Bardasci e Bardasce de San Marco

In questi giorni, chi ha avuto modo di fare un giro per il corso di Osimo, non può non aver colto un certo fermento. Si percepiva, complice anche l’aria del Natale, un’aria di festa, di attesa, di preparativi per qualcosa che di lì a poco sarebbe dovuto accadere.
Si, perchè il prof. Fernando Riderelli, in questo suo lavoro, ha saputo coinvolgere tanti, riuscendo a creare un clima di attesa, di piacevole sorpresa, di curiosità da appagare; insomma ha saputo far desiderare l’arrivo di questo appuntamento, riuscendo a creare attorno a questo evento… un bel clima di festa!
bardasci
Che dire, insomma, è un po’ come se questo libro che, per definizione stessa del prof. è un resoconto ordinato di fatti e circostanze, scritto per gli “illustri Sammarcani” sia anche nato dallo scambio di storie minime raccolte, di accenni, di ricordi, di battute, divenute poi oggetto di accurata ricerca, scaturiti dagli incontri con gli amici di sempre avuti durante le passeggiate per il corso.
Mi piace pensare che la culla di questo libro sia stato il nostro corso.
E’ un libro che leggeresti tutto di un fiato, molto coinvolgente, capace di suscitare tanta curiosità che devi appagare subito, senza soste e senza aspettare di riprenderlo in mano il giorno dopo.
Addentrandosi nella lettura, si è portati a ricordare quei luoghi descritti, quelle vie, quei personaggi citati lasciando all’immaginazione la ricostruzione parallela e integrata con quel che si sta leggendo fino a divenirne parte. E dunque l’obbiettivo di ricostruire l’atmosfera e gli ambienti affinché si possa sentire il sapore arcaico è stato pienamente raggiunto.

E’ un libro ricco di colpi di scena. Mi riferisco sia a quelle storie cariche di una vena di umorismo che ti fanno sorridere sia quelle intrise di giallo, storie queste che non ti aspetti e che non avresti mai immaginato. Sono momenti sapientemente distribuiti nel testo che alimentano l’interesse e creano atmosfere di stupore e meraviglia che contribuiscono a renderne piacevole la lettura.
Tantissimi i nomi citati, dietro ad ognuno tante storie, tanti aneddoti. Alcuni di quei nomi sono anche a me conosciuti : Giulio Torcianti, Cicci, Cianciulò, Feo, La Lombarda, Lola….
E da ultimo il narratore autore che è dentro la storia sia come bambino, con la sua tipica vivacità e intraprendenza, che ti fa rivivere quelle storie così come lette dagli occhi di un fanciullo cariche quindi di ingenuità e divertente semplicità; sia come scrittore adulto che ha saputo magistralmente coniugare la veridicità dei fatti con un pizzico di ironia, di sfiziosità di umorismo ricercato che sono poi le caratteristiche di Fernando Riderelli.
E’ il vissuto, raccolto e raccontato della storia di alcuni “sammarcani” appartenenti alla più grande comunità osimana.
Il libro ” I Bardasci de San Marco” del prof.Fernando comunica  una grande forza: fa venir voglia di usare quella saggezza , quella poesia che viene dal passato per costruire un futuro originale, non ripetitivo dell’antico, ma capace di assumerne il metodo, di ritualizzarne e capitalizzarne le esperienze per poterle trasmettere, per farne il cemento di una comunità.
Per convincerci e comunicare a chi viene dopo di noi che, nelle sterminate memorie fatte di bit, byte e gigabyte, qualcosa deve pur essere salvato.
Grazie prof.Fernando Riderelli per averci regalato ieri sera  – a me, a mia madre, ai tanti  osimani accorsi al Teatro La Fenice –  una bella serata e grazie per questa ultima fatica editoriale che salva dall’oblio figure, storie e belle testimonianze di uno spaccato di vita  osimana.
Paola
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