#OSIMANI con l’hashtag: Giulio AMBROGETTI !

Continua la campagna #OSIMANI , volta a far conoscere il nostro territorio e la sua gente attraverso una galleria di volti e di storie raccontate in 140 caratteri (o poco più). Storie semplici ma veramente straordinarie.

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La persona che merita, questa volta,  la nostra attenzione per essersi particolarmente distinta nello svolgimento del proprio lavoro e per il contributo reso alla città  nella  promozione culturale e nello sviluppo delle istituzioni democratiche è Giulio AMBROGETTI. Nato ad Osimo il 14 aprile 1929, Giulio,  è cresciuto tra i vicoli della nostra  Osimo, in tempi non facili – segnati da avvenimenti tragici per il nostro Paese –  in cui la fanciullezza non è stata, come dovrebbe sempre essere,  un’età di leggerezza e spensieratezza. Dopo un percorso di studi travagliati a causa degli avvenimenti bellici, Giulio si diploma al prestigioso Istituto professionale di Fermo in Perito Elettrotecnico con specializzazione in radiofonia. A 19 anni, appena diplomato, inizia a lavorare all’ASPM di  Sambucheto divenendo un valido ed apprezzato tecnico  e poi capo  responsabile tecnico della municipalizzata osimana, azienda  che forniva luce, acqua alle  case degli osimani.
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***********************************************************Ambrogetti Giulio: 30 anni alla Rai

Dopo 10 anni di ASPM le ambizioni professionali di Giulio trovano sollecito nella  voglia di cambiamento, nell’ entusiasmo verso l’impegno, verso un futuro che intravedeva come ricerca di nuovi traguardi più prestigiosi. In questo cambiamento sicuramente importante è stato l’esempio del fratello Vittorio,  più giovane di cinque anni,  ma con tanta voglia di realizzare sogni.  Anche Vittorio  si era diplomato all’Istituto “G.e M. Montani” di Fermo, anche lui Perito Elettrotecnico. Dopo diverse ed importanti esperienze lavorative presso la Marposs di Bologna ( costruzioni apparecchi di misura elettronci) e la “Dalmine Acciaierie” di Bergamo, Vittorio,  ha puntato tutta la sua attenzione personale e professionale   verso quella affascinante scatola magica – la televisione –  con i suoi  sogni  a portata di un pulsante che in quegli anni stava arrivando, nelle case degli italiani con le sue prime trasmissioni.
Vittorio entra in Rai nel 1957 a seguito di un concorso per tecnici, Giulio seguendo le orme del fratello entrerà in Rai a 30 anni nel 1959 dopo aver superato, anch’egli,  una selezione nazionale per operatori tecnici fonici.
Un’ avventura quella dei fratelli Vittorio e Giulio Ambrogetti alla Rai – Radio televisione Italiana –  coronata da tante conquiste e riconoscimenti professionali   grazie alle indiscusse competenze tecniche, continuamente aggiornate,  ed alle profonde doti morali, umane e relazionali che li hanno contraddistinti nel loro operare, facendone   apprezzare la generosità, la correttezza e la trasparenza in ogni ambito applicativo.

I fratelli Ambrogetti  hanno  dedicato tutta la loro  vita lavorativa alla Rai: Vittorio per 35 anni ha collaborato, direttamente con artisti,  musicisti, giornalisti, politici  ( da Alberto Lupo a Vittorio Gassman, a Liliana Cavani, Gorny Kramer, Emilio Fede, il Quartetto Cetra, Enzo Biagi e non ultimo il beato Padre Mariano) alla realizzazione delle colonne sonore di molteplici programmi di attualità e spettacolo per poi coordinare il reparto videoregistrazioni a supporto dei Telegiornali; 30 anni di servizio quelli – invece – prestati da Giulio alla Rai.
30 anni nei quali, grazie alla sua intraprendenza, Giulio è stato punto di riferimento professionale ed umano di tutti i collaboratori, i giornalisti,  i consulenti e le maestranze dell’azienda, contribuendo alla realizzazione di buoni rapporto relazionali con la realtà aziendale e di adattamento rispetto  agli innumerevoli e veloci cambiamenti tecnologici del settore.
30 anni che hanno visto Giulio accompagnare, come esperto tecnico, i più importanti giornalisti italiani e le più importanti autorità nazionali nelle missioni ufficiali  all’estero: in Egitto, in India, in America del Sud come negli Stati Uniti. Ha accompagnato Papa Paolo VI in quasi tutti i suoi viaggi apostolici all’estero: in Giordania,  India, Stati Uniti d’America,  Filippine ( dove assistette in prima persona al tentativo di aggressione di uno squilibrato uscito dalla  folla ), Australia. Ha accompagnato, sempre come inviato tecnico al suono ed  alle riprese, il Presidente Sandro Pertini nella prima visita di un Capo di Stato italiano in Cina, è stato  negli Stati Uniti per una inchiesta giornalistica in occasione dello svolgimento  delle elezioni del Presidente degli Stati Uniti nel 1968 (intervista a Richard Nixon), ecc.
Nel corso della sua professione alla Rai, Giulio, ha collaborato alla realizzazione di importanti programmi per la TV, ha avuto occasione di avvicinare Capi di Stato, Presidenti e numerosissime personalità fra le più importanti del mondo nei campi della politica, dell’economia, delle scienze e dello spettacolo. A Roma, nel frattempo, Giulio con la stessa caparbietà  ed impegno con cui ha saputo acquisire tutte le capacità tecniche che il lavoro gli richiedeva, si laurea, presso “La Sapienza” in Sociologia.
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Ancora oggi incontrandolo per il corso di Osimo, Giulio vi potrebbe incantare nel raccontarvi  i ricordi migliori, i tanti aneddoti con Sandro Ciotti, gli scambi di auguri e i saluti in dialetto osimano quando si incrociava con la compaesana “signorina buonasera”, Beatrice Cagnoni, negli studi di produzione tv di via Teulada, i contatti e le indicazioni tecniche   ai tanti personaggi famosi ai quali ha sistemato  i microfoni prima delle interviste,   e le più di  1.000 ore di volo fatte nel corso del suo lavoro alla Rai visitando Paesi e conoscendo la maggior parte dei popoli della Terra.

Solo verso il termine della sua carriera alla Rai,  grazie al nuovo incarico assegnatogli di funzionario responsabile della sezione produzione  alla sede regionale per le Marche  di Ancona, Giulio Ambrogetti ( che fino ad allora ha risieduto stabilmente a Roma),  ha potuto fare ritorno nella sua amata Osimo e così riallacciare i vecchi legami di amicizia che,  causa l’impegno professionale a Roma,  erano stati allentati.

L’uscita di scena dal lavoro alla Rai, coronata con  l’importante ed ambito  riconoscimento di “Maestro del Lavoro” non ha rappresentato per Giulio l’arrivo del sospirato riposo, ma l’inizio di una nuova sfida: l’impegno politico amministrativo per Osimo.  Un “dulcis in fundo”, un modo per restituire ad Osimo un po’ del tempo che lo aveva visto costretto a vivere a Roma, un mettere a disposizione della nostra città quel bagaglio di conoscenze acquisite in tanti anni di lavoro e in tanti luoghi visitati, un modo per cercare di dare un contributo alla crescita della città che gli ha dato i natali ed alla quale si è sempre sentito fortemente legato.
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Quanti  con Giulio hanno condiviso l’esperienza amministrativa come Consigliere Comunale, all’epoca  del sindaco Alberto Cartuccia, ne ricordano il profilo morale e la tensione ideale.
L’11 maggio 1983 Giulio Ambrogetti ( già consigliere comunale nelle fila della DC) viene chiamato, dal sindaco Alberto Cartuccia, alla guida dell’Assessorato alla Sicurezza Sociale a Pubblica Istruzione: due settori particolarmente delicati ed impegnativi nella vita amministrativa della città.
L’impegno come Assessore ai Servizi sociali ed alla Pubblica Istruzione e poi al Commercio, alla Polizia Comunale  nei due mandati Cartuccia è stato l’ultimo di una militanza politica e amministrativa apprezzata e coraggiosa, improntata a declinare localmente i concetti di welfare, equità,  in anni di convulsi mutamenti sociali e legislativi e di pesanti restrizioni della spesa pubblica. A guidarlo su questo, come su altri crinali,  è stata  la saggezza ed uno spirito entusiasta, pronto a far prevalere il lato positivo nell’approccio ai problemi quotidiani e nei rapporti con gli altri. Grazie al suo impegno nella ricerca dei fondi necessari sono entrate in funzione nel periodo del suo Assessorato la palestra scolastica alla Stazione di Osimo e la palestra di via Molino Mensa. Altra importante novità portata in Osimo dall’Assessore Ambrogetti,  l’istituzione del Centro diurno per anziani, che diviene un punto di appoggio del servizio domiciliare per gli anziani. Altra importante novità attuata  nell’ambito dei servizi sociali è stata l’ istituzione del “minimo vitale” (siamo negli anni ’80 e se pensiamo che oggi si discute di “reddito di cittadinanza” si capisce come, la sua visione prospettica e la sua sensibilità fossero proiettate nel lungo tempo)   uno strumento innovativo con il quale venivano integrati i redditi degli osimani meno abbienti , in particolare degli anziani, per assicurare loro  la copertura delle esigenze vitali.

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( il dott. Ambrogetti Giulio Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Osimo e il Presidente della Lega del Filo d’Oro, Guido De Nicola)

Una sfida, quella della politica,  anche questa, vinta, da parte di un uomo che molto si è speso per il progresso materiale e culturale della nostra comunità.

Aggiungerei come particolare nota caratteristica del suo operato come amministratore cittadino – per quanto ho potuto documentarmi ed informarmi –  che Giulio Ambrogetti,  è stato un uomo delle istituzioni, uno che non si faceva accecare dalla passione politica, ma sapeva riconoscerne i valori superiori, traducendo il suo operato in sensibilità, attenzione, ascolto e sopratutto equilibrio e buon senso.

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Ecco come Giulio Ambrogetti, con autoironia e simpatia comunicava agli osimani la propria candidatura alle elezioni amministrative

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Molto altro,  sarebbe da scrivere, ma quanto detto, penso, sia sufficiente per ribadire che sono  orgogliosa, anche per il profondo rapporto di stima che lo legava a mio padre,  di inserire nel registro degli osimani con l’ hashtag, Giulio Ambrogetti, e tramite la sua figura con piacere ho voluto riconoscere anche l’impegno dell’intera sua famiglia.
Grazie Giulio.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
………………….Paola Andreoni


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Reddito di inclusione è legge dello Stato

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La lotta alla povertà e il Reddito di inclusione sono legge dello Stato. Per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’inclusione sociale. Uno strumento che impegna tutte le istituzioni e le comunità locali a stare al fianco dei più deboli.

Uno strumento che quest’anno non arriverà a tutta la amplia platea dei “poveri”, ma che sicuramente rappresenta un primo passo verso un nuovo welfare e soprattutto non si tratta di misure assistenzialistiche, bensì di sostegno ai nuclei familiari destinatari a cui verrà stilato un progetto personalizzato che li accompagni poi verso una migliore condizione della loro vita.
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Ecco cosa cambia
I punti d’intesa raggiunti nel memorandum firmato a Palazzo Chigi dal premier Paolo Gentiloni e l’Alleanza contro le povertà riguardano i criteri per determinare l’accesso dei beneficiari della misura, i criteri per stabilire l’importo del beneficio, i meccanismi per evitare che si crei un disincentivo economico alla ricerca di occupazione, l’attivazione di una linea di finanziamento strutturale per i servizi alla persona, il finanziamento dei servizi, l’individuazione di una struttura nazionale permanente che affianchi le amministrazioni territoriali competenti, la definizione di un piano operativo per la realizzazione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa.

REDDITO ISEE – Nell’intesa raggiunta tra l’Alleanza e il governo è previsto che il reddito Isee non sia l’unico criterio per l’accesso al Reddito Inclusione Sociale (ReIS), ma si tenga conto anche del reddito disponibile, così da permettere l’accesso alla misura anche a chi è proprietario della casa in cui abita, ma versa in stato di povertà. Per accedere al Reis bisogna non avere un reddito ISEE superiore ai 6 mila euro, superiore a quella usata oggi per il SIA (Sostegno Inclusione Attiva) stabilita a 3 mila euro

IMPORTO DEL BENEFICIO – L’importo del beneficio economico è calcolato sulla differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR che è la parte reddituale dell’Isee (tenuto conto della scala di equivalenza). Si ritiene – si legge nel memorandum – che l’erogazione debba coprire il 70 per cento della differenza calcolata e comunque in sede di prima applicazione della misura l’importo non deve essere inferiore all’assegno sociale mensile. Dall’importo così calcolato vengono comunque sottratte le somme percepite dal nucleo familiare per altre misure assistenziali , ad eccezione dell’indennità di accompagnamento.

IN CASO DI OCCUPAZIONE – Per evitare che il beneficio si trasformi in un disincentivo alla ricerca di un’occupazione stabile, il Ministero del Lavoro sta studiando dei meccanismi per i quali la misura, in versione ridotta, venga erogata anche nel caso di incremento del reddito al di sopra della soglia di accesso al beneficio.

I SERVIZI PER L’INCLUSIONE – Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali s’impegna a introdurre nel Fondo alla lotta alla povertà una specifica linea di finanziamento strutturale per i servizi connessi al ReIS in forma di quota vincolata da destinare ai territori. La quota vincolata destinata ai territori non dovrà scendere mai al di sotto del 15 per cento del Fondo alla lotta alla povertà e la quota destinata ai servizi d’inclusione sociale non scenderà mai al di sotto del 25 per cento del Fondo stesso.

SUPPORTO AI TERRITORI – Nel decreto legislativo sarà prevista una struttura nazionale permanente di affiancamento alle amministrazioni territoriali per garantire una applicazione uniforme del ReIS. Nel memorandum si legge che alla struttura devono essere garantite risorse umane ed economiche adeguate al fine di fornire in maniera vontinuativa strumenti adeguati alle amministrazioni coinvolte. Tra i compiti della struttura nazionale sono previsti: attività di promozione, sostegno e implementazione del ReIS, supporto nello sviluppo delle competenze necessarie, costituzione di una comunità di pratiche, diffusione di linee guida, di protocolli formativi e operativi, realizzazione di incontri, interventi di tutoraggio alle realtà locali in difficoltà.

MONITORAGGIO – Entro la fine dell’anno, il Ministero del Lavoro presenterà un piano di monitoraggio per verificare l’applicazione del Reis su tutto il territorio nazionale. Il piano definirà le modalità operative per la raccolta dei dati e i soggetti coinvolti; gli indicatori qualitativi e quantitativi per la verifica dell’attuazione del Reis, sia per la parte di sostegno al reddito che per i servizi alla persona.

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Fischio di inizio dei campionati maggiori di calcio: auguri ai protagonisti osimani.

Domenica scorsa ha preso il via il campionato di serie C di calcio, il campionato più basso a livello professionistico ma non per questo meno avvincente e ricco di rivalità  tra importanti squadre che vogliono contendersi la promozione in serie B.
In particolare il girone C, il girone delle squadre meridionali, vedrà tra i  protagonisti anche due nostri concittadini.
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Adriano Polenta che ha avuto quest’anno affidato il prestigioso  incarico di Direttore Sportivo del Trapani calcio, squadra che anno scorso  militava in serie B e che riparte con grosse ambizioni di ritornare, al più presto,  nel campionato cadetto e Francesco Bellucci vice allenatore della squadra pugliese dell’Andria.

Il 26 novembre, alla 16^giornata di andata,  sarà scontro diretto, quindi,  fra i due nostri  osimani.
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Adriano Polenta “libero insuperabile” nell’Osimana del Presidente Silvano Principi e dell’allenatore Beniamino Di Giacomo ha giocato in prestigiose società come il Pescara, la Cavese e il Catania per poi diventare uno stimato Direttore Sportivo a Pisa, Ascoli, Torino, San Benedettese, Bari e Bologna.
Francesco Bellucci anche lui difensore e anche lui formatosi nel vivaio delle giovanili “giallo-rosse”, hai poi giocato  a Bari, Cagliari, Avellino, Lecce, Treviso, Messina collezionando 159 presenze in serie B con 5 gol all’attivo e ben 69 presenze in serie A. Da quest’anno nel mondo del pallone che conta con il ruolo di mister nella squadra della Fidelis Andria.
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Prima volta ad avere un contratto da professionista ( serie C ma nel girone B), per il giovane  osimano Mirco Severini, classe ’97 anch’egli giovanili osimana, poi Cesena e anno scorso campionato al Castelvetro. Mirco è stato anche convocato, recentemente,  ad indossare la maglia azzurra alle universiadi in Cina,  ma una fastidiosa pubalgia l’ha bloccato a casa negandogli questa bella soddisfazione.

A tutti e tre i nostri concittadini formulo i migliori auguri per l’impegno nella nuova avvincente stagione calcistica.
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Un grande in bocca al lupo anche a Lorenzo Bambozzi, il giovane  osimano  di belle speranze, nelle ultime stagioni portacolori dell’Ancona Calcio, che  purtroppo è  rimasto invischiato nelle ben tristi vicende fallimentari  della società dorica, e che è in attesa che le trattative di mercato sappiano offrirgli una soddisfacente collocazione societaria.

Paola

 

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16 gennaio 1932 il fascismo in Osimo: tre osimani inviati al confino e dieci ammoniti.

L’Italia del 1932 era un Paese dominato dal fascismo, un Paese che si apprestava a  celebrare il decennale del regime dittatoriale  di Mussolini con il suo potere ben consolidato da una martellante propaganda politica e un controllo sociale rigido  che aveva contribuito a generare un  consenso di massa tra gran parte  della popolazione.
Un periodo storico caratterizzato dalla massima popolarità del fascismo, con una popolazione tutto sommato disposta ad accettare  e a convivere con il fascismo o forse,  per meglio dire, di  pieno controllo del regime.
E’ in questo periodo, tuttavia, che si diffonde fra gli intellettuali italiani ( anche da parte di quelli che in precedenza si erano espressi favorevolmente al fascio) e non solo, una moderata intolleranza verso il Duce e l’articolazione del suo potere violento e repressivo.
Un’opposizione e un dissenso subito bloccato dal regime, sempre attento che anche ogni piccola ostilità al fascio non si trasformasse in ribellione aperta.

Non importavano proclami in piazza o una forte attività antifascista, a volte era sufficiente il rifiuto del saluto romano, un “Muoia Mussolini!” sibilato a denti stretti, bastava questo e  c’era sempre, da qualche parte, un solerte cittadino che all’udire quelle parole, sia per cieca fede nel regime che per paura, si dirigeva al più vicino posto di polizia e faceva la sua denuncia. Un accanimento spietato e ossessivo fu quello teso a colpire chiunque, in un modo o nell’altro, festeggiasse il Primo Maggio. Attivisti, fascisti, militi e poliziotti in occasione di quella che un tempo era stata la festa dei lavoratori, si mobilitavano con un impegno del tutto speciale per spiare se il tale quel giorno indossava il vestito buono oppure banchettava con gli amici o magari esibiva qualche indumento di colore rosso. Tanto bastava per venire arrestati e spediti al confino.
Sorte che è toccata a diversi antifascisti come:   Sandro Pertini, proprio nel 1932, incarcerato per motivi politici, poi inviato al confine; Antonio Gramsci ristretto dal regime fascista nel carcere di Turi nel 1926, …. e a tanti altri giovani che hanno subito, nel più assoluto silenzio, la reclusione e l’allontanamento forzato.

Questo articolo del 16 gennaio 1932, tratto dalla pagina di Ancona de “Il giornale d’Italia” (voce strettamente controllata dal regime fascista), aiuta a capire cosa succedeva durante il fascismo anche nella nostra città a chi era semplicemente sospettato di non  allinearsi e il clima di costante apprensione  in cui veniva mantenuta la popolazione attraverso la repressione e, a volte, mediante l’uso strumentale del terrore.

Un ricordo che credo serva a tenere alta quella attenzione contro chi oggi, senza cognizione, tende a sminuire preoccupanti fenomeni di ritorno  del  fascismo.  Perchè contro il razzismo, la violenza e il fascismo c’è sempre bisogno di teste alzate e occhi vigili.

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Nel novembre del 1931 essendosi in precedenza riscontrati nel comune di Osimo fatti che rivelavano un’attività di elementi contrastanti coll’ordine pubblico, con le istituzioni e con la disciplina del regime, gli organi di polizia della provincia, a seguito di accurate indagini, identificavano tutti i responsabili che risultavano appartenenti ad un’associazione sovversiva segreta con insani propositi.

In base alle suesposte risultanze vennero operati diversi fermi e quasi tutti gli arrestati furono confessi.
Essi vennero pertanto denunciati alla Commissione provinciale per il confino e l’ammonizione per provvedimenti di polizia.
Nelle sedute del l’11 e 12 gennaio u.s. detta Commissione ha adottato i seguenti provvedimenti:
1. FABRIZI Renato Benedetto di Giuseppe di anni 22 da Osimo, caporione dell’associazione sovversiva, assegnato al confine per la durata di anni tre;
2. VERDOLINI Marino di Giuseppe di anni 21 da Osimo, uno dei più attivi organizzatori, assegnato al confino per la durata di anni due;
3. VIGIANI Umberto di Ercolano di anni 20 da Osimo altro attivo organizzatore e cassiere, assegnato al confino per la durata di anni due.

Sono stati inoltre ammoniti come affiliati:
1. FABRIZI Teobaldo di Nazzareno di anni 18;
2. PASQUALINI Mario di Alfredo di anni 10;
3. MOSCA Aldo di Italiano di anni 19;
4. CECCONI G.Battista di Giovanni di anni 20;
5. BRACHINI Attilio di Pietro di anni 18;
6. CAPORALINI Giovanni di Sisinio di anni 18;
7. FRAGOLI Pietro di ignoti di anni 22;
8. MONTICELLI Silvano di Domenico di anni 25;
9. SCONOCCHINI Adolfo di Giuseppe di anni 20;
10.  FABRIZI Giuseppe fu Antonio di anni 58, tutti da Osimo.

L’opera energica degli organi di polizia è valsa a stroncare l’attività di elementi quanto mai nociva per l’ordine e la sicurezza pubblica. I provvedimenti della Commissione provinciale indubbiamente serviranno di monito e di ravvedimento
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Renato Fabrizi,  Marino Verdolini e Umberto Vigiani ( componenti della così detta “cellula Riccio” ), sono stati  mandati in esilio, confinati nell’isola di Lipari detta anche “la Siberia di Mussolini nel Mediterraneo” e solo a seguito  ad un  provvedimento di grazia concesso dal Duce in occasione del decennale della Marcia su Roma, hanno fatto ritorno, nel dicembre del 1932, alle proprie case.

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Casellario penale di Fabrizi Renato Benedetto di Giuseppe ( dal sito Anpi Osimo )

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Il Fabrizi venne arrestato di nuovo nel 1936 e nuovamente inviato al confine a Bonefro ( Campobasso) dove tra stenti, tribulazioni, anche   a causa delle violenze subite,  morì il 28 aprile 1937. La sua salma è stata riportata in Osimo nel 1952.
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Scheda penale di Fabrizi Renato Benedetto di Giuseppe ( dal sito Anpi Osimo )

 

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domenica 27 agosto: il cuore e lo spirito con don Franco Biancalani

 Esprimo   vicinanza a don Franco e a tutta la comunità di Pistoia che con questo bravo prete condivide  la testimonianza evangelica nel compito dell’accoglienza fraterna, e nella difesa della dignità di ogni persona umana.
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Don Franco, pochi giorni fa, ha portato un gruppetto di profughi da lui ospitato in piscina ed ha pubblicato le foto sui social. Matteo Salvini, e dietro di lui truppe di varia umanità tra cui, ovviamente, gli arrabbiati del web, ha fatto partire un attacco violentissimo che ha avuto come culmine, una dichiarazione di Forza Nuova. Il movimento orgogliosamente fascista ha scritto che domenica ( 27 agosto)  una delegazione si recherà a messa da Don Biancalani, per vedere se davvero segue i dogmi della dottrina cattolica come lui afferma.
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I nostri sono, veramente, tempi duri. Buona Domenica don Franco.
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Paola 

I principi costituzionali e di umanità vengono prima delle direttive ministeriali che ordinano lo sgombero degli spazi illegalmente occupati.

Esprimo condanna e profondo disagio per quanto successo in questi giorni a Roma. Vedere trattare con manganelli, idranti, buttati in strada in condizioni disumane un gruppo di profughi (tra cui diverse donne e sotto gli occhi di bambini spaventati),  ai quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture, non è da Paese Civile.
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Di chi la colpa ?
Sicuramente di uno Stato inadempiente, inefficiente nelle operazioni di accoglienza che invece di dare risposte politiche concrete, delega alla forza pubblica. Colpa di tutta la politica, anche del Movimento 5 Stelle che in questi fatti  ha dimostrato  l’inadeguatezza della giunta comunale (  per aver disposto l’allontanamento delle persone con la forza senza dare loro una alternativa), e l’insensatezza delle parole del loro leader, Luigi Di Maio,  che in una intervista ha detto: “ ha fatto bene la polizia che prima vengono i romani ” pensando a quanti voti, queste parole avrebbero portato. Il tutto con buona pace dei seguaci grillini che oramai si differenziano sempre di meno da quella parte più buia del nostro Paese che risponde a Salvini, casapound, Meloni e Le Pen.
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Le leggi vanno rispettate, così come è legittima la disposizione contenuta nella direttiva del Ministero degli Interni che recita  “.. gli spazi occupati devono essere sgomberati“, ma ogni atto ed azione pubblica di questo  nostro Paese deve rispondere, prioritariamente, al dovere di salvaguardare i  principi costituzionali e di umanità.
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Concetto che ha bene in mente il bravo poliziotto con le mani sul volto della signora eristrea che,  al contrario dei suoi colleghi e superiori,  non ha manganellato e spazzato via esseri umani, ma che ha cercato di spiegare a questa umanità sofferente che forse fa sempre più fatica a capire costa sta succedendo.
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Paola

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15 gennaio 1932 un fatto di cronaca avvenuto nelle nostre campagne: un esperimento curativo finito male.

Dalle pagine della Cronaca di Ancona  de “Il Giornale d’Italia” del 15 gennaio 1932 un fatto di cronaca osimana. Il titolo “ Originale e tragico esperimento curativo di tre contadini osimani”.
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La contrada di Campocavallo, famosa per il Santuario dove si venera la miracolosa immagine della Madonna, è stata teatro di un tragico fatto che ha per protagonisti tre contadini i quali hanno tentato un singolare sperimento curativo. Una tenuta dell’Amministrazione dei conti  Baldeschi-Baleani è retta a nezzadria dai coloni Staffolani, vecchia e patriarcale famiglia che riunisce intorno al capofamiglia Giuseppe, di anni 60, ed alla vergara, sua cognata Giustina, ben 23 persone.
In questi giorni rea venuto tra loro, da Palata (Campobasso) un lontano parente, oriundo di Recanati, certo Costantini Bravo di anni 67, il quale aveva l’incarico di trovare famiglie di contadini delle nostre parti disposte a recarsi a lavorare in alcune zone del Molise non ancora coltivate.
Al vecchio Costantini, nei pochi giorni di permanenza a Campocavallo, per il cambiamento del clima e per l’inclemenza della stagione si erano riacutizzati i dolori reumatici dei quali era spesso sofferente.
La malattia del Costantini alla quale andavano soggetti anche il capo famiglia  e la “vergara” della famiglia Staffolani formò oggetto di discorsi dei contadini ai quali venne in mente di curarsi in un modo del tutto singolare quanto pericoloso.  E nel pomeriggio di ieri il tragico esperimento fu messo in pratica.
Nel forno adiacente la casa colonica, era stato ieri messo a cuocere circa un quintale di pane che serviva ai bisogni della numerosissima famiglia, Appena tolte le pagnotte profumate e croccanti, ripulito in fretta il forno della cenere e delle braci, il Costantini si introdusse per primo attraverso l’angusta apertura, avvolgendosi la testa con un sacco onde la cura avesse più sicuro e decisivo risultato; il più vecchio dei tre fu subito seguito da altri componenti la famiglia Staffolani, il Giuseppe e la Giustina.
L’incarico di controllare i dieci minuti fissati di permanenza nella improvvisata grotta sudorifera, fu affidato ad un giovane della famiglia Domenico Staffolani, il quale, chiuso lo sportello del forno, con l’orologio alla mano si apprestava a compiere la delicata missione attorniato da tutti i parenti pronti a trarre fuori i tre infermi appena il tempo fosse passato.
Ma la vergara s’era appena infilata nello stretto pertugio e lo sportello si era rinchiuso alle sue spalle, quando dal di fuori, i familiari che attendevano con trepidazione, udirono grida soffocate di aiuto.

Uno dei curandi, la donna, meno resistente al calore intenso del forno e avvertendo i primi sintomi di asfissia, gridava che le si aprisse e la si facesse uscire da quell’inferno. Il giovane nipote della vergara, Domenico, incaricato di sorvegliare lo scandire dei minuti sul quadrante dell’orologio, si affrettò insieme agli altri familiari , a porgere aiuto alla donna che fu estratta più morta che viva, ustionata e semisoffocata. Si comprese subito la tragicità dell’esperimento e mentre alcuni soccorrevano la Giustina, la quale poco dopo poteva rimettersi quasi completamente, altri provvedevano a soccorrere i due uomini rimasti nel forno . Giuseppe Staffolani fu estratto in condizioni assai più gravi. Il parroco del luogo, subito informato del gravissimo incidente  accorreva nella casa colonica in tempo per praticare al capofamiglia la respirazione artificiale e prodigargli le cure del caso mentre si mandava in Osimo per un dottore.
Nel momento di confusione ingenerato dall’imprevisto epilogo dell’esperimento, nessuno pensò  che nel forno era rimasto il vecchio Costantini e quando, dopo qualche minuto, si provvide ad estrarlo, i soccoritori si trovarono alla presenza di un cadavere.

Il medico, dott. Cenerelli, infatti , subito accorso, non poteva che constatarne la morte provocata da abbruciauture e da asfissia. Egli stesso porgeva denuncia  ai carabinieri. Accorrevano prontamente il maresciallo Rattozzi  e il brigadiere Carusi i quali procedettero subito ai primi accertamenti e all’interrogatorio dei componenti la famiglia Staffolani.
Sette dei famigliari furono fermati e tradotti alle nostre carceri in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Oggi è giunto il sostituto procuratore del Re, cav. Ciccarelli, il qual, coadiuvato dal pretore e dal tenente dei carabinieri, ha interrogato i fermati ed ha iniziato una minuziosa inchiesta.

La Giustina Staffolani è ormai completamente rimessa e il capofamiglia se l’è cavata con non gravi ustioni alle braccia.
Sul tragico fatto corrono in paese le voci più disparate.
Merita, ad ogni modo , di essere raccolta quella sulla misteriosa sparizione di trenta mila lire che il vecchio Costantini aveva portate con sé e che dovevano servirgli per versare anticipi alle famiglie  coloniche che avessero accettato di partire per il Molise. Specialmente su questo particolare vertono le indagini  dell’autorità giudiziaria, giacchè la sparizione è alquanto misteriosa.
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Campagna osimana

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