I parlamentari ancora incompatibili. I Parlamentari del PD rispettino le regole, indecente la posizione del Senatore-Presidente della Regione Abruzzi.

Per evitare conflitti di interessi e una gestione sbagliata del potere, il nostro sistema legislativo prevede una serie di norme per rendere la vita delle istituzioni più equa e trasparente. In particolare tre concetti chiave delineano dei chiari limiti di accesso alle cariche pubbliche: l’incandidabilità, l’ineleggibilità e l’incompatibilità.

Incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità
Le cause di incandidabilità precludono la possibilità di esercitare il diritto di elettorato passivo, cioè di candidarsi ad un determinato incarico pubblico. Nel caso del Parlamento, riguardano tutti coloro che sono stati condannati in via definitiva per una serie di reati tra cui quelli contro la pubblica amministrazione (incluso peculato, corruzione, abuso d’ufficio e altro), quelli previsti dall’art. 51 comma 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale (associazione a delinquere, associazione mafiosa e altro) e i delitti non colposi per cui è prevista una reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni. Di fronte a un comportamento grave e illecito quindi, viene tolta la possibilità di partecipare come candidato alle elezioni. Non solo, si perde anche la cosiddetta agibilità politica, cioè la possibilità di ricoprire incarichi di governo. L’esempio più noto è quello Silvio Berlusconi, condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale nel 2013, diventando quindi incandidabile.
L’ineleggibilità parlamentare invece è una situazione in cui il titolare di una carica pubblica o di un mandato elettorale al livello locale, candidandosi potrebbe trovarsi in una situazione di supremazia rispetto agli altri candidati. Questo ruolo lo pone in un contesto di vantaggio, in quanto potrebbe influenzare la competizione nell’ambito della comunità locale. Trattasi quindi di un impedimento giuridico per assicurare una equa e giusta competizione elettorale. Per il Parlamento, per esempio, le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni esercitate sono cessate almeno 180 giorni prima della fine della legislatura e, in caso di elezioni anticipate, entro i 7 giorni dallo scioglimento delle camere. Alcuni esempi di ineleggibilità con la carica di deputato e senatore sono: sindaci di comuni con oltre 20.000 abitanti, i capi gabinetto dei ministri, i prefetti, capo e vicecapo della polizia.
Infine l’incompatibilità si pone come impossibilità per i politici di svolgere due determinati incarichi contemporaneamente per evitare possibili conflitti di interesse. I membri di Camera e Senato, per esempio, non possono essere allo stesso tempo consiglieri regionali, assessori regionali o parlamentari europei. Le incompatibilità parlamentari non riguardano solo ruoli politici, ma anche in aziende, in particolare quelle pubbliche o di controllo pubblico. E ancora, i direttori generali, amministrativi e sanitari delle Asl sono incompatibili con la maggior parte degli incarichi politici, dai comuni fino al parlamento nazionale passando per le regioni.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo

Oltre a non poter svolgere l’incarico di Presidente della Repubblica (art. 84 della costituzione italiana),  deputati e senatori non possono essere né membri del consiglio superiore della magistratura (art. 104), né della Corte Costituzionale.  L’articolo 122 della nostra Carta Costitutiva stabilisce anche l’impossibilità per i membri del Parlamento di essere allo stesso tempo deputati al parlamento europeo e membri di giunte o consigli regionali. Recentemente la legge 56 del 2014 ha fatto chiarezza sul tema dei sindaci. Come specificato nel  manuale elettorale della Camera dei Deputati la soglia dei comuni interessati, originariamente fissata a 5.000 abitanti, è stata innalzata. Quindi le cariche di deputato e senatore sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore a 15.000 abitanti.

Sono ad oggi  10 i parlamentari che ancora svolgono un incarico incompatibile con il mandato di deputato e senatore.

Ecco, di seguito, chi sono questi magnifici 10:

  • Acquaroli Francesco (Fdi) Sindaco Comune di Potenza Picena.
  • Cannizzaro Francesco (Fi) Consigliere Regione Calabria.
  • Ferro Wanda (Fdi) Consigliere Regione Calabria.
  • Galli Dario (Lega) Sindaco Comune di Tradate.
  • Rossi Andrea (Pd) Sottosegretario giunta Regione Emilia Romagna.
  • Tarantino Leonardo (Lega) Sindaco Comune di Samarate.
  • Topo Raffaele (Pd) Consigliere regionale Campania.
  • D’Alfonso Luciano (Pd) E’ il caso più eclatante. A mio modo di vedere una propria indecenza della politica di cui il  PD è complice.  Succede, infatti, che questo signore (signore mica tanto) sia stato aletto il 4 marzo senatore della Repubblica nelle liste del Pd. Non gli bastava avesse già l’impegno di Presidente della Regione Abruzzi. Evidentemente aveva del tempo libero e non sapeva come occuparlo.
    L’ assemblea regionale, con il voto dei consiglieri PD  (favorevoli 16 contrari 15), ha confermato che D’Alfonso può rimanere lì, sia governatore sia eletto di Palazzo Madama.

Di fronte a queste situazioni tollerate dal PD, non meravigliamoci poi dei tracolli elettorali  del nostro partito.
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