A U G U R I Osimo: Buon Inizio 2018 a tutte le Osimane, agli Osimani ed ai cari lettori di questo Blog

Care Osimane, cari Osimani e cari lettori di questo Blog,

un altro anno è quasi giunto al termine,  ripercorro  i momenti belli e quelli più difficili che lo hanno caratterizzato e ce ne sono stati tanti, purtroppo. Con un briciolo di malinconia e tanta speranza, attendiamo il 2018, che scriverà una nuova pagina del libro della nostra vita.
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Con questo “quadretto” di Elmo Cappannari (giorno di festa del 1983),  A U G U R O  Buon inizio 2018,  a tutti Voi  beneaugurandoVi ogni positività e la forza di affrontare le stagioni che verranno.
Siate felici, godetevi ogni istante così come viene. Ricordatevi che il destino, gli eventi, dipendono da piccole, a volte piccolissime, scelte a cui diamo poca importanza. Fate della noia un motivo per conoscervi meglio. Siate curiosi, affamati di conoscenza, di storie diverse dalla vostra. Amate, sorridete, siate prossimo agli altri… insomma vivete quest’unica vita che abbiamo: ogni giorno, ogni nuovo anno, ogni momento della vostra/nostra vita.

Paola 2018❤️

Concerto di Capodanno ad Osimo

Lunedì 1 gennaio 2018, alle ore 11.15, presso il Teatro
“La Nuova Fenice” di Osimo

CONCERTO DI CAPODANNO
con l’orchestra fiati di Ancona
e la partecipazione straordinaria di

Daniele di Bonaventura
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Daniele Di Bonaventura, nato a Fermo nelle Marche,  è pianista, compositore, arrangiatore e bandoneonista. Le sue collaborazioni spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, dal jazz al tango, dalla musica etnica alla world music, con incursioni nel mondo del teatro, del cinema e della danza. Ha tenuto concerti per importanti istituzioni musicali e per i principali festival italiani e nel resto del mondo: Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Ravenna Jazz, Biennale Arte a Venezia, Royal Festival Hall a Londra, Berlin Jazz Festival e altri. Nel 2003 per l’Orchestra Filarmonica Marchigiana ha composto, eseguito e registrato la Suite per bandoneón e orchestra, su commissione della stessa Orchestra. Ha inciso più di 30 dischi, suonato, registrato e collaborato con numerosissimi artisti di livello internazionale, basti qui ricordare David Liebman, Toots Thielemans, Omar Sosa, Frank Marocco, Peppe Servillo, Sergio Cammariere, Enrico Rava e Paolo Fresu. Con quest’ultimo ha pubblicato il CD Vinodentro per la Tǔk Music e In Maggiore in duo per la celebre etichetta ECM.

Biglietto Unico 12 €
Ridotto 8 € (bambini sotto ai 12 anni)
Vendita e prevendita dei biglietti presso la biglietteria del Teatro la Nuova Fenice:
• Venerdì 29 Dicembre dalle 17.00 alle 20.00
• Sabato 30 Dicembre dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 20.00
• Lunedì 1 Gennaio dalle 10.00 fino a inizio spettacolo

Sarà offerta la colazione
per info: Teatro La Nuova Fenice 071.7231797
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Una bella occasione per  condividere l’ascolto di bella ed emozionante musica e AUGURARE  Buon Anno ad Osimo ed agli Osimani  ❤️
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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
************Paola Andreoni
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16 anni e tanto coraggio da vendere: vicinanza e abbraccio a AHED Tamini

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Ahed Tamimi ha sedici anni, è  palestinese ed è stata arrestata pochi giorni fa per aver preso a calci due soldati israeliani, dopo che – il giorno prima – il cugino minore di lei era stato colpito alla testa con un proiettile di gomma e l’esercito aveva lanciato lacrimogeni dentro la casa di famiglia.
Ahed Tamini è, ad oggi, ancora detenuta in un carcere israeliano. Motivazione della detenzione ? Ahed Tamimi rappresenterebbe un pericolo per i soldati. In effetti, usa il suo corpo per contrapporsi a loro per aiutare e proteggere i suoi fratellini.
Questa ragazza giovane e coraggiosa, simbolo della resistenza del suo popolo, sia un esempio per tutti noi e per tante nostre ragazze e ragazzi.

Ahed Tamini, considerata da un tribunale israeliano una minaccia a soli 16 anni, per aver difeso e protetto con il suo corpo i suoi fratelli minori, rinchiusa in un carcere e spogliata dell’entusiasmo di un’adolescente e della speranza di giustizia contro un’oppressione intollerante,  ha bisogno della vicinanza e dell’attenzione di tutti noi. Questa storia è la dimostrazione di quanto sia sbagliata questa occupazione che genera solo dolore e assomma altra ingiustizia. Non lasciamola sola: #conAhedTamini.

https://secure.avaaz.org/campaign/en/free_ahed/

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Paola Andreoni

Il 27 dicembre 1947 ( 70 anni fa), veniva promulgata la COSTITUZIONE della Repubblica Italiana

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La Costituzione della Repubblica Italiana compie oggi 70 anni. Era il 27 dicembre 1947 il giorno in cui fu promulgata da Enrico De Nicola, sino ad allora, e dal 1 luglio 1946, Capo provvisorio dello Stato – eletto dalla Costituente – e Presidente della Repubblica dal 1 gennaio 1948, giorno dell’entrata in vigore della Carta. A controfirmare furono il presidente dell’Assemblea Costituente stessa, Umberto Terracini (PCI), quello del Consiglio, Alcide De Gasperi (DC), e il Guardasigilli, Giuseppe Grassi (PLI).

“La Costituzione nasce dal lavoro paziente di donne e uomini liberi che avevano combattuto il fascismo e che, divisi su molto, in comune avevano a cuore il bene per il nostro paese, la democrazia e la giustizia sociale.”
Paola

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La Costituzione italiana
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In Niger non hanno bisogno delle nostre mitraglie, ma di: pompe d’acqua, dei nostri medici, infermieri e insegnanti.

Da Francesco Gesualdi (già allievo di don Milani, è fondatore e coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano)  ricevo e pubblico

” Alla vigilia di Natale, Paolo Gentiloni ha annunciato di voler trasferire in Niger parte del contingente italiano presente in Iraq. Ed ha dato tre motivazioni per questa scelta: consolidare il paese, sconfiggere il traffico di esseri umani, combattere il terrorismo. Tre situazioni che hanno bisogno di essere analizzate in dettaglio per capire se si tratta di vere motivazioni o di retorica.

Stabilità: tutti riconoscono che in Niger, come negli altri paesi del Sahel, c’è un’assenza crescente di stato. O meglio lo stato c’è, ma non al servizio della popolazione, bensì di un’élite. Dal 1960, anno di indipendenza, il Niger ha conosciuto almeno sette regimi civili e quattro colpi di stato militari. Il potere è conteso fra esercito, politici di carriera, grandi commercianti, capi religiosi. Lo stesso Mahadou Issoufou, attuale capo di governo, è oggetto di molte critiche e se la missione italiana si prefiggesse di dare stabilità all’attuale classe politica si renderebbe complice di quella che Jean-François Bayart studioso dell’Africa sub-sahariana, chiama privatizzazione dello stato.

In un articolo del 16 agosto 2017, le Monde denuncia che in Mali, Niger e Mauritania, “il sistema politico è detenuto da un’élite predatrice che ha dato il colpo finale a ciò che rimaneva dello stato” E i risultati si vedono: Secondo il rapporto della Banca Mondiale “Le visage humain d’une crise regionale” metà della popolazione del Niger vive al di sotto della soglia della povertà. Il 44% dei bambini sotto i cinque anni soffre di un ritardo di crescita, mentre il livello medio di scolarizzazione è di un anno e mezzo. Le cliniche private per l’élite, si moltiplicano nella capitale, ma gli ospedali pubblici per la gente comune, sono piuttosto luoghi di morte che di cura.

E ciò nonostante il Niger dispone di una decina di campi profughi in cui ospita 166.000 rifugiati. Non persone che vogliono mettersi in viaggio per raggiungere l’Europa, ma persone che aspettano che torni la pace nei propri villaggi per tornarsene a casa in Mali o in Nigeria. Ad essi si aggiungono le decine di migliaia di migranti che mettono piede sul suolo nigerino non per restarvi, ma per transitare. Il loro punto di ritrovo è Agadez, porta del deserto, dove il linguaggio utilizzato è diverso dal nostro. Consci dei rischi che si apprestano ad affrontare, i migranti si autodefiniscono “avventurieri”, mentre i proprietari di camion che li porteranno alla frontiera libica sono chiamati passeurs, trasportatori, non trafficanti d’uomini.
 Per il costo del viaggio, per il costo dei viveri e dell’acqua, per le bustarelle da dare ai poliziotti affinché li lascino passare nonostante la mancanza di documenti appropriati. Molti arrivano all’ultima oasi nigerina che non hanno più soldi e allora si fermano per mesi sperando di trovare un lavoro che permetta di raggranellare i soldi necessari a pagare il passaggio che li porti in Libia. Poliziotti, proprietari di camion, gestori di negozi, tutti cercano di strizzare i migranti di passaggio, ma non vanno nei villaggi della Nigeria, del Mali o del Senegal a prelevare giovani da deportare con la forza in Libia. Ed allora cosa significa combattere i trafficanti d’uomini? Arrestare un’intera regione e sequestrare un’intera economia? Non ci sarebbe piuttosto da combattere le cause della disoccupazione che spingono centinaia di migliaia di giovani ad affrontare financo la morte pur di cercare un futuro migliore in un continente ostile come l’Europa?
Combattere il terrorismo è la terza motivazione portata da Gentiloni. Il terrorismo esiste, ma troppo spesso è usato come alibi per avventure militari di ben altro genere. Considerato che in Niger ci sono già contingenti francesi, statunitensi e tedeschi, con l’arrivo degli italiani, gli eserciti stranieri presenti nel paese saranno quattro. I francesi ci sono addirittura dal 1961. Non era ancora trascorso un anno dall’indipendenza, che il nuovo governo del Niger aveva già firmato un accordo che garantiva alla Francia “la libera disposizione delle installazioni militari necessarie ai bisogni della difesa”. Ufficialmente il colonialismo era finito, ma in zona rimanevano da proteggere gli interessi delle compagnie francesi che qualche anno più tardi si sarebbero arricchite dello sfruttamento di uranio.

E’ arrivato il tempo di riconoscere che terrorismo è espressione di malcontento e disperazione. E come ci ha ammonito Hiroute Guebre Sellassie, incaricata delle Nazioni Unite per il Sahel, “se non si fa nulla per migliorare l’istruzione, per creare occupazione e opportunità per i giovani, il Sahel sarà non solo un incubatore di migrazione di massa, ma anche di reclutamento terroristico”. Allora non sono i soldati che dobbiamo mandare in Niger, ma medici, infermieri e insegnanti. Non mitraglie, ma pompe d’acqua, perché mai come oggi le parole di Pertini risultano vere: “Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgenti di vita per milioni di vite umane che lottano contro la fame”.

Per i figli dei migranti, italiani come i nostri, non c’è posto in questo Paese: non passa il provvedimento dello “Ius soli”

Solo il conferimento della cittadinanza onoraria ai bambini nati in Osimo figli di genitori stranieri

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Una pagina nera che non fa onore al Senato, quella che si è consumata, il 23 dicembre, a pochi giorni dal Natale. Il connubio delle destre, più o meno formalmente dichiarate, ha fatto mancare il numero legale, contro il giusto riconoscimento di un diritto elementare: il punto in cui si doveva discutere dei “ nuovi diritti di cittadinanza”.
Poco dopo le ore 13.00, dietro richiesta, il Presidente del Senato Pietro Grasso ha ufficialmente preso atto dell’assenza del numero dei senatori necessari per aprire il dibattito e passare al voto. Infatti erano presenti solamente 116 senatori, mentre il quorum relativo al numero legale prevedeva la presenza di 149 componenti. Il Presidente ha rinviato la discussione dei disegni di legge in oggetto al 9 gennaio. E’ facile prevedere che a quella data la Legislatura sarà ufficialmente finita.

Per giusta memoria storica è bene evidenziare che in questa XVII Legislatura il Senato risulta composto da 320 senatori, più 5 senatori a vita. Dopo i tanti passaggi di casacca, i Gruppi risultano così composti: PD 98, FI 43, M5S 35, AP-NCD 24, Lega Nord 11, MPD 16, Autonomie-Psi 18, GAL 14, ALA 12, Federazione della Libertà 10, Noi con l’Italia 11, Misto 27.

All’atto della verifica, i senatori presenti delle varie forze politiche, sono risultati così distribuiti: PD 69, FI 6, M5S 0, AP-NCD 1, Lega Nord 3, MDP 13 , Autonomie-Psi 7, GAL 0, ALA 0, Federazione delle Libertà 3, Noi con l’Italia 0, Misto 14.

Ciò che lascia ancor più sgomenti è sapere che appena un’ora prima, erano presenti ben 238 senatori. Infatti si metteva la fiducia, con votazione nominale, al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale 2018.2010 ( la così detta finanziaria 2018). Con una maggioranza nominale di 119, i votanti favorevoli sono stati 140, contrari 97. Si legge dal sito del Senato della Repubblica, Resoconto stenografico della seduta n° 922 del 23/12/2017: “Applausi dai Gruppi PD, Misto, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE”.

Quindi, ben 122 senatori, ( dopo la votazione della legge di stabilità 2018), si sono volutamente allontanati appositamente  in modo vile per sottrarsi, e dare il proprio giudizio sul tema dello “Ius Soli”. Di questi senatori, molte decine appartengono ai Gruppi della Maggioranza. Il “contributo in negativo” più rilevante è stato dato dal PD, con 29 senatori che se la sono defilata, così come anche 12 senatori di Autonomie-Psi, e 13 del gruppo Misto ed anche  3 di MPD. Lo stesso hanno fatto 35 senatori del Movimento5Stelle che sono “fuggiti” così come lo hanno fatto ben 36 di Forza Italia,  impedendo la discussione e la votazione del provvedimento.

Una squallida prova della politica; parlamentari super pagati che si sono sottratti alla discussione dell’ultimo punto in programma in Senato, anticipando le vacanze, magari per raggiungere i loro cari e mandare via email ipocriti amorevoli auguri natalizi.  Un bel scherzo di “Natale” agli 800.000 giovani che aspettavano con fiducia e speranza il diritto di cittadinanza.
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Giovani a cui va tutta la mia solidarietà, giovani che frequentano le nostre scuole e che proprio sotto le festività di Natale hanno visto svanire la possibilità di diventare italiani, come già, loro, si sentono. La nostra “squallida politica” ha sentenziato che per loro non c’è posto nel nostro Paese. Proprio come in quel primo Natale, quando per quei due poveri migranti, ‘non c’era posto nella locanda’. Così oggi i figli dei migranti, la ‘carne di Cristo’ come ama chiamarli Papa Francesco, restano fuori, fuori da questo nostro “povero Paese” rappresentato da una classe politica, concentrata sugli interessi di palazzo, non all’altezza della sfida che pone la nostra società.
Pa0la

Tanti auguri

Tanti auguri di un sereno Natale e buon anno nuovo!

Paola