Ciao Pia ❤️

Ciao Pia,
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si è spento il tuo sorriso ma rimani nel mio cuore con Giuliana, Flavio, Loredana e tutti gli amici che non ci sono più.
Ricorderò quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme ai nostri amici.
La tua serenità e coraggio sono la mia pace.
Paola

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Lettera all’insegnante di mio figlio

Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti, scrisse – nell’ottobre del 1830 – una lettera all’insegnante del figlio, nel suo primo giorno di scuola.
Ve la ripropone perché, oltre che molto bella, è di estrema attualità e andrebbe scritta ancora oggi, dai genitori e sintetizza il mio pensiero e sicuramente quello di molti bravi insegnanti/maestri dei nostri ragazzi.
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Cara Maestra, mio figlio è al suo primo giorno di scuola. All’inizio sarà tutto nuovo per lui ed io vorrei che Lei lo trattasse con gentilezza. É una nuova avventura che potrebbe condurlo lontano, nel mondo. Una vita che forse sarà anche piena di difficoltà e sofferenze. Una vita che, per essere vissuta appieno, richiederà fede, amore e coraggio. Così, cara Maestra, lo prenda per mano e gli insegni le cose che dovrà sapere, istruendolo, se può, con gentilezza.
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico.
Gli insegni che non tutti gli uomini sono giusti e che non tutti gli uomini sono sinceri.
Gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico disonesto c’è un leader scrupoloso.
Gli insegni, se può, che 10 centesimi guadagnati valgono infinitamente più di un euro trovato.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare che imbrogliare.
Gli insegni come perdere con eleganza, ma anche come gioire della vittoria, quando vincerà.
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Gli insegni a stare lontano dall’invidia e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste ma anche che non c’è vergogna nelle lacrime. Che può esserci gloria nella sconfitta e disperazione nel successo.
Gli insegni a farsi beffe dei cinici e degli arroganti.
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri, ma gli lasci anche il tempo per contemplare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche quando tutti gli diranno che sono sbagliate.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, ma di saper andare controcorrente, anche se sarà il solo.
Gli insegni ad ascoltare tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente e la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in se stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
Cara maestra, so che la richiesta è importante, ma veda cosa può fare. É un così caro ragazzo ed è mio figlio.
(Lettera di  Abramo Lincoln “Lettera all’insegnante di suo figlio” – 1830 – )

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Ius soli, appello per la legge

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Al Presidente della Repubblica Prof. Sergio Mattarella
Al Presidente del Senato Pietro Grasso
Alla Presidente della Camera Laura Boldrini
Ai cittadini italiani

Nell’epoca che stiamo vivendo, l’esilio è diventato la condizione naturale di  milioni di esseri umani. Le guerre, le occupazioni, le intolleranze, gli abusi, le violenze stanno rendendo la nostra terra inabitabile a intere popolazioni costrette alla fuga. Oggi la patria è dove trovi pace e rifugio, è quella che rende possibile una convivenza civile. La patria è dove ti puoi fermare.
È in questa luce che l’idea di cittadinanza cambia aspetto e dal diritto di sangue si apre al diritto del suolo, è così che un paese ritrova se stesso riconoscendosi nel suo prossimo. Siamo tutti figli della confusione fra patria e esilio.
È una nuova idea di cittadinanza, che corrisponde al nostro tempo e alla storia comune, un’idea che ha fatto l’America e sta facendo l’Europa.
Il nuovo principio dice che un bambino che nasce e cresce in Italia, che parla italiano e studia italiano, è italiano. È il vivere insieme e parlare una stessa lingua che ci rende concittadini.
Se manteniamo un atteggiamento di paura e rifiuto, ci aspetta un mondo di ‘campi’, ufficialmente provvisori, in realtà perpetui, chiusi da muri che dividono  uomini e donne per sempre estranei, e i nostri paesi saranno abitati da sconosciuti senza diritti, mortificati e scontenti.
Ma se accettiamo di guardarli in faccia, vedremo persone che rimodellano con noi una vita comune.
Perché il mondo è cambiato – e anche noi abbiamo contribuito a cambiarlo – e non abbiamo altre opzioni che incontrarci o farci la guerra, affratellarci o terrorizzare ed essere terrorizzati.
Oggi si tratta di dare la cittadinanza a circa 800.000 bambini, per non ritrovarli ragazze e ragazzi senza alcun diritto.
E di imparare dai bambini a giocare e crescere insieme.
Per questo chiediamo agli Italiani di essere saggi, generosi e lungimiranti e di sostenere la legge che concede la cittadinanza per Ius soli, diritto del suolo.
Roma, 4 settembre 2017

Promosso da:
Gianfranco Bettin, Ginevra Bompiani, Furio Colombo, Goffredo Fofi, Carlo Ginzburg, Luigi Manconi

Le prime firme, a cui ne seguono a oggi oltre 1000:
Moni Ovadia, Franca Valeri, Natalia Aspesi, Lella Costa, Marco Risi, Fabrizio Gifuni, Sandro Lombardi, Alessandro Bergonzoni, David Riondino, Michele Serra, Paolo Flores d’Arcais, Gad Lerner, Sergio Staino, Don Virginio Colmegna, Casa della Carità di Milano, Rossana Rossanda, Luigi Ferrajoli, Luciana Castellina, Antonio Bassolino, Giulio Marcon, Corrado Stajano, Aldo Tortorella, Sarantis Thanopoulos, Vittorio Lingiardi, Paolo Rumiz, Lucia Goracci, Antonio Gnoli, Riccardo Chiaberge, Sandra Bonsanti, Franco Berardi (Bifo), Lidia Ravera, Erri De Luca, Nicola Lagioia, Walter Siti, Antonio Moresco, Emanuele Trevi, Michela Murgia, Sandro Veronesi, Elisabetta Rasy, Maria Pace Ottieri, Valerio Magrelli, Paola Capriolo, Francesca Marciano, Silvia Ronchey, Benedetta Craveri, Caterina Bonvicini, Mario Fortunato, Milena Agus, Paolo Di Paolo, Matteo Nucci, Francesco Cataluccio, Inge Feltrinelli, Emilia Lodigiani, Luca Formenton, Achille Mauri, Stefano Mauri, Radiana Giunti, Bruno Mari, Beatrice Masini, Agnese Manni, Sandro Ferri, Andrea Gessner, Rosi Braidotti, prof. Paolo Comanducci, magnifico Rettore dell’Univ. di Genova, prof. Carlo Ossola, prof. Francesco Surdich, prof. Maurizio Bettini, Ruggero Savinio, Gianni Dessì, Lorena Preta, Giulietto Chiesa, Nadia Urbinati, Lea Melandri

Vinceranno verità, correttezza, rispetto, sincerità, schiettezza e lealtà

I valori che mi hanno insegnato e a cui sempre mi ispiro  e mi attengo sono verità, correttezzarispettosincerità, schiettezza e  lealtà.
Che dire di  chi per farsi valere ha bisogno di calunnie dalle quali, come tali, non ci si può difendere; di  chi non sa mettere da parte passioni e orgoglio, di chi accecato non vuol vedere e di chi preferisce essere sordo pur di non  ascoltare e riflettere.
Non ho sete né aspirazioni di vendette,   pazientemente la storia e la vita – come sempre – faranno la loro parte e porteranno giustizia.
Sarà tardi e rimarranno amarezza e delusione.
Paola


Lo ha fatto il Papa arrivando in Colombia, e anch’io – umilmente e scusandomi con il poeta scrittore  di “Cent’anni di solitudine” –  cito alcuni passaggi del  discorso tenuto a Stoccolma, l’8 dicembre 1982, da Gabriel Garcia Marquez   durante la cerimonia di consegna del premio Nobel per la letteratura.

…davanti alle ingiustizie, alle oppressione, il saccheggio e l’abbandono, la nostra risposta è la vita. Né diluvi né pestilenze, né fame né cataclismi, e nemmeno la violenza, la denigrazione personale e le umiliazioni, così come le guerre infinite lungo secoli e secoli hanno potuto ridurre il tenace vantaggio della vita sulla morte. Un vantaggio che aumenta e accelera.
…. è dunque possibile una nuova e travolgente utopia della vita, dove nessuno possa decidere per gli altri, ….. dove davvero sia certo l’amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano infine e per sempre una seconda opportunità sulla terra.

(Gabriel Garcia Marquez  dal discorso in occasione del Premio Nobel, 1982).

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Calano gli arrivi, aumentano le sofferenze per chi fugge da guerre, fame e povertà.

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Calano gli arrivi dei profughi dalla Libia. Ad agosto gli sbarchi sulle nostre coste sono stati poco più di 2.800 contro gli oltre 10 mila dell’anno scorso. Meno 72 per cento. Lontano anni luce da quei due giorni di giugno, 27 e 28, nei quali di profughi ne giunsero 10 mila, su venticinque navi, che sbarcarono quasi contemporaneamente. Segno che l’accordo italo-libico, voluto dal ministro dell’Interno Minniti e sostenuto anche dall’Unione europea, sta funzionando.

Pochi raccontano, però, che il Piano Minniti per fermare le partenze ha prodotto i suoi primi effetti «intrappolando» centinaia di migliaia di migranti subsahariani, e non solo, nei confini del Paese nordafricano. Tra i primi a lanciare l’allarme, il quotidiano «Avvenire», che domenica scorsa ha titolato: «Ecco l’inferno libico: un milione di profughi in trappola». E nei réportage che sta pubblicando dai primi giorni di settembre, denuncia: «Il buco nero delle prigioni clandestine ha numeri da Terzo Reich».

Ma chi sono «i nuovi schiavi del 2017»? Chi gestisce la tratta dei migranti africani? Quale ruolo gioca la Guarda costiera libica, sulla quale è in corso un’indagine della Corte dell’Aja? Chi garantisce sul rispetto dei diritti umani? Chi racconta quegli abissi di sopraffazione e di dolore? Secondo fonti locali libiche dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per i migranti, sono circa 400 mila i profughi contati dalle autorità di Tripoli, «ma stime ufficiose fanno oscillare il numero tra gli 800 mila e il milione». Non solo. «I centri di detenzione sotto il controllo del governo e dei sindaci che hanno firmato l’accordo con l’Italia sono una trentina, con non più di 15 mila persone». Da qui l’allarme lanciato dal quotidiano dei vescovi italiani.

Le denunce erano partite dalle Organizzazioni non governative – Medici senza frontiere, Amnesty international in testa – già prima dell’estate: i centri di detenzione per migranti sono gestiti da milizie irregolari, in combutta con trafficanti che gestiscono le traversate. I porti della tratta hanno un nome – Sabratha, Motred, Zawiya – e raccontano storie di ordinaria sopraffazione. Gironi infernali in cui finisce, tra violenze e soprusi, non solo chi arriva a Tripoli per tentare il salto in Europa, ma anche immigrati che vivono regolarmente da anni in Libia. Da qui, i dubbi delle Ong sulla possibilità (e opportunità) di stipulare accordi con un Paese diviso in tante parti quante sono le milizie che lo governano e in forte difficoltà a garantire il controllo del territorio, per non parlare dei diritti umani.

Il ministro Minniti ha invece firmato il Piano con il premier libico Al Sarraj e 14 comuni, e ci ha messo anche la faccia. Domenica 3 settembre ha assicurato che le agenzie dell’Onu per migranti e rifugiati, rispettivamente Oim e Acnur, sono in condizioni di verificare ciò che accade nei centri di accoglienza libici. È una buona notizia. Ma chi controllerà gli altri campi non ufficiali gestiti da questo e quel signore della guerra o trafficante di essere umani?

A rispondere ancora «Avvenire» con un lungo réportage da Zuara, al confine con la Tunisia. «La prigione è un rettangolo non più grande di un campo dal calcio». Da una parte, ci sono gli stanzoni dei migranti. Dall’altra, il piazzale con enormi serbatoi pieni di nafta da vendere ai contrabbandieri. Gli stessi che poi raccontano di torture, stupri, sopraffazioni. «Le finestre degli stanzoni dei migranti sono coperte, ma le urla e i pianti dei bambini quelli nessuna barriera li può fermare». Come nessuna barriera potrà mai fermare le migliaia di uomini, donne e bambini in cerca di un futuro migliore.

L’Unione europea, dicono le organizzazioni non governative che ogni giorno salvano vite umane, dovrebbe occuparsi meno di tenere i migranti fuori dalle sue frontiere e concentrarsi di più sulla messa a disposizione di percorsi legali e sicuri per chi è intrappolato in Libia e fugge da guerre, fame e povertà.

Dmitri Shostakovich, 8 settembre 1941: sinfonia n° 7

Dmitri Shostakovich è uno dei miei compositori preferiti insieme a Beethoven e Brahms.  La sua musica tinteggiata di tristezza e tragicità si addice pienamente  a questi giorni difficili. Bellissima e nota l’opera ” Second Waltz “.
Voglio però ricordare questo grande della musica in occasione di questo giorno che va ad iniziare,  8 settembre,  per la Sinfonia n.7  del 1941, opera dedicata alla sua città, Leningrado ( oggi San Pietroburgo ), che, proprio l’8 settembre del 1941 veniva accerchiata e assediata dall’esercito nazista.
Leningrado resistette eroicamente per 882 giorni all’assedio nazista prima di capitolare ed essere poi  liberata dall’Armata Rossa nel 1944 .
Questa brutta e tragica pagina della storia ci racconta di   circa 1.500.000 di  vittime, in gran parte civili, periti sotto i bombardamenti, per fame e malattie.
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Shostakovich  con questa sinfonia ha voluto rappresentare, con la musica, la  denuncia dei crimini della guerra e celebrare, al contempo,  la resistenza umana di fronte alle barbarie.
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Buon Inizio a tutte le osimane e a tutti gli osimani !

E’ arrivato settembre che ha portato l’attesa pioggia e poi di nuovo un bel sole.
Settembre è un bellissimo mese, basta pensarlo non come la fine ( la fine dell’estate, la fine delle vacanze, ……) ma  il momento di un nuovo inizio.
Inizio dell’anno scolastico, alla gioia e all’eccitazione dell’attesa del nuovo, inizio di nuovi progetti,  di ciò che in realtà ci stava già aspettando.

Buon inizio a tutti !
Paola
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