Buon Anno 2017

Care amiche, amici,  visitatori di questo blog, è arrivato un nuovo anno, Vi auguro sia migliore del presente. Il 2016 ci lascia, con un pesante carico di tragedie alle spalle.
Oltre a tutte le vittime del terrorismo, il mio pensiero va ai genitori di Giulio Regeni, Valeria Solesin e Fabrizia Di Lorenzo.
Ricordo i lutti ed la difficile condizione dei sopravissuti  del sisma che ha colpito il nostro entroterra.

                                                                                       

Buon Anno 2017,  a tutti auguro un anno ricco di soddisfazioni, di fiducia, di speranza,
di sogni da realizzare  e di serenità.

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

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Petardi e botti ? meglio di no.

Siamo a poche ore dalla vigilia del nuovo anno e molti si apprestano a festeggiarlo con i classici botti.
Botti si, botti no: anche quest’anno il   tema non ha mancato di scaldare gli animi.  Personalmente penso che quella di sparare botti e  petardi sia una maniera,  per dire addio al vecchio anno e salutare quello nuovo,  che dovremmo metterci alle spalle come una vecchia consuetudine negativa.
Rappresenta, oltretutto, un pericolo per le persone e per gli animali, oltre che essere elemento di inquinamento ambientale e acustico.
Mi auguro che, quanti proprio non sapranno rinunciarvi possano  usare questi “mortaretti” in modo consapevole, lontano dalle abitazioni e mai in mano ai bambini, proprio per evitare rischi e festeggiare il nuovo anno in serenità.
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libera***
Per mio conto, avendo in casa un cane, per noi di famiglia è “Libera”,  che soffre questo “scriteriato umano divertimento”  che la manda in ansia e le crea non poco dolore, abbiamo deciso di non lasciarla sola e  trascorrere questo momento di baldoria  in casa in compagnia di  amici con  un “menù tosto”, una fantasia di piatti di pesce. Non mancherà la musica,  le candele, i fiori, i segnaposti, uno spumantino come si conviene in queste occasioni… e sarà come sempre festa.
Buon ultimo dell’anno.
Paola, famiglia e … Libera
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#OSIMANI con l’hashtag: il maestro Claudio Buccetti.

Una nuova proposta, #Osimani,  che vuole raccontare la nostra comunità  attraverso i volti dei suoi abitanti. Una raccolta di ritratti e brevissime storie di tanti cittadini come noi,  del passato ma anche del nostro quotidiano per diffondere il lato positivo delle persone che abbiamo conosciuto e che desideriamo ricordare o delle persone  con le quali ci confrontiamo ogni giorno.
Testimonianze, persone, fatti che aiutano a capire meglio chi eravamo e chi siamo … con tutto quello che ne consegue.
Storie familiari, sociali, lavorative e culturali che hanno caratterizzato il passato e che caratterizzano  il nostro quotidiano e da cui ogni lettore avrà la possibilità di attingere, evitando di perdere un “qualcosa” di importante del nostro essere comunità.

Una raccolta #Osimani, a cui chiedo a tutti Voi di partecipare e di arricchire  per condividere  insieme una storia di eroi… perché ogni giorno ognuno di noi combatte le sue battaglie: nel lavoro, nelle passioni o semplicemente nel nostro modo di essere…

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Claudio BUCCETTI

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claudio-buccetti_1***
Claudio Buccetti classe 1920 ( come mi ha sussurrato il giorno di Natale: ” altri tre… e farò 100″ ) un grande uomo, ironico e profondo che ho  la fortuna di avere come zio.
Il “maestro Buccetti” ha trascorso buona parte della sua vita tra i banchi delle scuole elementari di Osimo.
Il suo volto e le sue parole sono  impresse  nel cuore di generazioni di bambini che, per tanti anni, hanno seguito le sue lezioni tra i banchi di scuola. Un maestro che con passione, ha instillato per tanto tempo l’amore per lo studio ai suoi giovani alunni osimani. Per lui l’insegnamento era molto più di una passione, quasi una missione. Un maestro amato dagli studenti e stimato dai colleghi.

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claudio-buccetti-anno-scolastico-1959festa con gli ex alunni anno scolastico 1958/1959

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Di zio Claudio ho tante immagini: quella  di affettuoso marito di zia Marisa; di padre premuroso per le sue 2 figlie Anna Maria e Adriana; di persona che ha fatto dello sport il suo valore di vita.
Per Claudio lo  sport non era inteso come competizione ma  come “esempio di naturalezza”. E la montagna, in particolare,  è stata la sua grande passione e tributo.  La sua casa a Sassotetto è stata per tanti anni  meta di parenti ed amici osimani, accolti sempre con la sua affabile ospitalità ed allegria. Ricordo ancora le partenze all’alba per le escursioni alla Priora, a Pizzo tre Vescovi o alla valle dell’Ambro e zio Claudio che si metteva in cammino, inspiegabilmente,  con quel suo zaino stracolmo per scoprire quando ci fermavamo per mangiare che – come sempre – lui aveva portato il peso  del vino da offrire a tutti e della cioccolata per noi nipoti.
Claudio era un uomo di compagnia, con battute pronte, sempre allegro e le sue erano sempre parole di verità e di saggezza.

***claudio-buccetti-classe-1920Claudio con i suoi coetanei osimani del 1920

Una persona squisita a cui purtroppo, oggi,  il peso dell’età ha tolto molto della sua originaria vivacità, ma che ho voluto ricordare con queste poche righe  perchè, per me e credo per tanti altri osimani, il maestro Claudio Buccetti rimane un esempio, per la sua voglia di scoprire, per la sua passione per la vita che l’accompagna alla soglia dei 100 anni, perchè Claudio come tutti gli uomini amanti della  montagna è stato, e lo è ancora oggi, una persona vera.

claudio-buccetti-1984-pizzo-berroPizzo Berro, Monte Priora , 1984
claudio-buccetti-1984-madonna-dellambro-dopoMadonna dell’Ambro, 1994 ( …poi l’immancabile momento conviviale )
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claudio-buccetti-1988-frontignanoClaudio sulle piste di Frontignano, 1988.
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by Paola Andreoni 

( credits foto  AnnaMaria e Adriana Buccetti )

osimani

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Cordoglio per la prematura scomparsa della dott.ssa Ivana Lorenzini

Esprimo profondo cordoglio per la prematura scomparsa di Ivana Lorenzini dipendente del Comune di Osimo da molti anni: prima come responsabile dell’Ufficio Tributi e poi in Biblioteca. 
Rimane di Lei un ricordo affettuoso e carico di gratitudine per l’impegno, la professionalità e l’attenzione sempre dimostrata.
Esprimo le condoglianze alla famiglia, ai colleghi ed agli amici di Ivana.

La Presidente del Consiglio Comunale
********Paola Andreoni

❤ Auguri alle osimane, agli osimani e a chi viene da lontano: a tutti Auguro un Buon Natale e un futuro migliore.

Si sta per concludere un anno difficile segnato da eventi tragici e dalla violenza del terrorismo.
Le immagini dei bambini di Aleppo, una città culla della civiltà che oggi è un cumulo di macerie e il recente attentato di Berlino dove tra le bancarelle natalizie ha perso la vita Fabrizia, una nostra giovane connazionale ci hanno ferito e segnato dal dolore. Non c’è solo il terrorismo a preoccuparci.
Tutti abbiamo la consapevolezza che, questo che viviamo,  non è un momento facile, la crisi toglie risorse alle famiglie e spesso condanna tante attività economiche.
Le emergenze e le situazioni di difficoltà  non le vediamo più solo in televisione ma sono diventate anche il nostro vivere quotidiano: gli anziani, chi si ritrova costretto fuori dal mondo del lavoro,   i giovani che non lo trovano il  lavoro, i cittadini stranieri  che fuggono da guerra e miseria in cerca di sicurezza e prospettive.

Abbiamo grande bisogno di speranza e di ottimismo. Le difficoltà ci sono: impariamo ad affrontarle, senza paura. Con la forza di cambiare. Pensiamo agli esempi delle generazioni che ci hanno precedute  o a  Madiba e Papa Francesco, per impegnarci affinché la determinazione e la volontà di riuscire a risollevarci  torni ad essere la nostra stella polare!

A voi tutti, alle osimane, agli osimani, a chi viene da lontano e alle vostre famiglie porgo i miei più cari auguri di Buone Feste! e Buon Natale  da ovunque tu venga.
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auguri-presidente-del-consiglio

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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*******prof.ssa Paola Andreoni

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La solidarietà di Osimo alle città di Aleppo e Berlino

aleppo-bambini-foto-famiglia-cristiana
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Il clima di festa natalizio, l’attesa per il nuovo anno non può farci rimanere indifferenti di fronte a quanto sta continuando ad accadere in Siria e dopo i terribili fatti accaduti in Germania.
A nome mio, dell’intero Consiglio Comunale e sicura di interpretare il sentimento di tutta Osimo,  esprimo piena solidarietà al popolo siriano e ad Aleppo.
Una città  che contava 2 milioni di abitanti, dichiarata dall’Unesco “patrimonio dell’Umanità” con una storia millenaria, portata alla completa distruzione: senza acqua, case ed ospedali ridotti in macerie.
La città di Aleppo è l´icona del dolore di un popolo a cui oggi manca tutto, la vita, la pace, la giustizia, un futuro buono dove far crescere i propri figli.
Gira un video su FB, si proprio quello strumento con cui amiamo interagire con leggerezza, dal titolo “I bambini di Aleppo hanno smesso di piangere” (http://retenews24.it/bambini-aleppo-smesso-piangere-video/).
L’ho postato per dovere. Non ci sono parole né commenti idonei, basta guardare.
In questa  giornata ” #Aleppoday ” promossa dall’Unicef , Osimo è vicina ai bambini di Aleppo, e a  chi sta vivendo questa atroce, incomprensibile guerra.

Oggi è arrivata anche la terribile conferma che tra le vittime della strage di Berlino c’è anche la nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo.  Porgo, a nome di tutta la nostra comunità, le condoglianze ai genitori di Fabrizia e a tutte le altre innocenti vittime colpite dal vile attentato di Berlino.
Ancora una volta, come nella vicenda di Valeria Solesin,   una nostra giovane connazionale rimane, all’estero, vittima della insensata ed esecrabile violenza del terrorismo. Giovani italiani, emigrati all’estero,   – chi per studiare e specializzarsi, chi invece per trovare lavoro –  la cui vita   si interrompe perché casualmente incrocia quella di un vile assassino lascia tutti noi senza parole in un silenzio angosciante.
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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*************Paola Andreoni

 

 

 

Caro ministro Poletti, forse all’estero non l’avrebbero mai assunta.

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, con le sue dichiarazioni, ha pesantemente offeso quei giovani lavoratori che nel  suo ruolo di Ministro dovrebbe invece sostenere e difendere.

Segue artivolo su Il Fatto Quotidiano, a firma di Andrea Casadio

giornale il-fatto-quotidianoSe centomila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Quando ho letto queste parole pronunciate dall’improvvido ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ho provato una rabbia e una delusione profonda. Per tre motivi: perché sono un ex-cervello in fuga (ho lavorato per anni alla Columbia University di New York come neuroscienziato, scappando dall’Università italiana), perché ora sono un giornalista e in quanto tale mi occupo di dati e delle storie delle persone, e perché sono uno di sinistra, un progressista.

Poletti, compagno Poletti, ma come si fa a dire una boiata del genere? E non me ne frega nulla delle sue precisazioni tardive. Provi solo un secondo ad immaginare di avere di fronte un ragazzo che è dovuto scappare a Londra a fare il cameriere o il pizzaiolo per trovare un lavoro decente, o uno come me che è fuggito a fare ricerca alla Columbia University di New York perché di lavorare come ricercatore a 1000 euro al mese fino ai cinquant’anni non ne avevo nessuna voglia. Preferisce non averci tra i piedi? Forse ha ragione, perché se l’avessi davanti, io le vorrei porre alcune domande, il pizzaiolo forse le darebbe una randellata in testa con la pala per le margherite.

Caro ministro, ma lei conosce l’Italia, studia, si applica? Credo di no. Guardi questa tabella.

In Italia si laurea solo il 20 per cento della popolazione, meno della metà dei Paesi civili. Oltretutto, chi ha una laurea in Italia è costretto spesso a fare un lavoro che non c’entra niente coi suoi studi. Conosco una marea di giovani che sono laureati in Lettere e lavorano in un call center a 300 euro al mese, o in Legge che fanno i camerieri. Tra i miei amici statunitensi, tutti hanno un lavoro adeguato al loro corso di studi: chi ha la laurea in Ingegneria fa l’ingegnere, chi ha la laurea in Cinema lavora nel cinema, ecc.

Ministro, guardi i dati e mi spieghi, per favore. Da noi si laurea la metà o un terzo dei giovani che si laureano in Gran Bretagna o negli Usa. Lo capisce che se già il misero 20 per cento dei laureati non trova lavoro intellettuale vuol dire che in Italia i posti di lavoro per un lavoro intellettuale non ci sono? Quindi, il problema non è che ci sono troppi laureati (no, sono troppo pochi), è che il mercato del lavoro intellettuale non offre sbocchi, e per questo un giovane laureato è costretto a fuggire all’estero. In altre parole, siamo diventati un paese dove c’è bisogno solo di meccanici, contadini e pastori. Ma per fare quello ci sono già i marocchini, i nigeriani e i rumeni che paghiamo 3 o 4 euro l’ora, magari con i voucher o addirittura in nero. Cioè siamo diventati un paese retrogrado, di azienda manifatturiera, agricoltura e pastorizia, come il Bangladesh o la Colombia. Niente di male, ovviamente, ma basta saperlo.

Lo sa, caro ministro, che negli Usa il 50 per cento dei ragazzi si laurea e la disoccupazione giovanile è al 4 per cento, mentre da noi si laurea il 20 per cento, ma la disoccupazione giovanile è al 36 per cento?

E con il lavoro manuale non siamo messi meglio. Forse, caro ministro, doveva venire con me a Monfalcone, davanti ai cancelli della Fincantieri. Doveva incontrare l’operaio Giampaolo, 29 anni di lavoro sulle spalle, che in lacrime, mentre fiumane di lavoratori uscivano dalla fabbrica, mi ha confessato: “Questa sinistra non mi rappresenta più. Cos’è la sinistra oggi? Guarda: questi operai, oggi ci sono, domani non ci sono più. Chi ci pensa a noi?”. E mi ha spiegato che solo 850 – dei 10.000 operai di Monfalcone – sono assunti a tempo indeterminato direttamente da Fincantieri, mentre tutti gli altri lavorano in ditte terziste che ti assumono con i voucher o con contratti di un giorno, una settimana o un mese (la famosa flessibilità) per paghe da fame di 800-1000 euro al mese. Solo i tanti bengalesi, rumeni o croati possono accettare questi salari da fame, perché vivono in dieci in un appartamento o scappano appena possono a casa loro, oltre-confine. Per questo, molti ragazzi italiani fuggono da Monfalcone e vanno all’estero. E nel resto d’Italia è lo stesso.

In Italia, caro ministro, la scuola è fallita e il sistema lavoro fa ancora più schifo, lo sa? No, forse non lo sa. Perché ho come l’impressione che lei il mercato del lavoro non lo ha mai dovuto affrontare davvero. Guardi, questo è il suo scarno curriculum.

Niente laurea, lei è un perito agrario, ma mica è un problema, siamo abituati ai ministri non laureati. Ehi, non fraintenda: è perfino superfluo dire che io apprezzo e ammiro chiunque, laureato e non laureato. Don’t judge a book from its cover, direbbero all’estero. Capisce cosa vuol dire? Lo sa l’inglese? Credo di no. Mi pare di capire dal suo curriculum che il suo cursus honorum si è svolto tutto tra le protettive e accoglienti braccia del partitone emiliano, quello di sinistra, quello che pensava ai giovani e ai lavoratori. Forse lei non ha mai dovuto emigrare per trovare lavoro, non ha mai dovuto imparare in fretta una lingua straniera perché se non capiva le ordinazioni la licenziavano, non ha mai dovuto sottoporsi all’ esame di una decina di spietati professori anglosassoni che valutavano i tuoi lavori scientifici con il crivello e poi ti dicevano di preparare una lezione in inglese in due ore.

Ecco, a uno come me, a uno come il mio amico Ottavio – che ora è professore alla Columbia University -, o al mio amico Giancarlo – che era lavapiatti e ora ha una catena di ristoranti e fa le tagliatelle più buone di New York, lei ha detto che: “E’ bene che stiano dove sono andati, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Che rispetto per i lavoratori, proprio da illuminato uomo di sinistra.
Sa cosa penso? Che uno come lei, per dire, alla Columbia University di New York (Usa) dove ho lavorato io, non l’avrebbero mai preso, e neanche al Ristorante Ribalta di New York, guarda caso. Caro compagno Poletti, ma non è che le brucia perché col suo curriculum le è già andata grassa che l’hanno preso alla Legacoop di Budrio (Italy) e poi è persino diventato ministro?

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