15 gennaio 1932 un fatto di cronaca avvenuto nelle nostre campagne: un esperimento curativo finito male.

Dalle pagine della Cronaca di Ancona  de “Il Giornale d’Italia” del 15 gennaio 1932 un fatto di cronaca osimana. Il titolo “ Originale e tragico esperimento curativo di tre contadini osimani”.
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La contrada di Campocavallo, famosa per il Santuario dove si venera la miracolosa immagine della Madonna, è stata teatro di un tragico fatto che ha per protagonisti tre contadini i quali hanno tentato un singolare sperimento curativo. Una tenuta dell’Amministrazione dei conti  Baldeschi-Baleani è retta a nezzadria dai coloni Staffolani, vecchia e patriarcale famiglia che riunisce intorno al capofamiglia Giuseppe, di anni 60, ed alla vergara, sua cognata Giustina, ben 23 persone.
In questi giorni rea venuto tra loro, da Palata (Campobasso) un lontano parente, oriundo di Recanati, certo Costantini Bravo di anni 67, il quale aveva l’incarico di trovare famiglie di contadini delle nostre parti disposte a recarsi a lavorare in alcune zone del Molise non ancora coltivate.
Al vecchio Costantini, nei pochi giorni di permanenza a Campocavallo, per il cambiamento del clima e per l’inclemenza della stagione si erano riacutizzati i dolori reumatici dei quali era spesso sofferente.
La malattia del Costantini alla quale andavano soggetti anche il capo famiglia  e la “vergara” della famiglia Staffolani formò oggetto di discorsi dei contadini ai quali venne in mente di curarsi in un modo del tutto singolare quanto pericoloso.  E nel pomeriggio di ieri il tragico esperimento fu messo in pratica.
Nel forno adiacente la casa colonica, era stato ieri messo a cuocere circa un quintale di pane che serviva ai bisogni della numerosissima famiglia, Appena tolte le pagnotte profumate e croccanti, ripulito in fretta il forno della cenere e delle braci, il Costantini si introdusse per primo attraverso l’angusta apertura, avvolgendosi la testa con un sacco onde la cura avesse più sicuro e decisivo risultato; il più vecchio dei tre fu subito seguito da altri componenti la famiglia Staffolani, il Giuseppe e la Giustina.
L’incarico di controllare i dieci minuti fissati di permanenza nella improvvisata grotta sudorifera, fu affidato ad un giovane della famiglia Domenico Staffolani, il quale, chiuso lo sportello del forno, con l’orologio alla mano si apprestava a compiere la delicata missione attorniato da tutti i parenti pronti a trarre fuori i tre infermi appena il tempo fosse passato.
Ma la vergara s’era appena infilata nello stretto pertugio e lo sportello si era rinchiuso alle sue spalle, quando dal di fuori, i familiari che attendevano con trepidazione, udirono grida soffocate di aiuto.

Uno dei curandi, la donna, meno resistente al calore intenso del forno e avvertendo i primi sintomi di asfissia, gridava che le si aprisse e la si facesse uscire da quell’inferno. Il giovane nipote della vergara, Domenico, incaricato di sorvegliare lo scandire dei minuti sul quadrante dell’orologio, si affrettò insieme agli altri familiari , a porgere aiuto alla donna che fu estratta più morta che viva, ustionata e semisoffocata. Si comprese subito la tragicità dell’esperimento e mentre alcuni soccorrevano la Giustina, la quale poco dopo poteva rimettersi quasi completamente, altri provvedevano a soccorrere i due uomini rimasti nel forno . Giuseppe Staffolani fu estratto in condizioni assai più gravi. Il parroco del luogo, subito informato del gravissimo incidente  accorreva nella casa colonica in tempo per praticare al capofamiglia la respirazione artificiale e prodigargli le cure del caso mentre si mandava in Osimo per un dottore.
Nel momento di confusione ingenerato dall’imprevisto epilogo dell’esperimento, nessuno pensò  che nel forno era rimasto il vecchio Costantini e quando, dopo qualche minuto, si provvide ad estrarlo, i soccoritori si trovarono alla presenza di un cadavere.

Il medico, dott. Cenerelli, infatti , subito accorso, non poteva che constatarne la morte provocata da abbruciauture e da asfissia. Egli stesso porgeva denuncia  ai carabinieri. Accorrevano prontamente il maresciallo Rattozzi  e il brigadiere Carusi i quali procedettero subito ai primi accertamenti e all’interrogatorio dei componenti la famiglia Staffolani.
Sette dei famigliari furono fermati e tradotti alle nostre carceri in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Oggi è giunto il sostituto procuratore del Re, cav. Ciccarelli, il qual, coadiuvato dal pretore e dal tenente dei carabinieri, ha interrogato i fermati ed ha iniziato una minuziosa inchiesta.

La Giustina Staffolani è ormai completamente rimessa e il capofamiglia se l’è cavata con non gravi ustioni alle braccia.
Sul tragico fatto corrono in paese le voci più disparate.
Merita, ad ogni modo , di essere raccolta quella sulla misteriosa sparizione di trenta mila lire che il vecchio Costantini aveva portate con sé e che dovevano servirgli per versare anticipi alle famiglie  coloniche che avessero accettato di partire per il Molise. Specialmente su questo particolare vertono le indagini  dell’autorità giudiziaria, giacchè la sparizione è alquanto misteriosa.
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Campagna osimana

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