16 gennaio 1932 il fascismo in Osimo: tre osimani inviati al confino e dieci ammoniti.

L’Italia del 1932 era un Paese dominato dal fascismo, un Paese che si apprestava a  celebrare il decennale del regime dittatoriale  di Mussolini con il suo potere ben consolidato da una martellante propaganda politica e un controllo sociale rigido  che aveva contribuito a generare un  consenso di massa tra gran parte  della popolazione.
Un periodo storico caratterizzato dalla massima popolarità del fascismo, con una popolazione tutto sommato disposta ad accettare  e a convivere con il fascismo o forse,  per meglio dire, di  pieno controllo del regime.
E’ in questo periodo, tuttavia, che si diffonde fra gli intellettuali italiani ( anche da parte di quelli che in precedenza si erano espressi favorevolmente al fascio) e non solo, una moderata intolleranza verso il Duce e l’articolazione del suo potere violento e repressivo.
Un’opposizione e un dissenso subito bloccato dal regime, sempre attento che anche ogni piccola ostilità al fascio non si trasformasse in ribellione aperta.

Non importavano proclami in piazza o una forte attività antifascista, a volte era sufficiente il rifiuto del saluto romano, un “Muoia Mussolini!” sibilato a denti stretti, bastava questo e  c’era sempre, da qualche parte, un solerte cittadino che all’udire quelle parole, sia per cieca fede nel regime che per paura, si dirigeva al più vicino posto di polizia e faceva la sua denuncia. Un accanimento spietato e ossessivo fu quello teso a colpire chiunque, in un modo o nell’altro, festeggiasse il Primo Maggio. Attivisti, fascisti, militi e poliziotti in occasione di quella che un tempo era stata la festa dei lavoratori, si mobilitavano con un impegno del tutto speciale per spiare se il tale quel giorno indossava il vestito buono oppure banchettava con gli amici o magari esibiva qualche indumento di colore rosso. Tanto bastava per venire arrestati e spediti al confino.
Sorte che è toccata a diversi antifascisti come:   Sandro Pertini, proprio nel 1932, incarcerato per motivi politici, poi inviato al confine; Antonio Gramsci ristretto dal regime fascista nel carcere di Turi nel 1926, …. e a tanti altri giovani che hanno subito, nel più assoluto silenzio, la reclusione e l’allontanamento forzato.

Questo articolo del 16 gennaio 1932, tratto dalla pagina di Ancona de “Il giornale d’Italia” (voce strettamente controllata dal regime fascista), aiuta a capire cosa succedeva durante il fascismo anche nella nostra città a chi era semplicemente sospettato di non  allinearsi e il clima di costante apprensione  in cui veniva mantenuta la popolazione attraverso la repressione e, a volte, mediante l’uso strumentale del terrore.

Un ricordo che credo serva a tenere alta quella attenzione contro chi oggi, senza cognizione, tende a sminuire preoccupanti fenomeni di ritorno  del  fascismo.  Perchè contro il razzismo, la violenza e il fascismo c’è sempre bisogno di teste alzate e occhi vigili.

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Nel novembre del 1931 essendosi in precedenza riscontrati nel comune di Osimo fatti che rivelavano un’attività di elementi contrastanti coll’ordine pubblico, con le istituzioni e con la disciplina del regime, gli organi di polizia della provincia, a seguito di accurate indagini, identificavano tutti i responsabili che risultavano appartenenti ad un’associazione sovversiva segreta con insani propositi.

In base alle suesposte risultanze vennero operati diversi fermi e quasi tutti gli arrestati furono confessi.
Essi vennero pertanto denunciati alla Commissione provinciale per il confino e l’ammonizione per provvedimenti di polizia.
Nelle sedute del l’11 e 12 gennaio u.s. detta Commissione ha adottato i seguenti provvedimenti:
1. FABRIZI Renato Benedetto di Giuseppe di anni 22 da Osimo, caporione dell’associazione sovversiva, assegnato al confine per la durata di anni tre;
2. VERDOLINI Marino di Giuseppe di anni 21 da Osimo, uno dei più attivi organizzatori, assegnato al confino per la durata di anni due;
3. VIGIANI Umberto di Ercolano di anni 20 da Osimo altro attivo organizzatore e cassiere, assegnato al confino per la durata di anni due.

Sono stati inoltre ammoniti come affiliati:
1. FABRIZI Teobaldo di Nazzareno di anni 18;
2. PASQUALINI Mario di Alfredo di anni 10;
3. MOSCA Aldo di Italiano di anni 19;
4. CECCONI G.Battista di Giovanni di anni 20;
5. BRACHINI Attilio di Pietro di anni 18;
6. CAPORALINI Giovanni di Sisinio di anni 18;
7. FRAGOLI Pietro di ignoti di anni 22;
8. MONTICELLI Silvano di Domenico di anni 25;
9. SCONOCCHINI Adolfo di Giuseppe di anni 20;
10.  FABRIZI Giuseppe fu Antonio di anni 58, tutti da Osimo.

L’opera energica degli organi di polizia è valsa a stroncare l’attività di elementi quanto mai nociva per l’ordine e la sicurezza pubblica. I provvedimenti della Commissione provinciale indubbiamente serviranno di monito e di ravvedimento
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Renato Fabrizi,  Marino Verdolini e Umberto Vigiani ( componenti della così detta “cellula Riccio” ), sono stati  mandati in esilio, confinati nell’isola di Lipari detta anche “la Siberia di Mussolini nel Mediterraneo” e solo a seguito  ad un  provvedimento di grazia concesso dal Duce in occasione del decennale della Marcia su Roma, hanno fatto ritorno, nel dicembre del 1932, alle proprie case.

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Casellario penale di Fabrizi Renato Benedetto di Giuseppe ( dal sito Anpi Osimo )

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Il Fabrizi venne arrestato di nuovo nel 1936 e nuovamente inviato al confine a Bonefro ( Campobasso) dove tra stenti, tribulazioni, anche   a causa delle violenze subite,  morì il 28 aprile 1937. La sua salma è stata riportata in Osimo nel 1952.
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Scheda penale di Fabrizi Renato Benedetto di Giuseppe ( dal sito Anpi Osimo )

 

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