Una speranza nel cielo di Praga: in memoria di Jan Palach, Evzen Plocek, Jan Zajic e degli altri cinque ragazzi cecoslovacchi.


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Jan Palach
era un giovane ventenne  studente di belle speranze che si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della “Rivoluzione di Praga” soffocata dai carri armati dell’allora Unione Sovietica.
Praga viveva il quinto mese d’occupazione sovietica (di “aiuto fraterno” secondo la versione ufficiale del regime comunista), e il numero degli esuli cresceva insieme alla rassegnazione. L’Unione Sovietica era intervenuta con i carri armati per cancellare la Primavera di Praga, estremo e vano tentativo di democratizzare il socialismo reale. Il gesto drammatico dello studente in quel giovedì di circa quarantotto anni fa commosse il mondo intero.
Non è stato il suo un suicidio per disperazione, è stato il gesto drammatico di un giovane che si era sacrificato per gli altri, esortandoli a combattere.
La lettera che Jan Palach temeva bruciasse con i suoi abiti e la sua carne, fu letta subito dopo la sua morte. Era, insieme ai documenti, nel sacco che Jan aveva lasciato cadere qualche metro più in là, prima di accendere il fiammifero. Era scritta su un quaderno a righe da scolaro: “Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo…
Seguiranno il suo esempio Jan Zajic, Evzen Plocek ed altri cinque studenti che, ripeteranno lo stesso drammatico gesto.

Non dimentichiamoci di questi giovani che hanno contribuito a costruire la nostra Pace. La luce del loro sacrificio estremo deve illuminare il nostro cammino e riscaldare i nostri animi e non farci indietreggiare davanti alle ingiustizie, alle diseguaglianze e alle violenze. Il coraggio e il sacrificio di Jan Palach e dei suoi 7 coetanei devono essere ricordati ogni giorno e ancora più oggi che le nostre libertà sono sotto attacco da chi soffia sulla paura, da chi spera nella violenza, da chi sogna il ritorno di un potere reazionario.
Jan, Evzen e gli altri “una speranza nel cielo di Praga
Paola

***
Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce…
Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga…
Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l’odio fra i denti,
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti,
Dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga, una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga…..

 

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