10 luglio 1944: dai Diari di Guerra di Mons. C.Grillantini e don Fulvio Badaloni

10 luglio 1944 ( lunedì)

10 luglio fanteria polacca nelle campagne osimaneSan Paterniano le truppe Polacche avanzano nella campagna osimana
(foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra)

 

dal “Diario di Guerra” di Mons. C.Grillantini

La più brutta delle notti: all’inizio di un contrattacco tedesco da Santo Stefano, San Valentino, San Biagio, che – dopo tre quarti di fuoco – portava gli attaccanti quasi sotto le nostre mura.
Un inferno di pezzi anticarro, mitragliatrici, bombe a mano, pistole automatiche si protraeva per oltre due ore, dando la sensazione di un’estrema vicinanza, e qualche volta – con i brevi intervalli di silenzio – del tentativo di ingresso in città.
Poi ( sembra per rinforzi sopravvenuti da Montefano e Recanati) è cominciato il processo inverso.
ore 04,00: tutto taceva. Pare che i Tedeschi abbiano avuto notevoli perdite. Molte le case danneggiate al Borgo.
Oggi, nel rifugio, solo pane al 1° pasto, al 2° legumi e patate; non rimane che ingegnarsi domandando ai rifugiati L’artiglieria pesante colpisce un deposito di casse fisarmoniche ( celluloide), distruggendone 300 in Via Giacomo Leopardi. Intanto in Comune, dopo lail sale, le cipolle, e condimenti vari. C’è ancora del lardo però.
I polacchi visto il contrattacco dei tedeschi e prevenuti, fin da primo giorno, che gli osimani siano tutti fascisti o filo fascisti, ( forse perchè non hanno trovato nè fiori nè damigiane di vino) hanno pubblicato un’ordinanza con cui domandano ancora le armi e minacciano la deportazione di tutti gli uomini dai 19 ai 60 anni al Campo di concentramento di Loreto.
Fortunatamente la visita del Generale Inglese oggi avvenuta, li ha moderati: sono stati rilasciati gli ostaggi ed è stata staccata l’ordinanza draconiana.
Nelle ultime ore ancora tuona il cannone, ma con poche risposte da parte tedesca la quale dà l’impressione di voler economizzare le munizioni.
Le condizioni dei rifugiati  sono precarie, si accusa scarsità di vitamine, volti pallidi, malleoli tumefatti, voci abbassate, inappetenze, disturbi intestinali.rinuncia dell’avv. Acqua, è stato nominato Sindaco l’avv. Canapa, che sarà coadiuvato da una Giunta di quattro persone. 

dal “Diario del fronte di Guerra” di don Fulvio Badaloni
parroco di San Paterniano di Osimo
tratto dal libro “Quota 360 il Monte della Crescia” di Carlo Gobbi


Oggi è la festa di San Paterniano: ma purtroppo non ci è dato di venerare il nostro santo protettore. Nella notte, diversi soldati tedeschi e russi prigionieri, eludendo la sorveglianza dei loro ufficiali, si presentano ai  prossimi comandi polacchi da Mammoli ( nota: in via Osteriola ) e alla filanda Dittaiuti – per costituirsi prigionieri.
In questo periodo non è mai apparso nessun carro armato tedesco, nè alcun apparecchio. La notte, che non passa mai per la continua paura caldo e lamentele, è davvero gravosa. Al mattino alcuni sfollati decidono di partire  verso il fronte alleato, con  la speranza di minori pericoli: difatti si troveranno bene a Loreto e Recanati.
Noi approfittando di un po’ di quiete si mette un pò di ordine e e un po’ di pulizia, anche perchè ci è possibile, diversamente dagli altri giorni, prendere senza tanto pericolo l’acqua dal pozzo. Verso le 7,30 vedendo che la situazione potrebbe farsi sempre più grave, prendiamo la decisione di formare una commissione e presentarci così al prossimo comando polacco residente in casa Mammoli in via Osteriola per dire ai Polacchi che presso la chiesa da tre giorni giacciono insepolti tre cadaveri polacchi e che pertanto ne prendessero cura, e per dire che nelle prossime azioni belliche avessero riguardo per la chiesa e per la casa parrocchiale, dove c’erano molte persone, tra cui infermi, vecchi e bambini, che se ciò non fosse possibile, di trasportare tutti con una macchina, in una occasione propizia, in un luogo sicuro. Su preghiera dei presenti, dopo molte incertezze  e insistenze, provocate dal timore per l’avvenire, io, Guerrino FABIETTI e Antonietta COLA sfollata di Ancona, partiamo da casa, dopo aver detto alla mamma che per le ore 9 saremmo ritornati a casa.
Passiamo per la casa del Guardiano ( nota: è la famiglia RAFFAELLI, la quale vede passare i tre, davanti don Fulvio con un grosso drappo bianco in segno di pace) attraversiamo il viale di SIMONETTI per ritrovarci sulla strada di MARZIONI, lungo la via Osteriola.
Vicino la casa di Mammoli, vediamo una sentinella polacca armata, sdraiata a terra, che ci dà ordine di attraversare. Sotto la casa vediamo molti soldati e jeep. Un soldato ci accompagna in cucina, dove diversi soldati con canocchiali osservano il fronte, le strade e i campi.
Dopo diversi minuti viene un sergente per ascoltarci. Cerchiamo di farci capire in francese. Poi ci fanno salire con guardia armata su una jeep e attraverso il campo di Mammoli, ULISSE-VELTRI, e via Campoceraso arriviamo sulla via di Jesi. Qui sentiamo scoppi di granata; vediamo alcuni soldati feriti, che versano sangue sono trasportati su barelle da soldati e donne della Croce Rossa. Proviamo una impressione nuova e terrorizzante. Ci trasportano nel campo di grano tra CATOZZI e MARTINI. Ci sono molti soldati, attendamenti, molte buche circondate per difesa da covoni di grano. Dopo qualche mezz’ora di attesa a piedi, ci conducono in casa di MASSACCESI. Camminando ci gettiamo a terra recitando giaculatorie perchè sopra di noi sentiamo diverse scariche di cannone e il sibilo delle schegge attraverso i filari. Ci sembra di essere sull’orlo della tomba.
In casa Massaccesi ci sono molte persone civili raccolte qua e là, tra cui l’insegnante della Croce ( nota: la sig.na GRACIOTTI maestra della Croce), che necessitano di una mia raccomandazione presso il comando polacco.
Qualche tempo dopo, lasciate le altre due persone che mi seguivano, mi fanno salire su una jeep e attraversando il Padiglione, molto rovinato, dove tutti mi guardano e chiamano con apprensione ( nota: molti lo riconoscono poichè don Fulvio a Passatempo era vice parroco), giungiamo in un vasto attendamento e accampamento di soldati in alcuni campi presso Montefiore. Mi conducono in una casa colonica, dove mi interroga un capitano mediante l’interprete. Mi domanda notizie sul fronte, dei Tedeschi, quanti sono, che cosa si dice e si spera circa le operazioni, quale sia il palazzo del conte FIORENZI, ecc.
Mentre ascolta, telefona. Poi vuol sapere il perchè della mia venuta. Risponde dicendo che cercherà di prendere in considerazione quanto ho esposto, e alla mia insistenza di tornare a casa mi dice che ancora debbo essere interrogato. Mi danno il pranzo, dopo qualche ora di attesa per la stessa strada, con diverse fermate, mi riportano da ULISSE in via Campoceraso, dove un ufficiale, dopo aver parlato a lungo al telefono, mi fa alcune proposte per l’evacuazione della mia casa delle persone che ci sono per un luogo più sicuro. Poichè le proposte sono troppo rigide e di carattere militare, non le posso accettare. Dopo avermi offerto della carne a mangiare, mi portano a Montefano per essere interrogato dall’ufficio militare di polizia. Dopo molte e gentili interrogazioni mediante un intelligente e buon interprete, il capitano di polizia mi risponde che è impossibile prendere le persone, ma che useranno riguardi nelle azioni belliche; io intanto sarei ospitato convenientemente dal prevosto di Montefano che già essi avevano interrogato per avere notizie nei miei  riguardi.
Ale mie insistenze per essere ricondotto a casa, perchè ero parroco e non mi ritenessero una spia, mi rispose che se io pensassi così di loro li avrei offesi, perchè essi credevano a tutto quello che io avevo riferito loro, d’altra parte mi conoscevano per informazioni prese; che non mi avrebbero potuto rimandare perchè essendo le 5 della sera erano cominciate le operazioni, d’altra parte come parroco non avrei potuto far nulla per i miei parrocchiani e che non mi mandavano per il bene perchè i tedeschi – mediante il cannocchiale – si sarebbero accorti del mio ritorno e mi avrebbero interrogato se avessi risposto avrei danneggiato i polacchi, se avessi taciuto sarei stato ucciso. Quindi per il mio bene conveniva restare, anche perchè il giorno seguente alle ore 8 sari stato condotto a casa. Dovetti accettare per il logico ragionamento, per ile poche ore di attesa, perchè contro la forza…. ecc…
Il prevosto di Montefano, don Antonio TARUSCHIO, che era stato informato di tutto, mi ospitò cortesemente. La sua casa era diventata il rifugio di altri sacerdoti, seminaristi, sventurati, ecc. tra loro c’erano don Romualdo COLACCINI, rettore del santuario di Tornazzano e don Cesare PAOLUCCI, parroco di San Biagio.

generali Anders_Duch_RakowskiI Comandanti del 2° Corpo polacco gen. Anders, con il comandante della 3^ Divisione di Fanteria “Carpanica” gen. Duch e il comandante della 2^ Brigata corazzata gen. Rakowski discutono sul piano d’attacco per la conquista del Monte della Crescia – Croce San Vincenzo e Santo Stefano ( foto by “The Polish Institute and Sikorski Museum di Londra).

***

*****

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: