#OSIMANI con l’hashtag: Giulio AMBROGETTI !

Continua la campagna #OSIMANI , volta a far conoscere il nostro territorio e la sua gente attraverso una galleria di volti e di storie raccontate in 140 caratteri (o poco più). Storie semplici ma veramente straordinarie.

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La persona che merita, questa volta,  la nostra attenzione per essersi particolarmente distinta nello svolgimento del proprio lavoro e per il contributo reso alla città  nella  promozione culturale e nello sviluppo delle istituzioni democratiche è Giulio AMBROGETTI. Nato ad Osimo il 14 aprile 1929, Giulio,  è cresciuto tra i vicoli della nostra  Osimo, in tempi non facili – segnati da avvenimenti tragici per il nostro Paese –  in cui la fanciullezza non è stata, come dovrebbe sempre essere,  un’età di leggerezza e spensieratezza. Dopo un percorso di studi travagliati a causa degli avvenimenti bellici, Giulio si diploma al prestigioso Istituto professionale di Fermo in Perito Elettrotecnico con specializzazione in radiofonia. A 19 anni, appena diplomato, inizia a lavorare all’ASPM di  Sambucheto divenendo un valido ed apprezzato tecnico  e poi capo  responsabile tecnico della municipalizzata osimana, azienda  che forniva luce, acqua alle  case degli osimani.
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***********************************************************Ambrogetti Giulio: 30 anni alla Rai

Dopo 10 anni di ASPM le ambizioni professionali di Giulio trovano sollecito nella  voglia di cambiamento, nell’ entusiasmo verso l’impegno, verso un futuro che intravedeva come ricerca di nuovi traguardi più prestigiosi. In questo cambiamento sicuramente importante è stato l’esempio del fratello Vittorio,  più giovane di cinque anni,  ma con tanta voglia di realizzare sogni.  Anche Vittorio  si era diplomato all’Istituto “G.e M. Montani” di Fermo, anche lui Perito Elettrotecnico. Dopo diverse ed importanti esperienze lavorative presso la Marposs di Bologna ( costruzioni apparecchi di misura elettronci) e la “Dalmine Acciaierie” di Bergamo, Vittorio,  ha puntato tutta la sua attenzione personale e professionale   verso quella affascinante scatola magica – la televisione –  con i suoi  sogni  a portata di un pulsante che in quegli anni stava arrivando, nelle case degli italiani con le sue prime trasmissioni.
Vittorio entra in Rai nel 1957 a seguito di un concorso per tecnici, Giulio seguendo le orme del fratello entrerà in Rai a 30 anni nel 1959 dopo aver superato, anch’egli,  una selezione nazionale per operatori tecnici fonici.
Un’ avventura quella dei fratelli Vittorio e Giulio Ambrogetti alla Rai – Radio televisione Italiana –  coronata da tante conquiste e riconoscimenti professionali   grazie alle indiscusse competenze tecniche, continuamente aggiornate,  ed alle profonde doti morali, umane e relazionali che li hanno contraddistinti nel loro operare, facendone   apprezzare la generosità, la correttezza e la trasparenza in ogni ambito applicativo.

I fratelli Ambrogetti  hanno  dedicato tutta la loro  vita lavorativa alla Rai: Vittorio per 35 anni ha collaborato, direttamente con artisti,  musicisti, giornalisti, politici  ( da Alberto Lupo a Vittorio Gassman, a Liliana Cavani, Gorny Kramer, Emilio Fede, il Quartetto Cetra, Enzo Biagi e non ultimo il beato Padre Mariano) alla realizzazione delle colonne sonore di molteplici programmi di attualità e spettacolo per poi coordinare il reparto videoregistrazioni a supporto dei Telegiornali; 30 anni di servizio quelli – invece – prestati da Giulio alla Rai.
30 anni nei quali, grazie alla sua intraprendenza, Giulio è stato punto di riferimento professionale ed umano di tutti i collaboratori, i giornalisti,  i consulenti e le maestranze dell’azienda, contribuendo alla realizzazione di buoni rapporto relazionali con la realtà aziendale e di adattamento rispetto  agli innumerevoli e veloci cambiamenti tecnologici del settore.
30 anni che hanno visto Giulio accompagnare, come esperto tecnico, i più importanti giornalisti italiani e le più importanti autorità nazionali nelle missioni ufficiali  all’estero: in Egitto, in India, in America del Sud come negli Stati Uniti. Ha accompagnato Papa Paolo VI in quasi tutti i suoi viaggi apostolici all’estero: in Giordania,  India, Stati Uniti d’America,  Filippine ( dove assistette in prima persona al tentativo di aggressione di uno squilibrato uscito dalla  folla ), Australia. Ha accompagnato, sempre come inviato tecnico al suono ed  alle riprese, il Presidente Sandro Pertini nella prima visita di un Capo di Stato italiano in Cina, è stato  negli Stati Uniti per una inchiesta giornalistica in occasione dello svolgimento  delle elezioni del Presidente degli Stati Uniti nel 1968 (intervista a Richard Nixon), ecc.
Nel corso della sua professione alla Rai, Giulio, ha collaborato alla realizzazione di importanti programmi per la TV, ha avuto occasione di avvicinare Capi di Stato, Presidenti e numerosissime personalità fra le più importanti del mondo nei campi della politica, dell’economia, delle scienze e dello spettacolo. A Roma, nel frattempo, Giulio con la stessa caparbietà  ed impegno con cui ha saputo acquisire tutte le capacità tecniche che il lavoro gli richiedeva, si laurea, presso “La Sapienza” in Sociologia.
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Ancora oggi incontrandolo per il corso di Osimo, Giulio vi potrebbe incantare nel raccontarvi  i ricordi migliori, i tanti aneddoti con Sandro Ciotti, gli scambi di auguri e i saluti in dialetto osimano quando si incrociava con la compaesana “signorina buonasera”, Beatrice Cagnoni, negli studi di produzione tv di via Teulada, i contatti e le indicazioni tecniche   ai tanti personaggi famosi ai quali ha sistemato  i microfoni prima delle interviste,   e le più di  1.000 ore di volo fatte nel corso del suo lavoro alla Rai visitando Paesi e conoscendo la maggior parte dei popoli della Terra.

Solo verso il termine della sua carriera alla Rai,  grazie al nuovo incarico assegnatogli di funzionario responsabile della sezione produzione  alla sede regionale per le Marche  di Ancona, Giulio Ambrogetti ( che fino ad allora ha risieduto stabilmente a Roma),  ha potuto fare ritorno nella sua amata Osimo e così riallacciare i vecchi legami di amicizia che,  causa l’impegno professionale a Roma,  erano stati allentati.

L’uscita di scena dal lavoro alla Rai, coronata con  l’importante ed ambito  riconoscimento di “Maestro del Lavoro” non ha rappresentato per Giulio l’arrivo del sospirato riposo, ma l’inizio di una nuova sfida: l’impegno politico amministrativo per Osimo.  Un “dulcis in fundo”, un modo per restituire ad Osimo un po’ del tempo che lo aveva visto costretto a vivere a Roma, un mettere a disposizione della nostra città quel bagaglio di conoscenze acquisite in tanti anni di lavoro e in tanti luoghi visitati, un modo per cercare di dare un contributo alla crescita della città che gli ha dato i natali ed alla quale si è sempre sentito fortemente legato.
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Quanti  con Giulio hanno condiviso l’esperienza amministrativa come Consigliere Comunale, all’epoca  del sindaco Alberto Cartuccia, ne ricordano il profilo morale e la tensione ideale.
L’11 maggio 1983 Giulio Ambrogetti ( già consigliere comunale nelle fila della DC) viene chiamato, dal sindaco Alberto Cartuccia, alla guida dell’Assessorato alla Sicurezza Sociale a Pubblica Istruzione: due settori particolarmente delicati ed impegnativi nella vita amministrativa della città.
L’impegno come Assessore ai Servizi sociali ed alla Pubblica Istruzione e poi al Commercio, alla Polizia Comunale  nei due mandati Cartuccia è stato l’ultimo di una militanza politica e amministrativa apprezzata e coraggiosa, improntata a declinare localmente i concetti di welfare, equità,  in anni di convulsi mutamenti sociali e legislativi e di pesanti restrizioni della spesa pubblica. A guidarlo su questo, come su altri crinali,  è stata  la saggezza ed uno spirito entusiasta, pronto a far prevalere il lato positivo nell’approccio ai problemi quotidiani e nei rapporti con gli altri. Grazie al suo impegno nella ricerca dei fondi necessari sono entrate in funzione nel periodo del suo Assessorato la palestra scolastica alla Stazione di Osimo e la palestra di via Molino Mensa. Altra importante novità portata in Osimo dall’Assessore Ambrogetti,  l’istituzione del Centro diurno per anziani, che diviene un punto di appoggio del servizio domiciliare per gli anziani. Altra importante novità attuata  nell’ambito dei servizi sociali è stata l’ istituzione del “minimo vitale” (siamo negli anni ’80 e se pensiamo che oggi si discute di “reddito di cittadinanza” si capisce come, la sua visione prospettica e la sua sensibilità fossero proiettate nel lungo tempo)   uno strumento innovativo con il quale venivano integrati i redditi degli osimani meno abbienti , in particolare degli anziani, per assicurare loro  la copertura delle esigenze vitali.

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( il dott. Ambrogetti Giulio Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Osimo e il Presidente della Lega del Filo d’Oro, Guido De Nicola)

Una sfida, quella della politica,  anche questa, vinta, da parte di un uomo che molto si è speso per il progresso materiale e culturale della nostra comunità.

Aggiungerei come particolare nota caratteristica del suo operato come amministratore cittadino – per quanto ho potuto documentarmi ed informarmi –  che Giulio Ambrogetti,  è stato un uomo delle istituzioni, uno che non si faceva accecare dalla passione politica, ma sapeva riconoscerne i valori superiori, traducendo il suo operato in sensibilità, attenzione, ascolto e sopratutto equilibrio e buon senso.

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Ecco come Giulio Ambrogetti, con autoironia e simpatia comunicava agli osimani la propria candidatura alle elezioni amministrative

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Molto altro,  sarebbe da scrivere, ma quanto detto, penso, sia sufficiente per ribadire che sono  orgogliosa, anche per il profondo rapporto di stima che lo legava a mio padre,  di inserire nel registro degli osimani con l’ hashtag, Giulio Ambrogetti, e tramite la sua figura con piacere ho voluto riconoscere anche l’impegno dell’intera sua famiglia.
Grazie Giulio.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
………………….Paola Andreoni


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Reddito di inclusione è legge dello Stato

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La lotta alla povertà e il Reddito di inclusione sono legge dello Stato. Per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’inclusione sociale. Uno strumento che impegna tutte le istituzioni e le comunità locali a stare al fianco dei più deboli.

Uno strumento che quest’anno non arriverà a tutta la amplia platea dei “poveri”, ma che sicuramente rappresenta un primo passo verso un nuovo welfare e soprattutto non si tratta di misure assistenzialistiche, bensì di sostegno ai nuclei familiari destinatari a cui verrà stilato un progetto personalizzato che li accompagni poi verso una migliore condizione della loro vita.
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Ecco cosa cambia
I punti d’intesa raggiunti nel memorandum firmato a Palazzo Chigi dal premier Paolo Gentiloni e l’Alleanza contro le povertà riguardano i criteri per determinare l’accesso dei beneficiari della misura, i criteri per stabilire l’importo del beneficio, i meccanismi per evitare che si crei un disincentivo economico alla ricerca di occupazione, l’attivazione di una linea di finanziamento strutturale per i servizi alla persona, il finanziamento dei servizi, l’individuazione di una struttura nazionale permanente che affianchi le amministrazioni territoriali competenti, la definizione di un piano operativo per la realizzazione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa.

REDDITO ISEE – Nell’intesa raggiunta tra l’Alleanza e il governo è previsto che il reddito Isee non sia l’unico criterio per l’accesso al Reddito Inclusione Sociale (ReIS), ma si tenga conto anche del reddito disponibile, così da permettere l’accesso alla misura anche a chi è proprietario della casa in cui abita, ma versa in stato di povertà. Per accedere al Reis bisogna non avere un reddito ISEE superiore ai 6 mila euro, superiore a quella usata oggi per il SIA (Sostegno Inclusione Attiva) stabilita a 3 mila euro

IMPORTO DEL BENEFICIO – L’importo del beneficio economico è calcolato sulla differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR che è la parte reddituale dell’Isee (tenuto conto della scala di equivalenza). Si ritiene – si legge nel memorandum – che l’erogazione debba coprire il 70 per cento della differenza calcolata e comunque in sede di prima applicazione della misura l’importo non deve essere inferiore all’assegno sociale mensile. Dall’importo così calcolato vengono comunque sottratte le somme percepite dal nucleo familiare per altre misure assistenziali , ad eccezione dell’indennità di accompagnamento.

IN CASO DI OCCUPAZIONE – Per evitare che il beneficio si trasformi in un disincentivo alla ricerca di un’occupazione stabile, il Ministero del Lavoro sta studiando dei meccanismi per i quali la misura, in versione ridotta, venga erogata anche nel caso di incremento del reddito al di sopra della soglia di accesso al beneficio.

I SERVIZI PER L’INCLUSIONE – Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali s’impegna a introdurre nel Fondo alla lotta alla povertà una specifica linea di finanziamento strutturale per i servizi connessi al ReIS in forma di quota vincolata da destinare ai territori. La quota vincolata destinata ai territori non dovrà scendere mai al di sotto del 15 per cento del Fondo alla lotta alla povertà e la quota destinata ai servizi d’inclusione sociale non scenderà mai al di sotto del 25 per cento del Fondo stesso.

SUPPORTO AI TERRITORI – Nel decreto legislativo sarà prevista una struttura nazionale permanente di affiancamento alle amministrazioni territoriali per garantire una applicazione uniforme del ReIS. Nel memorandum si legge che alla struttura devono essere garantite risorse umane ed economiche adeguate al fine di fornire in maniera vontinuativa strumenti adeguati alle amministrazioni coinvolte. Tra i compiti della struttura nazionale sono previsti: attività di promozione, sostegno e implementazione del ReIS, supporto nello sviluppo delle competenze necessarie, costituzione di una comunità di pratiche, diffusione di linee guida, di protocolli formativi e operativi, realizzazione di incontri, interventi di tutoraggio alle realtà locali in difficoltà.

MONITORAGGIO – Entro la fine dell’anno, il Ministero del Lavoro presenterà un piano di monitoraggio per verificare l’applicazione del Reis su tutto il territorio nazionale. Il piano definirà le modalità operative per la raccolta dei dati e i soggetti coinvolti; gli indicatori qualitativi e quantitativi per la verifica dell’attuazione del Reis, sia per la parte di sostegno al reddito che per i servizi alla persona.

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Fischio di inizio dei campionati maggiori di calcio: auguri ai protagonisti osimani.

Domenica scorsa ha preso il via il campionato di serie C di calcio, il campionato più basso a livello professionistico ma non per questo meno avvincente e ricco di rivalità  tra importanti squadre che vogliono contendersi la promozione in serie B.
In particolare il girone C, il girone delle squadre meridionali, vedrà tra i  protagonisti anche due nostri concittadini.
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Adriano Polenta che ha avuto quest’anno affidato il prestigioso  incarico di Direttore Sportivo del Trapani calcio, squadra che anno scorso  militava in serie B e che riparte con grosse ambizioni di ritornare, al più presto,  nel campionato cadetto e Francesco Bellucci vice allenatore della squadra pugliese dell’Andria.

Il 26 novembre, alla 16^giornata di andata,  sarà scontro diretto, quindi,  fra i due nostri  osimani.
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Adriano Polenta “libero insuperabile” nell’Osimana del Presidente Silvano Principi e dell’allenatore Beniamino Di Giacomo ha giocato in prestigiose società come il Pescara, la Cavese e il Catania per poi diventare uno stimato Direttore Sportivo a Pisa, Ascoli, Torino, San Benedettese, Bari e Bologna.
Francesco Bellucci anche lui difensore e anche lui formatosi nel vivaio delle giovanili “giallo-rosse”, hai poi giocato  a Bari, Cagliari, Avellino, Lecce, Treviso, Messina collezionando 159 presenze in serie B con 5 gol all’attivo e ben 69 presenze in serie A. Da quest’anno nel mondo del pallone che conta con il ruolo di mister nella squadra della Fidelis Andria.
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Prima volta ad avere un contratto da professionista ( serie C ma nel girone B), per il giovane  osimano Mirco Severini, classe ’97 anch’egli giovanili osimana, poi Cesena e anno scorso campionato al Castelvetro. Mirco è stato anche convocato, recentemente,  ad indossare la maglia azzurra alle universiadi in Cina,  ma una fastidiosa pubalgia l’ha bloccato a casa negandogli questa bella soddisfazione.

A tutti e tre i nostri concittadini formulo i migliori auguri per l’impegno nella nuova avvincente stagione calcistica.
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Un grande in bocca al lupo anche a Lorenzo Bambozzi, il giovane  osimano  di belle speranze, nelle ultime stagioni portacolori dell’Ancona Calcio, che  purtroppo è  rimasto invischiato nelle ben tristi vicende fallimentari  della società dorica, e che è in attesa che le trattative di mercato sappiano offrirgli una soddisfacente collocazione societaria.

Paola

 

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16 gennaio 1932 il fascismo in Osimo: tre osimani inviati al confino e dieci ammoniti.

L’Italia del 1932 era un Paese dominato dal fascismo, un Paese che si apprestava a  celebrare il decennale del regime dittatoriale  di Mussolini con il suo potere ben consolidato da una martellante propaganda politica e un controllo sociale rigido  che aveva contribuito a generare un  consenso di massa tra gran parte  della popolazione.
Un periodo storico caratterizzato dalla massima popolarità del fascismo, con una popolazione tutto sommato disposta ad accettare  e a convivere con il fascismo o forse,  per meglio dire, di  pieno controllo del regime.
E’ in questo periodo, tuttavia, che si diffonde fra gli intellettuali italiani ( anche da parte di quelli che in precedenza si erano espressi favorevolmente al fascio) e non solo, una moderata intolleranza verso il Duce e l’articolazione del suo potere violento e repressivo.
Un’opposizione e un dissenso subito bloccato dal regime, sempre attento che anche ogni piccola ostilità al fascio non si trasformasse in ribellione aperta.

Non importavano proclami in piazza o una forte attività antifascista, a volte era sufficiente il rifiuto del saluto romano, un “Muoia Mussolini!” sibilato a denti stretti, bastava questo e  c’era sempre, da qualche parte, un solerte cittadino che all’udire quelle parole, sia per cieca fede nel regime che per paura, si dirigeva al più vicino posto di polizia e faceva la sua denuncia. Un accanimento spietato e ossessivo fu quello teso a colpire chiunque, in un modo o nell’altro, festeggiasse il Primo Maggio. Attivisti, fascisti, militi e poliziotti in occasione di quella che un tempo era stata la festa dei lavoratori, si mobilitavano con un impegno del tutto speciale per spiare se il tale quel giorno indossava il vestito buono oppure banchettava con gli amici o magari esibiva qualche indumento di colore rosso. Tanto bastava per venire arrestati e spediti al confino.
Sorte che è toccata a diversi antifascisti come:   Sandro Pertini, proprio nel 1932, incarcerato per motivi politici, poi inviato al confine; Antonio Gramsci ristretto dal regime fascista nel carcere di Turi nel 1926, …. e a tanti altri giovani che hanno subito, nel più assoluto silenzio, la reclusione e l’allontanamento forzato.

Questo articolo del 16 gennaio 1932, tratto dalla pagina di Ancona de “Il giornale d’Italia” (voce strettamente controllata dal regime fascista), aiuta a capire cosa succedeva durante il fascismo anche nella nostra città a chi era semplicemente sospettato di non  allinearsi e il clima di costante apprensione  in cui veniva mantenuta la popolazione attraverso la repressione e, a volte, mediante l’uso strumentale del terrore.

Un ricordo che credo serva a tenere alta quella attenzione contro chi oggi, senza cognizione, tende a sminuire preoccupanti fenomeni di ritorno  del  fascismo.  Perchè contro il razzismo, la violenza e il fascismo c’è sempre bisogno di teste alzate e occhi vigili.

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Nel novembre del 1931 essendosi in precedenza riscontrati nel comune di Osimo fatti che rivelavano un’attività di elementi contrastanti coll’ordine pubblico, con le istituzioni e con la disciplina del regime, gli organi di polizia della provincia, a seguito di accurate indagini, identificavano tutti i responsabili che risultavano appartenenti ad un’associazione sovversiva segreta con insani propositi.

In base alle suesposte risultanze vennero operati diversi fermi e quasi tutti gli arrestati furono confessi.
Essi vennero pertanto denunciati alla Commissione provinciale per il confino e l’ammonizione per provvedimenti di polizia.
Nelle sedute del l’11 e 12 gennaio u.s. detta Commissione ha adottato i seguenti provvedimenti:
1. FABRIZI Renato Benedetto di Giuseppe di anni 22 da Osimo, caporione dell’associazione sovversiva, assegnato al confine per la durata di anni tre;
2. VERDOLINI Marino di Giuseppe di anni 21 da Osimo, uno dei più attivi organizzatori, assegnato al confino per la durata di anni due;
3. VIGIANI Umberto di Ercolano di anni 20 da Osimo altro attivo organizzatore e cassiere, assegnato al confino per la durata di anni due.

Sono stati inoltre ammoniti come affiliati:
1. FABRIZI Teobaldo di Nazzareno di anni 18;
2. PASQUALINI Mario di Alfredo di anni 10;
3. MOSCA Aldo di Italiano di anni 19;
4. CECCONI G.Battista di Giovanni di anni 20;
5. BRACHINI Attilio di Pietro di anni 18;
6. CAPORALINI Giovanni di Sisinio di anni 18;
7. FRAGOLI Pietro di ignoti di anni 22;
8. MONTICELLI Silvano di Domenico di anni 25;
9. SCONOCCHINI Adolfo di Giuseppe di anni 20;
10.  FABRIZI Giuseppe fu Antonio di anni 58, tutti da Osimo.

L’opera energica degli organi di polizia è valsa a stroncare l’attività di elementi quanto mai nociva per l’ordine e la sicurezza pubblica. I provvedimenti della Commissione provinciale indubbiamente serviranno di monito e di ravvedimento
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Renato Fabrizi,  Marino Verdolini e Umberto Vigiani ( componenti della così detta “cellula Riccio” ), sono stati  mandati in esilio, confinati nell’isola di Lipari detta anche “la Siberia di Mussolini nel Mediterraneo” e solo a seguito  ad un  provvedimento di grazia concesso dal Duce in occasione del decennale della Marcia su Roma, hanno fatto ritorno, nel dicembre del 1932, alle proprie case.

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Casellario penale di Fabrizi Renato Benedetto di Giuseppe ( dal sito Anpi Osimo )

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Il Fabrizi venne arrestato di nuovo nel 1936 e nuovamente inviato al confine a Bonefro ( Campobasso) dove tra stenti, tribulazioni, anche   a causa delle violenze subite,  morì il 28 aprile 1937. La sua salma è stata riportata in Osimo nel 1952.
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Scheda penale di Fabrizi Renato Benedetto di Giuseppe ( dal sito Anpi Osimo )

 

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domenica 27 agosto: il cuore e lo spirito con don Franco Biancalani

 Esprimo   vicinanza a don Franco e a tutta la comunità di Pistoia che con questo bravo prete condivide  la testimonianza evangelica nel compito dell’accoglienza fraterna, e nella difesa della dignità di ogni persona umana.
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Don Franco, pochi giorni fa, ha portato un gruppetto di profughi da lui ospitato in piscina ed ha pubblicato le foto sui social. Matteo Salvini, e dietro di lui truppe di varia umanità tra cui, ovviamente, gli arrabbiati del web, ha fatto partire un attacco violentissimo che ha avuto come culmine, una dichiarazione di Forza Nuova. Il movimento orgogliosamente fascista ha scritto che domenica ( 27 agosto)  una delegazione si recherà a messa da Don Biancalani, per vedere se davvero segue i dogmi della dottrina cattolica come lui afferma.
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I nostri sono, veramente, tempi duri. Buona Domenica don Franco.
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Paola 

I principi costituzionali e di umanità vengono prima delle direttive ministeriali che ordinano lo sgombero degli spazi illegalmente occupati.

Esprimo condanna e profondo disagio per quanto successo in questi giorni a Roma. Vedere trattare con manganelli, idranti, buttati in strada in condizioni disumane un gruppo di profughi (tra cui diverse donne e sotto gli occhi di bambini spaventati),  ai quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato, sopravvissute a guerre, persecuzioni o torture, non è da Paese Civile.
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Di chi la colpa ?
Sicuramente di uno Stato inadempiente, inefficiente nelle operazioni di accoglienza che invece di dare risposte politiche concrete, delega alla forza pubblica. Colpa di tutta la politica, anche del Movimento 5 Stelle che in questi fatti  ha dimostrato  l’inadeguatezza della giunta comunale (  per aver disposto l’allontanamento delle persone con la forza senza dare loro una alternativa), e l’insensatezza delle parole del loro leader, Luigi Di Maio,  che in una intervista ha detto: “ ha fatto bene la polizia che prima vengono i romani ” pensando a quanti voti, queste parole avrebbero portato. Il tutto con buona pace dei seguaci grillini che oramai si differenziano sempre di meno da quella parte più buia del nostro Paese che risponde a Salvini, casapound, Meloni e Le Pen.
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Le leggi vanno rispettate, così come è legittima la disposizione contenuta nella direttiva del Ministero degli Interni che recita  “.. gli spazi occupati devono essere sgomberati“, ma ogni atto ed azione pubblica di questo  nostro Paese deve rispondere, prioritariamente, al dovere di salvaguardare i  principi costituzionali e di umanità.
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Concetto che ha bene in mente il bravo poliziotto con le mani sul volto della signora eristrea che,  al contrario dei suoi colleghi e superiori,  non ha manganellato e spazzato via esseri umani, ma che ha cercato di spiegare a questa umanità sofferente che forse fa sempre più fatica a capire costa sta succedendo.
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Paola

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15 gennaio 1932 un fatto di cronaca avvenuto nelle nostre campagne: un esperimento curativo finito male.

Dalle pagine della Cronaca di Ancona  de “Il Giornale d’Italia” del 15 gennaio 1932 un fatto di cronaca osimana. Il titolo “ Originale e tragico esperimento curativo di tre contadini osimani”.
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La contrada di Campocavallo, famosa per il Santuario dove si venera la miracolosa immagine della Madonna, è stata teatro di un tragico fatto che ha per protagonisti tre contadini i quali hanno tentato un singolare sperimento curativo. Una tenuta dell’Amministrazione dei conti  Baldeschi-Baleani è retta a nezzadria dai coloni Staffolani, vecchia e patriarcale famiglia che riunisce intorno al capofamiglia Giuseppe, di anni 60, ed alla vergara, sua cognata Giustina, ben 23 persone.
In questi giorni rea venuto tra loro, da Palata (Campobasso) un lontano parente, oriundo di Recanati, certo Costantini Bravo di anni 67, il quale aveva l’incarico di trovare famiglie di contadini delle nostre parti disposte a recarsi a lavorare in alcune zone del Molise non ancora coltivate.
Al vecchio Costantini, nei pochi giorni di permanenza a Campocavallo, per il cambiamento del clima e per l’inclemenza della stagione si erano riacutizzati i dolori reumatici dei quali era spesso sofferente.
La malattia del Costantini alla quale andavano soggetti anche il capo famiglia  e la “vergara” della famiglia Staffolani formò oggetto di discorsi dei contadini ai quali venne in mente di curarsi in un modo del tutto singolare quanto pericoloso.  E nel pomeriggio di ieri il tragico esperimento fu messo in pratica.
Nel forno adiacente la casa colonica, era stato ieri messo a cuocere circa un quintale di pane che serviva ai bisogni della numerosissima famiglia, Appena tolte le pagnotte profumate e croccanti, ripulito in fretta il forno della cenere e delle braci, il Costantini si introdusse per primo attraverso l’angusta apertura, avvolgendosi la testa con un sacco onde la cura avesse più sicuro e decisivo risultato; il più vecchio dei tre fu subito seguito da altri componenti la famiglia Staffolani, il Giuseppe e la Giustina.
L’incarico di controllare i dieci minuti fissati di permanenza nella improvvisata grotta sudorifera, fu affidato ad un giovane della famiglia Domenico Staffolani, il quale, chiuso lo sportello del forno, con l’orologio alla mano si apprestava a compiere la delicata missione attorniato da tutti i parenti pronti a trarre fuori i tre infermi appena il tempo fosse passato.
Ma la vergara s’era appena infilata nello stretto pertugio e lo sportello si era rinchiuso alle sue spalle, quando dal di fuori, i familiari che attendevano con trepidazione, udirono grida soffocate di aiuto.

Uno dei curandi, la donna, meno resistente al calore intenso del forno e avvertendo i primi sintomi di asfissia, gridava che le si aprisse e la si facesse uscire da quell’inferno. Il giovane nipote della vergara, Domenico, incaricato di sorvegliare lo scandire dei minuti sul quadrante dell’orologio, si affrettò insieme agli altri familiari , a porgere aiuto alla donna che fu estratta più morta che viva, ustionata e semisoffocata. Si comprese subito la tragicità dell’esperimento e mentre alcuni soccorrevano la Giustina, la quale poco dopo poteva rimettersi quasi completamente, altri provvedevano a soccorrere i due uomini rimasti nel forno . Giuseppe Staffolani fu estratto in condizioni assai più gravi. Il parroco del luogo, subito informato del gravissimo incidente  accorreva nella casa colonica in tempo per praticare al capofamiglia la respirazione artificiale e prodigargli le cure del caso mentre si mandava in Osimo per un dottore.
Nel momento di confusione ingenerato dall’imprevisto epilogo dell’esperimento, nessuno pensò  che nel forno era rimasto il vecchio Costantini e quando, dopo qualche minuto, si provvide ad estrarlo, i soccoritori si trovarono alla presenza di un cadavere.

Il medico, dott. Cenerelli, infatti , subito accorso, non poteva che constatarne la morte provocata da abbruciauture e da asfissia. Egli stesso porgeva denuncia  ai carabinieri. Accorrevano prontamente il maresciallo Rattozzi  e il brigadiere Carusi i quali procedettero subito ai primi accertamenti e all’interrogatorio dei componenti la famiglia Staffolani.
Sette dei famigliari furono fermati e tradotti alle nostre carceri in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Oggi è giunto il sostituto procuratore del Re, cav. Ciccarelli, il qual, coadiuvato dal pretore e dal tenente dei carabinieri, ha interrogato i fermati ed ha iniziato una minuziosa inchiesta.

La Giustina Staffolani è ormai completamente rimessa e il capofamiglia se l’è cavata con non gravi ustioni alle braccia.
Sul tragico fatto corrono in paese le voci più disparate.
Merita, ad ogni modo , di essere raccolta quella sulla misteriosa sparizione di trenta mila lire che il vecchio Costantini aveva portate con sé e che dovevano servirgli per versare anticipi alle famiglie  coloniche che avessero accettato di partire per il Molise. Specialmente su questo particolare vertono le indagini  dell’autorità giudiziaria, giacchè la sparizione è alquanto misteriosa.
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Campagna osimana

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Raffaele Carbonari & figli: fabbrica di armonici Osimo – New York

L’emigrazione degli italiani all’estero. Un fenomeno che ha visto milioni di nostri connazionali partire, diretti verso i luoghi più disparati del mondo in cerca di opportunità e fortuna. Un fenomeno che si è caratterizzato sin dagli inizi del 1900 e che non è stato, come invece pensiamo, di facile assimilazione ed integrazione.

Molti italiani andati negli Stati Uniti cercarono di mantenere vive le proprie abitudini alimentari e culturali, le proprie identità etniche. Attaccamenti alle tradizioni o di forme di conservatorismo viste come fonte di solidarietà e di identità del gruppo che si è manifestato soprattutto nella conservazione di molte abitudini tipiche dei paesi d’origine: si pensi alle pratiche culinarie ( il cibo come strumento di consolidamento di legami ed identità collettive ), il formarsi di quartieri abitati soltanto da italiani ( le Little Italies) …
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L’esistenza di punti di incontro era una ancora di salvezza per chi emigrava senza famiglia. Le pensioni, i ristoranti, le pizzerie e le osterie , oltre che essere un punto di ritrovo e di socializzazione sono stati anche luoghi dove è stato possibile affermare e salvaguardare la propria identità. Nel 1906, secondo un’indagine della Factory Investigating Commission, a New York, vi erano 1.500 panettieri italiani, altrettanti numerosi erano gli addetti all’industria dei dolci, dei gelati o quelli impegnati nel commercio ( particolarmente in quello ambulante) tramite il quale gli immigrati si rifornivano di frutta, verdure e altri prodotti “italiani” ( vino, olio, parmigiano, ecc.) alcuni dei quali, sempre più spesso, incominciavano ad essere prodotti direttamente in terra americana.

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Non solo generi di prima necessità, come quelli alimentari, ma anche  alcuni consumi voluttari, come quelli legati alla musica. A consolidare i legami fra connazionali concorrono anche i numerosi incontri conviviali organizzati dalle comunità immigrate in occasione delle cerimonie civili e religiose celebrate nei Paesi di adozione o di analoghe festività italiane.
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In queste occasioni la musica etnica non mancava mai. La musica come il cibo diventa “segnale di identità” nelle feste , nei momenti di svago, nelle cerimonie religiose e civili. In tutti questi momenti non mancavano mai organetti e fisarmoniche. Tutto ciò non valeva solo per l’America del Nord, ma anche per l’Argentina.
Come per il cibo, così anche nel caso della musica la continuità con il proprio Paese di origine, non si limita alla sfera del consumo, ma ben presto investe anche quella della produzione.
Sono le storie degli emigranti della nostra città e di Castelfidardo, paesi che già a fine Ottocento si impongono, in Italia, come i più importanti centri di produzione di organetti e fisarmoniche,  come ben descrive il nostro concittadino Massimo Morroni nei:
– “Per la storia dell’industria della fisarmonica dall’Ottocento alla prima guerra mondiale”;
– ” Castelfidardo e la storia della fisarmonica”.
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“…deposito a New York, presso il nostro rappresentante A. De Martino 303 E.11 street. NEW YORK

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#Osimo: Commenda di San Filippo al Piano di Osimo

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Il sacerdote Don Cesare Massaccesi nel suo studio del 1937 ” Memorie storiche di tutte le chiese, monasteri, ospedali del territorio di Osimo” dice:
” dall’inizio dell’ordine dei Cavalieri Templari questi ebbero una Precettoria o Commenda nell’attuale territorio delle Casenuove con una chiesa dedicata a S. Filippo Apostolo, detta di S. Filippo del Piano”.
Monsignor Carlo Grillantini, nella sua Storia di Osimo del 1969, annota: “Avvenuta la soppressione dei Templari nel 1311, la Commenda passò ai Cavalieri di Malta. Gli osimani in seguito si fecero avanti per avere la tenuta in affitto e nel 1462 l’ebbero per 128 fiorini annui”.
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*************************************************Interno di S. Filippo (foto del 1992)

Cos’era la Commenda ? era un luogo di ospitalità per i templari diretti in Terra Santa.
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La chiesa così detta dei Templari, con il suo podere e tutti gli altri manufatti  sono stati acquistati  ed accuratamente restaurati ( l’inaugurazione è stata  nel giugno del 2014) grazie all’opera di due cultori di storia e natura locale, Sara e Alberto Mazzocchi.
I signori Mazzocchi, provenienti da Bergamo e innamoratisi di questo luogo, hanno trasformato la Precettoria Templare in un B&B “Templari nelle Marche”, semplice e raffinato, dotato di ogni confort ma al tempo stesso lasciando agli spazi ed alle strutture la sua originaria bellezza storica, mantenendo le caratteristiche dell’edificio fedeli a quelle originarie.
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I luoghi racchiudono numerosi segreti, alcuni dei quali ancora da svelare, come la presenza della struttura detta, “Pozzo e fonte della Commenda”, anch’essa del 1700.
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Le leggende e le dicerie popolari rendono ancora più affascinante questo meraviglioso angolo della nostra campagna.
Il sito http://www.duepassinelmistero2.com/studi-e-ricerche/arte/italia/marche/san-filippo-dei-templari/  racconta che  “…la gente del posto conosce bene un punto, chiamato “l’angolo del dolore”, a sinistra dell’altare. Qui, sul pavimento, le mattonelle sono disposte a formare un rettangolo dove si trovano due sedie: basterebbe sedersi per una ventina di minuti per veder scomparire dolori reumatici e mal di testa… C’è da dire che sotto la chiesa scorre dell’acqua, che da sempre è stata collegata alla sua valenza benefica sugli esseri umani”;
e poi:  “…. a poche centinaia di metri di distanza, salendo la dolce collina di Montorto, è possibile trovare altre costruzioni consimili. Fin qui nulla di particolare. Ma se idealmente volessimo collegare i punti della loro dislocazione sul territorio, noteremmo che il loro insieme forma il disegno di uno stelo di fiore e di una corolla, presumibilmente di una rosa canina. E’ un messaggio arcano che i Templari avrebbero lasciato a chi sarebbe in grado di comprenderlo ?

 

Le foto  ed i testi sono stati tratti dai siti e dalle  recenti ricerche:
http://www.iluoghidelsilenzio.it/pozzo-e-fonte-alla-commenda-osimo-an/
– Carlo Castignani, La Commenda di San Filippo al Piano e le sue dipendenze alla luce degli inventari cinquecenteschi.

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Raggi di sole in questa povera Italia.

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Ciro, Pasquale, Mattias, i vigili del fuoco, i generosi volontari soccorritori: raggi di sole in questa povera Italia.
Un Paese meraviglioso, ma dove poche cose sono al loro posto. Un Paese dove tante cose non sono normali, come non è normale che un terremoto 4.0 determini crolli di edifici ed evacuazioni di ospedali e, purtroppo, la tragedia di tre vittime, dispersi, e tanti feriti.
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A Voi Ciro, Pasquale, Mattias, ai Vigili del Fuoco  ed ai volontari che vi hanno ridato la luce, va il mio pensiero. Voi, nostri raggi di sole.
Paola.
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Chi denuncia Don Mussie infanga ognuna/o di noi: invito a firmare l’appello.

Pubblico il testo integrale dell’appello a sostegno di Don Mussie Zerai accusato di aver favorito l’immigrazione irregolare.
Io ho aderito.

 
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Siamo persone privilegiate perché nel nostro cammino abbiamo incontrato una persona straordinaria come Don Mussie Zerai, da cui tanto tuttora impariamo. Lo abbiamo incontrato quando c’era da piangere e celebrare i morti e quando c’era da salvare i vivi, chiunque, indipendentemente dalla provenienza. Abbiamo apprezzato negli anni lo scrupolo con cui ha sempre operato nel pieno rispetto di quelle istituzioni – come la Guardia costiera italiana – impegnate ad affrontare drammi umanitari che passeranno alla storia, considerandole partner di riferimento, soggetti a cui affidare la sorte di chi era sull’orlo dell’abisso, in mare così come nei paesi di transito.

Lo abbiamo conosciuto mentre sosteneva “Mare Nostrum” e mentre tentava di far conoscere l’osceno commercio di organi nelle montagne del Sinai. Lo abbiamo visto, infaticabile, gettare fiori in memoria della strage del 3 ottobre insieme ai sopravvissuti, lo abbiamo sentito denunciare con forza l’inerzia complice dei governi europei, incapaci di far terminare la strage ventennale che si realizza nel Mediterraneo Centrale.

Ne abbiamo condiviso il coraggio quando, con pochi altri, raccoglieva o rispondeva a chiamate di soccorso che sarebbero altrimenti rimaste senza esito, trasmettendole immediatamente alle istituzioni competenti nel rispetto di quanto previsto dalle legislazioni nazionali e internazionali. Tra l’omissione di soccorso e l’intervento umanitario non ci sono margini di scelta.

Abbiamo gioito speranzosi quando è stato proposto per il Nobel per la Pace: lo abbiamo considerato un segnale importante, soprattutto perché Don Mussie cominciava a ricevere minacce esplicite dal governo eritreo.

Quando ci capita di incontrare uomini o donne che si sono salvati grazie al suo intervento, dichiararsi suoi amici significa ricevere uno sguardo di gratitudine eterna. Don Mussie Zerai lascia dietro di sé l’immagine di una persona umile a cui si deve semplicemente la vita.

Eppure, in questi giorni di pausa d’agosto e di guerre in arrivo, si prova, ancora una volta, a screditare il suo operato, a insinuare sospetti, dubbi, mezze verità. Siamo certi che quando incontrerà i suoi accusatori, Don Mussie saprà difendersi e far valere le ragioni della solidarietà. L’impresa di metterlo sul banco sugli imputati si rivelerà fallimentare e suicida Su quel banco dovranno un giorno finirci i responsabili, a vario titolo, di stragi, sofferenze, violenze, violazioni dei diritti umani, e coloro che contribuiscono a sostenere la dittatura di Isaias Afewerki. Ma nel frattempo il dubbio sulla sua figura si insinuerà – come è già successo per le Ong che salvano i migranti in mare – erodendo l’onorabilità di chi agisce disinteressatamente per aiutare il prossimo. Colpendo, anche solo col sospetto, Don Mussie si finirà per colpire i tanti uomini e le tante donne che hanno deciso di restare dalla parte degli ultimi. Non possiamo permettere che il “reato di solidarietà” si imponga come un dato di fatto, nutrito da populismi xenofobi, interessi geopolitici, disinformazione o cattiva informazione diffusa, e avveleni ancora di più il nostro paese, già incamminato verso un declino morale e politico.

Per questo siamo con Don Mussie Zerai e invitiamo uomini e donne di ogni fede e cultura politica a schierarsi dalla sua parte: non solo per il profondo rispetto che non si può che nutrire nei suoi confronti, ma perché nell’insensata logica di distruzione di ogni senso civico, di ogni barlume di solidarietà, la prossima vittima potrebbe essere ognuno/a di noi.

ADIF Associazione Diritti e Frontiere
(Fulvio Vassallo Paleologo, Stefano Galieni, Alessandra Ballerini, Sergio Bontempelli, Amalia Chiovaro, Cinzia Greco, Daniela Padoan)

Per adesioni info@a-dif.org

Primi firmatari

vedi http://www.a-dif.org/2017/08/12/chi-denuncia-don-mussie-infanga-ognunao-di-noi/

senatore Francesco Martone, Alessandro Dal Lago (Genova), Comitato Nuovi Desaparecidos nel Mediterraneo, Cornelia Isabelle Toelgyes (Cagliari), Nicola Teresi, Emmaus Palermo, Maurizio Acerbo (Segretario Prc S.E.), Paolo Maddalena (Vicepresidente Emerito della Corte Costituzionale), Giuseppina Cassarà (medico Palermo), Avv. Paola Regina (Milano), Giovanni Maria Bellu (presidente dell’Associazione Carta di Roma), Roberto Loddo (Il manifesto sardo), Stefano Pasta (giornalista, Milano), Stefania Ragusa (giornalista Milano), Barbara Spinelli (parlamentare GUE/NGL), Giuseppe De Marzo (Responsabile Nazionale di Libera per le politiche sociali, Rete dei Numeri Pari), Luigi De Giacomo, Domenico Stimolo (Catania), Livia Apa (Napoli), Moreno Biagioni (Firenze), Gigi Bettoli (Gorizia), Giovanna Vaccaro, Chiara Sasso- Rete Comuni Solidali (Carmagnola Torino), Cristina Neri, Flavia Santarelli, assistente sociale, (Roma), Ruggero D’Alessandro (scrittore, saggista, docente, Lugano, Svizzera), Giancarlo Pavesi Incerti, Alessandra Coppola, Emanuele Petrella (CoOperatore sociale), Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, Loretta Mussi, Francesca Koch (Casa Internazionale delle Donne, Roma), Raffaella Lavia, Anna Camposampiero (Milano), Cristina Mantis, Anna Polo, Franco Lorenzoni, Daniele Barbieri, Andrea Billau ( giornalista e conduttore su Radio Radicale della rubrica Fortezza Europa), Antonella Barranca (Milano), Eugenio Viceconte (Roma), Lorena Fornasir, Alessio Di Florio, Annalisa Romani (Parigi), Alessandro Mascoli (Collettivo Lavoratori Capitolini), Franco Cilenti ( Redazione periodico Lavoro e salute Torino), Nelly Bocchi, Marco Gaibazzi, Sara Soldi, Floriana Lipparini, Daniela Radaelli (Milano), Leondardo De Franceschi, Guido Viale, Rete Femminista “No muri, No Recinti”, Carla Cengarle, Annamaria Mandese, Michele Citoni, Edda Pando (Ass. Culturale Todo Cambia), Michele Del Gaudio, Alessandro Triulzi, Redazione “I SICILIANI”, Giovani, Caruso Castrogiovanni, Paolo Vernaglione Berardi, Alessandro Natalini, Roberta Pappadà, Andrea Perissi, Piero Scarselli (Firenze), Armando Michelizza, Federico Oliveri (ricercatore aggregato, Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace, Università di Pisa), Sveva Haertter, Alessandra Mecozzi, Luisa Morgantini, Ciss/Cooperazione Internazionale Sud Sud, Leonardo Cavaliere, Silvia Marani, Kátia Lôbo Fiterman Giornalista e attivista sociale per i Diritti umani ( Firenze), Gennaro Avallone (ricercatore, Università di Salerno), Nicoletta Pirotta, Manuela Giugni  (Rete Antirazzista Fiorentina), Paola La Rosa, Angelo Orientale, Gianfranco Schiavone (vicepresidente ASGI),Paolo D’Elia  (Torino), Angelo Baracca (Firenze), Gianfranco Tomassini (Firenze), Mariafrancesca D’Agostino, Pinella Depau, Andrea Monti, Maria Rosaria Baldin,  Gabriella Guido, Ass. Culturale K-Alma, Sergio Ruggieri (direttivo Arci -Jesi e Fabriano), Rete Primo Marzo, Elisa Cesan, Ilaria Boniburini, Edoardo Salzano, Michela Becchis, Maurizio Fiorillo, Enrico Calamai, Elio Romano, Franca Di Lecce, Circolodi Rifondazione Comunista di Santa Fiora, Sergio Bovicelli, Dario Russo, Carlo Balducci, Loris Bellumori, Alessandra Bellumori, Pino Merisio,  Aldo Di Benedetto, Lucia Puccinetti, Mariapia Bianchini, Sandro Martinelli,  Graziella Ulivieri, Emilia Santella, Massimo Bondani,Alessandro Fioroni (giornalista Roma), Raya Cohen, Ass. Senzaconfine, Simonetta Crisci, Antonio Ciniero (International Centre of Interdisciplinary Studies on Migrations – Università del Salento), Francesca Fornario (giornalista), Gianluca Vitale (avvocato Torino), Giulia Beatrice Filpi (giornalista), Miria Pericolosi (pensionata), Pino Palmisano, Patrizia Fiocchetti, Alberto Panaro (Brugherio MB), Claudio Lombardi (Firenze), Maurizio Gressi, Gennaro Varriale (Formia), Esther Koppel (giornalista, Roma), Vittoria Introvigne, Nadia Nur, Antonia Sani-WILPF Italia, Maria Vella (Noto),Alganesc Fessaha, Gabriella (Gabo) Calabrò, Susanna Sinigaglia (ex cooperante di cooperazione internazionale, Stefania Varani (Ricercarcatrice universitaria Bologna​), Francesco Correale, Associazione Periferie al Centro – Fuori Binario FI, Maurella Carbone (Francoforte), Anna Maria Mozzi (Trieste), Marcello Gidoni (Ancona), Luigi Andreini – Borgo San Lorenzo Fi), Umberta Biasioli – Brennero (Bz), Mauro Gentilini (Rete Radiè Resch di Roma), Progetto Melting Pot, Rosanna Settimio (infermiera), Giorgio Gallo (Pisa), Giuseppe Pullia, Silvana Gasperoni, Alessandra Ferrario (Saronno), Teresa Mecca, Eugenio Cantoni (Milano), Michele Lafortezza, Yasmine Accardo, Associazione Garibaldi 101, Oria Gargano, Rossana Montecchiani, Rita Carta, Gisella Rossi, Sara Visintin  (Rimini), Roberto Morea (Transform Europe), Alessandra Corrado, Marco Sassi, Martina Pignatti Morano (Presidente, Un ponte per…). Alfonso Gianni, Chiara Santacroce, Alessandro Metz, Concetta Contini, Padre Gabriele Beltrami (missionario Scalabriniano), Gianfranca Fois (Cagliari), Cinzia Bomoll (regista), Maria Flavia Vanni – Poggibonsi (Si), Ilaria Sabbatini, Federica Citoni, Rosy Moretti, Daniele Frigerio (prete Monza),  Denise Van den Bergh (Cortona), Milena Angiletti -Caltagirone (Ct), Santo, Santaera, Scrondo Fiorito, M. Lucia Moica, Prof. Marco Cavallarin (Milano),  Daniela Rosa Basile, Chiara Novi, Nadia Fasana (Como), Milena Pallotta, Un ponte per…, Stefano Giovannelli (Prato), Tsedal Yohannes -London (UK), Rina Atzori, Itria Angeloni, Mario Badagliacca, Sandro Centonze (medico Trieste), Tiziana Mangoni, Maria Ragonese (insegnante, Cefalú Pa), Claudia Marchesi (Bergamo), Nicoletta Locatelli (Bergamo), Cristiana Cavagna (Torino), Grazia Naletto, Barbara Spinelli (avvocata), Ilaria Sesana (giornalista, Milano), Gianni Pastorino (Consigliere regionale Liguria Rete a Sinistra), Stefano Giovannelli (Prato), Gianluca Gaidano (Novara), Beppe Giulietti, Angela Delunas, Glenys Robinson, Giacomo Dessì, Enzo Di Salvatore, Laura Di Lucia Coletti (Presidente associazione L’altra Europa laboratorio Venezia),  Agostino Giroletti ( Milano), Marco Noris (L’Altra Europa con Tsipras – Bergamo),Associazione Prima Le Persone, Luisa Savoia, Alessandra Padoan, Andrea Vitale, Mario Sommella (Prima le Persone), Oddino Franceschini, Riccardo Gatti (Capomissione a bordo delle navi di  Proactiva Open Arms), Michela Angioni (Primo Ufficiale  “Golfo Azzurro”), Marta Talayero (medico di bordo “Golfo Azzurro”), Marta Sarralde (logista Proactiva Open Arms), Javier Fernandez Vizoso (nostromo a bordo “Golfo Azzurro”, Matias Kosoblik (skipper di Proactiva Open Arms a bordo  della Golfo Azzzurro), Austin Eainwright (skipper di Proactiva Open Arms a bordo  della Golfo Azzzurro), Giuseppina Lai -Elmas (Ca), Riccardo Petrella (economista politico), Amabile Carretti, Mario Pescatore (Esecutivo provinciale Cosenza USB Lavoro Privato). Paolo Barone -Cava dè Tirreni (Sa), Fabio Alberti, Raffaele Tecce (Segreteria Prc S.E.), Fabio Turchini,  Roberto Accornero, Antonio Caputo (avvocato), Maria Beatrice Servi (Milano), Domenico Matarozzo (Counselor  Torino), Franco Calamida (CostituzioneBeniComuni), Simonetta Ghezzani, Annamaria Gennaioli, Piero Muo (Nizza), Rita Fortunato, Angela Anania (Torino), Paolo Cacciari, Campagna LasciateCIEntrare, Laura Cima ( Primalepersone Torino), Leonardo Caffo, Ugo Sturlese (Cons. Comunale Cuneo), Gabriella Cartasegna,Emilio Molinari (Costituzione Beni Comuni), Raffaella Ganci, Luisa Tanzi (Segr. circolo PRC Jesi), ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Chiara Cuttitta, Inmaculada Moya, Piero Serniotti, Annamaria Rivera, Yasha Maccanico (Statewatch), Leonardo Caffo (filosofo), Paolo Oddi (avvocato), Lorenzo Pezzani (Goldsmith University of London), Roberta Radich (psicoterapeuta, Coord. Nazionale No Triv), Loredana Fraleone (resp. Scuola Università e Ricerca PRC/SE), Borderline Sicilia Onlus, Borderline-Europe, Silvia Canciani (segreteria ASGI), Luigi Fasce (Genova), Simonetta Venturini, Massimo Torelli, Claudio Ardizio (pensionato Novara), Rosanna Frati (Milano), Rosa Rinaldi (Segreteria Nazionale PRC/SE), Lorella Beretta (Giornalista), Paolo Sollier (Vercelli), Marcello Parziale (Cerro Maggiore- MI), Marco D’Isanto (Dott. Commercialista -Consulente Organizzazioni Non Profit), Margherita Granero (Torino), Antonella Leto (Palermo), Marco D’Isanto (Commercialista consulente Organizzazioni Non Profit), Andrea Vitale (Docente, Pozzuoli), Silvia Stilli (Portavoce AOI), Flora Cappelluti, Vera Pegna, Silvia Ombretta Mariateresa Lupi, Imma Barbarossa, Pasquale Voza, Alfonso Di Stefano, Rete Antirazzista Catanese, Roberta Fantozzi (Segreteria Nazionale Prc-S.E.), Rita Campioni, Andrea De Innocentis, (Roma), Agostino Giordano – educatore (Bologna), Rosaria Diamantini (Segreteria PRC SE Federazione di Ancona), Elisa Marini, Cesare Borrometi (avvocato), Francesco Damiano Portoghese, Massimo Pasquini (Segretario Nazionale Unione Inquilini), Lavinia Flavia Cassaro (insegnante – Torino), Tiziana Barillà (Il Salto), Elisa Marincola, Domenico Stimolo (Catania), Maria Brighi, Renato Zanoli (Medicina Democratica sez di Torino), Laura Boursier, Antonella Selva (Bologna), Mohamed Rafia Boukhbiza (Bologna), Tiziana Uleri, Gianluca Farina (Parma),  Rosina Filippelli (Insegnante, Cosenza), Luciana Angeloni (Comunità Isolotto, Firenze), Silvia Marastoni (Milano), Davide landoni (Educatore centro disabili e catechista, Abbiategrasso -Milano), Leonardo Nale, Margherita Guarino (Studentessa di filosofia, Roma), Don Giorgio (Venezia), Aurora d’Agostino (Avvocata, Padova), Silvia Cigliani, Bruno Andolfatto ( Sant’Antonino di Susa – Torino), Claudio Giambelli (Roma), Ornella Berniet (Roma), Ceseri Fabio (Firenze), Vanda Mariucci, Lucia Capuzzi, Massimo Bondioli  (Amici di Emmaus di Piadena), Olimpia Barba (Presidente associazione Ubuntu, Torre Annunziata – Napoli), Giulio Gasperini, Grazia Francescatti (Rovereto), Tiziana Valpiana (Senatrice, Verona), Domizia Orestano (Roma), Barbara Schiavello (Roma), Serena Termini (Giornalista), Vittorio Bellavite (Coordinatore nazionale “Noi siamo Chiesa”), Antonella Rolla, Patrizia Caiffa (Giornalista), Gianni Novelli (Comunità di base di san Paolo, Roma), Irene Cocco (Insegnante), Stefano Corradino (Art.21), Piergiorgio Todeschini (Brescia), Maria Gabriella Giometti (Brescia), Paola Andreoni (Insegnante, consigliera comunale di Osimo, Ancona), Marco Pezzoni (Assoc. Cremona nel mondo), Fulvio Gardumi (Trento), Gabriella Farina (Trento), Alessandro Vigilante (Cittadino italiano, residente allestero – Brasile), Maria Lucia Moica, Giampiero Carotti (Soresina), Pino Arancio, Maria Vella (Referente locale associazione rete radié resch di solidarietà internazionale), Chiara Silvestri (Logopedista – Palermo), Guya Masoero, Emma Persia, Enrico Usvelli, Nello Vescovi (Milano), Ivana Abrignani, Annamaria Gobbetti (Milano), Comitato Zona 8 Solidale (Milano), Gabriella Levrio (Palazzo Canavese – TO) …..

La risposta di Barcellona: stare insieme, stare uniti. Noi non abbiamo paura.

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“Barcellona e l’Europa non si piegheranno agli attentati e non farà cambiare la nostra natura, che ci caratterizza da secoli, di popolo accogliente, solidale ed ospitale. Non ci faremo strumentalizzare per creare ancora più razzismo e islamofobia ”
Queste le parole della sindaco di Barcellona, Ada Colau .
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Parole che condivido, nonostante la paura, la risposta giusta è questa: stare insieme, stare uniti mantenendo e rinsaldando i valori che ci uniscono.
Paola

Ezio Mauro: La Rambla, l’integrazione che dobbiamo difendere.

giornale La Repubblicadi Ezio Mauro  19 agosto 2017. La Rambla, l’integrazione che dobbiamo difendere. Dobbiamo dare un nome ai luoghi disarmati dove consumiamo la nostra libertà. E il nome è quello della democrazia.

Come una decimazione, hanno falciato uomini donne e ragazzi, indistintamente colpevoli di testimoniare un modo di vivere che loro rifiutano e combattono. Gli individui non contano: per loro conta la massa trasformata in bersaglio, la pura quantità stralciata sulle Ramblas dal popolo estivo della vacanza.

Il tam tam estremista porterà le cifre del massacro come un bollettino di vittoria nei villaggi dove l’Isis si sta ritirando, svanito il sogno del Califfato: 14 morti, 130 feriti, che sono venuti da 35 diversi Paesi – da tutto il mondo – per trovare la morte a Barcellona. Un condensato di strage universale, proprio mentre a Turku in Finlandia si accoltellano i passanti sulla piazza del mercato del sabato, al grido “Allahu akbar”.

Quel van bianco, costruito come strumento di lavoro per ridurre la fatica degli uomini e noleggiato come arma da lanciare sulla folla, testimonia in apparenza la vulnerabilità del nostro meccanismo sociale, dove tecnica, modernità e tecnologia possono essere rovesciate nella primordialità di un’arma impropria, quasi invisibile perché nasce dalla quotidiana abitudine strumentale del nostro vivere, di cui siamo abituati a servirci, ma da cui non abbiamo mai pensato di doverci proteggere. Finché quel furgone salta fuori dal contesto di regole e normalità che lo controlla e si lancia come una bomba sopra la gente, ieri a Nizza, adesso a Barcellona.
Il fatto che questi attentati sorgano dall’interno del nostro costume civile rende difficile una prevenzione, perché possiamo difenderci da tutto, meno che dal nostro modo di vivere. Una sala da ballo a Parigi, un concerto a Manchester, una strada nel cuore della Spagna sono per definizione luoghi disarmati nel senso più ampio del termine, perché appartengono a quel tempo liberato dal lavoro che la nostra società si è conquistata per ordinarlo in un disegno di relazioni, appuntamenti, occasioni che organizzano una fruizione delle città, delle sere e delle notti urbane.

In realtà dobbiamo pensare che la presunta e apparente modernità di questi attentati nasconde l’opposto, una religione trasformata in ideologia e scagliata in ritardo di secoli contro un mondo che rappresenta l’eterno confronto, ineliminabile, contro cui l’Isis sa di aver perduto in partenza e per sempre l’arma dell’egemonia, della sfida culturale, tanto da regredire all’epoca primitiva degli omicidi rituali.

Ciò che ci rende vulnerabili è esattamente ciò per cui ci attaccano: la nostra libertà, di cui siamo custodi e praticanti imperfetti, ma consapevoli.
La libertà dell’organizzazione della nostra vita, della sua combinazione con gli altri, della sottomissione spontanea alle leggi che ci siamo dati per regolare il nostro vivere sociale. Quei feriti di 34 Paesi falciati sulle Ramblas, testimoniano proprio questo, la libertà del movimento e della scelta, della vacanza e del lavoro, degli incontri e degli scambi, tutto ciò che fa di Barcellona – come di Roma, Parigi, Londra, Bruxelles e New York, dove tutto è cominciato con le Torri Gemelle – una città aperta, che guarda al mondo e sa ospitarlo nelle sue strade e nelle sue piazze, facendo mercato universale della sua storia, della cultura, dello stile di vita e dei suoi costumi.

Le Ramblas sfregiate a morte non sono dunque – non devono essere – una pura scena del delitto, un paesaggio inerte e indifferenziato. Sono espressione di un modo di vivere, parte del meccanismo quotidiano con cui la libertà si organizza in società, dopo essersi data norme, diritti, istituzioni. Noi dobbiamo dare un nome a questo spazio di quotidiana civiltà mondializzata, che l’Isis colpisce ipnotizzato proprio per marcare il suo particolarismo estremo, la sua irriducibilità, la radicalizzazione del suo rifiuto: solo così sarà possibile una lettura politica e non esclusivamente emotiva e sentimentale di quel che è accaduto e ancora accadrà. Il nome è quello della democrazia occidentale, di cui siamo cittadini infedeli e tuttavia testimoni inesauribili.

È questa la cifra civile che oggi è sotto attacco e che dobbiamo difendere, per difendere ciò che noi siamo: o almeno ciò che vorremmo essere.

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Esprimo dolore, sdegno e vicinanza a tutta la Spagna. 

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Ancora una volta la barbarie ha colpito al cuore dell’Europa.Una violenza cieca e insensata che colpisce tutti noi, senza distinzioni di credo o bandiere.
Sono convinta, che la migliore risposta sia l’unità nei valori umani e civili.
Esprimo dolore, sdegno e vicinanza a tutta la Spagna ed ai familiari di Bruno e Luca e di tutte le altre vittime innocenti di questo nuovo vile attentato.
Paola

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Ai suprematisti bianchi di Charlottesville e a quelli di casa nostra

Dedico questa poesia di Gianni Rodari ai  suprematisti  bianchi, a quelli del Ku Klux Klan, a quanti si illudono  di essere migliori degli altri per diritto divino, a Trump ed ai politici di casa nostra che giocano a  soffiare sul facile fuoco dell’odio razziale per raggranellare voti. Politici  a cui poco  importa se il tessuto sociale si spacca, se l’odio, l’intolleranza e la rabbia sgorgano come sangue dalle ferite.

Il dromedario e il cammello

di
Gianni Rodari
(I secondo libro delle filastrocche)

Una volta un dromedario, incontrando un cammello,
gli disse: “Ti compiango, carissimo fratello:
saresti un dromedario magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più”.
Il cammello gli rispose: “Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere un cammello perfetto:
con te la natura ha sbagliato per difetto”.
La bizzarra querela durò tutto un mattino.
In un canto ad ascoltare stava un vecchio beduino
E tra sé intanto pensava: “Poveretti tutti e due
Ognuno trova belle soltanto le gobbe sue”.
Così spesso ragiona al mondo tanta gente
Che trova sbagliato ciò che è solo differente.

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Paola

 

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Vi auguro un Buon Ferragosto 2017

La vita è come una grigliata. C’è sempre qualcuno che suda tutto il giorno perché altri stiano seduti e mangino. Ma la cosa non pesa se lo si fa in compagnia.
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Buon Ferragosto… che sia un giorno di serenità e leggerezza, come nella tradizione, per tutti Voi !!!
Paola

Numana concerto all’alba: un successo per il musicista osimano Marco Santini

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Nonostante l’orario inconsueto – alle ore 05,15 – questa mattina nell’incantevole scenario dei giardini di  P.zza Nuova di Numana, alla presenza di un folto, infreddolito ma entusiasta pubblico,  si è rinnovato l’appuntamento con il concerto all’alba.
Bravissimo ed emozionate, come al solito, il nostro  musicista Marco Santini. Con lui sul palco, a regalare a tutti i presenti quasi due ore di “fittissima” musica in attesa dell’arrivo  della luce del giorno, gli inseparabili archi della Manheimer Ensembre, le bravissime colleghe Lucia Galli all’arpa e Rosa Sorice soprano dalla voce   raffinata e delicata, e tanti altri bravi professionisti osimani: Paolo Principi alla fisarmonica, Gabriele Esposto al pianoforte, Daniele Mazzieri alla chitarra elettrica, Lucia Santini  nell’occasione brillante presentatrice. Ospite d’onore il jazzista, cittadino onorario osimano dal 2014, Franco Cerri.
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Lo spettacolo ha toccato il suo picco di emozioni quando, ai primi bagliori del giorno,  si sono esibiti, nella commozione generale, le ragazze ed i ragazzi del coro delle voci bianche della scuola “Caio Giulio Cesare di Osimo” sotto la guida  della m^  Rosa Sorice. Le voci del coro e il suono dei violini  hanno saputo  incantare tutti noi presenti,  facendo venire la “pelle d’oca” quando ordinatamente i ragazzi si sono presentati  sul palco tutti vestiti di bianco e scalzi.
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Una gioia ed una commozione assistere alla performance di questi “cantanti in erba” che questa estate hanno provato per ore, rinunciando a momenti di vacanza,  per essere  preparati  al meglio,  imparando bellissime melodie. Bravissima la m^Rosa Sorice.
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E’ stato faticoso alzarsi presto ma ne è valsa la pena.   Un bel concerto accattivante e coinvolgente dove ancora una volta Marco Santini, e gli altri artisti che lo hanno accompagnato, hanno saputo dare sfoggio del proprio talento, per il piacere dei numanesi e dei tanti turisti che hanno scelto la nostra costa come luogo di vacanza.
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Paola
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A chi si è perso questo appuntamento, ricordo,   che anche quest’anno il Ferragosto osimano sarà all’insegna della musica, una serata straordinaria, sempre con il  m° Marco Santini  che regalerà ai suoi concittadini  e a tutti gli amanti della buona musica una serata di emozioni.

L’appuntamento è per Martedì 15 agosto, alle ore 21.30, a Piazza Dante di Osimo,  luogo magico e particolare già sperimentato per esibizioni musicali.
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I nostri tempi sono veramente bui se si arriva a voler far tacere la voce della speranza: tutta la mia solidarietà a padre Moses.

Padre Moses, al secolo Abba Mussie Zerai, è un sacerdote eritreo candidato al Nobel per la pace nel 2015 impegnato da anni negli aiuti umanitari ai profughi  e nell’integrazione e nel sostegno a progetti di rientro nel Paese di origine, con la sua associazione  “Habeshia” ( il salvagente dei migranti).  Come alcune ONG  anche padre Mosè ha ricevuto un avviso di garanzia da parte della Procura di Trapani con l’accusa gravissima di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

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Chi è questo prete finito sotto la lente della magistratura ?  La rivista americana Time lo ha definito  “un pioniere” al pari  di personaggi come  Papa Francesco, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e Barack Obama.
Noto come “l’angelo dei profughi”, don Zerai stesso ha un passato da profugo: 41 anni, scalabriniano, nato in Eritrea, ad Asmara, nel 1992 è fuggito dalla dittatura opprimente della sua Eritrea – in quel momento storico sotto l’occupazione etiope – per raggiungere Roma, dove un prete britannico lo ha aiutato e accolto. La sua storia comincia così: padre Moses – come viene chiamato da tutti – pochi mesi dopo il suo arrivo in Italia inizia ad aiutare altri migranti e rifugiati che come lui hanno necessità di chiedere la protezione umanitaria. Il suo motto è «nessuno è clandestino»: e senza sosta lavora per metterlo quotidianamente in pratica. Diventare prete ed attivista per i diritti umani è stato quindi lo sbocco naturale della sua vita, grazie anche agli studi compiuti: Filosofia a Piacenza dal 2000 al 2003, Teologia nei cinque anni successivi e poi Morale sociale presso l’Università Pontifica Urbaniana fino al 2010, quando è stato ordinato sacerdote. La rivista Time ha sottolineato che per più di dieci anni Mussie Zerai è stato una vera e propria «ancora di salvezza per migliaia di migranti in difficoltà che viaggiavano su barconi diretti verso l’Europa».
Nel 2003 don Zerai ha creato un call center di emergenza: tutti i profughi eritrei conoscono il suo numero di telefono e quando si trovano in pericolo, in mare aperto, su barconi alla deriva, chiamano padre Moses – il suo numero di telefono è l’ultima speranza – che immediatamente comunica la posizione alla Guardia costiera e alla Marina italiana. In questo modo migliaia di vite sono state salvate, migliaia di persone hanno ritrovato dignità e futuro in Europa.
Quello di don Moses, non è un numero di telefono qualunque, è l’appiglio estremo, l’ultima traccia di umanità alla quale  aggrapparsi per i molti che affrontano il viaggio della speranza. Dalle carrette del mare, dai container arroventati nel cuore del Sahara, dai lager libici, dalle carceri egiziane o dai campi profughi del Sudan, i migranti chiamano. E Don Zerai risponde. Sempre. Allerta la Marina militare perché soccorra i barconi, si mette in contatto con le famiglie per ritrovare le tracce perdute, conforta e raccoglie le invocazioni.

Tutto questo può essere una colpa per un uomo, per un prete e/o per un volontario ?
Come diceva don Lorenzo Milani ( “lettera ai cappellani militari” ): “… Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene“.

Tutta la mia solidarietà e vicinanza a don Moses, profeta in questi nostri tempi bui e mediocri, indagato per il reato di solidarietà.

Paola

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