“Non l’ha ucciso la morte, ma due guardie bigotte, che gli cercarono l’anima a forza di botte”

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Finalmente si è scoperto che non è stata l’epilessia.

Finalmente si è scoperto che Stefano Cucchi non è caduto dalle scale.

Finalmente è uscita fuori la verità. Stefano Cucchi, dopo il suo arresto nell’ottobre del 2009 per venti grammi di hashish, è stato ucciso da “due guardie bigotte che gli cercarono l’anima a forza d botte” per dirlo con le parole di Fabrizio De Andrè.
Ucciso da una azione combinata da parte di due carabinieri “bulli” che  hanno preso Stefano a pugni in faccia, calci alla schiena, calci in faccia mentre era a terra, facendogli sbattere violentemente il bacino e la testa.
Il muro è crollato, come ha scritto la sorella Ilaria. Il carabiniere Francesco Tedesco, quello a cui il maresciallo Mandolini, suo superiore, disse di dire che non era successo niente, alla fine ha raccontato la scena, descritto il selvaggio pestaggio, raccontato le bugie, i depistaggi, le minacce più o meno velate. Spunta fuori anche una notazione di servizio con la segnalazione dei fatti, finita chissà dove.

Finalmente dopo quasi dieci anni e grazie alla tenacia dei familiari ed alla fermezza di una Magistratura che fa il suo dovere,  siamo venuti a sapere che Stefano Cucchi è stato ammazzato, massacrato di botte da due ” indegni servitori dello Stato” in divisa. Un omicidio per mano dello Stato italiano, nascosto, occultato, sotterrato, fino a ieri, dai presunti servitori di questo stesso Stato, il cui vicepremier e ministro dell’Interno, parlando della sorella, disse “Mi fa schifo”.
Quel Salvini che ora la invita al Viminale, nell’ennesima esibizione di squallida ipocrisia. Quello stesso Salvini che parlando del reato di tortura disse che le forze di polizia “devono avere libertà assoluta di azione, se devono prendere per il collo un delinquente e questo si sbuccia il ginocchio o si rompe una gamba sono cazzi suoi, ci pensava prima di fare il delinquente”.
Ora Salvini gioca a fare l’uomo di Stato, forse adesso, di fronte all’evidenza dei fatti, Ilaria Cucchi non gli fa più schifo, o più probabilmente è l’ennesima occasione per far propaganda.
C’è solo un cosa che il Ministro dell’Interno amico dei poliziotti violenti dovrebbe fare: tacere, e chiedere scusa, per le offese e le umiliazioni nei confronti di Cucchi e della famiglia. Ma da chi sta cercando di creare un nuovo Stato di polizia basato sulla repressione violenta da parte delle forze dell’ordine e sulla loro assoluta libertà di commettere ogni arbitrio, non c’è da aspettarsi alcuna cosa.


Tutta la mia vicinanza e solidarietà ad Ilaria ed alla famiglia Cucchi. Non si può arrestare un ragazzo, anche se tossico, per mai più renderlo alla famiglia.
Un grazie, anche, al pm Giovanni Musarò che con coraggio e determinazione sta cercato, senza mai mollare, una verità che a molti fa comodo sottacere.
Paola

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