Raggi di sole in questa povera Italia.

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Ciro, Pasquale, Mattias, i vigili del fuoco, i generosi volontari soccorritori: raggi di sole in questa povera Italia.
Un Paese meraviglioso, ma dove poche cose sono al loro posto. Un Paese dove tante cose non sono normali, come non è normale che un terremoto 4.0 determini crolli di edifici ed evacuazioni di ospedali e, purtroppo, la tragedia di tre vittime, dispersi, e tanti feriti.
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A Voi Ciro, Pasquale, Mattias, ai Vigili del Fuoco  ed ai volontari che vi hanno ridato la luce, va il mio pensiero. Voi, nostri raggi di sole.
Paola.
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Chi denuncia Don Mussie infanga ognuna/o di noi: invito a firmare l’appello.

Pubblico il testo integrale dell’appello a sostegno di Don Mussie Zerai accusato di aver favorito l’immigrazione irregolare.
Io ho aderito.

 
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Siamo persone privilegiate perché nel nostro cammino abbiamo incontrato una persona straordinaria come Don Mussie Zerai, da cui tanto tuttora impariamo. Lo abbiamo incontrato quando c’era da piangere e celebrare i morti e quando c’era da salvare i vivi, chiunque, indipendentemente dalla provenienza. Abbiamo apprezzato negli anni lo scrupolo con cui ha sempre operato nel pieno rispetto di quelle istituzioni – come la Guardia costiera italiana – impegnate ad affrontare drammi umanitari che passeranno alla storia, considerandole partner di riferimento, soggetti a cui affidare la sorte di chi era sull’orlo dell’abisso, in mare così come nei paesi di transito.

Lo abbiamo conosciuto mentre sosteneva “Mare Nostrum” e mentre tentava di far conoscere l’osceno commercio di organi nelle montagne del Sinai. Lo abbiamo visto, infaticabile, gettare fiori in memoria della strage del 3 ottobre insieme ai sopravvissuti, lo abbiamo sentito denunciare con forza l’inerzia complice dei governi europei, incapaci di far terminare la strage ventennale che si realizza nel Mediterraneo Centrale.

Ne abbiamo condiviso il coraggio quando, con pochi altri, raccoglieva o rispondeva a chiamate di soccorso che sarebbero altrimenti rimaste senza esito, trasmettendole immediatamente alle istituzioni competenti nel rispetto di quanto previsto dalle legislazioni nazionali e internazionali. Tra l’omissione di soccorso e l’intervento umanitario non ci sono margini di scelta.

Abbiamo gioito speranzosi quando è stato proposto per il Nobel per la Pace: lo abbiamo considerato un segnale importante, soprattutto perché Don Mussie cominciava a ricevere minacce esplicite dal governo eritreo.

Quando ci capita di incontrare uomini o donne che si sono salvati grazie al suo intervento, dichiararsi suoi amici significa ricevere uno sguardo di gratitudine eterna. Don Mussie Zerai lascia dietro di sé l’immagine di una persona umile a cui si deve semplicemente la vita.

Eppure, in questi giorni di pausa d’agosto e di guerre in arrivo, si prova, ancora una volta, a screditare il suo operato, a insinuare sospetti, dubbi, mezze verità. Siamo certi che quando incontrerà i suoi accusatori, Don Mussie saprà difendersi e far valere le ragioni della solidarietà. L’impresa di metterlo sul banco sugli imputati si rivelerà fallimentare e suicida Su quel banco dovranno un giorno finirci i responsabili, a vario titolo, di stragi, sofferenze, violenze, violazioni dei diritti umani, e coloro che contribuiscono a sostenere la dittatura di Isaias Afewerki. Ma nel frattempo il dubbio sulla sua figura si insinuerà – come è già successo per le Ong che salvano i migranti in mare – erodendo l’onorabilità di chi agisce disinteressatamente per aiutare il prossimo. Colpendo, anche solo col sospetto, Don Mussie si finirà per colpire i tanti uomini e le tante donne che hanno deciso di restare dalla parte degli ultimi. Non possiamo permettere che il “reato di solidarietà” si imponga come un dato di fatto, nutrito da populismi xenofobi, interessi geopolitici, disinformazione o cattiva informazione diffusa, e avveleni ancora di più il nostro paese, già incamminato verso un declino morale e politico.

Per questo siamo con Don Mussie Zerai e invitiamo uomini e donne di ogni fede e cultura politica a schierarsi dalla sua parte: non solo per il profondo rispetto che non si può che nutrire nei suoi confronti, ma perché nell’insensata logica di distruzione di ogni senso civico, di ogni barlume di solidarietà, la prossima vittima potrebbe essere ognuno/a di noi.

ADIF Associazione Diritti e Frontiere
(Fulvio Vassallo Paleologo, Stefano Galieni, Alessandra Ballerini, Sergio Bontempelli, Amalia Chiovaro, Cinzia Greco, Daniela Padoan)

Per adesioni info@a-dif.org

Primi firmatari

vedi http://www.a-dif.org/2017/08/12/chi-denuncia-don-mussie-infanga-ognunao-di-noi/

senatore Francesco Martone, Alessandro Dal Lago (Genova), Comitato Nuovi Desaparecidos nel Mediterraneo, Cornelia Isabelle Toelgyes (Cagliari), Nicola Teresi, Emmaus Palermo, Maurizio Acerbo (Segretario Prc S.E.), Paolo Maddalena (Vicepresidente Emerito della Corte Costituzionale), Giuseppina Cassarà (medico Palermo), Avv. Paola Regina (Milano), Giovanni Maria Bellu (presidente dell’Associazione Carta di Roma), Roberto Loddo (Il manifesto sardo), Stefano Pasta (giornalista, Milano), Stefania Ragusa (giornalista Milano), Barbara Spinelli (parlamentare GUE/NGL), Giuseppe De Marzo (Responsabile Nazionale di Libera per le politiche sociali, Rete dei Numeri Pari), Luigi De Giacomo, Domenico Stimolo (Catania), Livia Apa (Napoli), Moreno Biagioni (Firenze), Gigi Bettoli (Gorizia), Giovanna Vaccaro, Chiara Sasso- Rete Comuni Solidali (Carmagnola Torino), Cristina Neri, Flavia Santarelli, assistente sociale, (Roma), Ruggero D’Alessandro (scrittore, saggista, docente, Lugano, Svizzera), Giancarlo Pavesi Incerti, Alessandra Coppola, Emanuele Petrella (CoOperatore sociale), Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, Loretta Mussi, Francesca Koch (Casa Internazionale delle Donne, Roma), Raffaella Lavia, Anna Camposampiero (Milano), Cristina Mantis, Anna Polo, Franco Lorenzoni, Daniele Barbieri, Andrea Billau ( giornalista e conduttore su Radio Radicale della rubrica Fortezza Europa), Antonella Barranca (Milano), Eugenio Viceconte (Roma), Lorena Fornasir, Alessio Di Florio, Annalisa Romani (Parigi), Alessandro Mascoli (Collettivo Lavoratori Capitolini), Franco Cilenti ( Redazione periodico Lavoro e salute Torino), Nelly Bocchi, Marco Gaibazzi, Sara Soldi, Floriana Lipparini, Daniela Radaelli (Milano), Leondardo De Franceschi, Guido Viale, Rete Femminista “No muri, No Recinti”, Carla Cengarle, Annamaria Mandese, Michele Citoni, Edda Pando (Ass. Culturale Todo Cambia), Michele Del Gaudio, Alessandro Triulzi, Redazione “I SICILIANI”, Giovani, Caruso Castrogiovanni, Paolo Vernaglione Berardi, Alessandro Natalini, Roberta Pappadà, Andrea Perissi, Piero Scarselli (Firenze), Armando Michelizza, Federico Oliveri (ricercatore aggregato, Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace, Università di Pisa), Sveva Haertter, Alessandra Mecozzi, Luisa Morgantini, Ciss/Cooperazione Internazionale Sud Sud, Leonardo Cavaliere, Silvia Marani, Kátia Lôbo Fiterman Giornalista e attivista sociale per i Diritti umani ( Firenze), Gennaro Avallone (ricercatore, Università di Salerno), Nicoletta Pirotta, Manuela Giugni  (Rete Antirazzista Fiorentina), Paola La Rosa, Angelo Orientale, Gianfranco Schiavone (vicepresidente ASGI),Paolo D’Elia  (Torino), Angelo Baracca (Firenze), Gianfranco Tomassini (Firenze), Mariafrancesca D’Agostino, Pinella Depau, Andrea Monti, Maria Rosaria Baldin,  Gabriella Guido, Ass. Culturale K-Alma, Sergio Ruggieri (direttivo Arci -Jesi e Fabriano), Rete Primo Marzo, Elisa Cesan, Ilaria Boniburini, Edoardo Salzano, Michela Becchis, Maurizio Fiorillo, Enrico Calamai, Elio Romano, Franca Di Lecce, Circolodi Rifondazione Comunista di Santa Fiora, Sergio Bovicelli, Dario Russo, Carlo Balducci, Loris Bellumori, Alessandra Bellumori, Pino Merisio,  Aldo Di Benedetto, Lucia Puccinetti, Mariapia Bianchini, Sandro Martinelli,  Graziella Ulivieri, Emilia Santella, Massimo Bondani,Alessandro Fioroni (giornalista Roma), Raya Cohen, Ass. Senzaconfine, Simonetta Crisci, Antonio Ciniero (International Centre of Interdisciplinary Studies on Migrations – Università del Salento), Francesca Fornario (giornalista), Gianluca Vitale (avvocato Torino), Giulia Beatrice Filpi (giornalista), Miria Pericolosi (pensionata), Pino Palmisano, Patrizia Fiocchetti, Alberto Panaro (Brugherio MB), Claudio Lombardi (Firenze), Maurizio Gressi, Gennaro Varriale (Formia), Esther Koppel (giornalista, Roma), Vittoria Introvigne, Nadia Nur, Antonia Sani-WILPF Italia, Maria Vella (Noto),Alganesc Fessaha, Gabriella (Gabo) Calabrò, Susanna Sinigaglia (ex cooperante di cooperazione internazionale, Stefania Varani (Ricercarcatrice universitaria Bologna​), Francesco Correale, Associazione Periferie al Centro – Fuori Binario FI, Maurella Carbone (Francoforte), Anna Maria Mozzi (Trieste), Marcello Gidoni (Ancona), Luigi Andreini – Borgo San Lorenzo Fi), Umberta Biasioli – Brennero (Bz), Mauro Gentilini (Rete Radiè Resch di Roma), Progetto Melting Pot, Rosanna Settimio (infermiera), Giorgio Gallo (Pisa), Giuseppe Pullia, Silvana Gasperoni, Alessandra Ferrario (Saronno), Teresa Mecca, Eugenio Cantoni (Milano), Michele Lafortezza, Yasmine Accardo, Associazione Garibaldi 101, Oria Gargano, Rossana Montecchiani, Rita Carta, Gisella Rossi, Sara Visintin  (Rimini), Roberto Morea (Transform Europe), Alessandra Corrado, Marco Sassi, Martina Pignatti Morano (Presidente, Un ponte per…). Alfonso Gianni, Chiara Santacroce, Alessandro Metz, Concetta Contini, Padre Gabriele Beltrami (missionario Scalabriniano), Gianfranca Fois (Cagliari), Cinzia Bomoll (regista), Maria Flavia Vanni – Poggibonsi (Si), Ilaria Sabbatini, Federica Citoni, Rosy Moretti, Daniele Frigerio (prete Monza),  Denise Van den Bergh (Cortona), Milena Angiletti -Caltagirone (Ct), Santo, Santaera, Scrondo Fiorito, M. Lucia Moica, Prof. Marco Cavallarin (Milano),  Daniela Rosa Basile, Chiara Novi, Nadia Fasana (Como), Milena Pallotta, Un ponte per…, Stefano Giovannelli (Prato), Tsedal Yohannes -London (UK), Rina Atzori, Itria Angeloni, Mario Badagliacca, Sandro Centonze (medico Trieste), Tiziana Mangoni, Maria Ragonese (insegnante, Cefalú Pa), Claudia Marchesi (Bergamo), Nicoletta Locatelli (Bergamo), Cristiana Cavagna (Torino), Grazia Naletto, Barbara Spinelli (avvocata), Ilaria Sesana (giornalista, Milano), Gianni Pastorino (Consigliere regionale Liguria Rete a Sinistra), Stefano Giovannelli (Prato), Gianluca Gaidano (Novara), Beppe Giulietti, Angela Delunas, Glenys Robinson, Giacomo Dessì, Enzo Di Salvatore, Laura Di Lucia Coletti (Presidente associazione L’altra Europa laboratorio Venezia),  Agostino Giroletti ( Milano), Marco Noris (L’Altra Europa con Tsipras – Bergamo),Associazione Prima Le Persone, Luisa Savoia, Alessandra Padoan, Andrea Vitale, Mario Sommella (Prima le Persone), Oddino Franceschini, Riccardo Gatti (Capomissione a bordo delle navi di  Proactiva Open Arms), Michela Angioni (Primo Ufficiale  “Golfo Azzurro”), Marta Talayero (medico di bordo “Golfo Azzurro”), Marta Sarralde (logista Proactiva Open Arms), Javier Fernandez Vizoso (nostromo a bordo “Golfo Azzurro”, Matias Kosoblik (skipper di Proactiva Open Arms a bordo  della Golfo Azzzurro), Austin Eainwright (skipper di Proactiva Open Arms a bordo  della Golfo Azzzurro), Giuseppina Lai -Elmas (Ca), Riccardo Petrella (economista politico), Amabile Carretti, Mario Pescatore (Esecutivo provinciale Cosenza USB Lavoro Privato). Paolo Barone -Cava dè Tirreni (Sa), Fabio Alberti, Raffaele Tecce (Segreteria Prc S.E.), Fabio Turchini,  Roberto Accornero, Antonio Caputo (avvocato), Maria Beatrice Servi (Milano), Domenico Matarozzo (Counselor  Torino), Franco Calamida (CostituzioneBeniComuni), Simonetta Ghezzani, Annamaria Gennaioli, Piero Muo (Nizza), Rita Fortunato, Angela Anania (Torino), Paolo Cacciari, Campagna LasciateCIEntrare, Laura Cima ( Primalepersone Torino), Leonardo Caffo, Ugo Sturlese (Cons. Comunale Cuneo), Gabriella Cartasegna,Emilio Molinari (Costituzione Beni Comuni), Raffaella Ganci, Luisa Tanzi (Segr. circolo PRC Jesi), ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Chiara Cuttitta, Inmaculada Moya, Piero Serniotti, Annamaria Rivera, Yasha Maccanico (Statewatch), Leonardo Caffo (filosofo), Paolo Oddi (avvocato), Lorenzo Pezzani (Goldsmith University of London), Roberta Radich (psicoterapeuta, Coord. Nazionale No Triv), Loredana Fraleone (resp. Scuola Università e Ricerca PRC/SE), Borderline Sicilia Onlus, Borderline-Europe, Silvia Canciani (segreteria ASGI), Luigi Fasce (Genova), Simonetta Venturini, Massimo Torelli, Claudio Ardizio (pensionato Novara), Rosanna Frati (Milano), Rosa Rinaldi (Segreteria Nazionale PRC/SE), Lorella Beretta (Giornalista), Paolo Sollier (Vercelli), Marcello Parziale (Cerro Maggiore- MI), Marco D’Isanto (Dott. Commercialista -Consulente Organizzazioni Non Profit), Margherita Granero (Torino), Antonella Leto (Palermo), Marco D’Isanto (Commercialista consulente Organizzazioni Non Profit), Andrea Vitale (Docente, Pozzuoli), Silvia Stilli (Portavoce AOI), Flora Cappelluti, Vera Pegna, Silvia Ombretta Mariateresa Lupi, Imma Barbarossa, Pasquale Voza, Alfonso Di Stefano, Rete Antirazzista Catanese, Roberta Fantozzi (Segreteria Nazionale Prc-S.E.), Rita Campioni, Andrea De Innocentis, (Roma), Agostino Giordano – educatore (Bologna), Rosaria Diamantini (Segreteria PRC SE Federazione di Ancona), Elisa Marini, Cesare Borrometi (avvocato), Francesco Damiano Portoghese, Massimo Pasquini (Segretario Nazionale Unione Inquilini), Lavinia Flavia Cassaro (insegnante – Torino), Tiziana Barillà (Il Salto), Elisa Marincola, Domenico Stimolo (Catania), Maria Brighi, Renato Zanoli (Medicina Democratica sez di Torino), Laura Boursier, Antonella Selva (Bologna), Mohamed Rafia Boukhbiza (Bologna), Tiziana Uleri, Gianluca Farina (Parma),  Rosina Filippelli (Insegnante, Cosenza), Luciana Angeloni (Comunità Isolotto, Firenze), Silvia Marastoni (Milano), Davide landoni (Educatore centro disabili e catechista, Abbiategrasso -Milano), Leonardo Nale, Margherita Guarino (Studentessa di filosofia, Roma), Don Giorgio (Venezia), Aurora d’Agostino (Avvocata, Padova), Silvia Cigliani, Bruno Andolfatto ( Sant’Antonino di Susa – Torino), Claudio Giambelli (Roma), Ornella Berniet (Roma), Ceseri Fabio (Firenze), Vanda Mariucci, Lucia Capuzzi, Massimo Bondioli  (Amici di Emmaus di Piadena), Olimpia Barba (Presidente associazione Ubuntu, Torre Annunziata – Napoli), Giulio Gasperini, Grazia Francescatti (Rovereto), Tiziana Valpiana (Senatrice, Verona), Domizia Orestano (Roma), Barbara Schiavello (Roma), Serena Termini (Giornalista), Vittorio Bellavite (Coordinatore nazionale “Noi siamo Chiesa”), Antonella Rolla, Patrizia Caiffa (Giornalista), Gianni Novelli (Comunità di base di san Paolo, Roma), Irene Cocco (Insegnante), Stefano Corradino (Art.21), Piergiorgio Todeschini (Brescia), Maria Gabriella Giometti (Brescia), Paola Andreoni (Insegnante, consigliera comunale di Osimo, Ancona), Marco Pezzoni (Assoc. Cremona nel mondo), Fulvio Gardumi (Trento), Gabriella Farina (Trento), Alessandro Vigilante (Cittadino italiano, residente allestero – Brasile), Maria Lucia Moica, Giampiero Carotti (Soresina), Pino Arancio, Maria Vella (Referente locale associazione rete radié resch di solidarietà internazionale), Chiara Silvestri (Logopedista – Palermo), Guya Masoero, Emma Persia, Enrico Usvelli, Nello Vescovi (Milano), Ivana Abrignani, Annamaria Gobbetti (Milano), Comitato Zona 8 Solidale (Milano), Gabriella Levrio (Palazzo Canavese – TO) …..

La risposta di Barcellona: stare insieme, stare uniti. Noi non abbiamo paura.

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“Barcellona e l’Europa non si piegheranno agli attentati e non farà cambiare la nostra natura, che ci caratterizza da secoli, di popolo accogliente, solidale ed ospitale. Non ci faremo strumentalizzare per creare ancora più razzismo e islamofobia ”
Queste le parole della sindaco di Barcellona, Ada Colau .
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Parole che condivido, nonostante la paura, la risposta giusta è questa: stare insieme, stare uniti mantenendo e rinsaldando i valori che ci uniscono.
Paola

Ezio Mauro: La Rambla, l’integrazione che dobbiamo difendere.

giornale La Repubblicadi Ezio Mauro  19 agosto 2017. La Rambla, l’integrazione che dobbiamo difendere. Dobbiamo dare un nome ai luoghi disarmati dove consumiamo la nostra libertà. E il nome è quello della democrazia.

Come una decimazione, hanno falciato uomini donne e ragazzi, indistintamente colpevoli di testimoniare un modo di vivere che loro rifiutano e combattono. Gli individui non contano: per loro conta la massa trasformata in bersaglio, la pura quantità stralciata sulle Ramblas dal popolo estivo della vacanza.

Il tam tam estremista porterà le cifre del massacro come un bollettino di vittoria nei villaggi dove l’Isis si sta ritirando, svanito il sogno del Califfato: 14 morti, 130 feriti, che sono venuti da 35 diversi Paesi – da tutto il mondo – per trovare la morte a Barcellona. Un condensato di strage universale, proprio mentre a Turku in Finlandia si accoltellano i passanti sulla piazza del mercato del sabato, al grido “Allahu akbar”.

Quel van bianco, costruito come strumento di lavoro per ridurre la fatica degli uomini e noleggiato come arma da lanciare sulla folla, testimonia in apparenza la vulnerabilità del nostro meccanismo sociale, dove tecnica, modernità e tecnologia possono essere rovesciate nella primordialità di un’arma impropria, quasi invisibile perché nasce dalla quotidiana abitudine strumentale del nostro vivere, di cui siamo abituati a servirci, ma da cui non abbiamo mai pensato di doverci proteggere. Finché quel furgone salta fuori dal contesto di regole e normalità che lo controlla e si lancia come una bomba sopra la gente, ieri a Nizza, adesso a Barcellona.
Il fatto che questi attentati sorgano dall’interno del nostro costume civile rende difficile una prevenzione, perché possiamo difenderci da tutto, meno che dal nostro modo di vivere. Una sala da ballo a Parigi, un concerto a Manchester, una strada nel cuore della Spagna sono per definizione luoghi disarmati nel senso più ampio del termine, perché appartengono a quel tempo liberato dal lavoro che la nostra società si è conquistata per ordinarlo in un disegno di relazioni, appuntamenti, occasioni che organizzano una fruizione delle città, delle sere e delle notti urbane.

In realtà dobbiamo pensare che la presunta e apparente modernità di questi attentati nasconde l’opposto, una religione trasformata in ideologia e scagliata in ritardo di secoli contro un mondo che rappresenta l’eterno confronto, ineliminabile, contro cui l’Isis sa di aver perduto in partenza e per sempre l’arma dell’egemonia, della sfida culturale, tanto da regredire all’epoca primitiva degli omicidi rituali.

Ciò che ci rende vulnerabili è esattamente ciò per cui ci attaccano: la nostra libertà, di cui siamo custodi e praticanti imperfetti, ma consapevoli.
La libertà dell’organizzazione della nostra vita, della sua combinazione con gli altri, della sottomissione spontanea alle leggi che ci siamo dati per regolare il nostro vivere sociale. Quei feriti di 34 Paesi falciati sulle Ramblas, testimoniano proprio questo, la libertà del movimento e della scelta, della vacanza e del lavoro, degli incontri e degli scambi, tutto ciò che fa di Barcellona – come di Roma, Parigi, Londra, Bruxelles e New York, dove tutto è cominciato con le Torri Gemelle – una città aperta, che guarda al mondo e sa ospitarlo nelle sue strade e nelle sue piazze, facendo mercato universale della sua storia, della cultura, dello stile di vita e dei suoi costumi.

Le Ramblas sfregiate a morte non sono dunque – non devono essere – una pura scena del delitto, un paesaggio inerte e indifferenziato. Sono espressione di un modo di vivere, parte del meccanismo quotidiano con cui la libertà si organizza in società, dopo essersi data norme, diritti, istituzioni. Noi dobbiamo dare un nome a questo spazio di quotidiana civiltà mondializzata, che l’Isis colpisce ipnotizzato proprio per marcare il suo particolarismo estremo, la sua irriducibilità, la radicalizzazione del suo rifiuto: solo così sarà possibile una lettura politica e non esclusivamente emotiva e sentimentale di quel che è accaduto e ancora accadrà. Il nome è quello della democrazia occidentale, di cui siamo cittadini infedeli e tuttavia testimoni inesauribili.

È questa la cifra civile che oggi è sotto attacco e che dobbiamo difendere, per difendere ciò che noi siamo: o almeno ciò che vorremmo essere.

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Esprimo dolore, sdegno e vicinanza a tutta la Spagna. 

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Ancora una volta la barbarie ha colpito al cuore dell’Europa.Una violenza cieca e insensata che colpisce tutti noi, senza distinzioni di credo o bandiere.
Sono convinta, che la migliore risposta sia l’unità nei valori umani e civili.
Esprimo dolore, sdegno e vicinanza a tutta la Spagna ed ai familiari di Bruno e Luca e di tutte le altre vittime innocenti di questo nuovo vile attentato.
Paola

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Ai suprematisti bianchi di Charlottesville e a quelli di casa nostra

Dedico questa poesia di Gianni Rodari ai  suprematisti  bianchi, a quelli del Ku Klux Klan, a quanti si illudono  di essere migliori degli altri per diritto divino, a Trump ed ai politici di casa nostra che giocano a  soffiare sul facile fuoco dell’odio razziale per raggranellare voti. Politici  a cui poco  importa se il tessuto sociale si spacca, se l’odio, l’intolleranza e la rabbia sgorgano come sangue dalle ferite.

Il dromedario e il cammello

di
Gianni Rodari
(I secondo libro delle filastrocche)

Una volta un dromedario, incontrando un cammello,
gli disse: “Ti compiango, carissimo fratello:
saresti un dromedario magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più”.
Il cammello gli rispose: “Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere un cammello perfetto:
con te la natura ha sbagliato per difetto”.
La bizzarra querela durò tutto un mattino.
In un canto ad ascoltare stava un vecchio beduino
E tra sé intanto pensava: “Poveretti tutti e due
Ognuno trova belle soltanto le gobbe sue”.
Così spesso ragiona al mondo tanta gente
Che trova sbagliato ciò che è solo differente.

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Paola

 

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Vi auguro un Buon Ferragosto 2017

La vita è come una grigliata. C’è sempre qualcuno che suda tutto il giorno perché altri stiano seduti e mangino. Ma la cosa non pesa se lo si fa in compagnia.
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Buon Ferragosto… che sia un giorno di serenità e leggerezza, come nella tradizione, per tutti Voi !!!
Paola