Eugenio Scalfari: Con sorriso e con rabbia Angela e Matteo fan buchi nella sabbia.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 31 Gennaio 2016. Con sorriso e con rabbia Angela e Matteo fan buchi nella sabbia. Il futuro è breve per mantenere il potere.
Volevo scrivere oggi sull’Europa e della crisi che la sta devastando nonostante l’indifferenza che ha pervaso le sue istituzioni e la cosiddetta classe dirigente che le amministra; una crisi che è apparsa ancor più chiaramente nell’incontro di venerdì scorso tra Angela Merkel e Matteo Renzi a Berlino.
Lo farò tra poco, ma prima debbo premettere alcune considerazioni sull’incontro in Vaticano tra papa Francesco e Hassan Rouhani, presidente dell’Iran, ed anche sulla preannunciata riunione che avverrà il prossimo 31 ottobre in Svezia tra Francesco e i rappresentanti delle Chiese protestanti di tutto il mondo per celebrare la riforma luterana di mezzo millennio fa in quello stesso giorno, quando Martin Lutero attaccò sulla porta della cattedrale di Wittenberg le sue tesi che spaccarono in due la religione cristiana.
Cinquecento anni, durante i quali si scatenarono guerre religiose, stragi, roghi, torture inflitte da ambo le parti e con l’appoggio dei diversi sovrani che utilizzavano a proprio vantaggio politico quelle tragiche guerre religiose. Uno soltanto tentò la via della riconciliazione nel 1541 e fu Carlo V d’Asburgo, imperatore di Germania e di Spagna, ma il tentativo fallì e le guerre religiose continuarono a insanguinare l’Europa.
Il culmine fu raggiunto nella notte di San Bartolomeo nel 1572 quando gli ugonotti (i protestanti francesi) guidati dal re di Navarra, dal principe di Condé e dall’ammiraglio de Coligny, furono massacrati dai soldati di Caterina de’ Medici e da suo figlio Carlo IX di Valois. Furono ventitremila le vittime di quella mattanza a Parigi e poi continuarono per secoli.
Il 31 ottobre prossimo quella spaccatura in due della cattolicità sarà celebrata e superata. Francesco ha già chiesto perdono ai valdesi, che precedettero di molto la scissione luterana e chiederà perdono anche a Lutero e ai suoi discendenti e il perdono sarà reciproco perché i protestanti hanno anche loro responsabilità di tanto sangue sparso. L’obiettivo di entrambe le parti è di superare quelle divisioni affratellandosi di nuovo nel nome di Cristo. I riti e la liturgia resteranno distinti, ma l’affratellamento sarà aperto nell’ambito di una Chiesa pastorale e missionaria che con una svolta di queste proporzioni, alla quale sono da aggiungere gran parte degli anglicani e in un futuro prossimo anche gli ortodossi delle Chiese d’Oriente, sarà la religione numericamente più diffusa nelle due Americhe, in Europa, in Russia, in Africa, in Asia e in Australia.
Non dimentichiamo però la visita alla sinagoga di Roma di papa Francesco e l’incontro con Rouhani al Palazzo Apostolico il 26 scorso. Il comunicato emesso con l’accordo delle due parti dice così: «Durante il colloquio si sono evidenziati i valori spirituali comuni e si è poi fatto riferimento ai buoni rapporti tra la Santa Sede e la Repubblica Islamica dell’Iran. Si è altresì rivelato l’importante ruolo che l’Iran svolge, insieme ad altri Paesi della Regione per promuovere adeguate soluzioni politiche ai problemi che affliggono il Medio Oriente contrastando la diffusione del terrorismo. Al riguardo è stata ricordata l’importanza del dialogo interreligioso e la responsabilità delle comunità religiose nel promuovere la tolleranza e la pace».
Due iniziative, con i protestanti luterani e con l’Iran islamico, dalle quali esce rafforzata la libertà religiosa, la convergenza umanitaria nonché le ripercussioni politiche di queste iniziative prese in gran parte da papa Francesco. Altre volte l’ho definito profetico e rivoluzionario. Alla base del suo pensiero e della sua azione c’è sempre la fede in un unico Dio che nessuno aveva proclamato con il vigore di Francesco e che rappresenta la scomunica dei fondamentalismi di ogni genere e dei terrorismi e delle guerre che quei fondamentalismi alimentano.
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Ed ora l’Europa e l’incontro a Berlino tra Angela Merkel e Matteo Renzi che è in ordine temporale l’episodio più recente della politica europea. Ma c’è un altro episodio con il quale desidero aprire questo capitolo domenicale: il viaggio di Renzi all’isola di Ventotene, nei pressi di Ischia, per commemorare il “Manifesto per l’Europa” redatto in quell’isola dove erano confinati gli antifascisti ai tempi del regime mussoliniano, da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.
Sono stato amico di entrambi: Spinelli lo conobbi a casa della figlia Barbara che lavorò per molti anni con Repubblica ; Ernesto lo conobbi al Mondo di Mario Pannunzio nel 1949 e lavorammo insieme giornalisticamente e politicamente da quell’anno fino al 1963. Lo dico perché conosco, al di là del Manifesto che peraltro è chiarissimo, il loro pensiero e l’azione che sostennero per l’unità democratica dell’Europa. Spinelli e Rossi puntavano agli Stati Uniti d’Europa sul modello istituzionale degli Stati Uniti d’America. Questo volevano e per questo lavorarono finché vissero, Altiero soprattutto.
Mi rallegro molto con Renzi per questa visita a Ventotene in ricordo ed omaggio all’europeismo di Spinelli (di Rossi non ha mai parlato come se quella firma fosse inesistente) ma forse Renzi non si è mai battuto per gli Stati Uniti d’Europa, cioè per un’Europa federata e non soltanto confederata. In questi ultimi tempi Renzi si è anzi distinto per il suo contrasto con la Commissione europea, battendo i pugni sul tavolo, tenendo in testa il cappello e riaffermando l’autonomia dei governi nazionali i quali, sia pure nel quadro delle regole europee, debbono avere piena libertà di applicarle nei tempi e nei modi decisi autonomamente dai rispettivi governi.
È vero che esistono temi che l’Europa ha finora lasciato nelle mani dei governi nazionali, ma è vero anche che le regole sono emesse dalla Commissione dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri dei 28 Stati membri e dal Parlamento di Bruxelles. Rafforzare l’autonomia degli Stati nazionali, i quali detengono la sovranità collegiale della confederazione col voto spesso unanime e talvolta a maggioranza qualificata significa non già rafforzare l’Unione europea ma indebolirla ulteriormente.
Renzi si sta dunque muovendo su una strada di totale ma consapevole incoerenza, che è già stata negativamente giudicata anche da Giorgio Napolitano oltreché dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, ma che non pare sia stata adeguatamente sostenuta dall’opposizione interna del Pd che si definisce più a sinistra di Renzi.
Questa scarsa sensibilità della dissidenza ha purtroppo un solo significato: la sinistra non c’è più o almeno non si sa che cosa significhi oggi essere di sinistra. L’ha detto più volte Alfredo Reichlin, uno dei dirigenti dell’antico Partito comunista, tuttora presente nella battaglia politica. A Renzi oggi conviene dirsi alla guida d’un partito di sinistra. Questo lo distingue dalla Merkel che capeggia una democrazia moderata, ancorché alleata con il partito socialista tedesco che peraltro conta poco o niente nel determinare la politica della Cancelliera.
Dunque un Renzi di sinistra che si distingue così dalla Merkel moderata e tende a fare tandem con lei proponendosi come il capo di governo che fronteggia o si accorda volta per volta e problema per problema con la Germania. Insomma al posto del tandem Germania-Francia, un nuovo tandem Germania-Italia. Mica male come prospettiva renziana, politicamente parlando. Resta il contrasto economico tra crescita (Renzi) e austerità (Merkel). Ma questo è un contrasto fittizio perché non dipende da nessuno dei due. Dipende invece da quanto sta avvenendo nel mondo intero: in Usa, in Cina, in Giappone, in Russia, in Brasile, nel Medio Oriente. Dipende dall’andamento di alcune materie prime e da alcune attività economiche, a cominciare dall’industria manifatturiera e dalle fonti di energia, petrolio e gas. Dipende dall’andamento climatico e dal fattore demografico. Dipende dalle diseguaglianze sociali e territoriali.
Questo è lo scacchiere. Ma non pare che Renzi ne sia consapevole. O meglio: lo sa ma è più sensibile alla raccolta del consenso, tema a breve raggio temporale. Il consenso serve subito e bisogna farlo durare almeno un anno per poi recuperarlo con nuove ricette elettoralistiche. Il futuro è breve per mantenere il potere. Ce lo ha insegnato Giulio Andreotti, che fu il meglio del peggio nella storia del nostro Paese.
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Dell’incontro Merkel-Renzi abbiamo già detto. Riassumendolo in queste ultime righe dirò che si sono scambiati alcuni biscottini ma nulla di più, né un bel piatto di fettuccine al ragù né una bistecca di manzo. L’appetito è rimasto intatto, non tanto per la Cancelliera che mangia poco, quanto per il nostro presidente del Consiglio che è molto più giovane ed ha una fame arretrata. Quella c’è ancora e non si sa se potrà saziarla, almeno in Europa.
In Italia sì e a volte con soddisfazione generale. Anche nostra, l’ho già scritto domenica scorsa e lo ripeto oggi per quanto riguarda la legge sulle unioni civili. La legge Cirinnà avrà qualche emendamento sull’utero in affitto e sulle adozioni volute da coppie omosessuali con figli non propri. Se altri emendamenti ci fossero ci sarebbe da preoccuparsi e quindi speriamo di no.
Chiuderò con alcuni versi, tratti da una vecchia poesia di Ernesto Ragazzoni scritta nel giugno 1914. Si intitola Ballata e descrive molto bene quello che spesso accade a chi non ama il potere e si contenta di quel poco che può fare per ingannare il tempo che passa e vola via. A volte poche rime chiariscono molte cose.
«Sento intorno sussurrarmi
che ci sono altri mestieri…
bravi, a voi! Scolpite marmi,
combattete il beri-beri,
allevate ostriche
a Chioggia,
filugelli in Cadenabbia,
fabbricate parapioggia.
Io fo buchi nella sabbia.
O cogliete la cicoria
od allori, o voi, Dio v’abbia
tutti quanti in pace e gloria!
Io fo buchi nella sabbia».

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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E’ questa l’offerta del SERVIZIO PUBBLICO RAI: in prima serata un pallone per dimenticare

Oggi , 27 gennaio 2016 in questo giorno particolare, mi  aspettavo  che anche un servizio pubblico come la RAI  – sempre pronta a ricordarci di onorare l’abbonamento – offrisse un palinsesto con film dedicati  alla giornata della memoria.
Tra l’altro una legge dello Stato, la legge 20.7.2000 n. 211,  ricorda  a fare memoria di questa giornata. Lo fanno le scuole, le  Amministrazioni comunali   e tanto più dovrebbe essere compito della Rai, concessionaria di un servizio pubblico,  adempiere agli obblighi di questa legge nella quale,  tra l’altro,  si sottolinea “la necessità di promozione e lo sviluppo di  iniziative volte alla conoscenza e alla riflessione sulla Shoah, affinchè il ricordo di quanto avvenuto non venga mai meno e si diffonda tra le giovani generazioni la consapevolezza di quali enormi effetti possa determinare l’odio dell’uomo contro l’uomo“.

Ebbene, questi sono i programmi in prima serata di Rai 1, Rai 2 e Rai 3 di oggi 27 gennaio 2016 giorno, della memoria:
Rai 1
ore 20:00 TG 1
ore20:30 Calcio: TIM CUP Coppa Italia 2015 / 16 Juventus – Inter Semifinale di andata
ore 23:10 Porta a Porta

Rai 2
ore 20:30 TG 2
ore 21:00 Zio Gianni Gianni e Lo Smartphone
ore 21:10 LOL 😉
ore 21:15 TELEFILM Hawaii Five – 0 – Appostamento – Giustizia per tutti
ore 22:47 Un eroe caduto
ore 23,35  TG 2 notte
ore 23,50  film Gino Bartali: il campione e l’eroe

Rai 3
ore 20:00 Blob
ore 20:15 Sconosciuti La nostra personale ricerca della felicità
ore 20:35 Un posto al sole
ore 21:05 Chi l’ha visto?
ore 00:00 TG3 Linea notte

Questa è  l’Offerta del SERVIZIO PUBBLICO RAI
Rai

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Un bellissimo film di Ettore Scola per il Giorno della Memoria: “Concorrenza sleale”

Un bellissimo, film  di Ettore Scola per rendere omaggio alle vittime degli orrori della guerra, per onorare quanti persero la vita ribellandosi al nazifascismo e per trasmettere ai nostri ragazzi  un messaggio chiaro di pace e fratellanza fra tutti i popoli, affinché quanto accaduto non si ripeta mai più .
Vi  invito a vedere questo film insieme ai vostri figli: per apprezzare il maestro Ettore Scola recentemente scomparso, per arricchire la formazione e la coscienza dei nostri ragazzi ed aiutarli a crescere in modo più consapevole.

Il film è ambientato nel 1938 e parla di due commercianti di stoffe che hanno i propri negozi nella stessa strada romana. Fanno lo stesso lavoro, hanno famiglie simili, appartengono alla stessa classe sociale. Dapprima sono divisi da una rivalità professionale che alimentano con furbizia, ma poi, quando uno dei due, di religione ebraica, è privato delle libertà fondamentali dalle leggi razziali …….

Eugenio Scalfari: Papa Francesco sulla famiglia non ha fatto nessun passo indietro.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 24 Gennaio 2016. Nel contrasto di piazza che si sta verificando tra associazioni cattoliche nel “Family Day” che avrà luogo il 30 prossimo e le molteplici associazioni laiche che andranno avanti fino a quando la legge presentata dal governo sarà discussa e, in forma emendata, approvata (dal 28 prossimo) Francesco non interviene; il compito spetta semmai all’episcopato italiano al quale tuttavia viene ricordato che non deve più occuparsi di politica ma chiarire la posizione pastorale sui problemi in discussione.
Il cosiddetto passo indietro di Francesco sul tema della famiglia non c’è dunque stato. Naturalmente Francesco, come già avvenuto nella discussione sinodale sul tema dell’accesso dei divorziati risposati che chiedono di esser riammessi ai sacramenti, deve cercare soluzioni di compromesso (temporaneo) per mantenere l’unità della Chiesa sinodale. Sul tema dei sacramenti ai divorziati risposati il compromesso è stato di affidare ai vescovi e ai confessori da essi delegati, di decidere se il richiedente può essere riaccolto oppure no. In questo modo l’uscio della riammissione è stato aperto per metà, caso per caso; ma è sempre possibile ai richiedenti della riammissione che abbiano ricevuto parere negativo dal confessore di ripresentarsi dopo qualche tempo penitenziale e formulare di nuovo la richiesta ed è altrettanto possibile, anzi è praticamente certo, che quella seconda richiesta sia accolta.
In questa fase – come sappiamo – la tensione tra il Papa e la Curia ha raggiunto il suo massimo, sicché Francesco deve tenere unita la più larga maggioranza possibile dell’episcopato che privilegia l’azione pastorale e rappresenta in questo modo la Chiesa missionaria voluta da Francesco. Questo spiega ampiamente il compromesso in materia di matrimonio e di unioni civili.
Del resto la parola famiglia è una parola pluri-significativa: designa una comunità di persone unite tra loro da vincoli di affetto o di amicizia o di semplice appartenenza ad una comunità. Nell’antica Grecia e nell’antica Roma la famiglia comprendeva uomo e donna, nonché figli e nipoti, ma anche parenti lontani nel grado di parentela e schiavi, giocolieri, buffoni. Quella insomma che nella Roma classica era chiamata “gens” e aveva anche un nome: la gens Giulia o Claudia o Scipia o Flavia. Ma in tempi attuali esistono anche in tutto il mondo le famiglie mafiose, che prendono il nome del loro capo. Sicché la famiglia matrimoniale non ha natura diversa da quella legalizzata delle unioni civili; sempre di famiglie si tratta, di unioni con analoghi contenuti ma diversi termini lessicali che li distinguono. Il Papa tutte queste varianti le conosce benissimo.
Del resto c’è un altro elemento che Francesco conosce altrettanto bene: la concezione musulmana della famiglia è completamente diversa da quella cattolica, a cominciare dalla supremazia del maschio e dalla poligamia. Ma anche la concezione ebraica è diversa perché la Bibbia dell’Antico Testamento prevede famiglie con due o anche tre mogli per un solo marito. Francesco predica il Dio unico, specialmente tra i tre monoteismi ma per tutte le forme di divinità trascendente. Un Dio unico con scritture e tradizioni diverse, ma unico comunque, sicché le diversità tra le scritture e le tradizioni hanno un impatto assai modesto e sono comunque soggetti a cambiamenti continui che incidono sulla lettera ma non sull’essenza spirituale delle religioni. E questo è tutto per quanto riguarda papa Francesco.
Ma ora c’è il côté laico da descrivere. Chi sono e che cosa pensano su questi problemi?
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I laici si dicono tali indipendentemente dall’essere o non essere religiosi d’una qualunque religione. Di solito sono contrari alla trascendenza; una delle “bibbie” del pensiero laico è infatti Baruch Spinoza, che aveva teorizzato l’immanenza della divinità con il motto ormai famoso “Deus sive Natura”. Comunque non si è laici e non ci si autodefinisce come tali se non per il fatto che ci s’identifica con i valori di libertà, eguaglianza, fraternità. Gustavo Zagrebelsky, su Repubblica di ieri, sostiene che il laico s’identifica con la democrazia, cioè con l’attribuzione del potere al cosiddetto popolo sovrano. Vero, ma fino ad un certo punto. Non sempre infatti il popolo sovrano sostiene con fatti e non solo con parole tutti e tre quei valori. L’Atene di Pericle era piena di schiavi e così pure la Roma repubblicana e poi imperiale. Ed anche la Galilea dove Gesù di Nazaret predicò duemila anni fa. Infine la democrazia borghese ha sempre puntato sulla libertà a spese dell’eguaglianza e la democrazia operaia pur d’ottenere l’uguaglianza ha messo molto spesso in soffitta la libertà.
Concludo su questo punto che i laici sono certamente democratici sempreché quei valori siano tutti e tre considerati con pari forza, il che vuol dire la difesa dei diritti e insieme ad essi dei doveri che ciascun diritto comporta come corrispettivo in favore di quella stessa comunità che riconosce i diritti.
Personalmente critico Renzi tutte le volte (e purtroppo sono parecchie) che deturpa sia i diritti che i doveri, sia sullo scacchiere nazionale che su quello internazionale; ma nel caso in questione che riguarda le unioni civili, l’appoggio che sta dando alla legge proposta dalla senatrice Cirinnà rappresenta un impegno del nostro presidente del Consiglio che merita piena lode. Lode che si accresce quando vediamo che gli si oppongono la Lega, Forza Italia e Grillo con motivazioni prive di senso, per nascondere quella vera di attacco antirenziano. Ci sono mille possibili motivazioni di antirenzismo, a cominciare dalla legge costituzionale e dal referendum che dovrebbe confermarla, ma questa contro la legge Cirinnà no, non regge per nessuna ragione da chi professa una libertà anarchica (Grillo) o un clericalismo da strage di San Bartolomeo.
Naturalmente anche Renzi, come papa Francesco, ha studiato qualche compromesso per superare l’ostilità dei cattolici del suo partito. Ma la Cirinnà, sia pure emendata ma sostanzialmente integra, è un passo avanti notevole, del quale si parla da trent’anni senza che nulla sia stato fatto finora. Nel frattempo la questione è stata legalizzata in tutti gli altri Paesi dell’Occidente, in modo ancor più integrale; si tratta in grande maggioranza di Paesi dove le religioni dominanti sono di carattere protestante e quindi con meno remore al contrario di quanto avviene da noi. L’Italia o è laica nel senso sopraddetto o è cattolica ma oggi con un Papa aperto all’incontro con la modernità. Perciò la legge Cirinnà si discuterà il 28 prossimo e si voterà. Il risultato favorevole non è sicuro, ma probabile. L’ho già detto: spero questa volta che Renzi vinca.
Ci sarebbe ora da parlare dell’Europa. Lo faremo domenica prossima. Oggi posso solo dire che ci sono, in un’Europa divisa in mille pezzi, due sole posizioni positive: quella di Draghi che sta lottando con tutti i mezzi per uscire dal pericolo di un’altra recessione e quella di Schäuble che propone un piano Marshall europeo che aiuti i Paesi africani dove nasce l’emigrazione che ha l’Europa come obiettivo.
Mi sia consentito chiudere con un brano tratto da una poesia di Thomas S. Eliot che – mi sembra – coglie pienamente la transitorietà del tempo che ci attraversa:
“Una dopo l’altra
case sorgono cadono crollano vengono ampliate vengono demolite distrutte restaurate…
C’è un tempo per costruire
e un tempo per vivere e generare
e un tempo perché il vento infranga il vetro sconnesso…
Dobbiamo muovere ancora e ancora
verso un’altra intensità/per un’unione più compiuta, più profonda
attraverso il buio freddo e la vuota desolazione,
il grido dell’onda, il grido del vento, la vastità delle acque
della procellaria e del delfino. Nella mia fine è il mio principio”.
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Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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I gesti che non fanno notizia: l’eroismo di Moussa

“Moussa è un immigrato irregolare, “bloccato” nel nostro Paese in attesa della verifica della sua posizione.
Il coraggioso Moussa è un egiziano di 29 anni che, intorno alle 20,30, stava facendo la spesa nel Lidl a Torino in via Palma di Cesnola.
A un certo punto, un signore con cappellino da baseball e occhiali da sole ha raggiunto la cassiera e, impugnando un grosso coltello, si è fatto consegnare 700 euro.
Il rapinatore non aveva però fatto i conti con il valoroso cliente, che lo ha immobilizzato per poi consegnarlo ai carabinieri.
Il malvivente, un 52enne italiano residente a Torino, è quindi stato arrestato per tentata rapina, mentre il giovane egiziano è stato accompagnato all’ufficio immigrazione della Questura, così da poter avviare le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno per asilo politico.

L’onestà di questo giovane straniero, arrivato in Italia dopo avere attraversato il Mediterraneo a bordo di un barcone, è stata premiata con l’avvio delle pratiche per il permesso di soggiorno.
«Ringrazio tutti per la generosità – ha aggiunto  il ragazzo, che di mestiere fa il muratore e l’imbianchino – Sono felice e ora spero di migliorare la mia vita. Sono venuto qui, in Italia, per questo…».

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27 gennaio 1945 – 2015 a 70 anni dall’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz: per sapere e per non dimenticare

Per sapere, per non dimenticare e
per scegliere la giustizia, la tolleranza e la pace

27 gennaio giorno della memoriaQuando le truppe sovietiche arrivarono al campo di sterminio nazista di Auschwitz, in Polonia, davanti a loro si presentò una scena terribile: uomini, donne e bambini ridotti a scheletro, segregati, torturati e poi uccisi e bruciati solo perché ebrei, zingari, oppositori antifascisti, omosessuali.
Era l’immagine dello sterminio. La più assurda e angosciante barbarie che mente umana abbia immaginato nel Novecento, con milioni di vittime, 6 milioni di ebrei.
Nel corso della seconda Guerra Mondiale, circa 40.000 italiani furono strappati dalle loro case dai militi della Repubblica Sociale o dalle truppe tedesche di occupazione e deportati nei Lager che i nazisti avevano allestito in tutta Europa, per l’eliminazione fisica di milioni di uomini, di donne e di bambini.
Dei deportati italiani, quasi 10.000 furono gli ebrei e circa 30.000 i partigiani, gli antifascisti, i lavoratori; questi ultimi arrestati in gran parte dopo gli scioperi del marzo 1944.
Solo 1 su 10 fece ritorno: il 90% finì i suoi giorni annientato dalla macchina hitleriana dello sterminio.
Altre guerre e altre stragi di innocenti sono seguite a quelle di Auschwitz, di Mauthausen o della Risiera di San Saba a Trieste, l’unico campo di sterminio nazista in Italia.
Stragi spesso ignorate o dimenticate.
Ecco perché la memoria.  La Memoria significa conoscere la nostra storia, anche nelle sue pagine peggiori.
Serve a ciascuno di noi per dire “voglio che quel passato non ritorni. Né qui in Europa, né altrove“.
La Memoria è la difesa di una civiltà dove nessuno possa cancellare – nel senso di eliminare – chi è diverso da lui, perché ha la pelle di un altro colore o perché prega un altro Dio.
La giornata della Memoria è un modo per ritornare col pensiero lì, all’ingresso di Auschwitz. E per rivedere il volto di chi, rinchiuso in quei campi, avrebbe voluto avere una vita serena, lunga, felice e invece gli è stata negata, con la violenza, con la sopraffazione.
Il ricordo di quegli anni tragici ci fa apprezzare ancora di più il valore, l’importanza, della pace e della libertà riconquistata, ci fa comprendere quanto grande è stato il sacrificio di chi ha sofferto e ha combattuto perché il sogno, la speranza di una vita serena, lunga, felice, non fosse/non sia più negato – a nessuno.
E’ per questo che è giusto ricordare, perché ciò che è accaduto non accada mai più.
Questa giornata deve essere, per le giovani generazioni  e per tutti noi adulti, occasione di formazione e di riflessione sull’oggi e sull’attualità di quei fatti che apparentemente sembrano lontani ed irripetibili. Il passato deve lasciare in tutti noi  un segno nel nostro presente e sulle nostre coscienze:

combattere in prima persona gli atteggiamenti di discriminazione verso l’altro.
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La Giornata della Memoria sarà celebrata anche con lo spettacolo teatrale “l’Istruttoria”, Mercoledì 27 Gennaio al Teatro La Nuova Fenice, alle ore 21

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L’istituzione del Giorno della Memoria in Italia è avvenuta con la legge 20.7.2000 n. 211, “La Repubblica Italiana riconosce il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.“.

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Un grande maestro del cinema italiano: Ettore Scola.

Una carriera e una vita nel segno dell’impegno civile, politico e sociale. Un grande maestro del cinema italiano: Ettore Scola.
Scola

papa Francesco:“Cari rifugiati non lasciatevi rubare la speranza”

Questo l’invito di papa Francesco, domenica scorsa, durante l’Angelus in occasione della Giornata del migrante e del rifugiato, davanti a circa 7 mila migranti provenienti da 17 diocesi del Lazio.

Cari migranti e rifugiati non lasciatevi rubare la speranza e la gioia di vivere che scaturiscono dall’esperienza della divina misericordia, anche grazie alle persone che vi accolgono e vi aiutano.Ognuno di voi porta in sé una storia, una cultura, dei valori preziosi e spesso purtroppo anche esperienze di miseria, oppressione e di paura. La vostra presenza in questa piazza è segno di speranza in Dio”.
Migranti-e-rifugiati

Nella piazza romana, era presente anche la Croce di Lampedusa, simbolo che richiama le circa 4 mila vittime (di cui oltre 750 bambini) che lo scorso anno hanno perso la vita nel viaggio verso le nostre coste.

La proposta di legge sulle unioni civili: una legge che darà diritto alla convivenza, all’assistenza reciproca, ai lasciti testamentari, alle pensioni reversibili…

Il progetto di legge sul riconoscimento giuridico delle Unioni civili, che porta il nome dell’on. Monica Cirinnà (PD) è diviso in due parti: la prima riguarda solo le coppie omosessuali. Prevede la l’adozione del figlio del partner e la reversibilità della pensione. La seconda parte è dedicata alle convivenze di fatto.
love-is-love-672x372Il tema delle unioni civili è entrato in questi giorni nella sua fase più accesa. Il 28 gennaio il disegno di legge Cirinnà (Atto del Senato n. 2081) denominato “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” giungerà all’esame dell’Aula. Nel frattempo verranno depositati al Senato gli emendamenti al progetto di legge.

L’unione civile è il termine con cui si indica l’istituto, diverso dal matrimonio, comportante il riconoscimento giuridico, organico e complessivo, della coppia di fatto, finalizzato a stabilirne diritti e doveri. In Italia questo istituto non è stato ancora disciplinato. La coppia di fatto, anche omosessuale, quale formazione sociale, trova riconoscimento solo nell’articolo 2 della Costituzione secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. L’unione di due persone, secondo l’ordinamento giuridico italiano, trova pieno riconoscimento solo attraverso il matrimonio, accessibile alle sole persone celibi e di sesso diverso. Questo disegno di legge dovrebbe quindi dare anche al nostro Paese una legislazione da lungo tempo attesa.

Ma cosa prevede il progetto di legge? Al Senato arriva il cosidetto Ddl Cirinnà bis che recepisce alcune modifiche suggerite dalle audizioni dei costituzionalisti e dal lavoro di elaborazione degli ultimi mesi. Il progetto di legge è composto da due capi: nel primo viene trattato il tema delle unioni civili formate da persone dello stesso sesso, nel secondo invece viene trattato il tema della famiglia di fatto, che è formata naturalmente anche da persone di sesso diverso.

Unioni civili per le coppie omosessuali
Nel primo Capo si introduce per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale tutelata ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione. Non quindi un’apertura al matrimonio egualitario ma, con la sua approvazione, le coppie composte da persone dello stesso sesso, qualificate come “specifiche formazioni sociali”, potranno usufruire del nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile.
Secondo il disegno di legge si potrà costituire un’unione civile fra persone dello stesso sesso con una dichiarazione dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile, in presenza di due testimoni. I soggetti dell’unione potranno scegliere il regime patrimoniale e la loro residenza; potranno anche decidere di assumere un cognome comune.
Di fatto la legge inserisce nel diritto di famiglia un nuovo istituto, diverso dal matrimonio, ma che si può equiparare al matrimonio per diritti e doveri, che si applica solo alle coppie gay. Non possono contrarre l’unione civile persone già sposate o che hanno già contratto un’unione civile; persone a cui è stata riconosciuta un’infermità mentale; oppure persone che sono tra loro parenti.
Con l’unione civile tra persone dello stesso sesso, “le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute a contribuire ai bisogni comuni”. Il testo estende ogni diritto sociale e previdenziale previsto per gli sposati anche ai gay che si uniranno civilmente, quindi anche la pensione di reversibilità. Per sciogliere l’unione civile si deve ricorrere al divorzio.

Cosa succederà alle adozioni ?
L’articolo più controverso è quello che riguarda stepchild adoption (articolo 5, vale a dire l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio del partner). Questo articolo permette l’adozione cosiddetta “non legittimante” del figlio del o della partner.

Nel progetto di legge viene esclusa l’applicabilità dell’istituto dell’adozione legittimante: per le coppie dello stesso sesso unite civilmente non sarà possibile, quindi, adottare dei bambini che non siano già figli di uno dei o delle componenti della coppia. E’ un particolare tipo di adozione tale per cui, fra l’altro, chi adotta non acquista diritti successori nei confronti dell’adottato, ma assume tutti i doveri che incombono sul genitore nei riguardi del figlio.

Convivenze di fatto
Nel secondo capo della legge si parla invece del riconoscimento della convivenza di fatto sia tra coppie di omosessuali sia tra coppie di eterosessuali. La convivenza di fatto viene riconosciuta alla coppie di maggiorenni che vivono insieme e che non hanno contratto matrimonio o unione civile. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi in caso di malattia, di carcere o di morte di uno dei due coniugi. Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante in caso di malattia o di morte. Nel caso di morte di uno dei due conviventi che ha anche la proprietà della casa di convivenza comune, il coniuge superstite ha il diritto di stare nella casa. E inoltre in caso di morte il coniuge superstite ha il diritto di succedere all’altro coniuge nel contratto d’affitto. I conviventi possono stipulare un contratto di convivenza per regolare le questioni patrimoniali tra di loro. Il contratto di convivenza può essere sciolto per accordo delle parti, per recesso unilaterale, matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra uno dei conviventi. In caso di scioglimento del contratto di convivenza il giudice può riconoscere a uno dei due conviventi il diritto agli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

Sono anch’io #dallapartedeidiritti, è arrivato il momento di mettere la nostra legislazione al pari dei Paesi europei, dove tutte le persone al di là dei propri orientamenti sessuali godono delle stesse opportunità  di chi ha scelto di unirsi in una famiglia tradizionale. Il Parlamento è chiamato a legiferare al più presto e senza tentennamenti per fare in modo che non ci siano più discriminazioni di genere che incidono sulla vita di milioni di persone.
Paola

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Eugenio Scalfari: Una ventata nazionalista nel conflitto tra l’Italia e l’Europa.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 17 Gennaio 2016. La ventata di nazionalismo va bene per i comizi
Il tema dominante della settimana appena trascorsa è il contrasto tra il governo italiano e la Commissione europea che governa il nostro continente sotto lo sguardo vigile dei 28 Paesi che compongono l’Europa confederata. Il contrasto di cui parliamo avviene spesso tra un singolo Paese e l’Ue quando qualcuno di essi vìola le regole, ma qui il caso è diverso perché sono due politiche che si contrappongono sull’economia, sull’equità sociale, sull’immigrazione, sulla flessibilità, insomma su tutto. Renzi e Juncker hanno addirittura valicato il linguaggio diplomatico e allusivo che si usa in questi casi adottando frasi dirette e crude. “Siamo stati insultati da un governo che abbiamo sempre favorito. Dunque è l’ora di fare i conti”: questo ha detto infuriato Juncker, che verrà a Roma a fine febbraio. “Non siamo di quelli che vanno a Bruxelles con il cappello in mano a impetrare favori e non ci faremo dettare ciò che dobbiamo fare per il bene del nostro Paese”: ha detto Renzi.
Le ragioni del contrasto, che ormai è un vero e proprio conflitto, sono come abbiamo già detto numerose ma non è chiara la ragione della sua vera e propria esplosione. Qualcosa di altrettanto esplosivo era avvenuto tra Bruxelles e la Polonia, affiancata dall’Ungheria e da altri Paesi del nordest europeo, ma in quel caso il tema era uno soltanto: l’immigrazione. Tema enorme, che durerà a dir poco per cinquant’anni e forse più e richiede inevitabilmente una gestione europea poiché riguarda il continente intero.
Se l’Europa non riuscirà a gestirlo unitariamente, il patto di Schengen che ha abolito i confini intraeuropei salterà e l’Ue cesserà di esistere. Il conflitto Italia-Bruxelles non è tale da mettere in discussione l’Europa confederata. Impedisce però che progredisca dalla Confederazione alla Federazione. Renzi non vuole la Federazione, non vuole che i governi nazionali siano declassati, non vuole gli Stati Uniti d’Europa. E questa è la natura profonda del conflitto in corso a Bruxelles. Il governatore d’uno qualunque degli Stati americani non potrebbe dire la frase: “Non andrò a Washington con il cappello in mano”, per la semplice ragione che quel cappello, che sia in mano o in testa, non esiste. Il governo degli Stati Uniti d’America sta a Washington e non altrove e il suo interlocutore politico è il Congresso, composto da una Camera di rappresentanti e da un Senato. I governi dei cinquanta Stati americani governano i loro territori come in Italia i presidenti regionali governano le Regioni e i sindaci i Comuni. La bandiera americana è unica, unico è l’Esercito, unica l’Aviazione e unica la Marina. Qui in Europa ogni Stato ha la sua bandiera, le sue Forze armate, le sue capitali, la sua lingua. Di comune c’è soltanto la moneta, l’euro, che però non è condivisa da tutti i 28 Stati dell’Ue ma solo da 19 e non c’è un ministro del Tesoro europeo che sia l’interlocutore della Banca centrale.
Perciò lo ripeto: se a causa dell’immigrazione saranno ripristinati i confini tra gli Stati membri dell’Ue, l’Ue cesserà di esistere; se i singoli Stati rivendicheranno la loro autonomia e la rafforzeranno mettendosi in contrasto con Bruxelles su questioni molto importanti, non si farà alcun passo verso gli Stati Uniti d’Europa ed anzi questa prospettiva salterà per sempre. Sembrerebbe che Renzi sia il più verace cultore di questa politica. Ma perché?
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Ci sono ragioni specifiche ma il problema non è quello. Il nostro presidente del Consiglio, il cui interesse sarebbe quello di rivendicare l’autonomia del nostro governo ma di farlo sottovoce e nei modi appropriati, ha adottato il tono quasi del comizio elettorale. E infatti è questa la vera ragione: colpire con una ventata di nazionalismo l’opinione pubblica italiana.
Le ragioni di questa ventata sono evidenti: l’Italia, come praticamente tutta l’Europa, registra una crescente indifferenza o addirittura disprezzo della politica; il partito degli astenuti, che rappresenta il 40 per cento, continua a crescere e tra i partiti che andranno a votare alcuni sono programmaticamente contrari all’Europa e all’euro: i 5Stelle, la Lega, i Fratelli d’Italia. Stando ai sondaggi la somma di questi tre partiti arriva al 45 per cento dei votanti (27 per cento del corpo elettorale). La somma tra chi non vota e chi, votando, denuncia l’Europa e la moneta unica, arriva quindi al 67 per cento del corpo elettorale. Chi vota entro il quadro dell’Ue e dell’euro non rappresenta più del 33 per cento del corpo elettorale. Questa è la situazione italiana ma lo stesso fenomeno di astensione e di voti contro l’Ue è presente in molti altri Paesi europei anche se le percentuali sono diverse, alcune addirittura maggiori delle nostre, altre minori. Esistono e tendono a crescere in Polonia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Macedonia, Grecia, Spagna, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Lituania, Estonia, Lettonia. Insomma ovunque.
Questa essendo la situazione europea e italiana, che cosa ha pensato Renzi? Il suo partito, il Pd e il governo da lui presieduto sono in linea di principio europeisti, come europeisti sono i partiti di centrodestra e tali intendono rimanere, ma la ventata di nazionalismo è comunque una novità, un cambiamento per usare una parola che a Renzi piace molto. Sembra una parola vecchia il nazionalismo, non si usa più dai tempi di Mussolini e dell’Msi del dopoguerra. Renzi l’ha rispolverata con l’obiettivo di scuotere gli indifferenti e di togliere voti ai partiti e movimenti che voteranno contro l’Ue e contro l’euro. Ci riuscirà? Lui pensa di sì, anch’io penso di sì o almeno riuscirà a non perder voti su quel terreno. Altri pensano invece il contrario: perderà i voti di quanti sono decisamente contrari al nazionalismo. Nel Pd ce ne sono molti, direi la maggioranza. Ma non credo che avvertirebbero quella ventata. Guarderanno semmai al merito economico del conflitto Italia-Europa e quel merito lo condivideranno perché è uno strumento in favore d’una politica economica di crescita, di post-keynesismo, di flessibilità tale da favorire sia gli imprenditori sia i lavoratori.
La ventata di nazionalismo va bene per i comizi, ma non toglie voti al Pd e forse gliene procura qualcun altro dal populismo anti-europeo. Esiste il rischio che il populismo inquini anche il Pd? Questo sì, quel rischio esiste, anzi se vogliamo dire tutta la verità quel rischio si è già in parte verificato, la Leopolda renziana è pieno populismo. Quando si dice che il Pd renziano è più un partito di centro che di sinistra, non si dice tutto, il partito democratico renziano è certamente di centro ma è anche populista perché Renzi ha l’intonazione populista. Non è un insulto ma una constatazione.
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Questo fenomeno renziano-leopoldista lo vedremo dalla fine di gennaio all’opera fino ad ottobre, la data in cui dovrebbe svolgersi il referendum costituzionale-confermativo sulla legge che modifica la Costituzione a cominciare dall’abolizione del Senato, trasformato in organo di competenza territoriale.
Sono mesi che segnaliamo le storture del referendum confermativo che, a norma della Costituzione, è privo di un quorum. Chi va a votare e ne ha i requisiti, determina l’esito: che vinca il sì legalizzando in tal modo la legge di riforma, o che vinca il no con la conseguente cancellazione della suddetta legge, l’esito non dipende dal numero dei votanti; fosse pure un solo votante, è lui che sceglie per tutti gli italiani. Naturalmente non sarà uno solo, anche se il numero degli astenuti sarà molto alto. Renzi ha trasformato il referendum in un plebiscito perché ha detto e più volte ripetuto che se i no sopravanzano i sì lui abbandonerà la politica. Quindi, in realtà, non si vota soltanto per la legge di modifica della Costituzione ma si vota soprattutto pro o contro Renzi.
Questa posizione poteva anche esser passata sotto silenzio e poi decisa da Renzi ad esito avvenuto; invece è il tasto più battuto ed è questo che fa diventare il referendum un plebiscito. Aumenterà il numero dei votanti? Io credo di sì, lo aumenterà. Questo rende inutile o comunque accantona il problema del quorum? Sì, lo accantona ma non lo elimina. Se ne potrà, anzi se ne dovrà discutere a tempo debito. Per quanto mi riguarda continuo a dire che il quorum è necessario ma, ripeto, per questa volta trascuriamolo.
Il risultato per Renzi è scontato: vincerà, i no saranno assai meno dei sì. I primi sondaggi danno infatti i sì a oltre il doppio dei no. Se, come è probabile, andranno a votare una quarantina di milioni degli aventi diritto, i sondaggi ne danno trenta ai sì e dieci ai no con tendenza a lieve crescita dei no.
È tuttavia possibile che i no aumentino in modo più sostanziale, fino a diventare competitivi per la ragione che se un Renzi sconfitto abbandona non soltanto il governo ma la politica, allora il tema non è soltanto la legge in questione ma si estende anche al partito Pd e alla sua guida che in quel caso sarebbe probabilmente non renziana.
Comunque l’uscita di scena di Renzi non interessa solo il Pd e la sinistra ma anche il centro e anche la destra. Interessa tutte le forze politiche. Da questo punto di vista il comitato di sinistra che sta raccogliendo firme non ha molto peso. Non si tratta di raccogliere firme per chi propugna il no, ma per contrapporre ai sì che saranno certamente molti, un sostanziale numero di voti contrari. Personalmente voterò no perché sono contrario alla riforma del Senato, ma se si trattasse solo di Renzi, dovrei pensarci prima di decidere. Quel che è importante è che il referendum senza quorum dimostri l’esistenza di una vera democrazia e quindi di una contrapposizione tra chi approva e chi è contrario con dimensioni in qualche modo equivalenti. Una vera democrazia esiste perché ci sono idee contrapposte che si misurano e poi vinca il migliore.
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Poche parole su un tema importante e scottante: la legge sulle unioni civili. Qui si tratta di diritti e i diritti che si riescono ad ottenere valgono in eguale misura per tutti i cittadini indipendentemente dall’età e dal sesso. Le unioni civili che danno diritto alla convivenza, all’assistenza reciproca, ai lasciti testamentari, alle pensioni reversibili, valgono per tutti. Qualche dubbio può sorgere per il cosiddetto utero in affitto, ma se l’embrione conservato in deposito e usabile su richiesta è accettato, allora anche l’utero in affitto è accettabile, sono due forme equivalenti di procreazione assistita.
Il tema controverso è quello dell’adozione di figli da parte di coppie del medesimo sesso. Per quel che vale dico il mio parere: per un bambino è meglio due madri o due padri piuttosto che un orfanotrofio. Meglio soli che male accompagnati vale per gli adulti ma non per i bambini.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Ci ha ricordato che possiamo essere “Regine” ed “Eroi” della nostra vita.

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

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Buona Domenica a tutti Voi,  ricordando David Bowie,

Mi affascina questa canzone di Bowie  per la sua storia  e che con emozione risento quando la Rai trasmette il programma di Raitre “Sfide” – dedicato ai racconti di sport – di cui  è la sigla.
Le parole del brano “We can be heroes , just for one day”, che hanno come sfondo il Muro di Berlino, le immagini di tanti, anche anonimi, campioni dello sport che hanno affrontato con coraggio le “sfide” dello sport e della vita senza fermarsi davanti agli ostacoli sempre presenti e le immagini di un bambino con il grembiule di scuola e il fiocco, che sorride verso l’obiettivo, racchiudono in modo magico tutta la speranza per la vita e le sfide che questa, ogni giorno ci presenta.
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…We can be heroes ,
just for one day…..

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Possiamo essere Eroi, solo per un giorno

Un abbraccio Paola

David Bowie_

 

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Ci sono notizie che sui giornali trovano poco spazio

Oggi, a Parigi, la sindaca di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini, riceverà il Premio Simone de Beauvoir, «per la sua azione coraggiosa e pionieristica in favore dei rifugiati».
All’Università di Bologna, la più antica del mondo, quest’anno le ragazze e i ragazzi rifugiati politici e richiedenti asilo potranno studiare gratuitamente, il Consiglio di ateneo ha deciso per l’esonero delle tasse.
Da settembre a oggi, la Chiesa ha accolto nelle proprie strutture oltre 4mila persone immigrate, stando ai dati diffusi, in occasione della Giornata mondiale del migrante (domenica 17 gennaio), da monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes.
Questa settimana ha riaperto l’università di Garissa, in Kenya, teatro, il 15 aprile 2015, del massacro in cui persero la vita 148 persone. La diga di Baraum, nello stato malese di Sarawak, un’area del Borneo, non si farà: le popolazioni indigene hanno vinto la loro battaglia.
A Napoli è stata proposta una legge contro lo spreco alimentare, che vieta a i supermercati di gettare l’invenduto, come già accade in Francia dove, da maggio 2015, esiste una norma contro il “reato alimentare”.

E ancora, Guido e Valentina, genitori della piccola Aurora, nata il 29 aprile 2015 e volata in cielo il 1° dicembre scorso, per un rarissimo tumore al cervello, hanno dato vita a una raccolta fondi per realizzare un sogno: un parco giochi nel loro quartiere, a Villa Verde, a Roma, perché in memoria di Aurora altre bimbe e bimbi continuino a giocare.

Buona lettura a tutte ed a tutti.

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Concorso: per architetti e ingegneri dell’Unione Europea

FUORI  DAL  COMUNE

L’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha bandito un concorso di idee dal titolo Il made in Italy nel mondo per realizzare un’idea creativa innovativa a livello architettonico, che individui un modello omogeneo di allestimento degli spazi fieristici. Il concorso che scadrà alle ore 12.00 del 8 febbraio 2016 è aperto ad architetti e ingegneri dell’Unione Europea.

Eugenio Scalfari: L’Europa è a pezzi e l’Italia è tagliata a fettuccine.

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari, • 10 Gennaio 2016. Germania nella bufera. Cominciamo dall’Europa: è completamente a pezzi.
In Germania la Cancelliera Angela Merkel ha compiuto un errore dietro l’altro. Il primo sembrò – e probabilmente lo era – un atto che restituiva all’Europa la sua dignità di presidio della civiltà occidentale: aprì la porta ai rifugiati che fuggivano dalla guerra in Siria, dalla morte, dalla fame, dalla schiavitù. Un milione di immigrati arrivò in terra tedesca trovandovi sostegno e – almeno in parte – anche lavoro. Ma quella pacifica invasione non piacque affatto agli alleati bavaresi della Cdu, il partito della Cancelliera. La destra tedesca si manifestò contro la Merkel anche in Parlamento. Gran parte del ceto medio si schierò contro di lei ad un anno e mezzo dalle prossime elezioni politiche.
Per evitare il peggio la Merkel bloccò – temporaneamente – ogni ulteriore ingresso di immigrati e proclamò che avrebbe espulso tutti quelli che non avessero rispettato le leggi vigenti. Ma, come se tutto ciò non bastasse, ci furono le turpi notti di Colonia e di Amburgo, l’assalto di centinaia di facinorosi alle donne che passeggiavano nel pieno centro della città, a Colonia specialmente tra il duomo e la stazione ferroviaria centrale. Palpeggiamenti lubrichi, borseggio, stupri, con la polizia incapace di fronteggiare un episodio che dir turpe è dir poco. La Merkel in questo momento si trova nel punto più basso della sua popolarità, con ripercussioni inevitabili nei confronti delle Autorità di Bruxelles. Tutto ciò non fa che stimolare l’autonomia dei singoli Paesi membri dell’Ue con le conseguenze che questa situazione comporta.
Nel frattempo altri Paesi, per bilanciare il flusso inevitabile di immigranti, hanno eretto muraglie di cemento e di filo spinato nonché le polizie di frontiera e addirittura l’esercito: la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Romania, la Slovenia, la Danimarca, la Svezia e perfino la Francia. Il trattato di Schengen che aveva abolito i confini interni tra le Nazioni europee, di fatto non esiste più anche se Bruxelles proclama che è tuttora pienamente valido ma soltanto temporaneamente sospeso. Parole. Allo stato dei fatti non lo è, ma se l’ipotesi della sua piena ripresa non avrà luogo entro i prossimi tre o quattro mesi, l’Europa come Unione non esisterà più proprio nel momento in cui la buona stagione farà riprendere massicciamente i viaggi per mare. L’emigrazione, come più volte ha detto papa Francesco, non si fermerà, perché nella società globale tutto si muove a cominciare da interi popoli. Dalla fame e dalla schiavitù, gli individui, le famiglie e popoli interi vanno verso il benessere. Durerà almeno cinquant’anni questo fenomeno e nessuno potrà fermarlo. Ma il primo effetto non è quello dell’accoglienza, ma del respingimento, sicché la politica si sta spostando: emerge l’indifferenza e nel contempo reggono partiti e movimenti di destra con tutto quel che ne segue.
Immigrazione a parte, la Spagna non è riuscita a formare un governo dopo le elezioni e voterà di nuovo nei prossimi mesi. Portogallo e Irlanda si trovano in pessime acque. La Grecia è in grave difficoltà.
Questo è il panorama. Dire che è pessimo è ancora dir poco. E l’Italia?
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Di fronte al peggio degli altri Paesi sembra a molti che l’Italia sia il meglio. Per certi aspetti è vero, per altri no.
È certamente meglio per quanto riguarda la flessibilità economica perché con un’Europa che è ormai incapace di esistere politicamente e soltanto con una burocrazia abbandonata da ogni lato a se stessa, l’Italia da sola decide ciò che le sembra più opportuno: politica economica keynesiana, mance e mancette a fini elettorali, aumento di potere del premier che marcia ormai con passo veloce e sicuro verso l’istituzione costituzionale di una premiership che è da sempre il suo obiettivo.
L’Italia è uscita da tempo dalla recessione, ma negli ultimi mesi sembra aver imboccato la crescita economica, sia pure a lenti passi e ancora con grande fragilità. Questa crescita tuttavia è in parte figurativa. La diminuzione della disoccupazione e l’aumento dell’occupazione riguardano la prima lavoro precario, la seconda lavoro a tempo indeterminato con un costo di decontribuzione notevole e comunque determinata dall’aumento di consumi e degli investimenti. I consumi qualche ampliamento l’hanno avuto, gli investimenti ancora no.
Tutto ciò avviene comunque in presenza di un debito pubblico che è tra i più alti del mondo e non accenna a diminuire se non nelle previsioni che da due anni ci assicurano del loro avverarsi entro tre mesi. Prevedere è facile ma due anni sono comunque passati e quei tre mesi non li abbiamo visti. I guai per l’Italia non sono solo questi; ci sono le banche, c’è una premiership faccendiera, c’è un Parlamento svuotato d’ogni potere, c’è alle viste un referendum costituzionale che quanto di peggio si possa concepire, c’è l’evasione e la corruzione che il presidente Mattarella ha stigmatizzato nel messaggio di fine anno come un elemento peggiore e largamente diffuso. E poi c’è la Libia, dove abbiamo rivendicato il nostro ruolo di protagonista che ci è stato riconosciuto dall’Europa e dalle Nazioni Unite, ma che almeno finora non siamo stati assolutamente in grado di attuare mentre il Califfato e i suoi uomini, valutati in circa diecimila, assaltano particolarmente la Tunisia, il governo di Tobruk, quello di Tripoli, l’oleodotto di petrolio e di gas e alimentano il traffico degli scafisti. Insomma, si sono ormai militarmente insediati di fronte all’Italia mentre noi continuiamo ad offrire alla diplomazia il nostro ormai risibile protagonismo in politica estera.
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Le banche, specialmente quelle popolari e locali, non sono certo una cosetta da poco. I crediti in sofferenza hanno ormai toccato per l’intero sistema italiano oltre i 300 miliardi e poiché una cifra simile assai difficilmente può essere ceduta ad un’impresa di recuperi, deve essere ripianata con aumenti di capitali, diminuzione di personale, concentrazioni di agenzie e soprattutto acquisto di titoli pubblici. Con quale danaro? Con il Qe della Banca centrale, restringendo l’erogazione di crediti alla clientela. È vero che Draghi vincola almeno una parte della liquidità che fornisce alle banche a prestiti alla clientela, ma quest’ultima è ancora intorpidita e quando non lo è le banche violano l’impegno assunto con la Bce, specie quelle locali e popolari di piccole dimensioni.
Le quattro banche popolari in stato di completo dissesto sono state ispezionate dalla Banca d’Italia, con speciale attenzione alla Banca Etruria che è la principale tra loro. Le ispezioni sono iniziate nel 2013 e sono continuate fino alla fine del 2014. A quel punto la Banca d’Italia ha formulato vere e proprie “incolpazioni” ai dirigenti, la Procura di Arezzo ha aperto un’inchiesta ed ha mobilitato la Guardia di Finanza. L’insieme di questi documenti è stato reso pubblico. Il governo dal canto suo, col provvedimento sulla “Buona Banca”, ha costituito quattro nuove banche riunendo il dissesto in una “bad bank” o banca cattiva che dir si voglia, addossandone il peso a coloro che sono incappati in obbligazioni e investimenti quanto mai insicuri.
Dai documenti resi pubblici dalla Banca d’Italia e dalla Guardia di Finanza per quanto riguarda Banca Etruria, le incolpazioni riguardano l’ex presidente Lorenzo Rosi, i due vicepresidenti Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, più molti componenti del consiglio d’amministrazione tra i quali il più incolpato dalla Procura è Luciano Nataloni. Tra le società citate in affari scorretti o addirittura colpevoli c’è soprattutto la Castelnuovese guidata da Rosi e altre con intrecci e partecipazioni variamente incrociati tra le quali la Nikita Invest che pare detenga il 41 per cento della Party srl, la cui maggioranza appartiene a Tiziano Renzi, padre del nostro presidente del Consiglio.
Questo è il panorama, in attesa del giudizio della Procura aretina. Speriamo sulla Buona Banca e negli arbitrati di necessario approfondimento affidati a Raffaele Cantone. Per noi, testimoni di quanto accade, non c’è che turarsi il naso.
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Debbo ora parlare di nuovo, come già feci domenica scorsa, del referendum costituzionale, detto correntemente confermativo, che Renzi ha deciso si svolga nel prossimo autunno. L’intera materia è disegnata dalla Costituzione negli articoli 75 e 138. Poiché su questo argomento si sono aperte vivaci polemiche, approfondiamo il tema che sembra a me di massima importanza.
L’articolo 75 dice: “È indetto referendum popolare per decidere l’abrogazione totale o parziale d’una legge, quando lo richiedano cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta di referendum è approvata se ha partecipato alla sua votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi” dunque per il referendum abrogativo ci vuole il quorum del 50,1 per cento degli aventi diritto.
I passi essenziali dell’articolo 138 sono i seguenti: “Le leggi sulla revisione della Costituzione sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni a intervallo non minore di tre mesi e sono approvati a maggioranza assoluta di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne faranno domanda un quinto dei membri d’una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge stessa è stata approvata da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”. Quest’ultima parte del 138 spiega chiaramente il motivo per il quale Renzi ha chiesto il referendum: non avrebbe mai raggiunto al Senato e forse neppure alla Camera la maggioranza dei due terzi, e quindi non c’era che fare ricorso ad un referendum confermativo che a differenza dell’abrogativo non ha alcun quorum da rispettare. Basta che partecipino qualche centinaia di migliaia su un elettorato di circa 40 milioni di cittadini, affinché sia valido. La mia ipotesi di solo tre persone votanti, da me formulata domenica scorsa, è ovviamente un’iperbole, ma se si verificasse, il referendum confermativo avrebbe il suo effetto.
La domanda sulla quale fervono le polemiche è dunque questa: perché la Costituzione non ha previsto un quorum? Per l’abrogazione sì, l’ha previsto, ma per una legge costituzionale che non abbia ottenuto i due terzi da entrambe le Camere no, non c’è quorum.
Dicono i sostenitori di questa procedura costituzionale che, non prevedendo alcun quorum, si dà voce e potere ad una minoranza e questo è un bene per la democrazia.
Detto così il concetto è giusto: si dà un potere ad una minoranza, quindi la democrazia è tutelata. Ma non è affatto così. Senza il quorum il potere si dà, in assenza d’una maggioranza assoluta, ad una maggioranza relativa. Cioè si dà un premio alla maggioranza delle minoranze così come avviene nella legge elettorale con il premio non a chi ha il 50 più 1 dei voti ma a chi ha il 40. Si premia una minoranza? No, si premia la maggioranza relativa e la si rende schiacciante visto che non poteva avere i due terzi del Parlamento.
Quindi il referendum confermativo dev’essere osteggiato da un contro referendum propositivo che chieda un quorum. Oppure la maggioranza senza quorum può dire no bocciando il confermativo.
Personalmente non credo che avverrà. Crescerà l’astensione, questo è probabile, ed avremo un Paese guidato da una premiership di minoranza. Coi tempi bui nei quali viviamo può essere una soluzione, ma non certo democratica e tanto meno di sinistra. Andranno a votare gli elettori abbienti e le clientele dei vari emirati. Anche su questi ci vorrebbe una vigilanza.
Se vorrà assumerla la spettanza è di Sergio Mattarella che dovrà fischiare un fallo quando lo vede. Forse sarebbe bene che usasse una moviola, cioè la libera stampa quando documenta un qualcosa che metta in gioco i principi della Costituzione democratica e repubblicana.

Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Gasparre, Melchiorre, Baldassare e il quarto Re Magio

Una tradizione ortodossa russa narra della storia di un quarto Re Magio, quello che arriva sempre tardi e che stava per perdere l’incontro col Bambino Gesù.

Botticelli - Adorazione dei Magi

Botticelli – Adorazione dei Magi

…Ma quando i dromedari dei tre Re Magi scomparvero dietro le montagne, quando il tintinnio delle loro bardature si spense sulla strada di Gerusalemme, entrò in scena il quarto Re.
La sua patria era un paese bagnato dal mare e di là aveva portato tre perle preziose per donarle al Re nato in Occidente e di cui aveva visto la stella, la sera, nel roseto. 
Si era alzato e aveva lasciato tutto. Il Re del quarto regno aveva preso il suo tesoro più raro, le tre perle bianche grandi come uova di piccione, le aveva messe nella cintura e aveva deciso di cercare il posto sul quale brillava la stella.
Lo trovò, ma arrivò troppo tardi. I tre Re erano venuti ed erano già ripartiti. Arrivava troppo tardi, e con le mani vuote… Non aveva più le perle.
Aprì piano piano la porta della stalla dove c’erano il figlio di Dio, la madre di Dio e Giuseppe. Il giorno si spegneva e la stalla diventava scura; un leggero profumo d’incenso era lì sospeso, come in una chiesa dopo i vespri.
 San Giuseppe rivoltava la paglia della stalla per la notte. Il Bambino Gesù era sulle ginocchia di sua madre. Ella lo cullava dolcemente e a mezza voce cantava una di quelle ninna-nanne che si odono di sera quando si passeggia per le strade di Betlemme.
Lentamente, esitando, il quarto Re Magio si fece avanti e si gettò ai piedi del bambino e di sua madre.
 Lentamente, esitando, cominciò a parlare.
Signore” disse, “io non vengo insieme agli altri santi Re che ti hanno reso omaggio e di cui tu hai ricevuto i doni. Anch’io avevo un dono per te: tre perle preziose, grandi come un uovo di piccione, tre vere perle del mare. Ora non le ho più.
 Sono rimasto indietro e mi sono fermato in un alberghetto lungo la strada.
 Ho avuto torto. Il cibo e il vino mi tentavano, un usignolo cantava e decisi di passare lì la notte.
Quando entrai nella sala degli ospiti, vidi un vecchio tremante di febbre. Nessuno sapeva chi fosse, la sua borsa era vuota: non aveva più soldi per pagare il dottore e le cure che gli erano necessarie.
 Signore, era un uomo molto vecchio, scuro e secco, con una barba bianca inselvatichita. Allora presi una perla dalla cintura e la diedi all’albergatore, perché procurasse un medico e gli assicurasse le cure, o se moriva, una tomba in terra benedetta.
L’indomani ripresi il viaggio. Spinsi il mio asino il più possibile per raggiungere i tre Re. I loro dromedari avanzavano lentamente e speravo di farcela.
La strada percorreva una vallata deserta dove enormi rocce si ergevano sparse tra siepi di terebinti e ginestre dai fiori d’oro.
 All’improvviso udii delle grida che provenivano da un vallone. Saltai giù dall’asino e trovai dei ladroni che si erano impadroniti delle povere cose che si trovavano nella casa di una giovane e povera donna.
 Erano in parecchi e non potevo pensare di battermi con loro.
 O Signore, perdonami ancora una volta! Misi mano alla cintura, presi la seconda perla e pagai i ladroni perché liberassero la giovane donna. 
Lei mi baciò e fuggì sulle montagne con la rapidità di un capretto.
Adesso non mi restava che una perla sola, la più bella e la più grossa. Almeno quella volevo portartela, o Signore!
Era passato il mezzogiorno: prima di sera potevo essere a Betlemme, ai tuoi piedi.
 Fu allora che vidi un paesino al quale i predoni avevano dato fuoco e che era, ormai, tutto in fiamme.
 In quel povero villaggio, stavano distruggendo ogni cosa.
 Vicino a una casa in fiamme un uomo grane e grosso, quasi un gigante tutto vestito di nero, faceva roteare un gran cesto di pane per gettarlo nel fuoco. Signore, perdonami, presi la mia ultima perla, la più bella e la più grossa, e la diedi al predone in cambio della cesta di pane che era tutto quello che in quel villaggio avevano per sfamarsi. La consegnai alla moglie del capo villaggio, che corse a metterla al sicuro per tutta la sua gente.
Signore, ecco perché ho le mani vuote. Perdonami, io ti chiedo perdono!
Quando il quarto Re ebbe terminata la sua confessione, nella stalla ci fu un grande silenzio. Egli stette per un po’ chino, con la fronte appoggiata per terra.
 San Giuseppe si era avvicinato. Maria guardava suo figlio tenendolo stretto a sé. Stava dormendo? No! Il Bambino Gesù non dormiva.
 Lentamente si girò verso il quarto Re. Il suo volto era raggiante. Maria gli fece un cenno di avvicinarsi. Lui si fece avanti imbarazzato. Maria depose dolcemente il bambino tra le braccia del quarto Re: ora, ora non aveva più le mani vuote.  Tutto quello che aveva fatto agli altri, venne ricompensato dal sorriso del Bambino Gesù

I 10 post più letti del 2015 su questo sito

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Un classico appuntamento all’inizio dell’anno quello di stilare una graduatoria dei post più letti nell’anno appena trascorso.
Questi i post più visti sul blog nel 2015 che abbiamo appena lasciato.

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Gli Amministratori di Osimo, storia di donne e uomini che hanno servito la nostra città. Mandato 1970 – 1975.

Paola Andreoni: prima il rispetto della persona poi il confronto.

Osimo, 85° anniversario AVIS Osimo

Nota di biasimo: c’è un solo Consiglio Comunale.

Osimani “Senza testa” ? Si ma anche capaci di grandi primati: Armando Lombardi campione “Pasticcere dell’anno 2015”.

Il dovere della memoria per essere, oggi più che mai, testimoni di pace e libertà: commemorazione dei Caduti della frazione dell’Abbadia di Osimo.

Osimani …personaggi, modi di dire e altro

Solidarietà e pieno sostegno alla partecipazione attiva del Comitato delle Mamme di Casenuove.

Gli Amministratori di Osimo, storia di donne e uomini che hanno servito la nostra città. Mandato 1965 – 1970.

Il Parco della Rimembranza è stato restituito alla dignità della sua memoria: per le Liste Civiche è un GIARDINO MEMORIA FASCISTA
Osimo non discrimina

Lutto nei Vigili del Fuoco di Osimo, ci ha lasciati il comandante Settimio Sbaffo

Siamo state citate: Lettera43 il quotidiano nazionale on line

Da domani, 14 luglio, torna in Osimo il cinema all’aperto nel cortile di Santa Lucia.

 

Al Teatro la Nuova Fenice di Osimo un bel concerto di CAPODANNO

Dopo il successo per il Gospel oggi il Teatro la Nuova Fenice “ha raddoppiato” con un altro bello spettacolo: il concerto di Capodanno con l’Orchestra Fiati di Ancona. Gradita la parentesi lirica con la brava soprano Giacintra NICOTRA e…..la vera star del concerto di Osimo, il giovanissimo virtuoso del piano di fama internazionale:  il musicista newyorkese Thomas Nickell
Un bellissimo concerto.
Paola
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3 gennaio 2016_1

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Lutto nel mondo del calcio osimano, si è spento il “presidentissimo” Silvano PRINCIPI

Il mio cordoglio per la scomparsa di Silvano PRINCIPI.
Principi SilvanoCon la Presidenza di Silvano PRINCIPI la U.S. Osimana ha conosciuto momenti particolarmente gloriosi della sua storia soprattutto quando la Società ha ottenuto la promozione dalla 1^ categoria, alla Promozione Regionale, poi al campionato di eccellenza e successivamente da questo alla serie D e poi la C2. Per il raggiungimento di queste mete è sempre stato determinante l’apporto entusiastico del Presidente PRINCIPI che ho avuto il piacere di conoscere ed apprezzare come una persona semplice e modesta come voleva farsi dire.
Ricordo che Silvano PRINCIPI è iscritto nel registro delle civiche benemerenze della nostra città, a seguito del riconoscimento che gli è stato conferito nel 1977 per la sua appassionata dedizione allo sport osimano per il quale ha profuso energie, sacrifici, non ultimi quelli economici.

Alle figlie, ai familiari, alla dirigenza e a tutti i tifosi della squadra giallorossa,  le mie più sentite condoglianze, anche a nome della comunità osimana.
Paola Andreoni Presidente del Consiglio Comunale di Osimo

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