Giovedì 30 marzo è convocato, alle ore 15, il Consiglio Comunale di Osimo.

Giovedì  30 marzo 2017, alle ore 15,00,  CONSIGLIO COMUNALE

Il Consiglio comunale si riunirà Giovedì 30 marzo 2017 alle ore 15.00  con eventuale prosecuzione  per il giorno Venerdì 31 marzo alle ore 08.00
Al vaglio del parlamentino osimano il documento economico-finanziario con le imposte comunali e le tariffe per l’anno 2017, le misure previste su Iuc – imposta unica comunale, Tari, Tasi, oltre alle opere pubbliche previste e il programma di alienazioni immobiliari fino al 2019.
Come da Regolamento,  in occasione della discussione ed approvazione del Bilancio dal dibattito consiliare viene  sospesa la trattazione delle Interrogazioni, OdG e Mozioni.
Questi i punti sottoposti all’esame e al voto del Consiglio comunale clicca: ordine del giorno e proposte di deliberazione.

1) Comunicazioni;
2) Modifiche al vigente regolamento per la disciplina dell’Imposta Unica Comunale “IUC”.
3) Determinazione aliquote e detrazioni per l’applicazione dell’Imposta Municipale Propria “IMU” – Anno 2017;
4) Tributo sui servizi indivisibili (TASI) – Approvazione aliquote per l’anno 2017;
5) Approvazione Piano Finanziario e Tariffe della componente TARI (Tributo Servizio Rifiuti) – Anno 2017;
6) Approvazione Regolamento per la determinazione dell’aliquota addizionale comunale all’IRPEF – Anno 2017;
7) Determinazione del prezzo di cessione delle aree e fabbricati da destinare alla residenza ed alle attività produttive e terziarie anno 2017;
8) Approvazione Piano Triennale 2017/2019 delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari ai sensi dell’art.58 della D.L.n.112/2008;
9) Approvazione Programma Triennale OO.PP. 2017/2019 ed Elenco Annuale 2017;
10) Esame ed approvazione del Bilancio di Previsione 2017/2019 e suoi allegati e nota di aggiornamento al D.U.P. 2017/2019.
11) Comunicazione in merito ad approvazione variazioni di bilancio non aventi natura discrezionale (Art.175 c.5bis e 5ter D.lgs.n.267/2000 – Art.33 vigente Regolamento Comunale di Contabilità).

La Cittadinanza è invitata ad assistere alla seduta.
sarà possibile seguire il Consiglio Comunale in diretta audio tramite il sito internet del Comune di Osimo

La PRESIDENTE del CONSIGLIO COMUNALE
            F.to Paola Andreoni

 

Ricordo che le sedute del Consiglio Comunale sono pubbliche ed i cittadini sono invitati a partecipare.
E’ inoltre possibile seguire i lavori del Consiglio Comunale  in diretta audio
dalle ore 15.00  di Giovedì 30 marzo 2017

Clicca per ascoltare

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La storia, a volte, sa scrivere pagine molto tristi: 28 marzo 1997 il naufragio della Kater I Rades

La sera del 28 marzo del 1997, era Venerdì Santo, una piccola imbarcazione albanese stracarica di profughi, viene speronata, involontariamente,  da una nave della Marina militare italiana al largo delle coste pugliesi. Un naufragio nel quale morirono 81 persone, in gran parte donne e bambini, vittime  del nostro mare Adriatico.
Il relitto della Kater I Rades è stato recuperato dai fondali marini ed è diventato nel 2012 monumento memoriale detto “L’Approdo. Opera all’Umanità Migrante”. Il monumento si trova ad Otranto, la città più ad Oriente d’Italia per ricordare le tante vittime del mare.
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Tragedie del mare che ancora oggi si ripetono e che continuano a registrare tantissime vittime, persone che  abbandonano la propria terra, i propri affetti, affrontando le peripezie di un viaggio pericoloso.
Il ricordo di questi tragici eventi deve  rafforzare in tutti noi e nelle nostre Comunità la naturale predisposizione all’accoglienza e alla solidarietà, e a non indurci a rifiutare mai quel primo abbraccio che ci viene richiesto da quanti, fuggendo da luoghi in cui non si riesce a condurre una vita libera e dignitosa, chiedono di poter avere una possibilità per guardare al futuro con fiducia e speranza.
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A ricordo delle tante vittime del mare.
Paola

A scuola di cittadinanza seconda edizione: serata conclusiva con tutti i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al progetto

Si svolgerà mercoledì sera 29 marzo, la cerimonia di chiusura della seconda edizione del progetto “A scuola di cittadinanza “ che ho promosso come Presidente del Consiglio Comunale in collaborazione con l’amministrazione comunale.
Un incontro conclusivo con tutti gli alunni delle classi della scuola primaria dei tre Istituti Comprensivi di Osimo che presenteranno i lavori realizzati, saranno presenti anche i Dirigenti scolastici e i docenti.
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Un grazie a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo bel progetto e un grazie a tutti i ragazzi che hanno partecipato con passione ed entusiasmo all’iniziativa.
Vi aspetto, per la festa finale Mercoledì 29 marzo alle ore 17,30 al PalaBellini di Osimo.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
*********prof.ssa Paola Andreoni

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Articoli correlati:
– 1 aprile 2015  A scuola di cittadinanza anno 2015, serata conclusiva.

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La bella lezione della sindaca di Lampedusa: Giusi Nicolini

Ho letto e vi propongo un interessante  articolo di Giulio Cavalli, 27 marzo 2017  – “La lezione di Giusi (Nicolini)”.
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” Potrebbe sembrare una storia minima eppure Giusi Nicolini ancora una volta ha dato una lezione di umanità in un periodo in cui la politica sembra specializzarsi nell’essere feroce per poter funzionare. E l’occasione del suo incontro con Salvini dei giorni scorsi ci riporta fortunatamente fuori dal recinto dei rodei, della bava, della ferocia e ci abitua tutti a essere un po’ più umani.

I fatti, dunque: nel suo tour delle provocazioni Matteo Salvini decide di fissare una tappa a Lampedusa per toccare con mano il pertugio da cui (secondo la sua millantata teoria) arrivano tutti i mali italiani. Dopo Napoli Salvini ha capito bene che farsi contestare è il modo migliore per meritare uno spicchio di visibilità: cosa c’è di meglio che polemizzare con i rifugiati appena sbarcati, deve avere pensato.

Eppure Lampedusa (che è un’isola con un cuore che c’è da sperare che diventi il cuore di tutta la penisola nostra) ha una storia recente che le impedisce di prendere sul serio le salvinate: “Arriva Salvini? Bene, accoglieremo anche lui come accogliamo tutti” è la reazione della sindaca Giusi Nicolini. La solidarietà del resto funziona se è solidale con tutti: essere solidali solo con i sodali è altro, è la giustificazione dell’inizio del clan. Non vale, no.

Tant’è che il salvino Salvini alla fine è rimasto disinnescato e alla fine gli è scappato addirittura da dire che “servirebbero corridoi umanitari” per chi ha bisogno di sfuggire dalla guerra (aggiungendo ovviamente il “solo per chi ha bisogno davvero”). “Non scrivetelo però”, ha detto ai giornalisti, come se non sapessimo che il leader leghista proprio sul prurito della stampa ha costruito tutta la propaganda di questi anni.

Ma non è Salvini il punto, ora: quello che ci interessa è che Giusi, da sindaca ma soprattutto da donna che visita tutti i giorni il dolore, ci ha riportato tutti nella giusta misura delle cose. Di fronte al dramma che si consuma in questa Europa diventata un cimitero sotto il mare le provocazioni e i razzismi contano poco di più dell’alito di schifo e indignazione che si meritano: nessuno dei salvati e dei sopravvissuti che si trascinano sulle nostre spiagge ha un reale interesse per le provocazioni bavose del razzista di turno. Qui i temi sono ancora la distruzione, la morte, gli orfani, le vedove e le ferite dell’indifferenza. Se avessimo il cuore abbastanza adulto per continuare a contenere il dramma non ci sarebbe nemmeno lo spazio per le salvinate di chiunque. E Giusi ce l’ha ricordato. “

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Bentornato Report

Questa sera riprende la trasmissione televisiva Report. A condurla non ci sarà Milena Gabanelli e mi dispiace perchè ho sempre apprezzato ed ammirato il coraggio di questa  giornalista che negli anni ha svolto al meglio il proprio lavoro a vantaggio di tutti noi utenti.

Report resta sicuramente in buone mani, con il nuovo conduttore Sigfrido Ranucci,  anche se Milena Gabanelli mi mancherà.
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Ciao Milena e buon lavoro alla nuova squadra di Report.
Paola

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Vogliamo che il progetto europeo vada avanti: un’Europa dei popoli, Unita politicamente.

Oggi, 25 marzo 2017 l’Unione Europea festeggia i 60 anni dei trattati di Roma, considerati come uno dei momenti storici più significativi del processo di integrazione europea. L’Unione Europea non è nata per un caso del destino. Essa è frutto di una precisa volontà ed è fragile come tutte le imprese umane.
I padri fondatori europei, Konrad Adenauer, Robert Schuman e Alcide De Gasperi, Joseph Bech, Paul Henri Spaak e Johan Wilhelm Beyen, al di là delle divisioni politiche, avevano un sogno comune, così come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann con il Manifesto di Ventotene: un’Europa libera e unita.
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Oggi quel messaggio ideale, credo sia l’unica strada per il futuro e per rispondere all’attuale crisi dell’Europa, che ha perso il Regno Unito e progetta di scindersi in un’Europa a due velocità che significa, di fatto, divisione fra paesi più ricchi e paesi più poveri.
La strada per il futuro, anche di fronte al rinascere, nei nostri paesi, di tendenze nazionaliste, razziste, xenofobe e di egoismi nazionali, non può che essere che l’ Europa progettata nel manifesto di Ventotene: un’Europa unita politicamente.

Un’Europa che riavvicini i cittadini a delle istituzioni politiche lontane e difficili da comprendere. Un’Europa guidata dai valori e dai principi che hanno ispirato l’unificazione europea fin dall’inizio, quali: la dignità umana, l’uguaglianza tra l’uomo e la donna, la pace e la libertà, la riconciliazione e il rispetto reciproco, la solidarietà e la sussidiarietà, lo stato di diritto, la ricerca del bene comune.
Auguri Europa e coraggio a tutti noi Europei.

Paola

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– Il testo del Manifesto di Ventotene “Per un’Europa libera e unita” Ventotene, agosto 1941

 

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Stefano Rodotà: La DIGNITÀ della PERSONA

Ripropongo un articolo di Stefano Rodotà, pubblicato su “La Repubblica” il 12 gennaio, dal  titolo lapidario: “La dignità della persona“ che sottolinea il valore dell’agire politico sul tema del reddito di cittadinanza o come meglio  lo definisce don Ciotti “un reddito di dignità

giornale La Repubblicadi Stefano Rodotà, • 12 Gennaio 2017. Siate realisti: chiedete l’ impossibile”. Questo ammonimento, che Albert Camus affida a Caligola, dovrebbe rappresentare un costante criterio di riferimento per tutti coloro che pensano e agiscono politicamente – e comunque identificano la politica con il cambiamento. Il rischio concreto, altrimenti, è quello di una sorta di tirannia dei fatti che, se considerati come un riferimento da accettare senza alcuna valutazione critica, come l’ unica misura e regola del possibile, ben possono trasformarsi in una trappola, o una prigione. Una questione di evidente rilievo culturale e che, se trasferita sul terreno politico, può aprire una strada verso finalità sostanzialmente conservatrici.

È quel che sta accadendo in molti casi, con una scelta che non può essere considerata inconsapevole o innocente. L’ attribuire ai nudi fatti la competenza a dettare le regole della vita sociale e politica dà origine ad una sorta di naturalismo che sconfigge la necessaria e consapevole artificialità della regola giuridica e della decisione politica. E che, nella sostanza, trasferisce il potere di scelta dalla procedure democratiche alla dinamiche di mercato. È così nato un nuovo diritto naturale, al quale viene attribuita una specifica legittimazione grazie al riferimento ad un mondo globale dove non sarebbe possibile ritrovare soggetti che abbiano la competenza per governarlo. Conclusione che trascura il passaggio da una concentrazione ad una moltiplicazione dei soggetti e dei luoghi delle decisioni, sì che il problema è piuttosto quello di creare le condizioni istituzionali per la democraticità di questi processi per quanto riguarda partecipazione e controllo. In questa prospettiva non muta soltanto la dimensione spaziale, con la globalizzazione, ma pure quella temporale, con la rilevanza assunta dall’ insieme delle dinamiche che determinano e accompagnano nel tempo l’ azione di una molteplicità di attori.

L’attuale discorso pubblico mette in evidenza, quasi in ogni momento, la necessità di spingere lo sguardo oltre gli specifici fatti che la realtà quotidiana concretamente propone, di ragionare considerando anche la prospettiva di lungo periodo. Compaiono con insistenza parole che invitano, spesso in maniera perentoria, a riflettere e ad agire seguendo vie che portano, si potrebbe dire, ad incorporare il futuro nel presente. Si insiste sull’utopia, fin dal titolo dei libri, e si accenna addirittura alla profezia.

Si riscopre l’”utopia concreta” di Marc Bloch, sull’utopia dialogano Paolo Prodi e Massimo Cacciari. Il senso di questi riferimenti, fino a ieri inusuali nella discussione corrente, è evidente. La riflessione e la stessa azione politica non possono essere amputate della dimensione della progettazione, che molto ha sofferto in questi anni per una sua impropria identificazione con l’ abbandono delle ideologie. Nel momento in cui si torna a sottolineare l’ impossibilità di trascurare la discussione sulle idee, non dovrebbe essere troppo tardi per acquisire piena consapevolezza del fatto che la cattiva politica è sempre figlia della cattiva cultura.

Ma non sempre nella discussione pubblica si può cogliere questa consapevolezza. Sta accadendo per la questione del reddito, che gioca un ruolo sempre più rilevante per la costruzione di una agenda politica adeguata al tempo che stiamo vivendo. Tema che davvero può essere collocato tra le questioni “impossibili” di Camus, poiché esclude la possibilità di distogliere lo sguardo da una realtà sempre più chiaramente caratterizzata da una rilevanza nuova del rapporto tra esistenza e risorse finanziarie.

In Francia nel programma proposto da Benoit Hamon per la sua candidatura alle elezioni presidenziali il riferimento ad un reddito universale ha una evidenza particolare e sollecita la discussione sul fatto che siamo di fronte appunto ad una utopia concreta. Da anni, in Italia, Luigi Ciotti parla di un reddito di dignità, sottolineando così proprio l’ impossibilità di eludere una questione che riguarda l’ antropologia stessa della persona. E non si tratta di discussioni astratte. Il ceto politico italiano – qui distratto, come in troppi altri casi – dovrebbe sapere che, soprattutto grazie alle provvide iniziative di Giuseppe Bronzini nell’ ambito delle attività della Rete italiana per il reddito di base, è nata una cultura che non solo ha reso possibile una impegnativa discussione sui rapporti tra il reddito e l’ esistenza stessa della persona, ma ha consentito ad un centinaio di associazioni di mettere a punto una proposta di legge d’ iniziativa popolare che le Camere farebbero bene a prendere seriamente in considerazione.

Così la realtà “impossibile” può trovare la via per incontrare le sue effettive e molteplici possibilità, che danno concretezza al cambiamento e possono tradursi in istituti diversi per rispondere alle diverse richieste determinate da una molteplicità di condizioni materiali. Qui si colloca quello che ormai possiamo, anzi dobbiamo, definire come un vero e proprio “diritto all’ esistenza”: unico nel suo riconoscimento, articolato per consentirne l’ effettiva attuazione. Questo spiega la ragione per cui il riferimento al reddito è quasi sempre accompagnato da specificazioni che possono riguardare la sua misura (da minimo a universale) o un particolare contesto (familiare) – un insieme di variazioni esaminate nel bel libro di Elena Granaglia e Magda Bolzoni, che mostra come si tratti di un tema che è parte integrante della questione della democrazia “possibile”, e nello scritto di Stefano Toso dedicato proprio a reddito di cittadinanza e reddito minimo.

Un tema tanto significativo per la costruzione dell’ agenda politica non può essere separato da tutti gli altri ai quali si vuole attribuire rilevanza. E la dialettica tra possibilità e impossibilità esige l’ individuazione dei principi e dei criteri che devono guidarla, dove la possibilità diventa ovviamente anche quella legata alla realizzazione di una politica costituzionale.

È una ovvietà il sottolineare che si debbono prendere le mosse dal lavoro, indicato fin dal primo articolo come il fondamento stesso della Repubblica e più avanti, nell’ articolo 36, come la condizione sociale necessaria per una esistenza libera e dignitosa. E, poiché non si possono certo ignorare le situazioni di disoccupazione o sottoccupazione, è ben comprensibile che, accanto all’ attenzione diretta per il lavoro, compaia quella sempre più intensamente rivolta ad altri strumenti, che possono comunque mettere le persone nelle condizioni materiali inseparabili appunto dall’ effettiva condizione di libertà e dignità del vivere.

Una esistenza che, come sottolineava già la costituzione tedesca del 1919, non può essere identificata con la semplice sopravvivenza, ma deve concretamente manifestarsi come esistenza “degna dell’ uomo”, “dignitosa”. Una novità non soltanto linguistica. Un impegnativo riferimento – appunto la dignità – compare oggi in apertura della Carta dei diritti fondamentali dell’ Unione europea, affiancando in maniera particolarmente significativa gli storici principi della libertà, dell’ eguaglianza, della solidarietà. Nella storia degli ultimi decenni, anzi, proprio l’ evocazione della dignità è divenuta addirittura più intensa di ogni altra e costituisce ormai un dato che unisce gli ammonimenti di Papa Bergoglio alla richieste dei nuovi “dannati della terra”, come i braccianti della piana di Rosarno. Questo sguardo più approfondito e consapevole arricchisce nel loro complesso gli obiettivi costituzionali, porta con sé un chiarimento del potere dei cittadini e un rafforzamento dei loro diritti, e rende più evidenti e ineludibili le responsabilità della politica.
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