Forse è la volta buona: L’accordo sul clima è arrivato, 195 Paesi hanno firmato l’intesa.

Accordo sull'ambienteI punti dell’accordo sul clima:

Accordo vincolante
“Un accordo ambizioso, equilibrato, sostenibile e soprattutto giuridicamente vincolante”, ha annunciato Laurent Fabius, padrone di casa nella Cop21. Accanto a lui il presidente francese, François Hollande, e il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki-Moon. “È uno storico punto di svolta”, ha ricordato Fabius. “Si tratta del primo accordo universale nella storia dei negoziati in termini climatici”, ha aggiunto Hollande, ricordando che la sigla è stata posta a un mese esatto dagli attacchi di Parigi. “Quello che arriva dalla Cop21 è un messaggio di vita e sono orgoglioso che arrivi proprio da Parigi che un mese fa è stata colpita al cuore”, ha ricordato il presidente.

Limite al di sotto dei 2 gradi
Punto chiave del testo di accordo è mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali entro il 2020 e proseguire gli sforzi per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, “riconoscendo che questo ridurrebbe significativamente i rischi e gli impatti del cambiamento climatico”. Tra i sostenitori, più di 100 Paesi, l’Unione europea e soprattutto degli Usa. Tra i contrari, l’Arabia Saudita, secondo cui un obiettivo così ambizioso potrebbe mettere a rischio la sicurezza alimentare del pianeta.

Emissioni gas effetto serra
Tra i nodi più controversi, l’obiettivo fissato nel testo, di ridurre le emissioni inquinanti. Si prevede di raggiungere un picco globale delle emissioni di gas a effetto serra nel più breve tempo possibile, riconoscendo che ci vorrà più tempo per i Paesi in via di sviluppo, e di “intraprendere riduzioni rapide da quel picco in poi secondo le conoscenze scientifiche disponibili, in modo da raggiungere un equilibrio tra le emissioni in atmosfera e le emissioni assorbite in modo persistente dalle biomassa (foreste, suolo) o catturate e stoccate sotto terra. I Paesi a rischio climatico e molte ong avevano chiesto un impegno chiaro, mentre i giganti emergenti – India e Cina – premevano per posticipare o sfumare qualsiasi obbligo, rivendicando il diritto a bruciare carbone. Per questo, nella bozza finale del testo non si parla più esplicitamente di “neutralità carbonica” e non si precisa più l’obiettivo delle riduzioni entro il 2050.

100 miliardi per i Paesi in via di sviluppo
Inserito all’interno delle decisioni non vincolanti, dopo le proteste degli Stati Uniti, nel testo compare l’invito “ai Paesi sviluppati a incrementare il loro livello di supporto finanziario, con una roadmap concreta per raggiungere l’obiettivo di fornire insieme 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020 per mitigazione e adattamento, aumentando in modo significativo i finanziamenti per l’adattamento rispetto ai livelli attuali e fornendo l’appropriato supporto tecnologico e di creazione di competenze”.

Revisione degli impegni
Ogni cinque anni i paesi dovranno rivedere il loro contributo attraverso un meccanismo di “segnalazione e di responsabilità trasparente”. Lo si legge nella bozza di accordo, il cui scopo è rinnovare gli impegni nazionali per raggiungere gli obiettivi fissati e quelli futuri che non potranno essere meno ambiziosi rispetto a quelli precedenti.

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