Ciao Marabini, per tanti osimani semplicemente don Dino

Esprimo, anche a nome del Consiglio Comunale cordoglio e vicinanza alla sorella Anna, ai parenti, ai tanti amici, ai volontari, agli ospiti, ai soci, alle famiglie degli utenti, alle maestranze  per la  scomparsa del cofondatore della Lega del Filo d’Oro,  Dino Marabini.
Per molti osimani  che ne ricordano la determinazione e la caparbietà nel superare mille ostacoli  è stato semplicemente Don Dino, il cofondatore – negli anni 1964 –  e l’anima della Lega del Filo d’Oro, l’Associazione con sede nella nostra comunità e conosciuta in tutta Italia per il suo impegno a dare dignità e speranza per  una vita migliore a tante persone e bambini prive di vista e di udito.

Un progetto quello della Lega del Filo d’Oro che  partì suscitando tante speranze nelle famiglie con  bambini pluriminorati che da tutta Italia chiedevano a questo prete, in servizio nella parrocchia di San Marco, un aiuto per i loro figli. Un appello che don Dino non lasciò cadere nel vuoto, dedicandosi totalmente al progetto, progetto  che si scontrava  con la quotidiana  incertezza di poter disporre di  finanziamenti e strutture adeguate.
Il futuro della Lega, a quei tempi,  lo si programmava  mese per mese: non c’erano ancora i “testimonials” e l’Associazione non era conosciuta fuori dai confini osimani. Don Dino MARABINI, aiutato  dal suo carissimo amico Aldo Valcavi, da una giovane e determinata cieco-sorda abruzzese, Sabina SANTILLI, e da alcuni giovani che poi sono diventati “lo staff” dell’Ente: Luigi Giacco, Rossano Bartoli, Valerio Marchetti, Patrizia Ceccarani, e  Giulio Lancioni, senza scoraggiarsi facendo  appello alla sensibilità e alla generosità prima degli osimani poi “bussando” alle Istituzioni riuscirono in una impresa che a tutti sembrava inizialmente impossibile: la nascita e il riconoscimento della Lega del Filo d’Oro.
Oggi la Lega del Filo d’Oro e le sue “persone” sono una delle realtà più belle del nostro territorio, conosciuta e stimata in tutta Italia e non solo.
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Mi piace ricordare, nel giorno della sua scomparsa, questa grande persona (che ho avuto il piacere di conoscere come volontaria in uno  dei soggiorni estivi organizzati dall’Associazione del Filo d’Oro) con questa lettera che Dino – nel giugno 1969 –   inviò ad  ogni famiglia di Osimo:
” Gentili concittadini,
in una sede provvisoria a San Biagio di Osimo, ospitiamo quest’anno un gruppo di bambini in condizioni particolarissime, in quanto tutti cieco-sordi. La maggior parte di questi bambini si trova in queste condizioni fin dalla primissima infanzia. La loro esperienza della vita e delle cose è quasi completamente nulla. La lunga e forzata privazione della vista, dell’udito e del linguaggio ha provocato in alcuni anche profonde minorazioni fisiche e psichiche. Il Ministero della P.I. riconoscendo la validità, unica in Italia, della scuola speciale annessa all’Istituto, segue con molto interesse l’esperimento delle quattro classi già esistenti. Ci proponiamo di portare un po’ di luce nell’intensissima oscurità in cui vivono, far assaporare anche a loro il piacere della vita e toglierli per sempre dall’unica prospettiva in cui si trovano ora e cioè di finire i loro giorni ignorati da tutti, inutili a se stessi ed agli altri. Il numero per ora è di dieci bambini, ma le richieste giungono e giungeranno ancora da tutta Italia. Per un prossimo futuro, su un terreno donato da un benefattore, si prevede la costruzione di una sede ampia e adeguata, ma purtroppo le possibilità attuali sono limitatissime; manchiamo ancora dei necessari mezzi di assistenza medico*specialistica. I sussidi didattici per la scuola sono ancora ridottissimi. La previsione delle spese è rilevante e le disponibilità presenti sono scarse. Vi invitiamo a vedere e conoscere il nostro istituto e vi preghiamo di darci il Vostro aiuto per affrontare e risolvere i suoi gravi problemi. f.to Don Dino”
L’appello trovò, come in altre importanti raccolte di fondi promosse dalla lega del Filo d’Oro, la generosità e la sensibilità delle famiglie osimane. Anche FILOTTRANO, ANCONA e MACERATA risposero in maniera sorprendente all’appello lanciato dall’Associazione osimana, le sottoscrizioni superarono quota 3 milioni. La Lega poteva ancora una volta guardare con fiducia alla sua lodevole attività.
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Nel 1972 l’Amministrazione comunale ha conferito a questo nostro “grande” osimano la  cittadinanza benemerita con queste motivazioni:
A Don Dino MARABINI “per la preziosa ed instancabile attività svolta alla promozione di iniziative di particolare valore sociale ed assistenziale, culminati nella creazione di un Istituto per cieco-sordi-muti, unico in Italia, il quale costituisce un raro esempio di impegno civile nei confronti di un mondo così bisognoso di comprensione umana“.
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Marabini***
Ciao Dino, grazie per il tuo impegno e per essere stato persona unica per umanità e simpatia,  testimone dei valori di solidarietà per tutta la nostra comunità.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*******prof.ssa Paola Andreoni

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Lega filo d'oro 1( 1964 nasce la Lega del Filo d’Oro, nella foto Anna Maria Marabini, Aldo Valcavi, Giuseppina, Costantina Panettoni, Renata Saporiti e il giovane prete don Dino)

 

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Chieti e Osimo unite nell’ultimo saluto a Domenico e Marina

L’ultimo saluto a Domenico Di Michelangelo e a Marina Serraiocco sarà domani, domenica 29 gennaio, a Chieti nella cattedrale di San Giustino. Ai funerali oltre ai rappresentanti della questura e del Commissariato ci sarà anche una delegazione dell’Amministrazione comunale.

Osimo si è stretta in un unico forte abbraccio a Domenico e a Marina testimoniata dai tanti mazzi di fiori e bigliettini lasciati dai nostri concittadini davanti il negozio di bomboniere di Corso Mazzini, in segno di affetto sincero nei confronti della giovane commerciante e dalla  proclamazione di lutto cittadino per la giornata di domani.
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negozio-marina-2***
Al piccolo Samuel a tutti i parenti, colleghi ed amici della sfortunata coppia giunga tutto l’affetto e la vicinanza del Civico Consesso osimano e di  tutta la nostra comunità.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*******prof.ssa Paola Andreoni

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27 gennaio 1945: Sono morto ch’ero bambino

***“Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà ….”

27 gennaio 2017 – Giorno della Memoria

72 anni fa,  il  27 gennaio 1945 si aprirono le porte del campo di concentramento di Auschwitz e tutto il mondo seppe ciò che era stato.
Oggi è il giorno della memoria, giorno  per ricordare e commemorare  le tante persone che hanno perso la vita nei Lager, quanti hanno subito violenze inaudite, arresti e deportazioni.
Ricordare è un dovere civile e morale per tutti noi. Prendo a prestito una riflessione di Zygmunt Baumann proprio sul valore della memoria:
” La risurrezione del passato, tenere vivo il passato, è un obiettivo che può essere raggiunto solo mediante l’opera attiva della memoria … Ricordare è interpretare il passato, o, più correttamente, raccontare una storia significa prendere posizione sul corso degli eventi passati “.

Quanto accaduto deve essere attentamente e in modo approfondito conosciuto e compreso perchè mai come oggi abbiamo bisogno degli anticorpi contro l’indifferenza, i pregiudizi, i razzismi , affinché quell’indicibile orrore non si ripeta.
Ogni giorno e ad ogni livello, ci dobbiamo sentire impegnati al ricordo della Shoah e a combattere  l’intolleranza, i nuovi fascismi, l’odio, la paura  e l’ignoranza, soprattutto rispetto alle generazioni più giovani. Perché è dai cittadini più giovani che inizia il dovere di ricordare e far ricordare, in questo Giorno e ogni giorno.
Paola
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25 gennaio 2013  Per celebrare il “Giorno della Memoria”

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Verità per Giulio Regeni e per tutte le vittime di sparizione forzata e tortura in Egitto

A un anno dalla scomparsa questo blog è a fianco di Amnesty e dei genitori del giovane ricercatore italiano per chiedere

Verità per Giulio Regeni

Domani, Mercoledì 25 gennaio, sarà trascorso un anno esatto dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo, in Egitto. Nonostante siano passati 365 giorni, la verità sull’arresto, la sparizione, la tortura e l’uccisione del giovane ricercatore italiano è ancora lontana.
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regeni***
Per continuare a chiedere “Verità per Giulio Regeni” Amnesty International Italia ha organizzato una giornata di solidarietà e mobilitazione.
Nelle maggiori piazze italiane verranno accese delle fiaccole alle 19.41, l’ora in cui Giulio uscì per l’ultima volta dalla sua abitazione prima della scomparsa.
Un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica e per invitare a non fermare la richiesta di:

 ***verità per Giulio Regeni e per tutte le persone vittime di sparizione forzata e tortura in Egitto.

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Le mani che aiutano sono più sacre delle labbra che pregano

“Le mani che aiutano sono più sacre delle labbra che pregano” ( predicatore indiano Sathya Sai Baba)
Oggi non possiamo che parlare di questo, di loro: i volontari, gli uomini dei Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, i cittadini e tutti gli altri che come sempre mostrano il lato migliore del cuore di questo Paese, strenui contro la difficoltà e solidali fino al limite delle loro forze. Di questi testimoni,  grandi uomini e coraggiose donne è fatto il nostro Paese.

Domani inevitabilmente dovremo parlare della politica che non ha mantenuto le promesse, della sequela di errori e sottovalutazioni, delle solite promesse mancate, degli annunci non rispettati e della storica leggerezza sulla prevenzione. L’elenco è lunghissimo e indecente ed è doloroso parlarne. Ma che se parli domani non ora.

Paola

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Vivi ❤

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A volte i miracoli si avverano e poi dopo tanta fatica il grido liberatorio: VIVI.
Per ora sono in 8, una bellissima notizia.
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Un immenso grazie   
  a tutti i soccorritori.  Con le lacrime agli occhi quelle che ti prendono quando la gioia e la speranza  ti sale dal cuore, vi dico semplicemente:  siete Grandi.
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Obama ci mancherai.

Quest’uomo ci mancherà. Ci mancheranno la sua guida saggia, la sua passione e il suo impegno per un Mondo migliore.
Si era presentato al Mondo con  tre parole: Yes we can.
Forse non ha fatto abbastanza, su alcune cose non ha potuto nulla,  ma rimane il fatto che è stato un Grande Presidente.
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Nel  discorso di addio, davanti a 20.000 persone nella sua citta’ adottiva, Chicago, dove ha iniziato la sua carriera politica  – e dove ha tenuto il suo storico discorso della vittoria, nel 2008, quando l’America decise di mandare alla Casa Bianca il primo afroamericano della storia Usa – ha detto queste ultime parole agli americani:
Non mi fermero’: saro’ con voi da privato cittadino.
La nostra democrazia e’ minacciata quando la consideriamo garantita. Quando stiamo seduti a criticare chi e’ stato eletto, e non ci chiediamo che ruolo abbiamo avuto nel lasciarlo eleggere.
Se siete stanchi di discutere con degli estranei su internet, provate a incontrarne qualcuno in carne ed ossa. Candidatevi per un incarico pubblico. Mettetevi in gioco, scendete in campo.
La democrazia non impone di essere uniformati, i nostri padri fondatori hanno litigato e raggiunto compromessi. Si aspettano che noi facciamo lo stesso. Sapevano pero’ che la democrazia richiede un senso di solidarieta’ di fondo, l’idea che a dispetto di tutte le nostre differenze, siamo tutti tutti sulla stessa barca, ci alziamo o cadiamo insieme.
La democrazia puo’ indebolirsi se si cede alla paura e pertanto, come privati cittadini dobbiamo rimanere vigili contro l’indebolimento dei nostri valori che ci rendono cio’ che siamo.
Ma la legge da sola non basta, devono cambiare i nostri cuori.
Per questo io rifiuto le discriminazioni contro i musulmani…per questo non possiamo tirarci indietro rispetto alle battaglie globali, per espandere la democrazia, i diritti umani, quelli delle donne, dei gay…”.

Oggi, 20 gennaio,  un uomo che rappresenta i valori del Ku Klux Klan che ha costruito le sue fortune economiche sul lascito miliardario del padre e lo sfruttamento brutale di lavoro malpagato,  diventerà il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Cosa dobbiamo aspettarci ?
Paola.

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Cordoglio per la scomparsa dell’ex consigliere comunale, Vincenzo Battistoni.

E’ scomparso all’età di 90 anni l’ex consigliere comunale Vincenzo Battistoni.  Candidato nelle file della DC era entrato nel Civico Consesso osimano a seguito delle elezioni amministrative del 14 e 15 giugno 1975.
Si trattava del mandato amministrativo 1975-1980 e Vincenzo con l’apporto delle sue 338 preferenze  nella lista  della DC dette un contributo importante  alla  rielezione – per il  secondo mandato –  dell’ex Sindaco Paolo Polenta.

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Personalmente e in qualità di Presidente del Consiglio Comunale di Osimo intendo esprimere cordoglio per la scomparsa dell’ex consigliere comunale Vincenzo BATTISTONI.

Eletto nell’assise cittadina nel secondo mandato  dell’ex sindaco Paolo Polenta (mandato amministrativo 1975 – 1980), se ne ricorda il suo grande impegno politico e l’agire sempre nell’interesse di Osimo.

A nome di tutta la città e del nostro Civico Consesso porgo le più sentite condoglianze alla figlia Ivana funzionaria comunale ed alla famiglia.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
                     Paola Andreoni

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Tu non uccidere

«Chi pensa di difendere, con la guerra, la libertà, si troverà con un mondo senza nessuna libertà. Chi pensa di difendere, con la guerra, la giustizia, si troverà con un mondo che avrà perduto perfino l’idea e la passione della giustizia. Chi pensa di fermare con la guerra il comunismo, è almeno un ingenuo prima di essere un criminale. Chi pretende difendere con la guerra la cristianità, riporterà la chiesa alle catacombe. Chi vuol difendere con la guerra la civiltà cristiana, s’accorgerà d’aver aperto la strada alla barbarie.»
(Don Primo Mazzolari, Tu non uccidere, pag.89)

I nostri valori sono quelli espressi dalla Costituzione: diciamo NO a chi sogna il ritorno di un potere reazionario ed ai nostalgici.

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” Preso atto di quanto comparso sulla stampa in merito a quanto pubblicato sui social da parte della capogruppo del gruppo misto al Consiglio Comunale di Osimo, stigmatizzo, anche come Presidente del Consiglio Comunale, il richiamo alla figura del Duce Mussolini, condanno il gesto e ne prendo in assoluto le distanze.
Ribadisco inoltre che i valori di un sistema democratico sono ben altri e si fondano e fanno riferimento a quelli espressi dalla Costituzione.
Ricordo che se l’Italia oggi vive in un sistema democratico, questo lo si deve alle lotte antifasciste, per le quali tanti onesti cittadini hanno perso la loro vita, combattendo per la difesa di quei valori supremi che sono irrinunciabili per un Paese libero e democratico.” .

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*********prof.ssa Paola Andreoni

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Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017

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Oggi, Domenica 15 gennaio 2017,  la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
Papa Francesco ha lanciato un messaggio a tutti i credenti, e non solo,  dal titolo: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce

I minori migranti-rifugiati, e le “seconde generazioni” di migranti costituiscono due tasselli importanti della crescita del  nostro futuro, da realizzare attraverso il dialogo interculturale che rifiuta nuove forme di esclusione ma soprattutto attraverso il riconoscimento della cittadinanza, quale punto di partenza per un percorso di responsabilità e partecipazione, che riconosca e valorizzi un nuovo “capitale umano” giunto in Italia da 200 Paesi del mondo.
Paola
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Il Messaggio di Papa Francesco: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce

Cari fratelli e sorelle!

«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20). Con queste parole gli Evangelisti ricordano alla comunità cristiana un insegnamento di Gesù che è entusiasmante e, insieme, carico di impegno. Questo detto, infatti, traccia la via sicura che conduce fino a Dio, partendo dai più piccoli e passando attraverso il Salvatore, nella dinamica dell’accoglienza. Proprio l’accoglienza, dunque, è condizione necessaria perché si concretizzi questo itinerario: Dio si è fatto uno di noi, in Gesù si è fatto bambino e l’apertura a Dio nella fede, che alimenta la speranza, si declina nella vicinanza amorevole ai più piccoli e ai più deboli. Carità, fede e speranza sono tutte coinvolte nelle opere di misericordia, sia spirituali sia corporali, che abbiamo riscoperto durante il recente Giubileo Straordinario.
Ma gli Evangelisti si soffermano anche sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?
Per questo, in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, mi sta a cuore richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari.
Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza. Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
L’età infantile, per la sua particolare delicatezza, ha delle esigenze uniche e irrinunciabili. Anzitutto il diritto ad un ambiente familiare sano e protetto dove poter crescere sotto la guida e l’esempio di un papà e di una mamma; poi, il diritto-dovere a ricevere un’educazione adeguata, principalmente nella famiglia e anche nella scuola, dove i fanciulli possano crescere come persone e protagonisti del futuro proprio e della rispettiva nazione. Di fatto, in molte zone del mondo, leggere, scrivere e fare i calcoli più elementari è ancora un privilegio per pochi. Tutti i minori, poi, hanno diritto a giocare e a fare attività ricreative, hanno diritto insomma ad essere bambini.
Tra i migranti, invece, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare.

Come rispondere a tale realtà?
Prima di tutto rendendosi consapevoli che il fenomeno migratorio non è avulso dalla storia della salvezza, anzi, ne fa parte. Ad esso è connesso un comandamento di Dio: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20); «Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19). Tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale. Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti.
Inoltre occorre puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature.
Anzitutto, si tratta di adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti protezione e difesa, perché «questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a sé stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale» (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2008).
Del resto, la linea di demarcazione tra migrazione e traffico può farsi a volte molto sottile. Molti sono i fattori che contribuiscono a creare uno stato di vulnerabilità nei migranti, specie se minori: l’indigenza e la carenza di mezzi di sopravvivenza – cui si aggiungono aspettative irreali indotte dai media –; il basso livello di alfabetizzazione; l’ignoranza delle leggi, della cultura e spesso della lingua dei Paesi ospitanti. Tutto ciò li rende dipendenti fisicamente e psicologicamente. Ma la spinta più potente allo sfruttamento e all’abuso dei bambini viene dalla domanda. Se non si trova il modo di intervenire con maggiore rigore ed efficacia nei confronti degli approfittatori, non potranno essere fermate le molteplici forme di schiavitù di cui sono vittime i minori.
È necessario, pertanto, che gli immigrati, proprio per il bene dei loro bambini, collaborino sempre più strettamente con le comunità che li accolgono. Con tanta gratitudine guardiamo agli organismi e alle istituzioni, ecclesiali e civili, che con grande impegno offrono tempo e risorse per proteggere i minori da svariate forme di abuso. E’ importante che si attuino collaborazioni sempre più efficaci ed incisive, basate non solo sullo scambio di informazioni, ma anche sull’intensificazione di reti capaci di assicurare interventi tempestivi e capillari. Senza sottovalutare che la forza straordinaria delle comunità ecclesiali si rivela soprattutto quando vi è unità di preghiera e comunione nella fraternità.

In secondo luogo, bisogna lavorare per l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Essi dipendono in tutto dalla comunità degli adulti e, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. Di conseguenza, invece di favorire l’inserimento sociale dei minori migranti, o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali; oppure essi vengono rimandati nel Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo “interesse superiore”.

La condizione dei migranti minorenni è ancora più grave quando si trovano in stato di irregolarità o quando vengono assoldati dalla criminalità organizzata. Allora essi sono spesso destinati a centri di detenzione. Non è raro, infatti, che vengano arrestati e, poiché non hanno denaro per pagare la cauzione o il viaggio di ritorno, possono rimanere per lunghi periodi reclusi, esposti ad abusi e violenze di vario genere. In tali casi, il diritto degli Stati a gestire i flussi migratori e a salvaguardare il bene comune nazionale deve coniugarsi con il dovere di risolvere e di regolarizzare la posizione dei migranti minorenni, nel pieno rispetto della loro dignità e cercando di andare incontro alle loro esigenze, quando sono soli, ma anche a quelle dei loro genitori, per il bene dell’intero nucleo familiare.

Resta poi fondamentale l’adozione di adeguate procedure nazionali e di piani di cooperazione concordati tra i Paesi d’origine e quelli d’accoglienza, in vista dell’eliminazione delle cause dell’emigrazione forzata dei minori.
In terzo luogo, rivolgo a tutti un accorato appello affinché si cerchino e si adottino soluzioni durature. Poiché si tratta di un fenomeno complesso, la questione dei migranti minorenni va affrontata alla radice. Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili.
È assolutamente necessario, pertanto, affrontare nei Paesi d’origine le cause che provocano le migrazioni. Questo esige, come primo passo, l’impegno dell’intera Comunità internazionale ad estinguere i conflitti e le violenze che costringono le persone alla fuga. Inoltre, si impone una visione lungimirante, capace di prevedere programmi adeguati per le aree colpite da più gravi ingiustizie e instabilità, affinché a tutti sia garantito l’accesso allo sviluppo autentico, che promuova il bene di bambini e bambine, speranze dell’umanità.

Infine, desidero rivolgere una parola a voi, che camminate a fianco di bambini e ragazzi sulle vie dell’emigrazione: essi hanno bisogno del vostro prezioso aiuto, e anche la Chiesa ha bisogno di voi e vi sostiene nel generoso servizio che prestate. Non stancatevi di vivere con coraggio la buona testimonianza del Vangelo, che vi chiama a riconoscere e accogliere il Signore Gesù presente nei più piccoli e vulnerabili.

Affido tutti i minori migranti, le loro famiglie, le loro comunità, e voi che state loro vicino, alla protezione della Santa Famiglia di Nazareth, affinché vegli su ciascuno e li accompagni nel cammino; e alla mia preghiera unisco la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 8 settembre 2016, Festa della Natività della B. Vergine Maria

FRANCESCO

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Una speranza nel cielo di Praga: in memoria di Jan Palach, Evzen Plocek, Jan Zajic e degli altri cinque ragazzi cecoslovacchi.


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Jan Palach
era un giovane ventenne  studente di belle speranze che si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della “Rivoluzione di Praga” soffocata dai carri armati dell’allora Unione Sovietica.
Praga viveva il quinto mese d’occupazione sovietica (di “aiuto fraterno” secondo la versione ufficiale del regime comunista), e il numero degli esuli cresceva insieme alla rassegnazione. L’Unione Sovietica era intervenuta con i carri armati per cancellare la Primavera di Praga, estremo e vano tentativo di democratizzare il socialismo reale. Il gesto drammatico dello studente in quel giovedì di circa quarantotto anni fa commosse il mondo intero.
Non è stato il suo un suicidio per disperazione, è stato il gesto drammatico di un giovane che si era sacrificato per gli altri, esortandoli a combattere.
La lettera che Jan Palach temeva bruciasse con i suoi abiti e la sua carne, fu letta subito dopo la sua morte. Era, insieme ai documenti, nel sacco che Jan aveva lasciato cadere qualche metro più in là, prima di accendere il fiammifero. Era scritta su un quaderno a righe da scolaro: “Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo…
Seguiranno il suo esempio Jan Zajic, Evzen Plocek ed altri cinque studenti che, ripeteranno lo stesso drammatico gesto.

Non dimentichiamoci di questi giovani che hanno contribuito a costruire la nostra Pace. La luce del loro sacrificio estremo deve illuminare il nostro cammino e riscaldare i nostri animi e non farci indietreggiare davanti alle ingiustizie, alle diseguaglianze e alle violenze. Il coraggio e il sacrificio di Jan Palach e dei suoi 7 coetanei devono essere ricordati ogni giorno e ancora più oggi che le nostre libertà sono sotto attacco da chi soffia sulla paura, da chi spera nella violenza, da chi sogna il ritorno di un potere reazionario.
Jan, Evzen e gli altri “una speranza nel cielo di Praga
Paola

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Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce…
Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga…
Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l’odio fra i denti,
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti,
Dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga, una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga…..

 

Io sto con i medici del Pronto Soccorso di Nola.

pronto-soccorso-di-nola***
Quello che scandalizza di quanto accaduto all’Ospedale di Nola, dove alcuni pazienti sono stati  soccorsi e probabilmente salvati, stando stesi su una coperta in un Pronto Soccorso,  non sono i medici, che anzi vanno ringraziati, ma il comportamento dei politici che con le loro scelte in materia di tagli alla sanità stanno lentamente portando l’Italia alla negazione del diritto alla salute.

Io sto dalla parte dei medici di Nola che con coraggio hanno deciso di fare il loro lavoro: hanno cercato di soccorrere tutti, anche in condizioni difficili e con i pochi mezzi a loro messi a disposizione dalla politica.

Sarebbe stato fatto di  “malasanità” e scandaloso se quei medici avessero mandato indietro una persona ammalata perchè non c’era una barella o se avessero rifiutato di soccorrere un malato perchè c’era troppa gente.
Bravissimi , quindi,  quei medici che sfidando regole e disattenzione  della politica per salvare una vita e curare un paziente che non avrebbe avuto altra possibilità, sono ricorsi ad  una terapia di urgenza.

Provi De Luca, invece di minacciare di mandare gli ispettori ed intimare nei confronti di quei bravi medici provvedimenti disciplinari, a chiedere a quelle persone che hanno ricevuto un pronto intervento  e magari sono  state salvate, se gliene poteva interessare di meno – in quei frangenti – di essere curate su una sedia o adagiate su una coperta messa per terra.

La  vergogna di questa vicenda è la inadeguatezza della politica  disattenta, o peggio, incapace a cogliere  che la capacità ricettiva di quella struttura medica non riesce a far fronte alle esigenze della popolazione.
Imbarazzante ancora una volta il comportamento del Presidente della Regione e responsabile della Sanità campana, De Luca, che invece di gridare al licenziamento dei medici dovrebbe seriamente pensare ad un suo definitivo allontanamento dalla guida politica della propria comunità.

Io sto con i medici del Pronto Soccorso di Nola.
Paola

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Elezioni provinciali 2017: Auguri di buon lavoro ai neo eletti.

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Ieri, domenica 8 gennaio si è votato  il nuovo Consiglio Provinciale di Ancona. Non hanno votato i cittadini ma gli eletti nei consigli comunali ed è  tramite loro – con la nuova veste istituzionale che ha assunto il nuovo Ente Territoriale – che potranno essere ascoltati i bisogni dei territori della provincia.

Il confronto elettorale (così detto di secondo livello) è stato  tra tre liste, questi  i nomi dei candidati eletti.
Per la lista numero 1, avente il contrassegno “La Provincia per i Comuni”, l’unico seggio previsto va a Lorenzo Rabini.
Per la lista numero 2, avente il contrassegno di “Ancona Provincia Civica” i quattro seggi disponibili sono stati assegnati a:  Italo D’Angelo, Thomas Cillo, Monica Bordoni e Andrea Gasparini.
Per la terza ed ultima lista “Unione Democratica”, i sette seggi previsti vanno ai neo consiglieri: Francesco Perticaroli, Diego Urbisaglia, Federica Fiordelmondo, Filippo Invernizzi, Arduino Tassi, Matteo Vichi e Ugo Pesciarelli.
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A tutti i neo eletti trasmetto  gli auguri di buon lavoro e l’invito a dare un segno tangibile di rinnovamento dell’ente provinciale che mantiene deleghe importanti in settori strategici come la viabilità, l’edilizia scolastica, la formazione professionale e il rischio idrogeologico.
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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
**********prof.ssa Paola Andreoni
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Cedric Herrou: non lasciamolo solo.

Cédric Herrou (white, with beard), and a group of some of the refugees that he is temporarily hosting on his small farm close to the village of Breil sur Roya, The Roya Valley, France, 18 November 2016. Cédric farms olives and produces free range eggs, and for the last 18 months has made his farm a temporary safe haven for illegal immigrants. Scores of these refugees arrive in Breil sur Roya, hungry and tired, as they try to enter France via the mountain areas along the French-Italian border where there are fewer police checks than along the coastal train or road route. At Cedric's farm, and homes of a small group of fellow local citizens, the refugees can rest, eat and be clothed (via donations of food and clothes) before continuing their travel.

Quest’uomo che vedete nella foto si chiama Cedric Herrou, è  un contadino e vive a Breil sur Roya, un villaggio al confine con l’Italia, più precisamente con l’entroterra di Ventimiglia. E’ stato denunciato e si trova sotto processo per avere dato aiuto e ospitalità nei mesi scorsi ad alcune centinaia di profughi (molti dei quali bambini e bambine) costretti, visto l’ormai celebre blocco di Ventimiglia, a tentare clandestinamente il passaggio in cerca di una vita migliore.

È accusato di favoreggiamento e rischia cinque anni di carcere e una sanzione economica pesante. Qualche giorno fa di fronte a un giudice di Nizza ha rivendicato le proprie azioni affermando che è giusto trasgredire le leggi davanti alla disperazione e che continuerà perché “questo è il momento di alzarsi in piedi”.

Una vicenda esemplare e una bella testimonianza quella del “contadino” Cedric Herrou  che non va lasciato solo, come non vanno lasciati soli i migranti che hanno l’unica colpa di essere nati dalla parte sbagliata del mondo: o stiamo con loro o stiamo con chi è impegnato a diffondere il terrore, l’egoismo e l’intolleranza.
Io sono con loro e con Cedric Herrou.

Se condividete firmate la petizione, come ho fatto anch’io,  e fatela girare.
http://www.mesopinions.com/petition/justice/abandon-toutes-charges-retenues-relaxe-dric/27173

Paola
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日本語讀本 Oreste Vaccari e Enko Elisa Vaccari: storia di #Osimani in Giappone

Immergendomi  nel lavoro di ricerca  nei numerosi libri e preziosi carteggi di don Carlo Grillantini, di don Vincenzo Fanesi e di Pio Francesco Fantasia  mi sono imbattuta nella storia di un grande studioso osimano: Oreste Vaccari e della sua gentile signora Enko Elisa Vaccari.
Avevo dedicato un post a questo, a me “sconosciuto”,  ma illustre concittadino nel periodo in esame “mandato amministrativo 1970 -1975.
Prendendo spunto dall’attualissimo e triste  fenomeno che coinvolge tanti giovani italiani avevo scritto:

 agosto 1974 anche negli anni 70 era molto viva la questione della “fuga dei cervelli”.
Osimani doc, che decidevano di lasciare la propria terra e trasferire le loro professionalità lontano dai confini italiani. Questo accade sistematicamente anche oggi a causa della crisi che costringe molti giovani della nostra città a partire per cercare occasioni e realizzazioni di aspettative di studio che purtroppo il nostro territorio non riesce ad offrire.
Sarebbe bello non perdere i legami con ciò che di buono i nostri concittadini hanno portato fuori dalla nostra piccola comunità per sfruttarla all’estero o in altre realtà del Paese. Creare un catalogo delle eccellenze osimane all’estero e mantenere un legame con loro sarebbe utile anche per la nostra comunità, in fondo, si tratta di persone “ambasciatori delle nostre tradizioni”.
Alcuni di questi giovani sono diventati imprenditori o stanno facendo carriera in uffici strategici della finanza, dell’economia. Proverò in seguito a raccogliere alcune di queste belle storie.
Nel periodo in esame (1970 – 1975) tra gli osimani di eccezione “ambasciatori delle nostre tradizioni” è da menzionare la figura del prof. Oreste VACCARI glottologo di fama internazionale. Ai più sarebbe rimasta persona sconosciuta se don Carlo Grillantini non ne avesse fatto un bellissimo articolo ed elogio sulla stampa locale dell’epoca.
La sua è stata una storia singolare, figlio di Enrico VACCARI, un prode ex garibaldino che fu capo stazione presso il nostro scalo ferroviario, e di Luisa Mayo. Fin da piccolo la sua passione fu attirata dalla conoscenza delle lingue straniere. Dopo gli studi universitari fatti a Napoli, insegnò in Canada e poi in Argentina, ma il desiderio di conoscere le lingue orientali lo spinse a trasferirsi a Tokyo. Nella capitale nipponica mise le sue radici, sposandosi con la sig.na Enko Elisa, e mentre insegnava lingue europee approfondì lo studio della lingua giapponese. A lui si devono diverse pubblicazioni in giapponese e in inglese e la fondazione di un Istituto Linguistico. Tra le sue opere di maggior rilievo: il Corso di conversazione inglese-giapponese e il dizionario inglese-giapponese. Opere di gran successo sopratutto negli Stati Uniti dove furono più di un milione le copie vendute.
Il prof. Vaccari per la sua importante opera di diffusione della lingua giapponese ebbe anche uno dei maggiori riconoscimenti dal Governo nipponico: il conferimento del premio dell’ordine del Gran Tesoro. E’ stato il primo straniero ad aver ricevuto tale onorificenza. Da convinto antifascista il prof. Vaccari venne internato dal Governo nipponico perchè si rifiutò di riconoscere lo Repubblica di Salò. Nel dopo guerra il prof. Vaccari continuò nella sua preziosa opera di approfondimento e di divulgazione della complicata lingua giapponese.
Oreste Vaccari un insigne figura di osimano di eccezione.
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Una storia affascinante, e sicuramente ai più sconosciuta, quella di Oreste Vaccari, un nostro concittadino che dalla città dei “senza testa” è approdato nell’Estremo Oriente spinto – come tutti i più grandi “linguisti” di fama internazionale – dal richiamo della straordinaria capacità dell’uomo di comunicare, iniziando ad osservare e studiare e poi dedicare tutte le sue energie nell’esplorare una  lingua complicata come quella del Paese del Sol Levante.

Il prof. Oreste Vaccari (1886 – 1980), grazie anche alla sua ampia formazione che  alle sue capacità naturali di apprendimento  per le lingue, è stato uno studioso che è riuscito a indagare e a scrutare con una profondità esemplare il complesso fenomeno del linguaggio umano, riuscendo a parlare correttamente una quantità impressionante di lingue: francese, italiano, inglese, spagnolo, tedesco, oltre che il giapponese e i suoi dialetti , e le lingue classiche: il greco e il latino.

La sua  fama rimane, senza dubbio, legata allo studio ed alla  conoscenza linguistica del giapponese, della simbologia e dei segni che compongono la sua lingua  e dei suoi innumerevoli dialetti. I suoi lavori sono stati, e rappresentano anche oggi, un punto di riferimento per la conoscenza  del linguaggio e della cultura nipponica in occidente sia  per quanto attiene la semantica lessicale che la teoria grammaticale, la fonologia che la tipologia  linguistica del testo e dei segni della lingua giapponese.
Le opere di Vaccari sono state riconosciute dai più eminenti orientalisti, come le più esaurienti per lo studio della lingua giapponese e sono usate come libri di testo in varie scuole nel Giappone e nelle maggiori Università di tutto il mondo.

Nel 1935, il prof. Vaccari sposa una donna giapponese, Enko Elisa Vaccari (1896-1983), anche lei studiosa linguista, con  la quale ha  condiviso le sue ricerche ed i suoi vari progetti linguistici durante il resto della sua carriera.
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Insieme a sua moglie, Vaccari ha pubblicato  molti libri per aiutare gli studenti stranieri di giapponesi, e le sue opere più popolari sono: Il metodo teorico pratico  Inglese-Giapponese ( in lingua inglese); il manuale “Giapponese in fretta e furia” ( tradotto in diverse lingue);   Il Dizionario Giapponese-Italiano con corso completo di grammatica; Concise Inglese-Giapponese Giapponese-English Dictionary e il dizionario giapponese-inglese standard di Vaccari (ヴァカーリズタンダード和英辞典Vakāri Zutandādo Wa-Ei Jiten).
Le sue opere punto di riferimento, anche oggi , per quanti vogliono cimentarsi nella comprensione dei segni della lingua giapponese.
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vaccari_3(Alcune pagine dell’enciclopedia con bellissimi disegni per richiamare l’attenzione e la fantasia dei più piccoli studenti )

Il prof. Oreste Vaccari morirà, a seguito del  deterioramento della salute nel 1980. Con i proventi derivanti dalla vendita dei loro libri i coniugi Vaccari hanno  finanziato e continuano a finanziare  borse di studio per studenti stranieri di giapponesi, in collaborazione con il Jochi Corporation con la quale il Vaccari era stato strettamente associato.

Ringrazio Pietro Starnari che dandomi modo di sfogliare la Grammatica della lingua giapponese  di Oreste Vaccari e di sua moglie Enko Elisa Vaccari pubblicata nella sua prima edizione nel 1956,   mi ha gentilmente dato modo di ritornare sulla figura e la storia di questo nostro illustre concittadino.
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osimani***

I cittadini chiedono serietà ai propri Amministratori

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Non mi piace confrontarmi con chi pensa di far politica a suon di bugie al solo scopo di buttare discreto verso chi si trova politicamente in posizioni diverse. Fare politica é una cosa seria. Chi pretende di farla deve metterselo in testa per rispetto dei cittadini. Tutti abbiamo i nostri limiti , tutti ci impegniamo a fare il meglio  anche riconoscendo gli errori, magari commessi in buona fede, ma ritengo che se per affermare se stessi ci si dimentica che cosa significhi onestá e lealtá, con la Politica, quella nobile con la P maiuscola, ha poco a che fare.

Il riferimento è al post pubblicato dalle ListeCiviche social Media in cui vengo accusata di dire “falsitá”, in riferimento ad una dichiarazione da me fatta in uno degli ultimi Consigli quando ho ricordato la  bocciatura da parte delle Liste Civiche, della richiesta della costituzione di una “Commissione d’inchiesta”, ( così la definiscono) presentata in Consiglio Comunale nel 2006 unitariamente da parte di tutti i gruppi consiliari di minoranza di allora: Democratici di Sinistra, Centro per l’Ulivo Margherita e Osimo in Movimento.
Tale Commissione consiliare speciale, a cui si riferiscono le Liste, si proponeva di far luce sui fatti, e sulle errate scelte politiche di mancata attenzione ambientale, di cementificazione del territorio  che avevano contribuito ad aggravare i danni della drammatica alluvione del settembre del 2006.
Proposta di Commissione Consiliare speciale, da me scritta e poi condivisa da tutti i  consiglieri di  minoranze di allora, che ritenevamo importante costituire, non tanto per “scoprire un colpevole” ma sopratutto per stimolare e indirizzare la politica cittadina  a scelte diverse, più rispettose verso l’ambiente e il paesaggio naturale al fine di prevenire future analoghe conseguenze.

La richiesta della Commissione venne bocciata dall’allora maggioranza che governava la città: sindaco Latini con le sue liste.

Questa è la VERITA’,  seduta consiliare  del 22 novembre 2006,  atto di Consiglio Comunale n° 145 con oggetto

Mozione dei consiglieri: Andreoni Paola ed altri in merito a istituzione commissione consiliare speciale di verifica sulla natura e sui fatti che hanno determinato l’alluvione di sabato 16 settembre 2006.
La proposta viene BOCCIATA con la seguente votazione:
Votanti 17:  7 i favorevoli (Andreoni Paola, Luna, Piergiacomi, Pellegrini, Alocco, Cittadini, Giacco); 10 i contrari ( Latini Dino, Beccacece, Cola, Donato, Falcetelli, Francioni, Gallina, Gambini, Palazzini e Strologo); 2 gli astenuti ( Ginnetti e Domizio).

Oggi a distanza di più di 10 anni Latini e le Liste Civiche vorrebbero “far passare” che quella Commissione Consiliare venne, invece,  approvata.
La verità è, ancora una volta, un’altra ( e conoscendoli conservo appositamente le carte che la provano).

La Commissione consiliare venne bocciata, la politica delle liste Latini di cementificazione  inferta al territorio continuò…, ma una cosa successivamente Latini la fece:incaricò il Dirigente preposto ( da lui stesso nominato) di organizzare una attività di controllo.
Della serie, anzichè lasciare le verifiche ai consiglieri di opposizione, si preferí far fare il controllo al suo diretto controllato.

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145_2006-apagina 2 della Delibera di Cons.Com. n°145/2006

conscom-145_2006

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I cittadini si aspettano serietà dai propri Amministratori.
Paola

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Un bellissimo spot pubblicitario, ma l’azienda tedesca non lo riconosce

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Lo spot del video sopra è stato girato da uno studente di una scuola di cinema, Eugen Merher, ed è diventato rapidamente virale in rete, con una popolarità in rete sempre maggiore con il passare delle ore. La pubblicità, della durata di un minuto e quaranta secondi, racconta la storia di un ex-maratoneta tedesco chiuso in una casa di riposo, dalla quale non può uscire. Guardando le sue vecchie Adidas lo assale la voglia di tornare a correre, ma ogni tentativo viene stroncato dal personale della struttura sanitaria. Grazie all’aiuto dei compagni, riuscirà ad evadere e a ricominciare a correre.Nonostante la semplicità della trama, comunque efficacissima, lo spot è certamente commovente perché racconta una fase della vita, l’anzianità, solitamente non molto utilizzata negli spot commerciali, con una sensibilità e un’efficacia davvero sorprendenti.

Nonostante l’indiscussa bontà dello spot, il dipartimento Comunicazione e Marketing dell’azienda tedesca non ha preso in considerazione il lavoro, perché, come racconta Merher all’Huffington Post: “Abbiamo cercato di inviarlo (ad Adidas), ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta“.

Alla giornata di oggi (6 gennaio 2017) il video è stato visualizzato da quasi 2 milioni e mezzo di persone!
Complimenti a Eugen Merher.
Paola

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