Addio guerriera, regina anche nell’addio.

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Un abito rosso e tacchi a spillo rossi, rigorosamente abbinati; un’immagine che ci restituisce tutta la grazia, la femminilità e l’energia della regina del soul, Areha Franklin. Una donna che fino all’ultimo ha lottato contro la malattia, ma che è stata anche icona delle lotte a favore delle donne e degli afroamericani portate avanti negli anni e in ogni concerto.
Tutti chiediamo e vogliamo rispetto, uomini e donne, bianchi e neri, è nostro diritto come esseri umani” questo diceva ad ogni concerto, ed era nella vita Aretha.
Un’altra stella della musica, una donna vera, brillante che se ne va circondata dall’affetto di tutti noi suoi fans.
Paola

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Ezio Mauro: Dove SVENTOLA BANDIERA NERA.

di Ezio Mauro  30 agosto 2018. Non c’è solo l’immigrato, il nero, l’africano, al tavolo d’onore della prefettura di Milano, come fantasma fisso del nuovo populismo europeo, tra i due «eroi» Salvini e Orbán (si sono definiti così), che si stringono la mano mentre la piazza protesta per il loro incontro, consapevole del suo vero significato. Il migrante è un biglietto da visita per l’elettorato leghista, una carta di garanzia, una presentazione italiana per l’ospite di riguardo: «L’Europa dice che vuole gestire l’immigrazione, noi invece vogliamo fermarla, e lo faremo insieme». Poco importa che il governo ungherese abbia rifiutato ogni aiuto all’Italia per ricollocare i migranti della Diciotti sbarcati a terra: un amico dal cuore duro è ciò che serve per tentare insieme la grande operazione: il trapianto d’anima all’Europa.
Il primo ministro Conte (ma forse bisognerebbe dire il terzo ministro, dopo i due vicepremier e capi-partito) ha probabilmente ragione, l’Italia può tornare protagonista nel campo europeo. Purtroppo non per il ruolo politico che ha saputo conquistarsi nel negoziato sull’immigrazione, che è pari a zero.
E nemmeno per le minacce velleitarie e improvvisate di improbabili ” sanzioni” economiche all’Europa da parte di Di Maio: propaganda inutile persino per i polli.

C’è invece una bandiera nera che può finire nelle mani del governo italiano. È lo stendardo della rivolta sovranista, che nasce come una riappropriazione di potere da parte degli Stati nazionali contro Bruxelles, e diventa molto di più: un’opa dell’ultra-destra sovranista sulle istituzioni della Ue per sterilizzare lo spirito comunitario dei fondatori, neutralizzare le speranze federali, paralizzare la costruzione faticosa ma costante della spinta costituente nel dopoguerra, cambiare radicalmente il concetto di Europa e di Occidente.
Un’operazione sfascista e avventurista alla ricerca del buio europeo che il nostro continente ha già generato, e che ha esorcizzato proprio con la democrazia delle istituzioni e delle Costituzioni, dopo il ’45. L’unità europea era il culmine e il pegno di questo compito responsabile che i popoli e i governi si assumevano per assicurare pace, sicurezza e benessere a un continente che aveva prodotto i due totalitarismi, scatenando due guerre mondiali.
Oggi l’operazione antieuropea ha il suo nucleo organizzato e visibile nel gruppo di Visegrad ( Polonia, Cechia, Ungheria e Slovacchia), a cui da ieri l’Italia si è iscritta come socio aspirante, pieno di buona volontà, visto che mentre Salvini riceveva Viktor Orbán il premier Conte incontrava il primo ministro ceco Andrej Babis, ovviamente sordo a ogni richiesta di aiuto sui migranti.
Partner occulti, ma nemmeno troppo, Vladimir Putin e Donald Trump, interessati entrambi — per ragioni diverse ma convergenti — al fallimento del progetto europeo e del supplemento di grandeur che quel progetto conferiva ai due Paesi guida, Francia e Germania, e ai loro leader. Quell’alleanza che si raduna programmando il funerale della Ue, aveva bisogno di trovare un socio nell’antica famiglia europea, meglio in un Paese fondatore dell’Unione come l’Italia, per agire anche dall’interno. Ecco spiegato l’entusiasmo di Orbán per «l’eroe» Salvini.
Mutando partner internazionali come in una quadriglia, passando da Adenauer a Orbán, scambiando Putin per Roosevelt, preferendo Erdogan a Merkel, Salvini e Di Maio stanno in effetti accompagnando l’Italia fuori dalla collocazione internazionale della sua tradizione, senza assumersi la responsabilità di questo passaggio, delle sue ragioni e delle conseguenze davanti al Parlamento, muto e inconsapevole. Un fatto che non ha precedenti. Qual è la visione internazionale del presidente del Consiglio, la sua valutazione della storia del dopoguerra, il suo giudizio sui valori occidentali di democrazia e di libertà? Tutto questo ha un senso oggi per il governo, o le democrature coi loro vizi di fondo che negano la libertà, valgono come le democrazie con le loro infedeltà?
Un passo dietro la questione europea, c’è la messa in discussione della Nato, ad opera di Trump. Il nostro governo sarà pronto ad allinearsi, accontentando in un colpo solo Trump e Putin, e calpestando il concetto di Occidente, in nome del ritorno al primato della sovranità nazionale?
Così entreranno in crisi le costruzioni che ci siamo dati nel lungo dopoguerra di pace, tutto ciò che è sovranazionale, ciò che parla di società aperta, di scambio, di libertà. Il mondo torna a chiudersi con i muri e le frontiere, e coloro che li attraversano diventano per Orbán i «senza patria» e i «senzaterra», i nuovi nemici che mescolano razze e culture, come dice il ministro degli Esteri ungherese, prendendosela con «ciclisti e vegetariani».
In realtà, come si capisce a questo punto, il nemico di questo esperimento di “democrazia autoritaria” è il pensiero liberale. Si salva la superficie della forma democratica, a condizione che pronunci il tradimento supremo, separandosi dalla sua sostanza. Senza il principio liberale, a fondamento delle istituzioni parlamentari e delle Costituzioni, della stessa distinzione tra destra e sinistra, la democrazia è un guscio vuoto: quindi perfetto per essere riempita della sostanza nuova ed empia, strumento della fase che stiamo per vivere.
Con la sinistra in crisi, la cultura liberale come avversaria, Bruxelles nemica, l’Europa orientale nuova alleata, il Capitano è pronto a issare la bandiera nera su palazzo Chigi, facendo pagare questo prezzo all’Italia, con la complicità sorridente della destra dilettante a Cinque Stelle. Era previsto, fin dal primo giorno. L’unica novità è che un pezzo di Paese si è accorto del pericolo. E per la prima volta si è dato appuntamento sotto il balcone di Orbán e Salvini: proprio a Milano, dove in politica spesso nascono le cose.

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Stiamo vivendo una fase storica delicata e pericolosa per la democrazia del nostro Paese. Una Sinistra senza divisioni ed egoismi, una Sinistra che ha come valore il rispetto e l’Unità c’è e può contare. Lo si è visto a Milano.
Paola

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Una settimana non bella per il nostro Paese e alla fine Salvini ( il ministro degli Interni che dovrebbe tutelare il rispetto della legge) indagato

Il capo della procura di Agrigento, dopo gli interrogatori dei funzionari del Viminale a Palazzo di giustizia a Roma,  ha trasmesso il fascicolo al tribunale dei ministri di Palermo: Matteo Salvini è indagato. Sequestro di persona, arresto illegale e abuso di ufficio sono le ipotesi di reato contestate al capo del Viminale e ai suoi collaboratori.
Intanto, dopo 10 giorni di braccio di ferro, il Viminale deve dare l’ok allo sbarco dei migranti dalla Diciotti. Se ne faranno carico quasi completamente le diocesi italiane.

Riassunto della settimana:
– Di Maio annuncia che la gara per l’Ilva fatta dal precedente governo è illegittima, però non ci sono i presupposti per annullarla (quindi è legittima);
– Conte e Salvini avevano annunciato trionfanti quasi due mesi fa che in Europa contavamo, in realtà, questo si è rilevato del tutto falso, anzi insulti e minacce non hanno fatto altro che spingere il nostro Paese sempre più ai margini del contesto europeo ( ma forse l’obiettivo di Salvini è proprio quello di cercare una rottura definitiva con l’U.E.);
– lo spred è continuato a salire ( 278,9) e gli investitori stranieri scappano dall’Italia.


Cercate di governare, come vi hanno dato mandato la maggioranza degli italiani, ma non distruggete il Paese: non ne avete diritto.
Paola

Nave Diciotti con il suo equipaggio e carico di umanità sofferente sotto sequestro, un’altra grave violazione alla Costituzione.

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Il blocco dei migranti a bordo della nave “Diciotti” della Guardia costiera italiana, ferma da giorni al porto di Catania non può che suscitare interrogativi inquietanti  a tutti noi ( in particolare a quanti sono convinti che il nostro sia un Paese regolato dal Diritto) su quelli che sono i poteri di un ministro dell’interno.
Persone ( compresi gli uomini dell’equipaggio) private della loro libertà e costrette a rimanere a bordo dell’imbarcazione, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista igienico sanitario.
Quanto sta succedendo a Catania non ha precedenti nella nostra storia ed è in flagrante violazione delle convenzioni internazionali, di cui anche l’Italia è firmataria, che obbligano il soccorso in mare e la protezione a migranti rifugiati che ne abbiano diritto e tra loro ci sono anche diverse donne.
È vero, l’Italia non può essere lasciata sola di fronte a un fenomeno migratorio che ha una portata enorme e implicazioni internazionali (specie nel bacino del Mediterraneo) che chiamano in causa l’attenzione e il peso geopolitico dell’Unione Europea. È quindi corretto e giusto che il governo italiano faccia sentire le propria voce a Bruxelles, chiedendo ai partner europei di farsi carico, anche loro, del dossier migranti.

Ma nello stesso tempo l’Italia non può sottrarsi al dovere di accogliere persone che, in gran parte, cercano di costruirsi una vita migliore in Europa e che, in alcuni casi, fuggono da guerre e da regimi dittatoriali.

Sono indignata ed esterrefatta dell’atteggiamento degli attuali governanti italiani, senza umanità e senza “storia”, che stanno isolando il nostro Paese dal consesso europeo.

Un grazie ai marinai italiani e al Comandante della nave militare   “Diciotti”. A differenza del ministro, gli uomini dell’equipaggio sono soldati e hanno senso del dovere e dell’onore, per cui per loro «l’essere umano in mare va salvato sempre e comunque».

 “Fateli scendere, fateli scendere adesso” 

Paola

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Appello di Alex Zanotelli: salviamo Riace!

Ricevo, condivido e con piacere pubblico questo appello di Alex Zanotelli religioso della comunità missionaria dei Comboniani.

Da Alex Zanotelli,
Dinanzi all’onda nera del razzismo e della xenofobia che sta dilagando in Europa dobbiamo difendere con i denti il modello Riace di accoglienza per chi fugge da situazioni insostenibili.

Riace, un paesino sulle colline ioniche della Calabria, diventato un luogo fantasma per l’emigrazione dei propri abitanti, ha iniziato a riprendere vita grazie ai profughi del sud del mondo. E questo per la tenacia di un riacese, Mimmo Lucano mosso da una grande passione per un mondo più giusto e più umano. Fu Mimmo nel 1994 ad accogliere i profughi curdi arrivati sulle coste ioniche e ad ospitarli nelle case vuote di Riace. Eletto sindaco del paese, Mimmo continuò ad accogliere profughi provenienti dall’Afghanistan all’Eritrea. “Nella nuova età di muri, fili spinati, lager libici, della Fortezza Europa – così si legge nella Piazza del borgo – noi accogliamo persone in fuga dalle guerre, dall’odio, dalla miseria. E’ questa forse l’opera pubblica più importante che si possa realizzare. Così dai luoghi della periferia urbana, dal profondo sud, abbiamo trasmesso un messaggio di umanità al mondo”.

Per questa sua “opera pubblica”, la rivista americana Forbes ha collocato Domenico Lucano tra i cento uomini più influenti al mondo. Purtroppo non è altrettanto apprezzato in Italia. D’altronde nessuno è profeta in patria. Eppure Mimmo a Riace ha dimostrato che i migranti da problema diventano risorsa facendo rivivere un antico e abbandonato borgo.

Ho potuto toccare tutto questo con mano durante i dieci giorni passati a Riace con una decina di giovani provenienti da tutta Italia per un campo di spiritualità missionaria (1-9 Agosto). Abbiamo voluto il campo di Riace in solidarietà con il Sindaco Mimmo Lucano che è oggi sotto pesante attacco da parte della Lega, in particolare da Salvini ed è inoltre indagato dalla Procura di Locri. Particolarmente grave è l’attacco che oggi Salvini ha fatto nella sua visita a San Luca (cuore della ‘ndrangheta!) chiedendo “trasparenza” nell’uso dei fondi “anche a Riace”! Eppure Mimmo non si è messo un euro in tasca! Tutti questo lo riconoscono. I problemi per Mimmo nascono dal fatto che per lui prima vengono la persone, poi la burocrazia. Mimmo è davvero il Sindaco di strada che sente la sofferenza della gente come sua e trova sempre una via per aiutare chi è in difficoltà. E’ questo il Mimmo Lucano che ho incontrato: l’uomo di grande umanità. La prima sera del campo ha voluto raccontare ai giovani l’avventura di Riace. Per realizzarla Mimmo si è giocato tutto, con una ostinazione e tenacia davvero straordinarie. Fu in quella stessa sera del primo agosto che il Sindaco annunciò ai giovani la sua decisione di un digiuno prolungato per richiamare l’attenzione sul fatto che da due anni né la Prefettura né il Ministero degli Interni avevano erogato i fondi stanziati per Riace. Una situazione insostenibile.

Il 2 agosto ci siamo ritrovati tutti insieme in piazza a digiunare: Mimmo Lucano con i suoi collaboratori e collaboratrici e i giovani del campo. In quei giorni ho conosciuto un sindaco alternativo, seduto per terra a parlare con tutti, a giocare e sorridere con i bambini dei rifugiati. Il Mimmo vero, umano, appassionato della sua gente e per questo deciso a non mollare.

E da qui, da questo piccolo miracolo che è Riace, da questo borgo abbandonato, ma ritornato in vita grazie ai calabresi ed ai migranti, da questo straordinario progetto che potrebbe far rivivere tanti paesini semi-abbandonati d’Europa grazie al modello ideato da Mimmo Lucano (definito da Salvini “zero”!), lancio un appello: “Salviamo Riace!”.

Chiedo soprattutto ai sindaci di esprimere in massa la loro solidarietà a Mimmo Lucano e al progetto Riace che in questo momento è sotto grave attacco.

Salviamo Riace!


Quello di Riace è un bell’esempio di accoglienza e di integrazione riuscita. Non sempre l’accoglienza gestita a livello centrale dalle Prefetture ha funzionato e questo ha generato un clima negativo. Il modello accoglienza non ha funzionato, soprattutto, quando è passata sopra gli amministratori, i rifugiati sono stati suddivisi in alloggi privati e lasciati spesso a se stessi.
Molti semplici cittadini sono irritati dal fatto di vedere molti migranti che stanno in giro dalla mattina alla sera senza fare nulla. Questa non si può chiamare “politica di accoglienza e di integrazione”.
Certo, l’Italia è stata piantata in asso dal resto dell’Europa quando nel solo 2016 circa 180.000 mila rifugiati sono arrivati attraverso il Mediterraneo. Ma adesso la soluzione non può essere quella di chiudere tutti i porti.

Paola

In ricordo di Rita Borsellino


Ho appreso con tristezza la scomparsa di Rita Borsellino, una donna straordinaria, una figura simbolo di testimonianza antimafia e di impegno della società civile. Nonostante il dolore familiare e la sua lunga malattia, con coraggio e determinazione non hai mai smesso di lottare e sperare per la verità sulla strage di via D’Amelio.

A nome mio e, sicura di interpretarne il sentimento, di tutta la comunità osimana, esprimo la vicinanza e le condoglianze al fratello Salvatore e a tutta la famiglia Borsellino.

               Paola Andreoni
Presidente del Consiglio comunale di Osimo

Tragedia assurda, quella che ha colpito Genova:  esprimo vicinanza a tutta la città.

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Sono vicina alle famiglie colpite dal dramma di Genova.
Dietro ognuna delle 41 vittime (per ora) accertate c’è una storia. Quella quotidiana di una giornata di lavoro o quella di una vacanza appena iniziata.
Con il crollo di questo maledetto ponte,  a Genova,  si sono spezzati  i sogni di famiglie intere, di giovani promettenti, di bambini. Una tragedia che riguarda non solo Genova ma tutto il nostro Paese intero.

Mi  stringo idealmente, a nome personale e di tutto il Civico consesso della nostra città, intorno alle famiglie delle vittime, dei feriti e di quanti, per ragioni di sicurezza, hanno dovuto lasciare le loro case.

Paola Andreoni
Presidente del Consiglio Comunale di Osimo

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