#OSIMANI con l’hashtag: Fausto il falegname di Santa Palazia

 #OSIMANI ,  il nostro territorio e la sua gente attraverso una galleria di volti e di storie raccontate in pochi caratteri. Storie semplici ma veramente straordinarie.

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Tra i personaggi illustri di una città non ci sono solamente esponenti di spicco del mondo del lavoro, delle arti e delle scienze. A volte le storie delle persone comuni e della cultura popolare riescono ad emozionare e a diventare anch’esse importanti per una comunità. Tra questi  personaggi di Osimo da menzionare, c’è il falegname di via Matteotti, Fausto Fattorini.
Fausto  falegname, ebanista e restauratore è nato ad Osimo il 28 febbraio 1934, oggi in pensione è stato uno degli ultimi artigiani falegnami del centro storico osimano.

La sua è una famiglia di falegnami, forse  prima ancora che esistessero le falegnamerie,  perchè, come Fausto mi racconta, una volta il falegname non aveva la bottega ma solo i ferri da lavoro.  Falegname era suo nonno Guido  e  poi falegname è stato suo padre Nazzareno apprezzato artigiano anche fuori da Osimo. Ricorda Fausto che la fama e la maestria  del padre era arrivata fino a Jesi dove Nazzareno è stato  chiamato, assieme ai più esperti falegnami della provincia,  per realizzare  i primi aeroplani con  le carlinghe e le fusoliere in legno.
E’ il  padre Nazzareno ad aprire il piccolo laboratorio  in via Matteotti di fronte alla chiesa di Santa Lucia, dove Fausto ha sempre lavorato e vissuto perchè in qualche modo la bottega è stata sempre un  tutt’uno con la sua abitazione.
Vicino al padre, seguendolo pazientemente nei lavori, Fausto ha imparato la passione per questo  mestiere. Un’occupazione umile senza tanti “lustrini” ma sempre esercitata  con tanto impegno e  tanto sentimento. In quei  pochi  metri quadrati del civico 4 di via Matteotti, Fausto conserva i ricordi più intimi, le storie che aleggiano tra le assi,  i chiodi e i tanti attrezzi. Il mondo, per Fausto è passato in questo piccolo laboratorio,  ancora  intriso del profumo della colla scaldata dal padre e dove Fausto fin da piccolino ha imparato ad usare la carta vetrata, a raddrizzare i chiodi, a raccogliere la segatura e i trucioli e poi a piallare, a segare e ad intarsiare i mobili.
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Una bottega che ha permesso a Fausto di vivere fieramente del proprio lavoro. Oltre alla fabbricazione  di piccoli mobili, armadi, consolle, cassapanche e comò, negli anni ’50 il lavoro principale consisteva nella riparazione e rifacimento degli infissi: finestre, persiane e porte di abitazioni; ma anche la realizzazione di piccoli utensili domestici: tavole per lavatoi, forchettoni e spatole. Mentre i restauri di mobili antichi e il lavoro d’intarsio sono cominciati verso gli anni ’70, un lavoro molto impegnativo, non facile, nè semplice dove oltre alla bravura e all’esperienza occorre anche tanta passione. Tanti i lavori ben rifiniti, ripagati principalmente dall’apprezzamento dei clienti.
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Fausto ha scolpito il legno fino alla pensione  con instancabile grinta e grande professionalità.
La bottega di Fausto in via Matteotti è rimasta la falegnameria di un tempo, che non ha niente a vedere con quelle moderne di oggi, dove il falegname è aiutato nel lavoro da seghe elettriche, pialle elettriche, cacciaviti elettrici e via di seguito.
Anche se in pensione, Fausto non riesce a staccarsi dai suoi attrezzi e ancora oggi, per hobby, tutti i giorni  passa gran parte del suo tempo nella sua bottega ingombra e disordinata. Almeno così appare agli occhi incompetenti, come i miei. Pianali e pezzi di legno sono sparsi un po’ dovunque, mobili completati accanto a lavori mai terminati, alle pareti sono appoggiate travi, travicelli e tanti attrezzi attaccati ai chiodi: seghe, punteruoli, trapani a mano, morsette, ma poi alla presenza di Fausto tutto ridiventa utile e pragmatico.

Oggi, la bottega di via Matteotti è un   “buen retiro”, pieno di vissuto, il rifugio dove Fausto incontra amici e vecchi clienti che non  dimenticano il bravo artigiano che con maestria e sapienza ha messo l’anima nei loro mobili, porte, librerie realizzate su misura.
Una soddisfazione per Fausto che più di una volta mi ha ripetuto che nella sua vita da falegname ha lavorato più per se stesso che per i clienti, nel senso che il primo ad essere appagato del lavoro doveva essere lui. Un vecchio modo di concepire la vita e la professione, la necessità di fare bene le cose perchè è così che si doveva fare, l’importanza del lavoro “ben fatto”, della dedizione e  dell’impegno. Concetti e valori  che anche oggi dovremmo riscoprire  per il bene ed il futuro del nostro Paese anche in presenza di un mercato condizionato dal prodotto industriale, che risponde alla logica del minor tempo impiegato e del minor costo, anche quando va a discapito della qualità.

A questo grande amore per il  lavoro, alla propria bottega Fausto,  ha dedicato tutta la sua vita, rinunciando a progetti personali e familiari, vivendo il proprio mestiere come pienezza e testimonianza di una profonda fede cristiana. La preghiera e la lettura della Bibbia, infatti,  sono state sempre, e ancora di più lo sono oggi  ad 83anni,  per Fausto,  compagne, guida e cardini di riferimento.
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Una persona mite, saggia, paziente, profonda nei suoi valori  che con la meritata pensione, dopo anni a trasformare il legno, come lui dice “dono di Dio” in bei manufatti, dopo aver lavorato per una vita dall’alba fino a tarda sera segando e piallando legno,   ha scoperto dentro di se stesso, nella “stagione della vecchiaia”  nuovi linguaggi espressivi: la poesia e la pittura.
La poesia di un falegname, che nella vita non ha avuto tempo da dedicare  alla scuola, ma che ha  sopperito a tale lacuna grazie alla  ricchezza  di una profonda saggezza, l’intelligenza e la spontaneità. Poesie, pensate di giorno scaturite da incontri, passeggiate e da riflessioni derivate dalla lettura della Bibbia.
Anche per la pittura Fausto è un autodidatta, una passione scoperta a tarda età a seguito di un corso frequentato presso la nostra Università della Terza età e che oggi si è trasformata in una inseparabile compagna di viaggio.
***“il mare” di  Fausto Fattorini, 2002
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Da ultimo Fausto nel ritratto che fa di lui il suo grande storico amico, il Giudice dott. Raniero Gaggiotti: ” Conosco Fausto da circa quarant’anni e di lui mi piace ricordare in particolare il talento e la fede: quanto al talento, ha sempre avuto un gusto squisito e sicuro che, unito alla grande professionalità lo porta a consigliare sempre oggetti di qualità che con il tempo acquistano in preziosità , e quindi, in valore; quanto alla fede è generata  e arricchita dalla lettura attenta e frequente dei testi sacri della nostra religione cattolica. Da circa vent’anni Fausto si diletta anche di scrivere delicate poesie e di eseguire pastelli ed acrilici che ne testimoniano la versatilità e la sensibilità.
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Grazie Fausto per questa bella testimonianza di vita.
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La Presidente del Consiglio Comunale
*****prof.ssa Paola Andreoni

Angoscia 
In una mattina di foschia e
cielo grigio come solitudine,
abbattuto dalla sofferenza
come raccolto perduto.
Pensiero profondo come
abisso inaccessibile e
pensiero come turbine indomabile
improvviso come tuono
che desta il profondo dell’animo
dal mistero,
ergendo il capo uno squarcio
radiante come accesso a nuova dimensione
che alletta come madre che allatta il suo bimbo.
In quell’attimo come una
sorgente impetuosa che purifica l’essere,
il dolore è come forgiatura
che dona lucentezza.
****** di Fausto Fattorini, 2005

 

Il sole Amoroso
Attendo con gioia l’aurora,
come sposa per adonarla di luce.
E così mi diletto:
o terra sospesa nell’infinito,
con i tuoi ricami dorati,
brillanti come diamanti,
per questo ti coloro
come quadro prezioso
perchè mi alletti in amore indelebile.
Incomincio a dipingere in svariati colori
che fanno sospirare poeti e pittori.
i primi lampeggi dell’orizzonte,
un rosso come rosa profumata,
che varia in argento brillante,
come manto per il mare,
per addolcire la brezza mattutina.
le nubi a cascatelle di colori
graduali come scale ascendenti,
gira, terra mia diletta, come indossatrice,
perchè ti voglio contemplare,
per l’ultimo ritocco di luci sfumate e brillanti
che scivolano lentamente perchè tu ti allontani.
E aspetto con amore ineffabile
per darti nuovi ornamenti.

***** di Fausto Fattorini, 2004

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