E’ chiaro

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E’ chiaro,
Lega e 5Stelle vogliono il nostro Paese fuori dall’Europa. I segnali che arrivano da più parti parlano chiaro. Le conseguenze saranno che nel giro di due-tre anni, già nel 2020, potrebbe ripetersi una crisi finanziaria analoga a quella del 2008 con conseguenze catastrofiche soprattutto per il nostro Paese.
Responsabili di questo nuovo tracollo sarà la politica economica di Paesi come l’Italia, con le sue politiche improntate al populismo e alla spesa fuori controllo.
Mi auguro che queste previsioni siano sbagliate per il bene di tutti noi, perchè se  tempesta sarà non so se ne usciremo fuori.

Paola

Le Civiche Benemerenze osimane 2018: Mosca Mario

Questa la motivazione della Civica Benemerenza che ha reso omaggio all’uomo e all’artista osimano che con la sua arte ha fatto e continua a fare  onore alla nostra città: Mario Mosca.

“Nella sua carriera artistica, in oltre cinquant’anni non è mai venuto meno al legame con Osimo e le Marche, presenti spesso come tema, sempre come sguardo, nell’evolversi della sua opera di pittore e incisore. I suoi lavori sono stati esposti per la prima volta nel 1957 a Jesi, e da lì in tutta Italia fra Bologna, Ravenna, Taranto, Genova, Arezzo, Benevento, Roma, Milano, Torino e Verona. Per poi approdare a Madrid  (1983) , Boston (1990), New York ( 1991 e 1995). Tokyo ( 1993). Nel 2017 è stato invitato ad esporre alla Biennale di Milano. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti: nel 1962 in Ancona il Premio Riviera del Conero, poi il Premio Jesi nel ’62, il Premio De Pisis a Ferrara nel 1990 e La Telaccia d’oro a Torino nel 1991, onorando il nome della sua città, con la descrizione e la laboriosità che sono tra le qualità migliori del carattere marchigiano”.

 

Quella che segue è la risposta  di ringraziamento del maestro Mario Mosca che visibilmente commosso ha letto alla platea dei presenti in Teatro.  Parole come pennellate intense che parlano, con gli occhi di un artista, della nostra città.

Ti racconto, dopo quasi una vita, perché un lontano giorno nel tempo, ma non nella memoria, mi trascinai nella città per vedere come era fatta la cosiddetta culla dei miei pensieri. La città e la sua campagna tu l’hai dipinta e disegnata quasi da sempre. Io ora riscopro le sensazioni nella tua arte. E mi chiedo qual è il senso dell’immutato sortilegio, e per quali ragioni “anteriori” alla finzione dell’arte, rinasce sempre viva l’emozione di trovare nell’aria la pulizia delle anime/cose, le case pulite, gli slanci dei rami degli alberi nel cielo issati come stendardi, le strade tagliate dal vento; insomma quella forma “oggettiva” che va sotto il nome di Osimo. E’ la tua Osimo che oggi vedo e rivedo, conto e ripercorro, attraverso la visione della tua arte. La tua arte mi ha fatto capire, ad esempio, una cosa: il nesso tra casa e città, la sinergia tra habitat e campagna, il rapporto dentro-fuori, il fiato segreto che tiene insieme come un cuore questa città/castello: una favola tanto grande quanto misteriosa, una castellina appena più grande. Attraverso i tuoi segni “osimani” si comprende anche e soprattutto che oltrepassare una soglia non è un evento brusco ed immediato. Le antiche vie sono corridoi di un grande “modulare”, e senza marciapiedi. Qui si compie il miracolo della tua “segnatura” sulle lastre, come l’attuazione di una religione della mano e dell’intelligenza. Le tue case, hanno deboli porte di poveri che non debbono difendersi da nessuno, nemmeno accorrere sulle mura, di un ipotetico assedio. Porte che si aprono da sole, ed all’imbrunire diventano nicchie di santi. La strada tu sai rappresentarla come autenticamente luogo non ostile, capace cioè di trasmettere senso di “transito” e non inganni, di trasmettere cadenze e linguaggi.
Le tue figure vanno sempre sole in un domestico labirinto che ti riporta eternamente al centro di quel luogo originale dove si lega la vita di tutti in una “trama”. La prima volta che da Osimo giunsi a Milano mi venne da piangere per la solitudine che respirai improvvisamente e per il rumore che mi emarginava. La “tua” Osimo, la campagna che la circonda e la sorveglia, è una certa idea del “prossimo”, una diversa idea del “privato”. E tu riesci a rappresentare ciò, con l’umiltà, ed anche la forza: invenzioni e conquiste, errori e correzioni, slanci e ripensamenti. I tuoi soggetti portano dentro un locus-teatro, un happening inesauribile vietato ai silenzi. Mi sembra così di vivere nel ventre di una “persona collettiva” che per certuni diviene prigionia intollerabile ed inclina i più fragili nel cerchio di passioni mediocri; ma la “tua” Osimo spesso diventa sacralmente il grembo dove tanta rabbia di esistere diventa amore ed anche lotta e riscatto per l’esistenza. Penso ai tetti delle tue case incise e mi domando perché sono così inclinati, perché non ci si può camminare sopra? Poi scatta la mia meraviglia di “cittadino” consolidato, e quasi sterile, a scoprire che sono fatti così (Osimo è una città splendida che ti protegge e ti tiene caldo come un mantello) proprio per non camminarci sopra, o meglio, per poggiarvicisi con l’anima e la riflessione perché si possa raccogliere acqua purissima di dio ai piedi dei muri. Il tuo amore per il paesaggio osimano ti consente di far scendere atmosfere senza ristagni sulla pietra incalpestata, per gli spigoli sfiorati soltanto dai cieli leggeri della collina, basse nuvole grigiorosa dell’autunno. Sono proprio queste le ambientazioni semplici che definisco “converse” facendo derivare il termine da “cum vertice”. Leggo i tuoi paesaggi brevi, urbani, civilissimi e ricchi di umanità per l’oggetto: rivedo Osimo così com’era un tempo davvero felice in cui le parole erano segni evidenti del cuore e della volontà di essere uniti in un’ipotesi di crescita. Allora le vecchie case dei borghi osimani non avevano balconi per ostentare al passante interi profili di donna, ma solo discrete finestre per la beltà degli sguardi e l’eterno gioco di chi “mira ed è mirato”. Ma non sto parlando di una vita come relitto, di cose che fra poco nemmeno i vecchi ricorderanno. Queste cose, come i tuoi segni incisi a testimonianza di una autentica civiltà, appartengono all’età del pane, al tempo dei bisogni elementari. La forma di una città dell’anima. Ti ho molto amata mia Osimo e sempre sarai nel mio cuore!”

di Mario Mosca


Grazie maestro a nome di tutta la città.
Paola

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#OSIMANI con l’hashtag: m°Mario Mosca pittore, incisore e litografo del 21 ottobre 2017

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“Ora i miei bambini sono liberi”

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«Ora i miei bambini sono liberi….. adesso sono in Paradiso» queste le parole che  avrebbe detto Alice Sebesta la donna, che ha compiuto il tragico gesto nel reparto nido del carcere femminile di Rebibbia. Un gesto consapevole, sicuramente crudele ma al tempo stesso disperato di una mamma nei confronti  dei suoi  due bambini, di 4 e 20 mesi.
La morte di questi due bambini e la disperazione di questa mamma ( si trovava in carcere per scontare una pena inferiore ai quattro anni, è stata arrestata lo scorso 26 agosto con l’accusa di detenzione e traffico internazionale di droga) deve interrogare tutti noi.


Come possiamo accettare che dei bambini così piccoli siano detenuti  in carcere con le loro mamme ? Non occorre essere grandi esperti per comprendere che il carcere non è il luogo idoneo in cui crescere i bambini.  Bambini dietro le sbarre senza alcuna colpa, non è da Paese civile.

 

“Festa del donatore” organizzata dal Gruppo Avis Osimo

Domenica 23 settembre l’Avis Comunale di Osimo festeggia con tutti i suoi donatori, ex donatori, familiari e simpatizzanti  il suo  88° Anniversario.

L’appuntamento è alle ore 08,00 in presso il chiostro di San Francesco. La festa inizia  alle ore 09,00 con la celebrazione di una Messa nella Chiesa di San Giuseppe da Copertino, per proseguire, alle ore 10,15 con il corteo cittadino accompagnato dalla Banda “Città di Osimo” e la deposizione di una corona presso il Cippo del Donatore a Piazza Nuova.

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Alle 11.15 al Teatro “La Nuova Fenice” scambio di saluti e premiazioni dei donatori  e dei vincitori del progetto ” diplomati e laureati con Avis” alla presenza delle autorità.

Alle ore 13,30 nella cornice di Villa Verdefiore di Appignano pranzo sociale dei donatori e delle donatrici e dei loro familiari.


Una bella e ricca festa, quella che il Presidente e i volontari della benemerita associazione osimana, come sempre, organizzano  con entusiasmo e passione. Un appuntamento annuale finalizzato anche per riconoscere l’alta opera umanitaria dei propri donatori e delle proprie donatrici, nonché per promuovere ancora una volta la cultura del dono rivolta in particolare ai giovani e tesa ad aumentare il numero delle persone che sentono questo dovere civico che è di basilare importanza nella cura degli ammalati, nei trapianti, nelle cure oncologiche e nelle emergenze.

Fondata ufficialmente nel  1930 (la quarta in Italia dopo Milano, Ancona e Torino) per iniziativa del dott. Gualfardo Tonnini – che ne è stato il primo Presidente -,  oggi la sezione Avis Osimo è  presieduta da Matteo Valeri e conta un buon numero di donatori e donatrici che hanno effettuato nel 2017 un totale di 2.137 donazioni.
Un traguardo di solidarietà a cui va il grazie di tutta la comunità osimana.

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La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
************Paola Andreoni

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https://paolaandreoni61.wordpress.com/2018/09/19/festa-del-donatore-organizzata-dal-gruppo-avis-osimo/

Bentornati a tutti: 17 settembre ore 8 prima campana

Bentornati ragazzi !

17 settembre, suona tra attese e ansie, la campanella del nuovo anno scolastico.
Buon inizio alle insegnanti ed agli insegnanti neo assunti in ruolo dopo lunghe stagioni di attesa, e a coloro che accompagnano da tempo i bambini e le bambine nella loro unica e originale crescita.

Schoolchildren on their way home from school, with book bags strapped on their backs, after the first day of a new term in Germany circa 1930. (Photo by Keystone View/FPG/Getty Images)

Buon primo giorno di scuola, meraviglioso, emozionante, pieno di gioia ai piccoli che entrano alla primaria e Buon primo giorno di scuola ai Voi genitori che proverete per la prima volta  l’apprensione di vedere i Vostri figli  andare lontano da voi;
Ben tornati a tutti i nostri ragazzi, ai Dirigenti Scolastici, ai colleghi, ai genitori, e a tutto il personale non dimentichiamoci le parole di un “maestro” che ha creduto nell’uomo e nella scuola come ci crediamo noi: “… il maestro deve essere per quanto può, profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso.” ( Don Lorenzo Milani );
Ben tornati a tutti Voi ragazzi delle superiori, che riprendete il percorso scolastico e magari, terminando quest’anno gli studi, Vi preparate ad affrontare nuove sfide. A Voi l’invito a non dimenticare. Quest’anno  il nostro Paese ricorda  l’80° anniversario dell’entrata in vigore delle leggi razziali, quell’anno 1938, anno horribilis, in cui anche l’Italia fascista diede legalità al male della discriminazione e del razzismo e tanti ragazzi come voi vennero espulsi dalla scuola. Così Liliana Segre, una delle tanti voci di chi non è tornato a scuola nel 1938,  ricorda il “primo giorno di (non)scuola:

“Ricordo che eravamo a tavola e mio padre trovò il coraggio di dirmi:
Quest’anno non puoi più tornare a scuola, sei stata espulsa.
Espulsa, questa parola pesante, sappiamo cosa vuol dire.
Si è espulsi quando si è fatto qualcosa di grave e io l’avevo fatta:
ero nata ebrea, quella era la mia colpa, di essere nata ,
non di aver fatto qualcosa di male”

Auguri a tutte le famiglie osimane, al loro importante impegno  nel sostenere e stimolare i loro figli indicando, quali modelli positivi, l’impegno,  il lavoro, l’attitudine, la curiosità, la gioia e l’interesse ad apprendere.
Un invito all’amministrazione comunale,  a tenere sempre alta l’attenzione e l’investimento sulla scuola, cuore pulsante della nostra città e grande contenitore di futuro per la nostra collettività. Un invito a mettere il massimo impegno ad offrire alla nostra comunità sedi scolastiche moderne e sicure e rafforzare le relazioni con il mondo scolastico per fare sempre più di Osimo una città educativa.
Buon anno scolastico e buon lavoro a tutti noi !

Paola Andreoni Presidente del Consiglio Comunale di Osimo

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Il mio decimo matrimonio

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Oggi ho celebrato il mio decimo matrimonio. Auguri di ❤️ ad Arianna e Luca.


Avete creato una famiglia e guardate al futuro con ottimismo. Vi auguro una splendida  vita insieme di amore e felicità’.
Paola.

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Orban, l’Europa non è con te!

E’ questo il giudizio espresso, senza riserve, dall’Europarlamento: 448 voti contro il governo ungherese e il suo leader, che dal 2010 sta minando nel suo Paese lo stato di diritto e il rispetto delle libertà fondamentali salvaguardate dall’articolo 7 del Trattato dell’Unione Europea.

L’esponente dei Verdi olandesi, Judith Sargentini, ha denunciato con chiarezza il “grave rischio” di violazione dei principi europei che l’Ungheria sta correndo, e i due terzi del parlamento, inclusi molti esponenti del Ppe, ( ad eccezione di Forza Italia e Lega che hanno cercato di salvare il tiranno ungherese) hanno votato per avviare la procedura contro l’esecutivo di Viktor Orban in relazione a: detenzione obbligatoria di tutti i richiedenti asilo, compresi i minori, modifica della Costituzione che mina l’indipendenza della magistratura, leggi che riducono il diritto di sciopero, frenano l’operato delle ong e limitano la libertà accademica e quella dei media.

Il parlamento europeo si è giustamente schierato dalla parte del popolo ungherese e dell’Unione Europea, dicendo in modo chiaro che i diritti umani, lo stato di diritto e i valori democratici non sono negoziabili. Dallo scorso aprile in Ungheria le violazioni dei diritti e delle libertà si sono moltiplicate in modo davvero preoccupante.

Ora la procedura passa all’esame del Consiglio Europeo, ma il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, che con il leader ungherese condivide molte posizioni, incluso il controllo dell’autorità giudiziaria, ha già proclamato che la bloccherà.


Caro Salvini, amico di Viktor Orban,
noi non vogliamo che l’Italia  si trovi presto nella situazione dell’Ungheria.
Paola

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La Meridiana, rubrica “Io la penso così”: Una politica di ideali, slanci e competenze.

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LaMeridiana” in edicola oggi, 8 settembre 2018,  di Paola Andreoni.

Come i lettori ben sapranno, il prossimo maggio/giugno 2019 anche Osimo vivrà la tornata elettorale per il rinnovo dei vertici dell’Amministrazione pubblica locale.

L’augurio che faccio e la speranza che coltivo è che il dibattito che precederà le elezioni, sia un dibattito serio, responsabile, costruttivo, e non una campagna elettorale che, sfuggendo ai temi di interesse dei cittadini, sia votata all’odio sociale, agli attacchi personali, al discredito, al gettar fango, senza alcun rispetto per le persone, per la loro dignità,  solo perché far rumore e a spararle grosse c’è chi crede che paghi.

Io, credo che la tradizione della nostra città, che è una città storica, imperniata di cultura, di gente che opera incessantemente, di persone dedite alla attenzione per gli altri, non meriti tali comportamenti che certamente non conferiscono lustro e prestigio alla nostra città.

Osimo merita rispetto, perché è di gran lunga superiore a tali comportamenti di bassa lega, improntati a maleducazione, a strafottenza e al disprezzo degli avversari politici nei confronti dei quali non viene nutrito alcun rispetto.

Purtroppo se il buongiorno si vede dal mattino, già i primi segnali che si stanno percependo non sono quelli auspicati, dal momento che i primi assaggi di propaganda elettorale sono veramente deplorevoli e financo disgustosi.

Anche qui ad Osimo c’è chi soffia sul fuoco dell’odio, illudendosi di collezionare consenso e voti per i  prossimi appuntamenti elettorali.

Giusto criticare e incalzare chi governa, ma utilizzare la menzogna e la maldicenza porta solo problemi e allontana i cittadini dall’istituzione più vicina a loro, forse l’unica che se ne occupa veramente: il comune.

Osimo, per la sua storia, per il suo prestigio, per le sue tradizioni, merita un dibattito politico che faccia emergere i valori di questa città, valori improntati ad umanità, a solidarietà, a serietà, a responsabilità, a rispetto di chiunque in quanto persona, essere umano, a prescindere dal colore politico e da come la si possa pensare.

Serietà significa soprattutto non spararle grosse, non promettere cose impossibili e non raccontare fandonie.

Tali modi di fare propaganda politica partono dal presupposto che i cittadini le bevono tutte e che quando gli stuzzichi la pancia nel senso di “basso populismo”, li entusiasmi e accalappi i loro voti. Non ci sono scorciatoie possibili per risolvere i problemi e  non ci sono bacchette magiche, bisogna che tutti se ne facciano una ragione e contribuiscano alla coesione sociale per far fronte ai problemi.

Osimo merita un dibattito fondato sulle idee e sulle proposte per migliorare la qualità di vita dei cittadini, su contributi utili affinché la comunità cittadina possa crescere e prosperare, e la qualità di vita dei cittadini possa trovare sempre maggiore soddisfazione. Un confronto nel quale le forze politiche cittadine, assumano un ruolo serio e responsabile, salvaguardando le differenze ideologiche e le diverse visioni sul futuro della nostra comunità ma  riconoscendosi in un comune denominatore istituzionale.

I temi da mettere al centro del dibattito, certo non mancano, sono innanzitutto quelli della mancanza di lavoro e quindi della disoccupazione che purtroppo affligge tanti nostri concittadini, togliendo loro la dignità e il diritto di poter avere una occupazione gratificante e che assicuri il vivere quotidiano.

Questo è per me il tema centrale e fondamentale e la città è chiamata a dare contributi su questo affinché si possano individuare soluzioni e interventi di natura politica per incentivare, favorire e sostenere le iniziative produttive della nostra città.

Collegato a questo tema c’è sicuramente anche il dibattito relativo all’incentivazione sempre maggiore dei servizi sociali che possono sostenere le fasce più deboli della popolazione a superare i momenti di difficoltà che rendono difficili la vita di tutti i giorni.

Questi temi hanno bisogno di contributi autorevoli, e non di urla o di seminare paura verso gli immigrati.

Per un politico sembra oggi impopolare e non produttivo di consenso sostenere l’aiuto e la solidarietà anche per queste persone, per questi esseri umani. Le loro storie, i loro drammi, la  loro voglia di migliorare le condizioni della loro vita non devono far paura e non devono essere viste come ostacoli ai bisogni dei cittadini osimani.

Problemi così seri non si risolvono con  le battute ad effetto, ma necessitano il ricorso a quel senso di umanità tipico degli osimani – che nella loro storia sono stati anch’essi emigranti in terre lontane –  e che non sarebbero, oggi, disposti a vendere l’anima e i loro principi, solo per avere consenso elettorale, solo per avere un voto in più.  Verso tale modo di fare politica nutro profonda avversione.

Concludo facendo un accorato appello: Restiamo umani,  e diamo  esempio di buona politica. Una politica di ideali, slanci e competenze.

                La Presidente del Consiglio Comunale di Osimo
************************Paola Andreoni


 

 

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8 settembre: Anniversario della Resistenza e della Liberazione

La sera dell’8 settembre 1943, il maresciallo Badoglio, legge alla radio un proclama che annuncia al Paese l’armistizio tra Italia e Alleati. Gli italiani pensarono alla fine della guerra, invece  una nuova guerra stava iniziando, che per una parte sarà quella tesa alla liberazione del Paese, per un’altra quella della fedeltà alla barbarie del nazifascismo.

L’8 settembre rappresenterà  uno dei momenti più tragici della nostra storia nazionale.
All’annuncio dell’armistizio seguì la precipitosa fuga notturna da Roma di re, governo e comando supremo. L’unica direttiva alle forze armate furono le oscure parole lette da Badoglio alla radio, con l’unica preoccupazione di non cadere in mani tedesche.
Scatta su tutto il territorio italiano, in Francia, in Croazia, in Grecia e Jugoslavia il piano tedesco per il disarmo delle truppe italiane. Si tratta di 1.090.000 uomini dislocati in Italia e di 900.000 dislocati nei Paesi occupati. Un esercito numericamente notevole ma male equipaggiato e con armamento inadeguato alle esigenze del momento.

La notizia dell’armistizio è pubblicata dai giornali italiani (9 settembre 1943). La famiglia reale e i generali, in fuga, raggiungono Pescara e si imbarcano per Brindisi; Roma è abbandonata, e nessuno ne ha organizzato la difesa. L’unico che si impegna in tal senso, è il generale Caviglia, storico rivale di Badoglio.
Nasce il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN): gli antifascisti cercano di coprire il vuoto di potere. Iniziano ad organizzarsi le prime formazioni partigiane che daranno vita a forme di Resistenza armata e civile per i restanti venti mesi di guerra.
Nel nord Italia a Salò si forma la Repubblica Sociale Italiana fortemente voluta dai nazisti di Hitler per meglio poter operare sul territorio italiano.


 

“Prima di dimenticare”: un prezioso dono da parte di zio Piero

Sabato 8 settembre,  il prof. Piero Alessandrini, ricercatore e già docente universitario con all’attivo diversi premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali, autore di libri, saggi ed articoli di natura economica-finanziaria, presenterà in Osimo il suo ultimo libro: Prima di dimenticare. Storia di Alessandro e Nunzia raccontata dai figli.

Come si può ben capire dal titolo, questa volta il prof. Alessandrini non si è impegnato sulle tematiche economiche per le quali è famoso e conosciuto: investimenti, i distretti industriali, il risparmio, i rapporti banca-impresa, il sistema finanziario italiano…
Il nuovo lavoro è un omaggio ai suoi genitori, i miei nonni materni, Alessandro e Nunzia e a tutto ciò che ci hanno insegnato.

Zio Piero ci ha regalato, con questo libro, memorie della storia di alcuni aspetti del passato della nostra famiglia ricca di valori, di vita e di speranza. Un libro dove traspare l’amore e la riconoscenza per nonno Alessandro e nonna Nunzia.
Un libro che va ad arricchire la storia di Osimo perché ben documenta, ( in un arco temporale che va dalla metà dell’Ottocento e attraversa tutto il Novecento) attraverso la nostra storia familiare, le vite difficili di mezzadri, calzolai, filandaie, fino all’ascesa sociale di piccoli imprenditori e artigiani osimani. Ricostruisce il duro lavoro in filanda, in officina e nelle attività domestiche, i momenti drammatici della guerra, il crollo della casa di famiglia, la formazione scolastica dei figli, la loro educazione sentimentale, i giochi in strada, i divertimenti, l’organizzazione quotidiana di una famiglia numerosa.
Osimo, la chiesa di San Marco e via Cappuccini sono protagoniste in molte pagine del libro, per questo motivo invito la cittadinanza e quanti amano la storia della nostra città, alla presentazione del libro:

“Prima di dimenticare.
Storia di Alessandro e Nunzia raccontata dai figli”

Sabato 8 settembre 2018 alle ore 18

presso il Chiostro di San Francesco ( in caso di pioggia presso il Collegio Campana).
Con l’autore Piero Alessandrini, presentano Marco Morroni e Lucilla Niccolini.

Paola


Alcune foto contenute nel libro:
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1947 zio Nazzi e zio Piero il muretto è quello sovrastante i tre Archi
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nonna Nunzia e nonno Alessandro, maggio 1950 festeggiano le nozze d’argento

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Alessandro e Nunzia, fidanzati
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i nonni festeggiano le Nozze d’oro, 1975
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#OSIMANI con l’hashtag: Filiberto Diamanti

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Nell’ascoltare la sua storia, la sensazione è di avere a che fare con uno dei personaggi narrati nei libri dello scrittore cinese Mo Yan,  premio Nobel per la letteratura nel 2012.   Quegli eroi di una volta che riescono a uscire da ogni situazione, anche la più difficile. E gli ingredienti di un racconto accattivante  ci sono tutti: ingegno, avventura, passione, invenzioni, genialità.  Sullo sfondo lui, un #Osimano come tanti, ricco della sua bella storia, figlio della nostra città nella quale vive con la leggerezza del geniale risolutore, l’eccesso di un’anima anarchica   e la concretezza tipica dell’indole osimana.  Anche il nome è da personaggio, un po’ da “cinema neorealista italiano” alla Pietro Germi, per intenderci: Filiberto Diamanti.

 “Vengo al mondo nel gennaio del 1955, di sabato” – così Filiberto, con la sua caratteristica autoironia,  inizia a raccontarmi la sua storia con   aneddoti, esclamazioni osimane, vita privata e professionale che si intrecciano – “Forse dovevo nascere nel 1954, ma allora il parto cesareo si faceva solo in casi rarissimi: solo se il nascituro o la gestante rischiavano di morire.  Per questo, forse, quando sono nato ero già vecchio. Mamma si chiama Maria, mia nonna Geltrude e si racconta che quando mi ha visto nascere ha esclamato sconsolata a mamma “Maria, Madonna quanto è brutto  stu bardascio, è tutto naso  e recchie“. Poi con il tempo un po’ mi ripresi, ero diventato quasi bellino anche a detta del fotografo Arduino, (perchè una volta  si usava far fare ai figlioli le foto a Piazzanuova, sotto il monumento dei caduti).  Il giudizio espresso  dal fotografo Arduino – che di figlioli ne aveva immortalati tanti, e quindi se ne intendeva  – tranquillizzò, non poco, i miei genitori.

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Filiberto è nato in via Cesare Battisti al numero 1, vicino le scalette del Foro Boario. La madre Maria Mengoni ha sempre lavorato nelle fisarmoniche a Castelfidardo, mentre il padre Leonello oltre ad essere stato anche lui in fabbrica nel settore delle fisarmoniche, addetto alla parte meccanica per conto della ditta Busilacchi ( ditta osimana che costruiva fisarmoniche negli anni ’50) ha spaziano in altri settori: muratore, carpentiere, salariato alla Fornace Fagioli,  ecc. Una famiglia di lavoratori che non viveva nel lusso ma di essenzialità. Qualità e valori che Filiberto si è sempre portato dietro.

Racconta Filiberto: “I miei genitori – per necessità – sempre impegnati al lavoro mi lasciavano sovente solo e gran parte della mia formazione e crescita sono stati gli amici e alcuni spazi pubblici, caratteristici della nostra Osimo: i giardini di Foro Boario ( oggi Piazza Giovanni XXIII) e via Cappuccini.”
Nel parlarmi degli amici, a Filiberto gli si illuminano gli occhi. Tanti, un lungo ed interminabile elenco di nomi con i quali ha condiviso giochi, confidenze, momenti goliardici, spensieratezza, ragazzate, ma anche il dolore per tragici eventi: Tonino Borsini, Marco Mazzieri, Adriano, Mario Belelli, lo sfortunato Andrea Marchetti detto “Ciaccioni”, Mauro Mezzelani, Alfredo Graciotti, Sandro Bambozzi, Claudio Tabuzzi, Moreno Frontalini,  il povero Luigi Marziani,  Rodolfo Mazzoni.
Riflettendo oggi su quel periodo e sui suoi amici,  Filiberto mi confida che con la  maggior parte di loro, aveva  in comune la grande voglia di stare insieme ( semplicemente per chiacchierare), l’esagerazione nei sentimenti e nelle azioni, la “fame di vita”, una   curiosità mai doma.  Oggi si direbbe, che quei ragazzi erano  un gruppo che viveva volutamente ai margini. Ai margini della parrocchia e dell’oratorio di San Marco  malgrado l’impegno e i tentativi di approccio di don Guerriero e di don Luigi Lucianetti. Lontani dall’impegno scolastico che veniva visto come una “perdita di tempo” ed un’ imposizione più che un’opportunità di crescita e formazione.
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Sicuramente, racconta Filiberto,  il metodo “forte” del maestro Guido Ruzzini non ha aiutato, ma anche quando il maestro è cambiato e la guida è passata al maestro Carlo Gobbi, le sue nuove metodologie pedagogiche –  i suoi disperati tentativi  di coinvolgimento – si sono infranti con il mio e nostro disinteresse per tutto ciò che erano libri e penne, presi come eravamo per i giochi all’aperto, per le battaglie tra bande, per le  avventure e le imprese pomeridiane, per tutto il mondo che c’era e si muoveva con vivacità   fuori dalle “spente” mura scolastiche.

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E così che – con il dispiacere di Maria,  di Leonello (e della zia Viola che con i genitori si era assunta il compito di educare il piccolo Filiberto)  le cui  fatiche del duro lavoro quotidiane erano mitigate dalla motivazione e dalla speranza di poter offrire  un avvenire migliore al loro unico figlio -, a 14 anni Filiberto abbandona definitivamente la scuola e inizia il suo percorso professionale come apprendista in una officina meccanica  di stampi e tranciature per lamiere.

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Nel lavoro, anzi per meglio dire, nei tanti lavori svolti,  perchè Filiberto pur figlio di una stagione, quella degli anni ’60 caratterizzata  dal “posto fisso” e dal “posto di lavoro che rimaneva quello per tutta la vita” è stato – anticipando i tempi e come lo sono i giovani di oggi –  un lavoratore orientato alla  flessibilità.

Trovato un lavoro ed acquisitene tutte le competenze, senza alcun problema ha cambiato  posto e spesso anche tipologia di lavoro,  affrontando le nuove esperienze  con entusiasmo e con  spirito sempre giovanile,   di chi vuole  mettersi di fronte a nuove  sfide e conoscere nuove tecnologie e  nuovi mestieri.

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Con questo atteggiamento “eclettico” nell’ affrontare la vita, sempre pronto con il suo bagaglio ricco di esperienze e competenze  Filiberto ha lavorato, poi,  in diverse ditte artigianali: ad Osimo presso la carrozzeria di Leonardo Rossi in via Pompeiana, a Camerano presso la ditta Mobil Fer dei f.lli Bontempi,  poi a Castelfidardo presso Cintioli Italo e la ditta O.T.S.,  in queste ultime come operaio meccanico imparando ad utilizzare le presse e la tranciatura di lamiere per la realizzazione di stampi. A 19 anni  è carpentiere  presso la ditta “Bugatti e Pizzichini” impegnato a calandrare e saldare putrelle in ferro che servivano per realizzare le  strutture delle gallerie autostradali.  A 20 anni altro lavoro pesante e di precisione, presso la ditta “OSET di Pieralisi Piero” a Castelfidardo, nuovo lavoro e un nuovo mestiere ad arricchire il bagaglio personale delle tante abilità già acquisite.

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A 21 anni per Filiberto “passa il treno della vita” l’opportunità a cui  tutti gli osimani negli anni ’70 aspiravano: viene assunto “fisso” alla Lenco. Occasione che Filiberto non aveva cercato ma che gli è stata proposta dal capo officina Enzo Casavecchia che a quel tempo era alla disperata ricerca di operai specializzati, capaci di lavorare il ferro per la parte meccanica dei mangianastri e dei piatti per giradischi. Cinque anni alla Lenco, cartellino per firmare n° 780, questo per dire l’importanza che rivestiva per l’economia osimana la Lenco, praticamente quasi un osimano per famiglia lavorava nella fabbrica di via Guazzatore.
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Con l’arrivo della  concorrenza  asiatica finisce il “sogno industriale” osimano   della Lenco. La storia è ben nota ed è stata contrassegnata da un lungo e irrefrenabile declino aziendale della fabbrica che ha visto, per i tanti dipendenti , prima la cassa integrazione straordinaria  e poi il licenziamento definitivo di tutte le maestranze occupate.

Filiberto anche in questo caso, in controtendenza rispetto ai più, non ci sta a fare il “cassaintegrato” ( che voleva dire stare a casa per diversi anni, senza fare nulla, con la garanzia di circa l’ 80% dello stipendio). Viste le prime avvisaglie di crisi, – anche stanco della vita di fabbrica, delle presse, del loro rumore assordante, quei 120  “insopportabili” colpi al minuto e inorridito dai tanti incidenti di lavoro ai quali aveva assistito con svariati colleghi rimasti con le dita sotto la pressa, invalidi per tutta la vita – si licenzia.
Con i soldi della liquidazione, del ricavato della vendita della, ancor nuova “Alfa sud” e con l’aggiunta della firma di “un mare” ( come citato  da Filiberto) di cambiali, si compra un camion usato e inizia una nuova attività, da tempo cullata nel cassetto dei sogni: diventa camionista.

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Un lavoro rivelatosi faticosissimo ma svolto sulle ali dell’entusiasmo. Consegne (prioritariamente di mobili)  in tutta Italia da Bolzano alla Sicilia,  con un mezzo vecchio, senza servo sterzo che perdeva acqua e che ogni 300 chilometri richiedeva di essere rimboccata. Inoltre a quel tempo non esistevano i “navigatori”, smartphone e computer.   La guida della strada, per trovare i luoghi e le vie di consegna, era l’atlante stradale. Tante le difficoltà  affrontate: ghiaccio, neve, caldo, nebbia, traffico, strade tortuose, carichi e scarichi, ecc. Un’attività che malgrado il faticoso impegno e il notevole sforzo fisico, Filiberto ha portato avanti con grande passione e soddisfazione dei suoi clienti ( i più importanti mobilieri della nostra zona) per quasi 31 anni, fino al 2012, fino alla meritata pensione.

Anni passati sulla strada, spesso partendo da Osimo il lunedì e rincasando solo il fine settimana. Anni nei quali Filiberto ha perso il contatto con i suoi “vecchi” amici osimani,  ma diventando amico di migliaia di colleghi incontrati sulle strade, nei magazzini, nei ristori e con i quali è scattato un bel rapporto di solidarietà e di generosità. Sentimento quest’ultimo che è innato in Filiberto e che non si estingue facilmente, soprattutto per chi lo pratica.
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Anni passati sulla strada da solo: lui e il suo camion di consegne. Racconta Filiberto: ” sulla strada impari a riflettere, a mantenere la calma, il controllo di qualsiasi situazione che ti può capitare. A volte la sera partivi con la nebbia che ti accompagnava fino a Melegnano Milano. Dormivi tre ore, dentro la cabina del camion,  e l’indomani mattina iniziavi a scaricare , entravi dentro Milano con un camion lungo 12 metri, eri in doppia fila e spesso capitava di fare questione con l’impazienza e l’intolleranza degli automobilisti che volevano passare o dei vigili che non ti facevano sostare. La gente spesso non si rende conto della fatica del lavoro di un camionista, che non eri lì per divertimento,  ma per rifornire i negozi dove facevano spesa.”
In questi anni di camionista Filiberto è incappato anche in alcuni gravi incidenti stradali, il più grave nel 1984 camion distrutto, ma la forza d’animo di questo osimano “eclettico” l’ha sempre fatto ripartire, anche dopo le cadute più rovinose.
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Da una persona  metalmeccanico a 14 anni, ex carpentiere di fatica, addetto alle presse dal rumore insopportabile e da ultimo da ex camionista alla guida di un bestione della strada per oltre 31 anni non puoi che aspettarti una persona con  un carattere duro, determinato, un caratteraccio, “costruito” negli anni, durante quelle giornate infinite passate sulla strada, in mezzo a mille e più imprevisti.

Filiberto Diamanti, invece, non è nulla di tutto questo, è una bravissima persona. Un marito sempre vicino alla sua amata Pamela che gli è stata sempre accanto, anche  nelle sue scelte più difficili,  e con la quale condivide, oggi, le passioni della bicicletta, della moto e della canoa che da pensionati hanno rispolverato.  Filiberto è anche un affettuosissimo padre e un tenerissimo nonno e il premuroso figlio della signora Maria, oggi 93enne.

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Fili ( come lo chiamano i suoi amici) è una persona squisita, un bravo osimano che ho voluto conoscere incuriosita dalle creazioni che spesso mette in bella mostra davanti lo stop,  tra l’incrocio di via Olimpia e piazzale Giovanni XXIII.

Perchè, poi, entrando nel suo laboratorio, vicino la scuola materna del “Foro Boario”,  scopri  un’altra anima di Filiberto: quella dell’artista e del genio. Come Archimede Pitagorico di Walt Disney, Filiberto nella sua tana, crea giochi per la nipote o composizioni artistiche legate a qualche evento. A volte sente accendersi la lampadina in testa e trova la soluzione migliore con la quale risolvere un problema, anche quelli di piccolo conto ma che aiutano la qualità della vita.   In quei momenti immagino Filiberto gridare “Eureka”,  e lo  senti  lavorare di impegno – sempre allegro e divertito –  con le sue  pialle e saldatrice.
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Filiberto è rimasto meravigliato del mio interessamento alla sua storia ritenendola, senza alcun rimpianto, una storia “normale”, di poco conto, come ce ne sono tante in Osimo. Io, invece, ritengo che quella di Filiberto così come  le storie delle persone comuni, della nostra piccola comunità, hanno una forza straordinaria.

Sono storie che soddisfano la nostra curiosità, con le quali  possiamo confrontarci e  trarne ispirazione. Questo non significa che se ne approvano sempre le idee e i valori ( ad esempio come posso da insegnante apprezzare, della testimonianza di Filiberto,  il marinare la scuola o il fatto di considerarla di poco conto per  la formazione personale ?) ma ai miei occhi ( e credo lo sarà anche agli occhi dei  lettori della storia) Filiberto  “l’ eclettico”, rimane una persona vera e credibile  e la sua storia personale  va ad arricchire  quella collettiva della nostra piccola comunità osimana.
Grazie Fili.

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La Presidente del Consiglio Comunale
*****prof.ssa Paola Andreoni

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Festa di San Giuseppe da Copertino

Osimo si prepara per la festa del patrono San Giuseppe da Copertino. Ricco il programma degli eventi della fiera: cerimonie religiose e manifestazioni ricreative, sportive  e gastronomiche.
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Sulle pagine de La Meridiana, la storia di un #Osimano:Diamanti Filiberto

Pubblicata sulle pagine del settimanale “la Meridiana” la bella storia che ho raccolto di un osimano che ho definito “eclettico”: Diamanti Filiberto. Una brava persona e un osimano “Archimede Pitagorico” che in occasione di qualche evento cittadino sa con ingegno e fantasia creare con materiale povero o di scarto delle piccole creazioni artistiche. Un altra pagina di #Osimani che va ad arricchire la storia collettiva della nostra comunità osimana.

Da mercoledì la pubblicazione del post integrale dell’ articolo dedicato a Filiberto,  arricchito di foto e dei commenti dei suoi amici.

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✿⊱ Quando settembre inizia con la pioggia ✿⊱

 

    Una nota per ogni domenica

                                                                                       

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E’ settembre
con agosto se  ne è andato anche questo struggente e dolcissimo cantante – poeta
che ho sempre amato e non solo per le sue ballate impegnate 

A tutti Voi dedico questa canzone di Claudio Lolli❤️❤️❤️

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” Ti ricordi, Michel del banco nero in terza fila,
che ascoltò tutte le risate,
di due bambini che vivevano in un sogno che non si ripeterà….
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