A U G U R I Osimo: Buon Inizio 2018 a tutte le Osimane, agli Osimani ed ai cari lettori di questo Blog

Care Osimane, cari Osimani e cari lettori di questo Blog,

un altro anno è quasi giunto al termine,  ripercorro  i momenti belli e quelli più difficili che lo hanno caratterizzato e ce ne sono stati tanti, purtroppo. Con un briciolo di malinconia e tanta speranza, attendiamo il 2018, che scriverà una nuova pagina del libro della nostra vita.
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Con questo “quadretto” di Elmo Cappannari (giorno di festa del 1983),  A U G U R O  Buon inizio 2018,  a tutti Voi  beneaugurandoVi ogni positività e la forza di affrontare le stagioni che verranno.
Siate felici, godetevi ogni istante così come viene. Ricordatevi che il destino, gli eventi, dipendono da piccole, a volte piccolissime, scelte a cui diamo poca importanza. Fate della noia un motivo per conoscervi meglio. Siate curiosi, affamati di conoscenza, di storie diverse dalla vostra. Amate, sorridete, siate prossimo agli altri… insomma vivete quest’unica vita che abbiamo: ogni giorno, ogni nuovo anno, ogni momento della vostra/nostra vita.

Paola 2018❤️

Concerto di Capodanno ad Osimo

Lunedì 1 gennaio 2018, alle ore 11.15, presso il Teatro
“La Nuova Fenice” di Osimo

CONCERTO DI CAPODANNO
con l’orchestra fiati di Ancona
e la partecipazione straordinaria di

Daniele di Bonaventura
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Daniele Di Bonaventura, nato a Fermo nelle Marche,  è pianista, compositore, arrangiatore e bandoneonista. Le sue collaborazioni spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, dal jazz al tango, dalla musica etnica alla world music, con incursioni nel mondo del teatro, del cinema e della danza. Ha tenuto concerti per importanti istituzioni musicali e per i principali festival italiani e nel resto del mondo: Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Ravenna Jazz, Biennale Arte a Venezia, Royal Festival Hall a Londra, Berlin Jazz Festival e altri. Nel 2003 per l’Orchestra Filarmonica Marchigiana ha composto, eseguito e registrato la Suite per bandoneón e orchestra, su commissione della stessa Orchestra. Ha inciso più di 30 dischi, suonato, registrato e collaborato con numerosissimi artisti di livello internazionale, basti qui ricordare David Liebman, Toots Thielemans, Omar Sosa, Frank Marocco, Peppe Servillo, Sergio Cammariere, Enrico Rava e Paolo Fresu. Con quest’ultimo ha pubblicato il CD Vinodentro per la Tǔk Music e In Maggiore in duo per la celebre etichetta ECM.

Biglietto Unico 12 €
Ridotto 8 € (bambini sotto ai 12 anni)
Vendita e prevendita dei biglietti presso la biglietteria del Teatro la Nuova Fenice:
• Venerdì 29 Dicembre dalle 17.00 alle 20.00
• Sabato 30 Dicembre dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 20.00
• Lunedì 1 Gennaio dalle 10.00 fino a inizio spettacolo

Sarà offerta la colazione
per info: Teatro La Nuova Fenice 071.7231797
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Una bella occasione per  condividere l’ascolto di bella ed emozionante musica e AUGURARE  Buon Anno ad Osimo ed agli Osimani  ❤️
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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
************Paola Andreoni
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16 anni e tanto coraggio da vendere: vicinanza e abbraccio a AHED Tamini

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Ahed Tamimi ha sedici anni, è  palestinese ed è stata arrestata pochi giorni fa per aver preso a calci due soldati israeliani, dopo che – il giorno prima – il cugino minore di lei era stato colpito alla testa con un proiettile di gomma e l’esercito aveva lanciato lacrimogeni dentro la casa di famiglia.
Ahed Tamini è, ad oggi, ancora detenuta in un carcere israeliano. Motivazione della detenzione ? Ahed Tamimi rappresenterebbe un pericolo per i soldati. In effetti, usa il suo corpo per contrapporsi a loro per aiutare e proteggere i suoi fratellini.
Questa ragazza giovane e coraggiosa, simbolo della resistenza del suo popolo, sia un esempio per tutti noi e per tante nostre ragazze e ragazzi.

Ahed Tamini, considerata da un tribunale israeliano una minaccia a soli 16 anni, per aver difeso e protetto con il suo corpo i suoi fratelli minori, rinchiusa in un carcere e spogliata dell’entusiasmo di un’adolescente e della speranza di giustizia contro un’oppressione intollerante,  ha bisogno della vicinanza e dell’attenzione di tutti noi. Questa storia è la dimostrazione di quanto sia sbagliata questa occupazione che genera solo dolore e assomma altra ingiustizia. Non lasciamola sola: #conAhedTamini.

https://secure.avaaz.org/campaign/en/free_ahed/

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Paola Andreoni

Il 27 dicembre 1947 ( 70 anni fa), veniva promulgata la COSTITUZIONE della Repubblica Italiana

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La Costituzione della Repubblica Italiana compie oggi 70 anni. Era il 27 dicembre 1947 il giorno in cui fu promulgata da Enrico De Nicola, sino ad allora, e dal 1 luglio 1946, Capo provvisorio dello Stato – eletto dalla Costituente – e Presidente della Repubblica dal 1 gennaio 1948, giorno dell’entrata in vigore della Carta. A controfirmare furono il presidente dell’Assemblea Costituente stessa, Umberto Terracini (PCI), quello del Consiglio, Alcide De Gasperi (DC), e il Guardasigilli, Giuseppe Grassi (PLI).

“La Costituzione nasce dal lavoro paziente di donne e uomini liberi che avevano combattuto il fascismo e che, divisi su molto, in comune avevano a cuore il bene per il nostro paese, la democrazia e la giustizia sociale.”
Paola

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La Costituzione italiana
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In Niger non hanno bisogno delle nostre mitraglie, ma di: pompe d’acqua, dei nostri medici, infermieri e insegnanti.

Da Francesco Gesualdi (già allievo di don Milani, è fondatore e coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano)  ricevo e pubblico

” Alla vigilia di Natale, Paolo Gentiloni ha annunciato di voler trasferire in Niger parte del contingente italiano presente in Iraq. Ed ha dato tre motivazioni per questa scelta: consolidare il paese, sconfiggere il traffico di esseri umani, combattere il terrorismo. Tre situazioni che hanno bisogno di essere analizzate in dettaglio per capire se si tratta di vere motivazioni o di retorica.

Stabilità: tutti riconoscono che in Niger, come negli altri paesi del Sahel, c’è un’assenza crescente di stato. O meglio lo stato c’è, ma non al servizio della popolazione, bensì di un’élite. Dal 1960, anno di indipendenza, il Niger ha conosciuto almeno sette regimi civili e quattro colpi di stato militari. Il potere è conteso fra esercito, politici di carriera, grandi commercianti, capi religiosi. Lo stesso Mahadou Issoufou, attuale capo di governo, è oggetto di molte critiche e se la missione italiana si prefiggesse di dare stabilità all’attuale classe politica si renderebbe complice di quella che Jean-François Bayart studioso dell’Africa sub-sahariana, chiama privatizzazione dello stato.

In un articolo del 16 agosto 2017, le Monde denuncia che in Mali, Niger e Mauritania, “il sistema politico è detenuto da un’élite predatrice che ha dato il colpo finale a ciò che rimaneva dello stato” E i risultati si vedono: Secondo il rapporto della Banca Mondiale “Le visage humain d’une crise regionale” metà della popolazione del Niger vive al di sotto della soglia della povertà. Il 44% dei bambini sotto i cinque anni soffre di un ritardo di crescita, mentre il livello medio di scolarizzazione è di un anno e mezzo. Le cliniche private per l’élite, si moltiplicano nella capitale, ma gli ospedali pubblici per la gente comune, sono piuttosto luoghi di morte che di cura.

E ciò nonostante il Niger dispone di una decina di campi profughi in cui ospita 166.000 rifugiati. Non persone che vogliono mettersi in viaggio per raggiungere l’Europa, ma persone che aspettano che torni la pace nei propri villaggi per tornarsene a casa in Mali o in Nigeria. Ad essi si aggiungono le decine di migliaia di migranti che mettono piede sul suolo nigerino non per restarvi, ma per transitare. Il loro punto di ritrovo è Agadez, porta del deserto, dove il linguaggio utilizzato è diverso dal nostro. Consci dei rischi che si apprestano ad affrontare, i migranti si autodefiniscono “avventurieri”, mentre i proprietari di camion che li porteranno alla frontiera libica sono chiamati passeurs, trasportatori, non trafficanti d’uomini.
 Per il costo del viaggio, per il costo dei viveri e dell’acqua, per le bustarelle da dare ai poliziotti affinché li lascino passare nonostante la mancanza di documenti appropriati. Molti arrivano all’ultima oasi nigerina che non hanno più soldi e allora si fermano per mesi sperando di trovare un lavoro che permetta di raggranellare i soldi necessari a pagare il passaggio che li porti in Libia. Poliziotti, proprietari di camion, gestori di negozi, tutti cercano di strizzare i migranti di passaggio, ma non vanno nei villaggi della Nigeria, del Mali o del Senegal a prelevare giovani da deportare con la forza in Libia. Ed allora cosa significa combattere i trafficanti d’uomini? Arrestare un’intera regione e sequestrare un’intera economia? Non ci sarebbe piuttosto da combattere le cause della disoccupazione che spingono centinaia di migliaia di giovani ad affrontare financo la morte pur di cercare un futuro migliore in un continente ostile come l’Europa?
Combattere il terrorismo è la terza motivazione portata da Gentiloni. Il terrorismo esiste, ma troppo spesso è usato come alibi per avventure militari di ben altro genere. Considerato che in Niger ci sono già contingenti francesi, statunitensi e tedeschi, con l’arrivo degli italiani, gli eserciti stranieri presenti nel paese saranno quattro. I francesi ci sono addirittura dal 1961. Non era ancora trascorso un anno dall’indipendenza, che il nuovo governo del Niger aveva già firmato un accordo che garantiva alla Francia “la libera disposizione delle installazioni militari necessarie ai bisogni della difesa”. Ufficialmente il colonialismo era finito, ma in zona rimanevano da proteggere gli interessi delle compagnie francesi che qualche anno più tardi si sarebbero arricchite dello sfruttamento di uranio.

E’ arrivato il tempo di riconoscere che terrorismo è espressione di malcontento e disperazione. E come ci ha ammonito Hiroute Guebre Sellassie, incaricata delle Nazioni Unite per il Sahel, “se non si fa nulla per migliorare l’istruzione, per creare occupazione e opportunità per i giovani, il Sahel sarà non solo un incubatore di migrazione di massa, ma anche di reclutamento terroristico”. Allora non sono i soldati che dobbiamo mandare in Niger, ma medici, infermieri e insegnanti. Non mitraglie, ma pompe d’acqua, perché mai come oggi le parole di Pertini risultano vere: “Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgenti di vita per milioni di vite umane che lottano contro la fame”.

Per i figli dei migranti, italiani come i nostri, non c’è posto in questo Paese: non passa il provvedimento dello “Ius soli”

Solo il conferimento della cittadinanza onoraria ai bambini nati in Osimo figli di genitori stranieri

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Una pagina nera che non fa onore al Senato, quella che si è consumata, il 23 dicembre, a pochi giorni dal Natale. Il connubio delle destre, più o meno formalmente dichiarate, ha fatto mancare il numero legale, contro il giusto riconoscimento di un diritto elementare: il punto in cui si doveva discutere dei “ nuovi diritti di cittadinanza”.
Poco dopo le ore 13.00, dietro richiesta, il Presidente del Senato Pietro Grasso ha ufficialmente preso atto dell’assenza del numero dei senatori necessari per aprire il dibattito e passare al voto. Infatti erano presenti solamente 116 senatori, mentre il quorum relativo al numero legale prevedeva la presenza di 149 componenti. Il Presidente ha rinviato la discussione dei disegni di legge in oggetto al 9 gennaio. E’ facile prevedere che a quella data la Legislatura sarà ufficialmente finita.

Per giusta memoria storica è bene evidenziare che in questa XVII Legislatura il Senato risulta composto da 320 senatori, più 5 senatori a vita. Dopo i tanti passaggi di casacca, i Gruppi risultano così composti: PD 98, FI 43, M5S 35, AP-NCD 24, Lega Nord 11, MPD 16, Autonomie-Psi 18, GAL 14, ALA 12, Federazione della Libertà 10, Noi con l’Italia 11, Misto 27.

All’atto della verifica, i senatori presenti delle varie forze politiche, sono risultati così distribuiti: PD 69, FI 6, M5S 0, AP-NCD 1, Lega Nord 3, MDP 13 , Autonomie-Psi 7, GAL 0, ALA 0, Federazione delle Libertà 3, Noi con l’Italia 0, Misto 14.

Ciò che lascia ancor più sgomenti è sapere che appena un’ora prima, erano presenti ben 238 senatori. Infatti si metteva la fiducia, con votazione nominale, al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale 2018.2010 ( la così detta finanziaria 2018). Con una maggioranza nominale di 119, i votanti favorevoli sono stati 140, contrari 97. Si legge dal sito del Senato della Repubblica, Resoconto stenografico della seduta n° 922 del 23/12/2017: “Applausi dai Gruppi PD, Misto, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE”.

Quindi, ben 122 senatori, ( dopo la votazione della legge di stabilità 2018), si sono volutamente allontanati appositamente  in modo vile per sottrarsi, e dare il proprio giudizio sul tema dello “Ius Soli”. Di questi senatori, molte decine appartengono ai Gruppi della Maggioranza. Il “contributo in negativo” più rilevante è stato dato dal PD, con 29 senatori che se la sono defilata, così come anche 12 senatori di Autonomie-Psi, e 13 del gruppo Misto ed anche  3 di MPD. Lo stesso hanno fatto 35 senatori del Movimento5Stelle che sono “fuggiti” così come lo hanno fatto ben 36 di Forza Italia,  impedendo la discussione e la votazione del provvedimento.

Una squallida prova della politica; parlamentari super pagati che si sono sottratti alla discussione dell’ultimo punto in programma in Senato, anticipando le vacanze, magari per raggiungere i loro cari e mandare via email ipocriti amorevoli auguri natalizi.  Un bel scherzo di “Natale” agli 800.000 giovani che aspettavano con fiducia e speranza il diritto di cittadinanza.
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Giovani a cui va tutta la mia solidarietà, giovani che frequentano le nostre scuole e che proprio sotto le festività di Natale hanno visto svanire la possibilità di diventare italiani, come già, loro, si sentono. La nostra “squallida politica” ha sentenziato che per loro non c’è posto nel nostro Paese. Proprio come in quel primo Natale, quando per quei due poveri migranti, ‘non c’era posto nella locanda’. Così oggi i figli dei migranti, la ‘carne di Cristo’ come ama chiamarli Papa Francesco, restano fuori, fuori da questo nostro “povero Paese” rappresentato da una classe politica, concentrata sugli interessi di palazzo, non all’altezza della sfida che pone la nostra società.
Pa0la

Tanti auguri

Tanti auguri di un sereno Natale e buon anno nuovo!

Paola

Ius soli, parlano anche gli scout

Ricevo da Mirco, amico scout di Torino, condivido e con piacere pubblico

Ius soli, parlano gli scout

Lettere al Giornale del responsabile regionale Agesci Piemonte

Gentile Direttore,
sono contento che abbia ricevuto attenzione nel suo giornale l’appello lanciato dalla Comunità Capi del Gruppo Agesci Torino 55 per il riconoscimento della cittadinanza italiana a bambini e ragazzi stranieri, quindi per l’approvazione del cosiddetto «Ius Soli».
La spontanea iniziativa degli educatori scout di Mirafiori Sud a Torino è insieme credibile, concreta e coraggiosa. Credibile e concreta in quanto non è mossa da interessi particolari (tantomeno da logiche elettorali, rispetto a questo o quel partito), ma deriva dall’opera educativa che i capi scout del Gruppo svolgono da anni nel proprio territorio. Davide, Roberto, Giorgia, e tanti altri, tutte le settimane esprimono una cura tangibile per la crescita dei bambini e dei ragazzi indifferentemente dalle loro origini, insegnando a tutti ad essere buoni cittadini, a lavorare in gruppo, a migliorare se stessi ed il mondo. Non sono bei discorsi, ma azioni che richiedono fatica e sacrifici.
Il loro appello è anche coraggioso, perché la Comunità Capi si esprime su un tema caldo e divisivo, pronta a ricevere apprezzamenti insieme a feroci critiche, magari dettate da ignoranza e paura verso gli immigrati e verso nuove forme di cittadinanza. L’Agesci è unita per il bene di tutti i minori che vivono nel nostro Paese, inclusi i figli di famiglie straniere, che in diversi Gruppi trovano accoglienza, spesso anche se di confessione o religione non cattolica, con attenzioni progettate dalla comunità educante.

Proprio l’accoglienza, in diverse declinazioni (per esempio guardando anche alla disabilità), è una delle tre Strategie nazionali d’Intervento che l’Associazione si è data in questo periodo storico. L’iniziativa del Torino 55 è quindi coerente con essa e con il Patto Associativo dei Capi fondato su tre scelte, scout, cristiana e politica, interdipendenti tra loro. Siamo chiamati come educatori in Agesci «a promuovere la cultura, le politiche ed i comportamenti volti a tutelare i diritti dell’infanzia» e abbiamo «la responsabilità di dare voce a chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni concrete».

Il servizio diffuso dei Gruppi è espressione primaria del nostro impegno: iniziative particolari, interventi pubblici, adesioni a campagne (come «L’Italia sono anch’io») possono arricchirlo e richiamare altri a ciò che ci sta a cuore, al bene dei più piccoli.

 

Bravi i verdi, forza e incoraggiamento al cambiamento ai rossi.

Ho ricevuto e con piacere condivido questo “quadretto” intitolato: “verdi e rossi“.
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Nella vita di tutti i giorni, sarà successo anche a Voi, non è detto che uno debba essere del tutto verde o del tutto rosso.

Nel primo caso così fosse buon per lei/lui, che è quasi felicità.
Nel secondo, lei/lui se la vivono proprio male la vita…..e non glielo auguro proprio.

Un monarca “piccolo, piccolo” che non è meritevole di alcun onore pubblico.

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Fa discutere in questi giorni la notizia del ritorno sul suolo italiano, nel santuario di Vicoforte,  delle ultime salme dei Savoia ancora sepolte all’estero: Vittorio Emanuele III, penultimo re d’Italia e la consorte Elena.
Al di là del giudizio storico, che nel caso di Vittorio Emanuele III, è un giudizio severo, perchè il sovrano si è macchiato di gravi colpe storiche:  per aver trascinato l’Italia nella 1^ guerra mondiale con il martirio di tanti giovani, impreparati nell’affrontare una guerra; quella di aver aperto le porte istituzionali al fascismo; di essere rimasto  “cieco e sordo” alle evidenti responsabilità di Mussolini per il delitto di Giacomo Matteotti;  nulla aver fatto contro l’infamia delle leggi razziali ( leggi da lui firmate che introdussero le vergognose discriminazioni razziali nei confronti degli Ebrei italiani); aver condiviso l’intesa con la Germania nazista, l’avventura coloniale e la guerra;   l’ignominiosa fuga da Roma, l’8 settembre 1943, abbandonando gli italiani alle violenze delle truppe tedesche, invece di soffrire con il suo popolo.
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Dicevo, al di là del negativo giudizio storico  che  avrebbe richiesto scelte diverse da quelle consumatesi in questi giorni,  quello che più, in questa vicenda,  mi ha disturbato sono stati l’utilizzo di alcuni simboli e gesti di solennità del tutto fuori luogo: il tricolore posato sulla bara; le note del “silenzio fuori ordinanza”, suonate dalla tromba di un caporalmaggiore degli alpini; il ritorno in patria delle spoglie del re, discusso e controverso, a bordo di un “volo di Stato”; la segretezza istituzionale con cui è stata condotta l’intera operazione.
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Un re “piccolo, piccolo” ( e non mi riferisco alla statura fisica) – come lo è stato Vittorio Emanuele III – complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa  né la violenza, non merita, a mio umile giudizio, tanto rispetto ne sentimento di  ” pietas “.  Quella pietà umana e cattolica  che lo stesso monarca non ha mai  avuto rispetto ai tanti ebrei e dissidenti italiani deportati, che mai hanno potuto far  ritorno in Patria dai campi di concentramento tedeschi.
Non è meritevole di  alcun onore pubblico chi porta il peso di decisioni che hanno gettato discredito e vergogna al nostro Paese e lasciato solo un popolo in balia dei tedeschi.
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Paola
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Ciao Patrizia

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Ciao Patrizia,
oggi è venuta a mancare una donna di profondi valori protagonista della vita politica locale che ha interpretato il suo ruolo di ex presidente della Provincia di Ancona e di presidente dell’Upi Marche,  all’insegna dell’impegno civile e del massimo rispetto delle Istituzioni.
Il mio pensiero va a quella sua disponibilità e capacità di dialogare con tutti restando sempre e comunque una persona di profonda umanità. É stata una donna che ha vissuto la sua esperienza istituzionale con passione e determinazione.
Certa di interpretare i sentimenti dell’intera cittadinanza e dell’intero Civico consesso osimano,  rivolgo le mie più sentite condoglianze alla famiglia.

La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
************Paola Andreoni

Dalla parte dei Vigili del Fuoco

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Protesta dei Vigili del Fuoco, con quattro ore di sciopero nazionale, dalle 9 alle 13, in tutta Italia, Di seguito il comunicato di Conapo.

L’iniziativa è del Conapo, il sindacato autonomo che da tempo ha sollevato il caso delle retribuzioni e delle pensioni dei Vigili del Fuoco, comparandole con gli appartenenti alle Forze di Polizia, rispetto ai quali “percepiscono 300 euro in meno ogni mese e sono penalizzati anche dal punto di vista previdenziale”.

I Vigili del Fuoco di tutta Italia, invieranno al governo il forte segnale del loro malessere: chiedono attenzione politica immediata nella legge di bilancio in discussione in questi giorni in parlamento con stanziamenti di risorse finanziarie specificatamente dedicate ai Vigili del Fuoco per equiparare il loro trattamento retributivo e pensionistico con quello degli altri Corpi dello Stato, ma anche più attenzione al personale in divisa per quanto riguarda il contratto di lavoro e il riordino delle carriere . “Rischiamo la vita come e più degli appartenenti agli altri Corpi dello Stato e siamo impiegati nei servizi di pronto intervento dal giorno dell’ assunzione sino al giorno della pensione, un servizio operativo che non ha eguali nello Stato, eppure siamo il Corpo più bistrattato dallo Stato, nonostante mettiamo costantemente a disposizione, come e più degli altri corpi, la nostra vita per la sicurezza dei cittadini”.

Alla base della protesta anche la cronica carenza di pompieri determinata dai tagli alle assunzioni. Per il Conapo: “mancano in Italia circa 3 mila vigili del fuoco dai 32 mila previsti. Il piano di assunzioni straordinarie inserito dal governo nella legge di bilancio ne recupera 1300 nei prossimi 5 anni, è una bella inversione di tendenza rispetto ai tagli del passato, ma ha la grave criticità di rimandare il grosso delle assunzioni troppo al futuro, infatti prevede solo 50 assunzioni aggiuntive al turnover per il 2018 in tutta Italia, troppo poche per pensare di far fronte adeguatamente alle nuove emergenze dovute ai cambiamenti climatici, ai ripetuti terremoti, alle alluvioni, ma anche agli incendi, specie dopo la soppressione del Corpo Forestale dello Stato.

“I politici – aggiunge il segretario generale Conapo Antonio Brizzi – si ricordano di noi solo durante le emergenze per sfruttare la nostra popolarità ma ci dimenticano sistematicamente quando chiediamo di darci la stessa dignità retributiva e pensionistica degli altri corpi, siamo a fine legislatura, qualche piccola attenzione c’è stata, ma continuiamo ad essere trattati come un corpo di serie B e nella legge di bilancio non ci sono misure adeguate a risolvere questa situazione. Con lo sciopero nazionale i pompieri del Conapo chiamano in causa direttamente il premier Gentiloni e i ministri Padoan, Minniti e Madia, ma anche a tutti i politici di maggioranza e opposizione perché i vigili del fuoco e la sicurezza sono di tutti e necessitano di impegno bipartisan”.
Lo sciopero è nazionale ed interesserà tutte le sedi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, comprese le sedi aeroportuali e coinvolgerà tutto il personale dipendente, escluse le regioni Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige che dispongono di corpi regionali e provinciali dei Vigili del Fuoco.
I Vigili del Fuoco del Conapo informano che durante l’azione di sciopero, saranno comunque garantiti tutti i servizi di soccorso pubblico alla popolazione, i servizi pubblici essenziali ed i servizi di trasporto aereo, come previsto dalle norme che regolamentano gli scioperi di settore.

Con preghiera di Pubblicazione
CONAPO Sindacato Autonomo Vigili del Fuoco

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Osimo, Natale 2017

Osimo, Natale 2017
foto by Francesca Civerchia

Solidarietà ai giornalisti di Repubblica e all’Associazione di Como Senza Frontiere

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I partiti, le istituzioni e tutto il nostro Paese devono prendere maggiore consapevolezza dell’attualità e dell’urgenza dell’antifascismo come un importante passo in avanti verso la costruzione di una democrazia piena e responsabile. Esprimo solidarietà all’Associazione Como senza frontiere all’irruzione, che la scorsa settimana, ha subito l’irruzione di un gruppo di skinheads ad  una loro riunione, ed ai giornalisti di Repubblica per il blitz subito oggi da parte di esponenti di Forza Nuova che hanno lanciato fumogeni contro la sede romana del quotidiano.
Nel nome della Resistenza da cui nacque la nostra Costituzione Repubblicana tutte le forze politiche devono essere unite a condannare questi fatti e a non dare agibilità politica a Movimenti neofascisti, come “Forza Nuova”,  e in generale, a tutti coloro i quali non garantiscono di rispettare i valori sanciti dalla Costituzione, professando e praticando comportamenti fascisti, razzisti, omofobi e sessisti.
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La Presidente del Consiglio comunale di Osimo
……………….Paola Andreoni

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Réclame osimana ( parte 2^): anno 1912

Chi ha memoria di queste attività commerciali osimane ? Chi ha mai sentito parlare di questi negozi o attività artigianali  ?
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 maggio 1912.
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 maggio 1912.
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 maggio 1912.
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 maggio 1912.
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 20 maggio 1912.
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 20 maggio 1912.
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 giugno 1912
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 giugno 1912
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 giugno 1912
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 giugno 1912
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 giugno 1912
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 giugno 1912
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Inserzione apparsa sul giornalino “Il nuovo Gonfalone Osimano” del 15 giugno 1912

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#OSIMANI con l’hashtag: Federico Giuseppetti un “maestro” dell’intarsiatura del legno.

Raccontare la  storia di una persona, forse, serve a recuperare una parte della nostra storia, quella personale e quella collettiva della città. Nel momento in cui mi sono proposta di raccontare alcune storie di #Osimani ero ben consapevole che sicuramente avrei fatto torto a tante persone, osimane ed osimani, delle quali ingiustamente ed io per prima, abbiamo dimenticato il valore, le capacità, i talenti. Oggi per nostra fortuna, le nuove tecnologie come facebook, la posta elettronica se ben utilizzate,  ci vengono in aiuto e grazie alla loro diffusione possiamo ricevere suggerimenti, indicazioni, recuperare sviste, smemoratezze e prendere consigli.
Dalla rete mi è pervenuta, infatti, una giusta segnalazione. Parlando degli Osimani con l’hashtag che si sono fatti onore grazie alla loro professione artigianale di falegnami non ho dato il giusto rilievo (oltre a Fausto Fattorini) a tanti altri bravi “maestri del legno” come: Carlini Vinicio, Pittori Alvise, i fratelli Mezzelani, Sauro Vaccarini, Simone Cristicchia, Roberto Rinaldi, Agostinelli detto “Gughi”, Alfredo Bianconi che aveva la bottega in via Matteotti, Pigini che stava nella piazzetta del Carmine, Arceri, Lasca Pietro e il suo socio Strappato, ecc. In particolare la dimenticanza più grave è stata quella verso: Federico Giuseppetti.

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Federico Giuseppetti,  per tutti gli osimani,  “Garaffa il falegname “, è stato in Osimo, il primo e senz’altro il più fine falegname  restauratore ed intarsiatore. Grande la sua maestria, tecnica  e competenza nel ridare splendore e nel riprodurre mobili antichi, ma Federico è anche ricordato per l’approccio artistico, filosofico e umano che metteva nella professione di restauratore.
Per meglio comprendere il personaggio, riporto questo aneddoto che mi ha raccontato il figlio Ruggero: “...ero in Osimo in ferie e un giorno, babbo, venne a casa dicendo: Elmo Cappannari ha visto quel mobiletto ( la riproduzione di un Secretair del ‘600 in noce che Federico stava  ultimando per donarlo al suo figlio maggiore, Ruggero) e me lo voleva comperare offrendomi una cifra considerevole, 6/700 mila lire.  Al che io gli dissi, pensando ai tanti anni di tribolazioni, Babbo perchè non gliel’hai venduto ?
Gli bastarono quelle poche parole – inopportune alle sue orecchie – per considerare che forse  a me non importava nulla di quel suo lavoro che stava realizzando, con tanta passione, con l’intenzione di donarmelo. Non disse nulla, terminò il bellissimo mobile e lo diede a mio fratello, perchè con quelle mie parole avevo dimostrato di non apprezzarlo abbastanza
“.

Nel corso della sua esperienza lavorativa, Federico Giuseppetti detto Garaffa, ha avuto commissioni dalle più importanti famiglie nobili osimane per il recupero di mobili antichi intarsiati, ma anche da tante famiglie “comuni” che conoscendo l’estro e l’onestà di questo artigiano maestro del legno, si sono fatte realizzare eleganti mobili originali.
Anche i miei genitori Fausto ed Ornella  in occasione di un evento importante come il loro matrimonio,   nel ’58,  pensarono bene di rivolgersi a Federico per abbellire la sala con un originale tavolo di prestigio opera del falegname-restauratore di via Antico Pomerio.
Tante anche le committenze pubbliche: per esempio la collaborazione al restauro degli arredi del cataletto, la macchina in legno ornato su cui il Venerdì Santo viene posto, coperto da un velo, il Cristo morto;  la maggior parte delle realizzazioni lignee  delle opere di Elmo Cappannari come la sistemazione della Civica Raccolta d’Arte.

Il suo punto di forza è certamente stato il grande impegno, accompagnato dal proprio talento,  con cui ha affrontato il suo lavoro. Fino all’età  di settanta anni, Federico  ha respirato polvere di legno antico. La sua vita, conclusasi nel novembre del 1982 è stata un tributo al mestiere che svolgeva con entusiasmo e passione: ridare forma e lucentezza ad un manufatto, un tavolo o  un mobile, la cui bellezza recava i segni devastanti del tempo.
Oltre al lavoro Federico ha avuto anche un’altra grande passione: la musica.  Grande amante e fine  intenditore della musica lirica, per tanti anni,  finché la voce l’ha sorretto, è stato  “tenore” alla Corale Borroni di Osimo ed anche orchestrale della nostra Banda Cittadina, nella quale  dettava il ritmo con il suo tamburo.
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Grazie a Federico Giuseppetti  artigiano-falegname  osimano, a Ruggero e a quanti, intervenuti su FB, hanno sollecitato la storia di questa persona che ha saputo conquistarsi l’ammirazione ed ancora oggi il ricordo di tanti osimani con il suo lavoro  di artista  sempre preciso e svolto con umiltà. Raro esempio di umanità e bravura professionale.
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La Presidente del Consiglio Comunale
*****prof.ssa Paola Andreoni

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1° dicembre: grazie ad una donna, una sarta afroamericana, inizia la lunga strada verso la conquista dei DIRITTI


Il 1º dicembre del 1955, a Montgomery, RosaParks sta tornando a casa in autobus dal suo lavoro di sarta. Nella vettura, non trovando altri posti liberi, occupa il primo posto dietro alla fila riservata ai soli bianchi, nel settore dei posti comuni. Dopo tre fermate, l’autista le chiede di alzarsi e spostarsi in fondo all’automezzo per cedere il sedile ad un passeggero bianco salito dopo di lei. Rosa, mantenendo un atteggiamento calmo, sommesso e dignitoso, rifiuta di muoversi e di lasciare il suo posto. Per di più, se avesse obbedito al conducente, dato che tutti i posti a sedere erano occupati, sarebbe dovuta rimanere alzata con un problema di dolore ai piedi che l’affliggeva. Il conducente ferma così il veicolo e chiama due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks viene arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine che obbligano i neri a cedere il proprio posto ai bianchi nel settore comune, quando in quello a loro riservato non ve ne sono più di disponibili. Da allora è conosciuta come “The Mother of the Civil Rights Movement“.
Quella notte, cinquanta leader della comunità afroamericana, guidati da un ancora semisconosciuto pastore protestante, #MartinLutherKing, si riuniscono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all’accaduto, mentre già hanno avuto luogo le prime reazioni violente. Il giorno successivo incomincia il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che dura per 382 giorni; dozzine di pullman rimangono fermi per mesi finché non viene rimossa la legge che legalizza la segregazione. Questi eventi danno inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese. Lo stesso King scrive sull’episodio descrivendolo come “l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà”, aggiungendo che Rosa “rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future”.
Nel 1956 il caso della signora Parks arriva alla CorteSuprema degli Stati Uniti d’America, che decreta, all’unanimità, incostituzionale la segregazione sui pullman pubblici dell’Alabama.
Da quel momento, Rosa Parks diventa un’icona del movimento per i diritticivili.
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Grazie Rosa, “madre del movimento dei diritti civili”.
Paola
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