Insieme ai lavoratori Ikea: più diritti meno precarietà.

Solidarietà e vicinanza ai lavoratori Ikea che a livello nazionale hanno lanciato la vertenza, denominata Cambia Ikea, con una raccolta di firme rivolta ai clienti del colosso svedese dei mobili. Il problema è principalmente l’utilizzo sproporzionato del tempo parziale di lavoro, che oscilla tra 24 e 30 ore settimanali e che riguarda il 70% della forza lavoro. Una forma di lavoro che coinvolge sopratutto tanti giovani, ragazze e ragazzi anche con più di 10 anni di anzianità per un salario che non permette loro la sicurezza della costruzione di un progetto di vita che anzi va ad alimentare la tanta precarietà già presente nel nostro Paese.
Paola
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Questo il testo della petizione  raccolta firma, inviata al Ministero del lavoro.

Il design innovativo, i prezzi abbordabili, il sistema di vendita, l’immagine aziendale, ma la vera base del successo di Ikea sono i suoi dipendenti, siamo noi.
Siamo noi che vi consigliamo, anche se qualche volta vorremmo farlo meglio ma da questa mattina ci hanno cambiato reparto, senza che servisse davvero.
Siamo noi che sistemiamo gli scaffali e gestiamo le casse con turni di lavoro pesanti e sempre diversi (e la nostra vita fuori di qui, perché anche noi ce l’abbiamo, un po’ ne risente).
Siamo noi ad accogliervi con un sorriso, anche se le ore del contratto sono poche, non ce le vogliono aumentare e siamo senza un contratto nazionale dal 2015 (e qualche soldo in più fa davvero comodo a tutti).
Siamo noi che lavoriamo, come altri troppi colleghi della grande distribuzione, anche quando tutti fanno festa ed anche i nostri bimbi vorrebbero giocare nel lettone, ovviamente Ikea.
Siamo noi che qualche idea ce l’abbiamo pure su come si potrebbe lavorare meglio e servirvi meglio e vendere di più, tranne che la dirigenza italiana del grande e affermato gruppo svedese sa già tutto e va avanti per la sua strada.
Siamo noi che con il nostro sindacato siamo stanchi di incontri vuoti e inconcludenti, altro che “partecipazione e protagonismo, armonia e benessere” come sta scritto nei cataloghi.
Siamo noi che non solo vogliamo essere orgogliosi di “essere Ikea“, ma che pretendiamo qualcosa: rispetto, considerazione, diritti, coinvolgimento nelle scelte e nella progettazione di un futuro migliore. Per noi, per voi, anche per Ikea.
Se ci capite, se “effettivamente non hanno tutti i torti”, se il nostro approccio e le richieste vi convincono: ditecelo, sosteneteci, fate girare la voce.
Metteteci un po’ la faccia anche voi e cominciate mettendoci una firma, qui sotto. Grazie.
Noi lo faremo sapere in giro, il consenso che raccogliamo, se permettete. Anche al grande capo che sta fra le renne, anche a quelli che comandano sotto la madonnina, anche al ministro, al presidente, forse anche al Papa.
Già che ci siamo: Auguri di benessere e serenità, ma davvero per tutti.

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C’è un responsabile ?

Nel nostro Paese nessuno sembra essere  mai responsabile.
E’ questa una delle caratteristiche pecuniarie del nostro Paese.  Accade in Banca, accade nella gestione dei servizi, accade sovente dove c’è qualcosa che non funziona: la responsabilità non è mai di chi abbiamo davanti, che si sente solo esecutore di direttive espresse dall’alto.
Accade tanto più ai nostri senatori e deputati nessuno si sente  mai la  responsabilità di errori e manchevolezze.
In questi giorni abbiamo visto che anche il mondo dello sport ( quello che ci raccontavano essere una “palestra di vita”)   non è esente da questa italica tendenza: il commissario tecnico della nazionale che non ha ammesso i propri errori di fronte all’ evidente sfacelo calcistico (che  ha escluso la nostra nazionale dall’élite del calcio che conta), indotto alle dimissioni solo grazie alle pressioni giornalistiche; il responsabile nazionale del calcio nazionale – personaggio imbarazzante, capace di squallide dichiarazioni razziste  – sorpreso che qualcuno lo abbia chiamato in causa richiedendone l’allontanamento dai vertici federali.

Siamo veramente un popolo senza dignità, e senza una minima morale ?

Paola