Siamo state citate: Lettera43 il quotidiano nazionale on line

Lettera43

Lettera43, il quotidiano web fondato e diretto da Paolo Madron, oggi, ci ha menzionati in un articolo scritto da Francesca Buonfiglioli  dal titolo,”Consulta e non solo: i voti in comune Pd-M5s

Eletti i tre giudici costituzionali. Tutte le “intese” tra democratici e pentastellati. A livello nazionale e locale. Dalle unioni civili agli ecoreati.
Il M5s alla fine ha detto sì. La terna di magistrati proposta dal Pd per la Consulta – Augusto Barbera espresso dal Pd, Franco Modugno votato dai 5 stelle e Giulio Prosperetti scelto da Area popolare – è piaciuta ai deputati pentastellati, che hanno contribuito in maniera decisiva alla loro elezione.
I dem hanno così scaricato Forza Italia per ‘inciuciare’, stando ai critici, con il Movimento.
Nonostante le dichiarazioni di guerra – l’ultima è stata la sfiducia a Maria Elena Boschi alla Camera e al Senato – non è la prima volta che M5s e Pd si trovano d’accordo. Era accaduto, il 2 settembre, sul disegno di legge riguardante le unioni civili.
In commissione Giustizia al Senato è passata una premessa all’articolo 1 che riconosce «le unioni civili tra persone dello stesso sesso» come una «specifica formazione sociale». L’appoggio dei grillini, in un’inedita maggioranza trasversale, in questo caso ha però ottenuto anche un altro risultato: mettere Renzi e i suoi con le spalle al muro, privandoli di qualsiasi alibi per non andare avanti con il provvedimento.
Una partenità contesa. Lo stesso è avvenuto a fine aprile: la legge sugli ecoreati è infatti stata approvata al Senato da M5s e Pd che hanno naturalmente rivendicato entrambi il successo.
«È una giornata storica», ha commentato un euforico Luigi Di Maio.
«Finalmente quei maiali che hanno inquinato le nostre terre sotterrando rifiuti tossici e facendo ammalare tante persone, pagheranno».
Mettendo però in chiaro: «È una legge che si sarebbe dovuta approvare 20 anni fa, ma almeno oggi mettiamo un punto, con questa legge vendichiamo tutti i nostri morti, i bambini malati di tumore, è una legge che dedichiamo alle mamme dei bambini della terra dei fuochi».
«Un atto che dedichiamo alla signora Romana di Casale Monferrato, lei sa perché. Un atto che nasce da tanti parlamentari, non solo del Pd, prima firma Ermete Realacci», ha scritto fiero su Facebook pure Renzi, a didascalia della foto nella quale firmava il provvedimento

No al DDL sulla responsabilità dei Magistrati. Nel 2014, invece, grazie all’asse – provvisorio, naturalmente – tra dem, pentastellati ed ex M5s è stato bocciato il disegno di legge sulla responsabilità civile dei magistrati voluto e perorato dal centrodestra. In commissione Giustizia al Senato è stato infatti approvato un emendamento M5s che di fatto cancellava il cuore del provvedimento. Comprensibilmente irritato il presidente forzista Francesco Nitto Palma: «Faccio notare». tenne a precisare, «che in Commissione si forma una maggioranza politica diversa rispetto a quella che sostiene il governo e di questo Renzi ne dovrà prendere atto».
Un discorso a parte va fatto per l’ordine del giorno presentato il 3 dicembre dal M5s a firma Alessandro Di Battista che impegnava il governo ad astenersi dal modificare l’Italicum, affossato poi con 400 voti contrari e solo quattro favorevoli.
Quasi impossibile credere alla favola di un endorsement grillino. Eppure qualcuno nel Pd, come l’ottimista Ivan Scalfarotto, ci è cascato. «Esprimo soddisfazione per il cambio di linea di M5s», aveva commentato infatti il sottosegretario alle Riforme, «che in Aula, con un odg del deputato Alessandro Di Battista, ci ha chiesto formalmente di non cambiare la legge elettorale, che dopo 10 anni abbiamo faticosamente modificato».
«Il M5s impegna il governo Renzi a non cambiare l’Italicum», aveva invece twittato tronfio il dem Andrea Marcucci. «Tra un anno saranno a favore anche della riforma del Senato e della Buona scuola. Meglio tardi che mai».
La ‘Trappola grillina”. In realtà, almeno secondo la versione dei 5 stelle, si è trattato di una trappola in piena regola. A spiegarlo su Facebook (dopo alcuni sfottò piddini sui social) Danilo Toninelli: «Lo abbiamo fatto per sbugiardarli perché sappiamo che sono già pronti ad approvare una normetta anti-M5s nell’Italicum per non permetterci di vincere». E, ancora: «Il Pd e il governo hanno votato contro, quindi significa che lo vogliono modificare».
A rincarare la dose, il gruppo M5s alla Camera: «Maggioranza e governo sono venuti allo scoperto ed è bastata una sola semplice riga per incastrarli e fargli
palesare che modificheranno l’Italicum per trarre vantaggio dalle reintroduzione delle coalizioni. Tutto, infatti, fa pensare che ogni cambiamento sarà apportato solo per andare contro il M5s»
Ius soli, la bufala spacciata dalla Lega .
A far passare il M5s come stampella del Pd ci ha provato la Lega Nord.
Sulla pagina Facebook del partito di Matteo Salvini il 13 ottobre scorso compariva un: «Vergogna! I cinquestelle si astengono sulla cittadinanza facile agli immigrati che viene approvata. Lo ius soli passa alla Camera con la complicità dei grillini». E via con lo slogan. «Gratta il grillino, trovi il piddino».
La regola  della Camera. Peccato, per i leghisti, che il voto sia passato con 310 voti a favore, 66 contrari e 83 astenuti. Numeri che avrebbero reso inutile il voto contrario del M5s visto che i deputati in Aula erano 75.
Ma anche la loro astensione non ha cambiato le carte in tavola. Visto che secondo il regolamento della Camera «nelle votazioni per la cui validità è necessaria la constatazione del numero legale, i deputati presenti, i quali, prima che si dia inizio alla votazione, abbiano dichiarato di astenersi, sono computati ai fini del numero legale».
Se a livello nazionale le affinità elettive tra M5s e Pd si contano sulle dita di una mano, a livello locale la situazione è un poco diversa.
Resta sempre valida la regola anti inciucio e anti accordo, questo sì. Ma qualcosa negli anni si è mosso.
In Sicilia, per esempio, dove non sono rari gli assist tra 5 stelle e il governatore dem Rosario Crocetta. Anche se quel «modello meraviglioso» decantato da Grillo nel febbraio 2013 ormai è morto e sepolto.
La lotta contro i termovalorizzatori. Eppure, lo scorso agosto, si sono ritrovati dalla stessa parte della barricata contro il piano del governo nazionale che nel decreto attuativo dello Sblocca Italia prevede la costruzione di due termovalorizzatori sull’Isola.
E per l’acqua pubblica. E sempre questa estate, a quattro anni dal referendum, la Sicilia ha approvato una legge per garantire la gestione pubblica dell’acqua. Un sì giunto dopo lunghi bracci di ferro tra maggioranza e M5s che, alla fine, ha ceduto. «Abbiamo dato un grosso contributo a migliorare una legge che senza il nostro apporto rischiava di essere pessima», ha commentato il 5 stelle Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente. «Anche se non nascondiamo che tantissime cose potevano andare meglio, possiamo dire di avere messo centrato numerosi obiettivi».
Non stupisce invece più di tanto l’accordo raggiunto nel 2014 dal M5s di Parma del sindaco ‘ribelle’ Federico Pizzarotti con il Pd e il centrodestra per eleggere un piddino alla presidenza della Provincia. Portato avanti, naturalmente, contro il divieto di Grillo.
Una questione di responsabilità. «Come dovrebbe fare ogni istituzione che rappresenta le ansie, le aspettative e le speranze dei cittadini», scrisse il sindaco su Facebook rispondendo a chi gridava all’inciucio, «lo facciamo perché è un atto dovuto alla responsabilità: i poteri della Provincia riguardano l’Ambiente, il Territorio, la Scuola Pubblica e la Mobilità, e io non me la sento di dire ai miei cittadini che Parma, il Capoluogo di questa disastrata ma bellissima Provincia, non discute con le altre Istituzioni su come uscire dalla melma del debito, della crisi e del disastro ambientale. Non c’è nessun accordo definito, non c’è nessuna alleanze né un patto tra partiti. C’è un dialogo tra istituzioni che hanno il dovere di rispondere alle aspettative dei loro abitanti, ma nulla è ancora ufficiale, né un ‘listone’, né diverse liste concorrenti tra loro».
Anche al Nord, in Lombardia, si narra di un voto comune di M5s e Pd.
Era il 2013 e in Consiglio regionale all’ordine del giorno era finita la proposta dem di un referendum consultivo per la fusione di due comuni: Bigarello (2.100 abitanti) e San Giorgio di Mantova (9.400 abitanti).
In questo caso, però, la vera notizia fu che l’allora Pdl votò con Pd e 5 stelle contro la Lega e una parte del partito. Sintomo della crisi del partito berlusconiano, anche a livello nazionale.
Nel nome delle quote rosa. Sempre nel 2013, a Osimo nelle Marche, la presidente del Consiglio comunale piddina, Paola Andreoni, nominò come sua vice – con un atto di fair play e di tutela delle quote rosa – Sara Andreoli del M5s.

Paola Andreoni e Sara Androli

http://www.lettera43.it/capire-notizie/consulta-e-non-solo-i-voti-in-comune-pd-m5s_43675227436.htm
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