#OSIMANI con l’hashtag: i f.lli Lanfranco e Gabriele FIORANI vale a dire Franco e Biba

Ci sono luoghi della città, famiglie, persone, volti, atmosfere forse dimenticate, dei quali è bello ed è importante condividerne il ricordo e la storia.

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Fiorani Lanfranco ( per i più “Franco”) e suo fratello Gabriele ( per gli osimani “Biba”) sono stati i storici proprietari  ed ultimi gestori del “Caffè Centrale” diventato per gli Osimani di ameno due generazioni non solo un punto di ritrovo, ma anche un riferimento nella geografia della città. Una storia che c’è tutta e che non è una forzatura del marketing, una storia che – come evidenziava la vecchia scritta posta accanto all’entrate dell’esercizio di Piazza del Comune al n° 11 – ha avuto origine nel 1894.

fiorani-brothersTutto è partito, come mi riferisce Franco classe 1923, con il nonno Clemente che apre nell’immobile di Piazza del Comune prima una semplice cantina che poi trasformò, all’inizio del ‘900, in  “Albergo Fiaschetteria e Ristorante Fiorani “. Un’attività condotta con la moglie Rosa che si basava come  ingrediente del successo sulla fatica, l’impegno e il piacere di fare.
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Alla prematura morte del marito  Clemente, la moglie Rosa fu costretta a ridimensionare l’attività limitandosi all’ affitto delle camere.

Dei cinque figli: Rosa, Raniero, Ruggero, Roberto e Raimondo; solo quest’ultimo continuò l’attività familiare mentre gli altri si dedicarono ad altre professioni in particolare  Raniero si trasferì a Bologna ad insegnare Filosofia, Ruggero e Roberto emigrarono in Argentina dove trovarono fortuna.

Raimondo dopo aver liquidato tutti i fratelli ebbe l’intuito di trasformare l’esercizio di affitta-camere in quella di  bar-caffè, con la nuova denominazione dell’attività: “Caffè Centrale“. Erano gli anni del dopo guerra 1915-1918 e Raimondo FIORANI con tanti sacrifici, equilibrio e coraggio in una Osimo la cui economia si basava prevalentemente sull’agricoltura, aiutato dalla moglie Arduina POLVERINI ( anche lei osimana), riusciva con le entrate dell’esercizio commerciale a dare sostentamento e garantire una sufficiente sicurezza economica alla propria famiglia. La signora Arduina preparava in casa i “bignè”,   i “cecetti” ed i profumati “maritozzi” che tanto successo riscuotevano nella clientela.

Ben presto anche tutti i cinque figli ( nell’ordine: Clemente, Lanfranco, Elina, Gabriele e Gabriella), benchè giovanissimi, ognuno con propri specifici compiti,  iniziarono a lavorare per il “Caffè”.
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A Lanfranco appena dodicenne ma già robusto di corporatura spettava il compito di andare a comprare il ghiaccio in un locale che era collocato vicino alle attuali poste allora Carcere municipale di Osimo. Non esistevano i frigoriferi e neppure la ghiacciaia e i gelati si preparavano con i panetti di ghiaccio avvolto nella tela grezza e tanto sale grosso.

La guerra e le sue conseguenze arrivarono  quando Lanfranco frequentava il terzo anno di ragioneria. Tutti i ragazzi del 1923 e del 1924 furono richiamati alle armi. Lanfranco fu costretto a lasciare Osimo e  il padre, rimase da solo a gestire  l’attività commerciale della caffetteria di  Piazza del Comune.

Passato il fronte con i suoi segni di lutti e di danni materiali, i due fratelli Fiorani si diplomarono ragionieri nell’anno 1946.

Lanfranco che amava la ragioneria si iscrisse all’Università di Bologna per realizzare il suo sogno che era quello di laurearsi in Economia e Commercio.

Dopo aver superato brillantemente 12 esami arriva inaspettata la lettera del padre che l’informava che non poteva più garantire l’apertura del Caffè perchè ammalato e al più presto, si doveva decidere: o vendere o lasciare a Lanfranco la responsabilità di farsi carico dell’attività di famiglia.

Lanfranco e Gabriele nel 1950,  27enne il primo, e 24enne il secondo, si ritrovarono, così   a gestire  l’attività familiare.

Ad Osimo in quel periodo c’erano altri bar, in particolare in centro c’erano: il bar di “Pisciò” dove attualmente c’è il bar Diana, il Caffè di Abramo, il bar Sernari, il bar di Basì, mentre all’inizio della costa del Duomo aveva chiuso il bar Nazionale e al suo posto era stata  aperta la Farmacia Theodori.
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Lanfranco che veniva da Bologna e lì aveva avuto modo di frequentare ed apprezzare le squisitezze delle più importanti e storiche caffetterie della città delle due torri come: il bar Ferrari, il Caffè Terzi, Bar Pasticceria Zanarini, appena alla guida del “Caffè Centrale” pensò subito di apportare importanti e decisivi cambiamenti per un rilancio dell’attività. Un notevole lavoro anche di restauro, condotto però all’insegna del gusto e del rispetto della storicità del locale.

Non solo un nuovo arredamento con la predisposizione di  un lungo bancone, di due nuovi biliardi “Boeri” e nuovi tavoli da gioco, ma anche la dotazione di una più moderna tecnologia nella produzione e presentazione del caffè. Questi investimenti spiazzarono  la concorrenza, in poco tempo “il Caffè Centrale dei f.lli Fiorani” divenne la caffetteria preferita dagli osimani. In Osimo, Castelfidardo, Ancona girava voce, diffondendosi velocemente di bocca in bocca,   che il “caffè da Biba” con la sua alchimia particolare era senza pari.
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Sempre Lanfranco che della gestione del “Caffè centrale” è stato la mente aveva addirittura coniato e pubblicizzato, come oggi si fa nelle più importanti operazioni di marketing,   il nuovo brand  alla caffetteria:

Caffè Centrale, non il solito caffè espresso ma crema di caffè

Gli osimani pian piano, apprezzando l’effettiva squisitezza del prodotto, cambiarono le loro abitudini, cominciando con l’iniziare  la giornata lavorativa facendo colazione da Biba e suo fratello,  e così anche,  di  sera, era divenuto rituale andare in Piazza a prendere  il caffè di Fiorani dopo cena.
Racconta Lanfranco che per anni la loro caffetteria ha servito più di 700 caffè al giorno. Il successo lasciava la  concorrenza sempre più sbigottita per la  sorprendente capacità dei due giovani Fiorani, di aver saputo ridare linfa e vigore al vecchio bar di Raimondo Fiorani, trasformandolo, in poco tempo, nell’esercizio più noto e frequentato di Osimo.

Il segreto di tale bontà del caffè, rimasto per molto tempo tale, non era altro che la qualità del prodotto ( la nuova produzione “Segafredo”), ma soprattutto la dotazione della nuova macchina da caffè, una moderna “Gaggia” a pompa oleodinamica ad erogazione continua, sconosciuta allora in Osimo e dintorni, che produceva un prodotto cremoso, più aromatico,  un caffè speciale molto gustoso.
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Dopo il caffè , Lanfranco intuì che occorreva mettere mano ad un altro prodotto che avrebbe poi caratterizzato per sempre “il Caffè Centrale”:  il   gelato.

Fino a quel momento il gelato in tutti i bar osimani  veniva preparato ( e gli unici gusti erano la cioccolata e la crema), solo per il  sabato e la domenica ,  anche per la grande fatica che la produzione richiedeva: ghiaccio, sale e tanta manualità a mezzo di un lungo bastone a spatola.

La “ditta Fiorani” intuì che il gelato a basso prezzo e di buona qualità doveva essere offerto  tutti i giorni e per una clientela variegata: dai bambini,  agli adulti dal palato più raffinato, tant’è che ancora oggi molti ricordano il motto che Franco o Biba riferivano alla clientela mentre servivano i coni:

” Bimbi belli, bimbi sani, coi gelati Fiorani !!! 

Anche in questo campo gli anni vissuti da studente universitario tornarono utili a Lanfranco che ispirandosi ai più rinomati bar della “dotta e grassa Bologna” realizzò in un angolo riservato del negozio di Piazza del Comune un piccolo ma attrezzato laboratorio con gli strumenti e le apparecchiature più moderne per la realizzazione del gelato artigianale. Nessuno in Osimo e forse neanche in Ancona si era attrezzato e neanche aveva mai sentito solo parlare di: frigorifero a temperatura positiva dove conservare le materie prime come il latte fresco o la panna; del mantecatore; e della macchina per pastorizzare il latte.

Grazie a questi nuovi macchinari  ed alle sapienti mani di Lanfranco che con correttezza e precisione regolava il giusto dosaggio,  prendeva  corpo tutti i giorni,  dal laboratorio “magico” dei Fiorani  un gelato  soffice, morbido, caldo e delicato che non aveva pari negli altri bar osimani e di Ancona. Poi arrivarono i semifreddi e un “cremino” che è ancora oggi  vivo nella memoria e nel palato dei più golosi osimani ed affezionati clienti: ” l’Alì Babà” di Fiorani.

A proposito dell’Alì Babà in Osimo si diceva:

” Gli Alì Babà, i gelati dei Fiorani: Biba li vende, Franco li fà”.

Insomma “Il Caffè Centrale” con, dietro il bancone, i Fiorani e le loro gentili  consorti – Marisa e Anna – è stato,   tra innovazioni e ricerca della buona tradizione il bar e il luogo di ritrovo preferito dagli osimani, il luogo dove raccoglievi gli umori della gente e il “sentire” degli osimani.

Quando a 70 anni oramai suonati ( nella primavera del 1990) i fratelli  Fiorani hanno deciso di abbassare la serracinesca o per meglio dire,  passare l’attività all’attuale gestore del locale  ( ristorante Gustibus ) non è stata sicuramente una scelta facile come non sarà stata facile per i molti affezionati clienti accettarla.
I Barulli, Dedo Baleani, Sverzò, Archemuse, Farina, Carcarello, Giorgettì, Pantera, Pascucci, i tifosi del Bologna, i cacciatori amici di Biba, Nardi e gli amici pescatori di Franco, gli amici  del biliardo, i “bibaroli”, gli incalliti e nottambuli giocatori di carte, i  tanti  anonimi affezionati clienti ed Osimo hanno  perso non un qualsiasi bar ma il loro punto di riferimento, un’icona della nostra città.

Una volta liberi dagli impegni lavorativi i fratelli Fiorani hanno potuto finalmente dare seguito alle loro passioni ed ai loro interessi:
La caccia , il cane, il tifo per il Bologna,  le lunghe passeggiate per Gabriele Fiorani detto Biba oggi 91enne.
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La costruzione in miniatura di barche in legno, velieri antichi, galeoni e motoscafi ( vere opere d’arte), la cucina, gli amici del  Masci, le poesie in dialetto osimano, “i racconti di Medeo” di Umberto Graciotti e le recite della “Battaglia del Porcu” del fijo de Pietro,  la montagna  per Lanfranco che il 20 febbraio compirà invece 94 anni.

Auguri e un Grazie di cuore a queste due persone straordinarie esempio  di  coraggio, ingegno, fatica che ancora oggi, a distanza di anni, vengono ricordate con piacere e simpatia da tanti osimani, e che costituiscono un pezzo importante, e non certo minore, di un lembo della storia della nostra città.

Paola Andreoni
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