La Notte Oscura di Halloween anche per le vie di Osimo

La festa di  Halloween, la festa  di origine anglosassone con la sua tetra atmosfera di paura e mistero,  ha conquistato tutto il mondo e  da tempo è arrivata anche per le vie della nostra città.
Purtroppo spesso le sfilate di zombie e mostri, i dolcetti o scherzetti, i giochi, le streghe e le macabre mascherine in nero e arancione all’insegna di terrore e spavento, hanno lasciato il passo e  protagonisti negativi assoluti della festa sono diventate le bombolette spray con la loro schiuma e la “lotta dei ragazzi  all’imbrattarsi”.

Un peccato perchè anche  questa “festa”, come nel suo spirito, deve avere come ingrediente fondamentale la risata,  ( e non il rincorrersi per la piazza a sporcarsi ) che la rende una ricorrenza adatta ad un momento di svago per  grandi e piccini.

Sdrammatizzare e non prendersi troppo sul serio sono le regole fondamentali per un Halloween perfetto e per nostra fortuna – come al solito – non mancano i “Grandi Osimani”   che lo hanno capito.

( Filiberto Diamanti così segnala in via Olimpia l’arrivo della notte oscura )

( anche  questo “strano personaggio” 90enne osimano si aggirava, questa sera, per Corso Mazzini con il suo carico di dolcetti o scherzetti )


Paola

29 ottobre 1967 parte da Osimo l’avventura della Lega del Filo d’Oro con l’Istituto Medico-Pedagogico Nostra Casa


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Grazie a don Dino Marabini e alla sordo-cieca Sabina Santilli, il 29 ottobre 1967, parte dalla nostra città l’avventura della lega del Filo d’Oro.
Il tutto è partito da una piccola struttura ( due camere da letto, un’aula, una sala da pranzo, una cucina e un piccolo ufficio), nella ex Scuola elementare della frazione di San Biagio di Osimo ed i primi ospiti sono stati  quattro bambini sordo-ciechi provenienti da diverse città d’italia.
La nuova struttura  prende il nome di  “Istituto Medico-Pedagogico Nostra Casa” e in poco tempo ai primo quattro ragazzi si aggiunsero altri ospiti, tutti bambini portati ad Osimo da genitori che prima si erano rivolti ad istituti di assistenza, senza tuttavia trovare quello che in cuor loro stavano cercando per i loro figli: una reale possibilità di riabilitazione e di conquista di autonomia per una vita migliore.
Più di 50 anni sono passati, tante le tappe, non prive di difficoltà,  di una storia arrivata fino a noi e tante le sfide vinte sulla strada dell’autonomia e dell’obiettivo di permettere anche a chi è  privato della luce e dei suoni di avere il proprio posto nel mondo.
Un pensiero alle prime “pioniere maestre” che con tanta  passione,  e slancio sposarono  la causa di don Dino, Sabina e degli altri soci fondatori della Lega. Non so come si chiamavano, fra loro c’era certamente Maria Arfelli. E’grazie a loro,  alla  loro testimonianza, alle loro prime sperimentazioni pedagogiche, al loro entusiasmo ed allo spirito con cui si  presero cura dei bambini  che la Lega ha costruito  la propria ricchezza di valori che ancora oggi animano e sono alla base della storia e del progetto di questa Associazione oggi conosciuta in tutt’Italia.

Eugenio Scalfari: La luce di Draghi nel buio italiano

giornale La Repubblicadi Eugenio Scalfari,  28 ottobre 2018. La luce di Draghi nel buio italiano
Contro l’Ue sono schierati tutti e due i vicepremier, ma Salvini con condizioni ben più ambiziose: l’Italia come paese leader di un’Europa divisa in mille pezzi, lui dittatore in casa e delegato dello zar Putin

Conosco molto bene e da molto tempo Mario Draghi, da quando Ciampi era al governo e poi al Quirinale. Draghi a quell’epoca era poco più d’un giovanotto, di ottimi studi e di ferma volontà, avendo anche il pregio d’esser fedele ai compiti che gli venivano affidati e alle persone che glieli avevano conferiti. Ricordo ancora una sua telefonata (lui da Roma ed io in vacanza in Sardegna) con la notizia che gli stava per essere conferita la nomina alla presidenza della Banca centrale europea. La sua residenza ufficiale sarebbe stata Francoforte e quindi ci saremmo visti di rado. Infatti se riesco a vederlo, da quando ha quella carica, due volte l’anno è praticamente un miracolo; le telefonate sono cinque o sei e naturalmente non vertono sul suo lavoro ma sui personaggi della cultura politica ed economica italiani (pochi) europei e americani (molti). Comunque ci vogliamo bene, io certamente a lui.

Scadrà dalla sua carica a novembre dell’anno prossimo e io vorrei che ottenesse una carica europea di carattere presidenziale per lottare in favore di novità tecnologiche, politiche e anche militari in un mondo di continenti. Draghi quel mondo lo conosce bene e sa anche che se l’Europa entro tre o quattro anni non l’avrà raggiunto, non conterà più niente, ma per quanto lo riguarda non vuole neppure sentir parlare di un’altra carica pubblica. O almeno così dice. Personalmente io spero di no, ma temo che non mi ascolterà.

Comunque ora vediamo che cosa sta accadendo tra lui e l’ineffabile Di Maio. Contro l’Europa sono schierati tutti e due i vicepremier del nostro governo, ma Salvini con condizioni ben più ambiziose: l’Italia come paese leader di un’Europa divisa in mille pezzi, lui dittatore in casa e delegato dello zar russo Vladimir Putin, nel Mediterraneo che, almeno fino a Tripoli, dovrebbe diventare un bacino italo-russo, con tutto ciò che ne consegue nell’Africa sahariana. Torniamo a Draghi e alla bega con Di Maio.

Il leader dei 5 Stelle vorrebbe che Draghi scomparisse dalla vicenda italo-europea, o meglio che fosse presente per aiutare l’Italia. Lo dice da qualche giorno dopo che Draghi ne ha fatto cenno con poche parole da Francoforte. L’Italia ha indicato una linea sui conti pubblici che non concorda con quella europea. Ma questa linea, che piace molto al governo italiano, esiste anche in Europa ed è composta da paesi che guardano molto di più verso Est che verso Ovest: la Polonia, l’Ungheria e una parte della Germania; e una Francia dove la popolarità di Macron vale meno del 30 per cento; e poi la Danimarca, la Norvegia e la Svezia che sembrano tornate ai tempi di Amleto; e la Sassonia, la Renania e la Baviera che ricordano i tempi di Weimar. In un’Europa così slabbrata esistono però istituzioni ancora efficienti, con una linea chiara e netta nei confronti dei paesi che sgarrano, soprattutto quando lo sgarro proviene da uno dei 19 Stati membri dell’Eurozona. L’Italia è per l’appunto uno di questi.

La nostra politica europea e quella economica le fa soprattutto Di Maio per la semplice ragione che la Commissione europea ha messo sotto accusa la politica debitoria che i 5 Stelle, con il consenso di Salvini, hanno immaginato e trasmesso alle autorità europee le quali a loro volta hanno respinto quelle proposte e concesso tre settimane di tempo all’Italia per emendarle nel giusto modo. Il governo italiano non ha però alcun interesse ad accettare il diktat europeo; semmai a peggiorarlo. Il deficit pubblico, come è stato previsto da molti banchieri e advisor europei e americani, aumenterà dal 2,4 al 2,7 per cento del Pil. Non sarebbe un’enormità, altri paesi europei, tra i quali il Portogallo, hanno addirittura superato il 3 per cento, ma nessuno ha un debito all’altezza di quello italiano, che è il secondo in tutto il mondo. È a questo punto che è intervenuto Draghi, con il suggerimento di indurre il nostro governo a rendersi conto della situazione, illustrata dal rapporto tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi, che funge da barometro giornaliero. La Bce può certo intervenire direttamente ed anche attraverso la Banca d’Italia per acquistare titoli italiani a breve termine e vendere quelli a lungo termine, o viceversa, secondo le circostanze. Altro non può fare se non dare consigli e utilizzare il suo portafoglio obbligazionario a lungo termine pubblico e privato.

Per far ripartire l’economia, il nostro governo, secondo me, dovrebbe diminuire il cuneo fiscale di almeno 20 punti, prendendo l’impegno di un’ulteriore diminuzione del 10 per cento che dovrebbe aggiungersi al 20 ogni anno, fino ad aumentare il taglio del cuneo del 50 per cento e anche di più. È molto difficile però che l’Inps riesca a far fronte ad un taglio di metà del cuneo fiscale solo con i propri mezzi. Si creerebbe in quel modo una crisi di liquidità nell’Inps, non sopportabile per l’assistenza che l’Inps assicura alle imprese e ai lavoratori. Sarebbe pertanto necessario, se si adottasse questa politica, in tutti i sensi positiva per le nostre finanze, che lo Stato provvedesse al rifinanziamento di quel taglio. Il modo è molto chiaro: una legge fiscale con imposte adeguate e con criterio progressivo che non soltanto dia allo Stato la possibilità di finanziare l’operazione sul cuneo, ma faccia diminuire le diseguaglianze tra redditi molto elevati su un numero di contribuenti modesto e invece attenuate sui contribuenti a basso reddito.

Sarebbe dunque un’operazione doppiamente utile: incoraggiare la produzione e l’impiego e diminuire le diseguaglianze dei redditi. Questa operazione fu tentata da Prodi quando insediò i governi dell’Ulivo, ma fu fatta per ragioni più teoriche che pratiche: il taglio del cuneo oscillò tra il 3 e il 5 per cento ed ebbe il tempo di un anno per recare qualche beneficio; ma la cifra era talmente ridotta e il tempo a sua disposizione così scarso che l’atteso beneficio non ci fu affatto e l’operazione non fu più ripetuta. Questa a mio avviso dovrebbe essere la politica del Tesoro nei prossimi mesi. Il ministro Tria è probabilmente in pieno accordo con l’ipotesi sopra descritta ma abbiamo la fortuna (o l’infortunio) di avere come ministro addetto agli affari europei un uomo fermo, deciso e molto spesso con convinzioni assai sbagliate, nella persona di Paolo Savona.

Savona condivide interamente la politica economica del governo, sia all’interno sia in Europa. Si rende anche conto che le autorità europee sono state inevitabilmente contrarie alle proposte italiane e le hanno bocciate dandogli solo tre settimane di riflessione per cambiarle. Savona evidentemente se ne infischia di questo contrasto italo-europeo. Le sue idee sono quelle del governo italiano, probabilmente da lui stesso influenzato alla loro elaborazione. Pensa che vadano mantenute e che, qualora l’Europa adottasse provvedimenti punitivi, noi potremmo avviare la procedura di uscita dall’Eurozona, ripristinando la lira al posto dell’euro per almeno tre anni e forse anche più. La lira nelle mani di chi se ne intende come lui potrebbe prestarsi a libere manovre deflattorie o inflazionistiche. Per lui sarebbe probabilmente un paradiso, per il nostro paese un inferno vero e proprio. Stiamo a vedere che cosa accadrà.

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L’ultimo tema da affrontare è quello di Matteo Renzi che con tutto quello che accade avrebbe molto da fare come del resto l’intero partito democratico che dovrebbe essere ben informato per stanare Di Maio e bloccare l’ascesa dittatoriale di Salvini. Ho cercato di parlare con Renzi che da molti mesi non ho più sentito, ma mi hanno risposto che da qualche giorno è in Cina. Immagino che si tratti d’un viaggio di vacanze perché mi sembra assai dubitabile che Renzi abbia l’intenzione politica di parlare con il capo cinese. Comunque prima di partire aveva rilasciato una dichiarazione: aveva scoperto l’esistenza di piccoli circoli fondati da giovani che avevano più o meno le idee liberal-democratiche del partito ma non avevano alcuna intenzione di entrarvi. I piccoli circoli erano spesso in relazione tra di loro e formavano una sorta di interessante movimento che avevano probabilmente l’intenzione di rendere istituzionale. Renzi, quando fece questa dichiarazione pochi giorni fa, sembrò molto interessato a prender la guida di questi circoli, non tanto come leader politico ma soprattutto come maestro. Come tutti ricordiamo Matteo Renzi, che nel 2016 era molto seguito dal partito democratico e nelle elezioni europee aveva toccato il vertice del 40 per cento, dopo il referendum costituzionale decadde con la velocità di una grossa pietra attratta dalla terra come Newton teorizza. Dopo quella sconfitta Renzi appunto precipitò e alle elezioni del 4 marzo l’intero partito finì per terra passando dal 40 a meno del 20 per cento. Peggio di così non era prevedibile. Ora ci vuole un rilancio e Renzi sembrerebbe orientato a fondare un movimento che si muova liberamente tra il centro e la sinistra e si allei con il Pd riconoscendogli la leadership dell’area di centrosinistra. Questo è quanto abbiamo capito ma nei prossimi giorni, dopo la vacanza cinese, Renzi spiegherà meglio quello che ha in testa.

Per quanto personalmente mi riguarda io ho sostenuto varie volte in questo mio articolo domenicale la necessità che sorga un movimento ma non fatto da piccoli circoli giovanili (i quali peraltro sarebbero benvenuti) ma da tutti quelli che sono sostanzialmente liberaldemocratici ma usciti dal partito proprio perché la presenza di Renzi era per molti diventata insopportabile. Molti di questi ex militanti del Pd sono andati a finire tra le file dei grillini che a quell’epoca contavano appena il 10 per cento ma si infittirono e crebbero rapidamente con l’ingresso di ex liberaldemocratici. Molti altri rinunciarono a votare e sono stati stimati, al netto dell’astensione normale, tra il 20 e il 25 per cento. Non è poco se fossero riassorbiti da un movimento di quel colore e di quella cultura politica.

Se tra il rilancio del partito e la nascita di un movimento di questo genere si raggiungesse il 25 per il partito e il 30 per il movimento sarebbe addirittura oltre il 50 per cento dei voti; ma se questa ipotesi risulta troppo ambiziosa, sicuramente da quella sommatoria si arriverebbe al 40 per cento. Un blocco non privo di peso nella politica italiana. Renzi dovrebbe essere tra i dirigenti del partito ma con cariche non troppo incisive. Il gruppo dirigente è ben noto e ha il carisma necessario, da Minniti a Zingaretti, a Franceschini, a Zanda, a Delrio, a Calenda, a Fassino, a Martina. Partito e movimento: questo per un osservatore spassionato è il punto d’arrivo. Fate presto perché il tempo passa veloce.



Evento 'Il Cortile dei Giornalisti'

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Una società che non ha utopia è destinata a morire

C’è una Università a Verona, l’Università del Bene Comune, che annualmente conferisce la Laurea honoris causa in Utopia. Quest’anno ( il prossimo 27 ottobre ) questo prestigioso riconoscimento verrà conferito a Domenico Lucano (il Sindaco di Riace attualmente sospeso dalle sue funzioni) con la motivazione ” per aver avuto l’audacia di sognare, far sognare e realizzare il proprio sogno insieme alla sua comunità trasformando un’utopia in realtà“.
 
A Riace l’accoglienza e la valorizzazione delle persone immigrate ha riportato vita, a Roma e in molte altre parti d’Italia le misure che spingono tanti immigrati a diventare “irregolari” crea buchi neri dove la criminalità e la morte prendono il sopravvento..

Forse, se ognuno e ognuna di noi comincia a perseguire la “laurea in utopia”, anche il nostro Paese, tanto spaventato e ripiegato su se stesso, potrà rivivere.

Paola
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Esprimo tutto il mio dolore e cordoglio ai familiari di Desirèe Mariottini.

In seguito al drammatico delitto compiuto contro la giovanissima Desirèe Mariottini (16 anni) esprimo il più sentito cordoglio ai familiari ed ai cari colpiti da un così drammatico lutto, auspicando che sia fatta piena luce sull’accaduto e siano al contempo individuate le singole e specifiche responsabilità dell’autore o degli autori dell’omicidio e della violenza.

Paola

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Sono passati 100 anni: il 4 novembre 1918 , in Italia, finiva la prima guerra mondiale.

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Una carneficina che insanguinò l’Europa, un’Europa che, dalla sua fondazione negli anni Cinquanta, ci ha consentito di vivere anni di pace. Una unità europea che oggi è minacciata dal rinascere dei nazionalismi, nazionalismi che furono una delle cause della Grande Guerra.

Per avere un’idea della dimensione di quel conflitto che stravolse il mondo dal 1914 al 1918, caratterizzato da una violenza senza precedenti, si devono citare dei numeri: complessivamente 9,7 milioni di uomini trovarono la morte, circa due milioni di tedeschi, un milione e ottocento mila di russi, un milione e quattrocentomila di francesi, un milione e centomila di austroungarici, 885.000 di britannici, 650.000 di italiani e 116.000 di americani e tanti di altri stati belligeranti.

I numeri non hanno un’anima, ma quelli della guerra contengono tutto il dolore degli uomini.
Paola


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Monumenti, Targhe, Cippi e Lapidi di OSIMO: la Grande Guerra 1915 – 1918, posted il 28 ottobre 2015;

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Mensa scolastica inaccessibile per i bimbi stranieri di Lodi

Maurizio Crozza commenta da Fabio Fazio, nel programma “Che fuori tempo che fa”, il caso della mensa scolastica inaccessibile per i bimbi stranieri di Lodi. “Quando pensi che questo Paese abbia toccato il fondo, ti stupisce sempre – dice il comico -. La gente normale ha fatto una colletta per pagare la mensa ai bambini extracomunitari esclusi dalla Sindaca.
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Siamo ad un passo dalle leggi razziali…
Paola

Di fronte a Leggi ingiuste che fare ?

“…In passato, chi ha salvato gli ebrei lo ha fatto violando le leggi che allora erano in vigore”.
Così il sindaco di Cerveteri (Roma) Alessio Pascucci si schiera con Mimmo Lucano, attacca Salvini e si autodenuncia. “I sindaci hanno il dovere di proteggere persone in pericolo“.


Condivido.
Paola

Lo chiamano CAMBIAMENTO. Ma è veramente un’ Italia migliore ?

C’è un Sindaco a Lodi, Sara Casanova, che ha deciso di ricordare l’80º anniversario delle Leggi Razziali inventandosene di simili. Ha cambiato il regolamento delle mense scolastiche di Lodi, che di fatto andrà a precludere l’accesso al servizio ad oltre 300 famiglie extracomunitarie. Il nuovo regolamento, approvato dal Comune a guida Lega, che disciplina i servizi scolastici come mensa e scuolabus prevede che chi vuole accedere alle agevolazioni tariffarie, infatti, deve presentare la documentazione Isee. Il problema, però, è che agli stranieri viene richiesto in aggiunta un documento del proprio Paese d’origine, con traduzione in italiano giurata, che attesti che lì non possiedono nulla. Molti, a causa della difficoltà di reperire un documento del genere, rinunciano. Ma questo significa automaticamente passare nello scaglione più alto, che molti extracomunitari non riescono a pagare. E dunque devono rinunciare al servizio della mensa e dello scuolabus. La Sindaca del Comune di Lodi l’ha definita una norma ‘antifurbetti’.

C’è un altro Sindaco a Riace, si chiama Domenico Lucano che invece crede nella integrazione dei migranti, e nello strumento degli Sprar. Questo Sindaco considera gli immigranti come un valore aggiunto e non un pericolo imminente o un problema. L’idea è quella di una società aperta, in controtendenza rispetto alla tossica retorica dell’allarme invasione dei sacri confini nazionali da serrare col lucchetto. Ora questo Sindaco è agli arresti domiciliari e il modello virtuoso proposto sta per essere, anche a seguito del disegno di legge sulla sicurezza e l’immigrazione del ministro dell’interno Matteo Salvini, stracciato. Il disegno di legge sulla sicurezza e l’immigrazione , infatti, prevede di chiudere i piccoli progetti di immigrazione ispirati al modello Riace e raggruppare tutti i richiedenti asilo in grandi centri.

Ora c’è da decidere da che parte stare. Chiediamocelo tutti e lo chiedo, in particolare, agli elettori del M5Stelle e a quanti hanno aderito a questo movimento confidando sinceramente in un cambiamento di giustizia e di rispetto.
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Grande successo per la prima della stagione di prosa 2018-2019: “Massimo Lopez & Tullio Solenghi Show”

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Quello andato in scena ieri sera al Teatro “La Nuova Fenice” con il primo spettacolo del cartello della stagione di prosa 2018-2019 con “Massimo Lopez & Tullio Solenghi Show”, non è stato solo una spassosissima carrellata di sketch, imitazioni, esibizioni musicali e aneddoti amarcord che ha travolto e divertito la numerosa platea.
Abbiamo rivisto sul palco del nostro Teatro comunale, grazie alla sapiente organizzazione dell’Assessore avv.Mauro Pellegrini, la magia di due artisti poliedrici, nonché cari amici: Massimo Lopez e Tullio Solenghi riportando il pubblico negli anni ’80 quando, assieme ad Anna Marchesini, diedero vita al Trio più divertente e famoso d’Italia.
Bravissimi come sempre i due comici e toccante la lettera che hanno dedicato ad Anna sulle note di Gabriel’s Oboe di Ennio Morricone. Uno spettacolo divertente e piacevole che ha lasciato me e penso anche  tutti gli spettatori a bocca aperta, strappando grandi risate. Esilarante l’imitazione dell’incontro tra Papa Bergoglio e Papa Ratzinger.
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“Non l’ha ucciso la morte, ma due guardie bigotte, che gli cercarono l’anima a forza di botte”

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Finalmente si è scoperto che non è stata l’epilessia.

Finalmente si è scoperto che Stefano Cucchi non è caduto dalle scale.

Finalmente è uscita fuori la verità. Stefano Cucchi, dopo il suo arresto nell’ottobre del 2009 per venti grammi di hashish, è stato ucciso da “due guardie bigotte che gli cercarono l’anima a forza d botte” per dirlo con le parole di Fabrizio De Andrè.
Ucciso da una azione combinata da parte di due carabinieri “bulli” che  hanno preso Stefano a pugni in faccia, calci alla schiena, calci in faccia mentre era a terra, facendogli sbattere violentemente il bacino e la testa.
Il muro è crollato, come ha scritto la sorella Ilaria. Il carabiniere Francesco Tedesco, quello a cui il maresciallo Mandolini, suo superiore, disse di dire che non era successo niente, alla fine ha raccontato la scena, descritto il selvaggio pestaggio, raccontato le bugie, i depistaggi, le minacce più o meno velate. Spunta fuori anche una notazione di servizio con la segnalazione dei fatti, finita chissà dove.

Finalmente dopo quasi dieci anni e grazie alla tenacia dei familiari ed alla fermezza di una Magistratura che fa il suo dovere,  siamo venuti a sapere che Stefano Cucchi è stato ammazzato, massacrato di botte da due ” indegni servitori dello Stato” in divisa. Un omicidio per mano dello Stato italiano, nascosto, occultato, sotterrato, fino a ieri, dai presunti servitori di questo stesso Stato, il cui vicepremier e ministro dell’Interno, parlando della sorella, disse “Mi fa schifo”.
Quel Salvini che ora la invita al Viminale, nell’ennesima esibizione di squallida ipocrisia. Quello stesso Salvini che parlando del reato di tortura disse che le forze di polizia “devono avere libertà assoluta di azione, se devono prendere per il collo un delinquente e questo si sbuccia il ginocchio o si rompe una gamba sono cazzi suoi, ci pensava prima di fare il delinquente”.
Ora Salvini gioca a fare l’uomo di Stato, forse adesso, di fronte all’evidenza dei fatti, Ilaria Cucchi non gli fa più schifo, o più probabilmente è l’ennesima occasione per far propaganda.
C’è solo un cosa che il Ministro dell’Interno amico dei poliziotti violenti dovrebbe fare: tacere, e chiedere scusa, per le offese e le umiliazioni nei confronti di Cucchi e della famiglia. Ma da chi sta cercando di creare un nuovo Stato di polizia basato sulla repressione violenta da parte delle forze dell’ordine e sulla loro assoluta libertà di commettere ogni arbitrio, non c’è da aspettarsi alcuna cosa.


Tutta la mia vicinanza e solidarietà ad Ilaria ed alla famiglia Cucchi. Non si può arrestare un ragazzo, anche se tossico, per mai più renderlo alla famiglia.
Un grazie, anche, al pm Giovanni Musarò che con coraggio e determinazione sta cercato, senza mai mollare, una verità che a molti fa comodo sottacere.
Paola

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7 Ottobre 2002…….il vento soffia ancora

16 anni fa moriva Pierangelo Bertoli, il cantastorie che sapeva  trasmettere passione e coraggio. Era il 2002, eppure il vento soffia ancora.

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6 ottobre

Ho festeggiato un altro anno della mia vita. Grazie di cuore per i numerosi e piacevoli messaggi di auguri.

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Paola

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ISTAT – CENSIMENTO PERMANENTE 2018. Al via le operazioni anche nel Comune di Osimo.

Censimento Permanente

della Popolazione e

delle Abitazioni 2018


Dal 8° ottobre 2018 al 20 dicembre 2018 si svolgerà il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni.
Per la prima volta la rilevazione diretta verrà effettuata annualmente e non più ogni dieci anni come avveniva dal 1861. Il Comune di Osimo è tra i comuni scelti da ISTAT per l’annualità 2018.
Il Censimento permanente non coinvolge più tutte le famiglie nello stesso momento, ma solo un campione di esse, in quanto la nuova metodologia assicura informazioni rappresentative dell’intera popolazione integrando informazioni già in possesso della pubblica amministrazione.
La nuova modalità consente una significativa riduzione dei costi da parte di ISTAT ed un minor “disturbo” delle famiglie.

Pertanto solo una parte delle abitazioni e delle famiglie osimane  (sorteggiate casualmente da Istat) sarà interessata dal censimento 2018.

Alcune delle famiglie interessate riceveranno una prima lettera da ISTAT e, in questo caso, potranno compilare il questionario online o rivolgersi all’Ufficio Unico del Censimento, costituito presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Osimo in Piazza del Comune, 1; altre famiglie saranno invece contattate direttamente da un rilevatore appositamente nominato, che lascerà avvisi nelle cassette postali e locandine (nei condomini).

Tutti i rilevatori saranno muniti di tesserino di riconoscimento rilasciato da ISTAT e riportante il timbro del Comune di Osimo.

Due le rilevazioni che saranno svolte: la rilevazione aerale e quella da lista, entrambe a campione.

La rilevazione aerale riguarderà un campione di territorio comunale, per un totale ad Osimo di circa  circa 110 famiglie che verranno sottoposte a un’intervista domiciliare da parte di un incaricato del Comune, munito di cartellino di riconoscimento e di tablet per la compilazione del questionario digitale. Dal 1 al 9 ottobre le famiglie coinvolte verranno avvisate dell’avvio della rilevazione tramite lettera ufficiale e locandine presso il proprio indirizzo; dal 10 ottobre al 9 novembre si svolgeranno le interviste “porta a porta” direttamente al domicilio del nucleo, come da data indicata nella comunicazione ricevuta. La rilevazione si chiude il 23 novembre.

Contestualmente a quella aerale, si svolgerà anche la rilevazione da lista, che coinvolgerà in città circa 500 famiglie e che consisterà nella compilazione di un questionario online tramite credenziali. Anche in questo caso, le famiglie che rientrano nel campione estratto riceveranno, dal 1° all’8 ottobre, un avviso via posta, con le istruzioni, le finalità conoscitive e statistiche dell’operazione censuaria e le credenziali di accesso al questionario online, compilabile autonomamente a partire da lunedì 8 ottobre fino a mercoledì 12 dicembre.

Si ricorda che il censimento è un obbligo di legge e che sono previste sanzioni in caso di mancata compilazione del questionario.

Paola

#OSIMANE con l’hashtag: Lida, Renata e Mirella

“Imparavo finalmente, nel cuore dell’inverno, che c’era in me un’invincibile estate” (Albert Camus, Ritorno a Tipasa.1952).

Mi sembra la cosa giusta, porre i versi di questa poesia, all’inizio del racconto della storia di Lida, Mirella e Renata. Una dichiarazione luminosa, una magnifica resa a quel nucleo vitale che irriducibilmente ognuno di noi possiede, malgrado il tempo, gli anni, i dolori, le fatiche, il grigiore a volte abbacinanti della vita. Il destino di tre donne diverse e lontane che si intreccia tra loro.
Quella di Renata, Lida e Mirella è la storia di tre persone straordinarie con alle spalle situazioni difficili da gestire che hanno  voluto stare unite, condividere, aiutarsi a vicenda, una testimonianza – la loro – di come l’unione fa la forza.

 Renata Barbarotti Saporiti, Lida Ceriscioli e Mirella Diomira Casari, tre donne coraggiose che hanno scelto Osimo come luogo della loro conquista costante di autonomia e di piena realizzazione. Tre donne con alle spalle storie di “barriere” e di pregiudizi che il destino ha voluto, nel suo misterioso disegno,   far incontrare ed unire per un  grande legame di amicizia e di solidarietà. Tre donne provenienti da luoghi diversi: Renata romana, Lida maceratese e Mirella – la più giovane- della bassa padana; con percorsi di vita  completamente diversi ma unite nella loro vicenda personale a causa della cecità.

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Renata
, la più grande delle tre, classe 1905 nativa di Roma, cieca dall’infanzia a causa di una malattia genetica, si era diplomata in Pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Una donna forte abituata a “sbattere contro i muri” e contro le avversità, dal carattere gioviale, diretto e affabile, come quello tradizionale  dei romani, del quale aveva conservato le espressioni lessicali più tipiche, ed anche il coraggio e la determinazione. Amava dire:  “Vedo solo con il cuore, ma niente può fermarmi”. Dopo anni di insegnamento della musica  nelle scuole speciali per ciechi,  lascia Roma e si trasferisce con il marito, Giulio Saporiti ( anche lui musicista) nella provincia di Varese a Gorla Minore. Ma, come nelle parole del poeta: “la vita è davvero conosciuta solo da quelli che soffrono, e incontrano  le avversità”.   Dopo pochi anni di matrimonio Renata, ancor giovane, si ritrova vedova e sola. Sopportando le avversità ritorna ad insegnare pianoforte e non paga,  apre e gestisce, in collaborazione con il Mac ( Movimento Apostolico Ciechi),   un pensionato a Milano in via Romussi per le persone cieche e sole. Da Milano si trasferisce a Bologna  nella struttura “Fusetti” del Mac, un pensionato per persone cieche  gestito dalle suore canossiane. Qui Renata pensava di concludere la sua esistenza nel conforto della benevole assistenza delle suore  ma, così non è andata.

Lida è nata a Loro Piceno il 29/3/1926, in una famiglia di poveri contadini, anche lei cieca fin da piccolina ha vissuto la maggior parte della sua vita in Istituti. Prima a   Spoleto dove ha appreso  il mestiere di lavoratrice a maglia e uncinetto,  e poi a Bologna,  in un istituto gestito da suore canossiane,  dove ha continuato a lavorare come ricamatrice ed anche in una nota fabbrica di camicie. Lavoro e vita comunitaria in istituti amorevolmente assistite da religiose,   un destino comune a tante persone cieche.

Mirella è nata e cresciuta a Volta Mantovana il 06/07/1948, anche lei appena nata viene colpita dalla cecità. Anche per lei, pur se confortata dall’amore e dalle premure  dei suoi, e delle sorelle, si aprono già all’età di  5 anni le porte del collegio,  al fine di avere una educazione,  ed imparare tutti quei strumenti che aiutano le persone senza vista a poter leggere, scrivere, imparare una professione. Anche Mirella, appena ventenne, sceglie di vivere nell’Istituto per donne cieche a Bologna. Una scelta obbligata, confortevole e rassicurante ma i “sogni” erano altri.

Le tre donne, per i misteriosi disegni che il destino sempre riserba, si incontrato e si conoscono a Bologna nell’ istituto per cieche gestito dalle suore canossiane. E’ in questo luogo, dove sono amorevolmente servite e trattate,  che maturano l’idea di una vita diversa, fuori dall’Istituto. Una vita sullo stile di una famiglia, dentro la città, con una propria casa da accudire, e un luogo dove, ai propri interessi e lavoro,   abbinare faccende  e gesti quotidiani come: fare la spesa, preparare il pranzo,  lavare i piatti, fare la lavatrice e le pulizie di casa. Una vita con le preoccupazioni, le scadenze, gli “alti e i bassi”, di una normale famiglia.***
Il progetto di famiglia-convivenza,  da sogno ideale  pian piano si materializza e prende forma.    Giorno dopo giorno, il progetto fa  rinascere nelle tre donne cieche l’entusiasmo di una nuova vita, e  Osimo, la nostra città,  rappresenta il luogo prescelto per questa “boccata di ossigeno”,  o meglio  il luogo dell’indipendenza.
Osimo era, ed lo è ancor di più oggi con la realizzazione delle nuove strutture,  la città sede della Lega del Filo d’Oro, l’Associazione che  grazie ai suoi progetti permette a ragazzi privi di vista e/o con altre gravi menomazioni sensitive, di diventare più indipendenti,  che vuol dire diventare “grandi” e riuscire in qualche modo a cavarsela da soli.

Lida, Renata e Mirella dopo aver conosciuto don Dino Marabini, Sabina Santilli ma anche Iride di Milano ed altre amiche che con coraggio e determinazione avevano deciso di uscire da “ovattati” istituti  per iniziare esperienze di autonomia.   Scelgono di venire a vivere ad Osimo per aiutare idealmente la lega del Filo d’Oro in questo suo progetto educativo e diventare anche loro – in quella che diverrà per oltre 10 anni  la loro casa famiglia – un esperimento e una speranza da proporre a tutte quelle persone cieche che fino ad allora non avevano, in Italia, altre prospettive di vita,  fuori da strutture protette.

Il  9 settembre 1974, Lida, Renata e Mirella lasciano  l’Istituto per cieche di Bologna e iniziano la loro avventura di vita comune  nella loro casa presa in affitto nel centro della frazione di Santo Stefano di Osimo, vicino la piccola chiesetta parrocchiale, non lontano da via Montecerno, la sede della Lega del Filo d’Oro.

Sostenute nel loro progetto dalla Lega del Filo d’Oro ed aiutate  da  tanti volontari come Daniela Pirani, Rossano Rotoloni, Fiorella Pirani, Rossano Bartoli e Dino Marabini, solo per menzionarne qualcuno,  le tre donne lavorano, partecipano alla vita associativa della Lega, promuovendo iniziative e favorendo il contatto con i tanti cieco-sordi presenti, spesso in condizioni di isolamento e solitudine,  in tutta italia.

In particolare Renata diventerà l’anima del giornalino associativo e bollettino ufficiale delle Lega del F.d’O., “Trilli nell’Azzurro”, di cui curava personalmente e con grande impegno fisico la stampa in braille ( ancor prima che uscissero, le funzionali stampanti braille che oggi consentono la stampa in codice braille, su carta, di un qualsiasi testo in formato elettronico).

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Tutto facile ? Assolutamente no – come mi racconta Mirella – tanti i disagi e gli ostacoli  affrontati quotidianamente ma anche la felicità per  l’acquisizione giorno dopo giorno di competenze ( anche nelle piccole cose come: lavare i piatti, fare la lavatrice, cucinare ed invitare gli amici, fare le pulizie) che ha permesso alle tre coraggiose donne di fare grandi conquiste e pian piano di cavarsela da sole.

Da Santo Stefano la “piccola famiglia: Renata, Lida e Mirella” si trasferisce al centro di Osimo, in via Campana. Qui troveranno un appartamento più confortevole, la possibilità di meglio usufruire  dei servizi pubblici con indipendenza, l’autonomia di muoversi per Osimo per andare a fare spesa, andare alla Messa senza dipendere da alcuno.  In particolare, per Mirella la grande conquista di poter andare a lavorare in Comune ( dove nel frattempo era stata assunta lasciando il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Ancona e dove  per anni ha svolto le mansioni di centralinista) a piedi, attraverso i  vicoli di Osimo munita solo del suo bastoncino bianco, del suo sorriso e di una buona dose di coraggio e determinazione.

Ad Osimo si moltiplica la rete delle relazioni, la loro casa in via Campana diviene punto di riferimento  di volontari che sempre più numerosi frequentano ed aiutano o per meglio dire “partecipano alla vita” delle tre donne: Maria Blasi, Iole Rossi, Vittoria e Pia Petrini, Guido De Nicola ( presidente della Lega del Filo d’Oro), le sorelle Bartelloni, il gruppo delle terziarie francescane e tanti giovani come Anna Maria Bartoli, MariaPia Pierpaoli, Mariella Bevilacqua, Marcello Mosca, Maria Teresa Bartolini, ecc.

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Nel frattempo Renata, donna eclettica dai mille interessi e infinite risorse, dalla  spontanea simpatia,  continua la sua infaticabile  “missione” di contatti con i soci  sordo cieche della Lega, oltre a coltivare i suoi interessi: la musica con il suo inseparabile pianoforte e lo studio dell’Esperanto, la lingua creata dal polacco Ludwig Zamenhof per la comunicazione internazionale, di cui Renata è stata una delle massime esperte nazionali ( segnalata dalla IABE per la sua attività di promozione) curandone anche la pubblicazione di alcuni libri in Braille per l’apprendimento di questa lingua da parte delle persone prive di vista.
Lida dolcissima donna ed eccellente cuoca, assume, di fatto,  la guida della casa anche per via del suo carattere pratico,  divenendo la riservata ed umile  preziosa padrona ed economa della casa. Non solo brava cuoca, Lida, aveva le  mani d’oro,  era una eccellente ricamatrice, e trovava anche il tempo da dedicare all’Ordine Terziario e al Mac ( Movimento Apostolico Ciechi) di cui diviene la responsabile regionale.
Mirella, la giovane del gruppo, ha seguito sempre con entusiasmo l’affettuosa guida delle sue due amiche, raccogliendone i consigli per vivere con gioia giorno dopo giorno, con il suo mondo di interessi ed abitudini,  “il sogno della normalità”. Un percorso che porterà poi Mirella a coronare con il matrimonio, il 5 luglio 1987,  la storia d’amore con Mario ed altre impegnative sfide come l’adozione di Rodney. Mirella ha inoltre, rivestito per diverso tempo ( dal 14 aprile 1984 al 7 aprile 1990) il ruolo di membro del CdA della Lega del F.d’O.

Renata che va ricordata anche per essere stata una delle socie fondatrici e componente del Consiglio di Amministrazione della Lega del Filo d’Oro, ricoprendo altresì l’incarico di Vice Presidente dal 20 dicembre 1964 al 4 gennaio 1975 e Presidente della benemerita associazione osimana nel periodo dal 4/1/1975 al 27/4/1975,  morirà il 20 giugno 1985.

Mirella con Mario andranno a vivere in via della Pietà, mentre Lida, malgrado le insistenze di Mirella che la voleva con lei e Mario,  decide di trasferirsi a Macerata dove ha vissuto serenamente, in un appartamento al centro storico, fino al termine dei suoi giorni: il 18 febbraio 2013.***
Una bella storia di luce oltre il buio quella di queste tre donne di cui la nostra città è stata testimone e parte attiva offrendo servizi e tante persone volontarie  che hanno condiviso e reso possibile questa esperienza “straordinaria” che per un cieco vuol dire la normalità che fa l’eccezione.

Tre donne coraggiose che con la loro testimonianza hanno incoraggiato altre esperienze simili in tutta Italia. Tre cieche che rompendo consuetudini e schemi – mettendosi alle spalle l’inevitabile dose di vittimismo –  non sono volute “stare al loro posto”, non hanno voluto accettare il loro limite come naturale,  ma hanno puntato in alto,  ad una vita pienamente vissuta, ad una conquista di autonomia possibile ad un sogno senza buio.
Grazie Renata, Lida e Mirella a nome di tutte le persone che vi hanno conosciute ed alle quali avete dato un grande esempio e testimonianza. Osimo e i suoi volontari sono  stati con voi.

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***La Presidente del Consiglio Comunale
*****prof.ssa Paola Andreoni

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Solidarietà al sindaco Domenico Lucano: #IoStoConRiace.

Solidarietà al Sindaco di Riace Domenico Lucano
Sono  a fianco del Sindaco di Riace, Domenico Lucano, agli arresti domiciliari da questa mattina. 

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Riace rappresenta un esempio di integrazione che ha consentito la rinascita di un borgo altrimenti condannato all’abbandono e allo spopolamento.

Nessuna inchiesta giudiziaria potrà  togliere dignità a questa esperienza, che ha trasformato un’emergenza in una speranza di progresso e di emancipazione, rendendosi modello universale di solidarietà e di accoglienza. Riace è divenuta in questi anni un esempio, in Italia e in Europa, che merita tutto il nostro sostegno e rispetto.

Nessun tweet del Ministro dell’Interno potrà infangare questa realtà, sostenuta da migliaia di associazioni della società civile e cittadini/e. Riace rappresenta al mondo la dimostrazione vivente che è possibile rovesciare la paura verso l’Altro in una straordinaria occasione di rinascita. Sono certa che ogni atto compiuto dal Sindaco Lucano è stato fatto nel pieno rispetto dei valori e dei principi della nostra Costituzione e mai, neanche un centesimo, è stato distolto dal bene comune per arricchire se stesso.

Il Sindaco di Riace, in particolare,  è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In un paese e in un continente dove la disumanità sta diventando legge un processo virtuoso di inclusione sociale di migranti e richiedenti asilo è considerato reato. Difendere l’esperienza di Riace significa difendere la solidarietà in ogni ambito della vita sociale.

Gridiamo insieme “basta! al clima razzista alimentato dalle forze politiche di questo governo e contro la chiusura di un’esperienza modello, aperto a tutte le realtà sociali, politiche, sindacali, associative che da sempre si battono per i valori dell’accoglienza, dell’inclusione sociale, dell’uguaglianza sanciti dalla Costituzione.

La solidarietà non può essere un reato. La solidarietà non si arresta.

 #IoStoConRiace,  in segno di vicinanza al primo cittadino, Domenico Lucano, e alla sua comunità.

Paola Andreoni


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Come funziona il ‘modello Riace’ di Mimmo Lucano ?
Da tempo Lucano porta avanti, spesso in polemica con le istituzioni, il suo modello di integrazione, nato quasi per caso nel 1998 quando una barca di profughi curdi raggiunse le coste di Riace. Lucano all’epoca era un professore ma decise di impegnarsi per l’integrazione dei migranti nel paese. Sono passati vent’anni e lui è ancora lì. All’inizio tutto è partito nel 2001 con il programma nazionale asilo per un’accoglienza organizzata, poi è entrato in campo anche il Comune. Lucano, che è alla guida di Riace da tre mandati, è diventato sindaco per la prima volta nel 2004. Da allora fino ad oggi a capo del paese c’è sempre stato lui. Il suo modello di accoglienza, il cosiddetto ‘modello Riace’, si basa su un rovesciamento di prospettiva. Lucano è riuscito a coniugare la sfida dell’accoglienza con il rilancio del Paese. Grazie ai migranti il paese ha contrastato lo spopolamento recuperando le case abbandonate e ha salvato i vecchi mestieri e le attività artigianali tramandandoli ai nuovi arrivati. Ma il modello è esportabile? Lucano rispondeva così a questa domanda due anni fa in occasione del suo inserimento nella classifica della rivista ‘Fortune’ tra le 50 personalità più influenti al mondo: “Ci vuole gradualità”, ma, sottolineava, “dove prevale l’umanità, si tratta sempre di un modello esportabile“.​