Una uscita che si potevano evitare

Una sortita che il M5Stelle poteva evitare di fare. Condivido l’appunto di Michele Serra.
Paola
Amaca di Serra Socialisti

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Pubblica Amministrazione: sabato 28 novembre manifestazione per contratto subito

Contratto Pubblico Pubblico6Tu, ContrattoSubito ” 

dietro queste parole, domani,  sabato 28 novembre a Roma migliaia di lavoratrici e lavoratori dei servizi e dei settori pubblici sfileranno lungo le vie della Capitale per rivendicare il diritto al rinnovo dei contratti nazionali, dopo sei anni di blocco della contrattazione.

Oltre 25 sigle, in rappresentanza di scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza e soccorso, università, ricerca, afam e privato sociale, manifesteranno da piazza della Repubblica,  a piazza Madonna di Loreto a Roma, nei pressi di piazza Venezia, dove si terranno i comizi finali, tra gli altri, dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Una giornata di mobilitazione, spiegano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, “per lanciare un messaggio al governo: se davvero vuol cambiare il Paese non può lasciare i settori e servizi pubblici a un destino di abbandono. Una tendenza da invertire attraverso il contratto e non con le imposizioni legislative: la sola via per un cambiamento vero che investa su professionalità e competenze e che migliori i servizi ai cittadini“.

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A fianco dei piccoli risparmiatori della Banca delle Marche

Ho seguito in questi giorni le vicissitudini di Banca delle Marche che sono culminate, con il decreto attraverso il quale il governo ha fatto nascere la cosiddetta “Nuova Banca delle Marche”. Un soluzione che purtroppo ha determinato pesanti conseguenze per quegli investitori, famiglie ed imprese, che hanno sempre riposto la loro fiducia in Banca delle Marche e che adesso si vedono azzerare il valore dei loro investimenti. Mi auguro che la “politica” sappia trovare una soluzione a questa drammatica risoluzione che è stata penalizzante per gli azionisti ed i piccoli risparmiatori ai quali va la mia vicinanza e solidarietà.
Paola

Osimo ( tutta Osimo: quella di credo cristiano e quella delle altre fedi religiose presenti in città) a fianco del popolo francese e di tutte le vittime del terrorismo

Questa mattina, la nostra città ha voluto manifestare la vicinanza, il cordoglio e la solidarietà verso il popolo francese e verso tutte le vittime del terrorismo.
Con la presenza del Sindaco, della sottoscritta Presidente del Consiglio Comunale, degli Assessori, di gran parte dei Consiglieri Comunali, delle autorità militari e religiose, di tante e tanti osimani è stata viva e colorita la presenza della comunità islamica osimana. Comunità islamica che ha voluto, partecipare il proprio dolore e la ferma condanna per quanto accaduto a Parigi e urlare la propria rabbia ( al grido “NON NEL MIO NOME”) a quanti tentano, in malafede, di accomunare l’atrocità del terrorismo alla loro fede religiosa.

Grazie a quanti hanno partecipato – malgrado il tempo inclemente – a questo momento di riflessione e condivisione. Non possiamo restare indifferenti a quanto ci accade attorno.
A tutto il popolo francese, ai genitori ed agli affetti della giovane dottoressa italiana, Valeria Solesin, e a tutte le vittime del terrorismo tutta la solidarietà della nostra Città… di tutta la nostra Osimo.
La Presidente del Consiglio comunale di Osimo
               Paola Andreoni

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Il sig.Aziz Farah ( responsabile della comunità islamica osimana) ha proferito questa riflessione: ” Ringrazio tutti coloro che hanno organizzato questa manifestazione e anche per aver scelto il titolo “Non avrete mai il mio odio”, e noi da parte nostra faremo il possibile per non permettere di dividere la nostra pacifica convivenza,
E non ci stancheremo mai di dire che l’islam e i mussulmani si dissociano dalla violenza e dal terrorismo.
L’abbiamo detto in diverse occasioni anche ieri alcuni di noi erano partecipi alla manifestazione di Milano contro il terrorismo,le guerre e l’islamofobia.
Lo diremo il prossimo sabato all’università di Bologna dove ci sarà la presentazione della traduzione del libro “Islam e modernità”.
E oggi siamo qui con voi per dirvi che siamo sempre disponibili per dare una mano per qualsiasi iniziativa utile al nostro Paese.
Oggi siamo qui per rafforzare i legami di fratellanza e affermare la nostra appartenenza a questa città e a questo Paese che ci unisce, e siamo disposti a difenderlo insieme a voi da qualsiasi pericolo.
Oggi siamo qui per chiedervi di darci una mano per far arrivare la nostra voce a tutti aiutandoci in questi momenti di difficoltà a essere sempre piu parteci a fianco a voi; e concludo con un versetto del corano [capitolo -La tavola imbandita(riferito all’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli)-versetto 64]:”Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori”(questo versetto fa capire che Allah è contro la violenza e le guerre e non si può usare il suo nome per uccidere).
Allah spegnerà la guerra voluta da loro con delle iniziative come questa usando me e te mano nella mano. “

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Eugenio Scalfari: La Francia, l’Italia, l’Europa e la grazia di Francesco.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 22 Novembre 2015. E’ l’Europa l’obiettivo prescelto dal Califfato. E con essa la civiltà occidentale, le sue religioni, la sua economia, i comportamenti delle persone comuni e delle loro classi dirigenti. La Francia ha assunto il ruolo di guida del continente. E il governo italiano in tutto questo? Che cosa gli sarà proposto da Hollande? E Renzi a sua volta che cosa gli proporrà?
In questi giorni terremotati tutti ci poniamo molte domande: perché accadono fatti così orribili, eccidi di innocenti, decapitazioni trasmesse in televisione, paura della gente, servizi segreti mobilitati, bombardamenti a tappeto, sorveglianze inutilmente rafforzate, in Europa, in Belgio, in Iraq, in Siria, in Turchia, in Egitto, in Libano, nel Mali, in Bangladesh, in mezzo mondo, con previsioni di altrettanti orrori nell’Italia del Giubileo?
Anche io sono profondamente colpito e preoccupato, ma non sorpreso e la ragione è questa: so da tempo che la storia dell’umanità da quando esiste è dominata dal potere e dalla guerra. L’amore e la pace sono due sentimenti alternativi che di tanto in tanto interrompono i primi due, ma sono interruzioni brevi, pause di riposo presto travolte. Dentro molti di noi l’amore e la pace sono sentimenti permanenti, ma il potere e la guerra hanno sempre la meglio dovunque, in qualsiasi epoca, in qualunque paese e in qualsiasi tempo. E il motivo è semplice: noi, a differenza di altri essere viventi, abbiamo un Io.
E quell’Io non appena ci nasce dentro ha bisogno assoluto di avere un suo territorio, conquistarselo, difenderlo, ampliarlo. Ha bisogno di emergere a tutti i livelli sociali e cerca di farlo come può, che sia povero o ricco, di pelle nera o bianca o mulatta, uomo o donna.
Anche gli animali per soddisfare i loro bisogni primari devono combattere per conquistare la preda, preda anch’essi di altri animali. Potere e guerra sono anche per loro istinti dominanti, ma non ne sono consapevoli. Noi sì, noi siamo Io in ogni istante della nostra esistenza ed è quello il motore che ci anima e determina il nostro destino. Il Fato. Ricordate? Gli dei olimpici della cultura greca avevano la meglio non soltanto sugli uomini ma perfino su altri dei. Zeus sapeva di dover rispettare il Fato che era molto più di un dio: era la legge che domina il Cosmo e quindi potere e guerra, la legge di natura è quella. L’antidoto non è l’amore e la pace che come ho già detto sono intervalli brevi, pause di riposo; ma è la libertà, la libertà consapevole. E la bellezza, non come ideale romantico ma lirico e profondamente evocativo: la musica, la danza, la conoscenza.
Libertà e bellezza, questi sono i valori, dove l’Io non viene affatto spento ma anzi potenziato e allontanato dalla ricerca del potere, riscattato dalla turpitudine della guerra e guidato verso quell’oltreuomo che nello Zarathustra di Nietzsche è l’ultimo e più eccelso livello che la nostra specie può raggiungere e che dovrebbe mettere insieme tutti gli uomini di buona volontà.
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L’Europa è oggi l’obiettivo del terrorismo guidato dall’Is che d’ora in poi chiameremo Califfato. Noi siamo soltanto il suo bersaglio, attaccano dovunque possono, ma è l’Europa il terreno prescelto e con essa gli Stati Uniti d’America. Insomma l’Occidente, la civiltà occidentale in tutte le modalità che quella civiltà esprime, nelle sue religioni, nella sua economia, nei comportamenti delle persone comuni e delle loro classi dirigenti.
Il Califfato è a sua volta una classe dirigente composta da poche persone, non più di un centinaio, in gran parte provenienti dall’esercito iracheno di Saddam Hussein, dai muezzin afghani, dai talebani indottrinati da Bin Laden e da Al Qaeda; arabi soprattutto ma anche pachistani e sauditi.
Bin Laden, a quanto si sa, era profondamente religioso ma i dirigenti che compongono il Califfato non lo sono affatto anche se fanno finta di esserlo. Le cellule che il Califfato dirige hanno forse una vernice di religiosità fondamentalista. Il loro grido di guerra è ” Allah Akbar” e molti di loro arrivano fino al punto di farsi esplodere sognando un Aldilà dove le vergini li aspettano come premio. Ma la gran parte di quei terroristi disseminati in Europa non hanno alcuna vocazione religiosa. Sono i giovani delle periferie, la seconda o terza generazione delle banlieue che non hanno potuto o non hanno voluto integrarsi con la società con cui vivono. Alcuni hanno studiato, altri no, ma tutti si sentono defraudati, molti ricorrono alla droga e/o all’avventura, alla rabbia, alle armi e più sono questi i loro modi di sopravvivenza, più l’esclusione aumenta, più la polizia diventa il loro nemico, più è facile reclutarli per i messaggeri del Califfato.
Le banlieue sono il terreno di coltura dei terroristi e l’Io gioca qui la sua più segreta e perversa partita. L’Io degli esclusi reclama una sua soddisfazione, un suo territorio psicologico, la speranza di non aver paura ma di incuterla negli altri. Che gli altri siano cristiani o atei o islamici, ma integrati e non esclusi: questi sono i loro bersagli. Bersagli anonimi, non li conoscono ma sono comunque altri e diversi da loro e quindi da uccidere. Per diffondere la paura e soddisfare così il loro orribile Io.
Questa è la guerra in corso: terrore e paura sono gli obiettivi delle cellule che obbediscono al Califfato la cui classe dirigente è posizionata nel triangolo che include le zone confinarie tra Siria, Turchia e Iraq, con un distaccamento libico-tunisino che fronteggia direttamente l’Europa mediterranea.
Il Califfato ha i suoi soldati, sono qualche migliaio e bene armati. Il Califfato è ricco, ha petrolio, ha l’appoggio di uomini di affari degli Emirati e finanziamenti mascherati ma evidenti che garantiscono la tranquillità saudita e degli Emirati.
A guardar bene anche l’Io del Califfo e dei suoi compagni è assai sviluppato, vuole potere, ricchezza, piaceri. Deriva da Al Qaeda ma è tutt’altra cosa rispetto a Bin Laden. Crudele quanto lui e più di lui, ma estremamente più sofisticato. Non è escluso che divenga un vero e proprio Stato arabo sunnita. In fondo Ibn Saud cominciò così la sua carriera e trasformò una tribù in un Regno tra i più potenti del Medio Oriente. La sua famiglia conta ormai circa trecento persone, possiede molte banche, imprese, alleanze d’affari in tutto l’Occidente, in Francia, in Inghilterra, in Italia, in America, in Germania, ovunque. Detesta gli sciiti ma si distingue anche dai sunniti. Tra i capi del Califfato è un esempio da imitare e magari da conquistare. Senza sangue, possibilmente. Il sangue scorre altrove.
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Poiché la Francia è il principale terreno di battaglia del Califfato e delle sue migliaia di cellule europee, quella Nazione, oltre a contare il maggior numero di vittime innocenti, ha assunto la guida dell’Europa. Il presidente Hollande ha capito subito che, purtroppo per i francesi, il ruolo di leader dell’Europa era l’aspetto politicamente ed anche economicamente positivo e lui ha dimostrato di saperlo perfettamente assolvere, a partire dai simboli fino alla concreta azione politica.
Tra i simboli ce n’è uno che personalmente mi commuove non da ora ma da sempre, ogni volta che mi accade di ascoltarla: la Marsigliese, inno nazionale finora, ma europeo ai tempi delle guerre contro le monarchie assolute d’Europa, quando la grande Rivoluzione guidata dai girondini e da D’Anton arrestò l’invasione dei monarchi europei e l’esercito repubblicano guidato da Kellerman vinse la battaglia di Valmy.
Ogni volta che in Francia c’è un attentato il popolo si raduna nelle piazze e intona la Marsigliese mentre contemporaneamente la canta l’Assemblea nazionale. Così avvenne dopo l’attentato a Charlie Hebdo ma ora è cantata dai giocatori di calcio prima dell’inizio delle partite in molti paesi europei, è stata intonata a Londra alla Camera dei Comuni nel salone di Westminster, in Italia in una sorta di plenum delle Camere, insomma si è trasformato in un inno europeo in luogo dell’Inno alla Gioia della sinfonia beethoveniana.
Ma accanto al simbolo – del quale tuttavia sarebbe sbagliato trascurare l’importanza – c’è la politica vera e propria. Hollande aveva già deciso di affiancarsi agli Usa bombardando per un paio di volte Raqqa, scelta dal Califfato come propria capitale. Ma dopo gli attentati recenti a Parigi dei terroristi provenienti dal Belgio, i bombardamenti con Raqqa si sono moltiplicati e ancor più lo saranno quando la portaerei francese che è già partita da Tolone incrocerà nel Mediterraneo orientale i bombardamenti diverranno perciò continui.
Questo per quanto riguarda la guerra guerreggiata, ma poi c’è la politica vera e propria. Il primo intervento di Hollande è stato di appellarsi al Trattato di Lisbona che prevede la collaborazione di tutti gli Stati membri dell’Unione europea. I ventotto paesi hanno approvato all’unanimità ciò che il Trattato dispone: una collaborazione tra tutti i firmatari di quel trattato senza però indicarne né la procedura esecutiva né i vari ruoli di ogni Paese. Hollande avrebbe potuto appellarsi all’articolo 5 della Nato che prevede la collaborazione immediata con quel Paese che abbia subito una grave aggressione, ma non l’ha fatto perché la Nato ha un suo proprio comitato di cui la Francia ovviamente fa parte ma non ne è il capo.
Hollande ha anche previsto che, sulla base del Trattato di Lisbona, consulterà gli Stati membri dell’Ue bilateralmente, per stabilire con ciascuno di essi il tipo di collaborazione che la Francia gli chiede. Tale consultazione avrà inizio ai primi del prossimo dicembre.
Nel frattempo la Francia avrà incontri con Obama e soprattutto con Putin per considerare i comuni interventi contro il Califfato.
Nel frattempo c’è stato l’attentato compiuto in un grande albergo nella capitale del Mali, un paese ex colonia dell’impero francese dove Parigi ha dislocato da tempo 37 mila soldati che sono intervenuti con alcuni corpi specializzati insieme ad analoghe forze del Mali e a un reparto di militari americani. Il blitz è stato condotto a termine dopo ventiquattr’ore di aspra battaglia, gli attentatori hanno ucciso e sono stati a loro volta uccisi.
E il governo italiano in tutto questo? Che cosa gli sarà proposto da Hollande? E Renzi a sua volta che cosa gli proporrà? Che cosa ha in mente il nostro presidente del Consiglio, leader del più importante partito italiano e capo della maggioranza parlamentare, che ormai governa e comanda da solo, come del resto avviene da tempo in tutti i Paesi d’Europa e di Occidente?
La risposta a questa domanda è abbastanza facile perché è già stata anticipata dal nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal ministro della Difesa e dallo stesso Renzi: appoggeranno la Francia in tutto ciò che è possibile, ma non hanno alcuna intenzione di compiere interventi militari né con aerei né con truppe di terra.
È giusta questa posizione? Personalmente credo di sì, ma quello che non si vede è in che cosa può consistere la collaborazione con la Francia. Forse con risorse economiche? Non ci verranno chieste e comunque non ne abbiamo. Di fatto avremo una posizione neutrale. Con quali contraccolpi? Un Paese neutrale non avrà alcun peso sulla politica e sull’economia europea.
Se è lecito dare un suggerimento, Renzi dovrebbe riservarsi un ruolo in Libia. Non per partecipare alla guerra contro il distaccamento dei seguaci del Califfato né alla guerra tra il governo e le tribù di Bengasi e Tobruk contro il governo di Tripoli, ma per allestire campi di accoglienza dei migranti che provengono dai Paesi subsahariani, in fuga verso le coste mediterranee e in particolare verso l’Italia.
Campi d’accoglienza che li trattengano in Libia in modo decente e confortevole, ne controllino l’identità e la provenienza, esaminino le loro eventuali richieste di asilo politico e li aiutino a partire verso l’Europa su navi italiane e di altri Paesi europei o ne favoriscano il rientro opportunamente negoziato con i loro Paesi di origine.
È un ruolo molto importante che richiede non solo risorse economiche e competenze diplomatiche ma anche di truppe, navi da guerra e aerei di ispezione affinché quei campi d’accoglienza siano opportunamente difesi da tribù e/o da terroristi presenti in quelle zone. L’Egitto dovrebbe appoggiare questo ” sistema” e sarebbe anche suo interesse farlo. Ancor più evidente sarebbe l’interesse francese. Hollande guida ormai l’Ue nel tandem con la Germania, regredita ormai in un ruolo minore rispetto al tradizionale tandem franco-tedesco. Col tempo forse la situazione cambierà, ma oggi è questa ed è la Marsigliese che predomina in Europa.
Ho già scritto più volte che l’esplosione di terrorismo dovrebbe affrettare l’avvio verso gli Stati Uniti d’Europa, ma si tratta comunque di un percorso che richiede a dir poco un decennio purché cominci subito. E il modo per farlo cominciare subito è la cessione immediata di sovranità dei Paesi europei, almeno quelli dell’Eurozona, della politica estera e di quella militare alle Istituzioni europee. Hollande sarebbe contrario, ma la Merkel? Non sarebbe proprio questo il modo per riconquistare la posizione prioritaria nell’Ue o almeno nell’Eurozona?
Ma Renzi, il nostro Renzi, sarebbe d’accordo e si batterebbe affinché questa cessione di sovranità avvenisse? Acquisterebbe un ruolo essenziale in Europa, ma lo capirà? Temo proprio di no, ma spero d’essere smentito. Se è politicamente intelligente dovrebbe accollarsi questi due ruoli, in Libia e in Europa. Spero di non essere il solo a suggerire questa posizione.
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C’è infine un altro personaggio che è fondamentale per superare questa tragica situazione: papa Francesco. Non c’è mai stato un Papa come lui. Dico di più: un Pastore, un Profeta, un rivoluzionario: in nome della sua fede e in circa due miliardi di cristiani che abitano il pianeta, dislocati in quasi tutti i continenti.
Francesco si appella al Dio unico. Tutte le religioni monoteistiche si debbono affratellare in nome dell’unico Dio che non è e non può essere un Dio vendicativo ma è un Dio misericordioso e come tale va adorato dai credenti di quelle religioni a cominciare ovviamente dai cristiani, dai musulmani, dagli ebrei.
Il Corano parla di ” morte degli infedeli” e offre ai fondamentalisti un pretesto per coprire le loro azioni delittuose con alcuni passi coranici. Ma dimenticano che il loro profeta Maometto, costruttore della religione islamica, mise come primo punto di riferimento Abramo. Al vertice dell’islam c’è dunque Abramo che ascoltò dalla voce del Signore l’ordine di sacrificare suo figlio Isacco. Quell’ordine sconvolse il cuore di Abramo nel profondo, ma la sua fede lo costrinse all’obbedienza: portò il figlio con sé su una collina e lì, guardando il cielo sopra di lui, estrasse dalle sue vesti un coltello per uccidere il figlio come gli era stato ordinato da Dio. Ma a quel punto la voce di Dio lo fermò: “Volevo vedere la forza della tua fede, ma io voglio che Isacco viva felice, come me e con te. Accarezzalo, educalo, e tutti e due sarete da me amati e illuminati”.
Questo è il Dio di Abramo e di Isacco ed è un Dio misericordioso. Perciò sono blasfemi e condannevoli i terroristi del Califfato che invocano Allah e nel suo nome uccidono centinaia di Isacco, figlio di Abramo e amato da Allah Akbar. L’unico Dio, che gli ebrei chiamano Jahvé o Elohim e i cristiani chiamano Padre. Questo predica Francesco e questo è il tema del Giubileo della misericordia. La sua parola, in un momento come questo, è diretta soprattutto agli islamici affinché riconoscano il loro Dio misericordioso che è il medesimo che tutte le religioni monoteistiche dovrebbero venerare.
Spero che Francesco riesca ad affratellarle in un unico slancio di misericordia alla quale anche i non credenti si associano.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Santa Cecilia: auguri a tutti i musicisti osimani.

Nel giorno di Santa Cecilia il mio pensiero e un sincero augurio, per un sereno e proficuo cammino sulla via della musica e dell’arte, va a tutti i musicisti osimani, che con passione, rinunce, sacrifici, ogni giorno si preparano per affinare il loro ingegno, la dote artistica e il loro talento.
Un augurio particolare alla Banda Città di Osimo ed al bravo m° Marco Guarnieri, agli allievi dell’ Accademia Lirica città di Osimo, ai componenti la Corale “A. Borroni”, a Padre Venanzio, alla Fisorchestra Marchigiana, agli allievi della Civica Scuola musicale osimana, ai fratelli Marco e Lucia Santini, ad Alessandro Marra, ai colleghi insegnanti di Musica, a Marcello Mosca, a Daiana Dionisi ed a tutti gli altri artisti musicisti osimani.
Grazie per la bella musica che sapete regalarci, auguri di vero cuore che tutti i vostri sogni possano realizzarsi.
Paola
Banda


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Incontro con la prof.ssa Anna Rosa Nannetti: I bambini del ’44, la vita dopo gli eccidi di Marzabotto

bambini_del_44_osimo_webMercoledì 18 novembre, in due incontri tenutisi al Teatro “La Fenice”, il primo riservato agli studenti e il secondo dedicato a tutta la comunità osimana, abbiamo ascoltato il commovente racconto della professoressa Anna Rosa Nannetti sopravvissuta all’eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) ed autrice del libro “I Bambini del ’44”.
La strage di Marzabotto, con circa 770 morti (tra cui intere famiglie e molti bambini), è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale.
Anna Rosa Nannetti, aveva poco più di un anno quando i tedeschi compirono l’efferata strage, dove persero la vita suoi familiari e vicini.
La  prof.ssa Nannetti ha raccolto i racconti di famiglie e dei bambini sopravvissuti a quel tragico evento. Bambini rimasti soli, accolti in affido e che dopo il tempo dell’odio e degli affetti infranti hanno, in questo libro, ricostruito i loro ricordi e il vissuto delle loro semplici famiglie di montagna.

Un plauso anche a Romeo Marconi e Riccardo De Angelis autori del documentario che prendendo spunto dal libro hanno rievocato i luoghi – il territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno sulle pendici di Monte Sole in provincia di Bologna – le testimonianze e i ricordi dell’eccidio.

Iniziative come questa – promossa dal Comune e dall’Anpi- e proposta agli studenti ma anche a tutta la città, sono importanti per combattere l’indifferenza e ricordare quanto sia stato doloroso il percorso fatto dal nostro Paese per conquistare la democrazia e i diritti sanciti dalla nostra Costituzione.

Quei bambini del ’44, oggi anziani, ci hanno passato il testimone. La storia di oggi ci dice che non sono finite le tragiche storie di sangue e Anna Rosa e tutti i bambini orfani di Marzabotto ci indicano quella  che è l’unica scelta possibile: la fatica della speranza per un mondo migliore a cui tutti noi siamo chiamati a contribuire.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
prof.ssa Paola Andreoni

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