hollande aveva già deciso di affiancarsi agli Usa bombardando per un paio di volte Raqqa, scelta dal Califfato come propria capitale. Ma dopo gli attentati recenti a Parigi dei terroristi provenienti dal Belgio, i bombardamenti con Raqqa si sono moltiplicati e ancor più lo saranno quando la portaerei francese che è già partita da Tolone incrocerà nel Mediterraneo orientale i bombardamenti diverranno perciò continui.
Questo per quanto riguarda la guerra guerreggiata, ma poi c’è la politica vera e propria. Il primo intervento di Hollande è stato di appellarsi al Trattato di Lisbona che prevede la collaborazione di tutti gli Stati membri dell’Unione europea. I ventotto paesi hanno approvato all’unanimità ciò che il Trattato dispone: una collaborazione tra tutti i firmatari di quel trattato senza però indicarne né la procedura esecutiva né i vari ruoli di ogni Paese. Hollande avrebbe potuto appellarsi all’articolo 5 della Nato che prevede la collaborazione immediata con quel Paese che abbia subito una grave aggressione, ma non l’ha fatto perché la Nato ha un suo proprio comitato di cui la Francia ovviamente fa parte ma non ne è il capo.
Hollande ha anche previsto che, sulla base del Trattato di Lisbona, consulterà gli Stati membri dell’Ue bilateralmente, per stabilire con ciascuno di essi il tipo di collaborazione che la Francia gli chiede. Tale consultazione avrà inizio ai primi del prossimo dicembre.
Nel frattempo la Francia avrà incontri con Obama e soprattutto con Putin per considerare i comuni interventi contro il Califfato.
Nel frattempo c’è stato l’attentato compiuto in un grande albergo nella capitale del Mali, un paese ex colonia dell’impero francese dove Parigi ha dislocato da tempo 37 mila soldati che sono intervenuti con alcuni corpi specializzati insieme ad analoghe forze del Mali e a un reparto di militari americani. Il blitz è stato condotto a termine dopo ventiquattr’ore di aspra battaglia, gli attentatori hanno ucciso e sono stati a loro volta uccisi.
E il governo italiano in tutto questo? Che cosa gli sarà proposto da Hollande? E Renzi a sua volta che cosa gli proporrà? Che cosa ha in mente il nostro presidente del Consiglio, leader del più importante partito italiano e capo della maggioranza parlamentare, che ormai governa e comanda da solo, come del resto avviene da tempo in tutti i Paesi d’Europa e di Occidente?
La risposta a questa domanda è abbastanza facile perché è già stata anticipata dal nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal ministro della Difesa e dallo stesso Renzi: appoggeranno la Francia in tutto ciò che è possibile, ma non hanno alcuna intenzione di compiere interventi militari né con aerei né con truppe di terra.
È giusta questa posizione? Personalmente credo di sì, ma quello che non si vede è in che cosa può consistere la collaborazione con la Francia. Forse con risorse economiche? Non ci verranno chieste e comunque non ne abbiamo. Di fatto avremo una posizione neutrale. Con quali contraccolpi? Un Paese neutrale non avrà alcun peso sulla politica e sull’economia europea.
Se è lecito dare un suggerimento, Renzi dovrebbe riservarsi un ruolo in Libia. Non per partecipare alla guerra contro il distaccamento dei seguaci del Califfato né alla guerra tra il governo e le tribù di Bengasi e Tobruk contro il governo di Tripoli, ma per allestire campi di accoglienza dei migranti che provengono dai Paesi subsahariani, in fuga verso le coste mediterranee e in particolare verso l’Italia.
Campi d’accoglienza che li trattengano in Libia in modo decente e confortevole, ne controllino l’identità e la provenienza, esaminino le loro eventuali richieste di asilo politico e li aiutino a partire verso l’Europa su navi italiane e di altri Paesi europei o ne favoriscano il rientro opportunamente negoziato con i loro Paesi di origine.
È un ruolo molto importante che richiede non solo risorse economiche e competenze diplomatiche ma anche di truppe, navi da guerra e aerei di ispezione affinché quei campi d’accoglienza siano opportunamente difesi da tribù e/o da terroristi presenti in quelle zone. L’Egitto dovrebbe appoggiare questo ” sistema” e sarebbe anche suo interesse farlo. Ancor più evidente sarebbe l’interesse francese. Hollande guida ormai l’Ue nel tandem con la Germania, regredita ormai in un ruolo minore rispetto al tradizionale tandem franco-tedesco. Col tempo forse la situazione cambierà, ma oggi è questa ed è la Marsigliese che predomina in Europa.
Ho già scritto più volte che l’esplosione di terrorismo dovrebbe affrettare l’avvio verso gli Stati Uniti d’Europa, ma si tratta comunque di un percorso che richiede a dir poco un decennio purché cominci subito. E il modo per farlo cominciare subito è la cessione immediata di sovranità dei Paesi europei, almeno quelli dell’Eurozona, della politica estera e di quella militare alle Istituzioni europee. Hollande sarebbe contrario, ma la Merkel? Non sarebbe proprio questo il modo per riconquistare la posizione prioritaria nell’Ue o almeno nell’Eurozona?
Ma Renzi, il nostro Renzi, sarebbe d’accordo e si batterebbe affinché questa cessione di sovranità avvenisse? Acquisterebbe un ruolo essenziale in Europa, ma lo capirà? Temo proprio di no, ma spero d’essere smentito. Se è politicamente intelligente dovrebbe accollarsi questi due ruoli, in Libia e in Europa. Spero di non essere il solo a suggerire questa posizione.
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C’è infine un altro personaggio che è fondamentale per superare questa tragica situazione: papa Francesco. Non c’è mai stato un Papa come lui. Dico di più: un Pastore, un Profeta, un rivoluzionario: in nome della sua fede e in circa due miliardi di cristiani che abitano il pianeta, dislocati in quasi tutti i continenti.
Francesco si appella al Dio unico. Tutte le religioni monoteistiche si debbono affratellare in nome dell’unico Dio che non è e non può essere un Dio vendicativo ma è un Dio misericordioso e come tale va adorato dai credenti di quelle religioni a cominciare ovviamente dai cristiani, dai musulmani, dagli ebrei.
Il Corano parla di ” morte degli infedeli” e offre ai fondamentalisti un pretesto per coprire le loro azioni delittuose con alcuni passi coranici. Ma dimenticano che il loro profeta Maometto, costruttore della religione islamica, mise come primo punto di riferimento Abramo. Al vertice dell’islam c’è dunque Abramo che ascoltò dalla voce del Signore l’ordine di sacrificare suo figlio Isacco. Quell’ordine sconvolse il cuore di Abramo nel profondo, ma la sua fede lo costrinse all’obbedienza: portò il figlio con sé su una collina e lì, guardando il cielo sopra di lui, estrasse dalle sue vesti un coltello per uccidere il figlio come gli era stato ordinato da Dio. Ma a quel punto la voce di Dio lo fermò: “Volevo vedere la forza della tua fede, ma io voglio che Isacco viva felice, come me e con te. Accarezzalo, educalo, e tutti e due sarete da me amati e illuminati”.
Questo è il Dio di Abramo e di Isacco ed è un Dio misericordioso. Perciò sono blasfemi e condannevoli i terroristi del Califfato che invocano Allah e nel suo nome uccidono centinaia di Isacco, figlio di Abramo e amato da Allah Akbar. L’unico Dio, che gli ebrei chiamano Jahvé o Elohim e i cristiani chiamano Padre. Questo predica Francesco e questo è il tema del Giubileo della misericordia. La sua parola, in un momento come questo, è diretta soprattutto agli islamici affinché riconoscano il loro Dio misericordioso che è il medesimo che tutte le religioni monoteistiche dovrebbero venerare.
Spero che Francesco riesca ad affratellarle in un unico slancio di misericordia alla quale anche i non credenti si associano.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Santa Cecilia: auguri a tutti i musicisti osimani.

Nel giorno di Santa Cecilia il mio pensiero e un sincero augurio, per un sereno e proficuo cammino sulla via della musica e dell’arte, va a tutti i musicisti osimani, che con passione, rinunce, sacrifici, ogni giorno si preparano per affinare il loro ingegno, la dote artistica e il loro talento.
Un augurio particolare alla Banda Città di Osimo ed al bravo m° Marco Guarnieri, agli allievi dell’ Accademia Lirica città di Osimo, ai componenti la Corale “A. Borroni”, a Padre Venanzio, alla Fisorchestra Marchigiana, agli allievi della Civica Scuola musicale osimana, ai fratelli Marco e Lucia Santini, ad Alessandro Marra, ai colleghi insegnanti di Musica, a Marcello Mosca, a Daiana Dionisi ed a tutti gli altri artisti musicisti osimani.
Grazie per la bella musica che sapete regalarci, auguri di vero cuore che tutti i vostri sogni possano realizzarsi.
Paola
Banda


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Incontro con la prof.ssa Anna Rosa Nannetti: I bambini del ’44, la vita dopo gli eccidi di Marzabotto

bambini_del_44_osimo_webMercoledì 18 novembre, in due incontri tenutisi al Teatro “La Fenice”, il primo riservato agli studenti e il secondo dedicato a tutta la comunità osimana, abbiamo ascoltato il commovente racconto della professoressa Anna Rosa Nannetti sopravvissuta all’eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) ed autrice del libro “I Bambini del ’44”.
La strage di Marzabotto, con circa 770 morti (tra cui intere famiglie e molti bambini), è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale.
Anna Rosa Nannetti, aveva poco più di un anno quando i tedeschi compirono l’efferata strage, dove persero la vita suoi familiari e vicini.
La  prof.ssa Nannetti ha raccolto i racconti di famiglie e dei bambini sopravvissuti a quel tragico evento. Bambini rimasti soli, accolti in affido e che dopo il tempo dell’odio e degli affetti infranti hanno, in questo libro, ricostruito i loro ricordi e il vissuto delle loro semplici famiglie di montagna.

Un plauso anche a Romeo Marconi e Riccardo De Angelis autori del documentario che prendendo spunto dal libro hanno rievocato i luoghi – il territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno sulle pendici di Monte Sole in provincia di Bologna – le testimonianze e i ricordi dell’eccidio.

Iniziative come questa – promossa dal Comune e dall’Anpi- e proposta agli studenti ma anche a tutta la città, sono importanti per combattere l’indifferenza e ricordare quanto sia stato doloroso il percorso fatto dal nostro Paese per conquistare la democrazia e i diritti sanciti dalla nostra Costituzione.

Quei bambini del ’44, oggi anziani, ci hanno passato il testimone. La storia di oggi ci dice che non sono finite le tragiche storie di sangue e Anna Rosa e tutti i bambini orfani di Marzabotto ci indicano quella  che è l’unica scelta possibile: la fatica della speranza per un mondo migliore a cui tutti noi siamo chiamati a contribuire.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
prof.ssa Paola Andreoni

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Domenica 22 Novembre pubblica MANIFESTAZIONE di SOLIDARIETA’: “Eppure non avrete il mio odio”

Il Comune di OSIMO

promuove  per DOMENICA 22 NOVEMBRE

UNA PUBBLICA MANIFESTAZIONE di SOLIDARIETA’ 

commemorativa delle vittime degli attentati di Parigi di venerdì scorso,
e  di tutte le vittime del terrorismo.

La manifestazione  che avrà come titolo Eppure non avrete il mio odio,
partirà da piazza del Duomo alle ore 12.

tutta la CITTADINANZA è invitata a partecipare

perché il terrorismo non vinca, perché non riduca la nostra libertà
e il nostro desiderio di cambiare in positivo il mondo,
con i sentimenti di umanità, solidarietà e accoglienza.

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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
                    prof.ssa Paola Andreoni

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Nota di biasimo: c’è un solo Consiglio Comunale.

NOTA DI BIASIMO della PRESIDENTE del CONSIGLIO COMUNALE di OSIMO per l’iniziativa di un movimento politico cittadino che sta spacciando come “consiglio comunale” alternativo, quella che invece è una iniziativa, pur legittima, di propaganda politica.
Nel nostro Paese c’è la più ampia libertà, sancita dalla Costituzione, di poter organizzare incontri con i cittadini, ma queste iniziative di natura politica, vanno chiamate con il loro nome:  NON SONO, di certo,  il CONSIGLIO COMUNALE.
Il comportamento posto in essere non risulta essere rispettoso delle istituzioni democratiche, del ruolo e delle competenze proprie dell’unico Consiglio Comunale legittimamente in carica, chiamato ad assumere atti di significativa importanza per la nostra città.
Il mio invito è quello di ricondurre il dibattito politico ed istituzionale all’interno della sede comunale partecipando fattivamente ai lavori del Civico Consesso.

Consiglio Alernativo

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Ciao Valeria

ValeriaCiao Valeria,
ciao bella e giovane ragazza studiosa ed impegnata nel sociale.
Con la tua scomparsa non solo i tuoi genitori e i tuoi affetti più cari ma anche l’Italia ha perso qualcosa.
La nostra comunità è vicina alla famiglia di Valeria Solesin, di Venezia, in questo momento di immenso dolore.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
                      Paola Andreoni

Il dovere della memoria per essere, oggi più che mai, testimoni di pace e libertà: commemorazione dei Caduti della frazione dell’Abbadia di Osimo.

Questa mattina , la comunità dell’Abbadia ha celebrato alla presenza delle autorità civili, militari e delle tante associazioni presenti nel nostro territorio il ricordo dei concittadini che hanno perso la vita nei conflitti mondiali.

Una cerimonia molto partecipata, sentita e carica di emozioni.

Il ricordo dei giovani di allora, strappati dalla loro giovinezza e dall’affetto delle  loro famiglie per affrontare una guerra assurda,  si é legato alla perdita di vite innocenti avvenute venerdì 13 novembre a Parigi, vittime di una violenza inaudita esercitata da giovani contro altri giovani.

La memoria e la dura realtà ha affermato la Presidente del Consiglio Comunale di Osimo,  Paola Andreoni,  siano da monito per rafforzare il senso di responsabilità che investe ciascuno di noi : essere testimoni dei valori custoditi e garantiti dalla nostra Costituzione.
La democrazia, la libertà , la solidarietà , ma anche l’accoglienza e la pietà umana.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
                           Paola Andreoni

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Eugenio Scalfari: Come possiamo vincere la barbarie del terrorismo disumano.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 15 Novembre 2015. Una terza guerra mondiale?
Siamo di fronte, e non solo nella strage parigina di due giorni fa, ad una guerra globale che, almeno in apparenza, sembra una guerra di religione. Infatti, prima di uccidere le loro vittime, i terroristi dell’Is invocano il loro Dio: Allah è grande, gridano, e poi sparano a raffica o si fanno saltare in aria in mezzo alla gente che hanno scelto come agnelli da sacrificare. Muoiono essi stessi pur di uccidere. Sembra appunto una guerra di religione.
E come tale i carnefici usano la strategia di colpire gli altri; non importa chi sono, giovani, vecchi, bambini; non importa in quale Paese: hanno colpito a New York, a Parigi, in Turchia, in Egitto, nel Bangladesh, in Pakistan, nelle Filippine, in Afghanistan, in Tunisia, in Iraq ed ora minacciano Roma e Londra. Tra le persone occasionalmente uccise ci potrebbero essere perfino musulmani. Quindi, sotto le apparenze della guerra di religione, la realtà è un’altra: c’è voglia di distruggere, in modo cieco, una barbarie che sogna la fine di un’epoca senza però un solo barlume d’una civiltà futura. Qualcuno ha paragonato questo terrorismo a quello che insanguinò l’Italia e la Germania negli anni Settanta del secolo scorso; da noi furono chiamati gli anni di piombo, ma è un paragone totalmente sbagliato. Quei terroristi conoscevano il nome e perfino l’indirizzo della vittima che avevano scelto; avevano ripudiato un passato che avevano vissuto e si proponevano un futuro, un’ideologia, un assetto diverso della società.
I terroristi di oggi non si propongono alcun futuro e non hanno alcun passato sociale e politico da ricordare. Vivono soltanto un presente e alcuni di loro, ma certamente non tutti, vagheggiano forse un aldilà dove un Allah che soddisfi i loro desideri; non è quello dei veri musulmani che le loro sacre scritture hanno descritto. Non sono persone libere. Certamente hanno fatto liberamente una scelta che è quella che Etienne de La Boétie chiamò il servo arbitrio: loro hanno scelto di essere schiavi di chi li dirige, le cellule d’uno Stato che non ha confini stabili, non ha una sua Costituzione, ma ha un gruppo di comando, scuole di preparazione alla disumanità, campi dove si insegna il maneggio delle armi, le tecnologie necessarie, i modi di camuffarsi, le comunicazioni sofisticate tra loro e con il comando del gruppo e gli obiettivi da colpire. Questo è il gruppo di comando e i suoi soldati-schiavi hanno scelto di soggiacere ai loro padroni. Qui si pone la domanda del perché questa scelta l’abbiano fatta.
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La questione è assai complessa, riguarda la libertà, che cosa significa, da dove ci viene. Non mi pare oggi il giorno adatto ad esaminare uno dei concetti più complessi e più importanti della ricerca filosofica e perfino religiosa, ma qualche parola va detta per tentare di capire l’essenza di quanto sta accadendo e il modo con il quale reagire perché se d’una guerra si tratta, caratterizzata da modalità del tutto nuove, la questione della libertà e dell’arbitrio, libero o servo che sia, deve esser capita per poterla affrontare in modo appropriato e vincente. Ebbene, noi non siamo liberi se non per un istinto e per la natura che contraddistingue la nostra specie da quella degli altri animali. La nostra natura possiede la capacità di guardare noi stessi mentre viviamo. È questa capacità che ci fa diversi da tutti gli altri animali. Noi ci guardiamo agire, vivere, invecchiare e sappiamo anche di dover morire.
L’istinto principale che abbiamo e che condividiamo con tutte le altre specie vitali, è quello della sopravvivenza. In più abbiamo la memoria, altro segno che ci distingue dalle altre specie viventi.
Tutte queste caratteristiche fanno sì che il nostro istinto di sopravvivenza è duplice: vogliamo sopravvivere come individui e vogliamo anche sopravvivere come specie. All’individuo che ciascuno di noi ha scelto di essere abbiamo dato un nome che è il nome dell’Io che siamo. L’Io è una costruzione, è il nostro sentirci individui e c’è sempre, in qualunque momento, dalla nascita fino alla morte. Quindi la sopravvivenza e l’amore per noi stessi è automatico, fa parte della nostra natura.
L’amore per la specie, o se volete chiamatela il prossimo, deriva anch’esso dall’istinto della sopravvivenza perché nessuno di noi può concepire d’essere il solo abitante umano del globo terrestre. Tuttavia il livello dell’amore per la specie oscilla fortemente da persona a persona. Ce n’è sempre una scintilla in ciascuno, ma può essere scintilla o fiamma o brace coperta di cenere.
Le nostre scelte dipendono dal rapporto tra la fiamma che abbiamo per noi stessi e quella che abbiamo per gli altri e l’estensione di quell’amore. Una scintilla, l’ho già detto, c’è sempre, se resta soltanto tale vuol dire che quell’amore si restringe a pochi, a volte pochissimi, a volte una sola persona. Se tiriamo le somme di questo ragionamento la conclusione è che la barbarie dei terroristi attuali deriva dal fatto che non hanno alcun amore, anzi odiano, la specie cui appartengono, odiano tutti gli altri, mentre amano solo quei pochi che condividono con loro l’odio per gli altri e vogliono distruggerli. E qui appare il servo arbitrio: l’amore tra pochi si differenzia tra chi ha il talento per comandare e quelli che sentono verso di lui un sentimento di devozione quasi religioso e si mettono al servizio del suo talento e del suo carisma. Come si vede, la nostra libertà è pressoché inesistente ed è la natura che comanda.
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Si direbbe che la grande maggioranza delle persone è animata da caratteristiche diverse pur avendo in partenza i medesimi istinti. È certamente vero. I barbari sono pochi numericamente parlando, ma molti per le modalità del loro operare e stanno crescendo di numero. In Francia per esempio i musulmani sono 7 milioni. In gran parte moderati, ma pur sempre musulmani. I capi delle comunità sono, salvo pochi, desiderosi di inserirsi nella società dove hanno scelto di vivere; ma nelle loro file specie tra i giovani, il gusto dell’avventura, di imporsi, di valorizzare il loro esser “diversi”, è diffuso. Questo modo di sentire si trova soprattutto nelle “banlieue” di Parigi e nelle grandi città non soltanto in Francia.
Ci troviamo dunque di fronte ad un piccolo esercito, anzi piccolissimo, ma estremamente mobile e difficilmente individuabile prima che agisca. Aggiungo anche che questa guerra “sui generis” è la causa di due effetti assai pericolosi. Il primo è che la guerra contro i barbari impone vincoli molto stretti alla nostra vita privata. Il secondo è che dal punto di vista politico questa situazione rende molto più forti i movimenti e partiti di una destra xenofoba: guadagna terreno ed è un pericolo evidente per la democrazia. Concludo ponendomi una domanda: poiché bisogna sgominare l’Is e i suoi capi, qual è la guerra che dobbiamo fare e vincere? Le nazioni aggredite ed i loro alleati debbono scendere sul terreno che sta tra Siria, Iraq e Libia, ma non solo con bombardamenti aerei ma con truppe adeguate. Ci vuole un’alleanza politica e militare che metta insieme tutti i membri della Nato a cominciare dagli Usa e in più i Paesi arabi, la Turchia (che nella Nato c’è già), la Russia e l’Iran. Credo che sia questo il modo di agire nell’immediato futuro. Se non si fa, la nostra guerra con la barbarie terrorista non vincerà. Molto tempo per decidere non c’è. Nel frattempo l’Europa federale dev’essere rapidamente costruita a cominciare dalla difesa comune e dalla politica estera. Sono questi i soli modi per difenderci dal terrore e dalla sua disumanità.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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In memoria delle vittime degli attacchi di Parigi

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Cinema al Teatro “La Fenice” di Osimo: un omaggio a Pier Paolo PASOLINI.

Una serata dedicata a Pier Paolo Pasolini a 40 anni dalla morte, al Teatro “La Fenice” di Osimo. Una iniziativa ideata ed organizzata dall’Assessore alla cultura del nostro Comune, l’avv. Mauro Pellegrini.
Momento centrale della manifestazione sarà la proiezione del film “La Rabbia”. Il Cinema che ritorna nella sala del Teatro comunale  dopo tanti anni ed è bello che questo ritorno coincida con la proiezione di un film di un  “maestro” d’eccezione quale è stato il regista Pier Paolo Pasolini.
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Pier Paolo Pasolini oltre che essere stato un grande intellettuale ed artista è stato anche un “collega insegnante” . Infatti nel dicembre del 1951, Pasolini ottiene un posto come professore nella scuola media parificata del Comune di Ciampino. Scriverà a proposito di quella faticosa  esperienza professionale ed umana:

Il lavoro del maestro è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare daccapo: la materia, il concreto sfuggono da tutte le parti, sono un continuo miraggio che dà illusioni di perfezione. Lascio la sera ragazzi in piena fase di ordine e di volontà di sapere – partecipi, infervorati – e li trovo il giorno dopo ricaduti nella freddezza e nell’indifferenza. Forse gli insegnanti all’antica hanno ragione: occorre metodo, metodo, metodo. Bisogna annoiare i ragazzi, inchiodare le loro intelligenze, mediocri, alle forme più anonime e sicure. Cosa che io per costituzionale impotenza al calcolo sono incapace di fare…Rimandare è la mia condanna, ma anche il suo contrario: spremermi. Così con i ragazzi mi spremo e rimando. Che cosa riuscirò a insegnare loro? Non farò mica loro del male?

Paola

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Aung San Suu Kyi: una donna coraggiosa alla guida della Birmania

aungAung San Suu Kyi stravince nelle prime elezioni libere in Birmania. Felicissima per questo straordinario risultato  elettorale conseguita da questa donna  meravigliosa, coraggiosa, che ha sopportato di tutto senza arrendersi mai. Un esempio per tutte le donne.
Paola
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Articoli correlati:
– Superare la PAURA per essere donne e uomini LIBERI ( post del 26 aprile 2012);
Perseverare qualunque siano gli ostacoli ( post del 9 aprile 2012)

 

Massimo Gramellini: colpa dei Prof

La Stampa il Buongiorno• 5-novembre-2015 di Massimo Gramellini. Colpa dei Prof

Durante le lezioni i ragazzini di una media di San Francesco al Campo, nel Torinese, riprendono gli insegnanti con il telefonino (il cui uso in classe è severamente proibito, dunque tacitamente tollerato) per poi metterli alla berlina sui social. I prof si lamentano e ventidue teleoperatori in erba finiscono sospesi da scuola.
Molti genitori insorgono. Per sgridare la spregiudicata prole? Giammai. Deprecano la rigidità degli insegnanti: perché prendersela per una ragazzata che alla peggio finirà sotto gli occhi di qualche milione di persone?
Con l’assoluzione urbi et orbi, soprattutto orbi, dall’abuso di Instagram e Facebook, si restringe sempre più la sfera dei comportamenti scolastici attribuibili ai figli. Se tirano uno schiaffo al prof, la colpa è del prof che non ha saputo incutere nella scolaresca il dovuto rispetto.
Se gli rubano il registro, la colpa è del prof che lo ha lasciato in vista: una sorta di istigazione a delinquere. Ma anche se gli mettono una mano di vernice sulla sedia e lui/lei ci spalma i pantaloni o la gonna sopra, la colpa è del prof che non ha controllato prima di sedersi.
E se gli fratturano il malleolo con una mazza da baseball? Che domande: la colpa è del prof, anzi della scuola intera, che ha permesso a un oggetto contundente di circolare indisturbato per i corridoi. Se poi un angioletto di mamma e papà prende due in tutte le materie, la colpa è ovviamente e unicamente del prof che non ha saputo stimolare l’ allievo e interessarlo alle lezioni. In realtà ci sarebbe una colpa che non si può dare ai figli (e tantomeno al prof): di avere dei genitori così.

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Purtroppo tutto tristemente vero e un fatto analogo è accaduto anche in una nostra scuola. E’  fondamentale che da tutte le  parti ( compresi i genitori)  siano biasimati certi comportamenti: il rispetto delle regole. Ne abbiamo bisogno noi insegnanti, ma ne ha bisogno soprattutto la nostra società.
Paola
cellulari a scuola

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Eugenio Scalfari : Lei è già stato corrotto? Non ancora, ma se c’è vita, c’è speranza

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 8 Novembre 2015. Lei è già stato corrotto? Non ancora, ma se c’è vita, c’è speranza. La tutela delle garanzie costituzionali.
Sul nostro giornale di ieri Marc Lazar ha scritto un articolo di grande interesse intitolato “Il virus dell’antipolitica e il rischio autoritario”. Il 3 novembre Ilvo Diamanti ne aveva scritto un altro dal titolo “La controdemocrazia”. Tuttavia entrambi affrontano lo stesso tema, desumendolo dall’orientamento della pubblica opinione che si manifesta da qualche anno in tutti i paesi europei senza alcuna eccezione: la gente è stufa dei partiti politici.
In Italia, in particolare, nei sondaggi, già da tre anni e forse anche più, viene negata quella fiducia nei partiti dal 97 per cento degli interpellati, e solo il 3 per cento dunque concede il proprio consenso. Di fatto significa fiducia nei partiti zero.
Ho affrontato anche io questo tema molte volte, insieme ad altri osservatori, tra i quali appunto Diamanti e Lazar, ma ora quel tema ha assunto caratteristiche che stanno generando comportamenti abbastanza diversi l’uno dall’altro. La negazione della fiducia ai partiti può infatti avere come effetto le seguenti decisioni da parte dei cittadini che messi insieme costituiscono il cosiddetto popolo sovrano:
1: astensione dal voto.
2: voto in favore di movimenti o partiti che si oppongono senza eccezione alla situazione politica esistente ma non propongono alternative concrete.
3: odio verso la democrazia e consenso ad un leader che ha o mira di avere pieni poteri.
4: odio verso ogni fase di immigrazione e misure per impedire l’accesso.
5: desiderio d’una rivoluzione che mandi a gambe all’aria tutte le istituzioni.
Ma non con il voto, bensì con la violenza rivoluzionaria, per instaurare al loro posto una dittatura di sinistra radicale oppure di destra reazionaria, soluzioni che del resto si sono verificate in Europa nella prima metà del Novecento in Russia, in Italia, in Germania, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda, in Ungheria, in Serbia, in Grecia, cioè di fatto in tutta Europa con le sole eccezioni di Francia e Inghilterra.
Questa fu la parte più tragica della nostra recente storia, ma ora si stanno creando condizioni che in qualche modo ci riportano ad una fase che rimette in discussione la democrazia, sia pure (e per fortuna) senza quei pericoli di estrema tragedia che caratterizzarono l’epoca del fascismo, del bolscevismo, del nazismo, del franchismo, del salazarismo e delle dittature militari.
Questa nuova fase coinvolge, anche questa volta, molti paesi europei, ciascuno con proprie caratteristiche ma tutti in presenza di una situazione mondiale totalmente diversa da quella novecentesca: la società globale, le grandi potenze continentali, la tecnologia estremamente avanzata, un capitalismo strutturalmente diverso da quello di mezzo secolo fa.
Ma poiché ogni paese ha le sue proprie caratteristiche e i suoi propri problemi, esaminiamo ora la situazione italiana che direttamente ci interessa, senza mai dimenticare però che facciamo parte dell’Europa e dei suoi specifici problemi.
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Ho più volte scritto che il nostro paese politicamente è caratterizzato da un forte partito di centro, con alle ali formazioni sbriciolate che hanno quote di potere molto modeste. Questa situazione non esiste in nessun altro paese europeo dove governano partiti di destra oppure di sinistra mentre il centro praticamente non esiste.
Il Partito democratico renziano sostiene, nel cerchio magico del suo segretario Matteo Renzi, che il Pd è un partito di centrosinistra e anche la minoranza di Bersani e di Cuperlo lo sostiene, ma non è così. Il famigerato partito della Nazione è ormai il partito renziano e il governo che ne risulta – guidato appunto dal partito renziano – gestisce quella situazione centrista che esiste soltanto in Italia.
Renzi, segretario e premier, riscuote un notevole consenso nella pubblica opinione, è bravo, sa parlare, persegue e in parte attua riforme. La sua parola d’ordine è: “cambiamento”. Governa da solo.
Quest’ultimo particolare gli procura quella notevole fiducia di cui gode proprio perché molti italiani detestano i partiti e molti se ne infischiano perfino della democrazia. Dunque: scarsa fiducia al Pd, molta fiducia al premier. È un fatto strano? Certamente lo è, ma questa è la situazione. Del resto non è una novità, in Italia è avvenuto spesso e l’esempio più recente è stato Berlusconi: per vent’anni – sia pure con alcune interruzioni – ha avuto un consenso personale di massa. Nel suo caso il partito Forza Italia di fatto non esisteva sul territorio, non faceva quasi mai congressi, gli organi collegiali non avevano alcun peso, Berlusconi decideva tutto, consultando non più d’una dozzina di persone.
In questo il caso di Renzi presenta una notevole differenza: il Partito democratico esiste e lui in qualche modo deve tenerne conto. La cosa strana è proprio in questa contraddizione: lui comanda da solo come premier e in quanto tale gode di ampio consenso dei cittadini, ma ha dietro di sé un partito che riscuote assai minore fiducia ma è quello che gli assicura il potere parlamentare. Alla Camera con una maggioranza assoluta, ottenuta con una legge elettorale fornita di un premio; al Senato invece ha bisogno di altri voti perché non c’è premio e la sua minoranza spesso gli vota contro; Renzi la contrasta ottenendo i voti d’una parte della destra che sale sul carro vincente.
Comunque, dover gestire un partito o pezzi di partiti non è il forte di Renzi e mette comunque in discussione quel comandare da solo che sta bene a molti italiani ma non ai partiti che gli si oppongono in Parlamento né alla sua minoranza. Per questo ha abolito il Senato, dove elettoralmente non esiste il premio di maggioranza. Ha vinto per il rotto della cuffia riuscendo ad ottenere anche il voto della sua minoranza teoricamente dissidente ma di fatto consenziente avendo ottenuto molto poco in contropartita.
Tuttavia le elezioni ancora esistono, la democrazia c’è ancora, sia pure in forma alquanto attenuata. Ci sono elezioni amministrative imminenti ed ecco che si sta facendo largo una tentazione del tutto nuova nella fervida mente di Renzi: ricorrere a figure indipendenti dai partiti, funzionari dello Stato (prefetti), tecnici di provata competenza, manager di importanti imprese. Per ora è una tentazione, peraltro abbastanza comprensibile e forse perfino buona. In un capitalismo nuovo e in un mercato che esercita un peso notevole, l’esperto proveniente da una classe dirigente basata sulla competenza non è una soluzione da scartare.
Ma ci sono anche altri fattori da considerare, anche questi dovuti al peso del capitale, della società globale, da un’Europa confederata, guidata dai ventotto paesi che la compongono. Questi fatti richiedono governi che decidano rapidamente, dotati pertanto di poteri forti. Richiedono un esecutivo assai più potente del legislativo e un comandare da soli abbastanza diffuso. Una situazione del genere dà a Renzi una valida motivazione (o se volete una valida giustificazione) al suo potere tendenzialmente autoritario. Questo significa condannare a morte la democrazia, al di là delle apparenze? Significa allinearsi all’astensione di molti italiani o alla simpatia di molti altri verso un potere personale e autoritario?
No, così non si può e non si deve fare per chi sente la necessità che l’interesse generale sia tutelato e quello personale giustificato ma controllato.
La strada da seguire è abbastanza chiara, se non facile, in un paese come il nostro. Occorre rafforzare i contropoteri che già esistono e crearne anche altri la cui funzione non dipenda da chi esercita a piena forza il potere esecutivo personalizzato.
La Corte costituzionale dovrebbe essere eletta in un modo diverso, individuando i suoi grandi elettori non tanto nel Parlamento quanto nel presidente della Repubblica, nei magistrati della Cassazione e in quelli della magistratura amministrativa e del Consiglio superiore della magistratura.
Un nuovo organo di controllo dovrebbe essere istituito, che esercitasse tale controllo sulla coerenza, l’efficacia e la legalità dell’azione di governo, affidando i risultati del proprio lavoro al presidente della Repubblica, al presidente della Camera e ai senatori o deputati nominati dal capo dello Stato. Pareri non vincolanti ma resi pubblici e nelle mani di presidenti di istituzioni dotate di prerogative costituzionali.
Insomma un esecutivo personale e dotato di poteri forti per essere controllato da un organismo neutrale e terzista, che assicuri una funzione moderna della democrazia.
Naturalmente bisognerebbe anche puntare sulla trasformazione dell’Europa da Confederazione in federazione. Tutte le forze vive e consapevoli dovrebbero battersi per questo obiettivo e così dovrebbero operare le istituzioni che hanno il diritto di farlo. Includo tra queste ovviamente il presidente della Repubblica, il presidente della Camera e quello del Senato (fin quando esisterà), il presidente del Consiglio (che però non lo farà perché non vuole essere declassato). Ma anche gli organi di stampa e i “media” in generale, che condividano questo obiettivo e lo accreditino nella pubblica opinione. Ci vorrebbe un’intesa tra i “media” di tutta Europa che condividano l’evoluzione europea; un’intesa che di fatto realizzi un fronte di stampa e televisione europeista che stimoli efficacemente istituzioni, opinione pubblica, forze sociali ed economiche su quell’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa che non è soltanto opportuno ma indispensabile.
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Nel frattempo un’istituzione e in particolare una persona ci sono e già stanno operando su questa linea. La Banca centrale europea e il suo presidente Mario Draghi.
Il presidente della Bce ha pronunciato due discorsi nei giorni scorsi, uno a Francoforte, giovedì e l’altro il giorno seguente all’Università Cattolica di Milano, dinanzi ad un folto pubblico di economisti, operatori finanziari, rappresentanti e manager di imprese e anche di una nutrita rappresentanza studentesca. Ha affrontato il tema della debolezza dei prezzi dovuta ad un’inflazione troppo bassa ma le sue affermazioni più importanti sono state tre.
La prima riguarda la sua decisione di proporre a tutti i paesi europei, anche a quelli che sono fuori dall’Eurozona, di garantire i depositi bancari di tutti i 28 paesi. Una garanzia che la Germania ha già (ma non ufficialmente) respinto, ma che gli altri e la Commissione europea hanno (non ufficialmente) visto con favore. Uno dei membri della Commissione, per convincere la Germania, ha anche proposto una riassicurazione da parte della Bce, garantita dal suo portafoglio titoli. Insomma la discussione è aperta è sarà affrontata tra pochi giorni.
La seconda: Draghi ha affermato che sono soprattutto i giovani a soffrire di più della mancata occupazione stabile e quindi privi di speranze del futuro. “A questa situazione bisogna che con urgenza i governi interessati mettano riparo”.
La terza infine è del tutto eccezionale: “La Bce ha preservato l’integrità della moneta, ha raggiunto la quasi parità del tasso di cambio euro-dollaro con notevole incoraggiamento delle esportazioni europee verso l’area del dollaro. Ma questi risultati non sono sufficienti a raggiungere prosperità e piena occupazione. L’Europa ha bisogno di un nuovo patto per impedire che la crisi si ripresenti e deve rafforzare l’architrave istituzionale dell’euro senza ritardi ingiustificati e dandosi un’agenda celermente definita”.
Da queste parole e dagli interventi effettuati si vede che Draghi vola alto ed ha in mente un obiettivo politico molto preciso, usando gli strumenti in suo possesso monetari e finanziari. Ha in mente un obiettivo politico ma vede anche la necessità che quest’operazione compia un salto vero e proprio in avanti. Un nuovo patto politico, questa è la sua definizione. Forse un’Europa a due velocità? Sarebbe un modo per smuovere la Germania e agganciare sempre di più all’Ue i paesi fuori dall’euro.
Vedremo in futuro. Intanto è cominciato il processo a “Mafia Capitale” e sono stati repressi o indagati molti altri casi di corruzione che riguardano perfino ufficiali della Guardia di Finanza, questori, funzionari pubblici e, in Vaticano, vescovi ed altre cariche religiose. “Dalle stelle alle stalle”. Oppure, come dice Altan nel suo disegno pubblicato nell’ultimo numero dell’Espresso facendo parlare due suoi personaggi: “Lei è già stato corrotto?”, dice uno, e l’altro risponde: “Non ancora, ma finché c’è vita c’è speranza”.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Che ci fa in un posto simile un angioletto come te?

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

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Buona Domenica a tutti Voi, con una meravigliosa canzone di Bob Dylan

una canzone che il “Principe” ha reso speciale, un poeta che canta il Poeta

” You know you can make a name for yourself,
Sai, puoi farti un “nome”
You can hear them tires squeal,
Puoi sentire le ruote stridere
You can be known as the most beautiful woman
Puoi essere conosciuta come la donna più bella
Who ever crawled across cut glass to make a deal.
che abbia mai strisciato su vetri rotti per fare un accordo.

You know, news of you has come down the line
Sai, le notizie su di te sono arrivate
Even before ya came in the door.
Ancor prima che tu varcassi la porta
They say in your father’s house, there’s many mansions
Dicono che nella casa di tuo padre ci sono molti appartamenti
Each one of them got a fireproof floor.
Ognuno con un pavimento a prova di incendio
Snap out of it, baby, people are jealous of you,
Sbrigati, bimba, gli altri sono gelosi di te
They smile to your face, but behind your back they hiss.
Ti sorridono di fronte ma dietro le spalle fischiano
What’s a sweetheart like you doin’ in a dump like this?
Cosa ci fa una dolcezza come te in un immondezzaio simile?

Got to be an important person to be in here, honey,
Devi essere una persona importante per star qui, cara
Got to have done some evil deed,
Devi aver fatto qualche patto con il diavolo
Got to have your own harem when you come in the door,
Devi avere un tuo harem quando entri dalla porta
Got to play your harp until your lips bleed.
Devi suonare la tua armonica fino a farti sanguinare le labbra.

They say that patriotism is the last refuge
Dicono che il patriottismo è l’ultimo rifugio
To which a scoundrel clings.
Al quale una canaglia si possa aggrappare
Steal a little and they throw you in jail,
Ruba un po’ e ti sbatteranno in galera
Steal a lot and they make you king.
Ruba molto e ti faranno re
There’s only one step down from here, baby,
C’è solo un passo verso il basso da qui, bimba
It’s called the land of permanent bliss.
È chiamata la terra della beatitudine permanente
What’s a sweetheart like you doin’ in a dump like this?
Cosa ci fa una dolcezza come te in un immondezzaio simile?

Che ci fa in un posto simile un angioletto come te?