Buon anno 2016 che sia per tutti noi un anno pieno di tempo

Auguri di buone feste, vi Abbraccio, Vi voglio Bene

************************Ti auguro tempo

 (di Elli Michler)

Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo non per affrettarti e correre, ma il tempo per essere contento.

Ti auguro tempo non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Tantissimi auguri per un 2016 ricco di tempo.

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Un invito al SENSO CIVICO: # NO AI BOTTI PER FAVORE

No BottiCon l’arrivo dell’ultimo dell’anno e dei festeggiamenti torna d’attualità il problema dei botti. Un’usanza diffusa anche nelle nostre zone che fa discutere per le svariate ricadute negative in termini di sicurezza, tutela degli animali e inquinamento.
Faccio appello come semplice cittadina all’intelligenza e al senso civico di tutti: evitate di salutare l’arrivo del 2016 facendo esplodere dei botti.
E i motivi per farlo sono tanti:
1. si tratta di una pericolosa “BRUTTA-usanza”, causa di ferimenti, menomazioni e a volte anche peggio. L’anno scorso, in tutta Italia, si sono riscontrati due morti e oltre 500 feriti.
2. Il primo giorno del nuovo anno restano sulle strade quantità di botti inesplosi che possono mettere a rischio l’incolumità delle persone.
3. Il livello di inquinamento dell’aria, già assai elevato in questo periodo, viene ulteriormente incrementato dalle esplosione attraverso l’emissione di sostanze chimiche.
4. Stiamo vivendo un momento storico segnato da drammatici attentati terroristici che consigliano comportamenti più sobri e rispettosi dei molti lutti provocati.
5. Ultimo, ma non meno importante, il serio disagio che subiscono gli animali. Lo scoppio di fuochi artificiali in piena notte è causa di danni, che colpiscono indistintamente animali selvatici e domestici. Chi ha, come me,  un cane sa di cosa sto parlando.

Salutiamo il nuovo anno con modalità più tranquille e rispettose della nostra e altrui incolumità. I benefici saranno per tutti noi.

Paola

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Eugenio Scalfari: Il Mezzogiorno è povero ma c’è il governo. Invece non c’è.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 27 Dicembre 2015. Le anime morte. Ci sono molti problemi in ballo in Italia, in Europa e nel mondo intero. In particolare nel Mezzogiorno, nelle sue costiere e nelle sue isole. Ne abbiamo già parlato molte volte, ma da tempo è caduta su quel tema una coltre di silenzio, forse perché era stato in prima fila da quando il Regno d’Italia nacque nel 1861 e portò insieme ai fausti eventi che sempre accompagnano l’unità di una Nazione, anche un evento funesto che prese il nome di questione meridionale e causò addirittura una guerra che insanguinò tutte le regioni meridionali. Fu detta guerra del brigantaggio e coinvolse l’Abruzzo, le Puglie, la Campania, la Basilicata, la Sicilia, la Sardegna: mezza Italia, dove le truppe italiane furono dislocate e dovettero fronteggiare non solo bande di briganti dedite al saccheggio, alla rapina, al sequestro di persona, agli omicidi contro i traditori ed anche contro i pochi che predicavano pace e misericordia. Ma anche i politici locali che stavano con un piede nella politica locale e nazionale e con l’altro negli interessi dei rivoltosi che non erano soltanto briganti ma anche borbonici, clericali e assai più spesso capi-bastone che guidavano clientele di latifondisti ed avevano il potere del potere locale.
Gaetano Salvemini, anni dopo quando la guerra vera e propria era terminata ma gli eminenti locali e le organizzazioni mafiose erano in pieno rigoglio, li chiamò “ascari di Giolitti” che era allora il capo della politica italiana. In parte sbagliò ed in parte aveva ragione, Salvemini. Erano più di ascari, in gran parte delle campagne erano i capi delle clientele pronti a votare per il leader nazionale. Purché gli avesse lasciato campo libero per il loro potere locale. Questo ricatto ebbe luogo fino al 1910 quando questi capi appoggiarono le pretese dell’Italia verso la sua prima colonia mediterranea in Libia. Poi il ricatto diminuì o addirittura scomparve perché Giolitti aveva trovato l’appoggio dei cattolici di Gentiloni e la simpatia dei socialisti riformisti di Turati, di Anna Kulišëva, di Treves e di Bissolati. Ma il dibattito sulla questione meridionale continuò, anzi prese un tono molto più ampio di studi, di cultura, di misure economiche e sociali portate avanti da Giustino Fortunato, Sacchetti, Spaventa, Croce e molti altri a cominciare da Giovanni Amendola, Matilde Serao, Adolfo Omodeo, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Di Vittorio, Pasquale Saraceno, Francesco Compagna e Danilo Dolci. Ma negli ultimi trent’anni – con rare eccezioni – è calato il silenzio. Al suo posto è nata la questione settentrionale la quale al suo primo sorgere fu giudicata dal ceto colto italiano come un’uscita politica demagogica, priva di qualunque significato. Invece non era così, anche se fu presto determinata dall’uso politico che ne fu fatto dalla Lega di Bossi ma divenne anche uno strumento nelle mani di Berlusconi che era nato alla politica con idee molto prossime a quelle leghiste.
La questione settentrionale, quella seria, ha colto la povertà strutturale di alcune regioni padane tra le quali predominava allora il Veneto. Ma colse anche quel fenomeno – molto positivo da un lato e molto negativo dall’altro – che fu la piccola e piccolissima industria che ebbe grande espansione dagli anni Settanta e si impiantò in un gruppo di regioni estremamente importanti nella geopolitica italiana (il Veneto, la Lombardia centrosettentrionale fino alla foce del Po) e compose quella specie di triangolo industriale che fu il nord da Treviso al sud di Ferrara sconfinando poi con Ancona e Pescara. Una cometa la cui stella era allora il triangolo industriale Torino Genova Milano e la coda si allargava da Treviso fino ad Urbino e Pesaro, saldati poi nel bene e nel male con la Puglia di Foggia ed infine, attraverso il Salento, col profondo Sud.
La questione settentrionale è costituita dal fiorire della piccola e piccolissima impresa, quella che nasce dall’espansione delle grandi imprese del nord, la Fiat, la Montecatini, l’Ansaldo, i Falck, l’elettricità della Edison, i cantieri e la chimica di Marghera.
La grande impresa generò, insieme ad un grande sistema bancario, un importante “indotto” che creò le piccole e le piccolissime imprese dai 15 ai 5 operai, esentato proprio per le sue dimensioni dall’articolo 18 dello statuto sindacale, e incoraggiato continuamente ad accrescere fino a 30 o 40 dipendenti, che quasi mai però avviò questo percorso.
In tempi duri di congiuntura negativa e di crisi, è stata la piccola impresa al centro di una crisi congiunturale e strutturale fatta propria, come non è accaduto in altre parti del Paese, dalla politica che l’ha trasformata in una vera questione nazionale. Le due questioni contrapposte denunciano l’esistenza da secoli di un Paese duale. Duale in tutto, nella sua storia, la sua economia, la sua cultura, la sua politica e perfino la sua etnia. Non è il solo in Europa e nel mondo, ma è stato quello che più ne ha risentito.
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Ho letto sul Corriere della Sera del 21 dicembre scorso un articolo di Ernesto Galli della Loggia intitolato “Il Mezzogiorno datato”. Cito una frase di quell’articolo che traccia un crudele ma importante racconto: “Mi chiedo se al nostro presidente del Consiglio è mai capitato di trascorrere più di una notte in qualche città dell’Italia meridionale, se conosce appena un poco quella parte del Paese, se ha mai visto il terrificante panorama di Catanzaro o il centro antico di Palermo, se ha mai dato un’occhiata all’ininterrotta conurbazione napoletana che si stende da Pozzuoli a Castellammare. O magari per avere un esempio, ha provato a farsi fare una tac in un ospedale calabrese. L’addio al Mezzogiorno, prima che culturale è stato ideologico e politico”. La citazione è lunga ma assai pertinente. Della Loggia lavorò un tempo anche su questo giornale ma i problemi del Paese per fortuna continua a vederli nella giusta luce e ad affrontarli con la “verve” che è propria del suo giornalismo.
Forse ricorderà che nel 1963 l’Espresso effettuò un’inchiesta in varie puntate, affidata ai nostri più egregi redattori e collaboratori, con un titolo portante che diceva: “L’Africa in casa”. Fu molto seguita a quell’epoca (oltre mezzo secolo fa). Descriveva la miseria del cibo, la presenza in tutte le case di topi, pidocchi e scarafaggi, le morti molto numerose di neonati e di bambini e infine la fame, diffusa fino agli ultimi giorni dell’esistenza.
Fece molto chiasso quell’inchiesta e determinò anche qualche svolta politica, i cui prodotti furono non a caso chiamate cattedrali nel deserto e recarono semmai qualche beneficio all’economia del Nord: profitti alle banche e alle imprese, depositi bancari che affluivano agli istituti settentrionali, anche se il benessere del Sud non si spostò e le sue classi non si integrarono. Le cattedrali le costruiva lo Stato e quindi i fedeli (lavoratori) non avevano alcun dono ma i benefici del buon Dio andavano semmai riservati al Nord e/o alle già robuste organizzazioni mafiose. Se paragoniamo il reddito del Sud di oggi a quello di allora esso è certamente molto aumentato; ma se lo confrontiamo con quello del Nord il dislivello è enormemente aumentato. La questione meridionale non ha dunque fatto un solo passo avanti in tema di dualismo, cioè di diseguaglianza non solo tra i ceti ma tra le regioni.
Gli ascari e gli emiri ci sono sempre, anzi sono cresciuti di numero; le organizzazioni mafiose hanno ancora al Sud il comando strategico, ma il grosso degli affiliati e dei loro comandanti in loco ormai si sono spostati a Torino, a Milano, in Emilia, in Veneto, ad Amburgo e a Marsiglia, e nel frattempo hanno intrecciato contatti di solidarietà con le mafie della Bolivia, degli Usa, del Kosovo, del Montenegro e infine della Turchia, della Russia e del Giappone. Questa esportazione è dunque ormai mondiale, il Mezzogiorno italiano ne è una delle centrali principali. L’Italia in cento anni ha guadagnato in termini di profitto e di benessere ma il Mezzogiorno ha perduto in denaro e in prestigio. È una terra nella quale vegetano milioni di persone perbene ma sono come anime morte: il potere ce l’hanno i truffatori e i capi delle clientele.
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La deputata del Pd, Stefania Covello, incaricata di occuparsi del settore Sud per conto del partito, sull’Unità del 22 scorso ha risposto all’articolo del della Loggia, mettendo un titolo alquanto strano: “Il governo e il sud che c’è”. Singolare. Sarebbe stato molto più pertinente titolarlo così: “Il governo che c’è e il Sud che non c’è”. Per il Mezzogiorno qualcosa sarà fatto, ma il renzismo governa da tre anni e finora non si era neppure accorto di quell’Italia che comincia a Frosinone e continua a Pescara, a Taranto, a Cassino, a Gaeta, a Lampedusa, ad Agrigento, a Trapani, a Reggio Calabria, a Cagliari, a Sassari, all’Asinara e a Porto Empedocle.
Adesso finalmente hanno capito che c’è, anzi finora l’Italia è stata soltanto quella che precede Bologna. Governeranno fino al 2028, dunque un piano lo faranno e gli daranno anche inizio. Direi quindi che gli anni disponibili alla realizzazione degli obiettivi saranno quindici. Di solito però i loro annunci tardano tre anni prima di attuarsi, anche perché adesso sono in tutt’altre faccende affaccendati. È lecito dunque aspettarsi che l’annuncio inizierà la sua esecuzione nell’anno 2017. Undici anni per attuarlo, sperando che non sia ripetuto quanto avvenne tra Salerno e Reggio Calabria, progettata trent’anni fa e ancora in corso d’esser completata. Per risolvere la questione meridionale non ce la fece la destra di Ricasoli né la sinistra di Depretis, né Giolitti, né Mussolini, né Craxi. Di Berlusconi non ne parliamo. Ce la faranno Covello e Delrio? Speriamo. Renzi comunque ha ben altro di cui occuparsi. Lasciamolo tranquillo e forse avremo meno guai.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Un buon proposito per l’anno nuovo: interessiamoci della politica {da Bertoldt Brecht}

In un clima generale di disaffezione, di indifferenza e diffidenza verso la ” politica” dovremmo tutti avere in mente la massima di Bertoldt Brecht.
Penso che hanno una colpa grave quanti non sentono, non parlano, non s’interessano degli avvenimenti politici anche se la politica si interessa di tutti noi e lo fa ogni giorno nel bene e nel male.

Buon Impegno a tutti, con l’invito di Brecht.
Paola

Analfabeta

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❤ Buon NATALE

 

    Una nota per un Buon NATALE

                                                                                       

                                                                                        –

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Buona NATALE  Meraviglioso …… UNICO E SPECIALE a tutti Voi,
con la poesia e la musica di Pierangelo BERTOLI

…forse qualcosa di speciale
Buon NATALE 

Un abbraccio Paola
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Auguri ai miei cari lettori: che il Natale ed il 2016 siano davvero BUONI, per tutti.

 Il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, avere cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore.
Papa Francesco

Natale

Invio a Voi e alle Vostre famiglie un pensiero speciale per il prossimo Santo Natale,  l’augurio che dentro il sacco di Babbo Natale ci sia, per l’umanità intera, tolleranza, pace, rispetto, fraternità e che ognuno di noi possa adoperarsi per moltiplicare questi doni.

Che il Natale e l’anno nuovo siano davvero BUONI, per tutti Noi.
                   Paola Andreoni

 

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La manovra di stabilità 2016 è legge.

Di seguito il testo del disegno di legge n. 2111-B recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016), definitivamente approvato dal Senato con 162 voti favorevoli e 125 contrari.

2016
Questi i punti più rilevanti del provvedimento composto da un solo articolo e da 999 commi:

  • no all’aumento di IVA e accise: disattivate per il 2016 le clausole di salvaguardia previste dalle precedenti disposizioni legislative per un valore di 16,8 miliardi;
  • eliminazione della TASI per i proprietari e per gli inquilini sugli immobili residenziali adibiti ad abitazione principale, ad eccezione delle abitazioni di lusso; la casa assegnata al coniuge in caso di separazione o divorzio per gli immobili sarà assimilata alla all’abitazione principale; per gli immobili locati a canone concordato l’IMU e la TASI sono ridotte del 25%;
  • per immobili concessi in comodato a genitori o figli è prevista la riduzione del 50% della base imponibile IMU (il beneficio vale anche per la seconda casa posseduta nello stesso comune adibita ad abitazione principale);
  • bonus mobili per giovani coppie: per le giovani coppie, sposate o anche di fatto (di cui almeno uno dei componenti abbia meno di 35 anni), che abbiano acquistato la casa principale è prevista una detrazione fiscale del 50% per le spese sostenute per l’acquisto di mobili nel 2016 fino a 16.000 euro;
  • eliminazione dell’IMU sui terreni agricoli e sui macchinari funzionali al processo produttivo (cd. imbullonati); sono esclusi i proprietari di terreni di pianura che non siano coltivatori diretti e imprenditori professionali iscritti alla previdenza agricola;
  • i Comuni saranno interamente compensati dallo Stato per la perdita di gettito derivante dall’eliminazione di IMU e TASI;
  • leasing immobiliare ad uso abitativo: è prevista la deducibilità a fini IRPEF nella misura del 19% dei canoni di leasing fino a 8.000 euro, nonché del costo di acquisto dell’immobile all’esercizio dell’opzione finale fino a 20.000 euro;
  • proroga al 31 dicembre 2016 delle detrazioni Irpef per interventi di riqualificazione energetica e per le ristrutturazioni degli edifici nella misura rispettivamente del 65% e del 50%;
  • misure riguardanti l’IRAP:
    • aumento degli importi deducibili dall’IRAP in favore di s.n.c., s.a.s., imprenditori individuali, artisti e professionisti;
    • introdotte esenzioni per operatori del settore agricolo, della piccola pesca e della silvicoltura;
    • esclusa l’autonoma organizzazione ai fini IRAP per i medici che abbiano sottoscritto convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione e dal lavoro presso le strutture percepiscano più del 75% del reddito;
  • IRES (imposta sui redditi delle società): la riduzione dell’aliquota dal 27,5 al 24 per cento, inizialmente ipotizzata per il 2016, è rinviata al 2017;
  • regime forfetario (ex minimi): elevate le soglie di ricavi per l’accesso al regime forfetario di imposta del 15%; per i professionisti si passa da 15.000 a 30.000;
  • super-ammortamenti per gli investimenti delle imprese: per i nuovi beni strumentali acquistati dal 15 ottobre 2015 fino al 31 dicembre 2016 sarà possibile portare in deduzione il 140% del loro valore;
  • applicazione opzionale per gli imprenditori individuali di un’imposta sostitutiva di IRPEF e IRAP, con aliquota dell’8 per cento, sugli immobili strumentali;
  • fondi strutturali UE per i professionisti: i liberi professionisti sono equiparati alle pmi per l’accesso ai fondi strutturali EU per il periodo 2014/2020;
  • modifiche alla no tax area: per i pensionati over 75 anni passa da 7.500 a 8.000 euro, per i contribuenti di età compresa tra 70 e 75 anni passa da 7.500 a 7.750 euro;
  • gestione separata INPS: rimane invariata per i professionisti senza cassa l’aliquota contributiva del 27% da versare alla gestione separata dell’INPS;
  • niente supertassa su yacht di lusso: eliminata la supertassa sulle imbarcazioni di lusso introdotta dal Governo Monti;
  • regime agevolato per cessioni e assegnazioni di beni ai soci e aumento degli importi deducibili dall’IRAP in favore di alcuni soggetti di minori dimensioni;
  • ecobonus camper: nuovi incentivi fino ad un massimo di 8.000 euro a veicolo per la sostituzione del vecchio camper con uno nuovo di classe Euro 5;
  • accertamenti tributari: ampliati i termini per l’accertamento delle imposte sui redditi e IVA (al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione); eliminato il raddoppio dei termini in caso di violazione tributaria di natura penale;
  • rateizzazione delle cartelle Equitalia: i contribuenti decaduti dal beneficio della rateazione di somme dovute a seguito di accertamenti con adesione potranno essere riammessi alla dilazione;
  • proroga della compensazione delle cartelle esattoriali in favore delle imprese titolari di crediti commerciali e professionali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti della P.A. e certificati;
  • “micropagamenti” elettronici: obbligo per commercianti e professionisti di accettare pagamenti di piccoli importi con carte di credito o di debito, salvo i casi di impossibilità tecnica;
  • la soglia dell’uso del contante sale a 3.000 euro; la soglia è di 1.000 euro per i money transfer e per i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, in primis le pensioni;
  • canone Rai: l’importo scende da 113,50 a 100 euro; si introduce una nuova presunzione di possesso dell’apparecchio televisivo, ai fini dell’accertamento di situazioni di evasione del pagamento del canone: la presenza di un contratto di fornitura dell’energia elettrica, nella cui fattura sarà addebitato il canone, con possibilità di rateizzazione in 10 mensilità (da gennaio a ottobre); anche la mera detenzione (oltre all’utilizzo) giustificherà l’applicazione del canone tv, e non sarà più possibile la denuncia di cessazione di abbonamento televisivo per “suggellamento”;
  • finanza locale: introdotte nuove regole sul pareggio di bilancio per enti locali e regioni e conseguente abrogazione della disciplina del patto di stabilità interno degli enti locali;
  • codice della strada: all’elenco delle violazioni che possono essere accertate con apparecchiature di rilevamento si aggiungono le revisioni dei veicoli e le violazioni dell’assicurazione RC auto;
  • spiagge: sospesi i contenziosi amministrativi con gli attuali concessionari in attesa del riordino complessivo della disciplina; restano esclusi dalla moratoria gli enti locali commissariati o sciolti per mafia;
  • giustizia: fra le varie misure si segnalano:
    • l’istituzione di un fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, cui non sia stato corrisposto l’assegno di mantenimento;
    • la riduzione dei compensi dei magistrati onorari (giudici di pace, giudici onorari aggregati, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari);
    • per gli avvocati la possibilità di compensare i crediti per spese di giustizia nei confronti dello Stato con quanto dovuto per imposte, tasse e contributi previdenziali (compensazione consentita nel limite di spesa di 10 milioni di euro annui);
  • sicurezza: bonus di 80 euro mensili per forze di polizia, vigili del fuoco, forze armate e Capitanerie di porto (escluso i lpersonale di livello dirigenziale);
  • settore del lavoro: fra le misure più significative segnaliamo:
    • è prorogato lo sgravio contributivo per le nuove assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato effettuate nel 2016: è previsto l’esonero dal versamento del 40% dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite di 3.250 euro su base annua, per un massimo di 24 mesi;
    • è introdotta una specifica disciplina tributaria per la promozione del welfare aziendale e l’incentivazione della contrattazione collettiva decentrata: per i soggetti con reddito da lavoro dipendente fino a 50.000 euro, si applica un’imposta sostitutiva dell’IRPEF pari al 10% entro il limite di importo complessivo di 2.000 euro lordi, in relazione alle somme e ai benefit corrisposti per incrementi di produttività o sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa;
  • previdenza: è previsto un ulteriore intervento (il settimo) in favore dei soggetti salvaguardati:
    • sarà garantito l’accesso al trattamento previdenziale con i vecchi requisiti ad un massimo di ulteriori 26.300 soggetti;
    • sono individuate nuove categorie di soggetti beneficiari e incrementati i contingenti di categorie già oggetto di precedenti salvaguardie, attraverso il prolungamento del termine (da 36 a 60 mesi successivi all’entrata in vigore della riforma pensionistica) entro il quale i soggetti devono maturare i vecchi requisiti;
    • per effetto di queste disposizioni il numero massimo di soggetti salvaguardati è stabilito a 172.466.
  • giochi: aumento del prelievo erariale unico (PREU) su newslot e videolottery; nuovi limiti alla pubblicità dei giochi su radio e tv e campagne di informazione e sensibilizzazione nelle scuole sui rischi connessi al gioco d’azzardo;
  • misure per la lotta alla povertà, in particolare quella infantile, con l’istituzione del fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale;
  • sostegno alla disabilità: istituzione di un apposito fondo per il sostegno di persone con disabilità grave prive di legami familiari, con dotazione di 90 milioni nel 2016; rifinanziamento del fondo per le non autosufficienze per un totale di 400 milioni di euro;
  • proroga della cd. opzione donna: si consente l’accesso all’istituto (transitorio e sperimentale) – che permette alle lavoratrici di beneficiare del trattamento anticipato di pensione con calcolo esclusivamente contributivo – a chi matura i previsti requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2015;
  • “carta della famiglia”: è introdotta la carta della famiglia, destinata su richiesta alle famiglie costituite da cittadini italiani o da stranieri regolarmente residenti nel territorio nazionale, con almeno 3 figli minori a carico; la carta sarà rilasciata dai comuni in base all’ISEE e consentirà riduzioni di tariffe e sconti per l’acquisto di beni e di servizi;
  • sanità: il fabbisogno sanitario nazionale standard scende a 111 miliardi nel 2016, con un ribasso di circa 2 miliardi rispetto al finanziamento previsto dalla precedente legge di stabilità;
  • risorse e strumenti per la politica estera: si incrementa lo stanziamento in favore della nuova Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e si prevede la creazione di un fondo dotato di 1 milione di euro a partire dal 2016 per coprire le spese per i collegi arbitrali internazionali;
  • culturacard di 500 euro per i diciottenni da usare per iniziative culturali (acquisto di libri, ingresso in aree archeologiche, musei, mostre ecc.); bonus di 1000 euro una tantum per l’acquisto di strumenti musicali da parte degli studenti iscritti ai conservatori;
  • università, ricerca e scuola: è previsto l’incremento del fondo per il finanziamento ordinario delle università, destinato fra gli altri all’assunzione di ricercatori a tempo determinato e ad un piano straordinario per la chiamata di professori di prima fascia; aumentano i fondi per il funzionamento delle istituzioni scolastiche e le risorse per le scuole paritarie.

Il testo del provvedimento è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Allegat0:
testo approvato Legge di stabilità 2016

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Ce lo vuole: un sogno caldo

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

                                                                                        –

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Buona Domenica a tutti Voi,  con la poesia di Zucchero

…Un respiro d’aria buona.
Chiudo gli occhi e sento di già
che la stagione mia ritrova
un soffio caldo di libertà…

Un abbraccio Paola

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Siamo state citate: Lettera43 il quotidiano nazionale on line

Lettera43

Lettera43, il quotidiano web fondato e diretto da Paolo Madron, oggi, ci ha menzionati in un articolo scritto da Francesca Buonfiglioli  dal titolo,”Consulta e non solo: i voti in comune Pd-M5s

Eletti i tre giudici costituzionali. Tutte le “intese” tra democratici e pentastellati. A livello nazionale e locale. Dalle unioni civili agli ecoreati.
Il M5s alla fine ha detto sì. La terna di magistrati proposta dal Pd per la Consulta – Augusto Barbera espresso dal Pd, Franco Modugno votato dai 5 stelle e Giulio Prosperetti scelto da Area popolare – è piaciuta ai deputati pentastellati, che hanno contribuito in maniera decisiva alla loro elezione.
I dem hanno così scaricato Forza Italia per ‘inciuciare’, stando ai critici, con il Movimento.
Nonostante le dichiarazioni di guerra – l’ultima è stata la sfiducia a Maria Elena Boschi alla Camera e al Senato – non è la prima volta che M5s e Pd si trovano d’accordo. Era accaduto, il 2 settembre, sul disegno di legge riguardante le unioni civili.
In commissione Giustizia al Senato è passata una premessa all’articolo 1 che riconosce «le unioni civili tra persone dello stesso sesso» come una «specifica formazione sociale». L’appoggio dei grillini, in un’inedita maggioranza trasversale, in questo caso ha però ottenuto anche un altro risultato: mettere Renzi e i suoi con le spalle al muro, privandoli di qualsiasi alibi per non andare avanti con il provvedimento.
Una partenità contesa. Lo stesso è avvenuto a fine aprile: la legge sugli ecoreati è infatti stata approvata al Senato da M5s e Pd che hanno naturalmente rivendicato entrambi il successo.
«È una giornata storica», ha commentato un euforico Luigi Di Maio.
«Finalmente quei maiali che hanno inquinato le nostre terre sotterrando rifiuti tossici e facendo ammalare tante persone, pagheranno».
Mettendo però in chiaro: «È una legge che si sarebbe dovuta approvare 20 anni fa, ma almeno oggi mettiamo un punto, con questa legge vendichiamo tutti i nostri morti, i bambini malati di tumore, è una legge che dedichiamo alle mamme dei bambini della terra dei fuochi».
«Un atto che dedichiamo alla signora Romana di Casale Monferrato, lei sa perché. Un atto che nasce da tanti parlamentari, non solo del Pd, prima firma Ermete Realacci», ha scritto fiero su Facebook pure Renzi, a didascalia della foto nella quale firmava il provvedimento

No al DDL sulla responsabilità dei Magistrati. Nel 2014, invece, grazie all’asse – provvisorio, naturalmente – tra dem, pentastellati ed ex M5s è stato bocciato il disegno di legge sulla responsabilità civile dei magistrati voluto e perorato dal centrodestra. In commissione Giustizia al Senato è stato infatti approvato un emendamento M5s che di fatto cancellava il cuore del provvedimento. Comprensibilmente irritato il presidente forzista Francesco Nitto Palma: «Faccio notare». tenne a precisare, «che in Commissione si forma una maggioranza politica diversa rispetto a quella che sostiene il governo e di questo Renzi ne dovrà prendere atto».
Un discorso a parte va fatto per l’ordine del giorno presentato il 3 dicembre dal M5s a firma Alessandro Di Battista che impegnava il governo ad astenersi dal modificare l’Italicum, affossato poi con 400 voti contrari e solo quattro favorevoli.
Quasi impossibile credere alla favola di un endorsement grillino. Eppure qualcuno nel Pd, come l’ottimista Ivan Scalfarotto, ci è cascato. «Esprimo soddisfazione per il cambio di linea di M5s», aveva commentato infatti il sottosegretario alle Riforme, «che in Aula, con un odg del deputato Alessandro Di Battista, ci ha chiesto formalmente di non cambiare la legge elettorale, che dopo 10 anni abbiamo faticosamente modificato».
«Il M5s impegna il governo Renzi a non cambiare l’Italicum», aveva invece twittato tronfio il dem Andrea Marcucci. «Tra un anno saranno a favore anche della riforma del Senato e della Buona scuola. Meglio tardi che mai».
La ‘Trappola grillina”. In realtà, almeno secondo la versione dei 5 stelle, si è trattato di una trappola in piena regola. A spiegarlo su Facebook (dopo alcuni sfottò piddini sui social) Danilo Toninelli: «Lo abbiamo fatto per sbugiardarli perché sappiamo che sono già pronti ad approvare una normetta anti-M5s nell’Italicum per non permetterci di vincere». E, ancora: «Il Pd e il governo hanno votato contro, quindi significa che lo vogliono modificare».
A rincarare la dose, il gruppo M5s alla Camera: «Maggioranza e governo sono venuti allo scoperto ed è bastata una sola semplice riga per incastrarli e fargli
palesare che modificheranno l’Italicum per trarre vantaggio dalle reintroduzione delle coalizioni. Tutto, infatti, fa pensare che ogni cambiamento sarà apportato solo per andare contro il M5s»
Ius soli, la bufala spacciata dalla Lega .
A far passare il M5s come stampella del Pd ci ha provato la Lega Nord.
Sulla pagina Facebook del partito di Matteo Salvini il 13 ottobre scorso compariva un: «Vergogna! I cinquestelle si astengono sulla cittadinanza facile agli immigrati che viene approvata. Lo ius soli passa alla Camera con la complicità dei grillini». E via con lo slogan. «Gratta il grillino, trovi il piddino».
La regola  della Camera. Peccato, per i leghisti, che il voto sia passato con 310 voti a favore, 66 contrari e 83 astenuti. Numeri che avrebbero reso inutile il voto contrario del M5s visto che i deputati in Aula erano 75.
Ma anche la loro astensione non ha cambiato le carte in tavola. Visto che secondo il regolamento della Camera «nelle votazioni per la cui validità è necessaria la constatazione del numero legale, i deputati presenti, i quali, prima che si dia inizio alla votazione, abbiano dichiarato di astenersi, sono computati ai fini del numero legale».
Se a livello nazionale le affinità elettive tra M5s e Pd si contano sulle dita di una mano, a livello locale la situazione è un poco diversa.
Resta sempre valida la regola anti inciucio e anti accordo, questo sì. Ma qualcosa negli anni si è mosso.
In Sicilia, per esempio, dove non sono rari gli assist tra 5 stelle e il governatore dem Rosario Crocetta. Anche se quel «modello meraviglioso» decantato da Grillo nel febbraio 2013 ormai è morto e sepolto.
La lotta contro i termovalorizzatori. Eppure, lo scorso agosto, si sono ritrovati dalla stessa parte della barricata contro il piano del governo nazionale che nel decreto attuativo dello Sblocca Italia prevede la costruzione di due termovalorizzatori sull’Isola.
E per l’acqua pubblica. E sempre questa estate, a quattro anni dal referendum, la Sicilia ha approvato una legge per garantire la gestione pubblica dell’acqua. Un sì giunto dopo lunghi bracci di ferro tra maggioranza e M5s che, alla fine, ha ceduto. «Abbiamo dato un grosso contributo a migliorare una legge che senza il nostro apporto rischiava di essere pessima», ha commentato il 5 stelle Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente. «Anche se non nascondiamo che tantissime cose potevano andare meglio, possiamo dire di avere messo centrato numerosi obiettivi».
Non stupisce invece più di tanto l’accordo raggiunto nel 2014 dal M5s di Parma del sindaco ‘ribelle’ Federico Pizzarotti con il Pd e il centrodestra per eleggere un piddino alla presidenza della Provincia. Portato avanti, naturalmente, contro il divieto di Grillo.
Una questione di responsabilità. «Come dovrebbe fare ogni istituzione che rappresenta le ansie, le aspettative e le speranze dei cittadini», scrisse il sindaco su Facebook rispondendo a chi gridava all’inciucio, «lo facciamo perché è un atto dovuto alla responsabilità: i poteri della Provincia riguardano l’Ambiente, il Territorio, la Scuola Pubblica e la Mobilità, e io non me la sento di dire ai miei cittadini che Parma, il Capoluogo di questa disastrata ma bellissima Provincia, non discute con le altre Istituzioni su come uscire dalla melma del debito, della crisi e del disastro ambientale. Non c’è nessun accordo definito, non c’è nessuna alleanze né un patto tra partiti. C’è un dialogo tra istituzioni che hanno il dovere di rispondere alle aspettative dei loro abitanti, ma nulla è ancora ufficiale, né un ‘listone’, né diverse liste concorrenti tra loro».
Anche al Nord, in Lombardia, si narra di un voto comune di M5s e Pd.
Era il 2013 e in Consiglio regionale all’ordine del giorno era finita la proposta dem di un referendum consultivo per la fusione di due comuni: Bigarello (2.100 abitanti) e San Giorgio di Mantova (9.400 abitanti).
In questo caso, però, la vera notizia fu che l’allora Pdl votò con Pd e 5 stelle contro la Lega e una parte del partito. Sintomo della crisi del partito berlusconiano, anche a livello nazionale.
Nel nome delle quote rosa. Sempre nel 2013, a Osimo nelle Marche, la presidente del Consiglio comunale piddina, Paola Andreoni, nominò come sua vice – con un atto di fair play e di tutela delle quote rosa – Sara Andreoli del M5s.

Paola Andreoni e Sara Androli

http://www.lettera43.it/capire-notizie/consulta-e-non-solo-i-voti-in-comune-pd-m5s_43675227436.htm
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Paola Andreoni: prima il rispetto della persona poi il confronto.

Pubblico l’articolo inviato e inserito nell’ultimo numero del settimanale La Meridiana

Prima il rispetto della persona poi il confronto.
di Paola Andreoni

Come cittadina, ancor prima che come Presidente del Consiglio Comunale, quello che constato, con sincera amarezza, è l’ asprezza del dibattito politico, locale e non, che, secondo me, è uno dei motivi per cui la gente prende sempre più le distanze dalla politica.
La politica, intesa come si dovrebbe, in primo luogo contempla il rispetto delle persone, della loro dignità, delle loro opinioni.
Il linguaggio “forte”, cui spesso ormai ci siamo assuefatti, non è certo condizione di un confronto di idee su come si vedono i termini delle questioni.
L’ esperienza politica che ho sinora maturato, mi ha portato ad essere parte per tanti anni dell’opposizione e solo da qualche tempo della maggioranza.
Quando sono stata all’opposizione, nel mio ruolo di capogruppo consiliare del PD, ho sempre fatto sentire la mia voce ma sempre nel rispetto che si deve alle persone, distinguendo sempre bene i ruoli e non confondendo mai i rapporti personali con quelli politici.
Chi non la pensa come me non l’ho mai visto come un “avversario” inteso nel senso più crudo del termine, ma semplicemente come una persona che ha idee diverse dalle mie, con le quali ho il piacere di confrontarmi se c’è onestà intellettuale e non strumentalizzazioni.
Quante volte si sente dire, durante le campagne elettorali, da chi si candida, il termine, fin troppo abusato, “per spirito di servizio”.
Il problema è che poi lo spirito di servizio significa, nella pratica, mettere a disposizione il proprio contributo di idee per il bene i tutti, per il bene comune, e non polemizzare oltre ogni decenza al solo fine di portare acqua al proprio mulino, alla propria parte politica.
Fintantoché si proseguirà così, e non si cambierà modo, la gente non potrà far altro che allontanarsi sempre di più dalla politica dove le più elementari regole di buona educazione sembrano non esistere.
Ma quale esempio si da, comportandosi in tal modo ?
La politica vera si fonda e si impernia, innanzitutto, sul rispetto delle persone e questo concetto va ribadito e sottolineato particolarmente.
Se manca il rispetto, non ha senso alcun tipo di impegno.
Inoltre il dibattito ed il confronto, dovrebbero essere improntati a mitezza, a prendere in considerazione le idee e le opinioni degli altri, a non scartare, di principio, quello che di buono, anche da un “avversario”, proviene.
Il bene comune si costruisce con il contributo di tutti, componenti di maggioranza e di opposizioni, senza distinzione alcuna.
Il mio accorato appello è quindi quello ad un ritorno alle buone maniere del vivere civile.
Abbassare i toni, considerare che l’attacco alle persone solo perché sono portatrici di un’idea diversa è assolutamente deprecabile, perché ciò che si può contrastare è un’opinione ma non certo la persona che ne è portatrice.
Sembrano cose ovvie, ma purtroppo il modo di atteggiarsi di chi fa politica spesso non si attiene a queste che sono le più elementari e basilari regole di una convivenza civile.
Per quanto mi riguarda, già da tempo, accetto il confronto solo quando è costruttivo e non distruttivo.
Agli attacchi personali rispondo con l’indifferenza perché è il solo modo di far capire che quei toni, quei modi, quegli atteggiamenti, sono inaccettabili ed intollerabili.
Del resto, si dice, che le notizie false si smentiscono da sé.
Quello che conta è la storia personale di ciascuno, e la gente sa distinguere, eccome se sa distinguere .
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Sono ormai diversi mesi che il Consiglio Comunale registra l’assenza dei consiglieri appartenenti ad un gruppo politico che siede tra i banchi della minoranza. Ciò che qui interessa rimarcare, non è tanto se esistono i presupposti per una loro decadenza, ma se il deciso astensionismo del gruppo politico che rientra nel novero delle facoltà a disposizione delle forze di opposizione, così protratto nel tempo, giova alla democrazia di questa città e se viola l’impegno assunto dal singolo consigliere con il corpo elettorale che lo ha eletto.
Se ancora le Istituzioni hanno un valore, come lo hanno, chi ricopre una carica ha il diritto-dovere di partecipare per portare, anche quando sono altri ad amministrare, il proprio contributo, anche di critica. Credo, davvero, che questo rappresenti quanto i cittadini si aspettano. D’altronde la democrazia si alimenta del confronto di idee, dei diversi punti di vista e del rispetto reciproco. Ecco perché di recente ho invitato i consiglieri assenteisti, con una lettera di biasimo, a ricondurre il dibattito politico ed istituzionale all’interno della sede comunale, partecipando fattivamente ai lavori del Consiglio Comunale legittimamente in carica chiamato ad assumere atti di significativa importanza per la città.

Paola Andreoni
Presidente del Consiglio Comunale

Meridiana 7

Forse è la volta buona: L’accordo sul clima è arrivato, 195 Paesi hanno firmato l’intesa.

Accordo sull'ambienteI punti dell’accordo sul clima:

Accordo vincolante
“Un accordo ambizioso, equilibrato, sostenibile e soprattutto giuridicamente vincolante”, ha annunciato Laurent Fabius, padrone di casa nella Cop21. Accanto a lui il presidente francese, François Hollande, e il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki-Moon. “È uno storico punto di svolta”, ha ricordato Fabius. “Si tratta del primo accordo universale nella storia dei negoziati in termini climatici”, ha aggiunto Hollande, ricordando che la sigla è stata posta a un mese esatto dagli attacchi di Parigi. “Quello che arriva dalla Cop21 è un messaggio di vita e sono orgoglioso che arrivi proprio da Parigi che un mese fa è stata colpita al cuore”, ha ricordato il presidente.

Limite al di sotto dei 2 gradi
Punto chiave del testo di accordo è mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali entro il 2020 e proseguire gli sforzi per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, “riconoscendo che questo ridurrebbe significativamente i rischi e gli impatti del cambiamento climatico”. Tra i sostenitori, più di 100 Paesi, l’Unione europea e soprattutto degli Usa. Tra i contrari, l’Arabia Saudita, secondo cui un obiettivo così ambizioso potrebbe mettere a rischio la sicurezza alimentare del pianeta.

Emissioni gas effetto serra
Tra i nodi più controversi, l’obiettivo fissato nel testo, di ridurre le emissioni inquinanti. Si prevede di raggiungere un picco globale delle emissioni di gas a effetto serra nel più breve tempo possibile, riconoscendo che ci vorrà più tempo per i Paesi in via di sviluppo, e di “intraprendere riduzioni rapide da quel picco in poi secondo le conoscenze scientifiche disponibili, in modo da raggiungere un equilibrio tra le emissioni in atmosfera e le emissioni assorbite in modo persistente dalle biomassa (foreste, suolo) o catturate e stoccate sotto terra. I Paesi a rischio climatico e molte ong avevano chiesto un impegno chiaro, mentre i giganti emergenti – India e Cina – premevano per posticipare o sfumare qualsiasi obbligo, rivendicando il diritto a bruciare carbone. Per questo, nella bozza finale del testo non si parla più esplicitamente di “neutralità carbonica” e non si precisa più l’obiettivo delle riduzioni entro il 2050.

100 miliardi per i Paesi in via di sviluppo
Inserito all’interno delle decisioni non vincolanti, dopo le proteste degli Stati Uniti, nel testo compare l’invito “ai Paesi sviluppati a incrementare il loro livello di supporto finanziario, con una roadmap concreta per raggiungere l’obiettivo di fornire insieme 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020 per mitigazione e adattamento, aumentando in modo significativo i finanziamenti per l’adattamento rispetto ai livelli attuali e fornendo l’appropriato supporto tecnologico e di creazione di competenze”.

Revisione degli impegni
Ogni cinque anni i paesi dovranno rivedere il loro contributo attraverso un meccanismo di “segnalazione e di responsabilità trasparente”. Lo si legge nella bozza di accordo, il cui scopo è rinnovare gli impegni nazionali per raggiungere gli obiettivi fissati e quelli futuri che non potranno essere meno ambiziosi rispetto a quelli precedenti.

Eugenio Scalfari: Piccole grandi cose, dalla Francia nazionalista alla Leopolda.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 13 Dicembre 2015. Parigi, vittima del terrorismo, diventa il centro della politica estera europea. Con l’Ue l’Italia di Renzi è ormai in aperto contrasto. Il nostro è il Paese in maggiore dissenso con le Autorità di Bruxelles e con la Germania. Siamo l’unico Stato occidentale che non si considera in guerra con il Califfato. Ma i guai con l’Europa riguardano anche la politica economica, la flessibilità, la gestione del debito pubblico.
Accadono parecchie cose importanti mentre mi accingo a scrivere quest’articolo. In Francia si sta per votare il ballottaggio per i governatori delle regioni che videro domenica scorsa il trionfo del Fronte Nazionale. La sfida è tra i lepenisti e i repubblicani di Sarkozy appoggiati dai socialisti di Hollande. Una specie di “union sacrée” che contiene però un’anomalia: sono due nazionalismi dei quali uno è fortemente xenofobo e l’altro non lo è. Il risultato avrà effetti dovunque in Europa, ma una vittoria del lepenismo darebbe maggior forza alle destre razziste mentre una sua sconfitta produrrebbe l’effetto contrario.
Se parliamo di quanto avviene in Italia ricorderò che siamo nel secondo giorno del raduno alla Leopolda e alla seconda settimana dello scandalo delle quattro piccole banche che hanno messo in gioco molti milioni di euro e mostrato gravi difetti di sistema. Nel frattempo continua la guerra al Califfato e si è aperto un terzo fronte dopo quelli siriano e iracheno: si combatte ora su un fronte libico-tunisino, che interessa direttamente l’Italia per ragioni geopolitiche. Infine papa Francesco dopo aver aperto la porta del Giubileo a San Pietro aprirà quelle di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore. Di quest’ultimo argomento parleremo soltanto dopo il discorso che papa Francesco farà il 21 prossimo davanti alla Curia. Siamo alla vigilia del Natale ma il Papa non farà un intervento latte e miele. Credo che sarà piuttosto più rivoluzionario del solito. Comunque lo esamineremo subito dopo averlo letto nel suo testo integrale. Ora andiamo ad approfondire gli altri temi elencati all’inizio.
Il Fronte Nazionale guidato da Marine Le Pen e da sua nipote Marion non è più da tempo un movimento territoriale di natura simile alla Lega italiana. Del resto anche la Lega di Matteo Salvini ha cambiato pelle rispetto a quella di Bossi, l’esempio di Marine Le Pen ha fatto scuola sebbene la Lega non sia di fatto uscita dalla Pianura padana che è il suo insediamento storico. Il Fronte Nazionale comunque è ormai un partito di destra che si completa con un nazionalismo antieuropeo e con la netta chiusura alle immigrazioni. Ovviamente è anche contro la moneta europea e in favore del ritorno alle monete nazionali. Intona la Marsigliese insieme a Hollande ma utilizza il terrorismo islamico in tutt’altro modo dei socialisti francesi. Per di più riesce a coinvolgere e ricevere voti provenienti anche dall’estrema sinistra, percorsa da una sorta di rabbia sociale e politica contro le élites e l’attuale classe dirigente. La vittoria al primo turno elettorale proviene infatti soprattutto dalle regioni del Nordovest francese dove abbondano operai senza più lavoro e speranza. Non è un caso se la presenza del Fronte Nazionale a Parigi e nell’Île-de-France è pressoché nulla.
Va detto tuttavia che il nazionalismo non è monopolio del Fronte Nazionale ma alligna (eccome) perfino nel partito socialista. Ha le sue radici nella “Grandeur de la France” che esiste a dir poco dai tempi del cardinale di Richelieu ed ebbe come simboli di continuità il Re Sole nel Seicento e Napoleone nell’Ottocento, ma è tuttora pienamente esistente. Hollande è europeista se e soltanto se è la Francia a guidare l’Europa, o magari il tandem Francia-Germania purché quest’ultima si limiti alla politica economica e lascia a Parigi la politica estera. La Gran Bretagna è periferica e isolazionista. Il resto d’Europa deve seguire e seguirà oppure ne sopporterà le conseguenze.
Gli attentati terroristici del Califfato hanno scatenato la guerra, questo è fuori dubbio. Una guerra strana e asimmetrica. Una guerra, e questo è l’aspetto positivo per la Francia anche se il prezzo pagato è tutt’altro che lieve. La Francia vittima del terrorismo diventa il centro della politica estera europea e Hollande detta infatti direttive e s’incontra bilateralmente con gli altri membri dell’Ue trattando anche con Obama e con Putin. Il suo partito conta assai poco, ma lui ottiene molto perché lui è la Francia ancora per due anni e forse anche dopo. Il voto di oggi sarà molto importante da questo punto di vista. La “souveraineté” è comune a tutti i partiti francesi ma tocca al popolo stabilirne la titolarità e sono in tre ad aspirarvi da posizioni molto diverse l’uno dall’altro.
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Con l’Europa l’Italia di Matteo Renzi è ormai in aperto contrasto. La verità è che il nostro è il Paese dell’Europa in maggiore dissenso con le Autorità di Bruxelles e con la Germania. La Francia ci tratta come il padre tratterebbe un figlio con desiderio di autonomia e un orgoglio che non corrisponde alla realtà: difetti che il padre comprende e spesso perdona ma talvolta bacchetta.
Siamo – tanto per fare un esempio – il solo Paese dell’Eurozona e dell’intero Occidente che non si considera in guerra con il Califfato. Abbiamo quattro aerei Tornado e droni che sorvolano alcune zone dell’Iraq per fotografare possibili obiettivi da bombardare e basta. Guerra? Niente guerra se prima non ci sia una coalizione mondiale che indichi l’obiettivo politico finale quando il Califfato e le sue propaggini terroristiche saranno state distrutte e i confini della regione mediorientale opportunamente modificati. Vien da dire a “babbo morto”.
Questo significa che qualcuno la guerra dovrà pur farla, ma noi no. Mettiamo insieme le “intelligence” questo sì; mandiamo cento militari in più al posto di altrettanti francesi richiesti per altri più importanti impegni, nel contingente Onu in Libano. Basta così. Hollande del resto non ha chiesto nulla più di questo dopo un incontro con Renzi durato venti minuti a Parigi. Il figlio è simpatico ma un po’ discolo. Pretendere di più sarebbe tempo perso.
Ma, guerra a parte, i guai con l’Europa riguardano la politica economica, la flessibilità, la gestione del debito pubblico. La Germania lesina, la Commissione europea lesina, il presidente dell’Eurozona lesina, la Francia si occupa d’altro. Dal punto di vista della flessibilità e della gestione del debito anche la Francia è in difetto con Bruxelles ma il debito francese è assai minore del nostro e poi la Francia è in guerra e noi no, differenza non da poco.
Noi vogliamo fare una politica neo-keynesiana, governare col deficit. Il ministro tedesco dell’Economia, Schaeuble non vuole, Merkel non vuole, Juncker non vuole. Neppure Draghi vuole, anche se sta comprando titoli e obbligazioni private in Europa e quindi in Italia a tutto spiano. Il prezzo del petrolio scende e per noi è un buon risparmio. Il tasso di cambio incoraggia le nostre esportazioni verso l’area del dollaro e questa è crescita. Il tasso di interesse scende e questa è una buona carta che crea un avanzo nei prezzi di collocamento dei vari buoni del Tesoro. Questo lo fa Draghi, non Renzi, ma il nostro presidente del Consiglio nel frattempo non è stato con le mani in mano, anzi ha mosso la nostra società con cambiamenti che aspettavano da trent’anni di essere attuati ma nessuno c’era riuscito. Lui sì e l’elenco è lungo: “In un anno e mezzo di governo – ha scritto Marcello Sorgi sulla Stampa di venerdì – è riuscito a fare approvare da un Parlamento ingovernabile la riforma elettorale, quella del lavoro, la legge sulla responsabilità dei giudici, la riforma della scuola e sta per ottenere la riforma costituzionale (cancellazione del bicameralismo) e quella della Rai. E poi la rottamazione ai vertici delle aziende pubbliche”.
Tutto vero caro Sorgi, ma sono riforme buone per il popolo oppure indifferenti o dannose? Non mi pronuncio in materia perché l’ho fatto più volte proprio in quell’anno e mezzo in cui venivano proposte e approvate. Risultati? Ancora non sappiamo perché non li hanno prodotti. In compenso è scoppiato lo scandalo bancario e di questo occorre approfondire qualche aspetto.
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Ho la sensazione che molti non abbiamo ben chiaro il rapporto tra la banca e la moneta. Storicamente si tratta di questo: l’intermediazione tra chi ha bisogno di prestiti e chi ha la capacità di trovare il denaro necessario. Si chiama banca, il banchiere riesce a trovare chi presta soldi e lui a sua volta li presta a chi glielo chiede. Il banchiere cioè riceve prestiti e li presta a sua volta; naturalmente preleva una commissione a suo favore e così ne nasce un profitto e nuove iniziative. Il prestito ricevuto dal banchiere si chiama deposito, cioè moneta risparmiata e depositata che produce reddito.
L’intera operazione crea moneta e dà frutto a tutti. Ma non mancano incidenti di percorso: debitori del banchiere che non riescono a utilizzare con profitto il prestito ricevuto e non sono in grado di restituirlo; i banchieri che perdono i loro crediti e rischiano di fallire, i depositanti il cui deposito non solo non rende più ma rischia di scomparire del tutto.
E poi ci sono operazioni truffaldine, del banchiere e/o del suo debitore a danno dei depositanti che possono anche avere investito i loro depositi in titoli il cui acquisto è stato suggerito o addirittura imposto dal banchiere in questione.
Nel caso specifico delle quattro banche di cui si tratta la gestione è stata molto spensierata da parecchi anni a questa parte, i prestiti sono spesso andati in sofferenza, i depositi sono stati indirizzati con mano dura verso acquisto di titoli che non potevano né dovevano essere offerti ad una clientela di modeste dimensioni ed infine ulteriori appropriazioni indebite sono state effettuate dai dirigenti delle banche medesime.
Sulla cattiva gestione che la vigilanza della Banca d’Italia dotata di ampi poteri ha attentamente indagato, la stessa Banca d’Italia ha decretato, forse con qualche ritardo, il commissariamento. Ma gran parte delle operazioni sopraindicate sono dei reati veri e propri e su quelli interverrà sicuramente la magistratura ordinaria. Quanto alla Banca centrale la quale detta i criteri con i quali le Banche centrali nazionali debbono esercitare la vigilanza, Draghi da tempo chiede all’Europa la garanzia sui depositi di tutti i Paesi dell’Eurozona e questo è il nucleo di quella che l’Europa ha già accettato in linea di principio e cioè l’Unione Bancaria.
Il governo italiano potrà ricorrere a questa garanzia europea quando essa sarà stata attuata, cosa che ancora non è avvenuta anche perché la Germania è piuttosto contraria. Ricordo che quando ci fu il fallimento del Banco Ambrosiano, dopo la gestione disastrosa del banchiere Calvi che fu poi ucciso dalla mafia, l’allora governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi e l’allora ministro del Tesoro Nino Andreatta separarono la banca fallita dalla banca rifatta e presieduta da Bazoli. In quell’occasione Ciampi inventò il metodo di consentire ai depositanti della banca fallita di chiedere che il loro deposito si trasformasse in un deposito presso la banca rifondata la quale a sua volta avrebbe dovuto assumere una parte delle responsabilità di fronte al liquidatore giudiziario e ricevere contemporaneamente un supporto dalla Banca centrale. Bisognerebbe rivedere quel passato e trarne qualche spunto operativo.
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Ed infine: esiste ancora la sinistra in Italia? Merita d’esser rifondata e opportunamente rappresentata? La sinistra esiste certamente come valore. In Italia c’è un partito di centrosinistra che sta cambiando pelle nel bene e anche nel male, in proposito i punti di vista sono diversi ed è normale che così avvenga. Ma c’è una questione sulla quale la sinistra dovrebbe battersi unita, un punto fondamentale fatto di valori e non di parole: l’unità dell’Europa. Invece la sinistra italiana ed europea, in tutte le sue correnti, movimenti, partiti e partitini, non fa assolutamente nulla in quella direzione come se il problema o non esistesse o non la riguardasse.
Cito in proposito quanto ha scritto pochi giorni fa la presidente della Camera, Laura Boldrini sul Corriere della Sera: “C’è una grave difficoltà che sta attraversando l’Europa sotto la pressione della spinta nazionalistica e populista. A questo si aggiunge che troppo spesso è vincente l’interesse nazionale ad ispirare l’azione dei governi e del Consiglio europeo che tutti li comprende. È ora di agire. Chi vuol far credere che gli Stati nazionali possano competere su scala globale con i giganti dell’economia e della politica è un illusionista che non ha come obiettivo risolvere i problemi ma vuole soltanto capitalizzarne il beneficio elettorale. Servono invece proposte percorribili che vadano incontro ai bisogni delle persone a cominciare dalla crescita e dalla creazione di nuovi posti di lavoro”.
Questo sarebbe il compito della sinistra italiana e di quella europea ma per ora nulla si vede. Sarebbe venuto il momento che si svegliassero.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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CariFerrara, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria tutto normale ?

Alla fine si è scoperta la verità: alcune banche hanno consigliato ai loro clienti, obbligazioni subordinate, senza informare sul possibile rischio chi li sottoscriveva.
Come si devono chiamare questi dirigenti servili solo agli ordini superiori ? Sono come quei procacciatori di affari, che si presentano alla porta di casa, o ti chiedono una firma per una associazione benefica invece ti vendono una enciclopedia, o ti pressano con le telefonate per offrirti contratti di luce, telefono e gas, promettendo evidenti risparmi sapendo di non dire la verità.
Sono “imbroglioni”, questo sono stati quei funzionari di banca, “imbroglioni”che hanno fatto sottoscrivere le obbligazioni, a persone semplici, che speravano di far fruttare i loro risparmi, spesso le privazioni di una vita, per avere una vecchiaia tranquilla o qualcosa da lasciare ai figli.

 Quei funzionari di banca non si sono comportati da “persone per bene”  compreso il padre della Ministra, vicepresidente della banca della Etruria, e dovrebbero essere denunciati e dovrebbero loro pagare per il male che hanno arrecato. Altrettanta colpa hanno chi doveva vigilare sull’operato delle quattro banche fallite e non lo ha fatto con la dovuta severità e diligenza.
La nostra Costituzione all’art. 47, recita ” La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito…
Così non è stato.
Questa gente truffata, ora scende in piazza a reclamare il maltolto, vorrebbero che il governo rimediasse e si facesse carico ( con i soldi della collettività) del torto subito.
Il Governo prima ha parlato, con il ministro Padoan, “della necessità di una misura umanitaria volta a tutelare le fasce deboli dei risparmiatori”, poi come da rituale ha dato la colpa alle ferree regole imposte dall’Europa, ora da ultimo, con un emendamento alla Finanziaria 2016 pensa di istituire un Fondo da 100 mln per rimborsare in parte i risparmiatori che hanno perso tutto con il salvataggio di CariFerrara, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria attraverso un “arbitrariato”, che accerti se da parte delle banche sono stati venduti titoli in modo ingannevole.

Vi sembra tutto normale ?

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Io mi sento,  di dare ragione a Saviano che nell’editoriale de “La Repubblica” chiede le dimissioni del Ministro Boschi, il cui padre è stato vicepresidente di Banca Etruria. “Non è disfattismo criticare le azioni del governo. Per molto meno – nel periodo del governo Berlusconi – abbiamo raccolto firme e siamo scesi in piazza. Si può criticare l’esecutivo senza essere dalla parte di Salvini o di Grillo”.

Ha proprio ragione Saviano, e, come non accettavo la malapolitica di Berlusconi così mi sento libera di criticare le contraddizioni di questo governo senza essere dalla parte di Salvini o di Grillo.
Paola

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Una lacrima

Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.

Gianni Rodari

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Siamo tutti STRANIERI

stranieriIl 10 dicembre è la Giornata mondiale dei diritti umani che ricorre ogni anno nel giorno della dichiarazione universale del 1948 da parte dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Parigi:Conferenza sul clima per salvare il Pianeta

clima
Parigi, dopo essere stata la vittima del terrorismo, in questi giorni è la capitale del pianeta Terra. Dopo le devastazioni causate al nostro ambiente di vita dal processo di industrializzazione esasperato, principalmente ad opera dell’Europa, dell’Occidente e dei Paesi Asiatici emergenti, oggi finalmente, allarmati dalle previsioni catastrofiche degli scienziati, i grandi della terra hanno capito che occorre con urgenza intervenire.
Tanti Capi di Stato e di governo hanno dichiarato il loro impegno per salvare il pianeta dal surriscaldamento climatico, ormai molto avanzato e pericolosamente vicino alla soglia di disastri irreversibili.
C’è da augurarsi che l’obiettivo di un accordo universale, vincolante si possa raggiungere.
Sarebbe un disastro per tutti noi se anche Parigi diventasse come il protocollo di Kyoto, disatteso dalla maggior parte dei Paesi sottoscrittori, incuranti della distruzione del pianeta.

Abbiamo solo questo di PIANETA e bisogna consegnarlo vivo alle generazioni che verranno, come hanno chiesto a gran voce quel milione di persone che hanno marciato in centinaia di città del mondo e come ha ribadito papa Francesco.

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Non dimentichiamo mai, anche nelle nostre piccole azioni del vivere quotidiano, la gravità del problema.
Già oggi, in Europa l’Agenzia per l’Ambiente (AEA) ha registrato nel 2012 quasi mezzo milione di decessi prematuri, rispetto alla normale aspettativa di vita, per l’inquinamento dell’aria, con l’amara sorpresa di trovare l’Italia prima in questa tragica classifica con oltre 84 mila decessi.
Paola

Sale la NEBBIA

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

                                                                                        –

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Buona solennità dell’ IMMACOLATA a tutti Voi,
un abbraccio a quanti sono immersi in mezzo a tanta nebbia.
Chi non conosce la malinconia non avrà mai un momento di felicità..

 …Ma tu che stai,  ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.
Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera

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Eugenio Scalfari: I valori che Repubblica ha sempre sostenuto e sosterrà.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 6 Dicembre 2015. Libertà senza eguaglianza diventa privilegio dei forti sui deboli
Una volta tanto parlerò della nascita di Repubblica e quindi anche di me. L’anniversario ricorre il 14 gennaio, l’anno era il 1976. Tra le fotografie appese al muro della mia stanza al giornale ce n’è una con l’immagine dei “fondatori” che sfogliano il primo numero mentre le copie escono dalle rotative. Ne avevamo due, una a Roma l’altra a Milano, erano piccole e stampavano soltanto 15mila copie all’ora. Quella notte lavorarono dieci ore ciascuna e complessivamente stamparono 300mila copie che andarono esaurite. C’era molta attesa nel pubblico ma nei giorni successivi gradualmente ma inevitabilmente diminuirono; dopo un paio di settimane scendemmo a 70 mila copie vendute e lì per fortuna ci fermammo, non erano poche ma assai lontane dal punto di pareggio tra entrate e uscite della nostra società proprietaria del giornale (metà dell’Espresso e metà della Mondadori, allora guidata dalla famiglia del fondatore Arnoldo).
Il punto di pareggio l’avremmo raggiunto con la vendita di 130 mila copie e la relativa pubblicità; il capitale della società era di cinque miliardi di lire che sarebbero durati tre anni; se entro quel termine il pareggio non fosse stato raggiunto la decisione che era già stata presa era la chiusura di Repubblica perché non volevamo fare un giornale in perdita permanente. Queste notizie le comunicai alla assemblea dei redattori riunita alla vigilia dell’inizio della produzione. Nella fotografia sopra ricordata si vedono una decina di persone.
Ci sono Carlo Caracciolo, Mario Formenton amministratore delegato della Mondadori, Gianni Rocca redattore capo, Mario Pirani, Sandro Viola, Gianluigi Melega, Fausto De Luca e naturalmente anch’io e qualche altro collega. Aggiungo che i cosiddetti numero zero, che sono la prova del giornale prima ancora che sia messo in vendita, cominciarono il 15 dicembre, furono in tutto sedici e l’ultimo è datato 11 gennaio ed ha sette prime pagine diverse l’una dall’altra.
Questi sono i dati tecnici essenziali. La storia dei mesi successivi è nota: restammo inchiodati alle 70 mila copie di vendita per circa due anni; poi cominciammo a crescere con l’inizio del terrorismo delle Brigate Rosse e accelerammo dopo il rapimento e poi la morte di Aldo Moro. Nell’autunno del ’78 avevamo raggiunto il pareggio di bilancio e la crescita delle vendite non si fermò fino a quando nel ’86 raggiungemmo e superammo il Corriere della Sera ad un livello medio di 700 mila copie. Ovviamente il giornale era profondamente mutato: dalle 32 pagine iniziali ne contava 56 nell’edizione nazionale e 68 in quelle locali; avevamo introdotto lo sport che all’inizio non c’era, ampliata la cultura e gli spettacoli, le quotazioni di Borsa e la meteorologia. Insomma era ormai completo in tutti i settori.
A differenza degli altri la nostra diffusione era nazionale, nel Nord, nel Centro, nel Sud e nelle Isole ed anche all’estero e così è durato anche nel secondo ventennio con la direzione di Ezio Mauro fino a quando i mutamenti della tecnologia hanno prodotto in tutto il mondo la crisi della parola scritta e la nascita della rete Internet che ha dimezzato la diffusione dei giornali e dei libri. Ma l’importanza di Repubblica e il numero dei lettori è rimasto molto elevato se si sommano il giornale cartaceo e quello letto attraverso il sito Internet. Dobbiamo dunque approfondire le ragioni che a quarant’anni di distanza dalla sua fondazione rendono ancora essenziale la lettura di Repubblica nonostante i profondi mutamenti della società nei suoi aspetti sociali, economici, culturali e politici.
Non dimentichiamo che Repubblica nacque dal settimanale L’Espresso del quale abbiamo celebrato la nascita avvenuta sessant’anni fa, il 2 ottobre del 1955. Pochi sanno che quando Arrigo Benedetti ed io proponemmo ad Adriano Olivetti e al presidente dell’Eni, Enrico Mattei, di finanziare la nostra iniziativa, il progetto che avevamo formulato era un giornale quotidiano, in gran parte simile a Repubblica. Simile nel formato e nella linea culturale e politica. Mattei era disposto a farlo, Olivetti ci propose invece di ripiegare su un settimanale poiché le sue disponibilità finanziarie non erano in grado di editare un quotidiano. Noi preferimmo avere come editore Olivetti che il presidente di un ente pubblico come l’Eni, ma il nostro progetto di quotidiano era talmente piaciuto a Mattei che sette mesi dopo l’uscita dell’Espresso l’Eni pubblicò il Giorno. Ebbe un buon successo corrispondente ad una vendita di 200 mila copie, soprattutto nel Nord. Il formato era quello attuale di Repubblica e – come il nostro progetto nato vent’anni dopo – aveva abolito la terza pagina dedicata alla cultura, spostandola verso il centro del giornale; le pagine due e tre contenevano il fatto quotidiano più importante mentre i commenti politici ed economici erano collocati nelle pagine sei e sette.
Ricordo queste cose perché Repubblica nasce da un’idea che non ha 40 ma 60 anni di vita e non è un caso che nel 1976 tra i più importanti giornalisti assunti da me nelle settimane precedenti all’uscita di questo giornale molti provenivano dal Giorno come Giorgio Bocca, Natalia Aspesi, Fausto De Luca, Giovanni Valentini; altri per restare con noi lasciarono la Stampa (Sandro Viola) e il Corsera (Edgardo Bartoli); altri ancora provenivano da Paese Sera, dall’Unità e dall’Ora di Palermo (Miriam Mafai, Giorgio Signorini, Franco Magagnini, poi Sebastiano Messina, Giuseppe D’Avanzo, Antonio Polito).
I giornalisti cofondatori di Repubblica sono stati professionalmente molto dotati e quelli più giovani hanno imparato benissimo il mestiere dopo un’esperienza sul campo di pochi mesi. Il loro orientamento politico era di provenienze molto diverse, alcuni comunisti, altri liberalsocialisti o socialisti, altri ancora moderati ma appena entrati a far parte parteciparono rapidamente alla linea del giornale che ebbe fin dall’inizio una sorta di Dna che rimonta a Piero Gobetti, ai fratelli Rosselli, a “Giustizia e Libertà” e al Partito d’Azione. Questa linea era la stessa di personalità del tipo di Valiani, Calogero, Omodeo, Salvatorelli, Jemolo, Norberto Bobbio, Riccardo Lombardi, Paolo Sylos Labini, Spriano, Ugo La Malfa e, sia pure con veste marxista, Antonio Gramsci, Antonio Giolitti, Bruno Trentin, Luciano Lama, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer, Pietro Ingrao, Giorgio Napolitano, Alfredo Reichlin, Giovanni Amendola, Negarville e Terracini. Dall’altro lato dello schieramento politico posso fare i nomi di De Gasperi, Dossetti, Ciriaco De Mita, Sergio Mattarella. Erano cattolici ma profondamente democratici e come tali una vicinanza se non addirittura una partecipazione ai valori che l’Espresso prima e Repubblica poi hanno sempre sostenuto e cercato di diffondere nel Paese.
Per concludere parlerò ora dei valori che formano la sostanza del nostro lavoro giornalistico. Si riassumono in nove parole: libertà, eguaglianza, fraternità, giustizia, democrazia, divisione dei poteri costituzionali, diritti, doveri, innovazione. I primi tre, libertà eguaglianza fraternità, derivano dall’Illuminismo inglese e soprattutto francese e dalla grande rivoluzione del 1789 quando il Terzo Stato diventò costituente e il potere assoluto cadde per far luogo al potere costituzionale. Le ripercussioni – sia pure con drammatiche fratture e mutamenti regressivi – si diffusero in tutta l’Europa ed anche negli Stati uniti americani. Le bandiere a tre colori e l’inno della Marsigliese divennero i simboli di quella nuova e rivoluzionaria cultura. Soprattutto i primi due, libertà e eguaglianza. L’una non può vivere senza l’altra perché libertà senza eguaglianza diventa privilegio dei forti sui deboli e eguaglianza senza libertà diventa una caserma dove comandano demagoghi e/o tiranni.
La giustizia è il canone giuridico dell’eguaglianza, i diritti e i doveri sono reciprocamente dovuti dallo Stato ai cittadini (i diritti) e dai cittadini allo Stato (i doveri). Infine l’innovazione rappresenta la spinta, il motore, i desideri che alimentano la vita evitando un letargo che comprime la vita in un percorso ripetitivo senza alcuna creatività. Questi sono i nostri valori e questa è la pubblica opinione della quale siamo la voce. Un’opinione sostanzialmente laica che però ha recentemente incontrato Papi innovatori e perfino rivoluzionari come nell’ultimo cinquantennio sono stati Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e soprattutto Francesco, il più rivoluzionario di tutti i suoi predecessori. Se guardate papa Francesco da laici e anche da non credenti vi accorgerete che quella voce esprime i nostri valori, li condivide tutti e in particolare quelli sulla fraternità, sull’eguaglianza, sulla giustizia e sull’innovazione. I tempi in cui viviamo sono drammatici e in certi casi tragici, ma la luce dell’autocoscienza e del bene verso il prossimo ci inducono a non disperare.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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